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9 OTTOBRE 2017:BASTA GUERRA AL CARBONE

-SU LA REPUBBLICA:

Repubblica.it
AMBIENTE PPP

CClimaqlima, Trump cancella Obama sulle emissioni inquinanti: “La guerra del carbone è finita”

Il capo dell’Epa firmerà nelle prossime ore il ritiro del ‘Clean Power Plan’ del 2015. Secondo il ‘New York Times’ il mancato rispetto delle limitazioni sulle emissioni consentirebbe agli Usa di risparmiare 33 miliardi di dollari. Il ritiro di Washington dall’accordo è stato uno dei cavalli di battaglia elettorali del tycoon
09 Ottobre 2017

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Sullo stesso tema
Ambiente e carbone, Rampini: ”Trump salda il debito elettorale con i minatori”
Clima, New York sfida Trump: ecco il piano per ridurre le emissioni
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NUOVA offensiva dell’amministrazione Trump contro l’eredità di Barack Obama. Durante un incontro ad Hazard, nel Kentucky il capo dell’agenzia federale dell’ambiente (Epa), Scott Pruitt, ha annunciato che tutto è pronto per rovesciare le politiche messe in campo dall’ex presidente sul fronte della lotta ai cambiamenti climatici, rottamando il ‘Clean Power Plan’ che taglia le emissioni degli impianti a carbone.

“La guerra contro il carbone è finita”, ha detto Pruitt riecheggiando le parole pronunciate tempo fa dal presidente Trump. Il capo dell’Epa domani martedì 10 ottobre, firmerà il ritiro dal piano varato da Obama e di cui il tycoon aveva ordinato la revisione alla fine di marzo. La motivazione è che il provvedimento è frutto di un eccesso di potere da parte dell’ex presidente.

“Ecco il messaggio del presidente: la guerra al carbone è finita” ha detto Pruitt alla folla radunata ad Hazard, “domani a Washington, D.C., firmerò l’atto che ritirerà la legge”, ha aggiunto.

I sostenitori del ‘Clean Power Plan’ giudicano questo pezzo di legislazione fondamentale nell’ambito degli sforzi contro il riscaldamento globale, mentre i critici hanno sempre accusato Obama di aver ucciso con tali norme migliaia di posti di lavoro nel settore del carbone.

Il capo dell’agenzia federale dell’ambiente (Epa), Scott Pruit

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Il ‘Clean Power Plan’ era stato introdotto dall’amministrazione Obama in uno sforzo per ridurre il livello di emissioni inquinanti delle centrali elettriche del 32 per cento entro il 2030. Gli impianti sono i maggiori produttori dei gas serra, principali responsabili secondo gli esperti del cambiamento climatico. Il tentativo di smantellare il programma rientra nel più ampio disegno dell’amministrazione Trump di rilanciare l’industria dei combustibili fossili negli Usa. Per il capo dell’Agenzia per la protezione dell’ambiente, il regolamento introdotto da Obama nel 2015 era “illegale” e “definiva vincitori e perdenti” nella competizione per produrre energia elettrica negli Usa. “Il potere regolatorio non dovrebbe mai essere usato per definire vincitori e perdenti”, ha attaccato Pruitt.

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LEGGI Clima, Obama: “Entro 2030 via il 32% delle emissioni di CO2”

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Secondo il New York Times l’abolizione delle misure del ‘Clean Power Plan’ renderebbe più difficile per gli Stati Uniti rispettare gli impegni dell’accordo di Parigi per il contrasto ai cambiamenti climatici. Stando alle anticipazioni del quotidiano, nel testo preparato dall’Epa si calcola che il mancato rispetto delle limitazioni sulle emissioni consentirebbe agli Usa di risparmiare 33 miliardi di dollari. Di certo, il ritiro di Washington dall’accordo è stato uno dei cavalli di battaglia elettorali di Trump

http:.repubblica.it/ambiente/2017/10/09/news/clima_usa_trump_pronto_a_rottamare_le_politiche_obama-177794794/
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-10 OTTOBRE 2017:CRISI TURCHIA-USA,ATTUALIZAZZIONE

-SU LA REPUBBLICA:

Repubblica.it
ESTERI

Turchia, Erdogan: “Non consideriamo l’ambasciatore americano come rappresentante degli Usa”

Il presidente turco Recep Tayyip Erdogan dopo l’incontro di oggi con l’omologo serbo Aleksandar Vucic

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Si aggrava la crisi diplomatica tra Ankara e Washington, dopo il blocco reciproco dei visti e l’arresto degli impiegati turchi
dal nostro corrispondente MARCO ANSALDO
10 Ottobre 2017

ISTANBUL – “Non consideriamo l’ambasciatore americano come il rappresentante degli Stati Uniti in Turchia”. Recep Tayyip Erdogan getta benzina sul fuoco, e la crisi diplomatica fra Turchia e Stati Uniti invece di placarsi, divampa. Il blocco reciproco dei visti di ingresso, prima deciso dagli Usa che hanno visto arrestati due impiegati turchi della loro sede diplomatica con l’accusa di essere legati ad associazioni terroristiche, e poi replicato da Ankara, sta causando una polemica che compromette le finora buone relazioni fra Erdogan e Donald Trump.

Il Capo dello Stato turco, in visita ufficiale in Serbia, ha detto che l’ambasciatore americano John Bass “sta facendo delle visite di commiato, ma né i nostri ministri, né il presidente del Parlamento, né io abbiamo accettato queste visite perché non lo consideriamo come il rappresentante degli Stati Uniti in Turchia”. Bass, ormai prossimo a trasferirsi in Afghanistan, è stato oggetto di pesanti attacchi dai media filo-governativi. L’altro giorno, convocando una conferenza stampa ad Ankara, aveva scelto accuratamente le testate turche da invitare, escludendo quelle vicine al governo conservatore di ispirazione religiosa. E parlando dell’arresto di un impiegato turco della sua sede l’ambasciatore aveva definito il provvedimento come “privo di fondamento”. Poi aveva aggiunto: “Sono profondamente turbato dal fatto che alcune persone del governo turco siano più interessate ad alzare polveroni attraverso media che imbastiscono processi mediatici, piuttosto che cercare giustizia dinanzi ad un giudice. Una logica che mi sembra più mirata alla ricerca della vendetta che della giustizia. Ho voluto qui rappresentanti di media seri e se alcuni non sono stati invitati è perché non li ritengo organi di stampa, considerato che seguono un copione da fiction e non i principi etici del giornalismo”. Le reazioni sulla stampa filo governativa di Istanbul sono ora veementi.

Erdogan in un primo momento si era detto “amareggiato” per la vicenda. A Belgrado ha adesso aggiunto che gli Stati Uniti dovrebbero richiamare l’ambasciatore se è sua la decisione di interrompere il servizio dei visti ai cittadini turchi. Nella conferenza stampa con il suo omologo serbo Aleksander Vucic, il Presidente turco è apparso molto duro: “Chi ha messo delle spie nel consolato americano? Nessun Paese può permettere che vi siano delle minacce di questa portata al proprio interno. Non abbiamo iniziato noi questa polemica, hanno fatto tutto gli americani. Se l’ambasciatore di un Paese rifiuta di incontrare il ministro degli Esteri siamo di fronte a una chiara provocazione a fronte della quale non abbiamo nulla da dire agli Stati Uniti. Se il comportamento dell’ambasciatore è frutto di una sua iniziativa personale allora non deve rimanere al suo posto un minuto di più. Così rovina i rapporti tra Turchia e Usa. Se un ambasciatore turco facesse una cosa del genere lo rimuoveremmo in meno di un’ora. Non lo consideriamo più come il rappresentante americano in Turchia. La Turchia non è uno stato tribale. Se un primo sospetto viene arrestato e spunta anche un secondo nome legato a Gulen, allora forse è il caso che il consolato americano riveda la propria posizione”.

La crisi era cominciata lo scorso 4 ottobre, quando un impiegato turco del consolato americano era stato arrestato con l’accusa di spionaggio e di legami con la rete golpista di Fethullah Gulen, il predicatore e finanziere turco residente in autoesilio dal 1999 Pennsylvania, e ritenuto da Ankara come la mente del golpe sventato in Turchia il 15 luglio 2016. Gli Stati Uniti, rifiutando con sedgno le accuse, hanno poi risposto anche al nuovo arresto di lunedì con la decisione di sospendere il rilascio dei visti.

La tensione è ora alta in Turchia, dove dal giorno successivo al tentato colpo di Stato vige lo stato di emergenza, rinnovato finora di tre mesi in tre mesi. Ad Ankara la polizia ha disperso una manifestazione organizzata nel centro città, in occasione del secondo anniversario della strage alla stazione ferroviaria, il più grave attentato terroristico nella storia recente della Turchia. Le forze di sicurezza hanno fatto ricorso ai lacrimogeni e ai cannoni ad acqua per allontanare un centinaio di dimostranti che volevano marciare verso l’area predisposta per l’evento, nello stesso punto dove avvenne la strage. Proprio in virtù degli impedimenti a riunirsi per le nuove misure restrittive, il governatore della capitale aveva autorizzato l’ingresso nell’area solo ai parenti delle vittime, ad alcuni leader politici e ai rappresentanti della società civile. Il 10 ottobre 2015, 102 persone persero la vita e più di 500 rimasero ferite in due esplosioni che colpirono un evento organizzato dal partito filo-curdo per chiedere lo stop alla violenza nella Turchia sud-orientale

http:.repubblica.it/esteri/2017/10/10/news/turchia_crisi_stati_uniti_ambasciatore_spie_visti-177896857/?ref=drnh62-1

10 OTTOBRE 2017:BASTA GUERRA AL CARBONE 2:

-SU LA REPUBBLICA:

ESTERI

Il carbone per Trump: nella “terra nera” delle miniere Usa, addio alle “rinnovabili”

Una miniera di carbone nell’Ohio
Viaggio in Ohio, dove il dietrofront ambientale degli Usa è già realtà. “Così le energie fossili saranno di nuovo la prima fonte d’America”. Ogni 35 minuti vengono riempite le chiatte da 1.700 tonnellate in viaggio verso le centrali elettriche. “Un anno fa arrivò Hillary per dirci che dovevamo chiudere: così abbiamo tutti votato per Donald”
dal nostro inviato FEDERICO RAMPINI
12 Ottobre 2017

BELLAIRE (OHIO). “Cinquant’anni fa questa era la terra del King Coal, il re carbone. Oggi non siamo più dominanti ma siamo pur sempre della famiglia reale”. Così riassume la rinascita del capitalismo a carbone Ed Spiker, manager di Westmoreland Resources. Mi rivela in anticipo un sorpasso clamoroso: “L’anno prossimo, secondo i dati ufficiali del governo, il carbone tornerà ad essere la prima fonte di alimentazione delle centrali elettriche americane, il 38% della corrente la produrremo noi, contro il 36% del gas naturale “.

È un’inversione di tendenza che sarebbe stata impossibile sotto l’Amministrazione Obama, che in omaggio agli accordi di Parigi fece di tutto per penalizzare le energie fossili. Ma Donald Trump sconfessa la lotta al cambiamento climatico e accelera la deregulation energetica. Proprio in queste ore, applicando gli ordini del presidente, l’Environmental Protection Agency smantella i limiti alle emissioni carboniche delle centrali elettriche. In mezzo a questo revival del carbone incontro Spiker sul suo luogo di lavoro: in riva al fiume Ohio che dà il nome allo Stato. È una di quelle autostrade fluviali che sono le arterie strategiche del trasporto merci, l’Ohio confluisce nel Mississippi.

Siamo circondati da un viavai ininterrotto di camion.

Arrivano dalle miniere a cielo aperto delle colline cicostanti, rovesciano carbone sulle montagne nere di questo vasto deposito. Da un silos il carbone viene trasportato su carrelli mobili che finiscono nella pancia delle chiatte fluviali attraccate sul molo qui a fianco. Ogni 35 minuti viene riempita una chiatta da 1.700 tonnellate, che parte lungo il fiume per raggiungere le centrali elettriche della regione: Ohio, Pennsylvania, Kentucky, West Virginia. “È per questo che noi del Midwest paghiamo bollette della luce più basse di voi newyorchesi, la nostra elettricità va a carbone”, mi dice Spiker.

Un’altra varietà di questa “terra nera” – il coaking coal – finisce nelle tante acciaierie di questa zona. Per arrivare fino al porto di Bellaire, in un’ora e mezza di strada da Pittsburgh, ho attraversato quello che fu il cuore del primo capitalismo americano. Qui hanno costruito le loro fortune le famiglie Carnegie, Mellon, Frick, i protagonisti della rivoluzione industriale che fecero affluire immigrati dall’Italia, dalla Polonia, per lavorare nelle miniere e negli altiforni. Oggi questa Rust Belt, “cintura della ruggine”, è afflitta dalla deindustrializzazione, impoverita e spopolata dopo decenni di concorrenza cinese. Ma chi non si rassegna al declino ha trovato il suo profeta: Trump ha promesso una seconda vita al Re carbone. È una delle ragioni per cui oggi si trova lui alla Casa Bianca.

“Un anno fa – ricorda Spiker – Hillary da queste parti venne a dire che le miniere andavano chiuse, che il futuro è delle energie rinnovabili. Molti dei miei collaboratori e dipendenti, che avevano votato sempre democratico, a quel punto hanno scelto Trump”. Voti decisivi, in questi “swing State” del Midwest che sono passati dalla casella democratica a quella repubblicana. Proprio qui si è giocata su minuscole frazioni percentuali l’elezione dell’8 novembre scorso. E Trump oggi restituisce il favore. “Le leggi di Obama – dice Spiker – ci stavano facendo parecchio male, la svolta di Trump è ottima per noi”. A 61 anni, con alle spalle una formazione in Scienze politiche, questo manager che ama le canzoni di Celentano e ha una famiglia multietnica (nuore e generi cinesi e ispanici) non è un “trumpiano” a oltranza. La sua difesa del capitalismo a carbone è moderata. “Voi ambientalisti – dice – ci considerate persone malvagie, ma l’industria del carbone oggi deve rispettare standard di sicurezza molto severi, e le ex-miniere esaurite le riconvertiamo all’agricoltura. Certo questo presidente a volte ci fa inorridire e anch’io sogno per i miei nipoti un pianeta senza inquinamento, senza energie fossili. Solo che non è realistico immaginare di arrivarci subito. Carbone e gas naturale allo stato attuale delle conoscenze tecnologiche sono le uniche fonti disponibili alle tre di notte, quando il sole non c’è. O in un lungo inverno gelido senza vento, quando le pale eoliche si fermano. Del resto continuiamo a esportare carbone in paesi ambientalisti come la Germania e l’Olanda. Ne esportiamo in Cina e in India, che pure hanno firmato gli accordi di Parigi “.

Obama-Clinton in realtà volevano solo accelerare coi giusti incentivi e sanzioni la transizione verso un futuro migliore. Ma adesso siamo in piena rivincita del carbone, per via di quelle frasi che Hillary venne a dire un anno fa a questi minatori. “La candidata democratica – ricorda Spiker – a noi offriva genericamente una riconversione verso altri mestieri. Più facile dirlo che farlo. Com’è evidente, non ha convinto, da queste parti”.
http:.repubblica.it/esteri/2017/10/12/news/il_carbone_per_trump-178027634/?ref=drnh8-2
REAZIONE:”PORCO PULITO NON SI FA GRASSO”

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14 OTTOBRE 2017:EUROPA,FRA LA VERGINE E PIU LAICITA,FRA MARIA E GUTERRES,FRA NEOLIBERALISMO E SOCIALISMO(EUROPA……!!!!!…NIENTE BREXIT)

-SU LE MONDE:

Publié Le 12.10.2017 à 11h58
Le drapeau européen a-t-il une origine catholique ?

Jean-Luc Mélenchon souhaite retirer la bannière bleue à douze étoiles de l’hémicycle de l’Assemblée nationale au motif qu’il s’agit d’un « symbole confessionnel ».
Par ANNE-AËL DURAND
Jean-Luc Mélenchon et Emmanuel Macron se déchirent autour d’un morceau de tissu. Le chef de file de La France insoumise a déposé, avec les autres députés de son parti, un amendement, rejeté mercredi 11 octobre par les députés, visant à retirer le drapeau européen de l’Assemblée nationale, pour le remplacer par celui de l’Organisation des Nations unies. Pour sanctuariser sa présence, le président Emmanuel Macron souhaite au contraire reconnaître officiellement le drapeau européen, présent dans l’Hémicycle depuis 2008.

Le drapeau européen à douze étoiles sur fond bleu. TOBIAS SCHWARZ / AFP

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Jean-Luc Mélenchon s’est indigné de cette annonce, en publiant un communiqué dans lequel il explique son rejet de cet « emblème européen confessionnel », contraire à la laïcité française.

Ce qu’il a dit :

« Monsieur le Président, vous n’avez pas le droit d’imposer à la France un emblème européen confessionnel. Il n’est pas le sien et la France a voté contre son adoption sans ambiguïté.
Je rappelle que notre opposition a cet emblème ne tient pas au fait qu’il prétend être celui de l’Europe, mais parce qu’il exprime une vision confessionnelle de l’Union, et cela à l’heure où plus que jamais religion et politique doivent être séparées.
Le refus du traité constitutionnel de 2005, dans lequel cet emblème était proposé, vaut décision du peuple français sur le sujet. »
POURQUOI C’EST PLUS COMPLIQUÉ

Le drapeau européen a été créé en 1955, à l’origine pour symboliser non pas l’Union européenne, ni même son ancêtre la Communauté européenne du charbon et de l’acier, mais bien le Conseil de l’Europe, une organisation de défense des droits de l’homme et de la culture.

Plusieurs projets de drapeaux sont proposés et successivement rejetés, expliquait Robert Bichet, président du comité ad hoc pour un emblème européen, en 1985 :

un grand « E » vert sur fond blanc, symbole du Mouvement européen, dont l’esthétique a été critiquée (il était comparé à « un caleçon qui sèche sur un pré ») ;
un cercle doré barré d’une croix, sur fond bleu : proposition que les Français et les Turcs (membres du Conseil de l’Europe) ont refusée en raison justement du symbole religieux ;
des constellations d’étoiles, complexes à reproduire, ou une quinzaine d’étoiles en cercle, représentant le nombre de membres du Conseil à l’époque – mais les Allemands ne souhaitaient pas que la Sarre y soit comptée comme un Etat membre.
Arsène Heitz et l’hyperdulie

Finalement, le projet retenu reprend le cercle d’étoiles sur un fond azur. Le fonctionnaire européen qui a dessiné le drapeau, Arsène Heitz, était un fervent catholique. Il a raconté bien plus tard qu’il avait tiré son inspiration de la médaille miraculeuse de la Vierge Marie, qui la représente entourée de douze étoiles d’or. Nos confrères de La Vie citent aussi un texte religieux qui décrit Marie comme « une femme revêtue du soleil, la lune sous ses pieds et sur la tête une couronne de douze étoiles ». Le bleu est également la couleur associée à la mère de Jésus, qui fait l’objet d’une vénération particulière dans les religions catholique et orthodoxe, le culte marial, ou « hyperdulie.

Une inspiration plutôt qu’une intention

Toutefois, si l’inspiration du dessinateur et les symboles utilisés peuvent être considérés comme liés à la religion catholique, ce n’est pas l’intention mise en avant par les institutions qui ont adopté ce visuel. « Les étoiles symbolisent les idéaux d’unité, de solidarité et d’harmonie entre les peuples d’Europe », précise le site de l’Union européenne. La Turquie, membre du Conseil de l’Europe, a refusé des symboles religieux plus explicites mais a donné son accord pour les étoiles. Qualifier le drapeau européen d’« emblème confessionnel », comme le fait Jean-Luc Mélenchon, peut apparaître exagéré.

Quant au nombre douze, il ne renvoie pas au nombre d’Etats de l’Europe, même si le drapeau devient officiellement symbole de la communauté économique européenne (CEE) en 1986, alors que cette dernière vient de s’élargir à douze membres. Décrit par le Conseil de l’Europe comme un signe de « la perfection et de la plénitude comme l’union de nos peuples devrait l’être », le douze est hautement symbolique dans la religion chrétienne (les apôtres), mais pas seulement : les mois de l’année, les signes du zodiaque, les travaux d’Hercule…

Un rejet du traité de 2005

M. Mélenchon estime que le rejet du traité constitutionnel européen, en 2005, qui précise la description du drapeau dans la partie IV, article 1, « vaut décision du peuple français ». Mais ni la couleur ni le motif de la bannière européenne n’étaient à l’époque le principal motif du « non » au référendum, qui mêlait surtout des considérations souverainistes et un refus de la mondialisation néolibérale.

Le traité de Lisbonne, adopté en 2007, ne fait plus référence au drapeau. En revanche, dans la déclaration 52 qui lui est associée, seize pays reconnaissent le drapeau étoilé comme le symbole de leur appartenance à l’Union européenne : la Belgique, la Bulgarie, l’Allemagne, la Grèce, l’Espagne, l’Italie, Chypre, la Lituanie, le Luxembourg, la Hongrie, Malte, l’Autriche, le Portugal, la Roumanie, la Slovénie et la Slovaquie. La France ne fait pas partie de la liste.

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Par ANNE-AËL DURAND
Publié Le 12.10.2017 a 11h58

http:mobile.lemonde.fr/les-decodeurs/article/2017/10/12/le-drapeau-europeen-a-t-il-une-origine-catholique_5200019_4355770.html
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RAZIONE:LE EVIDENZIE SONO DEBOLI MA SUFFICENTI:LA BANDIERA EUROPEA E’ CONFESSIONALE E SI RIFA ALLA VERGINE,COSI DIVENTATA. PROTETTRICE DELL’EUROPA.

SUL FRONTE OPPOSTO MELENCHON CHIEDE LAICISMO,PIU LAICISMO…….

INOLTRE LA CONSEGUENZA LOGICA DI ALZARE LA BANDIERA DELLA ONU E’ PIU LAICISMO OLTRE AD UNA POLITICA EUROPEA IMMIGRATORIA INTERNAZIONALISTA DI “PORTE BATTENTI”.

LA NUOVA ERA SCAMPATO IL NEOLIBERALISMO, E’ CON MACRON,LA SI VOGLIA O NO L’EUROPA ANCHE SE NON E’ DI RADICI CATTOLICHE(E COSI GLIELO FATTO SAPERE IL POPOLO QUANDO MEDIANTE IL VOTO HA RIFIUTATO LA CONSTITUZIONE PER TRE VOLTE)LA SUA TRADIZIONE EVIDENTEMENTE SI IDENTIFICA CON UNA RELIGIOSITA MAGGIORITARIA CATTOLICA CHE SI ESPRIME CONDOTTUALMENTE IN UN STILE DI VITA E IDEOSINCRAZIE,DIVERSI ALL’ATEISMO,DIVERSO AD ALTRE RELIGIONI MA ANCHE A CERTI SINCRETISMI:INSOMMA,SI ALLA VERGINE SI AL BREXIT,NON PIU RADICALISMO,NON PIU LAICISMO.

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16 OTTOBRE 2017:GOSSIP,CARLA BRUNI CAMBIA
Nicolas Sarkozy : Carla Bruni prête à le quitter à tout moment

Dans une récente interview accordée au magazine Terra Femina, Carla Bruni s’est confiée sur son rapport aux hommes, et plus particulièrement à son époux Nicolas Sarkozy. Une entrevue au cours de laquelle elle a confié qu’elle était prête à le quitter à tout moment. Non Stop People vous en dit plus.

http:video.lefigaro.fr/figaro/video/nicolas-sarkozy-carla-bruni-prete-a-le-quitter-a-tout-moment

_APPENDICE:SU LE FIGARO
Emily Ratajkowski nue : La starlette revendique son droit de se dénuder

http://video.lefigaro.fr/figaro/video/emily-ratajkowski-nue-la-starlette-revendique-son-droit-de-se-denuder/4033848420001/

Le mannequin s’est fait connaître dans le clip « Blurred Lines » de Robin Thicke. La vidéo, considérée comme misogyne avait créé polémique et suscité la colère des féministes. Dans un entretien accordé au Daily Mail, Emily Ratajkowski défend son droit d’enlever ses vetements
http:video.lefigaro.fr/figaro/video/emily-ratajkowski-nue-la-starlette-revendique-son-droit-de-se-denuder/4033848420001/


16 OTTOBRE 2017:GOSSIP 2,VANESSA PARADIS COMPLETAMENTE NUDA

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17 OTTOBRE 2017:”BUCHONEADAS” (GOSSIP)SPAGNOLE,TRADIZIONI CINESI,IVANKA

-SU HOLA:

IVANKA TRUMP CELEBRA EL CUMPLEAÑOS DE SU HIJO Y NO OLVIDA LA DIVERTIDA TRADICIÓN FAMILIAR

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17 DE OCTUBRE DE 2017 BY HOLA.COM

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Ivanka Trump dejo a un lado sus ocupaciones como asesora presidencial en la Casa Blanca para disfrutar de un fin de semana en familia. El motivo tan especial fue el cumpleaños de su hijo Joseph que sopló cuatro velas de su tarta. Además de una fiesta llena de ilusión y en la que no faltaron muchas sonrisas, la hija de Donald Trump celebró este día tan especial con un tradicional plato de espaguettis, algo que en la familia de Ivanka ya ha cobrado un significado muy especial y que cada año repite con sus tres hijos.

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Birthday traditions are the best! 🍝 Happy 4th birthday Joseph! I love you with all my heart. ❤️#belatedbirthday #

HACE 2 DÍAS

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La hija de Donald Trump obsequió a sus seguidores con un bello instante protagonizado por madre e hijo. En sus redes sociales publicó una fotografía de ella con su hijo Joseph compartiendo un gran plato de espaguettis al estilo La Dama y el Vagabundo. Ivanka y el pequeño comparten un espagueti en lo que parece haber sido una fiesta muy divertida con temática de la película Cars y La Patrulla Canina.
Para la feliz ocasión, Ivanka volvió a lucir una prenda low cost de la firma española Zara. Una bata estilo kimono en azul claro y decorada con aves blancas perfecta para la ocasión combinada con un top básico en color negro.

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Birthday tradition-- noodles for a long life! 🍝
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Birthday tradition– noodles for a long life! 🍝

17 DE JULIO

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Es habitual ver a Ivanka compartir las imágenes más espontáneas y naturales de su vida familiar. A Ivanka le encanta mostrar en sus perfiles sociales cómo repite esta bella tradición con sus tres hijos: Arabella, Theodore y Joseph. En cada uno de sus cumpleaños no falta un gran plato de espaguettis, una tradición china que adoptó para su familia y que augura una larga y buena vida.

http:us.hola.com/actualidad/20171017100735/ivanka-trump-cumple-joseph/

REAZIONE:TRADIZIONI CINESI

19 OTTOBRE 2017:COLPO DI STATO. FASCISTA?

-SU LA REPUBBLICA:

Di Pietro contro il filosofo Fusaro: “Mani pulite un colpo di Stato? Ma che c… dici”

Durante un confronto a L’Aria che tira, in onda su La 7, il filosofo Diego Fusaro sostiene che “Mani Pulite fu un colpo di Stato”. Affermazione che ha fatto infuriare l’ex magistrato Antonio Di Pietro, autore delle inchieste anticorruzione che nel 1992 hanno portato alla fine della prima repubblica

video La 7
19 ottobre 2017

REAZIONE:MAFIA O NON MAFIA NON E’ SOLO FUSARO A PENSARLO.E ROUSSEAU,VOLTAIRE E MONTESQUIEU CI METTEREBBERO LA FIRMA.

MAFIA O NON MAFIA STA DI FATTO CHE ROMA HA MANDATO L’ESSERCITO IN SICILIA,MENTRE CADEVA LA PRIMA REPUBBLICA E INIZIAVA LA REVOLUZIONE LEGHISTA E LA ERA DELLA ALTERNANZA BERLUSCONI-PRODI.

19 OTTOBRE 2017:I PASSDARAM NELLA MIRA DI WASHINGTON

-SU LE FIGARO:

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Actualité International
Iran : les gardiens de la révolution dans le collimateur de Washington
Par Georges Malbrunot Mis à jour le 13/10/2017 à 17:40

Major General Qasem Soleiman, commander of The Quds Force, is a special forces unit of Iran’s Revolutionary Guard Corps (IRGC) meet with Iranian Supreme Leader Ayatollah Seyyed Ali Khamenei in Tehran. Iran. 18/09/2016//AY-COLLECTION_151504/Credit:AY-COLLECTION/SIPA/1609181518


Iran : les gardiens de la révolution dans le collimateur de Washington
Bras armé de l’Iran hors de ses frontières, la Force al-Qods, dirigée par le général Qasem Soleimani (au centre), figure sur la liste noire américaine depuis 2007.

AY-COLLECTION/SIPA/AY-COLLECTION/SIPA

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VIDÉO – En voulant cibler les gardiens de la révolution, Donald Trump risque d’exposer un peu plus les troupes américaines au Moyen-Orient, dès lors considérées comme ennemis de l’Iran, au même titre que Daech.

C’était il y a quelques mois dans son bureau au sous-sol d’une maison dans un quartier cossu de Téhéran. Kanani Moghadam faisait défiler ses photos souvenir des années 1990. «J’ai été impliqué dans la Force al-Qods au Liban contre Israël, en Afghanistan, en Syrie et en Irak avant la chute de Saddam Hussein», confiait au Figaro cet ancien cadre des gardiens de la révolution, devenu, la cinquantaine passée, un homme d’affaires prospère.
Au mur, des clichés noircis le montrent en compagnie de l’imam Khomeyni, le fondateur de la République islamique, et de Mohsen Rezaï, longtemps patron des gardiens de la révolution – les pasdarans – ceux-là mêmes que Donald Trump aurait voulu inscrire sur la liste des organisations terroristes, avant d’y renoncer.
http://players.brightcove.net/610043537001/4k4QmRz5g_default/index.html?videoId=5608651121001&mute=true

Depuis 2007, la Force al-Qods figure déjà sur une liste noire …;

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http:.lefigaro.fr/international/2017/10/13/01003-20171013ARTFIG00243-les-gardiens-de-la-revolution-dans-le-collimateur-de-washington.php

20 OTTOBRE 2017:SALA SARA DESTITUITO?

-SU LA REPUBBLICA:

Repubblica.it
MILANO CRONACA

Expo, Sala indagato: in aula a dicembre, si decide sul processo

Il sindaco di Milano Giuseppe Sala
Fissata la data dell’udienza preliminare, il sindaco deve rispondere di falso per aver retrodatato l’atto di nomina di due commissari di gara. Aveva detto: “Sono sereno voglio continuare a fare il mio lavoro bene e a lungo”

03 Ottobre 2017

Si aprirà il prossimo 14 dicembre davanti al gup milanese Giovanna Campanile l’udienza preliminare in cui figura tra gli 8 imputati, in qualità di ex commissario Expo, il sindaco di Milano Giuseppe Sala. E’ accusato, non di aver pilotato l’appalto per i lavori della Piastra, ma di aver retrodatato due verbali della commissione giudicatrice della gara. E’ infatti caduta per il sindaco la contestazione più grave che gli era stata mossa sull’appalto del verde per l’allestimento dell’Esposizione universale, quella di turbativa d’asta.

Sala è accusato di falso materiale e ideologico per aver retrodatato l’atto di nomina di due commissari di gara. Nomina, scrivevano i suoi legali nella memoria difensiva, “del tutto innocua non avendo in nessun modo determinato l’irregolarità della procedura di gara”, “un vero e proprio delitto senza movente”. Il sindaco si è detto infatti sereno: “Per quello che ho capito sono molto tranquillo e sereno e voglio continuare a fare il mio lavoro di sindaco bene e anche a lungo”

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Expo, Sala su richiesta rinvio a giudizio: “Sereno: continuerò a fare il sindaco a lungo”

L’udienza riguarda anche l’ex manager di Expo Angelo Paris, l’ex dg di Ilspa Antonio Rognoni, l’ex presidente della Mantovani Piergiorgio Baita, il presidente di Coveco (Consorzio Veneto Cooperativo) Franco Morbiolo e un dipendente di Metropolitane Milanesi, Dario Comini. Imputate come enti anche Coveco e la stessa Mantovani. Quest’ultima risulta anche parte offesa come l’impresa Pizzarotti, MM e Expo 2015 spa. Tutti loro, come ha contestato il sostituto pg Felice Isnardi – che aveva sfilato l’indagine alla procura – rispondono a vario titolo di corruzione, turbativa d’asta, rivelazione del segreto d’ufficio, accesso abusivo a sistema informatico e ricettazione

Expo, nuova bufera: Palazzo Italia nella rete della corruzione. Indagato Acerbo

Expo, Paris ammette di aver manovrato appalti. Il gip dice no alla scarcerazione di Frigerio

Tangenti Expo 2015, il giudice respinge la richieste di patteggiamento per Rognoni

‘Cupola’ degli appalti, Primo Greganti entrò negli uffici milanesi di Expo 2015

Tangenti Expo, indaga anche la Corte dei conti: una task force valuterà i danni erariali

http:milano.repubblica.it/cronaca/2017/10/03/news/expo_sala_indagato_processo_udienza_preliminare-177273071/

REAZIONE:E CI SONO ANCHE QUELLI DI MANI PULITI NELLA CUPOLA DELLA “TANGENTOPOLI NORD”,VEDI QUESTI ARTICOLI CORELATI:

-APPENDICE 1:

SU LA REPUBBLICA:

CRONACA

Expo, nuova Tangentopoli a Milano: sette arresti. In carcere Greganti, Frigerio e Paris

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Primo Greganti in una foto di due anni fa quando presentò il suo libro su Mani pulite
Duecento uomini della Finanza nel blitz coordinato dalla Procura di Milano. Ci sono i due personaggi eccellenti di Mani Pulite. In cella l’ex parlamentare pdl Grillo. “Cene da Berlusconi e contatti con Previti”
di PIERO COLAPRICO e EMILIO RANDACIO
08 Maggio 2014

A distanza di poco più di un mese dall’arresto di Antonio Rognoni, ex direttore generale di Infrastrutture Lombarde, società coinvolta nella realizzazione delle più importanti opere pubbliche lombarde, una bufera giudiziaria si è abbattuta sull’Esposizione universale in programma fra un anno a Milano. In carcere è finito uno dei manager più importanti di Expo 2015 spa, Angelo Paris – direttore della divisione Construction and dismantling (ovvero ‘costruzione e smantellamento’) – e con lui anche due vecchi protagonisti della stagione di Tangentopoli, Primo Greganti e Gianstefano Frigerio, i quali assieme all’ex senatore pdl Luigi Grillo avrebbero posto in essere una “saldatura” fra imprese, cooperative e tutti gli schieramenti politici, da destra a sinistra fino alla Lega, per condizionare e assegnare appalti in cambio di tangenti.

Una “cupola” in Lombardia. “Abbiamo reciso nel più breve tempo possibile i rami malati, proprio per consentire a Expo di ripartire al più presto”, ha chiarito il procuratore della Repubblica di Milano, Edmondo Bruti Liberati, il quale, a chi gli ha fatto notare che questa era una delle inchieste citate dal procuratore aggiunto Alfredo Robledo nell’esposto contro di lui al Csm, ha risposto: “Robledo non ha condiviso l’impostazione e non ha vistato gli atti”. Secondo il procuratore aggiunto Ilda Boccassini e i pm Claudio Gittardi e Antonio D’Alessio, negli ultimi due anni avrebbe operato in Lombardia una vera e propria “cupola” che prometteva “avanzamenti di carriera”, grazie a “protezioni politiche”, a manager e pubblici ufficiali disponibili a pilotare le gare a favore degli imprenditori che versavano le mazzette. E così nell’ordinanza di custodia cautelare, firmata dal gip Fabio Antezza, compaiono i nomi di numerosi politici,tra cui Silvio Berlusconi, che avrebbe ricevuto lo stesso Paris ad Arcore lo scorso febbraio, ma anche quelli di Cesare Previti e Gianni Letta (che non sono indagati).

Le riunioni nel circolo Tommaso Moro. “Non c’è alcun politico nazionale indagato”, hanno chiarito i pm spiegando, fra le altre cose, che la “sede sociale” dell’associazione per delinquere (sono stati contestati anche i reati di corruzione, turbativa d’asta e rivelazione di segreto d’ufficio) si trovava a Milano in un centro culturale intitolato a Tommaso Moro. Centro di cui era presidente Frigerio, ex parlamentare dc , già condannato ai tempi di Mani Pulite e attualmente collaboratore dell’Ufficio politico del Ppe a Bruxelles. E se Frigerio, detto ‘il Professore’ o ‘l’Onorevole’, dalle intercettazioni sembra essere stato in stretti rapporti con l’ex premier Berlusconi (“il mio capo mi ha chiamato ad Arcore”, diceva in una conversazione del 10 maggio 2013), Greganti, noto come il collettore delle ‘mazzette rosse’ più di vent’anni fa, nella “cupola” era, come scrive il gip, il “soggetto legato al mondo delle società cooperative di area Pd”, le quali, come hanno chiarito i pm, venivano da lui protette e favorite negli appalti.

Una mazzetta da 600mila euro. E anche Grillo, detto ‘Gigi’ e già coinvolto nell’inchiesta Bpi-Antonveneta, benché uscito più di un anno fa dal parlamento ha mantenuto, si legge nell’ordinanza, “intatta la capacità di relazionarsi ad alto livello con il mondo politico-parlamentare”, la vera “leva”, secondo i magistrati, per inquinare le gare. Così un importante appalto per l’Expo 2015 “del valore di 67 milioni di euro” sarebbe stata aggiudicato “in favore di un’associazione temporanea di imprese partecipata da Celfa oltre che dalla Maltauro costruzioni spa”, società dell’imprenditore vicentino Enrico Maltauro, anche lui finito in carcere. Si tratta della gara riguardante le cosiddette ‘architetture di servizio’ e che sarebbe stata condizionata, secondo quanto riportato dall’ordinanza, in cambio di una stecca da “600mila euro da suddividersi in parti uguali” tra i partecipi dell’associazione, fra cui anche Sergio Cattozzo, ex segretario dell’Udc della Liguria (per Rognoni, invece, è stata disposta una nuova misura di arresti domiciliari).

Le mani sulle Vie d’acqua. Paris avrebbe riservato, secondo il gip, “un trattamento preferenziale a imprese di riferimento dell’associazione” in relazione anche ad altri appalti per l’Expo, tra cui quello relativo “al progetto Vie d’acqua”. Poi anche il tentativo di condizionare altri appalti “minori” dell’Expo, come quello dell’area parcheggi, e gli interventi sui direttori generali di una serie di ospedali e sul progetto ‘Citta della Salute’, da 350 milioni, oltre all’appoggio continuo a Giuseppe Nucci, ex amministratore delegato della società pubblica Sogin, che si occupa dello smaltimento delle scorie nucleari.

Bersani e Maroni. Nel settembre 2013 Cattozzo, parlando di una sfumata nomina di Nucci (indagato), diceva che anche Greganti “era convinto che si potesse ancora correre su Nucci presidente perché Pierluigi Bersani ha detto: io sono d’accordissimo”. E da una telefonata intercettata fra Cattozzo e un’altra persona emergerebbe “la circostanza per la quale Frigerio ha effettuato, a dire degli stessi sodali, un ulteriore intervento presso Maroni e presso Berlusconi per raccomandare la nomina di Paris presso Infrastutture Lombarde spa” dopo l’arresto di Rognoni., come scrive il gip

Expo, Maltauro interrogato per nove ore dal pm: “Sì, la ‘cupola’ manovrava gli appalti”

Expo, Acerbo si dimette dopo la bufera sulle Vie d’acqua ma resta a Padiglione Italia

‘Cupola’ degli appalti, Primo Greganti entrò negli uffici milanesi di Expo 2015

Expo, un’altra inchiesta a Milano: nel mirino 4 appalti per la Darsena e le Vie d’acqua

Inchiesta Expo, “così Acerbo manovrava affari e favori per le imprese a caccia di appalti”

http:milano.repubblica.it/cronaca/2014/05/08/news/expo-85539313/?ref=drnweb.repubblica.scroll-1

-APPENDICE 2:QUELLI DEI CONTI LEALI ALLO STATO

-SU LA REPUBBLICA:

Repubblica.itR

MILANO CRONACA

Tangenti Expo, indaga anche la Corte dei conti: una task force valuterà i danni erariali
L’inchiesta procederà in stretta connessione con il lavoro della Procura di Milano sugli ultimi arresti e su Infrastrutture Lombarde. L’avvocato Ghedini in Procura: “Ecco i biglietti di Frigerio per Berlusconi”

Interviene anche la Corte dei conti nella vicenda con al centro la “cupola” degli appalti e sospette mazzette e che una settimana fa ha portato in carcere l’ex parlamentare dc Gianstefano Frigerio, l’ex funzionario pci Primo Greganti, l’ex senatore pdl Luigi Grillo, l’ex esponente ligure udc Sergio Cattozzo, Angelo Paris (ex manager di Expo) e l’imprenditore vicentino Enrico Maltauro.

La Procura regionale della Corte dei conti per la Lombardia ha avviato un’indagine per accertare possibili profili di danno erariale nella gestione delle gare di appalto per Expo 2015. Indagine per cui è stato istituito un pool di magistrati contabili, guidato dal procuratore regionale Antonio Caruso, e che si avvarrà del contributo del nucleo di polizia tributaria della guardia di finanza di Milano. La nuova inchiesta sulle presunte irregolarità nelle gare di Expo si aggiunge alla recente indagine in corso, relativa alla truffa ai danni della Regione tramite Infrastrutture Lombarde per svariate illegalità nell’attività contrattuale – per l’accusa sarebbero stati favoriti alcuni avvocati legati all’ex direttore generale Antonio Rognoni – e ai numerosi fascicoli aperti sugli appalti negli ospedali lombardi, attualmente in fase istruttoria.

I pm Claudio Gittardi e Antonio D’Alessio, che dopo gli interrogatori in cui Maltauro e Cattozzo hanno in sostanza confermato l’ipotesi dell’esistenza di un sistema architettato dalla “squadra” fatto di gare pilotate e di tangenti, hanno riconvocato per martedì prossimo l’ex politico dell’Udc. I due pm, inoltre, hanno dato parere negativo alla richiesta di arresti domiciliari, inoltrata lunedì scorso al gip Fabio Antezza (pare scontato il rigetto) da Paris in quanto, a loro avviso, pur avendo fatto ammissioni durante l’interrogatorio di garanzia, deve ancora far luce su molti aspetti della vicenda. L’ex manager aveva parlato di “errori” da parte sua, aveva detto di essersi fatto coinvolgere nel ‘sistema’ e non aveva risposto compiutamente alla domanda relativa ai referenti politici, riservandosi però di chiarire: su sua richiesta, lunedì prossimo è stato convocato in Procura per essere interrogato.

In mattinata, inoltre, l’avvocato di Silvio Berlusconi, Niccolò Ghedini, si è presentato a Palazzo di giustizia per consegnare al procuratore della Repubblica, Edmondo Bruti Liberati, alcune note che Frigerio aveva fatto avere all’ex premier. E questo dopo che l’ex premier, in un’intervista su La7, in risposta ad alcuni articoli in cui si parlava di ‘pizzini’ a lui recapitati dall’ex dc, ha assicurato che si trattava di “pensieri sulla situazione economica mondiale e italiana” di Frigerio. I bigliettini sono stati rintracciati nell’archivio del leader di Forza Italia.

Infine, secondo un’inchiesta giornalistica che verrà pubblicata sulll’Espresso, “lo scandalo Maltauro si poteva fermare. Le autorità che vigilano sugli appalti di Expo – sostiene il settimanale –  erano state informate delle relazioni pericolose dell’azienda, i cui vertici dopo la retata milanese della scorsa settimana hanno ammesso il pagamento di tangenti per centinaia di migliaia di euro”. Il servizio descrive “come sul tavolo dell’ufficio incaricato di sorvegliare le grandi opere milanesi fossero arrivate tre informative nei confronti” dell’impresa veneta “redatte dalle prefetture di Vicenza e l’Aquila nel 2011 e nel 2012”.

Secondo l’articolo, “in questi documenti si faceva riferimento alla partecipazione ad appalti ‘assieme a società’ con infiltrazioni di mafia, si descrivevano due istruttorie delle direzioni distrettuali antimafia di Venezia e Palermo rimarcando come per i cantieri legati alla base militare di Aviano la Maltauro avesse chiesto ‘l’emissione di pass personali per personaggi organicamente inseriti nella criminalità organizzata’”.

Sempre secondo il settimanale “le informazioni raccolte non sono però servite a bloccare” l’impresa, che “a luglio 2013 e febbraio 2014 ha ottenuto due appalti per l’Expo con un valore superiore a 91 milioni di euro”. E ancora: “Il 21 febbraio scorso, dopo sette mesi di istruttoria l’ufficio per i controlli sull’evento milanese”, scriveva: “Si resta in attesa di ulteriori accertamenti in corso” sulla Maltauro”. E la settimana scorsa sono arrivati gli arresti.

E in seguito agli articoli di stampa secondo i quali gli investigatori milanesi avrebbero accertato che Primo Greganti, un altro degli arrestati per l’inchiesta milanese, sia entrato in più occasioni in Senato, il presidente di Palazzo Madama, Pietro Grasso, ha scritto al procuratore della Repubblica di Milano richiedendo con urgenza informazioni più circostanziate. In particolare, si legge in una nota, Grasso ha richiesto “ogni utile elemento di dettaglio riguardante le date e gli orari in cui Greganti sia stato eventualmente osservato fare ingresso o uscire da palazzi del Senato e indicazioni precise di quali specifici palazzi e ingressi si tratti”.

E’ un Greganti frenetico, d’altronde, che andava spesso a Roma, di solito il mercoledì, quello descritto nelle informative della guardia di finanza. L’ex funzionario del Pci, come raccontano le carte, avrebbe incontrato solo pochi mesi fa l’ex tesoriere nazionale dei Ds, Francesco Riccio, e nello stesso periodo la “localizzazione” del suo telefono ha agganciato la cella vicino a “corso Rinascimento-Palazzo Madama”.

http:milano.repubblica.it/cronaca/2014/05/15/news/tangenti_expo_indaga_anche_la_corte_dei_conti_una_task_force_valuter_i_danni_erariali-86204240/?ref=drnr2-17

-APPENDICE 3:PARIS HA COLLABORATO

-SU LA REPUBBLICA:

Repubblica.it
MILANO CRONACA

Expo, Paris ammette di aver manovrato appalti. Il gip dice no alla scarcerazione di Frigerio

Gianstefano Frigerio

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Cinque ore di interrogatorio per l’ex manager, che avrebbe fornito ai pm conferme sul sistema della Cupola. Respinta la richiesta presentata dai legali dell’ex dc per “l’eccezionalità delle esigenze cautelari”
19 Maggio 2014

2′ di lettura
MILANO – Ha parlato per circa cinque ore fornendo chiarimenti a inquirenti e investigatori e ammettendo di aver “turbato le gare” Angelo Paris, l’ex manager di Expo arrestato lo scorso 8 maggio nell’ambito dell’inchiesta sulla presunta ‘cupola degli appalti’ assieme all’ex parlamentare dc Gianstefano Frigerio, l’ex funzionario dpci Primo Greganti, l’ex senatore pdl Luigi Grillo, l’ex esponente dell’Udc ligure Sergio Cattozzo e l’imprenditore Enrico Maltauro.

Convocato nel pomeriggio su sua richiesta dai pm Claudio Gittardi e Antonio D’Alessio, Paris (difeso dagli avvocati Luca Troyer e Luca Ponzoni) ha in sostanza approfondito fino a sera quanto già riferito lunedì della scorsa settimana davanti al gip Fabio Antezza: aveva riconosciuto le proprie responsabilità parlando di suoi “errori”, in riferimento alle notizie riservate sulle gare date alla “squadra” in cambio promesse di protezione politica, anche nelle altre sfere, e di vantaggi di carriera. Aveva detto di essersi fatto coinvolgere nel sistema architettato dalla presunta cupola. Di cui aveva negato di averne mai fatto parte, però, respingendo così l’accusa di associazione per delinquere.

L’ex manager, il cui verbale è stato secretato, nel rispondere punto per punto alle domande, da quanto è filtrato, ha ammesso di aver “turbato le gare” contestate, fra cui quelle delle architetture di servizi e per la costruzione dei padiglioni stranieri in vista di Expo, ma ha voluto rimarcare di non aver mai preso mazzette e di essere caduto nella rete della “squadra” solo per ottenere promesse di avanzamenti di carriera e per avere le spalle coperte grazie alla protezione di quei politici i cui nomi sono stati spesi, come ricorre nelle molte intercettazioni, da Greganti e Frigerio. Politici che lui, avrebbe affermato, non ha mai conosciuto di persona: quella a casa di Silvio Berlusconi era una cena meramente elettorale e quindi forse solo una paio di strette di mano e non di più.

E poichè oggi sono stati affrontati i nel dettaglio tutti gli appalti al centro dell’indagine, a breve verrà riconvocato in Procura. Paris è dunque il terzo degli indagati che prima davanti al gip e poi davanti ai pm fa ammissioni. Prima di lui Maltauro, mercoledì scorso, aveva descritto agli inquirenti, “un sistema basato sulle tangenti” al quale per “poter lavorare mi adeguavo e pagavo”. Aveva confessato di aver ricevuto da parte della presunta “cupola” la richiesta di circa “un milione 200mila euro di mazzette”, di cui la metà effettivamente versate e l’altra metà promesse con lo scopo di aggiudicarsi gli appalti di Expo e Sogin.

Non diverso l’interrogatorio di Cattozzo: l’ex esponente dell’Udc aveva confermato l’ipotesi dell’accusa e quindi l’esistenza di appalti truccati e di tangenti, con promesse di carriera ai pubblici ufficiali complici. Ipotesi invece respinta da Frigerio, Grillo e Greganti. E il gip Antezza ha respinto l’istanza di arresti domiciliari avanzata per motivi di salute da Frigerio, in quanto per il giudice sussistono “eccezionali” esigenze cautelari e non c’è stata alcuna “resipiscenza”.

Il giudice ha poi dichiarato il non luogo a provvedere in merito all’istanza di scarcerazione avanzata da Paris una settimana fa, ma successivamente revocata dall’ex manager

Expo, nuova bufera: Palazzo Italia nella rete della corruzione. Indagato Acerbo

Tangenti Expo 2015, il giudice respinge la richieste di patteggiamento per Rognoni

Expo, Sala indagato: in aula a dicembre, si decide sul processo

‘Cupola’ degli appalti, Primo Greganti entrò negli uffici milanesi di Expo 2015

Tangenti Expo, indaga anche la Corte dei conti: una task force valuterà i danni erariali

http:milano.repubblicka.it/cronaca/2014/05/19/news/tangenti_expo_no_alla_scarcerazione_di_paris_e_frigerio_esigenze_cautelari_eccezionali_per_l_ex_dc-86559343/?ref=drnr2-5

19 OTTOBRE 2017:GB E’ EUROPA,LA NUOVA ERA CE’

-SU LA REPUBBLICA:

Repubblica.it
ESTERI
May, la lettera aperta: “Cari europei, potrete restare in Gran Bretagna”

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Ecco il testo che la premier britannica ha deciso di inviare ai cittadini europei
di THERESA MAY
18 Ottobre 2017

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Sullo stesso tema

-Brexit, May fa un passo avanti: le novità della lettera ai cittadini Ue
-L’ottimismo di mister Brexit: “Abbiamo fatto progressi, la Ue deve riconoscerlo”

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Oggi, mentre mi reco a Bruxelles, sono consapevole che molte persone guarderanno a noi, i leader dei 28 Paesi dell’Unione Europea, aspettandosi di veder dimostrare nei fatti che mettiamo le persone al primo posto.

Durante tutto questo processo ho detto chiaramente che i diritti dei cittadini sono la mia priorità. E so che gli altri leader hanno lo stesso obbiettivo: salvaguardare i diritti dei cittadini dell’Unione Europea che vivono nel Regno Unito e dei cittadini britannici che vivono nell’Unione Europea.

Desidero rassicurare tutti che questo problema rimane una priorità e che concordiamo sui principi fondamentali, e che nelle settimane a venire l’attenzione sarà concentrata sul raggiungimento di un accordo che funzioni per le persone, qui nel Regno Unito e nell’Unione Europea.

Quando abbiamo avviato questo processo, qualcuno ci ha accusati di trattare i cittadini Ue come merce di scambio. Nulla potrebbe essere più lontano dalla realtà.

I cittadini Ue che sono venuti a vivere nel Regno Unito hanno offerto un contributo enorme al nostro Paese, e vogliamo che loro, e le loro famiglie, rimangano. Non potrei dirlo più chiaramente: i cittadini dell’Unione Europea che oggi vivono legalmente nel Regno Unito potranno rimanervi.

Siamo vicinissimi a un accordo.

So che entrambe le parti prenderanno in considerazione le reciproche proposte per concludere l’accordo con mente aperta. E con la giusta flessibilità e creatività da una parte e dall’altra, sono fiduciosa che riusciremo a concludere le discussioni sui diritti dei cittadini nelle prossime settimane.

So che esiste una preoccupazione reale su come verrà attuato l’accordo. Le persone temono che il processo sarà complicato e burocratico, e che erigerà ostacoli difficili da superare. Anche su questo voglio fornire rassicurazioni.

Stiamo elaborando un processo digitale molto snello per quelli che chiederanno in futuro uno status permanente nel Regno Unito. Questo processo sarà disegnato tenendo in conto gli utenti, che saranno coinvolti in ogni passaggio.

Per garantire che l’elaborazione del sistema non incontri intoppi, il Governo sta anche istituendo un Gruppo Utenti che includerà rappresentanti dei cittadini Ue che vivono nel Regno Unito ed esperti digitali, tecnici e legali.

Questo gruppo si riunirà regolarmente, assicurando la trasparenza del processo e rispondendo adeguatamente alle esigenze degli utenti. E siamo consapevoli che i cittadini britannici che vivono negli altri 27 Paesi dell’Unione Europea sono a loro volta preoccupati per la possibilità di cambiamenti nelle procedure, dopo che il Regno Unito avrà lasciato l’Unione.

Abbiamo sottolineato più volte queste problematiche durante i negoziati. E siamo ansiosi di lavorare a stretto contatto con gli Stati membri dell’Unione Europea per fare in modo che anche le loro procedure siano altrettanto snelle.

Vogliamo che le persone rimangano, e che le famiglie restino insieme. Attribuiamo un enorme valore al contribuito che i cittadini Ue apportano al tessuto economico, sociale e culturale del Regno Unito. E so che gli Stati membri attribuiscono altrettanto valore ai cittadini britannici che vivono nelle loro comunità.

Spero che queste rassicurazioni, insieme a quelle fatte dal Regno Unito e dalla Commissione europea la scorsa settimana, offriranno ulteriori, utili certezze ai quattro milioni di persone che sono comprensibilmente preoccupate per le conseguenze che avrà la Brexit sul loro futuro.

Theresa May è la premier conservatrice del Regno Unito
(Traduzione di Fabio Galimberti)
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http:.repubblica.it/esteri/2017/10/18/news/brexit_lettera_may_cittadini_gb-178666625/

REAZIONE:APPARTENGO AD UNA GRAN FAMIGLIA(INGLESE) E RESTO,NOI NON C’E’ NE ANDIAMO.

GRAZIE PER ILBREXIT,GRAZIE PER L’INVITO,THERESA.

22 OTTOBRE 2017:OMS,VERITA RESTITUITA

-IERI,SU COURRIER INTERNATIONAL:

Mugabe ambassadeur de bonne volonté de l’OMS: “ridicule” et “inacceptable” pour Justin Trudeau

OTTAWA (AFP) 21.10.2017 – 21:54

Le Premier ministre canadien Justin Trudeau, le 13 octobre 2017 à Mexico – AFP/Archives

Le Premier ministre canadien Justin Trudeau a jugé “ridicule” et “absolument inacceptable” samedi la nomination du président Robert Mugabe comme ambassadeur de bonne volonté de l’Organisation mondiale de la santé (OMS), qui a soulevé de nombreuses critiques dans le monde.

“Quand j’ai entendu parler de la nomination de Robert Mugabe par l’OMS, franchement j’ai cru à un mauvais poisson d’avril”, a déclaré le Premier ministre lors d’un point de presse à Edmonton dans l’Alberta (ouest).

“C’est absolument inacceptable et inconcevable que cet individu ait un rôle d’ambassadeur de bonne volonté de n’importe quelle organisation et encore moins de l’OMS (…)C’est ridicule”, a ajouté M. Trudeau.

Il a souligné que la diplomatie canadienne s’employait à faire connaître ce point de vue à la communauté internationale.

Face aux critiques provoquées par la nomination du président zimbabwéen comme ambassadeur de bonne volonté, l’OMS a invoqué samedi les efforts du Zimbabwe contre le tabac et contre les maladies non transmissibles pour justifier sa décision.

https:.courrierinternational.com/depeche/mugabe-ambassadeur-de-bonne-volonte-de-loms-ridicule-et-inacceptable-pour-justin-trudeau.afp.com.20171021.doc.tm0su.xml

REAZIONE:E CHE CENTRA QUESTO QUI CON LA LOTTA AL TABAQUISMO E LE MALATTIE NON TRASMISIBILI?

-OGGI,SU LE MONDE:VERITA RESTITUITA

Publié À 09h27
L’OMS « annule » la nomination de Robert Mugabe au poste d’ambassadeur de bonne volonté

Samedi, face aux critiques, le directeur général de l’Organisation mondiale de la santé annonçait qu’il était en train de « repenser la question ». Dimanche, il a tranché.
LE MONDE avec AFPLa nomination de Robert Mugabe a soulevé de vives critiques dans le monde, de la part d’Etats membres de l’OMS comme des ONG qui dénoncent l’effondrement du système de santé zimbabwéen et de nombreux services publics. THEMBA HADEBE / AP

Après quelques heures de flottement, l’Organisation mondiale de la santé a décidé, dimanche 22 octobre, d’annuler la nomination du président zimbabwéen, Robert Mugabe, au poste d’ambassadeur de bonne volonté.

Le directeur général de l’OMS, l’ancien ministre de la santé éthiopien Tedros Adhanom Ghebreyesus, avait demandé cette semaine à Robert Mugabe, âgé de 93 ans, de servir comme ambassadeur de bonne volonté pour aider à lutter contre les maladies non transmissibles, tels les attaques cardiaques ou l’asthme, en Afrique.

Cette nomination a suscité de vives critiques dans le monde, de la part d’Etats membres de l’OMS comme d’ONG qui dénoncent l’effondrement du système de santé et de nombreux services publics zimbabwéens.

Dans un premier temps, l’OMS avait invoqué samedi les efforts du Zimbabwe contre le tabac et contre les maladies non transmissibles pour justifier la nomination du président Mugabe.

Critiques internationales

« Le gouvernement américain a imposé des sanctions au président Mugabe en raison de crimes contre son peuple et de la menace qu’il représente pour la paix et la stabilité. Cette nomination contredit à l’évidence les idéaux des Nations unies de respect des droits humains et de la dignité humaine », avait réagi samedi le département d’Etat américain. La Grande-Bretagne, ancienne puissance coloniale, s’était jointe aux critiques, qualifiant la nomination de « surprenante et décevante, en particulier à la lumière des sanctions des Etats-Unis et de l’UE contre » M. Mugabe.

Face à ces critiques, M. Ghebreyesus avait répondu samedi qu’il était en train de « repenser la question ». « J’écoute. J’entends vos préoccupations. Je suis en train de repenser la question conformément aux valeurs de l’OMS. Je publierai une déclaration dès que possible », avait-il écrit sur Twitter. Dimanche, il a tranché.

LE MONDE avec AFP
Publié À 09h27
http:mobile.lemonde.fr/international/article/2017/10/22/l-oms-annule-la-nomination-de-robert-mugabe-au-poste-d-ambassadeur-de-bonne-volonte_5204444_3210.html
-APPENDICE:SU LA STAMPA

LaStampa.it MONDO
SEZIONI
Dopo le polemiche l’Oms cambia idea: revocata la nomina ad ambasciatore a Mugabe
Prima del ripensamento da parte del Direttore dell’Oms, il governo inglese aveva definito «sorprendente» e «deludente» la nomina

AFP
Il presidente dello Zimbawe Robert Mugabe

Pubblicato il 22/10/2017
Ultima modifica il 22/10/2017 alle ore 17:54
LORENZO SIMONCELLI
CITTÀ DEL CAPO
È durata poco l’esperienza di Robert Mugabe come ambasciatore dell’Organizzazione mondiale della Sanità (Oms). Le critiche piovute dai quattro angoli del globo per la scelta dell’agenzia speciale delle Nazioni Unite ha costretto il suo direttore, l’etiope Tedros Adhanom Ghebreyesus, a ritirare l’incarico al 93enne Presidente dello Zimbabwe. «Ho ascoltato tutti e dopo un’attenta valutazione con il governo dello Zimbabwe ho deciso nell’interesse dell’Organizzazione mondiale della Sanità di sospendere l’incarico del Presidente Mugabe», ha detto Ghebreyesus in un comunicato stampa.

Prima del ripensamento da parte del Direttore dell’Oms, il governo inglese aveva definito «sorprendente» e «deludente» la nomina voluta dall’etiope, il primo africano alla guida dell’agenzia Onu. Dal 1980, quando lo Zimbabwe divenne indipendente, le relazioni con l’ex colonia britannica sono tese. Da 38 anni, Mugabe, considera Londra il principale nemico tra le potenze occidentali, accusandola di interferire nella politica interna nel tentativo di sovvertire un governo considerato autoritario e non rispettoso dei diritti umani.

Le critiche erano giunte anche da associazioni non governative locali ed internazionali che accusano Mugabe di aver ridotto al collasso il sistema sanitario nazionale con ospedali privi di strutture e medicine di base e medici in continuo sciopero per protesta per i mancati pagamenti. «Lo Zimbabwe ha posto la copertura sanitaria e le cure per la sua popolazione al centro delle sue politiche». Immediata la replica anche delle opposizioni politiche all’interno del Paese africano. «È un insulto nei confronti della nostra popolazione che non riesce a curarsi, mentre il nostro Presidente e sua moglie si recano a Singapore per le visite mediche» ha detto Obert Gutu, portavoce dell’Mdc, il principale partito d’opposizione in Zimbabwe. Mugabe il prossimo anno si ricandiderà alla Presidenza del Paese con buone chance di vincita
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http:.lastampa.it/2017/10/22/esteri/loms-revoca-la-nomina-ad-ambasciatore-a-mugabe-BBY3ot1TOvi7rrZClWYu2M/pagina.html
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REAZIONE:PERSONAGGIO SCOMODO PER LA FEDE NELLA SCIENZA.

20 OTTOBRE 2017:REFERENDUM IN LOMBARDIA E VENETO

-SU IL GIORNALE DI BRESCIA:

IL CASO

Formigoni boccia il referendum sull’autonomia: «Non è serio»

ITALIA ED ESTERO

10 ott 2017, 12:30


Roberto Formigoni in una foto d’archivio ©.giornaledibrescia.it

«Sì, andrò a votare e voterò sì anche se sono amareggiato e deluso perché l’autonomia è una cosa seria che viene affrontata in modo banale»: il senatore di Ap Roberto Formigoni, ex presidente della Lombardia, ha parlato così del referendum del 22 ottobre.

Secondo Formigoni, «non è una cosa seria» perché il quesito è molto vago, «è come – osserva – chiedere se vuoi bene alla mamma, tutti rispondono sì», e poi «se Maroni voleva poteva comunque chiedere di aprire la trattativa in qualsiasi momento, anche oggi».

Formigoni aveva avviato la trattativa con il governo Prodi per avere competenza su dodici materie, ma quando cadde nel 2008 e salì al governo Berlusconi e «la Lega pose il veto». «Maroni, che era ministro – aggiunge – deve spiegare perché quello che non andava bene dieci anni fa, va bene adesso».

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Autore:
La redazione web
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REAZIONE;OGGI COME ALLORA NESSUNA TRATTATIVA,NESSUNA AUTONOMIA.E NE MENO PER L’EMILIA.UN CONGLOMERATO PARAMILITARE EVERSIVO E SECESSIONISTA AVENTE NON PIU DEL TRE PER CENTO DEL VOTO NAZIONALE E INOLTRE IN VIA DI SCOMPARIRE CHE MANTIENE IL PROTAGONISMO SOLTANTO PER LA POSESSIONE DI UN VASTO ASSETTAMENTO PRPAGANDISTICO DI MEDIA TRADIZIONALI,NON PUO E NON DEVE CONDIZIONARE LO STATO ITALIANO.E…..NIENTE LARGHE INTESE.

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FAITES INTERNES 1:CONTINUATION 344

27 SETTEMBRE 2017:BELLA AMMUCHIATA AL BAR

-SU LA STAMPA;
LaStampa.it ITALIA
SEZIONI
Il sindaco di Seregno e i tweet su legalità e onestà: “La mafia si combatte coi fatti”
Il primo cittadino del milanese è agli arresti domiciliari con l’accusa di corruzione per rapporti poco trasparenti con un imprenditore considerato molto vicino alla n’drangheta

ANSA

Pubblicato il 26/09/2017
Ultima modifica il 26/09/2017 alle ore 15:31
FABIO POLETTI
MILANO
Solo pochi mesi fa il sindaco di Seregno in provincia di Milano, Edoardo Mazza, 38 anni, capelli mossi e assai atletico, aveva twittato: «La mafia si combatte con i fatti». Detto fatto, questa mattina i magistrati di Monza, Giulia Rizzo e Salvatore Bellomo, lo hanno messo agli arresti domiciliari con l’accusa di corruzione per rapporti poco trasparenti con Antonio Lugarà, un imprenditore considerato molto vicino alla n’drangheta.

I «fatti» a cui si riferiva il sindaco riguardano l’acquisizione da parte del Comune di un immobile sequestrato alle cosche. Peccato che nel capo di imputazione che lo ha fatto finire sotto chiave in casa si parla anche dei festeggiamenti nel 2015, subito dopo essere stato eletto con una coalizione sostenuta anche dalla Lega che però si è sfilata a maggio, proprio in un bar poi chiuso per infiltrazioni mafiose. Si indigna per questo Gianfranco Rotondi, leader di Rivoluzione Cristiana: «Non conosco il sindaco di Seregno, ma non è possibile arrestare un sindaco solo perché ha fatto un party elettorale in un bar per cui avrebbe dovuto sapere che era di un mafioso. Politica e magistratura si interroghino davanti a leggi scritte male e magistrati di manica larga nell’uso della custodia cautelare».

Non fa invece sconti il Governatore lombardo Roberto Maroni che anche davanti a solo un sospetto è per le misure drastiche: «Chi ha rapporti con le cosche va estromesso dalla politica». Nel capo di imputazione si parla non solo del party, ma di un «favore» concesso all’imprenditore Antonio Lugarà, al quale il Comune destinò l’area «ex Dell’Orto» per edificare un supermercato, in cambio di un sostegno materiale nella campagna elettorale del 2015. Accuse che Edoardo Mazza dovrà confutare nell’interrogatorio previsto nei prossimi giorni, ma che già ora, se potesse, smentirebbe una per una sui social network dove era particolarmente attivo. Nel combattere chi faceva elemosina sul suo territorio, brandendo un paio di forbici contro gli stupratori di Rimini. Ma soprattutto a sostegno della lotta alla criminalità organizzata da sempre assai attiva in Brianza. Perchè come diceva lui stesso lo scorso 23 maggio anniversario della strage di Capaci, davanti all’albero eretto a Seregno in memoria di Giovanni Falcone e Paolo Borsellino: «Solo legalità, onestà e democrazia sono gli argini alla criminalità. Noi non dobbiamo avere paura delle regole».
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http:.lastampa.it/2017/09/26/italia/cronache/il-sindaco-di-seregno-e-i-tweet-su-legalit-e-onest-la-mafia-si-combatte-coi-fatti-6oX9doB4n3ohlY1bs3oe8L/pagina.html
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REAZIONE:BELLA AMMUCHIATA A FESTEGGiARE AL BAR :

‘NDRANGHETA,LEGA NORD,FORZA ITALIA,FALCONE,BORSELLINO E FUNZIONARI DI GIUSTIZIA.

GRAZIE ALLA NOSTRA POLIZIA SI HA, POTUTO SGROVIGLIARE LA MATASSA.

-COSI SUL CORRIERE….

Corriere della Sera
MILANO / CRONACA

Vivimilano

 o

‘NDRANGHETA E POLITICI IN LOMBARDIA

Milano, 27 settembre 2017 – 01:50

Seregno, il sindaco dei proclami per la legalità diventato «zerbino» per favorire i boss|In manette: chi è
Quando diceva: «Basta elemosine»
di Andrea Galli
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Antonino Lugarà, imprenditore immobiliare di 64 anni, calabrese di Melito Porto Salvo, «capitale sociale» della ’ndrangheta brianzola, già scampato a un attentato di rivali armati di kalashnikov contro la macchina blindata (sceso, aveva risposto con le pistole), era il «dominus» di Seregno e poteva comandare senza avere certezze. «Non sapevo chi c… mettere» confidava al telefono, a elezioni avvenute nel giugno 2015. Voleva un uomo nel nuovo consiglio comunale e non aveva un nome pronto. Nessun problema. Aveva obbligato a candidarsi l’impresentabile Stefano Gatti, suo prestanome in cinque società e privo d’una qualsiasi competenza. Gatti era stato eletto. Ma non bastava.
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-SEREGNO,TUTTI I COLLOCHI CON L’IMPRENDITORE…

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Quel Gatti andava premiato con la presidenza di una commissione. «C… ne so, può andar bene la cultura?» domandava a Lugarà l’avvocato civilista Edoardo Mazza. Lugarà, ovvero il «sindaco dell’anti-Stato»; e Mazza, il vero sindaco di questo comune di 45 mila abitanti tra i più produttivi del Nord Milano. Classe ’77, sconosciuto fino a ieri (è ai domiciliari, quando sono arrivati i carabinieri è svenuto per la paura), Mazza s’era pubblicamente fatto notare per una foto dopo lo stupro di Rimini con le forbici in mano e per i proclami da difensore della legalità: «La mafia si combatte con i fatti». Poi, nella realtà, come rilevato e scritto dagli inquirenti, Mazza era «lo zerbino», il «lacchè», era l’esecutore d’ogni ordine di Lugarà al quale permetteva d’entrare in Comune come fosse casa sua, sedersi nelle salette degli uffici, spazientirsi se la persona convocata tardava a venire.
L’inchiesta ha azzerato il municipio di Seregno e ha evidenziato l’assoluta convinzione di impunità: rimarranno imperiture le abitudini di un tecnico, in seguito suicida, che accoglieva in Comune prostitute dell’Est Europa.

Si potrebbe parlare per ore del resto della cricca, il vicesindaco Giacinto Mariani e il dirigente delle Politiche sociali Carlo Santambrogio, il geometra Antonella Cazorzi e l’assessore alla Protezione civile Gianfranco Ciafrone, tutti indagati, tutti che vedevano e tacevano, se lo facevano piacere e ne approfittavano. Non dimenticando Giuseppe Carello, pubblico ufficiale traditore della Procura di Monza e fornitore di segreti. Ma alla fine, a monte del «sistema», c’era sempre Mazza. In cambio del sostegno elettorale («Ogni promessa è debito»), con stravolgimenti delle norme Lugarà aveva ottenuto la concessione di un’area per costruire un supermercato. Il sindaco s’inchinava e perdeva in adulazioni verso l’imprenditore: «Io e te siamo la stessa cosa». Ignorava, anzi fingeva d’ignorare, che tanto non era lui a scegliere. Il 22 giugno 2015 s’erano incontrati al bar Mimo’s di Seregno, fresco di nuova giunta. La conversazione, ascoltata dai carabinieri, evidenziò con due frasi chi fosse al guinzaglio. Lugarà: «Abbi«Abbiamoiamo vinto». Mazza: «Bravo».

 

http:milano.corriere.it/notizie/cronaca/17_settembre_27/seregno-sindaco-proclami-la-legalita-diventato-zerbino-favorire-boss-b5639394-a314-11e7-82cf-331a0e731b92.shtml
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-APPENDICE:

‘Ndrangheta, Boccassini: «Nel blitz arrestato anche un componente del summit Falcone Borsellino»

Era rimasto fuori dagli arresti dell’operazione Infinito del 2010 | elive – CorriereTv
26 settembre 2017A- A+
Con il maxi blitz di oggi contro la `ndrangheta in Lombardia «è stata individuata una delle persone che era rimasta fuori» dagli arresti dell’operazione `Infinito´ del 2010 e che partecipò in quell’anno al noto summit in un centro intitolato alla memoria di Falcone e Borsellino. Lo ha spiegato il procuratore aggiunto della Dda Ilda Boccassini in conferenza stampa precisando che un altro dei dati emersi dalle indagini «purtroppo è la violenza gratuita» manifestata dagli affiliati alle cosche

http:video.corriere.it/ndrangheta-boccassini-nel-blitz-arrestato-anche-componente-summit-falcone-borsellino/3d3e25e2-a2a0-11e7-82cf-331a0e731b92
SUL FATTO QUOTIDIANO:

REAZIONE:INFILTRAZIONE?

-E COSI SU LA REPUBBLICA:
Repúblicas.it
MILANO CRONACA

‘Ndrangheta, 24 arresti: il sindaco di Seregno ai domiciliari, Mantovani indagato per corruzione


I filmati dei carabinieri
Sono in tutto 27 le misure cautelari emesse dai gip di Milano e Monza in una inchiesta che tocca due ambiti, quello del traffico di droga ed u e quello politico. Edoardo Mazza è accusato di corruzione: avrebbe favorito gli affari di un imprenditore legato alle cosche in cambio di voti. Intercettato gli disse: “Ogni promessa è debito”. E c’era una talpa in procura
di MASSIMO PISA
26 Settembre 2017

Dal traffico internazionale di droga alla corruzione, dalla Calabria alla Lombardia, fino a una cittadina della Brianza, quella di Seregno, dove nell’ultimo blitz contro le infiltrazione della ‘ndrangheta al nord, ai domiciliari finisce anche il sindaco di Forza Italia, Edoardo Mazza. E’ accusato di corruzione per aver favorito gli affari di un noto costruttore ritenuto legato alle cosche (che poteva contare anche su una talpa in procura e “lo trattava come uno zerbino”), interessato in particolare alla costruzione di un centro commerciale, in cambio di voti. In un rapporto tra criminalità organizzata e politica, che secondo gli inquirenti, è stato determinante per la sua stessa elezione.

Due le anime dell’inchiesta: una criminale, di droga ed estorsioni, una appunto tutta politica, cui si è arrivati seguendo la prima. Con l’ex vicepresidente della Regione Lombardia di Forza Italia, Mario Mantovani, già arrestato due anni fa in un’altra inchiesta e tornato al suo posto in Consiglio, indagato per corruzione (non gli vengono contestati reati di mafia) in un filone dell’indagine sempre per i suoi rapporti con l’imprenditore-amico Antonio Lugarà. Stando all’ordinanza, Mantovani sarebbe stato “all’ epoca il politico di riferimento di Lugarà”. I suoi uffici sono stati perquisiti in mattinata, in una inchiesta, quella di oggi, che dimostra, per dirla con il procuratore j jaggiuntoiaggiunto della Dda di Milano Ilda Boccassini, “la facilità estrema della ‘ndrangheta di infiltrarsi nel tessuto istituzionale”. In arresto, anche un dipendente della procura: l’accusa è di rivelazione di segreti d’ufficio.

IL RITRATTO Il sindaco ‘youtuber’, in diretta per ordine e sicurezza

Il blitz. I carabinieri del Comando provinciale di Milano hanno eseguito gli arresti alle prime luci dell’alba nelle province di Monza, Milano, Pavia, Como e Reggio Calabria. L’inchiesta è coordinata dalla procura di Monza e dalla procura distrettuale Antimafia di Milano. In tutto, 27 misure cautelari: 21 in carcere, 3 ai domiciliari e 3 interdittive, firmate dai gip Pierangela Renda e Marco Del Vecchio. Le accuse: associazione di tipo mafioso, estorsione, detenzione e porto abusivo di armi, lesioni, danneggiamento (tutti aggravati dal metodo mafioso), associazione finalizzata al traffico di stupefacenti, corruzione per atti contrari ai doveri di ufficio, abuso d’ufficio, rivelazione e utilizzazione di segreto d’ufficio e favoreggiamento personale.

‘Ndrangheta in Comune. Ai domiciliari il sindaco di Seregno, accusato di corruzione per aver favorito gli affari del costruttore (in carcere) che a sua volta si sarebbe doperato per procurargli voti e ottenere dal
politico, una volta diventato primo cittadino, una ‘speciale’ variante al piano urbanistico comunale e una “risoluzione celere della pratica urbanistica” per la costruzione di un centro commerciale dell’ex area Orto che aveva una diversa destinazione d’uso nel comune della Brianza. Ma a spianare la strada agli interessi di Lugarà, in Comune, avrebbero partecipato in diversi. Nell’inchiesta, tra l’altro, sono coinvolti anche altri due politici locali di Seregno: un consigliere comunale è agli arresti domiciliari, mentre per un assessore, Gianfranco Ciafrone, è stata disposta l’interdizione dai pubblici uffici. Dalle indagini è emerso anche che uno dei dirigenti del Comune di Seregno (il cui nome viene omesso perché nel frattempo deceduto) riceveva donne con cui aveva rapporti sessuali negli uffici municipali. A raccontarlo è la moglie che parla delle “frequentazioni con giovani donne provenienti dall’est europeo, addirittura da lui ricevute sovente presso l’ufficio del Comune”. Queste rivelazioni, scrive il gip di Monza, “sono confermate dai controlli operati sul territorio dalle forze dell’ordine, che accertavano la disponibilità della vettura dell’indagato in capo a discussi cittadini di origine albanese”.

Boccassini: “‘Ndrangheta come sistema, estrema facilità infiltrazione”. Dopo “7 anni” di indagini sulla ‘ndrangheta in Lombardia “posso dire che c’è un sistema” fatto di “omertà” e di “convenienza da parte di quelli che si rivolgono all’anti Stato per avere benefici. E’ facile per le cosche “infiltrarsi nel tessuto istituzionale”. Lo dice Boccassini spiegando i dettagli del maxi blitz che ha portato anche all’individuazione di una delle persone che era rimasta fuori dagli arresti dell’operazione ‘Infinito’ del 2010 (da dove tutto prende il via) e che partecipò in quell’anno al noto summit in un centro intitolato alla memoria di Falcone e Borsellino. Uno dei dati emersi dalle indagini, è inoltre, “purtroppo – sottolinea Bocassini – è la violenza gratuita” manifestata dagli affiliati alle cosche. La pm Alessandra Dolci, a questo proposito, dice: “La mafia non è silente. Non lo è al sud e nemmeno al nord. È così poco silente che nella piazza centrale di Cantù ci sono pestaggi, violenze e soprusi della ‘ndrangheta senza alcun ritegno”.

Gli sviluppi dell’inchiesta. L’inchiesta dei carabinieri, partita nel 2015 (che porta la firma dei pm monzesi Salvatore Bellomo, Giulia Rizzo e del procuratore della Repubblica di Monza Luisa Zanetti e dei pm della Dia Alessandra Dolci, Sara Ombra e Ilda Boccasini), rappresenta infatti una costola dell’indagine “Infinito”, che nel 2010, sempre coordinata dalle procure di Monza e Milano, aveva inferto un duro colpo alle “Locali” ‘ndranghetiste in Lombardia. Indagando sui personaggi coinvolti nel traffico di droga e nelle estorsioni si è arrivati all’imprenditore, personaggio che – secondo le accuse – lega a “doppio filo” politica e ‘ndrangheta. Lugarà avrebbe intrattenuto rapporti con politici del territorio, e coltivato frequentazioni e rapporti fatti di reciproci scambi di favori con esponenti della criminalità organizzata. Il suo ruolo sarebbe stato “determinante” per l’elezione del sindaco arrestato. “Ogni promessa è debito”, dice il sindaco intercettato a Lagarà, ritenuto amico fraterno di Mantovani.

– “Noi vi vogliamo bene”: striscione di solidarietà fuori dal bar “infiltrato”

Il ruolo di Mantovani. Secondo le accuse, il sindaco di Seregno “riceveva” da parte del costruttore “la disponibilità e l’impegno a procurare consenso elettorale e l’appoggio politico durante la campagna elettorale del maggio- giugno 2015 per l’elezione in suo favore e delle persone a lui politicamente vicine – si legge nell’ordinanza del gip – in particolare, Lugarà gli ha procurato numerosi voti, organizzato eventi conviviali, nonché assicurato l’appoggio di Mario Mantovani al fine di sponsorizzare e reperire il consenso per il futuro sindaco”. “Ciao Mario ti ringrazio molto per la vittoria di Seregno è anche merito tuo quando puoi ti vorrei incontrare”: questo il testo di un sms che l’imprenditore invia al consigliere regionale. Stando a quanto emerso, inoltre, alcuni medici degli ospedali di Desio e Monza avrebbero chiesto a Lugarà di intercedere con Mantovani, allora assessore regionale alla Sanità, per diventare primari (tentativo non riuscito) o ottenere il trasferimento, circostanza che si è poi verificata. Il consigliere respinge tutte le accuse e chiede di essere ascoltato dai pm. “Temo di essere parte lesa”, dice, annunciando querele a chi, dopo la notizia, nel commentare “insulta”.

La talpa in procura. Ai domiciliari, oggi, è finito anche un dipendente dell’Ufficio affari semplici della procura di Monza con l’accusa di rivelazione di segreti d’ufficio. “Attraverso le sue credenziali accedeva alla nostra banca dati – racconta il procuratore Luisa Zanetti – e rispondeva alle domande dell’imprenditore. Viene ascoltato mentre elenca gli indagati davanti alla nostra schermata, poi abbiamo una fotografia che inquadra l’imprenditore con il nostro dipendente. Giuseppe Carello ha violato la fiducia del procuratore e del personale giudiziario ed amministrativo che sono totalmente estranei ai fatto. Ha violato il giuramento alle istituzioni”.

Droga ed estorsioni. Per quanto riguarda invece la parte dell’inchiesta che non riguarda le istituzioni, secondo le indagini, i presunti esponenti della ‘ndrangheta arrestati stamane erano dediti al traffico di droga e alle estorsioni. Le indagini hanno portato all’identificazione del sodalizio legato alla Locale della ‘ndrangheta di Limbiate (Monza) composto da soggetti prevalentemente originari di San Luca (Reggio Calabria), che secondo l’accusa aveva avviato in provincia di Como un ingente traffico di cocaina, ed è ritenuto responsabile di alcuni episodi di violente estorsioni nella zona di Cantù. “Vogliono mettere in piedi San Luca (…) San Luca a Milano … al nord” (il riferimento è a San Luca, piccolo comune in provincia di Reggio Calabria). Così uno degli arrestati parlava delle mire espansionistiche delle cosche in relazione ad un grosso traffico di cocaina nel Comasco. In altre telefonate captate dagli investigatori i presunti affiliati alla ‘ndrangheta parlavano anche di “mitra” e “kalashnikov”.

Le reazioni. “La ‘ndrangheta è l’associazione mafiosa più pericolosa perché si insinua nel tessuto economico e ha rapporti con le istituzioni. Chi ci casca, è giusto che venga estromesso immediatamente dalla politica e dalle istituzioni. Noi siamo con la magistratura”. Così il presidente della Lombardia, Roberto Maroni, il primo a dire la sua, seguito dalle scontate reazioni politiche. “L’omertà della politica è ben più grave di quella dei normali cittadini”, dice il segretario regionale lombardo del Pd, Alessandro Alfieri, mentre il M5s si scaglia contro i “legami sempre più forti tra mafie e politica”. La Lega: “Non facciamo sconti a nessuno quando si parla di mafia: via subito chiunque abbia rapporti con la criminalità organizzata”.

La voce di Forza Italia. Le prime reazioni di Forza Italia sono arrivate da un fedelissimo di Mantovani, il parlamentare Luca Squeri: “Abbinare il nome di Mario Mantovani alla ‘ndrangheta è semplicemente ridicolo”. Passa qualche ora e arriva il commento della coordinatrice lombarda azzurra, Maristella Gelmini, che distingue la posizione del sindaco di Seregno da quella di Mantovani. “Personalmente auspico che il sindaco di Seregno possa chiarire in tempi brevi la sua posizione – spiega la Gelmini – se così non fosse, un passo indietro sarebbe doveroso per restituire serenità e credibilità alla vita amministrativa e alle istituzioni”. Ma quanto a Mantovani precisa: “In questa vicenda appare sostanzialmente estraneo. Non si può accostare indebitamente il suo nome”.

Le querele. Ma è con Andrea Fiasconaro (M5S) e Pierfrancesco Majorino (Pd) che se la prende lo stesso Mantovani: “Leggo i giudizi e gli insulti che in queste ore mi rivolgono, sono solo offese da parte di chi non conosce nulla di ciò che viene contestato: è puro sciacallaggio politico”. Fiasconaro lo chiama “mela marcia
che deve essere estirpata dalle istituzioni”, ed “ex braccio destro di Maroni che ha timbrato il cartellino in quasi tutti gli scandali che hanno investito la Regione. Ora ci aspettiamo un Daspo definitivo da parte del governatore”. L’assessore comunale Majorino parla invece di “due dei più assatanati protagonisti della caccia al migrante per ragioni di legalità e sicurezza dei nostri territori, il sindaco di Seregno e l’ex numero due di Maroni, sono coinvolti in vicende connesse alle inchieste che hanno portato anche ad arresti per ‘ndrangheta. E ho detto tutto”

http:milano.repubblica.it/cronaca/2017/09/26/news/_ndrangheta_maxioperazione_in_lombardia_infiltrazioni_nella_politica_e_nelle_imprese-176510578/?ref=drnh32-1

-APPENDICE:SALVINI A SUPPORTO DEL SINDACO ARRESTATO

-IL GIORNO DOPO:SEREGNO COMMISSSIARIATO

-SU LA REPUBBLICA:

Repubblica.it
‘Ndrangheta a Seregno, cade la giunta: dimissioni in blocco, Comune commissariato

Giacinto Marianio
Lasciano gli otto consiglieri della Lega, dopo un incontro del vicesindaco indagato nella maxi inchiesta con il segretario Salvini. L’annuncio della prefetta sull’avvio dell’iter per il commissariamento

28 Settembre, 2017

La Giunta comunale di Seregno è caduta a seguito delle dimissioni di consiglieri e assessori di Lega Nord, Forza Italia e della minoranza, centrosinistra e liste civiche, che questa mattina hanno deciso in massa di abbandonare l’incarico. “Sono partite le pratiche per la sospensione della Giunta, al più tardi domani pomeriggio sarò in grado di comunicare ufficialmente il commissariamento del Comune di Seregno”, spiega la prefetta di Monza e Brianza, Giovanna Vilasi.

Il vicesindaco di Seregno Giacinto Mariani, della Lega Nord, indagato per abuso d’ufficio nella maxi inchiesta sulle infiltrazioni della ‘Ndrangheta nel mondo della politica e dell’imprenditoria in Brianza, ha annunciato le sue dimissioni nel corso di un incontro politico ieri sera ad Albiate, al quale era presente anche il leader del Carroccio Matteo Salvini. Il gruppo consiliare Lega Nord di Seregno, otto consiglieri in tutto, questa mattina ha firmato le proprie dimissioni dall’incarico. Subito dopo sono arrivate le dimissioni anche del gruppo consiliare di Forza Italia: agli arresti sono finiti il sindaco Edoardo Mazza e il consigliere Stefano Gatti.

‘Ndrangheta, il sindaco di Seregno arrestato al costruttore: “Ogni promessa è un debito”

“E’ stata una scelta necessaria anche per la minoranza, dato che qualcuno della maggioranza non ha mollato – ha commentato William Viganò, capogruppo del Pd nell’appena decaduto Consiglio – altrimenti non ci sarebbero stati i numeri per far cadere questa giunta, un atto dovuto ai cittadini”.

‘Ndrangheta, cittadini in presidio a Seregno dopo l’arresto del sindaco

Gli assessori e i consiglieri di Forza Italia hanno presentato le loro dimissioni a metà mattina, dopo la decisione dei colleghi del Carroccio. “Alla luce dei recenti eventi che hanno interessato il nostro Comune, con senso di responsabilità e rispetto dei cittadini seregnesi – comunicano i consiglieri in una nota – abbiamo rassegnato le dimissioni. Altrettanto hanno fatto i coordinatori cittadini. Il partito locale pone la massima fiducia nella magistratura e si augura che venga restituita serenità e credibilità alla vita amministrativa, alle istituzioni e alla città”. Una scelta concordata con i coordinatori regionale e provinciale degli azzurri, Mariastella Gelmini e Fabrizio Sala, che precisano: “Non è una dichiarazione di colpevolezza degli indagati – sarà la magistratura ad esprimersi – ma una scelta responsabile per garantire alla città, dopo nuove elezioni, un’amministrazione nel pieno delle sue funzioni e attenta alle esigenze dei cittadini”.

Dimissioni presentate anche da Mario Nava, portavoce del Movimento 5 Stelle in Comune a Serergno: “Non c’era più nessun motivo per portare avanti il nostro lavoro in Consiglio comunale. Continueremo ad operare sul territorio. Seregno da anni è coinvolta in scandali. La prossima amministrazione dovrà lavorare per i cittadini e non servire il malaffare”. E stessa decisione per il consigliere Mauro Di Mauro di Fratelli d’Italia, che neel 2015 si era presentata con un proprio candidato, senza sostenere Edoardo Mazza.

‘Ndrangheta, blitz in Lombardia e Calabria, Boccassini: ”Ormai la corruzione è sistema”

È attesa anche, nei prossimi giorni, la decisione del gip del Tribunale di Monza, subordinata ad interrogatorio di garanzia, sull’interdizione dai pubblici uffici o servizi chiesta dalla procura per Mariani. “Sono ventiquattro anni che sono seduto in Consiglio comunale, come assessore, come consigliere comunale e poi dieci anni da sindaco e due anni e qualche mese da vicesindaco – ha detto Mariani dal palco di Albiate – la Lega senza se e senza ma è per la lotta all’ndrangheta, quando ho visto che qualcosa non andava ho fatto degli esposti”. Poi Mariani ha aggiunto: “Da qui in avanti, con quello che sta uscendo sulla stampa, verremo additati come mafiosi, tutto quello che noi non siamo. Per questo tutto il nostro gruppo ha deciso di dare le dimissioni”, ha concluso il vicesindaco.

Proprio sul ruolo del vicesindaco Mariani emergerebbero altri dettagli dalle intercettazioni contenute nelle annotazioni dei carabinieri. In una telefonata dell’ottobre 2015 il costruttore Antonino Lugarà, in carcere per corruzione e considerato vicino alla ‘ndrangheta, parla di Mazza con Stefano Gatti, consigliere (anche lui ai domiciliari), e quest’ultimo gli dice: “Lui c’ha il padrone…unico padrone…Giacinto Mariani”. In un’altra intercettazione un architetto dice che Mazza sarebbe “di fatto ‘guidato’ dal vice-sindaco Mariani”, definendolo una ‘pedina’.

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REAZIONE:TUTTI SAPEVANO……..,TUTTI ERANO IN “LARGA INTESA”.MADONNA CHE AMMUCHIATA!!!!!!!!


30 SETTEMBRE 2017:ATTACHI ACUSTICI,AVANTI CON L’EVACUAZIONE

-SU LA STAMPA:

La Stampa.it MONDO
SEZIONI
Washington svuota l’ambasciata Usa a Cuba
La decisione dopo gli attacchi acustici contro i diplomatici. I cittadini statunitensi saranno invitati a non fare viaggi sull’isola: c’è il rischio di altre azioni ostili

REUTERS
L’ambasciata degli Stati Uniti a L’Avana

Pubblicato il 29/09/2017
Ultima modifica il 29/09/2017 alle ore 17:20
Nuova tensione nei rapporti tra Stati Uniti e Cuba. Washington ha ordinato al 60% dello staff dell’ambasciata Usa a L’Avana di lasciare la sede di rappresentanza in seguito agli «attacchi acustici dei mesi scorsi» ai danni dei diplomatici a Cuba. Secondo quanto riferisce la Associated Press rimarrà soltanto il «personale di emergenza».

Nella misura che verrà annunciata dal dipartimento di Stato, gli Usa interrompono a scadenza indefinita il rilascio di visti a Cuba e fermano i viaggi di delegazioni ufficiali. Sarà inoltre diffusa una allerta ufficiale che invita i cittadini statunitensi a non recarsi sull’isola, paventando possibili “attacchi” negli hotel dell’isola che metterebbero a repentaglio la salute dei viaggiatori.

A inizio settembre diciannove diplomatici statunitensi che lavoravano all’ambasciata dell’Avana sono stati improvvisamente colpiti da perdita dell’udito, forti mal di testa, leggeri edema cerebrali, perdita dell’equilibrio e deficit cognitivo. Il Dipartimento di Stato sospetta che a causare queste gravi patologie sia un’arma sonica segreta, che viene usata contro i diplomatici nei pressi delle loro abitazioni. Washington ha protestato con il governo dell’Avana, ma senza accusarlo di essere responsabile, e il ministero dell’Interno cubano ha risposto che «Cuba non ha mai permesso né permetterà che il suo territorio venga usato per azioni contro diplomatici accreditati».
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30 SETTEMBRE 2017:NO ALLO IUS SOLI

-TITOLARE CORRIERE DELL SERA:
BASKET

Squadra di nati in Italia non può iscriversi al campionato: «Sono stranieri»
di Redazione online

Appello a Coni e Fip per garantire l’autorizzazione: «Non spezzate il sogno di questi giovani»

REAZIONE:UN BENE ALLA LEGA DI BASKET,LO IUS SOLI E’ TERRORISTICO
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2 OTTOBRE 2017:VITTORIA,FINITO IL SOGNO EUROPEISTA DELLA TURCHIA

-SU RT:

RT:
Erdogan: La UE “nos falló”, ya no necesitamos ser miembros del bloque comunitario
Publicado: 2 Oct 2017 | 03:47 GMT

Reuters
El mandatario turco aclaró que no abandonará de forma unilateral las estancadas negociaciones para su membresía, que comenzaron hace 12 años.
El presidente de Turquía, Recep Tayyip Erdogan, acusó este domingo a la Unión Europea (UE) de haberle “fallado a su país para combatir al terrorismo” y señaló que Ankara ya no necesita la membresía para ingresar al bloque comunitario.

En concreto, en un discurso ante el Parlamento, turco Erdogan culpó a la UE de otorgar refugio a quienes intentan socavar su Gobierno, entre ellos los llamados ‘gulens’ y kurdos, quienes buscan independizarse de Turquía. No obstante, el presidente aclaró que no abandonará de forma unilateral las estancadas negociaciones para su membresía, que comenzaron hace 12 años.

“Para ser sincero, ya no necesitamos la membresía de la UE. Pero no seremos el lado que se rinda”, dejo Erdogan, al tiempo que insistió que “Turquía está lista para convertirse en parte del bloque, pero solo como parte constitutiva”, informó la agencia Reuters.

El mandatario turco señaló que si la UE “va a dar un paso adelante, hay solo una forma. Y es otorgándole a Turquía la membresía y comenzar una acción de crecimiento cultural y económico”.

Las negociaciones, que empezaron en el 2005, se habían estancado ante la preocupación de dar la bienvenida al que sería el país más poblado de la UE en la década, uno de los más pobres y el único de mayoría musulmana.

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REAZIONE:IN REALTA LA POSSIBILITA DI INGRESSO ALL’UE NONN E’ MAI STATA VICINA MA LE LUNGHE E GRAVI CONTRADIZIONI DEL REGIME DI ERDOGAN NEI CONFRONTI DEL. TERRORISMO SELLÓ STATO ISLAMICO,

PARTICOLARMENTE IL SUO AMBIGUO RUOLO NEGLI SPOSTAMENTI DEI FOREIGN  FIGHTER DA E VERSO OCCIDENTE,LE POLEMICHE CON LA GERMANIA,BELGICA ES ALTRI PAESI DI IMMIGRAZIONE TURCA,E LE DIFFERENZE CON TRUMP SULLA SUA POSIZIONE DI FRONTE AL RUOLO KURDO NELLA LOTTA ALL’IS,FINIRONO PER MINARE LA SUA POSIZIONE NON SOLO DI FRONTE ALL’UE,MA ANCHE METTENDO IN DUBBIO LA APPARTENENZA ALLA OTAN,E LA RELAZIONE CON USA,INSOMMA ERDOGAN FINI PER SAGANCIARSI DI OCCIDENTE,E’ RIMASTO ISOLATO.LE PROTESTE DI MASSA E LE MOBILITAZIONI MILITARI NON SONO RIUSCITI A FARLO CADERE MA QUESTO ISOLAMENTI HA,SE NON LO STESSO EFETTO UNO PIU PROFONDO E DETERRENTE,FUORI DA EUROPA,FUORI DA USA E FUORI DI OCCIDENTE.

E ANCHE LA MERKEL HA PAGATO IL PREZZO POICHE HA ALIMENTATO NON SOLO LA SPERANZA DI INGRESSARE NELL’UE MA CEDUTO AI RECATTI ECONOMICI DI ERDOGAN PER ARGINARE LO SPOSTAMENTO DE FOREGN FIGHTER EI REFUGIATI DELLA ROTTA BALCANICA.

E MOLTO PIU DI QUANTO AUGURAVANO QUESTE PAGINE,E ALLA MERKEL CONSIGLIO PIU PRUDENZA NELL’ASSECONDARE I RICATTI TURCHI,INAUGURATI DALLA LEGA NORD:IL POPOLO TEDESCO LA HA PUNITO.

-APPENDICE:

-SULLO STESSO SITO:

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Erdogan sconfina gli Stati Uniti per “armare i terroristi” dopo che Washington annulla 1,2 milioni di dollari di armamenti alla Turchia

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Data pubblicazione 19 set, 2017 16:23
Ora modificato: 20 set, 2017 11:42


Presidente Turco Tayyip Erdogan © Osman Orsal / Reuters
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Il presidente turco Recep Tayyip Erdogan ha risposto alla decisione di Washington di annullare un contratto di armi da 1,2 milioni di dollari per le sue guardie di sicurezza accusando la Casa Bianca di scegliere invece di fornire armi ai terroristi in Siria.
In un’intervista a PBS lunedì, Erdogan ha riferito ai kurdi siriani come “terroristi”, dicendo “abbiamo bisogno di combattere questi terroristi con gli Stati Uniti”


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© Amerika’nın Sesi

Gli Stati Uniti annullano 1.2 milioni di dollari di armi con le guardie turche in risposta a un violento scontro con i manifestanti

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“Se non siamo in grado di acquisire quelle armi dagli Stati Uniti, perché sta dando queste armi ai terroristi? È una domanda che chiediamo ai nostri amici negli Stati Uniti e quando queste domande non vengono risposte,non ci sentiamo mi dispiace, come partner strategici degli Stati Uniti “, ha proseguito.

Erdogan stava riferendo alla decisione di Washington di dare armi ai kurdi siriani che combattono lo stato islamico (IS, ex ISIS / ISIL), un passo che la Casa Bianca ritiene fondamentale per cogliere l’ultima ronca forte di Raqqa.

L’annuncio per armi dei kurdi siriani è arrivato a maggio, quando il Dipartimento della Difesa degli Stati Uniti ha detto che avrebbe fornito loro armi leggere, mitragliatrici, veicoli blindati e altre attrezzature militari.

Gli Stati Uniti hanno riferito che hanno detto a Ankara che si aspetta che il ritorno delle armi concesso alle unità di protezione del popolo kurdo (YPG) dopo CHE l’IS sia distrutto e il segretario alla Difesa James Mattis ha anche promesso di dare alla Turchia un elenco delle armi fornite alla milizia.

Tuttavia, il giornalista investigativo Rick Sterling ha dichiarato ad RT di giugno che tale risultato è estremamente improbabile, dato i tentativi falliti di riprendere le armi in Afghanistan e in Libia.

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La Turchia conferma il deposito di sistemi missilistici S-400 russi di ultima generazione
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La dichiarazione di lunedì di Erdogan è venuta solo un giorno dopo che AP ha riferito che gli Stati Uniti stanno uscendo da un accordo importante che avrebbe visto il governo turco acquistare 1,2 milioni di dollari in armi, tra cui centinaia di pistole semi-automatiche e munizioni.
La decisione di allontanarsi dall’accordo è arrivata dopo che le guardie del corpo di Erdogan hanno violentemente attaccato i manifestanti pro-curdi durante la visita del presidente turco a Washington nel mese di maggio.

L’incidente, che si è svolto all’esterno della casa dell’ambasciatore turco a Washington quando  Erdogan stava visitando, ha portato a 19 persone accusate da una grande giuria per attaccare i manifestanti pacifici. Di questi, 15 sono stati identificati come funzionari turchi di sicurezza.

La conferma ufficiale dell’operazione annullata è venuta quando entrambi i presidenti degli Stati Uniti Donald Trump e Erdogan sono arrivati ​​a New York per l’assemblea generale annuale dell’ONU che si riunisce lunedì. Sia i legislatori repubblicani che democratici hanno chiesto ulteriori precauzioni per garantire che non vi sia un altro incidente violento da parte del personale turco durante l’evento.

https:.rt.com/news/403830-erdogan-us-terrorists-arms/

4 OTTOBRE 2017:CERBATANA?

-SU LA STAMPA:

TORINO
SEZIONI
EDIZIONI
L’ultima follia metropolitana: maxi aghi sparati sui passanti
I colpi esplosi da un’auto in corsa: presi di mira e feriti i pedoni

Per qualche ora si è temuto che «i proiettili» fossero infetti in quanto magari adoperati da tossici e poi riciclati in un gioco folle e senza senso

Pubblicato il 04/10/2017
Ultima modifica il 04/10/2017 alle ore 20:56
LODOVICO POLETTO
TORINO
Dicono che l’auto sfrecciasse vicinissima ai pedoni. Quasi come se chi era al volante cercasse di prendere meglio la mira. E dicono anche che gli occupanti fossero più di uno: «Ma quanti, con certezza, nessuno ha saputo dirlo». Di certo volevano far male: per scherzo, o per chissà quale folle gioco si erano messi in testa. «Ma con un sistema simile avrebbero potuto provocare lesioni molto serie» dicono adesso all’ospedale Martini.
Questa è la storia di una ennesima follia metropolitana, del tutto simile alla moda dei pugni in faccia tirati a passanti caso. Quella che, nell’autunno di due anni fa, sembrava imperversare in tutta la penisola. Allora l’avevano chiamata knockout-out game: ovvero mandare al tappeto qualcuno con un solo pugno, potentissimo e inaspettato. I Mike Tyson della strada erano – il più delle volte – ragazzini. Adesso invece – e se si tratta di uno scherzo o una moda da bulli – è tutto più serio. E c’è anche chi dice che, forse, nasconde qualcosa di diverso.

Aghi sui passanti a Torino, gli abitanti del quartiere: “La notte si ha paura”

GLI ASSALTI
Intanto gli episodi. La scorsa settimana cinque persone sono rimaste ferite da «proiettili» sparati da un’auto di passaggio. Non colpi di pistola, oppure pallini lanciati con un fucile ad aria compressa, ma aghi lunghi una decina di centimetri. Molto simili agli «Sprotte» quelli che vengono utilizzati negli ospedali per le iniezioni peridurali. Sono stati tutti colpiti in zona San Paolo: area semicentrale, da qualche tempo in sofferenza per i problemi legati ad una sempre più massiccia presenza di disagio sociale.
Ecco, su queste strade si sono verificati gli «assalti» con l’auto vista sfrecciare accanto ai marciapiedi, come se il conducente cercasse di avvicinarsi il più possibile alle potenziali vittime.
I feriti non sono gravi: l’ago non può provocare lesioni preoccupanti. Ma avrebbe potuto centrare gli occhi: «In questo caso, spiegano i medici, i guai sarebbero stati decisamente più seri».
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LEGGI ANCHE: Torino rischia di perdere i finanziamenti per la seconda linea della metropolitana
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LA PAURA DEL CONTAGIO
Risultato: la notte degli spari in strada il centralino del 112 – il numero unico dell’emergenza – è stato preso d’assalto. E il pronto soccorso pure. Per le ferite? Non soltanto. La vera ragione è che quasi tutti hanno temuto fossero aghi infetti. Ecco: questo è ciò ha spaventato di più le vittime. Che ha fatto gridare alla presenza di un «untore», per lucida follia, oppure per scherzo. E che ha – ovviamente – messo stato in allarme gli ospedali. Le analisi di laboratorio hanno però escluso questo pericolo: restano soltanto le ferite: «Non preoccupanti». Sebbene ci sia chi insiste che è soltanto per un puro caso se è andata così, perché chi ha «sparato» gli aghi ha dovuto attrezzarsi.

LA SPARACHIODI
Con cosa? Nessuno, probabilmente, lo saprà mai. Ma, per lanciare oggetti di pochissimi grammi, con così tanta precisione e facendoli diventare dei proiettili in grado di fare male, non bastano le mani. Le possibilità sono due. La prima è che sia stata adoperata una pistola ad aria compressa: facile da usare e da reperire. Ma in ballo c’è anche un attrezzo decisamente più sofisticato e pericoloso. Ovvero una pistola sparachiodi a gas, magari modificata con un pezzo di tubo attaccato all’uscita: «In modo da imprimere un maggiore stabilità e direzione certa agli aghi».
Ecco, la storia è tutta qua. I feriti sono stati visitati e medicati, e immediatamente dimessi. L’auto con i folli a bordo non ha più colpito. Ma negli ospedali se ne parla con gran preoccupazione: «Perché potevano essere aghi usati da tossici e poi riciclati come proiettili». Teorie senza riscontro. Sperando che l’auto dei folli non  ricompaia più.

http:.lastampa.it/2017/10/04/cronaca/lultima-follia-metropolitana-maxi-aghi-sparati-sui-passanti-fRp0hukhVRQxOvqitBek5L/pagina.html

-REAZIONE;

4 OTTOBRE 2017:SERVA TANA?(NELL’ISOLA ITALIANA DI SICILIA TRATTANO MALE I RUSSI)

-SU LA STAMPA:

SEZIONI
Giovane russa schiavizzata e costretta al velo islamico da sedicente italiano convertito


È accaduto nel catanese, l’uomo è stato arrestato

Pubblicato il 04/10/2017
Ultima modifica il 04/10/2017 alle ore 21:30
Siciliano, forse anche particolarmente geloso, diceva di essersi convertito all’Islam e così si presentava sempre come originario del Marocco e diceva di chiamarsi Yussuf. In realtà è italiano e si chiama Giuseppe D’Ignoti, 31 anni. La Digos della questura lo ha arrestato su ordinanza di custodia cautelare per riduzione in schiavitù, violenza sessuale continuata, sequestro di persona, maltrattamenti e lesioni personali gravissime – tutti aggravati dalla crudeltà e dai futili motivi – commessi nei confronti della donna con cui aveva convissuto dallo scorso mese di aprile al 20 settembre. La vittima, di nazionalità russa, era costretta a indossare il velo islamico, a pregare insieme all’uomo e a visionare vari video in cui erano riprese uccisioni commesse da uomini arabi in divisa nera e verde a prigionieri occidentali, uccisi perché ritenuti «infedeli». Allo scopo di farle odiare il popolo italiano, la obbligava a non andare in giro come le donne occidentali perché la conversione all’Islam di una donna con capelli biondi e occhi chiari gli avrebbe fatto acquisire prestigio nei confronti degli altri islamici.

La donna era da tempo residente in Italia in un piccolo paese della Lombardia e, come descritto nella dettagliata denuncia sporta presso la Squadra mobile di Torino, aveva conosciuto il suo aguzzino sul finire del 2016, su un gruppo aperto di WhatsApp. Dopo essersene invaghita, tanto da lasciare il paese in cui viveva, la donna, lo scorso mese di aprile, ha raggiunto a Catania, ma dopo un breve periodo di serenità, la convivenza è diventata un calvario: nel corso dei mesi si sono susseguite gravissime violenze a sfondo sessuale, sevizie fisiche e psicologiche e prevaricazioni. Molte le minacce di morte, per sé e i per i propri familiari, di cui era fatta oggetto la donna che spesso era costretta a non uscire di casa e a subire aggressioni, nel corso delle quali ha anche riportato lesioni gravissime, tanto da essere costretta a far ricorso alle cure dei sanitari, sempre alla presenza costante dell’uomo il quale la costringeva a fornire versioni false.

La vittima, dopo l’ennesima aggressione, è riuscita a fuggire proprio mentre si trovava ricoverata presso un ospedale catanese. Da lì ha iniziato un lungo viaggio in treno, passando per Paterno’, Napoli per poi giungere a Torino dove, lo scorso 22 settembre, ha sporto una denuncia dettagliata dei fatti subiti al personale della Squadra Mobile della Questura. L’indagine della Digos di Catania guidata dal neo dirigente Marica Scacco ha permesso l’arresto dell’uomo. Giuseppe D’Ignoti era già stato condannato per il reato di violenza sessuale, lesioni e maltrattamenti nei confronti dell’ex moglie e aveva scontato la pena in carcere dal 2010 al 2015. La vittima è stata posta in una località protetta

http:.lastampa.it/2017/10/04/italia/cronache/giovane-russa-schiavizzata-e-costretta-al-velo-islamico-da-sedicente-italiano-convertito-O8ECWHjrZX0H10kPZFf8NP/pagina.html

4 OTTOBRE 2017:NELL’ISOLA CENTROAMERICANA DI CUBA TRATTANO MALE I NORDAMERICANI

-SU LA STAMPA:

Attacchi acustici” a cittadini Usa, ira di Trump su Cuba: espulsi 15 diplomatici da Washington


AP

Pubblicato il 03/10/2017
Ultima modifica il 03/10/2017 alle ore 20:19
Nuova escalation nella crisi diplomatica tra gli Stati Uniti e Cuba. Un altro cittadino americano è rimasto ferito in seguito ai misteriosi “attacchi acustici” nell’isola caraibica, portando a 22 il numero delle vittime, quasi tutti diplomatici e personale del Dipartimento di stato. La notizia ha scatenato l’ira del presidente Donald Trump e una reazione immediata da parte dell’amministrazione Usa, che ha deciso l’espulsione di 15 diplomatici cubani dell’ambasciata a Washington. Di fatto una “rappresaglia” comunicata telefonicamente all’ambasciatore dell’Avana nella capitale statunitense. I membri del suo staff espulsi – gli è stato riferito – dovranno lasciare il Paese entro sette giorni. «La decisione è stata presa poiché Cuba non ha adottato le misure necessarie per proteggere i nostri diplomatici, in conformità agli obblighi della Convenzione di Vienna», ha fatto sapere il Dipartimento di Stato in una nota, precisando che l’ordine «garantirà l’equità nelle rispettive operazioni».
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LEGGI ANCHE Il giallo degli attacchi acustici a Cuba
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«Continuiamo a mantenere relazioni diplomatiche con l’Avana e a cooperare mentre portiamo avanti l’inchiesta su questi attacchi», ha precisato Foggy Bottom, anche se la mossa rappresenta una ulteriore e pericolosa impennata delle tensioni dopo il disgelo fortemente voluto da Barack Obama. Disgelo ora frenato da Donald Trump. «Non attribuiamo alcuna colpa», ha poi spiegato ai media statunitensi un funzionario del Dipartimento di Stato, ribadendo che le espulsioni mirano a «far capire ai cubani che devono fare di più per proteggere la nostra gente sul territorio».

L’obiettivo è poi quello di costringere Cuba a lavorare in emergenza a Washington, dopo che gli Usa la scorsa settimana hanno ridotto drasticamente (del 60%), il personale del Dipartimento di stato nell’isola caraibica. L’amministrazione Trump chiede quindi a Cuba di assicurare la cessazione degli “attacchi acustici”, e solo allora la situazione potrà tornare alla normalità. Di fatto ad oggi nessuno è stato in grado risolvere il mistero sui “disturbi” accusati da diplomatici americani di stanza a Cuba, tra cui problemi all’udito, alla vista e capogiri. Fin da subito le spiegazioni sono state inquadrate in due filoni: da una parte l’ipotesi dell’uso di non meglio specificate “armi acustiche”, dall’altra la possibilità che si sia trattato di un tentativo di sorveglianza la cui tecnologia è sfuggita di mano
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http:.lastampa.it/2017/10/03/esteri/attacchi-acustici-a-cittadini-usa-ira-di-trump-su-cuba-espulsi-diplomatici-da-washington-3Ftq8eFCCdNKBHVh5zAhXO/pagina.html

5 OTTOBRE 2017:RAZIONALIZAZIONE METROPOLITANA DELL’ ILE-DE-FRANCE

-SU LE MONDE:

Publié À 06h41
Comment Macron veut remodeler l’Ile-de-France

Le chef de l’Etat souhaite fusionner les trois départements de la petite couronne (Hauts-de-Seine, Val-de-Marne et Seine-Saint-Denis) avec la Métropole du Grand Paris.
Par BÉATRICE JÉRÔME
Temps de lecture : 4 min
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EXTRAIT
Pour relancer la croissance française, Emmanuel Macron compte sur les métropoles. Et, en priorité, sur celle du Grand Paris. Mais, pour les 7 millions d’habitants qui vivent dans ses 131 communes, cette structure territoriale créée en janvier 2016 reste un objet non identifié. La plupart de ses élus et des acteurs privés y voient bien plus une usine à gaz institutionnelle qu’un instrument de décision efficace pour stimuler l’attractivité de la région Ile-de-France

« Si nous voulons que le Grand Paris réussisse à l’échelle de la compétition internationale, nous avons besoin de simplifier drastiquement les structures », affirmait Emmanuel Macron, le 17 juillet, lors de la première Conférence nationale des territoires de son quinquennat. En campagne, le candidat avait été plus précis : « Là où il y a métropole, les départements ont vocation à disparaître », avait-il expliqué dans un entretien à la revue Grand Paris Développement, au printemps 2017, estimant qu’il fallait « limiter les couches du mille-feuille territorial en réduisant les strates qui enchevêtrent les compétences et multiplient les coûts ».

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http:mobile.lemonde.fr/politique/article/2017/10/05/comment-macron-veut-remodeler-l-ile-de-france_5196559_823448.html

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-IL GIORNO DOPO:

-SU LA STAMPA;

Caccia agli sparatori di aghi che colpiscono i passanti: a Torino un giallo senza precedenti
L’auto potrebbe essere stata filmata dagli impianti di sorveglianza

Sono cinque le persone ferite a distanza ravvicinata,usando molto probabilmente una balestra

Pubblicato il 05/10/2017
Ultima modifica il 05/10/2017 alle ore 14:16
LODOVICO POLETTO
TORINO
Piazza Rivoli. Via Nicola Fabrizi. Corso Tassoni. Ricostruire l’esatto tragitto dell’auto da cui sono stati sparati gli aghi d’acciaio da 10 centimetri contro i passanti è soltanto uno dei tanti problemi che gli investigatori della Squadra mobile hanno in questi giorni. Ma farlo è fondamentale, perché magari l’auto dei folli sparatori che la sera di lunedì 25 settembre hanno ferito 5 persone con aghi d’acciaio lunghi dieci centimetri – e sparati da un’auto in corsa – potrebbe essere stata intercettata da telecamere di sorveglianza. E allora il più sarebbe fatto. E la polizia potrebbe arrivare agli «sparatori» molto rapidamente.

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LEGGI ANCHE A Torino caccia alla banda che spara aghi dall’auto in corsa

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Ma dare un’ordine preciso agli eventi sembra essere molto complicato. Perché – al momento – nessuno dei feriti sembra aver notato dettagli che possano imprimere una svolta vera. E chi ha sparato – ancora esattamente con cosa non si sa – ha colpito alle spalle. E poi si è allontano rapidamente. Come un fantasma.

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LEGGI ANCHE Aghi sparati sui passanti: “Sono stato colpito: un dolore fortissimo, e un ago da dieci centimetri nella pelle”

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TRE IPOTESI
Intanto gli atti di questa storia sono arrivati tutti sul tavolo del pm Nicoletta Quaglino. Si procede per lesioni. Con l’utilizzo di un’arma. Ma quale non è ancora chiaro. In ballo ci sono almeno tre ipotesi. La prima: potrebbe essere stata adoperata una pistola ad aria compressa, in grado di scagliare lontano gli aghi – che sebbene lunghi una decina di centimetri non sono quelli adoperati per le epidurali – e con la forza sufficiente per conficcarsi nella carne, bucando i vestiti. La seconda ipotesi è che sia stata adoperata uan piccola balestra, e che i proiettili siano «aghi da caccia» utilizzati contro i piccoli animali. C’è poi una terza possibilità: in vendita libera – anche sul web – ci sono cerbottane dotate di mirino, anch’essere utilizzate per la caccia. Stabili nel tiro, richiedono però una certa dimestichezza nell’uso. E una grande forza per soffiare il «proiettile».

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VIDEO

Aghi sui passanti a Torino, gli abitanti del quartiere: “La notte si ha paura”

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SAN DONATO
C’è, infine, un’ultima ipotesi che, però, in queste ore sembra perdere forza, ed è quelle che i folli sparatori di piazza Rivoli abbiano adoperato una «sparachiodi a gas»: uno strumento di lavoro, utilizzatissimo nei cantieri per «sparare» chiodi d’acciao nel cemento e in altri materiali particolarmente duri. Perde forza, si diceva, perchè non è così semplice da adoperare e tantomeno da nascondere. Sebbene comprala sia un gioco da ragazzi, nonostante il , che supera i 300 euro. Ecco, la storia è tutta qui. E i folli del quartiere San Donato – da lunedì 25 settembre – sembrano essere scomparsi. Che si tratti soltanto di una pausa dopo quella serata di follia, oppure di paura di essere rintracciati questo non si può sapere. Ma nel quartiere se ne parla. Nei bar se ne discute e c’è chi sui social arriva a scrivere, con una certa enfasi: «C’è da avere paura andare in giro di sera nelle nostre strade». E c’è chi invita alla calma: «Saranno ragazzi annoiati alla ricerca di emozioni per una serata». Già, ragazzi annoiati. Come quelli che lanciavano pietre dai cavalcavia. Quelli che 21 anni fa, a Tortona, uccisero una donna.
Licenza Creative Commons
Alcuni diritti riservti

http:.lastampa.it/2017/10/05/cronaca/caccia-agli-sparatori-di-aghi-un-aiuto-dalle-telecamere-kRXluqhKJr9nJQm2mfyJFN/pagina.html

8 OTTOBRE 2017:BRASILE CAMPIONE OLIMPICO……..DELLA CORRUZIONE

-SU MERCOPRESS(ATLANTICO SUD)

Giochi olimpici di Rio 2016, un altro cane di vermi, … e di corruzione olimpica
Mercoledì 6 settembre 2017 – 07:01 UTC

Le divulgazioni sono venute quando la polizia di Rio de Janeiro ha sconvolto la casa del presidente Carlos Nuzman del Comitato Olimpico Brasiliano.


In Francia, un’indagine di 2 anni sulla corruzione nello sport è nata prima con l’arresto a novembre 2015 di Diack.

Dopo i Giochi del Rio, il presidente del CIO Thomas Bach ha assegnato a Nuzman il “Ordine Olimpico”, dato a coloro che hanno fatto straordinari contributi alle Olimpiadi.

Il sindaco di Rio Rio Eduardo Paes è stato indagato per aver accettato almeno 5 milioni di dollari di pagamenti per facilitare i progetti di costruzione legati ai giochi.
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Le autorità brasiliane e francesi hanno detto martedì che hanno scoperto un programma internazionale di corruzione volto ad acquistare voti per l’assegnazione delle Olimpiadi del 2016. È l’ultima affermazione a offuscare l’eredità dei Giochi DI Rio, le prime Olimpiadi in Sud America.

Le divulgazioni sono venute quando la polizia di Rio de Janeiro ha sconvolto la casa del presidente Carlos Nuzman del Comitato Olimpico brasiliano. Essi sono emersi con valigie, documenti e un computer. La polizia ha dichiarato che erano stati rilasciati mandati di detenzione per Nuzman e un socio, l’uomo d’affari Arthur Cesar de Menezes Soares Filho, che le autorità credono di essere a Miami.

Nuzman lasciò la sua casa accompagnato dal suo avvocato e poi apparve in una stazione di polizia per interrogarsi. Ha lasciato poche ore dopo senza commentare. L’avvocato Sergio Mazzillo ha detto che il suo cliente collaborerebbe ma “non commesse alcuna irregolarità”.

“Purtroppo, questo ha creato uno spettacolo multimediale”, ha detto Mazzillo.

In totale, sono stati rilasciati undici mandati di detenzione per le persone in Brasile e in Francia in quello che la polizia ha definito “Operation Unfair Play”.

In una conferenza stampa, i ricercatori hanno dichiarato che Nuzman, membro onorario del Comitato Olimpico Internazionale, è stato un giocatore centrale nell’acquisto di voti per l’offerta olimpica di Rio nel 2009.

Nuzman ha riunito Soares Filho e Lamine Diack, ex capo del corpo direttivo del campo di atletica che era allora un membro del voto del COC, secondo le autorità. La società di Soares Filho, Matlock Capital Group, ha pagato Diack US $ 2 milioni in un conto del figlio di Diack, Papa Massata Diack. Le autorità hanno dichiarato di avere una documentazione “sostanziale” dei pagamenti effettuati attraverso i conti caraibici.

Molte società di costruzioni e concessioni avrebbero potuto guadagnare portando i giochi a Rio, ha detto il procuratore Fabiana Schneider. Ha detto che la “organizzazione criminale” di Sergio Cabral, ex governatore di Rio de Janeiro, che è stato imprigionato in una diversa condanna contro la corruzione, ha guidato lo schema.

“I Giochi Olimpici sono stati utilizzati come un grande trampolino per atti di corruzione”, ha detto Schneider.

Il CIO ha detto di aver “appreso queste circostanze dai media e sta facendo ogni sforzo per ottenere le informazioni complete”.

Il 75enne Nuzman è stato un membro del CIO per 12 anni e una delle figure più importanti nel portare i giochi a Rio. Fa parte della Commissione di coordinamento dei Giochi di Tokyo del 2020, che consiglia agli organizzatori di gestire l’evento.

Subito dopo i Giochi del Rio, il presidente del CIO Thomas Bach assegnò a Nuzman il “Ordine Olimpico”, dato a coloro che hanno fatto straordinari contributi alle Olimpiadi.

Chicago, Madrid, Tokyo e Rio sono stati candidati alle Olimpiadi del 2016. Il voto è stato tenuto nel 2009 a Copenaghen, in Danimarca, con Rio sconfiggendo Madrid 66-32. Chicago, visto come avente le migliori offerte e la maggior parte delle attrezzature pronte per andare, è stato eliminato nel primo turno di voto.

Le autorità hanno affermato di poter confermare solo l’acquisto del voto di Diack, ma anche ciò avrebbe potuto avere un’ampia influenza perché le delegazioni tendono a votare in blocchi. Diack è del Senegal.

“Questo è abbastanza dannoso” al CIO, ha detto Andrew Zimbalist, un economista che ha recentemente scritto un libro sul fallout dalle Olimpiadi di Rio. “Il CIO ha cercato di salutare Rio nel mese di agosto del 2016, ma le questioni derivanti dai 20 miliardi di dollari, oltre alla stravaganza, non andranno via”.

In Francia, un’indagine di 2 anni sulla corruzione nello sport è nata prima con l’arresto a novembre 2015 di Diack. I francesi stanno esaminando lfaffermazioni che Diack, figlio diPapa Massata Diack e altri sono stati coinvolti nel ricattare gli atleti e coprire i test di droga falliti.

L’ufficio di procuratore finanziario francese, che sta conducendo le indagini, ha dichiarato martedì le sue indagini hanno “scoperto l’esistenza di un sistema di corruzione su vasta scala organizzato intorno a Papa Massata Diack”. Ha anche detto che la sua prova indica i voti dei membri del IOC e gli organi della pista dominante sono stati “negoziati contro il pagamento per ottenere diritti di hosting città per i più grandi concorsi sportivi globali”.

Dato che i Giochi Rio si sono conclusi un anno fa, c’è stato un costante flusso di accuse che circondano l’assegnazione di progetti di costruzione.

L’ex sindaco di Rio de Janeiro Eduardo Paes sta investigando per aver presumibilmente accettato almeno 15 milioni di diritti reali (5 milioni di dollari USA) nei pagamenti per facilitare i progetti di costruzione legati ai giochi.

Paes, che ha negato l’ingiustizia, è una delle decine di politici principali implicati in un’indagine di corruzione giudiziaria in cui il gigante di costruzione Odebrecht ha pagato illegalmente miliardi per aiutare a vincere contratti.

Quando Rio è stato assegnato alle Olimpiadi, è stato ampiamente celebrato come un segno che il Brasile, la nazione più grande dell’America Latina, è finalmente arrivata sul palcoscenico mondiale. Durante la cerimonia di chiusura, Bach disse che la promessa era stata realizzata.

“Questi Giochi Olimpici stanno lasciando un’eredità unica per le generazioni future”, ha detto al famoso Stadio Maracana. “La storia parlerà di un Rio de Janeiro prima e di un Rio de Janeiro molto meglio dopo i Giochi Olimpici”.

http:en.mercopress.com/2017/09/06/rio-2016-olympic-games-another-can-of-worms-.and-of-olympic-corruption

REAZIONE:IN BRASILE CALCIO E POLITICA SONO INSEPARABILI.IL GOVERNO ROUSSEF HA ORGANIZZATO IL MONDIALE DI CALCIO SCORSO,IMPENSABILE CHE BRASILE NON LO  VINCESSI,E INVECE E’ STATO UMILIATO DAL CALCIO EUROPEO CON, QUI MANTIENE UNA STRETTA CORSA,PERDENDO LA FINALE PER 7-0 IN MANO DELLA GERMANIA.E CON BRASILE E’ STATA UMILIATA ANCHE IL SUDAMERICA “A DOMICILIO”IN UN CONTESTO COSI IMPENSABILE CHE LA ROUSSEFF CONTINUASSI A GOVERNARE,IL CALCIO BRASILIANO NON TOLLERA UNA TALE FERITA NARCISISTICA:LA ROUSSEF HA CADUTO IN MEZZO AD UNA ENORME RETE DI  CORRUZIONE CHE COINVOLGEVA IL GOVERNO LULA-ROUSSEF E ANCHE IL CALCIO MONDIALE:TANGENTI PER APPALTI,PER AGIUDICAZIONE DI SEDI,RISULTATI TRUCCATI,LAVAGGIO DI DENARO,ECC.

HA ASSUNTO TEMER LA PRESIDENZA,BRASILE.ORGANIZZO I GIOCHI OLIMPICI E BRASILE FU CAMPIONE OLIMPICO DI CALCIO.ONORE RESTITUITO,SEMBRAVA TUTTO FINITO.E  INVECE LA STESSA CORRUZIONE CHE CORRODEVA LULA E IL CALCIO SI HA SCOPERTO NEL GOVERNO TEMER,MA TEMER E’ STATO SALVATO E NON HA  CADUTO ANCORA.DOPO TUTTO BRASILE RESTA CAMPIONE OLIMPICO DI CALCIO.MA. NON E’ TUTTO FINITO,ADESSO VIENE FUORI QUESTA CORRUZIONE ANCHE NEI GIOCHI OLIMPICI.CADRA TEMER?STAREMMO A VEDERE ,MA STA DI FATTO CHE LA SCOPERTA DELLA CORRUZIONE NEL CALCIO MONDIALE E OLIMPICO,NON HA PORTATO UN CASTIGO PROPORZIONALE AL GRADO DI CORRUZIONE,E INOLTRE NON SI HA TOCCATO I RISULTATI SPORTIVI,NE DEI DUE CAMPIONATI MONDIAL,NE NELL’OLIMPISMO(1):IL CALCIO CONTINUA FUORI CONTROLLO.

(1)E CE CHI VUOLE OMOLOGARE I GIOCHI OLIMPICI DI CALCIO A QUELLI MONDIALI.

9 OTTOBRE 2017:ERDOGAN,TURCO TERRORISTA?

-SU LA REPUBBLICA:

Turchia e Usa ai ferri corti, scoppia la “guerra dei visti”

Il presidente turco Recep Tayyip Erdogan

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Cresce la tensione tra Washington e Ankara: bloccati tutti i visti per i cittadini statunitensi, dopo un provvedimento analogo da parte degli Usa. Nuovo mandato d’arresto per un dipendente del consolato Usa a Istanbul. Contraccolpi pesanti su lira turca e borsa di Istanbul.
dal nostro corrispondente MARCO ANSALDO
09 Ottobre 2017

ISTANBUL – Un nuovo confronto, la “guerra dei visti”, avvelena i già non facili rapporti fra Stati Uniti e Turchia. L’ambasciata di Ankara a Washington ha annunciato che interromperà il rilascio dei visti ai cittadini americani, eccetto per quelli di immigrazione, come rappresaglia per un’analoga misura presa dagli Usa. E all’improvviso il presidente turco Recep Tayyip Erdogan ha annullato una conferenza stampa già prevista all’aeroporto Ataturk di Istanbul, da cui è partito in viaggio per una visita in Ucraina e Serbia. Una decisione probabilmente legata alla necessità di definire una strategia per affrontare questa nuova grave crisi diplomatica che si rischia di aggravarsi ulteriormente dopo l’emissione, da parte delle autorità turche, di un nuovo mandato d’arresto, il secondo in pochi giorni, per un dipendente del consolato Usa a Istanbul.

Le ripercussioni sulla lira turca e la borsa di Istanbul sono pesanti. Tutto parte dalla mancata consegna da parte degli Stati Uniti dell’imam Fethullah Gulen, il predicatore accusato dal presidente turco Recep Tayyip Erdogan di essere la mente del fallito golpe del 15 luglio 2016. Gli Usa hanno affermato più volte che, nonostante la mole di documenti inviati da Ankara, a loro dire “non ci sono le prove” del suo coinvolgimento nel putsch. E che dunque mancano le basi per l’estradizione. Nei mesi passati, in diverse città turche si sono svolte manifestazioni a favore del provvedimento, mentre la gente in piazza sventolava la forca bruciando manichini di Gulen e chiedendo il ripristino della pena di morte (abolita nel 2004 in vista dell’ingresso dell’Unione Europea), misura invece vista con favore adesso dal capo dello Stato.

La decisione americana di interrompere il rilascio dei visti era stata presa domenica in risposta all’arresto, la settimana scorsa, di un impiegato turco dell’ambasciata americana, Metin Topuz, accusato da Ankara di legami con il predicatore. Gulen, un tempo sodale di Erdogan e poi entrato con lui in contrasto, vive in autoesilio in Pennsylvania dal 1999, e in ambienti turchi viene considerato l’ispiratore del tentato putsch con l’aiuto della Cia.

Lui ha sempre negato.

“Gli avvenimenti recenti hanno costretto il governo turco a rivalutare l’impegno del governo degli Stati Uniti a favore della sicurezza delle strutture e del personale della missione turca”, ha scritto su Twitter la sede istituzionale di Ankara a Washington, “per ridurre il numero di visitatori nelle nostre rappresentanze diplomatiche e consolari negli Stati Uniti nel corso di questa valutazione, abbiamo sospeso tutti i servizi di visto per i cittadini americani di tutte le rappresentanze diplomatiche e consolari”.

Durissima e veemente la reazione dell’ambasciatore Usa ad Ankara, John Bass, che ha parlato dell’arresto dell’impiegato turco nella sua sede diplomatica come di un “provvedimento privo di fondamento”. E ha aggiunto: “Sono profondamente turbato dal fatto che alcune persone del governo turco siano più interessate ad alzare polveroni attraverso media che imbastiscono processi mediatici, piuttosto che cercare giustizia dinanzi ad un giudice. Una logica che mi sembra più mirata alla ricerca della vendetta che della giustizia”.

Bass ha fatto queste affermazioni in una conferenza stampa convocata prima di lasciare Ankara per un nuovo incarico in Afghanistan. Un incontro a cui non sono stati invitati rappresentanti di media vicini al governo. “Ho voluto qui rappresentanti di media seri”, ha spiegato, “e se alcuni non sono stati invitati è perché non li ritengo organi di stampa, considerato che seguono un copione da fiction e non i principi etici del giornalismo”.

Solo due settimane fa, nella visita fatta da Erdogan a Washington, i rapporti fra Turchia e Stati Uniti sembravano tornati al sereno dopo gli otto anni di continue frizioni e incomprensioni tra il leader turco e l’allora presidente americano Barack Obama. Il capo dello Stato di Ankara aveva applaudito all’arrivo di Donald Trump alla Casa Bianca augurandosi un cambio di atteggiamento. Lo stesso Trump, incontrando Erdogan, aveva detto che il presidente turco “sta diventando un mio amico”.

A settembre Erdogan era arrivato a proporre uno scambio: ottenere indietro Gulen, offrendo al suo posto un pastore americano, Andrew Brunson, guida spirituale di una chiesa a Smirne, la città più multietnica e occidentale della Turchia, arrestato nell’ottobre del 2016, quindi quattro mesi dopo il fallito golpe. Il religioso è accusato, come decine di migliaia di persone incarcerate e licenziate dopo il tentato putsch, di appartenere agli ambienti gulenisti. Washington non ha però manifestato interesse alla proposta. E Ankara se l’è legata al dito.

“Mi aspettavo una sorta di allentamento della tensione”, commenta Murat Yurtbilir, specialista di Studi turchi e ottomani a Canberra, “ma non si risolve la questione più rilevate: il caso Gulen”. Il blocco dei visti alla Turchia mette adesso Ankara sulla stessa lista di Ciad, Iran, Libia, Corea del Nord, Siria, Venezuela e Yemen, tutti Paesi con restrizioni di viaggio da parte americana.

L’amministrazione Usa afferma che tra i visitatori provenienti da quelle nazioni potrebbero nascondersi dei terroristi. Conclude Yurtbilir: “La Turchia, che sta nel campo occidentale fin dagli anni Quaranta, si trova ora ammassata assieme ai quei Paesi? Siamo davvero al punto più basso delle relazioni fra Stati Uniti e Turchia”.
http:.repubblica.it/esteri/2017/10/09/news/turchia_usa_guerra_dei_visti_scontro_diplomatico_ankara_gullen-177770389/

9 OTTOBRE 2017:CARCERE A CHI MALTRATTA ANIMALI

-SU LA STAMPA:



Maltrattamenti di animali, pene più gravi nel Regno Unito: si rischiano cinque anni di prigione
La nuova legge è stata approvata dopo alcuni casi di cronaca

Pubblicato il 06/10/2017
Ultima modifica il 06/10/2017 alle ore 13:37
Nel Regno Unito chi maltratta gli animali rischia fino ai cinque anni di carcere. È quanto previsto dalla nuova legislazione che, rispetto al passato, aggrava la pena per questo reato. Prima si poteva essere condannati al massimo fino ai sei mesi di reclusione. Pene più gravi anche per chi organizza combattimenti fra animali.

La novità è una conseguenza diretta di alcuni fatti di cronaca, quando nei tribunali si era sottolineato come la pena prevista per gli abusi sugli animali fosse troppo leggera. Sei mesi di carcere erano sembrati troppo pochi, per esempio, per un uomo accusato di aver comprato alcuni cuccioli con l’unico scopo di maltrattarli, soffocarli e ucciderli a coltellate.

Michael Gove, segretario di Stato con delega all’ambiente, spiega che il provvedimento era indispensabile per combattere questo tipo di crudeltà. «Siamo una nazione di amanti degli animali – ha detto Gove – per questo dovevamo essere certi che ci fosse una legge che desse ai tribunali gli strumenti per punire in maniera più incisiva questi reati».

Soddisfatta anche la Rspca, organizzazione animalista attiva in Inghilterra da quasi due secoli, proprio per proteggere gli animali. «Ora sappiamo che ci saranno sentenze che riflettono la serietà di questo crimine», commenta David Bowles, membro della Rspca.

La legge inglese segue ora l’esempio di quanto già previsto in Irlanda del Nord e in Australia, dove la pena massima oper maltrattamenti degli animali era già di cinque anni. In Italia invece il reato, previsto dall’articolo 544 ter del Codice penale, è punito con la reclusione dai tre ai 18 mesi.

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http:.lastampa.it/2017/10/06/societa/lazampa/maltrattamenti-di-animali-pene-pi-gravi-nel-regno-unito-si-rischiano-cinque-anni-di-prigione-Ipup7gHjRaS4gvDHn7yjPI/pagina.html

FAITES INTERNES 1:CONTINUATION 343

21 SETTEMBRE 2017:IVANKA ALL’ONU CONTRO LE MODERNE FORME DI SCHIAVITU E. TRAFICO DI PERSONE

-SU HOLA:

IVANKA TRUMP SACA A RELUCIR SU LADO MÁS CHIC EN LAS NACIONES UNIDAS

La hija del presidente Donald Trump llevó una falda color camello y deslumbró en las calles de Nueva York

20 DE SEPTIEMBRE DE 2017 BY MARIANA CORNEJO
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Luego de demostrar hace un par de días que no tiene nada que envidiarle a las fashion influencers, Ivanka Trump volvió a demostrar por qué es un ícono de la moda en a ciudad de Nueva York. La hija del presidente Donald Trump atrajo miradas a su paso por las Naciones Unidas, a donde asistió el día de ayer con motivo del evento ‘A Call to Action to End Forced Labor, Modern Slavery and Human Trafficking’.

ivanka Trump sale de su departmento en Nueva York con rumbo a las Naciones Unidas. © Grosby Group

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Ivanka lució espectacular en un outfit serio pero muy trendy a la vez, compuesto de una falda color camello por debajo de las rodillas con detalles en lentejuelas negras, y un top negro cuello tortuga de mangas cortas. La empresaria accesorizó su look con unos pendientes largos con pedrería negra y unos tacones negros, y llevó el pelo recogido en un elegante moño. Ivanka es fiel muestra de que menos es más, y que pocos son los accesorios que se necesitan algunas veces para que el atuendo sea el protagonista del look final. Demostró también que está muy enterada de las últimas tendencias de moda, ya que los brillos y pedrerías estarán muy presentes en la siguiente temporada.


ivankissLa hija del presidente estuvo rodeada en todo momento por miembros del Servicio Secreto. © Grosby Group
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“Es un honor estar aquí hoy para discutir el importante trabajo que está haciendo cada país representado en esta sala”, dijo Ivanka durante la reunión en la ONU sobre el fin de la esclavitud y la trata de personas. “Gracias por ser los campeones en esta lucha global contra el mal. Pero también estamos aquí para reconocer nuestra necesidad colectiva de hacer más “.

http:us.hola.com/moda/201709209454/ivanka-trump-outfit-chic-naciones-unidas/

22 SETTEMBRE 2017:REGENI,ATTUALIZAZIONE

-SU LA STAMPA:

LaStampa.it MONDO
SEZIONI
L’Egitto accusa Regeni: “Quanto successo è colpa sua”
Fonti dei Paesi del Golfo rivelano i colloqui a margine dell’assemblea Onu Per il Cairo l’Italia sta esagerando: bisogna andare oltre e superare la crisi

ANSA
Una delle tante manifestazioni che in tutta Italia chiedono chiarezza sull’omicidio del dottorando Giulio Regeni

Pubblicato il 22/09/2017
PAOLO MASTROLILLI
INVIATO A NEW YORK
In pubblico gli egiziani promettono chiarezza sul caso Regeni, ma in privato fanno muro. Anche quando ne parlano con Paesi vicini, come l’Arabia Saudita, che sollecitano una soluzione nell’interesse dell’intera stabilità regionale.

Durante l’incontro di mercoledì con il premier Gentiloni, il presidente egiziano al Sisi ha ribadito «il massimo impegno nella ricerca della verità e la consegna dei responsabili alla giustizia», secondo quanto ha riportato la televisione al Arabiya. Quasi nelle stesse ore, però, gli egiziani hanno discusso il caso Regeni con i Paesi della regione, e secondo fonti molto autorevoli nell’area del Golfo Persico l’atteggiamento è stato esattamente opposto.

Il ragionamento fatto dagli alleati del Cairo, durante colloqui ad alto livello avvenuti a margine dell’Assemblea Generale dell’Onu, è stato chiaro: se c’è stato un errore – e noi non sappiamo se c’è stato – è venuto il momento di correggerlo. Gli errori possono capitare, in situazioni così tese, ma non devono essere trascinati al punto di compromettere le relazioni regionali, e dossier molto delicati come la stabilità della Libia, la Siria, l’emergenza migranti e la lotta al terrorismo. Quindi a questo punto sarebbe meglio fare chiarezza, scegliere la via della trasparenza, assumersi le proprie responsabilità e superare la crisi.

La risposta dei rappresentanti del governo egiziano, però, è stata di netta chiusura. La colpa – hanno detto – è di Regeni; il Cairo non ha fatto nulla di male, e gli italiani stanno esagerando la questione. Allora gli interlocutori amici hanno allargato le braccia, aggiungendo di sperare che si possa risolvere la questione.

Gli egiziani si erano comportati nella stessa maniera, quando a sollevare il problema era stato l’allora segretario di Stato americano Kerry. Il ministro degli Esteri Shoukry gli aveva risposto che Regeni era stato vittima di un gioco sessuale finito male, provocando uno scontro con il capo della diplomazia americana, che gli aveva replicato di possedere le prove della responsabilità del regime. Questo atteggiamento di totale chiusura si ripete adesso anche con Paesi amici e vicini, con una forte influenza sul Cairo e interessi comuni.

Le possibili spiegazioni sono diverse. La prima è che Al Sisi non aveva ordinato direttamente l’esecuzione di Regeni, ma aveva chiesto di dare un esempio agli stranieri che si immischiavano nelle vicende interne egiziane. Se questo collegamento con i massimi vertici dello stato fosse confermato, l’imbarazzo per il presidente sarebbe enorme. I suoi oppositori ritengono che un simile reato rientrerebbe in quelli perseguibili sulla base del «Magnitsky Act», la legge approvata nel 2012 dal Congresso americano per punire i funzionari russi responsabili della morte del fiscalista Sergei Magnitsky, mettendo al Sisi in una delicata posizione difensiva. La seconda è che il ministro degli Interni egiziano ha una forte capacità di influenzare, se non ricattare, lo stesso presidente. Quindi se anche Al Sisi decidesse di ascoltare i consigli dei Paesi amici, e chiudere la vicenda facendo chiarezza, verrebbe bloccato. L’elemento a favore dell’Italia è che ora anche i Paesi del Golfo più influenti si sono stancati di questa situazione, al punto da sollevarla durante gli incontri al massimo livello con i colleghi egiziani. Ciò potrebbe rendere insostenibile la linea del muro, nel prossimo futuro.

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http:.lastampa.it/2017/09/22/esteri/legitto-accusa-regeni-quanto-successo-colpa-sua-FeFge2amk3RgmXKP5LF3qN/pagina.html

23 SETTEMBRE 2017:ALLIEVATORI DI BESTIAME VERSUS VEGANISMO

-SU LE MONDE:

Le Monde
Publié À 13h44

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Eleveurs et végans, un dialogue impossible ?

La question d’une transition vers un mode de vie végan a partagé le public lors du débat organisé par Le Monde Festival.
Par SYLVIE BURNOUF

Conférence “Demain, tous vegan ?” avec Audrey Garric, Christiane Lambert, Brigitte Gothiere, et Renan Larue LUCAS BARIOULET POUR LE MONDE

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Applaudissements, huées, commentaires scandés par le public… le débat sur la question « Demain, tous végans ? », organisé samedi 23 septembre dans le cadre du Monde Festival, s’est révélé pour le moins animé.

Au centre de l’arène : Brigitte Gothière, défenseur de la cause animale par le biais de l’association L214 dont elle est la porte-parole, Christiane Lambert, présidente de la fédération nationale des syndicats d’exploitants agricoles (FNSEA) et Renan Larue, docteur en lettres modernes et créateur des vegan studies à l’université de Californie.

Le désir d’une transition vers le véganisme – un « mouvement social et politique » fondé sur le refus de l’exploitation animale, selon Renan Larue – n’est en effet pas partagé de tous. D’un côté, les végans refusent que l’on fasse souffrir ou que l’on tue les animaux, peu importe la finalité. De l’autre, les éleveurs, dont les revenus et, de fait, la survie, reposent sur l’exploitation animale. Et entre les deux, il y a ceux qui consomment de la viande, par envie, par goût, ou tout simplement parce qu’ils en ont l’habitude.

« Je ne suis pas née militante, je le suis devenue. Par soif de justice et de paix, énonce Brigitte Gothière. Ma compassion ne s’arrête pas aux frontières de mon espèce. » Les vidéos sans filtre de son association, qui se font l’écho de la souffrance animale dans les élevages et les abattoirs, tournent sur les réseaux sociaux et dans les médias depuis 2015. « Notre volonté n’est pas de choquer mais de montrer la réalité », insiste-t-elle.

Est-il pour autant nécessaire d’utiliser de tels moyens ? Pour Christiane Lambert, la réponse est non. « Ces vidéos sont contre-productives, rétorque-t-elle. Elles ont beaucoup blessé les éleveurs ». L’éleveuse de porcs estime qu’il s’agit en réalité d’une instrumentalisation de la part des militants végans, et que ces vidéos ne sont pas représentatives de ce qu’il se passe réellement dans les exploitations françaises. « 98 % des élevages en France comportent moins de 150 vaches », rappelle-t-elle, tout en insistant sur la prise de conscience par les éleveurs, ces dernières années, du bien-être animal.

Par ailleurs, comment expliquer la vague d’indignation qui a accompagné la diffusion des vidéos de L214, dans un pays où la gastronomie traditionnelle donne une place centrale à la viande ? « C’est ce qu’on appelle le “paradoxe de la viande”, explique Renan Larue. Une entreprise pour laquelle on a peu de sympathie mais que l’on continue pourtant à encourager en consommant ce qu’elle produit. » Cette dissonance cognitive pourrait être le résultat, entre autres, de l’éloignement qui s’est opéré entre le consommateur et l’animal de rente. « Seuls 2 % à 3 % des gens égorgent ou assomment les animaux qu’ils vont manger, les autres ne voient pas cela », explique le chercheur, qui rappelle que les abattoirs ont été installés en dehors des villes en raison des sensibilités qui s’étaient développées, au XIXe siècle, autour de la question animale.

En tout état de cause, les réactions très expressives du public lors de ce débat montrent qu’il s’agit d’un vrai sujet de société. De nombreux autres points cruciaux ont été abordés, comme le (trop faible) prix de la viande, la détresse des éleveurs, le développement de l’élevage intensif, les conséquences environnementales de l’élevage, l’équilibre nutritionnel chez les végétariens et les végans, les effets sur la santé de la non-consommation de viande, etc.

Néanmoins, s’il y a bien eu quelques remous lors de la discussion, le débat a pu se maintenir. Est-ce le premier signe que végans et pro-viande trouveront un jour un terrain d’entente ?

Par SYLVIE BURNOUF
Publié À 13h44

http:mobile.lemonde.fr/festival/article/2017/09/23/eleveurs-et-vegans-un-dialogue-impossible_5190278_4415198.html

REAZIONE:VEGETARIANI,VEGANI O NO LA CAUSA DEL MAL TRATTO ANIMALE OGNI GIORNO FA PIU ADETTI MAN MANO CHE CRESCE LA PRESA DI COSCIENZA.MAGARI UN GIORNO SMETTEREMMO DI SACRIFICARE ANIMALI COSI COME NEL SECOLO SCORSO SI SONO PROIBITI LE CORRIDE DI TORI.LA INDIA GIA LO FA.
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24 SETTEMBRE 3027;CONTRO IL DUMPING

-,SU LA STAMPA;

LaStampa.it MONDO
SEZIONI

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Tajani-Macron: “Al via una nuova normativa europea anti dumping”


In Europa è necessario «avere risposte più rapide, più protettrici e più efficaci per le nostre industrie»


AP
Il presidente del Parlamento Europeo Antonio Tajani con il presidente francese Emmanuel Macron

Pubblicato il 22/09/2017
Ultima modifica il 23/09/2017 alle ore 07:17
LEONARDO MARTINELLI
PARIGI
Liste transnazionali per le elezioni del Parlamento europeo nel 2019. E più a breve termine, la necessità che la nuova normativa anti dumping, in fase finale di negoziato tra le istituzioni europee, sia « davvero più rapida, efficace e protettrice della nostra industria». Sono alcune delle richieste avanzate oggi dal presidente francese Emmanuel Macron a quello dell’Europarlamento, Antonio Tajani, in visita all’Eliseo.

Proprio Tajani ha voluto ringraziare pubblicamente Macron « per aver rilanciato il dibattito sull’avvenire dell’Unione ». Non solo : lo ha invitato a venire « a spiegare il suo progetto per l’Ue davanti al Parlamento europeo ». Macron ha accettato: l’appuntamento si dovrebbe concretizzare alla sessione plenaria di ottobre o a quella di novembre. «Siamo entrambi convinti – ha precisato Macron – che l’essenza del progetto europeo è di essere uno spazio di deliberazione democratica e che proprio la sua vitalità democratica è essenziale».

Ecco, una delle strade da percorrere verso una maggiore «democrazia europea» sono le liste transnazionali. «La possibilità ci è offerta dalla Brexit», ha precisato il presidente francese. Riprendendo una proposta già fatta dal Governo italiano nei mesi scorsi, secondo Macron i 73 seggi liberati dall’uscita di scena del Regno Unito dovrebbero essere assegnati mediante liste comuni a più Paesi, così da generare campagne elettorali davvero paneuropee.

D’altra parte, anche insistendo con Tajani per una normativa più severa sull’antidumping, così da difendere il made in Europa contro la Cina e altri Paesi terzi, Macron si allinea sulla posizione già assunta nel passato dell’Italia (e nella quale il nostro Paese si è anche ritrovato sfortunatamente da solo in molte occasioni). Proprio il prossimo 3 ottobre la Commissione europea, il Consiglio e l’Europarlamento devono trovare un accordo definitivo sulla riforma dei criteri di calcolo dei dazi antidumping. Con l’Italia Macron deve anche arrivare a un’intesa per quanto riguarda Stx France, i cantieri navali di Saint-Nazaire, e la possibilità che Fincantieri ne prenda il controllo. Ma ieri Macron non ha accennato al fatto che sia stata trovata finalmente un’intesa tra Parigi e Roma, che forse sarà annunciata mercoledì prossimo al vertice italo-francese, previsto a Lione.

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24 SETTEMBRE 2017:ELEZIONI TEDESCHI

-SU CORRIERE

Corriere della Sera
La stretta di mano della Cancelliera con Schulz in un dibattito tv (Afp) ELEZIONI TEDESCHE Milano, 24 settembre 2017 – 18:02
Elezioni Germania 2017, Merkel più debole, boom dell’ultra destra. Crollo
Spd, finisce la Grande Coalizione
di Valentina Santarpia
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«Non ci gireremo attorno, avremmo voluto naturalmente un risultato migliore. Siamo però la forza maggiore del Paese, e contro di noi non può essere formato alcun governo»: così la Cancelliera Angela Merkel, nel suo discorso subito dopo il voto in Germania che ha confermato la vittoria della Cdu. Anche se il risultato è decisamente inferiore alle aspettative: l’Unione cristiano democratica di Merkel è al 32,8% rispetto al 2013, quando prese il 41,5%. Sono numeri che spingono Merkel a lanciare subito un appello al «senso di responsabilità» dei socialdemocratici di Schulz, che sono fermi al 20,8% e promettono di restare all’opposizione: senza il loro apporto la Grosse Koalition è impossibile, e resta solo un’opzione complessa, la Giamaica (con Verdi e liberali) che va vagliata «sui contenuti»: il paese, ricorda la Cancelliera a Schulz, vive in «tempi tempestosi» e «difficili».

L’appello all’Spd arriva soprattutto alla luce del risultato ottenuto dalla destra oltranzista: con il 13,1% i populisti di Alternative fuer Deutschland entrano in Parlamento. Se nel 2013, anno di nascita, l’Afd prese il 4,7% e mancò di un soffio la soglia di ingresso del 5, oggi si afferma come terzo partito, e interlocutore del governo. «Siamo nel parlamento tedesco e cambieremo questo paese. Combatteremo contro Merkel o chiunque sarà alla guida del governo», ha detto il candidato di punta di Afd, Alexander Gauland. «Milioni di elettori ci hanno affidato il compito di portare avanti un lavoro costruttivo di opposizione in Parlamento», ha aggiunto la numero due dei populisti di Afd Alice Weidel. A cui la Cancelliera ha immediatamente teso una mano: «C’è nuovo compito, con l’Afd nel Bundestag, vogliamo che i loro elettori tornino a noi». E per dare subito un segnale chiaro ha promesso di «combattere contro l’immigrazione illegale» e analizzare le «origini di questo fenomeno»: «Abbiamo bisogno di un’Europa più forte».«Prima ti ignorano, poi ridono di te, poi ti combattono e poi tu vinci – Gandhi. Grazie», ha commentato su Twitter Frauke Petry, presidente del partito di estrema destra tedesco.
“Zuerst ignorieren sie dich, dann lachen sie über dich, dann bekämpfen sie dich und dann gewinnst du.” – Gandhi.
DANKE ????????#Btw17 #AfD
— Frauke Petry (@FraukePetry) 24 settembre 2017

L’ipotesi «coalizione Giamaica»
Per quanto riguarda gli altri partiti, i liberali della Fdp rientrano dopo una legislatura di assenza: si attestano al 10,5%. «La scorsa legislatura è stata la prima in cui i Liberali non sono stati presenti in Parlamento, e sarà anche l’ultima», ha detto il leader dei Liberali Christian Lindner. La sinistra radicale di Die Linke è all’8,7% e i Verdi al 9,1%. In base a questi risultati, e considerando che i socialdemocratici hanno già annunciato che staranno all’opposizione, Merkel potrebbe governare con una cosiddetta Coalizione Giamaica (dai colori Cdu/Csu, nero, Liberali, giallo, Gruenen, verde) insieme a liberali e Verdi. Ma la strada sarà probabilmente in salita. «Ci saranno colloqui difficili, faremo soltanto quello in cui crediamo», ha anticipato la candidata di spicco dei Verdi, Catrin Goering-Eckardt, chiarendo che il suo non sarà un «partner facile» di coalizione. «Vogliamo ribaltare il trend per il nostro Paese, dunque se sarà chiaro nei colloqui che questi obiettivi possono essere raggiunti allora saremo disponibili per una coalizione, altrimenti il nostro compito sarà di andare all’opposizione», ha detto il leader dei liberali Christian Lindner.

Il crollo dei socialdemocratici tedeschi
La Spd guidata da Martin Schulz ha registrato il suo peggior risultato fermandosi
Schulz parla della sconfitta (Afp)
Schulz parla della sconfitta (Afp)
al 20,8%, in forte calo rispetto al voto di 4 anni fa. «È una pesante sconfitta per l’SPD, oggi finisce per noi la grande coalizione», ha detto Manuela Schwesig, una delle esponenti di spicco dell’SDP, alla ZDF.«L’Spd andrà all’opposizione», ha aggiunto dopo aver visto le prime proiezioni. Schwesig ha aggiunto che non è in dubbio il fatto che il leader del partito resterà Martin Schulz, che ha annunciato: «Con questa percentuale continueremo a batterci per i nostri principi», per poi ammettere: «L’obiettivo delle elezioni è fallito, oggi è un giorno amaro per l’Spd. Abbiamo perso, siamo meno di quanto avessimo pensato. Finisce qui il nostro comune lavoro con la Cdu e la Csu».«Come partito, non siamo riusciti a essere un baluardo» contro l’estrema destra, ma «l’Spd combatterà ancora per la tolleranza e il rispetto di uomini e donne», ha assicurato Schulz. Che non ha rinunciato ad attaccare la rivale: «La campagna elettorale di Angela Merkel è stata scandalosa», ha detto Schulz, puntando il dito contro la Cancelliera: «È lei la grande perdente di queste elezioni».

I seggi: il voto dei laureati è andato alla Cdu-Csu
Avranno 88 seggi in Parlamento, stando alle ultime proiezioni, i populisti tedeschi di Afd, diventando così il terzo partito al Bundestag. La Cdu-Csu avrà la maggioranza dei seggi, e cioè 218, e i socialdemocratici (Spd) di Schulz 138, 69 ai liberali dell’Fdp, 60 ai Verdi e 58 a Die Linke. «Terremoto urne» è il titolo della Bild on line, che scrive che con il «32,9% la Cdu ha il risultato peggiore dal 1949», «l’SPD col 20,2 ha il peggiore risultato di tutti i tempi» mentre l’AFD con il 13,3% è la terza forza del Paese. Ma a votarla non sono stati i laureati tedeschi: secondo un’analisi del voto pubblicata da Zdf, Afd e Linke, l’estrema sinistra, sono stati sono stati scelto solo dal 7% dei laureati tedeschi, che hanno votato soprattutto (30%) l’Unione Cdu/Csu.

Tensione a Berlino intorno alla sede dell’Afd
Il boom dell’estrema destra sta sollevando reazioni di segno opposto in Germania e in Europa. Centinaia di persone hanno circondato il quartier generale di Alternative fuer Deutschland ad Alexanderplatz a Berlino in segno di protesta: decine di poliziotti sono schierati intorno al locale scelto da Afd per festeggiare.

«L’avanzata dell’estrema destra di Afd preoccupa tutti i democratici, continueremo a combattere per una Germania e un’Europa progressive e tolleranti», commenta il leader del gruppo S&D all’Europarlamento Gianni Pittella, che ha ringraziato Martin Schulz definendo «saggia la decisione di andare all’opposizione e chiudere l’era delle grandi coalizioni», in quanto «il confronto tra destra e sinistra è la sola strada per proseguire». Anche palazzo Chigi sta valutando i risultati del voto tedesco e la conseguente frammentazione politica ma l’Italia, fanno sapere fonti del governo, è, comunque, più che mai pronta a collaborare con Germania e Francia per il progetto di rilancio dell’Unione Europea. Il presidente del Parlamento europeo Antonio Tajani si è congratulato invece con Angela Merkel per la vittoria elettorale e ha sottolineato che «la Germania resta impegnata con le idee europee». «Lavoriamo insieme per riformare l’Europa», ha scritto su Twitter. L’affermazione della destra oltranzista ha sollevato proteste negli ambienti di sinistra in Germania ma anche il plauso dei partiti di destra europei. «Chapeau ai i nostri alleati dell’AfD per il suo successo storico! Questo è un nuovo sintomo del risveglio dei popoli europei». Così la leader dell’estrema destra francese (Front National), Marine Le Pen, ha commentato l’esito del voto in Germania.
Bravo à nos alliés de l?#AfD pour ce score historique ! C?est un nouveau symbole du réveil des peuples européens. MLP #BTW2017
— Marine Le Pen (@MLP_officiel) 24 settembre 2017

REAZIONE:

1-SODISFATTO PER LA SCONFITTA DI SHULTZ

2-SODISFATTO PER IL. SUO INVIO ALLA OPOSIZIONE,LA GROSSE KOALITION NON AVREBBE SENSO CON LUI.

3-SODISFATTO PER LA SCONFITTA DI MERCKEL,LA CDU E’ DIVENTATA INSIGNIFICANTE.

4-INSODISFATTO PER IL GIRO ULTRA E POPOLISTA CHE HA PRESO LA AfD,MA E’ NECESSARIO IL PARTITO ANTI UE.

TUTTI HANNO PERSO E L’INSODISFAZIONE CI PARLA DI EUROSCETTICISMO E DI WEIMARIZAZIONE,LA DISOLUZIONE DELLA UE SI AVICINA.

25 SETTEMBRE 2017:FRANCESCO E LAETITIA ERETICI

-NOTA 1:SU CORRISPONDENZA ROMANA

“Correzione filiale a papa Francesco”

24 settembre 2017 – 01:03
“Correzione filiale a papa Francesco”
Una lettera di 25 pagine firmata da 40 sacerdoti e studiosi laici cattolici è stata spedita a Papa Francesco l’11 agosto. Per il fatto che non è stata ricevuta nessuna risposta dal S. Padre, la si rende pubblica quest’oggi, 24 settembre, Festa della Madonna della Mercede e di Nostra Signora di Walsingham. La lettera, che è aperta a nuovi firmatari, ora porta i nomi di 62 sacerdoti e studiosi cattolici provenienti da 20 nazioni, i quali rappresentano anche altri che però non hanno la necessaria libertà di parlare. La lettera ha un titolo latino: Correctio filialis de haeresibus propagatis (letteralmente, Correzione filiale in ragione della propagazione di eresie). In essa si dichiara che il papa, mediante la sua Esortazione Apostolica Amoris laetitia e mediante altri parole, atti e omissioni ad essa collegate, ha sostenuto 7 posizioni eretiche, riguardanti il matrimonio, la vita morale e la recezione dei sacramenti, e ha causato la diffusione di queste opinioni eretiche nella Chiesa Cattolica. Queste 7 eresie sono formulate dai firmatari in latino, lingua officiale della Chiesa.

Questa lettera di correzione ha 3 parti principali. Nella prima parte, i firmatari, in qualità di cattolici credenti e praticanti, spiegano perché hanno il diritto e il dovere di rivolgere una tale correzione al supremo pontefice. La legge stessa della Chiesa richiede che persone competenti non rimangano silenti quando i pastori della Chiesa disorientano il gregge. Ciò non comporta nessun conflitto con il dogma cattolico dell’infallibilità papale, dal momento che la Chiesa insegna che il papa deve attenersi a dei criteri ben precisi prima che le sue affermazioni siano considerate infallibili. Papa Francesco non si è attenuto a questi criteri. Egli non ha dichiarato che queste posizioni eretiche siano da essere considerate insegnamento definitivo della Chiesa o che i cattolici debbano crederle con un assenso di fede. La Chiesa insegna che nessun papa può asserire che Dio gli abbia rivelato qualche nuova verità che sarebbe obbligatoria da credere per i cattolici.

La seconda parte della lettera è quella essenziale in quanto contiene la “Correzione” propriamente detta. In essa si redige una lista di passaggi di Amoris laetitia in cui si insinuano o si incoraggiano posizioni eretiche; quindi si fa una lista di parole, atti e omissioni di Papa Francesco i quali rendono chiaro, oltre ogni ragionevole dubbio, che questi desidera un’interpretazione dei suddetti passaggi da parte dei cattolici in un modo che, di fatti, è eretico. In particolare, direttamente o indirettamente, il papa ha permesso che si credesse che l’obbedienza alla Legge di Dio possa essere impossibile o indesiderabile e che la Chiesa talvolta dovrebbe accettare l’adulterio in quanto compatibile con l’essere cattolici praticanti.

La parte finale, con il titolo “Delucidazione”, espone due cause di questa crisi singolare. Una causa è il “Modernismo”. Teologicamente parlando, il Modernismo sostiene che Dio non ha consegnato verità definite alla Chiesa che essa deve continuare ad insegnare esattamente nello stesso senso fino alla fine del tempo. I modernisti ritengono che Dio comunichi al genere umano solo esperienze, sulle quali gli essere umani possono riflettere e così dichiarare cose varie circa Dio, la vita e la religione, ma tali dichiarazioni sono solo provvisorie, mai dogmi fissi. Il Modernismo fu condannato dal Papa S. Pio X all’inizio del XX secolo, ma riemerse durante la metà di questo secolo. La grande e continua confusione causata dal Modernismo nella Chiesa Cattolica obbliga i firmatari a descrivere il vero significato di “fede”, “eresia”, “rivelazione” e “magistero”.

La seconda causa della crisi è l’apparente influenza delle idee di Martin Lutero su Papa Francesco. La lettera mostra come Lutero, il fondatore del Protestantesimo, abbia idee su matrimonio, divorzio, perdono e legge divina che corrispondono a quelle che il papa ha promosso mediante parole, atti e omissioni. Si mette in evidenza anche la lode esplicita e senza precedenti attribuita da Papa Francesco all’eresiarca tedesco.

I firmatari non si azzardano a giudicare il grado di consapevolezza con il quale Papa Francesco ha propagato le 7 eresie elencate. Ma rispettosamente insistono che egli condanni queste eresie, da lui sostenute direttamente o indirettamente.

I firmatari professano la loro lealtà alla Santa Chiesa Romana, assicurano al Papa loro preghiera e chiedono la sua benedizione apostolica.

https:.google.com.uy/amp/s/www.corrispondenzaromana.it/news/amp/25257/
-NOTA 2:

-SU LA STAMPA:


SEZIONI
Il banchiere Gotti Tedeschi (con altri 61) accusa il Papa di 7 eresie
Pubblicata la preannunciata “correzioneˮ su Amoris laetitia: nessun cardinale o vescovo in comunione con Roma l’ha siglata. Tra i 62 firmatari spiccano invece i nomi dell’ex presidente dello Ior e i gestori di blog anti-Francesco


LAPRESSE
L’esortazione post-sinodale Amoris laetitia

Pubblicato il 24/09/2017
Ultima modifica il 25/09/2017 alle ore 16:09
ANDREA TORNIELLI
CITTÀ DEL VATICANO
Dopo una serie di annunci via tweet provenienti dai siti tradizionalisti, grazie alla rete di blog, siti e giornali online collegati alla fronda anti-Francesco, a mezzanotte del 23 settembre 2017 è stata pubblicata la preannunciata “correzione formaleˮ a Papa Bergoglio per i presunti errori contenuti nell’esortazione post-sinodale Amoris laetitia. Ma a sorpresa il documento, che secondo quanto affermato da chi l’ha pubblicato è stato consegnato a Francesco l’11 agosto, non contiene le firme di cardinali: non quella dell’arcivescovo emerito di Bologna Carlo Caffarra (scomparso il 6 settembre) il quale a dire il vero mai aveva voluto parlare di “correzioneˮ al Papa; non quella del più battagliero porporato statunitense Raymond Leo Burke, il primo a usare questa espressione, che pure non ha appigli storico-canonistici seri; e nemmeno quella dell’anziano porporato tedesco Walter Brandmüller. Non compaiono nemmeno firme di vescovi in comunione con Roma, neanche quella dell’ausiliare di Astana Athanasius Schneider, in assoluto il più mediaticamente esposto nelle critiche. Dunque è possibile che il documento sia soltanto il primo passo e che ne seguano altri. L’unica firma vescovile, oltre a quelle di teologi (come l’italiano Antonio Livi), storici (come il professor Roberto De Mattei), giornalisti e blogger, è quella del superiore della Fraternità San Pio X, Bernard Fellay.

La “correzione formaleˮ presentata sotto forma di “correzione filialeˮ, firmata da 62 persone (40 sono i primi firmatari, gli altri si sono aggiunti più di recente) è stata resa nota all’unisono negli Stati Uniti dal sito ultra-tradizionalista Rorate caeli e in italiano dal blog di Sandro Magister, dalla Nuova Bussola Quotidiana diretta da Riccardo Cascioli e dal sito Corrispondenza Romana del professor Roberto De Mattei (quest’ultimo tra i firmatari).

Vi si afferma che «Per mezzo di parole, atti e omissioni e per mezzo di passaggi del documento “Amoris laetitia”, Vostra Santità ha sostenuto, in modo diretto o indiretto (con quale e quanta consapevolezza non lo sappiamo né vogliamo giudicarlo), le seguenti proposizioni false ed eretiche, propagate nella Chiesa tanto con il pubblico ufficio quanto con atto privato». Segue l’elenco delle presunte 7 false affermazioni che i firmatari deducono dalla loro interpretazione del documento papale e da altre affermazioni del Pontefice:

«1. Una persona giustificata non ha la forza con la grazia di Dio di adempiere i comandamenti oggettivi della legge divina, come se alcuni dei comandamenti fossero impossibili da osservare per colui che è giustificato; o come se la grazia di Dio, producendo la giustificazione in un individuo, non producesse invariabilmente e di sua natura la conversione da ogni peccato grave, o che non fosse sufficiente alla conversione da ogni peccato grave«.

«2. I cristiani che hanno ottenuto il divorzio civile dal coniuge con il quale erano validamente sposati e hanno contratto un matrimonio civile con un’altra persona (mentre il coniuge era in vita); i quali vivono ‘more uxorio’ con il loro partner civile e hanno scelto di rimanere in questo stato con piena consapevolezza della natura della loro azione e con il pieno consenso della volontà di rimanere in questo stato, non sono necessariamente nello stato di peccato mortale, possono ricevere la grazia santificante e crescere nella carità».

«3. Un cristiano può avere la piena conoscenza di una legge divina e volontariamente può scegliere di violarla in una materia grave, ma non essere in stato di peccato mortale come risultato di quell’azione».

«4. Una persona, mentre obbedisce alla legge divina, può peccare contro Dio in virtù di quella stessa obbedienza».

«5. La coscienza può giudicare veramente e correttamente che talvolta gli atti sessuali tra persone che hanno contratto tra loro matrimonio civile, quantunque uno dei due o entrambi siano sacramentalmente sposati con un’altra persona, sono moralmente buoni, richiesti o comandati da Dio».

«6. I principi morali e le verità morali contenute nella Divina Rivelazione e nella legge naturale non includono proibizioni negative che vietano assolutamente particolari generi di azioni che per il loro oggetto sono sempre gravemente illecite».

«7. Nostro Signore Gesù Cristo vuole che la Chiesa abbandoni la sua perenne disciplina di rifiutare l’Eucaristia ai divorziati risposati e di rifiutare l’assoluzione ai divorziati risposati che non manifestano la contrizione per il loro stato di vita e un fermo proposito di emendarsi».

«Tutte queste proposizioni – concludono i firmatari – contraddicono verità divinamente rivelate che i cattolici devono credere con assenso di fede divina… È necessario per il bene delle anime che esse siano ancora una volta condannate dall’autorità della Chiesa. Nell’elencare queste sette proposizioni, non intendiamo offrire una lista esaustiva di tutte le eresie ed errori che ad una lettura obbiettiva di “Amoris laetitia”, secondo il suo senso naturale e ovvio, il lettore evidenzierebbe in quanto affermati, suggeriti o favoriti dal documento. Piuttosto ci riferiamo alle proposizioni che Vostra Santità, mediante parole, atti e omissioni, ha in effetti sostenuto e propagato, causando grande e imminente pericolo per le anime».

Il documento e l’elenco dei suoi sostenitori è online in un sito tradotto in sei lingue: le 7 eresie formulate in latino sono accompagnate da altri materiali. La firma più di spicco, e per certi versi più contigua al mondo vaticano, tra quelle rese note in calce al documento, è quella del banchiere piacentino Ettore Gotti Tedeschi, già presidente dell’Istituto per le Opere di Religione (IOR), defenestrato nel 2012. Oltre al nome di Fellay ci sono altre firme di sacerdoti, studiosi, giornalisti e blogger originari di 20 diverse nazioni, direttamente riconducibili al mondo lefebvriano, del tradizionalismo e della destra cattolica.

Al telefono con Vatican Insider, Gotti Tedeschi getta acqua sul fuoco: «Condivido il documento ma non ho firmato come banchiere: un richiamo fatto da intellettuali. I laici hanno diritto di esporre le loro critiche». L’ex presidente dello IOR spiega: «L’unico intento che ho è il bene della Chiesa e di Papa Francesco, per il quale prego tutti i giorni nella messa. Io voglio bene al Papa, sono fedele alla Chiesa». Gotti Tedeschi, dopo aver spiegato di non sapere chi siano molti degli altri firmatari, precisa: «Io non do dell’eretico al Papa, non lo penso neanche lontanamente. Sarei stupido se lo facessi, non sono un teologo».

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http:.lastampa.it/2017/09/24/vaticaninsider/ita/vaticano/il-banchiere-gotti-tedeschi-accusa-il-papa-di-eresie-64n88dQWl2k6uOlCJpjpHK/pagina.html

.APPENDICE:SU LA STAMPA:


SEZIONI
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Quattro cardinali chiedono spiegazioni su “Amoris laetitia”
La lettera al Papa dei porporati Brandmüller, Burke, Caffarra e Meisner: «Si danno interpretazioni contrastanti, chiediamo di risolvere i dubbi»

Cardinali

Pubblicato il 14/11/2016
Ultima modifica il 14/11/2016 alle ore 11:39
ANDREA TORNIELLI
CITTÀ DEL VATICANO
Quattro porporati chiedono al Papa di chiarire alcuni dubbi riguardanti l’interpretazione dell’esortazione post-sinodale «Amoris laetitia» sul matrimonio e la famiglia. Sono i cardinali Walter Brandmüller, già presidente del Pontificio comitato di scienze storiche; Raymond L. Burke, patrono del Sovrano Militare Ordine di Malta, e gli arcivescovi emeriti Carlo Caffarra (Bologna) e Joachim Meisner (Colonia). La lettera, consegnata nelle mani del Prefetto della Congregazione per la dottrina della fede il 19 settembre è stata pubblicata lunedì 14 novembre dal sito dell’Espresso curato da Sandro Magister e dal quotidiano online La Nuova Bussola quotidiana.

I porporati hanno deciso di rendere pubblico il documento consegnato all’ex Sant’Uffizio perché fino a questo momento non hanno ricevuto risposta. «Abbiamo constatato un grave smarrimento di molti fedeli e una grande confusione – scrivono i quattro porporati – in merito a questioni assai importanti per la vita della Chiesa. Abbiamo notato che anche all’interno del collegio episcopale si danno interpretazioni contrastanti del capitolo ottavo di “Amoris laetitia”. La grande Tradizione della Chiesa ci insegna che la via d’uscita da situazioni come questa è il ricorso al Santo Padre, chiedendo alla Sede Apostolica di risolvere quei dubbi che sono la causa di smarrimento e confusione».

«Il Santo Padre – si legge ancora nella lettera – ha deciso di non rispondere. Abbiamo interpretato questa sua sovrana decisione come un invito a continuare la riflessione e la discussione, pacata e rispettosa. E pertanto informiamo della nostra iniziativa l’intero popolo di Dio, offrendo tutta la documentazione. Vogliamo sperare che nessuno interpreti il fatto secondo lo schema “progressisti-conservatori”: sarebbe totalmente fuori strada. Siamo profondamente preoccupati del vero bene delle anime, suprema legge della Chiesa, e non di far progredire nella Chiesa una qualche forma di politica. Vogliamo sperare che nessuno ci giudichi, ingiustamente, avversari del Santo Padre e gente priva di misericordia. Ciò che abbiamo fatto e stiamo facendo nasce dalla profonda affezione collegiale che ci unisce al Papa, e dall’appassionata preoccupazione per il bene dei fedeli».

Il documento ha la forma dei «dubia» (dubbi) che vengono solitamente presentati alla Congregazione per la dottrina della fede secondo una forma che permette di rispondere con un «sì» o con un «no». Questo il testo dei quesiti, riguardanti il capitolo VIII dell’esortazione dedicato all’accompagnamento delle famiglie ferite e al discernimento:

1. Si chiede se, a seguito di quanto affermato in “Amoris laetitia” nn. 300-305, sia divenuto ora possibile concedere l’assoluzione nel sacramento della Penitenza e quindi ammettere alla Santa Eucaristia una persona che, essendo legata da vincolo matrimoniale valido, convive “more uxorio” con un’altra, senza che siano adempiute le condizioni previste da “Familiaris consortio” n. 84 e poi ribadite da “Reconciliatio et paenitentia” n. 34 e da “Sacramentum caritatis” n. 29. L’espressione “in certi casi” della nota 351 (n. 305) dell’esortazione “Amoris laetitia” può essere applicata a divorziati in nuova unione, che continuano a vivere “more uxorio”?

2. Continua ad essere valido, dopo l’esortazione postsinodale “Amoris laetitia” (cfr. n. 304), l’insegnamento dell’enciclica di San Giovanni Paolo II “Veritatis splendor” n. 79, fondato sulla Sacra Scrittura e sulla Tradizione della Chiesa, circa l’esistenza di norme morali assolute, valide senza eccezioni, che proibiscono atti intrinsecamente cattivi?

3. Dopo “Amoris laetitia” n. 301 è ancora possibile affermare che una persona che vive abitualmente in contraddizione con un comandamento della legge di Dio, come ad esempio quello che proibisce l’adulterio (cfr. Mt 19, 3-9), si trova in situazione oggettiva di peccato grave abituale (cfr. Pontificio consiglio per i testi legislativi, Dichiarazione del 24 giugno 2000)?

4. Dopo le affermazioni di “Amoris laetitia” n. 302 sulle “circostanze attenuanti la responsabilità morale”, si deve ritenere ancora valido l’insegnamento dell’enciclica di San Giovanni Paolo II “Veritatis splendor” n. 81, fondato sulla Sacra Scrittura e sulla Tradizione della Chiesa, secondo cui: “le circostanze o le intenzioni non potranno mai trasformare un atto intrinsecamente disonesto per il suo oggetto in un atto soggettivamente onesto o difendibile come scelta”?

5. Dopo “Amoris laetitia” n. 303 si deve ritenere ancora valido l’insegnamento dell’enciclica di San Giovanni Paolo II “Veritatis splendor” n. 56, fondato sulla Sacra Scrittura e sulla Tradizione della Chiesa, che esclude un’interpretazione creativa del ruolo della coscienza e afferma che la coscienza non è mai autorizzata a legittimare eccezioni alle norme morali assolute che proibiscono azioni intrinsecamente cattive per il loro oggetto?

I cinque «dubia» sono accompagnati da una nota esplicativa che li affronta e li argomenta uno per uno.
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http:.lastampa.it/2016/11/14/vaticaninsider/ita/vaticano/quattro-cardinali-chiedono-spiegazioni-su-amoris-laetitia-cTvcR3ONhzGmTT4MfvdadO/pagina.html

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-ULTIMO MOMENTO:

-SU CORRIERE DELLA SERA:

Corriere della Sera
ROMA / CRONACA

LA CONTESTAZIONE Milano, 25 settembre 2017 – 11:42
Vaticano, bloccato il sito che accusa Francesco di sette «eresie»
di Ester Palma
Dai computer del Vaticano non si potrà più accedere al sito

.correctiofilialis.org, creato appositamente per aderire alle accuse di «eresia» lanciate dai tradizionalisti contro papa Francesco, collegate al contenuto della sua esortazione apostolica «Amoris laetitia». Dai computer del Vaticano non si può più accedere alla pagina in questione, in nessuna lingua. Fuori dallo Stato Vaticano, invece, la pagina risulta normalmente raggiungibile.
«Solo una supplica, non accuse»
«L’accesso alla pagina web che state cercando di visitare è stato bloccato in accordo alle politiche si sicurezza istituzionali». la petizione, cui hanno aderito finora 62 fra sacerdoti, laici e studiosi (fra cui l’ex presidente dello Ior Ettore Gotti Tedeschi) accusa il Papa di sette eresie, legate al modernismo, e di avvicinarsi troppo alle idee scismatiche di Martin Lutero. Proprio Gotti Tedeschi ha però smentito che si tratti di accuse di eresia vere e proprie, quanto piuttosto di «una supplica scritta da teologi, che dice che indirettamente potrebbe facilitare eresie nei fedeli». E ha aggiunto: «Voglio solo il bene della Chiesa e di Papa Francesco, per il quale prego tutti i giorni nella messa. Io voglio bene al Papa, sono fedele alla Chiesa».
«Come funziona l’apparato di sicurezza»
Mons. Dario Edoardo Viganò, prefetto della Segreteria per la Comunicazione del Vaticano, ha spiegato all’Ansa come funziona la sicurezza informatica modello Santa Sede: «Dalla nascita della Segreteria per la Comunicazione, il dicastero si è dotato di apparati e policy per garantire la sicurezza delle postazioni di lavoro, come avviene in tutte le aziende del mondo. Mentre la gestione del traffico di rete dello Stato Vaticano è in carico al Governatorato dello Stato della Città del Vaticano». E aggiunge: «I firewall perimetrali della Segreteria per la Comunicazione gestiscono esclusivamente il traffico di rete sulla frontiera digitale del Dicastero della Comunicazione, applicando le policy derivanti da categorie ben definite a livello internazionale. Le nostre politiche di sicurezza informatica, non permettono il raggiungimento di siti identificati “parked-domains”, come in questo caso. Un sito che utilizza i parked-domains è un sito regolarmente registrato che però, attraverso un click sulla sua home page, redirige il traffico su un altro dominio categorizzato “parked-domain” su cui è facile trovare annunci pubblicitari ma è anche un repositore di malware»

http:roma.corriere.it/notizie/cronaca/17_settembre_25/vaticano-bloccato-sito-che-accusa-papa-sette-eresie-a7fc8086-a1d3-11e7-b0fb-3ce1a382cc56.shtml

FAITES INTERNES 1:CONTINUATION 342

3 SETTEMBRE 2017:VITTORIA SU CROCETTA

-SU LA REPUBBLICA:

Repubblica.it
PALERMO POLITICA

Regionali Sicilia, Crocetta verso il ritiro della candidatura

Il governatore vede Renzi: “Mi prendo 18 ore per riflettere. Ma non sono uno che sfascia tutto”. Il Pd siciliano convoca la direzione per domani
di EMANUELE LAURIA
04 Settembre 2017

Si è preso 18 ore di tempo per la decisione definitiva ma a questo punto è solo un dettaglio. Rosario Crocetta incontra Matteo Renzi, fa un passo indietro rinunciando alle primarie, rimuove dunque la propria candidatura ed è il via libera all’accordo che ricompatta i dem: decolla la travagliata nomination del rettore di Palermo Fabrizio Micari, che sarà lanciata ufficialmente domani dalla direzione regionale del Pd.

“Ho incontrato Renzi – afferma il governatore siciliano – gli ho esternato le mie preoccupazioni per una candidatura poco conosciuta e gli ho illustrato i risultati del mio governo. Ma siamo troppo avanti per le primarie e a questo punto rischierei di non avere candidature alternative. Non sono uno sfasciatutto, la politica sfascista non mi ha mai interessato, voglio passare alla storia come il primo esponente che viene dalla storia del Pci che ha vinto le elezioni in Sicilia, non come colui che l’ha fatte perdere. Domani discuterò con i miei, perché non decido da solo”, aggiunge. E spiega di non aver “negoziato nulla, nessun ticket” per ritirare la candidatura e sostenere con il Pd Micari. “Presenterò le liste del mio movimento in Sicilia”, aggiunge. “Il mio è un atto di amore, senza odio. Ce ne fossero altri come me”.
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http:palermo.repubblica.it/politica/2017/09/04/news/regionali_sicilia_crocetta_verso_il_ritiro_della_candidatura-174627489/
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REAZIONE:INVECE PASSERA ALLA STORIA COME IL PIU GRANDE TRADITORE DELL’AUTONOMIA SICILIANA.

-IL GIORNO DOPO:NO A RENZI,NO A MICARI

-SU LA REPUBBLICA:

Repubblica.it
PALERMO POLITICA

Regionali Sicilia, Alfano vede Micari: sì di Ap alla candidatura

Nel pomeriggio a Palermo incontro fra il ministro, il rettore scelto da Renzi e Leoluca Orlando e il deputato nMisuraca. Che dice: “Ha il nostro convinto sostegno”
di EMANUELE LAURIA
06 Settembre 2017
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Il ministro Angelino Alfano incontra Fabrizio Micari e c’è il via libera ufficiale alla candidatura del rettore alla presidenza della Regione Sicilina. Il confronto si è tenuto nel pomeriggio, sul terrazzo del Grand hotel Villa Igiea.

Presente anche il coordinatore degli Enti locali di Alternativa popolare Dore Misuraca, che conferma e formalizza la scelta: “Micari ha il nostro convinto sostegno. L’intesa fra riformisti e moderati ha trovato la sua sintesi nella prestigiosa e forte candidatura del rettore di Palermo, espressione di quel campo largo già vincente nel capoluogo siciliano”.

L’annuncio arriva in un momento di travaglio per Ap, alle prese con la fuga di diversi suoi esponenti, in Sicilia, verso il centrodestra. E’ una scelta che, salvo ulteriori sorprese, delimita la coalizione di centrosinistra: attorno a Micari c’è una coalizione che comprende Pd, Ap e il movimento di Leoluca Orlando. E invece esclude Si e i bersaniani di Mdp che sostengono Claudio Fava.
regionali sicilia
regionali 2017
fabrizio micari
Angelino Alfano
http:palermo.repubblica.it/politica/2017/09/06/news/regionali_sicilia_alfano_vede_micari_si_di_ap_alla_candidatura-174785488/
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REAZIONE:RENZI E’ CADAVERE POLITICO ALLO STESSO MODO CHE. BERLUSCONI,E ALLO STESSO MODO DI BERLUSCONI PORTA SFORTUNA AL DI LA DI CIO CHE DICANO I MEZZI E LA LORO ROPAGANDA.IL POPOLO ITALIANO NON HA VOTATO CONTRO LA RIFORMA ELETTORALE MA HA SFIDUCIATO TUTTA LA SUA GESTIONE DI GOVERNO.E QUESTA COALIZIONE DI PERDENTI SENZA RAPPRESENTATIVITA ELETTORALE NON HA ALCUNA POSSIBILITA DI SUCCESSO.

QUESTO E GIA STATO DIMOSTRATO DA GLI ULTIMI NUMERI ELETTORALE,IL PD ORMAI NON E’ PIU IL PARTITO NAZIONE.

8  SETTEMBRE  2017:MATRIARCATO

2 NOTE:

NOTA 1:SU BBC

Mondo
America Latina e Caraibi
 Papa Francesco affronta la violenza contro le donne in visita in Colombia
8 settembre 2017El Papa Francis participa en un Encuentro Nacional de Reconciliación en el Parque Las Malocas en Villavicencio, Colombia, 8 de septiembre de 2017GETTY IMAGES
Sottotitoli di immagine:
Molti sperano che Papa Francesco possa aiutare a portare una pace duratura in Colombia
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Papa Francesco ha condannato la “violenza verbale e fisica nei confronti delle donne” e ha chiesto il “rispetto” mentre affronta grandi folle in una visita in Colombia.
Il pontefice argentino, il primo papa a visitare il paese in oltre tre decenni, ha affermato che la Bibbia celebra le donne che sono forti e influenti.
“Quante donne, in silenzio, hanno perseverato da solo?” chiese a quelli riuniti nella città di Villavicencio.
Il Papa è in un viaggio di cinque giorni per dimostrare il sostegno al processo di pace in Colombia.

Egli è stato ripetutamente interrotto da iapplausi mentre ha detto agli ascoltatori di una grande massa all’aria aperta il venerdì che molte comunità “sono ancora pesate con costumi patriarcali e sciovinisti”

Il Papa ha ricevuto un caloroso benvenuto in Colombia, un paese maggiormente cattolico.

  • Vittime e vittime parlano
  • Nelle foto: i colombiani accolgono Papa
  • Papa cerca di guarire la Colombia divide
  • Profilo: Papa Francesco

Mentre il paese si prepara a reintegrare gli ex membri delle forze armate rivoluzionarie della Colombia (Farc) nella società, il pontefice sta esortando la riconciliazione e il perdono dopo decenni di sanguinosa guerra civile.

La folla a Villavicencio il Venerdì ha incluso migliaia di vittime dei combattimenti.

Durante l’ omelia , il pontefice ha beatificato due sacerdoti uccisi durante il conflitto e ha avvertito i presenti che il processo di pace necessitava di una riconciliazione per poter lavorare.El Papa Francisco lidera la Santa Misa en Villavicencio, Colombia, 8 de septiembre de 2017

Immagine copyright,REUTERS

IL papa ha detto alle folle della città di Villavicencio che la riconciliazione era vitale

L’accordo di pace del 2016 è stato rifiutato in prima misura in un referendum. Il governo e il Farc hanno poi accettato un accordo diverse settimane dopo, che è stato presentato al Congresso piuttosto che un secondo voto popolare.

Da allora, sono già stati casi di omicidi di ex combattenti di Farc.

Molti sperano che il Papa possa aiutare a portare nuovamente il paese.

Mercoledì il presidente colombiano Juan Manuel Santos ha detto alla BBC che la visita del papa aiuterà i colombiani a finalmente fare la pace.

Il Farc ha accettato di disarmare e nel mese di giugno ha ufficialmente cessato di essere un gruppo armato.

L’ultima visita papale in Colombia è stata nel 1986
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http:.bbc.com/news/world-latin-america-41208469
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NOTA 2:SU LE MONDE

Le Monde Módem
Publié Hier à 09h28
« Je savais que mes fils allaient mourir en martyrs et j’étais heureuse »

Oum Omar, mère de famille irakienne, a marié ses filles à des djihadistes et deux de ses cinq fils sont morts à Mossoul. Elle reste fidèle à l’organisation et serait prête à mourir pour elle.
Par ALLAN KAVAL Erbil, correspondance

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EXTRAIT

Ce matin du mois d’août, une femme en abaya noire se présente au quartier général de la défense civile de Mossoul-Ouest. Oum Omar (le prénom a été modifié) a l’air d’une mère de famille. Malgré le voile qui couvre en partie son visage, on devine son âge avancé. Une grand-mère sans doute. A ses côtés, deux femmes plus jeunes qui semblent être ses parentes. Quelques mots échangés à voix basse dans le frottement des tissus, sans un regard pour les hommes qui sont arrivés avant elles… C’est la troisième fois cette semaine qu’elles passent ce portail et marchent vers cette maison exiguë aux murs de ciment qui surplombe une cour chauffée à blanc. A chaque fois, Oum Omar et ses compagnes patientent debout à l’ombre, dans un coin de la cour.

Le quartier général de la défense civile est juché sur une petite éminence. Au-delà des murs de la cour, on voit la ville descendre jusqu’au Tigre. La reconquête de Mossoul, dont l’organisation Etat islamique (EI) avait fait sa capitale en Irak, a pris fin au cœur de l’été. Les quartiers balafrés par les combats s’étendent vers un horizon confus de poussière et de chaleur. Une colonne de fumée s’élève quelque part, du côté des ruines de la vieille ville, au bord du fleuve. On entend des moteurs bourdonner en continu le long d’une avenue voisine. La vie reprend peu à peu son cours. Dans une plaie ouverte.

http:mobile.lemonde.fr/m-actu/article/2017/09/08/oum-omar-mere-de-famille-irakienne-je-menerai-une-attaque-suicide-si-l-ei-me-le-demande_5182889_4497186.html

,-APPENDICE:SU LA STAMPA:

LaStampa.it MONDO
SEZIONI
Madrid minaccia la Catalogna: “Pronti a togliervi l’autonomia”
L’ira del governo contro la scelta di indire il referendum. Indagati i leader secessionisti


AFP
Su finestre e balconi delle abitazioni di Barcellona si moltiplicano le bandiere del «Sì» al referendum anche se la Corte costituzionale di Madrid ha già decretato che è illegale

Pubblicato il 09/09/2017
FRANCESCO OLIVO
L’antipasto della vendetta di Madrid è già un piatto pesante. Il comandante dei Mossos d’Esquadra ha ricevuto l’ordine di reprimere qualunque preparativo del referendum indetto per il primo ottobre e considerato illegale dalla Spagna.

Trapero, il poliziotto simbolo delle indagini degli attentati di agosto e orgoglio del governo di Barcellona si trova in una situazione molto difficile: a quali ordini disobbedire? A quelli del suo esecutivo o a quelli della legge dello Stato? Il dilemma del comandante è solo uno dei mille risvolti, spesso drammatici, che in queste ore si vivono a Barcellona.

Il governo spagnolo continua sulla propria linea: il referendum non si farà. Le sentenze della Corte costituzionale che cancellano le leggi catalane, ieri sono state pubblicate sulla gazzetta ufficiale e sono quindi esecutive: da questo momento chi trasgredisce è fuori dalla legge. La magistratura si è già mossa, ormai non si contano più indagini e denunce. I politici che firmano atti illegali sono avvisati, i sindaci che vogliano cedere locali comunali per la votazione anche (Barcellona è orientata a negarli). Ma anche i volontari che si sono proposti per aiutare la causa (a ieri erano più di 24.000) rischiano: «Non li avvertiremo uno per uno, ma sanno in cosa incorrono», dice il governo spagnolo. A Barcellona la domanda è ricorrente: «Il presidente della Generalitat andrà in galera?». A leggere le accuse mosse dalla procura non si può escludere: Carles Puigdemont, tra le varie cose, è indagato per malversazione fondi pubblici, per aver utilizzato, secondo la tesi, soldi dello Stato per organizzare il referendum (per esempio con spot televisivi e siti internet dedicati alla consultazione). Ma la foto del «president» in carcere sarebbe in fondo una mossa che Madrid farebbe meglio a evitare.

Il capo del governo spagnolo Mariano Rajoy, fedele allo stile della casa, non alza la temperatura, almeno a parole, insiste, «il referendum non si farà», ma non calca la mano. Ma intorno a lui i toni sono altissimi: «Colpo di Stato», «dittatura», «la Catalogna è fuori dallo Stato di diritto», si sente ripetere da ministri ed esponenti del Partito Popolare.

La minaccia
Il governo ha in mano, e non da oggi, una carta: la sospensione dell’autonomia regionale, prevista dalla Costituzione, che toglierebbe ogni potere alla Generalitat. Ma l’articolo in questione, il 155, non è mai stato utilizzato e, oltre a difficoltà tecniche di applicazione, avrebbe il risultato di eccitare animi già abbastanza scalmanati.

A Madrid ci sono da mesi forti pressioni per il ricorso alla misura estrema alle quali Rajoy non ha voluto cedere. Per la prima volta, però, ieri un suo ministro ha alluso alla sospensione dell’autonomia: «Utilizzeremo tutti gli strumenti necessari» ha detto il portavoce dell’esecutivo Méndez de Vigo. Altra allusione interessante del ministro: «Speriamo non si arrivi alla violenza». Il processo «sovranista» catalano finora non ha vissuto alcun momento violento (da qui le distinzioni con gli anni terribili dei Paesi Baschi), ma la situazione precipita di ora in ora e il governo sente di doversi appellare «al buon senso e alla prudenza della società catalana, perché ogni governo è preoccupato dalla violenza».

Nell’aria c’è molta attesa. Il calendario, e non è certo casuale, dice che dopodomani c’è la Diada, la festa catalana che dal 2012 viene celebrata con manifestazioni oceaniche piene di bandiere repubblicane. Nell’ora dei muscoli, un’occasione da non perdere.

http:.lastampa.it/2017/09/09/esteri/madrid-minaccia-la-catalogna-pronti-a-togliervi-lautonomia-UpGlSw10UCnL1mH8JogAeI/pagina.html

10 SETTEMBRE 2017:TITOLARE LA REPUBBLICA A PROPOSITO DELLA PSICOANALISI

Chi ha paura dell’inconscio? di MASSIMO RECALCATI


ore 8.30 del 10 settembre 2017

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ISSN 2499-0817

http:m.repubblica.it/mobile/r/pocket/dal-quotidiano/r2/2017/09/10/news/chi_ha_paura_dell_inconscio_-175054257/?mfil=1

REAZIONE:CHI HA PAURA DEL FREUDIANISMO POPOLARE VUOLE DIRE?HO INTENDE
DIRE CHI HA PAURA DI VIRGINIA WOLF?

CAMBIO,10 SETTEMBRE 2017:GOSSIP

L’URAGANO «TRENTIN»

-SU LA REPUBBLICA:
CONCORSO

Alice Rachele Arlanch, 21 anni, è la nuova Miss Italia video
Trentina, è stata incoronata a Jesolo· Video Gessica Notaro ospite in finale


10 SETTEMBRE 2017:ATTENTI AL LUPO
-SU LA REPUBBLICA:

Repubblica.it
ESTERI
Scozia, fossa comune in orfanotrofio: sepolti 400 bimbi

L’inchiesta sul Sunday Post

L’istituto Smyllum Park era gestito da suore cattoliche: i piccoli, morti tra il 1864 e il 1981, erano in un’area anonima di un cimitero a Lanarkshire. Il caso, scoperto dal Sunday Post, richiama quello emerso nel marzo scorso in Irlanda: in quel caso erano stati trovati i resti circa 800 bambini
10 Settembre 2017

Una fossa comune anonima con i corpi di almeno 400 tra bambini e neonati, morti tra il 1864 e il 1981, mentre erano ospitati nell’ ex orfanotrofio scozzese Smyllum Park, gestito da suore cattoliche, è stata individuata nel vicino cimitero a Lanarkshire.

È quanto emerge, riportano i media britannici, da un’indagine del programma ‘File on Four’ di BBC Radio 4 e del domenicale Suday Post. Il caso richiama quello emerso nel marzo scorso in Irlanda, dove in un ex orfanotrofio cattolico è stata confermata l’esistenza di una fossa comune con i resti di circa 800 bambini.

L’ex primo ministro, Jack McConnell, a nome del governo scozzese, ha assicurato che verrà fatto il possibile per conoscere la verità: “È straziante scoprire che molti bambini sono stati sepolti in queste tombe anonime. Dopo tanti anni di silenzio, ora dobbiamo conoscere la verità di quanto è successo qui”.

http:.repubblica.it/esteri/2017/09/10/news/scozia_fossa_comune_in_orfanotrofio_sepolti_corpi_di_400_bimbi-175079520/

10 SETTEMBRE 2017:GOSSIP 2

-SU LA REPUBBLICA;
Repubblica.it
PALERMO CRONACA
Le spose bambine di Palermo. L’allarme: “Decine i casi, poche denunce”

L’inchiesta. Fra i 13 e i 17 anni spariscono dalle scuole e vanno via dalla città, destinate a uomini imposti dalle famiglie. Il caso della piccola rom
di CLAUDIA BRUNETTO
09 Settembre 2017

Hanno dai 13 ai 17 anni. Sono originarie del Bangladesh, del Pakistan, dell’India e dello Sri Lanka, ma sono nate e cresciuta a Palermo. Improvvisamente spariscono dalle scuole per tornare nel Paese d’origine e sposare un lontano parente, molto più grande di loro che solo nei casi più fortunati hanno visto una volta in fotografia.

Sono le spose-bambine palermitane che vivono ogni giorno il conflitto fra la cultura occidentale in cui sono cresciute e quella dei loro genitori. E in questo conflitto finiscono per rimanere incastrate in un matrimonio combinato. Proprio come la piccola rom di dodici anni, promessa in sposa a un parente che viveva in Francia, sfuggita al suo destino solo perché qualche giorno fa ha trovato il coraggio di scappare dalla sua casa fatiscente in centro storico.

«Non si tratta di un caso isolato — dice Enrica Salvioli, operatrice psico-pedagogica dell’Ufficio scolastico regionale — Accade soprattutto fra le ragazzine bengalesi e rom. Alcune trovano la forza di raccontare il loro dramma, altre tacciono. Di certo una strada da seguire è quella del dialogo con le loro famiglie. Le giovani migranti vivono molto questa sofferenza». E spesso la confidano alle loro professoresse.

Proprio dai banchi di scuola partono diverse segnalazioni alle autorità competenti.

Un fenomeno sommerso che è difficile quantificare in dati anche da parte delle associazioni che se ne occupano. «Ci è capitato il caso di una sedicenne del Bangladesh — dice la vice preside di una scuola media del centro storico — destinata fin dalla nascita a uno zio di trenta anni più vecchio di lei. Si è confidata con noi e abbiamo cercato di aiutarla. Ma da un giorno all’altro è sparita, non abbiamo potuto fare altro che segnalare il fatto che non venisse più a scuola. Tante, purtroppo, si convincono che sia giusto quello che i genitori hanno scelto per loro». Dalle scuole della Vucciria, ogni anno, almeno un paio di alunne segnalano il rischio di un matrimonio combinato. Krista, per esempio, a soli 14 anni ha lasciato l’ultimo anno della scuola media per tornare in Pakistan. «Non le avevano detto nulla i suoi genitori — racconta una professoressa della ragazza — Lei pensava di andare in vacanza e di dover incontrare i suoi cugini che non vedeva da tempo. Invece si è sposata e non è più tornata. Abbiamo segnalato il caso agli assistenti sociali».

Tante storie arrivano dagli istituti superiori del cento storico. Come quello di Urmi, 15 anni dello Sri Lanka, che ha vissuto per anni con la paura di dover lasciare Palermo per sposarsi. «Mio padre mi minacciava continuamente — racconta Urmi — Diceva che se mi avessero bocciata a scuola il matrimonio sarebbe stato anche anticipato. Mi ha sequestrato il cellulare e quando ha saputo che avevo una simpatia per un mio coetaneo palermitano mi ha chiuso in casa per settimane».
Qualche anno fa Sumi Aktar, giovane bengalese poi eletta vice presidente della Consulta delle Culture del Comune, per combattere i matrimoni combinati ha fondato un comitato di donne migranti ancora attivo.

«Non è facile — dice Alessandra Notarbartolo del coordinatrice antiviolenza 21 Luglio — che queste ragazze si ribellino alle loro famiglie. Direi che è quasi impossibile. I casi che abbiamo seguito spesso non hanno avuto un lieto fine. Se la violenza contro le donne è sommersa, quella che coinvolge queste ragazze è sepolta. Denunciare per loro significa isolamento totale». Nella cultura nomade i casi sono molto frequenti. Ma al campo rom alle porte della Favorita tutti i minorenni sono sotto l’occhio vigile degli operatori dell’Ufficio scolastico regionale. La cosa non vale per le famiglie rom che vivono altrove per cui il matrimonio combinato spesso è prassi. «Anche questa è violenza sulle donne — dice Antonella Monastra, ex consigliera comunale e attivista per i diritti delle donne — Sono figlie di una società patriarcale che decide per loro. Sono proprietà del padre. Per tutelarle bisogna lavorare su più fronti a favore di una reale integrazione. Il legame scuola-famiglia può essere una strada».
Provincia Palermo

Guarda Anche
Francia, la scomparsa della piccola Maelys: le tappe dell’indagine
Terremoto in Messico: la scossa ripresa dalle telecamere di un ufficio della capitales.
http:palermo.repubblica.it/cronaca/2017/09/09/news/le_spose_bambine_di_palermo_l_allarme_decine_i_casi_poche_denunce_-174978911/

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-APPENDICE:12 SETTEMBRE 2017

SI PROFONDIZZA LA CAUSA CONTRO BERLUSCONI E LE SUE PROSTITUTE PER FALSO TESTIMONIO ALLA GIUSTIZIA

-SU LA REPUBBLICA:eRpubblica.it

MILANO CRONACA

Ruby ter, tutto rinviato di quattro mesi. I giudici: “Rischio triplicazione del processo”

Silvio Berlusconi
Ok dei magistrati all’istanza della difesa. Analoga richiesta anche da parte della procura
11 Settembre 2017
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Accogliendo un’istanza presentata dalla difesa di Silvio Berlusconi, i giudici della decima sezione penale di Milano hanno rinviato di oltre quattro mesi il processo sul caso Ruby ter, con al centro l’accusa di corruzione in atti giudiziari, a carico del leader di Forza Italia e di altre 23 persone, tra cui la stessa Karima El Mahroug, fissando udienza per il prossimo 29 gennaio.

Il Tribunale, infatti, in linea con la richiesta della difesa dell’ex premier ma anche con quella della procura, esposta nell’udienza precedente, ha deciso di attendere le decisioni sul rinvio a giudizio (o meno) dell’ex Cavaliere e altre giovani ospiti delle serate ad Arcore in due procedimenti “strettamente connessi” e i cui atti sono tornati per competenza territoriale da Monza, Treviso e Pescara a Milano. I giudici hanno ritenuto opportuna “la trattazione unitaria di tutti i procedimenti” in un unico dibattimento, “altrimenti si rischierebbe di triplicare lo stesso processo con 2 o 3 collegi diversi impegnati sugli stessi fatti”.
Per il prossimo 27 novembre, infatti, è già fissata, davanti al gup di Milano Maria Vicidomini, l’udienza preliminare a carico di Berlusconi e di Aris Espinosa, Elisa Toti e Giovanna Rigato. Si tratta di un filone ‘stralcio’ dell’inchiesta ‘Ruby Ter’ che era stato prima trasferito a Monza e Treviso e che, poi, per competenza territoriale è tornato a Milano nei mesi scorsi, dopo che sono emersi versamenti recenti dal leader di Forza Italia alle tre giovani.

Al centro di questa tranche, chiusa a fine marzo scorso, ci sono versamenti fino all’ottobre 2016 per quasi 400 mila euro alle tre giovani in cambio, secondo l’accusa, del loro silenzio nei processi. Una presunta corruzione in atti giudiziari che sarebbe avvenuta a Milano e per questo la Procura ha chiesto e ottenuto la restituzione degli atti, prima trasmessi a Monza e Treviso. Inoltre, lo scorso 13 luglio il gup di Pescara per competenza territoriale ha trasmesso a Milano anche gli atti relativi alle posizioni di Berlusconi e di Miriam Loddo. I pm milanesi Tiziana Siciliano e Luca Gaglio hanno già chiesto il rinvio a giudizio anche per quest’altro filone e deve essere fissata l’udienza preliminare.

Stamani, alla ripresa del processo che deve ancora entrare nella fase delle questioni preliminari (sono parti civili Ambra Battilana, Chiara Danese e Imane Fadil e richiesta è stata avanzata anche dalla Presidenza del Consiglio), uno dei legali di Berlusconi, l’avvocato Federico Cecconi, ha chiesto per “ragioni di economia processuale” e visti i procedimenti pendenti in fase di udienza preliminare il “differimento” del processo “per la trattazione unitaria” di tutti i filoni in un unico dibattimento. Un’istanza simile, con una richiesta di rinvio di 6 mesi, era stata presentata davanti al collegio (presidente Orazio La Rocca) anche dai pm prima della pausa estiva. I giudici hanno aggiornato il processo a fine gennaio.

2 commenti
ORDINA
1 giorno fa
giov2008
Stanno aspettando che tiri le cuoia così avranno una gatta da pelare in meno. Che razza di magistrati.
RispondiCondividi11

1 giorno fa
stalingrad43
Ancora con ste boiate?
RispondiCondividi11
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Guarda Anche
Processo Ruby Ter, parti civili: ‘Nostra onorabilità perduta per sempre’
Migranti, donna salvata in mare partorisce all’arrivo dei riscattisti.

http:milano.repubblica.it/cronaca/2017/09/11/news/milano_ruby_ter_processo_rinviato-175178222/

REAZIONE:QUALSIASI LETTORE SPROVEDUTO COME QUELLO DI SOPRA POTREBBE CONFONDERSI PERO RISULTA OVVIO CHE LA TRIPLICAZIONE DI SEDI PER UNO STESSO PROCESSO OLTRE CHE PERMETTERE ERRORI E TRABOCHETTI PER PARTE DI GHEDINI PORTEREBBE  A ULTERIORI ALLUNGANENTI E DISPERSIONE NELL’EFFICENZA DELLA GIUSTIZIA

E INOLTRE RICORDIAMO ORA CHE QUESTO PROCESSO PER INDUZIONE ALLA PROSTITUZIONE ERA STATO ARCHIVIATO MA LA NOSTRA GIUSTIZIA DA QUI MI DICHIARO ORGOGLIOSO(AL MENO DI QUELLA DI MILANO CHE CONOSCO)LO HA RISCATATO,ORA CON L’ACCUSA DI FALSO TESTIMONIO A  LUI E LE SUE 28 OLGETTINE.INSOMMA UN MASSIPROCESSO COME QUELLO DI TANGENTOPOLI DOVE LA ACCUSA NON SARA PIU PER DeELITTI DI «AMORE»MA PER BUGGIARDO,PIU O MENO COME A BILL CLINTON.

QUINDI ASSOLUTAMENTE SODISFATTO PER LA LOTTA ALLE NUOVE FORME DI SCHIAVITU DELLA NOSTRA GIUSTIZIA,LENTA PERO ARRIVA.

-ANNESSO:PARLANO LE SCHIAVE
-SU LA REPUBBLICA:
REP TV RUBY
Processo Ruby Ter, parti civili: “Nostra Qnorabilità perduta per sempre”

(VIDEO NON RIPORTATO)
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I giudici della decima sezione penale di Milano hanno rinviato al 29 gennaio il processo Ruby Ter a carico di Silvio Berlusconi e di altre 23 persone tra cui la stessa Karima El Mahroug. Accogliendo una richiesta dei legali dell’ex premier, il Tribunale ha deciso di attendere le decisioni circa il rinvio a giudizio di Berlusconi in due procedimenti connessi i cui atti sono stati trasferiti a Milano. Mauro Rufini, avvocato difensore di Ambra Battilana e Chiara Danese, due ragazze che frequentavano la villa di Arcore e che si sono costituite parti civili contro l’ex Cavaliere, si è detto d’accordo con il rinvio. “Aggiungerà altri elementi alle vicende che ci hanno costretto a costituirci parte civile. L’onorabilità di Ambra e Chiara è perduta per sempre. Ma noi andiamo avanti per ottenere giustizia”
Video di Francesco Gilioli
11 settembre 2017

https:video.repubblica.it/dossier/caso-ruby-bunga-bunga/processo-ruby-ter-parti-civili-nostra-onorabilita-perduta-per-sempre/284323/284929

-ANNESSO 2:LA PARABOLA DI NOEMI
-SU LA REPUBBLICA;
Repubblica.it
REP TV EDIZIONE NAPOLI
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Massa Lubrense, il matrimonio di lusso tra Noemi Letizia e Vittorio Romano

(VIDEO NON RIPORTATO)
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Una baia completamente ‘requisita’ a Massa Lubrense, sul mare blu di Nerano, ha fatto da teatro al matrimonio di lusso di Noemi Letizia. La 26enne di Portici, divenuta famosa nel 2009 quando l’allora premier Silvio Berlusconi partecipò alla festa per il suo diciottesimo compleanno, diventata la signora Romano, cioè moglie di Vittorio, il rampollo (con ambizioni politiche ) di una famiglia alto borghese di Napoli

LEGGI L’ARTICOLO
LE FOTO
23 giugno 2017

8 commenti
ORDINA

80 giorni fa
Brian Di Nazareth
Come si chiamava il capo indiano della trasmissione radiofonica di Lillo e Greg, 6-1-0?
RispondiCondividi1 Risposta70

80 giorni fa
eds03
Ha la faccia di quello che se le chiama. “Furbo come un cervo”
RispondiCondividi30

77 giorni fa
mikele66
Finalmente si e` sistemata. Un pensiero in meno per il Papy della Patria.
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https:video.repubblica.it/edizione/napoli/massa-lubrense-il-matrimonio-di-lusso-tra-noemi-letizia-e-vittorio-romano/279517/280110?ref=drvr2-5

REAZIONE:VI LA RICORDATE NOEMI?LA MINORENNE NAPOLITANA FIDANZATA DI BERLUSCONI CON IL CONSENTIMENTO DEL SUOI GENITORI.PER QUESTA RELAZIONE LA MOGLIE HA DIVORZIATO;NOEMI AVEVA LA STESSA ETA CHE LE SUE FIGLIE.PIU O MENO COME FRANCESCA ALTRA GIOVANISSIMA NAPOLETANA OGGI MOGLIE DELL’ULTRAOTTANTENNE BERLUSCONI.

-ANNESSO 3:SANTA BIBBIA,LIBRO DI RUTH,PARABOLA DI NOEMI

-A WIKIPEDIA;

Wikipedia

Noemi (Bibbia)

Rut e Noemi, di Jan Victors

.
Noemi, o Naomi, è un personaggio biblico, la cui vicenda è narrata nel Libro di Rut.

Originaria di Betlemme, Noemi era sposa di un uomo chiamato Elimelech, da cui aveva avuto due figli, Maclon e Chilion. In seguito ad una carestia, si trasferì con la famiglia nelle campagne di Moab, dove rimase presto vedova. I figli sposarono due donne moabite, Orpa e Rut, poi dopo circa dieci anni anch’essi morirono. Noemi si trovò dunque sola, in terra straniera, insieme alle due nuore. Cambiò il suo nome in Mara (dall’ebraico Marah che significa “amareggiata, infelice”, in opposizione a Noemi che significa “gioia, letizia”) dopo la morte del marito e dei due figli.

Poi, sentendo dire che la carestia era cessata, decise di ritornare a Betlemme e congedò le nuore, non volendo che esse si sentissero costrette a seguirla: Orpa restò in Moab, mentre Rut scelse con forza di non abbandonare la suocera.

Giunte a Betlemme, Noemi permise a Rut di fare la spigolatrice di orzo nel campo di un certo Boaz: egli era un loro parente, della famiglia di Elimelech, e questo avrebbe garantito una certa tranquillità alla giovane donna, che infatti incontrò i suoi favori e ne divenne la sposa. Noemi fu poi la nutrice di loro figlio, Obed, il futuro padre di Iesse, padre di Davide.

Altri progetti

Ultima modifica 5 mesi fa di Artinpl
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Orpa
Wikipedia
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https:it.m.wikipedia.org/wiki/Noemi_(Bibbia)

14 SETTEMBRE 2017:GIOCHI OLIMPICI FRANCIA-USA

-SU LA REPUBBLICA;

Repubblica.it
SPORT

Olimpiadi, è ufficiale: Giochi 2024 a Parigi, 2028 a Los Angeles

Via libera del Cio: dopo un’attesa lunga cento anni, Parigi tornerà a organizzare la manifestazione a cinque cerchi. Los Angeles invece, aveva organizzato le ultime nel 1984
13 Settembre 2017

LIMA – L’ultimo pezzo è andato al suo posto: i Giochi Olimpici del 2024 saranno organizzati da Parigi, quelli del 2028 si terranno invece a Los Angeles. La ratifica è arrivata per alzata di mano nella sessione di Lima, in Perù, dopo l’accordo a tavolino fra le due città con la benedizione del Cio che, dopo l’uscita di scena prima di Amburgo, poi di Roma e quindi di Budapest, si era ritrovato con due sole candidate e temeva una situazione simile per il 2028. Da qui la decisione di assegnare due edizioni nella stessa sessione e l’avvio della trattativa fra le due città rimaste ancora in corsa che ha portato alla spartizione della posta in palio. “E’ una situazione in cui vincono tutti: Parigi, Los Angeles e l’intero movimento olimpico”, le parole del presidente del Cio, Thomas Bach. Parigi tornerà così a organizzare la manifestazione a cinque cerchi dopo un’attesa lunga cento anni: nel 1924 l’ultima volta, poi le sconfitte per le edizioni del ’92, 2008 e 2012. Los Angeles – subentrata in corso a Boston che nel luglio 2015 si tirò indietro all’ultimo – aveva invece organizzato le Olimpiadi nel 1932 e nel 1984. L’accordo stilato col Cio prevede per entrambe un contributo da 1,7 miliardi di dollari ma Los Angeles riceverà un ulteriore bonus da 500 milioni avendo accettato di organizzare i Giochi successivi a quelli per cui aveva avanzato la propria candidatura.

“Il rammarico c’è e chi come me difende gli interessi del mondo olimpico non può non tenerne conto”. Giovanni Malagò, a Lima per la sessione del Cio, non nasconde tutta la sua amarezza. Roma è una ferita che brucia ancora.

“Oggi le presentazioni di Parigi e Los Angeles mancavano di competizione – ha aggiunto il presidente del Coni – ed entrambe devono dire grazie al ritiro di Roma e dell’Italia. Candidature future? Oggi non è serio parlarne, servono tre gambe, oggi è stato dimostrato: città, governo e Coni. Aspettiamo il nuovo governo per qualsiasi ragionamento”. Con grande fair-play, Malagò ha fatto i complimenti ai due sindaci di Parigi e Los Angeles: “erano quasi dispiaciuti con me per quello che si è creato ma bisogna guardare avanti»

http:.repubblica.it/sport/2017/09/13/news/olimpiadi_via_libera_del_cio_giochi_2024_a_parigi_2028_a_los_angeles-175415476/


14 SETTEMBRE 2017:AZIONARE L,INTERRUTORE ALL’INTROMISSIONI DELLA RUSSIA IN OCCIDENTE
-SU LA STAMPA:
LaStampa.it TECNOLOGIA
SEZIONI
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Trump mette al bando Kaspersky dagli uffici federali: “Un rischio per la sicurezza degli Usa”
Il sospetto è che l’azienda russa possa entrare nelle reti americane e fornire informazioni riservate al Cremlino. La replica del Ceo: “Accuse infondate, collaboriamo con governi di tutto il mondo per battere il cyberterrorismo”


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Pubblicato il 14/09/2017
Ultima modifica il 14/09/2017 alle ore 17:18
BRUNO RUFFILLI
INVIATO A SAN FRANCISCO
L’amministrazione Trump ha chiesto ieri alle agenzie governative statunitensi di disinstallare i prodotti Kaspersky da tutte le reti e i computer. La motivazione: la società di sicurezza informatica di Mosca sarebbe vulnerabile all’influenza del Cremlino e utilizzare il suo software antivirus potrebbe quindi mettere a rischio la sicurezza nazionale.

La decisione arriva una settimana dopo la denuncia della senatrice democratica Jeanne Shaheen, che in un articolo sul New York Times aveva lanciato accuse pesantissime: «Il Cremlino ha hackerato le nostre elezioni presidenziali, sta conducendo una guerra cibernetica contro i nostri alleati della NATO e sta sondando le opportunità di usare tattiche simili contro le democrazie in tutto il mondo». Per la senatrice del New Hampshire, la minaccia per la sicurezza di agenzie federali, governi locali e statali e privati cittadini viene da «prodotti software antivirus e di sicurezza creati da Kaspersky Lab, un’azienda di Mosca con ampi legami con l’intelligence russa». La soluzione è una sola: «Per porre fine a questa allarmante vulnerabilità della sicurezza nazionale, sto avanzando una proposta di legge bipartisan che vieti al governo federale di utilizzare software prodotti da Kaspersky Lab».

La discussione va avanti da tempo, e l’FBI indaga da mesi sull’influenza della Russia nelle ultime elezioni americane. Qualche settimana fa, Kaspersky era stata esclusa dalla lista dei fornitori della General Service Administration, l’ufficio che tratta i contratti e gli acquisti per conto del governo federale. Poi sono arrivate le ammissioni di Facebook, che ha rivelato come una società russa (la “Internet Research Agency”) abbia manipolato il dibattito pubblico in vista delle elezioni usando centinaia di account falsi sul social network.

Così ieri il Dipartimento della Sicurezza interna (DHS) ha emanato una direttiva per le agenzie federali ordinando di identificare i prodotti Kaspersky sui sistemi informativi entro 30 giorni e smettere di usarli entro 90 giorni. L’ordine si applica solo alle agenzie governative civili e non al Pentagono, ma i responsabili dell’intelligence degli Stati Uniti avevano già spiegato all’inizio di quest’anno che i prodotti Kaspersky non sono usati per le reti militari. Il DHS ha espresso preoccupazione «per i legami tra alcuni funzionari Kaspersky e l’intelligence e altre agenzie governative della Russia, e per i requisiti previsti dalla legge russa che consentono alle agenzie di intelligence statali di richiedere assistenza da Kaspersky o addirittura di costringere l’azienda a intercettare comunicazioni che transitano attraverso le reti russe».

Come ha fatto più volte negli ultimi mesi, Kaspersky Lab ha dichiarato le accuse «assolutamente infondate», spiegando che le leggi russe sulla condivisione dei dati si applicano in realtà solo a internet provider e a operatori telefonici. «Nessuna prova credibile è stata presentata pubblicamente da persone o organizzazioni, e le accuse si basano su affermazioni false e presupposti inesatti», dichiara l’azienda in una nota. Eugene Kaspersky, su Forbes, parla di «balcanizzazione» di internet, accusa gli Stati uniti di protezionismo, e ricorda come la sua azienda abbia aiutato a scoprire e combattere episodi importanti di cyberterrorismo. Per il presidente della società russa, il crimine informatico si combatte con la collaborazione tra stati e aziende, senza limiti geografici. Inoltre, prosegue la nota, «più dell’85% del fatturato dell’azienda proviene dall’esterno dei confini russi, un’ulteriore dimostrazione che una collaborazione non appropriata con qualunque governo sarebbe dannosa per il suo bilancio».

Licenza Creative Commons
Alcuni diritti riservati.

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Hacking Team, i broker e le spie: come si è arrivati a indagare gli ex dipendenti

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14 SETTEMBRE 2017:LA LEGA DEVE DISSOLVERSI

-SU LA STAMPA:

LaStampa.it POLITICA
SEZIONI
Salvini: “Sequestrati i conti della Lega Nord, ci vogliono imbavagliare”

Renzi: «Ma se hanno rubato 48 milioni…»


LAPRESSE

Pubblicato il 14/09/2017
Ultima modifica il 14/09/2017 alle ore 20:34
«Sequestrati alcuni conti correnti della Lega, sulla base di una sentenza di primo grado. È senza precedenti, si vuole imbavagliare il dissenso». È la denuncia del leader del Carroccio Matteo Salvini a Montecitorio, che però conferma: «La manifestazione di Pontida in qualche modo si farà».

In una conferenza stampa alla Camera, Salvini ha spiegato che alcune banche, a livello locale (in Emilia, in Liguria, a Bergamo, a Trento) hanno negato l’accesso ai conti correnti di dirigenti locali della Lega chiamati a fronteggiare le spese per l’organizzazione della prossima manifestazione di Pontida e in vista dei referendum in Lombardia e Veneto. Quindi, non possiamo pagare le spese per palchi, tendoni, pullman, auto. Ma la faremo lo stesso, vedremo come…«Il provvedimento di sequestro cautelativo -ha detto- è stato deciso dal tribunale di Genova sulla base di una sentenza di primo grado: in sostanza, saremmo chiamati noi a rispondere degli eventuali errori e mala gestione di fondi pubblici da parte del Carroccio della gestione Belsito con Bossi 9 anni fa, con la richiesta di 48 milioni. È un attacco alla democrazia, una follia».

«È la prima volta nella storia della Repubblica che in assenza di una condanna definitiva si sequestrino i conti di un partito politico. Tutto ciò per un pezzetto di magistratura. Ma se pensano di spaventarmi -ha sottolineato Salvini- si sbagliano di grosso. Stanotte andrò a letto ancora più arrabbiato e combattivo».

Matteo Renzi, dalla festa dell’Unità di Frascati, vicino Roma, gli risponde: «I leghisti si sono trovati bene a Roma… Tutti i giorni la Lega fa la morale a Roma ladrona ma nessuno che dica che c’è un partito che ha rubato i soldi del contribuente».
«La Lega deve dare 48 milioni di euro del contribuente. E nessuno ne parla. Salvini è tutti i giorni sui talk show, è dappertutto tranne a Bruxelles, e nessuno che gli chieda conto dei soldi», sottolinea il segretario del Pd.

Pronta la contro-replica del leghista: «Renzi si vergogni. Al Pd non succede nulla perché evidentemente ha più amici dentro la magistratura».

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LEGGI ANCHE

ANSA
Salvini lancia l’ultimatum al centrodestra: “Non saremo servi di Berlusconi”

http:.lastampa.it/2017/09/14/italia/politica/salvini-sequestrati-i-conti-della-lega-nord-ci-vogliono-imbavagliare-FzlmJDlCvcxROoa5sdCkWK/pagina.html

REAZIONE:ANCHE RENZI E BOSCHI HANNO RUBATO CON IL DECRETO SALVA BANCHE

CHI HA DETTO CHE AL PD NON SUCCEDE NULLA?ANCHE LORÓ SONO. STATI DECIMATI DALLA GIUSTIZIA ED ELETTORALMENTE HANNO PERSO. IL CAPITALE ELETTORALE OTTENUTO CON LA PREDICA,POI TRADITA,CONTRO IL NEOLIBERALISMO.

LEGA SERVA DI BERLUSCONI?IN REALTA SEMPRE ALLEATI SONO STATI.

-APPENDICE:LEGA ANTIGENDER

-SU LA REPUBBLICA:

Repubblica.it
MILANO CRONACA

Lega, scandalo a Pontida: parcheggi rosa solo per donne etero e comunitarie. Poi il sindaco ci ripensa.

Un parcheggio rosa (archivio)

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Il regolamento approvato dall’amministrazione a guida Carroccio ha suscitato un vespaio e il sindaco Carozzi è stato costretto a fare marcia indietro. Il ministro Martina: “Cose che fanno rabbrividire”. Il Pd: “Schifo, vergogna”. 5Stelle: “A disposizione di chi vuole fare ricorso”. La Cgil: “Impugniamo tutto”
di ANDREA MONTANARI
13 Settembre 2017

Dopo una giornata di polemiche infuocate contro l’ordinanza della giunta leghista di Pontida che istituiva parcheggi rosa vietati però a donne extracomunitarie e lesbiche il sindaco del Carroccio, Luigi Carozzi è stato costretto a fare marcia indietro. “Domani il primo atto sarà la modifica del regolamento. I parcheggi rosa sono destinati a tutte le mamme e le donne che aspettano un bambino. Senza alcuna distinzione” ha annunciato il primo cittadino della cittadina nota anche per ospotare il tradizionale raduno della Lega in programma domenica.

Il discusso regolamento comunale per la gestione dei parcheggi dell’assessore al Territorio, Ambiente ed Ecologia, Emil Mazzoleni, anche lui della Lega, approvato pochi giorni fa con 8 voti favorevole e 2 contrari, introduce la novità dei parcheggi “rosa” per le donne incinte ma all’articolo 4 intitolato “soggetti” era scritto nero su bianco che “possono richiedere il rilascio gratuito di idoneo permesso risultante da tessera, esclusivamente le donne appartenenti a un nucleo familiare naturale e cittadine italiane o di un paese membro dell’Unione Europea”. Le altre donne quindi, tra cui le extracomunitarie e le lesbiche, per esempio, no. Anche se sono in gravidanza. “E’ una scelta inconcepibile e inaccattabile – aveva commentato Gionata Ghilardi, capogruppo di Viviamo Pontida – Non riesco quasi a trovare le parole per esprimere il mio dissenso. In pratica con questa decisione qualcuno sostiene che a Pontida esistono delle donne di serie A e di serie B. Si può essere più cattivi”.

Se hai difficoltà a visualizzare il contenuto nel box qui sotto, clicca su questo link per scaricare la versione pdf del documento complto

Le reazioni, a dir poco indignate che hanno portato il sindaco a cambiare idea, sono state numerose. Prima di tutto dalla Cgil di Bergamo che ha annunciato: “Impugniamo il regolamento, i contenuti sono apertamente e profondamente discriminatori”. Il ministro all’Agricoltura, Maurizio Martina, su Facebook ha scritto: “Dove vogliono portarci? Ai posti riservati sui bus? O al divieto d’ingresso nei negozi per alcune razze? Sono cose che fanno rabbrividire e purtroppo sono cose vere”. Il deputato Pd Antonio Misiani ha commentato: “Scelta demenziale e palesemente illegittima. Ci auguriamo che la delibera venga ritirata, sollevando dal suo incarico l’assessore proponente”. Ha aggiunto la collega Elena Carnevali: “Solo un’ideologia cieca può pensare di distinguere tra mamma e mamma”.

I 5Stelle, con il consigliere regionale Dario Violi, si erano messi a disposizione dei cittadini di Pontida che vogliono fare ricorso. “Ora ci spettiamo che si adoperino per creare bagni separati per gli extracomunitari, posti in piedi sugli autobus per i gay oppure le strisce verdi per parcheggi per i soli padani doc – continua Violi – E’ ora di finirla, ne abbiamo abbastanza di discriminazioni, la Lega non può riportare la lancetta della Storia a un Medioevo che nessuno rimpiange. Chiediamo al sindaco di scusarsi e di revocare immediatamente quel regolamento”.

Ancora il Pd era andato all’attacco con il consigliere regionale del Pd lombardo, Jacopo Scandella: “Una mamma è una mamma, che sia svizzera, cinese o africana. Il resto è schifo e vergogna. Con queste persone e queste idee, quale sarà il prossimo passo? I posti “riservati” sull’autobus? Le scuole separate per gli stranieri? Il divieto di matrimoni misti? Bisogna dire basta e bisogna dirlo ad alta voce”. Il sindaco Carozzi, per parte sua, interpellato sull’argomento, per tutta la giornata si era rifiutato di rispondere ma in serata ha corretto il tiro.

Nell’ordinanza sui parcheggi non mancavano altri passaggi destinati a far discutere. Già nelle premesse si dice che “Pontida intende promuovere il sostegno alle famiglie naturali, formate dall’unione di un uomo e una donna a fini procreativi, nucleo fondante della società civile”. Nell’articolo 2 si arriva perfino a dare una definizione di donna. Quando si precisa che “ai fini del presente regolamento per “donna” si intende un individuo umano con sesso femminile risultante dai registri anagrafici della città di Pontida”.

375 commenti
ORDINA

1 giorno fa
one world
Discrminazione assurda, si vergognasse chi ha solo avuto l’ardire di concepirla. A parte il fatto che il rilascio di una tessera per sostare in quegli stalli è un esborso inutile per i contribuenti, ci si deve rendere conto che le cinque condizioni devono essere presenti congiuntamente. Quindi, banalmente, se una turista americana all’ottavo mese vede uno di quei parcheggi rosa liberi, non ci si può parcheggiare. FENOMENI
RispondiCondividi30 Risponde7715

1 giorno fa
italiano22
Qui siamo alla demenza politica. Peggio del confino fascista!
RispondiCondividi8 Risponde6510

1 giorno fa
irene56
Niente extracomunitari, ma chissà perché dubito multerebbero un’auto svizzera.
RispondiCondividi2 Risponde5410
VEDI TUTTI
http:milano.repubblica.it/cronaca/2017/09/13/news/pontida_lega_regolamento_parcheggi_vietati_a_resbiche_e_extra_comunitari-175393014/

-APPENDICE:”SCHIAVISTA” MATTEO(LI) AL CARCERE

-SU LA STAMPA;
LaStampa.it ITALIA
SEZIONI

Inchiesta Mose, l’ex ministro Matteoli condannato a 4 anni di carcere e 9,5 milioni di multa


ANSA
L’ex ministro Altero Matteoli, 77 anni

Pubblicato il 14/09/2017
Ultima modifica il 14/09/2017 alle ore 20:46
ANDREA ZAMBENEDETTI
E’ stato condannato a 4 anni di reclusione l’ex ministro dell’ambiente e delle infrastrutture, il senatore di Forza Italia Altero Matteoli. Il tribunale di Venezia, presieduto da Stefano Manduzio, dopo 32 udienze ha condannato il parlamentare anche ad una multa da 9,5 milioni di euro per corruzione. Assoluzione invece per l’accusa di finanziamento illecito ai partiti che vedeva imputato l’ex sindaco di Venezia, di centro sinistra, Giorgio Orsoni. Si è chiuso alle 18 di oggi, giovedì 14 settembre, il processo agli otto imputati che avevano deciso di affrontare il dibattimento nell’ambito della maxi inchiesta sulle tangenti per le paratie mobili della laguna di Venezia: il Mose.

Sono usciti dal procedimento, perché assolti o per prescrizione, anche l’ex presidente del Magistrato alle Acque, Maria Giovanna Piva, l’ex presidente del consiglio regionale del Veneto, Amalia Sartori, e l’architetto Danilo Turcato che aveva curato i lavori di restauro della villa già di proprietà di Giancarlo Galan (che scelse a sua volta di patteggiare una pena di 2 anni e 10 mesi). Sentenza di condanna invece per l’imprenditore Nicola Falconi (due anni e 78mila euro di multa), Corrado Crialese (un anno e dieci mesi e 1000 euro di multa, pena sospesa), e l’imprenditore Erasmo Cinque (quattro anni e nove mesi). Per tutti i condannati è anche scattata, a vario titolo, l’interdizione dai pubblici uffici, il pagamento delle spese processuali e il risarcimento delle parti civili.

Era il 4 giugno 2014 quando il Veneto si svegliò con gli arresti eccellenti: la magistratura, guidata dal sostituto procuratore Carlo Nordio, aveva scoperto il «sistema Mose». L’inchiesta travolse anche l’ex governatore del Veneto ed ex ministro della Cultura, Giancarlo Galan, che uscì dal processo con il patteggiamento. Stessa scelta anche per l’ex assessore regionale Renato Chisso, che decise di patteggiare una condanna a 2 anni e mezzo e per l’ex presidente del Magistrato alle Acque Patrizio Cuccioletta (che patteggiò una condanna a 2 anni).

In un filone stralciato a Milano aveva patteggiato anche l’ex generale della Guardia di Finanza Emilio Spaziante (4 anni) e il finanziere Roberto Meneguzzo (2 anni e mezzo). «Non ho mai preso soldi, non sono un corrotto» aveva spiegato alla corte l’ex capo dell’Ambiente, Matteoli, in chiusura del dibattimento. Per lui i pubblici ministeri avevano già chiesto una condanna a sei anni di reclusione, sette ore dopo è arrivata la sentenza di condanna.

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http:.lastampa.it/2017/09/14/italia/cronache/inchiesta-mose-lex-ministro-matteoli-condannato-a-anni-di-carcere-e-milioni-di-multa-bKpVFfnf1iHdKBG5BhO39K/pagina.html

16 SETTEMBRE 2017:GOSSIP

-SU RT:

Ivanka Trump revela la razón por la cual nunca criticaría a su padre en público
Publicado: 15 Sep 2017 | 09:57 GMT

Reuters / Kevin Lamarque
La hija del presidente estadounidense confiesa la influencia que ejerce en las decisiones que toma su padre.
La hija mayor del presidente de EE.UU. Donald Trump ha afirmado en una entrevista concedida a ‘Financial Times’ que ella no se pronuncia en presencia de medios sobre asuntos en los que está en desacuerdo con su padre, porque “expresar públicamente el disentimiento significaría que no soy parte del equipo”.

Al mismo tiempo, Ivanka —a pesar de tener fama de ser la persona que más influencia ejerce sobre su padre— ha confesado que no tiene poder para cambiar sus opiniones en los temas clave en los que el mandatario mantiene posturas contundentes.

La hija del presidente ha calificado las expectativas de que pueda influir sobre su padre de “poco realistas” que algunas personas han creado. La joven ha admitido “que beneficia al presidente poder escuchar a personas que están de acuerdo y en desacuerdo con él en cualquier tema”.

Asimismo, Ivanka ha sido contundente al asegurar que “no va a suceder” que su presencia cerca del presidente “tenga tanto peso como para que mi padre abandone sus valores fundamentales y la agenda por la que le votó el pueblo estadounidense cuando lo eligió”. “En última instancia, el presidente toma sus propias decisiones”, ha agregado.

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16 SETTEMBRE 2015:TRUMP,COLOMBIA

FUORI DALLE PALLE!!!!!

-SU BBC:

Asombro en Colombia por amenaza de Donald Trump ante incremento de cultivos de coca
Natalio Cosoy
BBC Mundo, Bogotá
14 septiembre 2017

Donald Trump y Juan Manuel Santos, durante la visita de este a Washington el 18 de mayo de 2017.Derechos de autor de la imagenCHIP SOMODEVILLA/GETTY
Image caption

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Un informe de la Presidencia de Estados Unidos cuestiona el compiromiso de Colombia en la lucha contra el narcotráfico.
Quien necesita enemigos con amigos así, habrán pensado las autoridades de Colombia al leer el memorando que el presidente de Estados Unidos, Donald Trump, le envió a su secretario de Estado.
En él, Trump dice que su gobierno consideró seriamente designar a Colombia, su principal aliado en América Latina, como un país que ha demostrado haber fracasado en el cumplimiento de sus obligaciones en el marco de acuerdos internacionales sobre la lucha contra el narcotráfico.
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*¿Qué efecto tendrá el proceso de paz con las FARC en el narcotráfico colombiano?
*Un triángulo de drogas, armas y violencia:
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¿Cuál es el argumento? “El extraordinario aumento de los cultivos de coca y producción de cocaína en los últimos tres años”, dice el documento fechado este miércoles, “incluidos los cultivos récord de los últimos 12 meses”.

¿Por qué no lo hizo entonces? “Porque la Policía Nacional de Colombia y sus Fuerzas Armadas son socios cercanos en hacer cumplir la ley y en temas de seguridad de EE.UU. en el hemisferio occidental, están mejorando sus esfuerzos de incautación y han reiniciado parte de la erradicación que se había reducido significativamente a partir de 2013”, dice el informe.
¿Alivio para Colombia? No. Trump termina el documento asegurando que dejará la opción abierta de designar a Colombia como país fracasado en la lucha contra el narcotráfico si no muestra un “progreso significativo” en la reducción de cultivos de coca y producción de cocaína.
El gobierno colombiano, desde más de un frente, salió a responder al mandatario estadounidense.


Un soldado colombiano avanza en un cultivo de coca de la zona de Nariño mientras un avión arroja pesticidas.Derechos de autor de la imagenLUIS ACOSTA/AFP/GETTY
Image caption
El Ejército colombiano lleva años siendo uno de los grandes aliados de Estados Unidos en América Latina.

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El vicepresidente Óscar Naranjo, general retirado de la Policía que durante años combatió el narcotráfico en coordinación con EE.UU. dijo: “Una relación histórica basada en éxito, basada en confianza, no se puede destruir de un momento a otro”.
A través de un comunicado difundido por la Cancillería, el gobierno colombiano insistió en la corresponsabilidad frente a la problemática de las drogas: “Las autoridades de los países consumidores tienen una responsabilidad fundamental con sus conciudadanos y con el mundo de reducir el consumo y atacar las organizaciones de tráfico y distribución en sus propios países”.
“En materia de intersección”, sigue el comunicado, “por cada 44 toneladas de cocaína que se incautan en Colombia, en la frontera sur de EE.UU. decomisan una tonelada”.
La mayoría procede de Colombia
La Cancillería recordó además que hace ya más de 30 años que el país demuestra su compromiso en la lucha antinarcóticos, “pagando un muy alto costo en vidas humanas”.
Pero, ¿de dónde sale la amenaza de Trump? ¿qué ha ocurrido?
De acuerdo con un reporte de esta semana de la DEA (agencia estadounidense dedicada a la lucha antinarcóticos), en 2016 el 92% de la cocaína incautada en el territorio continental de EE.UU. era colombiana.
Más aún, sigue el documento, tras una caída del 53% en los cultivos de coca en Colombia entre 2007 y 2012, se registró un incremento del 134% entre 2013 y 2016.
Para el gobierno estadounidense, a fines de 2016 había 188.000 hectáreas sembradas con coca en Colombia. Para Naciones Unidas, que usa otra metodología (y cuyas cifras son las oficiales para el gobierno colombiano), eran 146.000 hectáreas.
Pero en todo caso ambos registraron un enorme incremento en los cultivos.
Como causa del incremento la DEA menciona varios factores. En primer lugar la suspensión de la fumigación aérea en octubre de 2015 (por potenciales riesgos a la salud), que muchos consideran no es la principal causa del aumento, pero que EE.UU. ha criticado vehementemente.
También hubo, dice la DEA, una caída de dos tercios en el presupuesto para erradicación manual desde 2008.

Un guerrillero de las FARC, en la selva de El Diamante, Colombia.Derechos de autor de la imagenMARIO TAMA/GETTY IMAGES
Image caption

El acuerdo de paz con las FARC contempla medidas para la erradicación de los cultivos de coca.

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Además, el acuerdo de paz con las FARC, que incorpora un punto de sustitución de cultivos para que campesinos dejen de cultivar coca, incentivó más siembra, dice la DEA (y otros expertos coinciden), en la creencia de que quien tuviera coca sería beneficiario de subsidios.
Pero hay otro punto polémico en ese sentido. La agencia estadounidense dice que el gobierno colombiano suavizó sus operaciones de erradicación en áreas controladas por las FARC durante la negociación de paz (que concluyó en noviembre de 2016) para evitar confrontaciones armadas con el grupo guerrillero.
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*¿Mueren 6 personas por cada kilo de cocaína, como dice “Narcos”?
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Para la ONG Oficina de Washington para América Latina (WOLA, por sus siglas en inglés) hay otras causas destacables para el crecimiento de cultivos.

Óscar Naranjo, en una imagen de su época como general de la Policía.Derechos de autor de la imagenGUILLERMO LEGARIA/AFP/ GETTY
Image caption

El vicepresidente Óscar Naranjo defendió la cooperación de Colombia en la lucha contra las drogas.

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Destaca la Falta, hasta este año en que comenzó un programa de sustitución, de ofertas alternativas de desarrollo; una caída en el precio del oro que llevó a que quienes se dedicaban a la minería ilegal se volcaran a la coca; una fuerte depreciación de peso colombiano frente al dólar y la resistencia de los productores en algunas zonas que impidió que se llevarán a cabo tareas de erradicación.
Adam Isacson, de WOLA, escribió en un reciente análisis que el plan del gobierno colombiano (de promover la sustitución al tiempo que se hace erradicación forzosa), aunque no es perfecto, merece más apoyo de EE.UU. que el que está recibiendo.
“Mensaje tóxico”
Así que no extraña que él también se sorprendiera con las palabras de Trump.
“No solo es tratar en forma grosera a un aliado cercano que está intentando resolver el problema, es también un grave error”, le dijo a BBC Mundo.
“Envía un mensaje tóxico al resto de la región: aún si hacen lo que pide EE.UU., si están en desacuerdo con parte de nuestra estrategia de preferencia, reaccionaremos contra ustedes”.
Según Isacson, esto puede llevar a que se debilite el interés en cooperar con EE.UU. a nivel hemisférico.
http:.bbc.com/mundo/noticias-america-latina-41275301


17 SETTEMBRE 2015:TRUMP DIZPREZZA MELANIA

18 SETTEMBRE 2017:ATTACCO ACUSTICO-SONORO

-SU MERCOPRESS:

MercoPress. South Atlantic News Agency

Washington considera LA clausura dell’ambasciata a L’Avana a causa di “attacchi sonici”
Lunedì 18 settembre 2017 – 09:40 UTC Articolo completo 1 commento

Il presidente Raul Castro ha riferito che ha dato la sua certezza personale alla carica degli affari dell’Accademia statunitense all’Avana che Cuba non era dietro gli attacchi.

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Gli Stati Uniti stanno prendendo in considerazione la chiusura dell’ambasciata a Cuba dopo che il personale diplomatico ha riportato problemi sanitari che Washington batte su un “attacco sonico”. Il segretario di Stato Rex Tillerson ha dichiarato che la decisione di chiudere la missione in Havana era “sotto valutazione”.

Più di 20 persone hanno subito condizioni che vanno dal trauma del cervello mite e dalla perdita dell’udito a vertigini e nausea. I funzionari americani ritengono che qualche tipo di dispositivo sia stato usato per minare la loro salute. Cuba nega qualsiasi coinvolgimento. Almeno due canadesi sono stati colpiti da sintomi simili.

“È una questione molto grave rispetto al danno che alcuni individui hanno sofferto”, ha detto Tillerson a CBS.

Nonostante un’indagine che coinvolge l’FBI, la Royal Canadian Mounted Police e le autorità cubane, non esiste ancora una spiegazione completa sulla causa degli incidenti fin dalla fine del 2016.

Il presidente Raul Castro ha riferito di aver fornito la propria garanzia personale alla carica di affidatari statunitense dell’avvana che Cuba non era dietro gli attacchi.

Gli Stati Uniti hanno riaperto la sua ambasciata a L’Avana nel 2015 dopo decenni di relazioni congelate.

Nel 2016, il presidente Barack Obama è diventato il primo presidente dell’ONU per la visita a Cuba da Calvin Coolidge nel 1928.

A giugno il presidente Donald Trump ha annunciato una ripresa parziale delle politiche di Obama di Cuba, ma ha dichiarato di non chiudere l’ambasciata statunitense a L’Avana.

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18 SETTEMBRE 2017:SOS

CONTINUANO LE AZIONI DI CONTROLLO,PRESSING,INSEGUIMENTO,PEDINAMENTI,BULLIN,MINACCIE PIU O MENO VELATI,PIU O MENO SPLICITE PER PARTE DI IGNOTI CHE SIMULANO. INTIMITA E FIDUCIA.

19 SETTEMBRE 2017:ATTACHI ACUSTICO-SONORI II

-SU LA STAMPA:

LaStampa.it MONDO
SEZIONI
Il giallo degli attacchi acustici a Cuba. Già colpiti diciannove diplomatici Usa
Danni all’udito e edemi cerebrali. Ancora mistero sui colpevoli


AP
La sede dell’ambasciata degli Stati Uniti nella capitale cubana, dove hanno prestato servizio i 19 diplomatici

Pubblicato il 04/09/2017
Ultima modifica il 04/09/2017 alle ore 13:28
VITTORIO SABADIN
Sembra un film di James Bond, e il colpevole è probabilmente una Spectre che vuole guastare i ritrovati buoni rapporti tra Cuba e gli Stati Uniti. Diciannove diplomatici americani che lavorano all’ambasciata dell’Avana sono stati improvvisamente colpiti da perdita dell’udito, forti mal di testa, leggeri edema cerebrali, perdita dell’equilibrio e deficit cognitivo.

Il Dipartimento di Stato sospetta che a causare queste gravi patologie sia un’arma sonica segreta, che viene usata contro i diplomatici nei pressi delle loro abitazioni. Washington ha protestato con il governo dell’Avana, ma senza accusarlo di essere responsabile, e il ministero dell’Interno cubano ha risposto che «Cuba non ha mai permesso né permetterà che il suo territorio venga usato per azioni contro diplomatici accreditati». Nell’attesa di fare chiarezza, due diplomatici cubani sono stati espulsi dagli Stati Uniti all’inizio di agosto.

I misteriosi attacchi contro il personale dell’ambasciata americana sono cominciati nell’autunno del 2016 e sono continuati fino all’aprile del 2017, quando si sono improvvisamente interrotti. Ma l’American Foreign Service Association, il sindacato dei diplomatici, ha denunciato che sono ripresi nel mese di agosto. Molti dei 19 funzionari colpiti hanno perso l’udito e altri hanno subito danni cerebrali traumatici che si pensa dovuti a onde sonore. Quasi tutti sono dovuti rientrare negli Stati Uniti per farsi curare. Heather Nauert, portavoce del Dipartimento di Stato, è per ora prudente: «Le indagini non sono terminate – ha detto – e rivedremo le nostre valutazioni sugli scopi degli attacchi man mano che avremo nuove informazioni. Possiamo confermare che un altro incidente si è verificato lo scorso mese, ed è oggetto di indagine».

Tra le persone colpite c’è anche un diplomatico canadese, ma viene considerato una vittima collaterale perché i funzionari delle ambasciate abitano tutti nella stessa zona. Le case nelle quali vivono appartengono al governo cubano e sono certamente piene di microspie, ma probabilmente non di armi segrete. Molte delle patologie accertate tra il personale sono riconducibili all’emissione ad alta o bassa frequenza di ultrasuoni o infrasuoni non udibili dall’orecchio umano, ma in grado di produrre danni considerevoli all’organismo, fino alla sordità e ai danni cerebrali traumatici. Le armi soniche sono già in dotazione di molte forze dell’ordine e vengono usate per disperdere la folla nelle manifestazioni violente o per respingere l’assalto di pirati in mare.

Costruire un dispositivo ultrasonico di modesta potenza, delle dimensioni di un pacchetto di sigarette, è abbastanza facile e i pezzi si trovano in vendita su Internet. Ma per ridurre alla sordità un uomo a una distanza di 50 metri occorrerebbe un’apparecchiatura grande come un’auto, non facile da maneggiare. Colleen Le Prell, audiologo dell’Università del Texas, ha detto di non ricordare «esempi di improvvisa perdita di udito causata da suoni non udibili» e ha invitato a concentrarsi su droghe e veleno. In passato, i diplomatici americani erano oggetto all’Avana di ripetuti danneggiamenti alle loro proprietà, che erano però cessati con la distensione tra i due Paesi avviata nel 2015 da Barack Obama e Raul Castro. Un funzionario del Dipartimento di Stato ha detto alla Cnn che si sospetta che dietro agli attacchi ci sia un terzo Paese che vuole vendicarsi degli americani per qualche ragione. Il pensiero va subito alla Russia che ha avuto strettissimi legami con Cuba per molti anni, ma i Paesi che ce l’hanno con Washington sono molti. Il mistero continua, e non sarà facile venirne a capo.

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LEGGI ANCHE

Il personale dell’ambasciata Usa a Cuba vittima di attacchi acustici

http:.lastampa.it/2017/09/04/esteri/il-giallo-degli-attacchi-acustici-a-cuba-gi-colpiti-diciannove-diplomatici-usa-Snu2z7NQTOWVCjXHCqzraP/pagina.html

FAITES INTERNES 1:CONTINUATION 341

18 AGOSTO 2017:CINA,NO AL NEOLIBERALISMO,CALCIO SOTTO CONTROLLO

-SU LA REPUBBLICA:

Milan, Yonghong Li sempre più solo: la Cina vieta gli investimenti privati nel calcio
Giuliano Balestreri 8 ORE 8313

Yonghong Li con l’ad del Milan, Marco Fassone (a destra) e David Han Li (a sinistra). Foto di Miguel Medina/Afp/Getty Images

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Dopo il trionfale 6 a zero rifilato ai macedoni dello Shkëndija e in attesa dell’esordio in campionato domenica sera a Crotone, per il Milan arriva la doccia fredda cinese: stop agli investimenti privati in settori come real estate, hotel, intrattenimento e club sportivi. Insomma quando sembrava che il divieto all’uscita dei capitali potesse esaurirsi – o quanto meno allentarsi – il prossimo 30 settembre, è arrivato perentorio l’ordine del governo.

Foto di China Photos/Getty Images

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Leggi anche Milan ai cinesi: Yonghong Li balla da solo, scaricato dalle banche e osteggiato dal governo

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Il risultato è che Yonghong Li, il misterioso broker presidente del Milan, si trova ancora più solo di qualche mese fa. “Pechino ha semplicemente ribadito che il calcio non è una priorità per la crescita del Paese” spiega Giuliano Noci prorettore del polo territoriale cinese del Politecnico di Milano che poi aggiunge: “Li ha investito molti soldi e ora è rimasto senza paracadute. Se non ottiene subito importanti risultati sportivi e finanziari il club passerà al fondo Elliott. Di certo lo stress finanziario di questa operazione è enorme”.

Gianluigi Donnarumma. Foto di Tullio M. Puglia/Getty Images
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Leggi anche Milan, sui conti la campagna acquisti pesa ‘solo’ 40 milioni
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Se quello di Li è un bluff – come pensano molti degli addetti ai lavori -, l’imprenditore potrà continuare ad accampare scuse spiegando la difficoltà a reperire risorse con la stretta all’uscita dei capitali; se invece la sua cordata era reale adesso Pechino ne ha certificato la fine. “Il vero problema di Li – sottolinea Noci – è che nessuno dalla Cina potrà unirsi a lui”. In questo momento, di fatto, possono investire solo aziende di Stato o i privati che perseguono obiettivi in linea con quelli del governo e quindi lungo la ‘Belt and road’ voluta dal presidente Xi Jinping per una nuova ‘via della Seta’ tra Asia ed Europa: “Per questo motivo – rilancia il professore del Politecnico – anche le aziende di Stato devono informare il partito prima di avviare ogni operazione”.


Foto di Sean Gallup/Getty Images
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Leggi anche “Milan, i 12 punti oscuri della vendita ai cinesi”
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D’altra parte il momento è delicato: tra ottobre e novembre si terrà il Congresso quinquennale in cui verrà definito il futuro politico della Cina fino al 2032 è il governo non vuole malumori. “I grandi investimenti nel mondo del pallone non sono piaciuti alla gente” dice Alberto Forchielli, amministratore delegato di Mandarin Capital Partner, il primo fondo di private equity non cinese ad aver ricevuto in gestione capitali del governo di Pechino che poi spiega: “La verità è che preferirebbero andare allo stadio a divertirsi loro anziché sapere che sono gli europei a godersi lo spettacolo con soldi cinesi”.


Yonghong Li. Foto di Miguel Medina/Afp/Getty Images
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Leggi anche Pechino indaga sull’operazione Milan, dubbi sulla liquidità di Yonghong Li
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Tradotto: il governo che non ha alcuna intenzione di perdere il consenso popolare – proprio per evitare tensioni in vista del Congresso – non avrebbe fatto altro che captare i desiderata della popolazione. “A questo punto più che il ruggito di Huarong – scherza Forchielli – credo che sentiremo il miagolio di Li quando si accorgerà di aver lasciato la mano nella portiera della macchina”. Insomma per il broker che in una versione del curriculum sarebbe nato nella provincia del Guandong e in un’altra in un’altra in quella di Hainan (a quasi 400 km di distanza), i problemi rischiano di aumentare. Entro ottobre dell’anno prossimo dovrà infatti restituire all’hedge fund Elliott poco meno di 340 milioni di euro: “Il nodo della questione – commenta Noci – è nell’orizzonte temporale. Ci sono diversi operatori finanziari che investono con una forte leva lavorando perché la società rilevata sia in grado di generare buoni flussi di cassa con l’obiettivo di trarre profitto dalla quotazione a Hong Kong. Di solito, però, servono 3-5 anni”.


Paul Singer, numero uno del fondo Elliott. Getty Images
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Come a dire che se il problema non fosse il tempo, la struttura dell’operazione sarebbe anche razionale: il Milan è un marchio molto forte in Cina come nel resto dell’Asia e la creazione di una controllata di diritto cinese permetterebbe il pagamento dei dividendi alla capogruppo, ma a Li servono risultati sportivi e finanziari immediati. “Anche se il giro d’affari in Cina crescesse tantissimo, difficilmente ci sarebbe il tempo per girare i dividendi alla controllante; spesso – dice Forchielli – serve anche un anno”. E in una situazione sempre più complessa Elliott resta alla finestra: il vero azionista forte del Milan è il fondo americano che tra poco più di un anno, con un investimento – al netto degli interessi – da 303 milioni di euro, potrebbe ritrovarsi proprietario di una squadra fortemente rivalutata. A quel punto rivenderla con una buona plusvalenza non sarebbe difficile.
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REAZIONE:SODISFATTO?STAREMMO A VEDERE PERCHE ANCHE IL PRESIDENTE XI E’  COINVOLTO NEL PANAMA PAPERS.

PD:MENTRE BERLUSCONI,METTENDO IN GIOCO I SUOI TRADIZIONALI MEZZI  PROPAGANDISTICI, INTRAPRENDE L’ENNESIMA OPERAZIONE DI LEAFTING POLITICO SVENTOLANDO UN TANTO LOCUACE COME FANTASTICATO RITORNO IN CAMPO,QUESTA E’ LA SOLA VERA NOTIZIA CHE LO RIGUARDA.IN SICILIA DOVE DICE VOLERE FARE IL FORTE APACHE DI AVANZATA DEL FUTURO RISCATTO ELETTORALE,IL CALCIO E’  ESTRANEO AL NOSTRO WAY OF LIFE.E ANCHE QUESTA RIVOLUZIONE CULTURALE HA FALLITO,LA VISIONE DEL MONDO DELLA LA NUOVA ERA BASATA NEI SUOI NEW MEDIA DOMINA EGEMONICA ANCHE IN ITALIA,NESSUNO SI CONFONDA(E SE NO VEDI RENZI,I SUOI TELEMACO, IL SUO REFERENDUM E LE SUE RIFORME NEOLIBERALI DOVE E’  ANDATO A FINIRE):TOLGA LA MANO DAL MARE NOSTRUM.

-APPENDICE,IL GIORNO DOPO:SE QUALCUNO DUBITA DEL DOMINIO SOCIOCULTURALE E POLITICO DELLA NUOVA ERA LEGA LA NOTA DI SEGUITO

-SU LA REPUBBLICA:

Repubblica.it
ECONOMIA
Regno Unito, addio alle cabine telefoniche. British Telecom le dimezzerà nei prossimi 5 anni

Schiacciate dalla concorrenza dei cellulari restano in gran parte inutilizzate. La compagnia avvia un piano di dismissione: ne resteranno solo 20 mila
dal nostro inviato GIAMPAOLO CADALANU
19 Agosto 2017

LONDRA – Davanti alla cattedrale di St Paul i turisti sembrano quasi celebrare il trionfo del telefono: quelli che non sono impegnati a conversare, usano lo smartphone per un autoritratto di gruppo. Pure lo sfondo è intonato: l’inquadratura preferita è davanti alla inconfondibile cabina telefonica rossa, icona del turismo di massa e simbolo britannico per eccellenza, alla pari del Big Ben e degli autobus a due piani.

Le anziane cabine sono ormai vicine alla pensione, rese obsolete dalla diffusione dei cellulari e costose per le necessità di manutenzione. La British Telecom era arrivata a piazzarne 92 mila nell’intero Regno Unito, oggi ne sono sopravvissute 40 mila, di cui almeno settemila sono appunto quelle di disegno tradizionale, nate nel 1935 per celebrare re Giorgio V. Ma secondo la BT solo 33 mila chiamate al giorno partono dai telefoni pubblici, e un terzo almeno degli apparecchi resta per settimane intere inutilizzato. Per questo nei prossimi cinque anni almeno ventimila cabine saranno smontate.

Naturalmente la stampa popolare è subito scesa in campo per difendere “un tesoro nazionale”: il Daily Mail ricorda la storia dei diversi modelli e sottolinea che il design a duomo è ispirato al mausoleo che l’architetto sir John Soane fece costruire per sua moglie nel 1815. Il quotidiano rievoca tutti gli utilizzi insoliti: il giorno in cui la cabina è diventata un pub – a Shepreth, nel Cambridgeshire – o una biblioteca – a Westbury-sub-Mendip, nel Somerset – o una galleria d’arte – in diverse occasioni – una pasticceria – a Cladich, nell’Argyll – o persino una sede di defibrillatori o laboratorio per scrittori.

Oltre ai record di presenza (dodici adulti e due bambini), non mancano i riferimenti storici, a partire dalla corona, che inizialmente era quella dei Tudor e poi è diventata quella di St Eward per volontà della regina. L’acciaio con cui le cabine sono costruite viene dalla fonderia scozzese in cui sono stati forgiati i cannoni usati dal duca di Wellington alla battaglia di Waterloo. Ma l’anno scorso i proprietari della fonderia ne hanno annunciato la chiusura. Apparentemente, fra i fabbricanti di cellulari la richiesta di acciaio è molto limitata..

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Smartphone in auto, chi rispetta le regole vince buoni bencina.

http:.repubblica.it/economia/2017/08/19/news/regno_unito_addio_alle_cabine_telefoniche_british_telecom_le_dimezzera_nei_prossimi_5_anni-173222623/

REAZIONE:I CAMBIAMENTI SOCIOCULTURALI E SCENTIFICI GIA AVVIATI SI CONSOLIDANO,VEDI ANCHE CUA:

http://cianciminotortoici.blogspot.com.uy/2013/06/nuova-era-e-costumeun-mondo-senza-fili.html?m=1
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PD:TU QUE ESCUCHAS MI CANCION……..

24 AGOSTO 2017:NO AMORIS LAETITIA

(SESSO IN VATICANO)

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(GLI INDIANI DISACRALIZZANO LA VERGINE DI FATIMA)

SESSO SELVAGGIO NELLA CHIESA:

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27 AGOSTO 2017:ARRIVO LA MERKEL A ROMA(e va a daré la mano a Virginia Raggi):

-SU LA STAMPA

25/03/2017 – VIDEO
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Angela Merkel arriva in Campidoglio e chiede alla Raggi se è lei il sindaco
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Angela Merkel arrivata in Campidoglio questa mattina ha incontrato la sindaca Virginia Raggi. La cancelliera tedesca per evitare una gaffe le ha prima chiesto se fosse lei il sindaco poi, per sventarne un’altra e ripetere quanto successo con Donald Trump alla Casa bianca, le ha domandato se poteva stringerle la mano.

http:lastampa.it/2017/03/25/multimedia/italia/politica/angela-merkel-arriva-in-campidoglio-e-chiede-alla-raggi-se-lei-il-sindaco-znHxVbxvTdESpyTDoKEewJ/pagina.html?replay=1


27 AGOSTO 2007:CONTRO L’AIDS
-SU LA REPUBBLICA:
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La Francia, gli anni 90 e la battaglia contro l’Aids: ‘120 battiti al minuto’, il trailer in anteprima

Vincitore del Grand Prix all’ultimo Festival di Cannes (dove ha conquistato anche il Premio Fipresci e la Queer Palm) uscirà il 5 ottobre con Teodora ‘120 battiti al minuto’, storia dei militanti di ActUp e della loro battaglia contro l’Aids nella Francia degli anni 90, diretto da Robin Campillo (che è stato membro dell’associazione). Protagonista il giovane Nathan che decide di unirsi agli attivisti di Act Up, associazione pronta tutto pur di rompere il silenzio sull’epidemia che sta mietendo innumerevoli vittime. Anche grazie a spettacolari azioni di protesta, Act Up guadagna sempre maggiore visibilità, mentre Nathan inizia una relazione con uno dei militanti più radicali del movimento. Repubblica.it vi propone il trailer in anteprima.
23 agosto 2017
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29 AGOSTO 2017: BUONE NOTIZIE PER GLI AMANTI DEGLI ANIMALI

-SU LA REPUBBLICA:

Repubblica.it
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Bill Gates e Richard Branson, la strana coppia in nome della carne sintetica

Una startup californiana, la Memphis Meats, ha raccolto 22 milioni di dollari per continuare a sviluppare il suo business: produrre hamburger senza uccidere animali. E ora i finanziamenti arrivano dai Paperoni d’America, oltre al colosso dell’agoalimentare Cargill
di BARBARA ARDU’
25 Agosto 2017

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ROMA – C’era già il prestigioso apporto di Bill Gates, Google Ventures e Khosla Ventures, il meglio del capitale di rischio, nella raccolta di fondi per una delle start-up più innovative della Silicon Valley, la Memphis Meats. Ma ora a finanziarla sono scesi in campo anche altri grandi big dell’alimentare e dell’industria. La neonata azienda statunitense produce carne (per ora solo hamburger o polpette) senza fare strage di animali, ma usando le loro cellule, che si autoproducono. Via dunque stalle, macelli e sangue che scorre. Via l’alto tasso d’inquinamento che comporta allevare animali. E una strizzatina d’occhio a animalisti, vegetariani e ambientalisti.

Un business che oltre a Bill Gates è riuscito a conquistare il miliardario Richard Brandson, fondatore della Virgin e soprattutto la Cargill Inc, una delle più grandi aziende agricole mondiali (con sede anche in Italia), insieme a numerose imprese del settore alimentare e anche alcuni Istituti di ricerca in giro per il mondo. E il bottino è più che soddisfacente. La Memphis Meats è riuscita a raccogliere nel giro di pochi mesi 22 milioni di dollari, che prevede di utilizzare per continuare a sviluppare nuovi prodotti di carne “pulita” (questa la definizione), oltre a ridurre i costi di produzione a livelli comparabili a quelli di una semplice macelleria.

Il primo è stato servito nel febbraio 2016. Ma la sfida è solo all’inizio. E il mercato è pronto a accoglierla perché i Millennials a differenza dei loro padri, sono molto più attenti all’ambiente e al consumo di proteine animali. Primo passo sarà una decisa crescita del personale, che verrà quadruplicato.

Chef, scienziati creativi e uomini d’affari sono invitati a presentare i propri curricula. “Faremo la carne al piatto in modo più sostenibile, conveniente e delizioso – spiega Uma Valeti, M.d., co-fondatore e Ceo di Memphis Meats sul sito aziendale – perché il mondo ama mangiare carne ed è fondamentale per molte delle nostre culture e tradizioni. La domanda di carne cresce rapidamente in tutto il mondo. E noi vogliamo che il mondo continui a mangiare ciò che ama”.

A tenere le redini della raccolta fondi è stata DFJ, società leader nel venture capital, la stessa che ha accompagnato sul mercato Tesla, SpaceX and Skype. Entusiasta dell’investimento è Richiard Brandson, che spera che nel giro di qualche decennio “non avremo più bisogno di uccidere animali e la carne sarà pulita o costituita da sostanze vegetali, senza dover rinunciare al gusto”. Per Steve Jurvetson, partner di DFJ, “la pulizia della carne è un enorme cambiamento tecnologico, per l’umanità. E l’occasione per investire in qualcosa di così importante non capita spesso. E’ un momento in cui il potenziale d’investimento e il potenziale per partecipare al benessere del Pianeta non rientrano nei grafici (degli analisti di Borsa). Gli investitori stavano attendendo da anni questo momento e Memphis Meats è emersa come leader. E anche da Cargill arriva un commento entusiasta.

“Il nostro investimento in Memphis Meats è un modo per esplorare le potenzialità di questo crescente segmento del mercato delle proteine. L’azienda ha il potenziale per offrire ai nostri clienti e consumatori una scelta più vasta ed è allineata alla nostra missione per nutrire il mondo in modo sicuro, responsabile e sostenibile”. Il punto è il gusto al palato. Chi ha assaggiato altri tentativi di hamburgher senza uccidere animali, assicura che nell’impasto e nel sapore c’è ancora qualcosa da aggiustare.

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31 AGOSTO 2017:SINCRETISMO,BERGOGLIO
-SU LA STAMPA:LaStampa.it
ITALIA
SEZIONI
La confessione di Papa Francesco: “La psicanalisi mi ha aiutato”
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In un libro gli incontri udi anni fa del futuro Pontefice con un’analista ebrea


ANSA

Pubblicato il 01/09/2017
LEONARDO MARTINELLI, ANDREA TORNIELLI
Padre Jorge Mario Bergoglio, all’età di 42 anni, per sei mesi ogni settimana ha incontrato una psicanalista. È lui stesso a rivelarlo in un libro di prossima pubblicazione in Francia, che contiene la trascrizione di dodici dialoghi con il sociologo Dominique Wolton (titolo: «Politique et société», edizioni L’Observatoire).

Durante una delle interviste, il Papa ha parlato del ruolo avuto da alcune donne nella sua esistenza. «Quelle che ho conosciuto mi hanno aiutato molto quando ho avuto bisogno di consultarmi». Poi si passa alla psicanalista.

«Ho consultato una psicanalista ebrea – racconta Bergoglio al suo interlocutore -. Per sei mesi sono andato a casa sua una volta alla settimana per chiarire alcune cose. Lei è sempre rimasta al suo posto. Poi un giorno, quando stava per morire, mi chiamò. Non per ricevere i sacramenti, dato che era ebrea, ma per un dialogo spirituale. Era una persona buona. Per sei mesi mi ha aiutato molto, quando avevo 42 anni». L’esperienza raccontata da Francesco si colloca dunque tra il 1978 e 1979, gli anni della dittatura, quando aveva concluso la non facile esperienza di provinciale dei gesuiti d’Argentina e stava iniziando quella di rettore del Collegio Máximo, dove venivano formati gli studenti che desideravano entrare nella Compagnia.

Chiesa e psicanalisi
All’inizio la Chiesa ha denunciato il «pansessualismo», ma anche l’ambizione «totalitaria» della psicanalisi. Ad aprire un primo spiraglio fu Pio XII nel 1952, spiegando: «È inesatto sostenere che il metodo pansessuale di una certa scuola di psicoanalisi sia parte indispensabile di ogni psicoterapia degna di tal nome». Nel luglio 1961, con Giovanni XXIII, il Sant’Uffizio proibì ai preti di praticare la psicanalisi e ai seminaristi di sottoporvisi. Nell’enciclica «Sacerdotalis coelibatis» del 1967 Paolo VI ammetteva la possibilità del ricorso «all’assistenza e all’aiuto di un medico o di uno psicologo competenti» nei seminari e nel 1973, durante un’udienza, affermava: «Abbiamo stima di questa ormai celebre corrente di studi antropologici, sebbene noi non li troviamo sempre coerenti fra loro, né sempre convalidati da esperienze soddisfacenti e benefiche». Come dato curioso si può infine ricordare «Habemus Papam», il film di Nanni Moretti, che racconta di un Pontefice eletto che ricorre – seppur con poca convinzione – al consulto di una psicanalista.

«In gabbia, ma libero»
Il Papa, nei dialoghi con Wolton parla anche della sua vita di oggi. «Mi sento libero. Certo, sono in una gabbia qui al Vaticano, ma non spiritualmente. Non mi fa paura niente». Si scaglia contro quei «preti rigidi, che hanno paura di comunicare. È una forma di fondamentalismo. Quando m’imbatto in una persona rigida, soprattutto giovane, mi dico che è malato. Sono persone che in realtà ricercano una loro sicurezza».

Inevitabile, poi, il riferimento all’immigrazione. «La nostra è una teologia di migranti, perché lo siamo tutti fin dall’appello di Abramo, con tutte le migrazioni del popolo d’Israele. E lo stesso Gesù è stato un rifugiato, un migrante. Esistenzialmente, attraverso la fede, siamo dei migranti. La dignità umana implica necessariamente di essere in cammino». Si rammarica del fatto che «l’Europa in questo momento ha paura. Chiude, chiude, chiude…». Il Papa rigetta anche la nozione di «guerra giusta», che pure ha un fondamento nella tradizione della Chiesa e nella legittima difesa dei popoli. Per Bergoglio, «la sola cosa giusta è la pace».

La vera laicità
Francesco tocca anche il tema della laicità. «Lo Stato laico è una cosa sana – dice -. Gesù l’ha detto: bisogna dare a Cesare quello che è di Cesare e a Dio quello che è di Dio». Ma «credo che in certi Paesi, come la Francia, la laicità abbia una colorazione ereditata dai Lumi davvero troppo forte, che costruisce un immaginario collettivo in cui le religioni sono viste come una sottocultura. Credo che la Francia dovrebbe «elevare un po’ il livello della sua laicità». Sul dialogo con l’Islam, si dice ottimista e accenna al suo rapporto con l’imam di Al-Azhar. Ma afferma anche che «i musulmani non accettano il principio della reciprocità».

Quanto al matrimonio gay, ritiene che «da sempre nell’umanità, non solo nella Chiesa cattolica, il matrimonio è fra un uomo e una donna». Ma quelle tra omosessuali accetta di chiamarle «unioni civili».

Le piace essere chiamato «Papa dei poveri»? «No, perché è un’ideologizzazione». «Io sono il Papa di tutti, dei ricchi e dei poveri. Dei poveri peccatori, a cominciare da me». A Francesco piace il contatto fisico con i fedeli. «La tenerezza – confida – è qualcosa che procura così tanta pace».

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FERDINANDO CAMON
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FABIO MARTINI

http:.lastampa.it/2017/09/01/italia/cronache/la-confessione-di-francesco-la-psicanalisi-mi-ha-aiutato-EipxK0cfj2KIzNf0M9qS6J/pagina.html
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REAZIONE:LA CLASSE MEDIA PORTEGNA BONAERENSE,LA PICCOLA BORGHESIA E’INVASA DA UNA SPECIE DI FREUDIANISMO POPOLARE A QUI PER QUANTO SI VEDE NON RISPARMIA NE MENO BERGOGLIO.IO COME PSICHIATRA NON DISDEGNO NE PRESCINDO DEI CONTRIBUTI DESCRITTIVI DI FREUD NE DELLA PSICOANALLISI MA QUESTA E’SOLO UN
METODO TERAPEUTICO-INIZIATCO VERSO L’EBRAISMO E PER TANTO NON E’SCIENZA AI QUI PARAMETRI METODOLOGICI NON SI ADEGUA,E DAL PUNTO DI VISTA RELIGIOSO IL CATTOLICESIMO DI BERGOGLIO ALTRO NON E’ CHE UN SINCRETISMO IN PIU DEI TANTI CHE PREDICA E NON PUO CHE PORTARE AD UN CAMMINO ERETICO.

-APPENDICE: EBRAISMO ARGENTINO HA COLLABORATO CONIL REGIME DI LEOPOLDO FORTUNATO GUALTIERE NELLA GUERRA DELLE FAULKLAND

MercoPress. South Atlantic News Agency

Il libro di guerra dei Falklands rivela l’arma di Israele e l’equipaggiamento per l’Argentina
Martedì 19 aprile 2011 – 21:55 UTC

Miragoni peruviani che furono venduti agli argentini durante la guerra

Il ruolo di Israele durante il conflitto delle isole Falkland del 1982 come fornitore pronto di armi, attrezzature e altri materiali in Argentina è stato rivelato in un libro intitolato “Operazione Israele: riarmo dell’Argentina durante la dittatura (1976/1983)” scritto da Hernan Dobry, con un anticipo pubblicato durante il fine settimana a Buenos Aires giornalmente La Nacion.

A causa di embarghi internazionali durante la guerra dei Falklands, l’Argentina è stata preparata per qualsiasi alleato che possa fornire le armi e altre forze di guerra disperatamente necessarie, sia essa Libia, Venezuela, Perù o Ecuador, ma alla giunta militare la sorpresa del fornitore più proattivo e persino il consulente si è rivelato Israele, in quel momento il ministro del Primer, Menajem Begin.

L’Argentina stava perdendo la guerra, mentre la Task Force britannica ha aumentato la pressione ei bombardamenti e più urgentemente stava esaurendo le opzioni per sostituire le attrezzature perse nel combattimento. Sono stati contattati tutti i possibili paesi e commercianti di armi, mentre un fornitore di prima linea, quando il conflitto con il Cile nel 1978 sul canale Beagle, è riemerso: Israele.

La Forza dell’Argentina argentina ha contattato Isrex (fornitore e consulente israeliano per i prodotti e sistemi di difesa e sicurezza) a Buenos Aires, che era disposto ad aiutare, anche se precedente autorizzazione da Tel Aviv. Abraham Perelman ha contattato Gad Hitron e Aaron Dovrat, alti funzionari dell’industria (entrambi gli argentini) che hanno poi chiesto un’intervista con il ministro israeliano Menajem Begin.

Con la loro sorpresa quando cominciarono a spiegare che le Isole Malvinas erano argentine e che gli inglesi li occupavano, il Presidente Begin interruppe: “sei venuto a parlare male degli inglesi. Questo sarà usato per uccidere gli inglesi? Kadima (va avanti). Dov da là sarà felice con la decisione. Ovviamente, bisogna fare tutto bene “ricorda Israele Lotersztain, venditore di Isrex Argentina.

La Gran Bretagna aveva la gestione della Palestina dopo la Prima Guerra Mondiale fino alla divisione votata dalle Nazioni Unite che aprirono la strada per la creazione dello Stato di Israele nel 1948. All’epoca diversi gruppi armati ebrei stavano attaccando e erodendo la presa di Londra sulla Palestina garantire la nascita dello Stato di Israele. Begin era capo di uno dei gruppi Irgun ma il suo vicino amico Dov Gruner è stato catturato e impiccato dagli inglesi 19 aprile 1947.

“Lui (Inizio) odiava soprattutto gli inglesi; tutti avevano dimenticato l’occultamento britannico, ma non lui “secondo Lotersztain. Jaime Weinstein concorda e aggiunge che Begin “ha avuto profondo odio e risentimento nei confronti degli inglesi dal momento dell’indipendenza di Israele. Ha fatto tutto quello che è stato possibile aiutare l’Argentina, vendendo le sue armi durante il conflitto di Malvinas “.

Il prossimo passo era quello di trovare un paese che avrebbe triangolato le operazioni di approvvigionamento, dato che Israele aveva (ha) rapporti molto stretti con la Gran Bretagna (commercio e l’influente comunità ebraica nel Regno Unito) e pertanto non poteva apparire apertamente a sostenere l’Argentina.

Il presidente peruviano Fernando Belaunde Terry e il suo primo ministro Manuel Ulloa sono diventati cruciali. L’Aeronautica Peruviana ha firmato ordini di acquisto in certificati vuoti e destinazione in modo che l’operazione di triangolazione potrebbe andare avanti. L’ordine di Lima era “tutto l’aiuto e il sostegno possibile per l’Argentina”. (Con controversie di frontiera in attesa di oltre un secolo, il Perù e il Cile sono stati vicini scomodi e pertanto Lima ha sempre sostenuto il nemico, il nemico: l’Argentina)

I negoziati sono stati fatti tramite l’attaccante dell’Aeronautica a Lima Commodore Andres Dubós e il capo della Forze Armate argentine e membro del generale Brigadiere Junta Basilio Lami Doze. Con tutto il lavoro di carta raddrizzato, Luis Guterson di Isrex Argentina volò a Tel Aviv per iniziare l’operazione Israele.

Forniture iniziate aria sollevata a Callao, Perù e da lì a Buenos Aires da Aerolineas Argentinas. Tuttavia, un leggero problema è emerso quando nessuna banca peruviana ha voluto essere coinvolto nel finanziamento, così Israele ha finito di finanziare la maggior parte degli acquisti, tutti effettivamente pagati alla fine della guerra, secondo il libro.

All’inizio furono coinvolti i trasporti peruviani dell’aviazione, ma per i mezzi più pesanti avevano bisogno di aerei più grandi e con la benedizione di Mossad (servizio segreto di Israele) una società belga situata a Lussemburgo.

Ma i britannici sono stati allarmati e hanno tenuto traccia di atterraggio di aeromobili in Perù e anche fotografati trasbordi, prove dell’operazione di triangolazione.

“Un giornale ha pubblicato una foto che mostra il caricamento ad un Aerolineas Argentinas e l’ambasciatore britannico in Israele ha scattato la foto per Begin e l’inferno è scoppiato. Erano consapevoli dell’intera operazione nella misura in cui talvolta quando abbiamo discusso se sono arrivati ​​alcuni rifornimenti, diremmo, “chiediamo agli inglesi” “ricorda Lotersztain.

I cinque voli Tel Aviv-Lima-Buenos Aires sono stati raggiunti con tutti i tipi di attrezzature: maschere antigas, sistemi di allarme radar per individuare missili in arrivo, giacche piumoni, ricambi e anche missili Air to Air Shafir.

Tuttavia i più importanti erano i serbatoi supplementari per i bombardieri con cui attaccare la flotta britannica, in quanto senza di loro i piloti argentini non potevano raggiungere Malvinas e tornare in continente. La grande sorpresa fu quando Israele inviò i carri armati da 1.500 litri che offrirono una maggiore autonomia rispetto ai normali 1.300 litri.

Questo secondo Hernan Dobry ha costretto la Task Force a muoversi più a est dalla Falkland per evitare attacchi.

L’Argentina ha infine acquistato 40 dei serbatoi di carburante che sono arrivati ​​a San Julian, Santa Cruz in due Aerolineas Argentinas Boeing 707 di Lima. Il primo il 23 maggio 1982 e pochi giorni dopo il secondo lotto quando il conflitto era quasi finito.

Tuttavia, l’accordo più audace con Israele è stato quello che coinvolgeva alcuni francesi costruiti Mirage IIIC pochi giorni prima della rinuncia all’argento. Anche se erano già stati offerti all’Argentina nel 1980 e sono stati rifiutati dai piloti argentini perché erano “vecchi e deteriorati”, la perdita di almeno 35 aeromobili di combattimento nelle Falklands ha reso imperativo il rafforzamento della forza aerea.

Giunta, il brigadiere generale Lami Dozo, temeva che dopo la guerra, il Cile approfittando di una Argentina debilitata avrebbe costretto la mano alla disputa delle Isole del Canale di Beagle.

“Quando abbiamo cominciato a contare le nostre perdite abbiamo iniziato a guardare dove potremmo trovare sostituzioni”, ha ammesso Lami Dozo. Più di trenta rivenditori internazionali di armi si sono presentati, ma dopo aver esaminato tutte le proposte, è stato deciso che Israele era il migliore.

I membri dell’aviazione che avevano controllato il Mirage IIIB / C due anni prima sono stati chiamati e il sindaco di Brigade Ubaldo Diaz è stato commissionato con il compito di negoziare con Isrex Argentina per 23 Mirages. Fu l’inizio di giugno e la guerra era quasi finita.

Ancora una volta è stata necessaria la triangolazione e, di nuovo, i peruviani hanno rispettato gli ordini di acquisto e i certificati di destinazione finale, tutti firmati in bianco per l’acquisto dei 23 aeromobili, ha rivelato Lotersztein.

Il passaggio seguente era una banca poiché Isrex chiedeva un pagamento anticipato e una lettera di credito per Israele per liberare i 23 aeromobili. Poiché l’Argentina non poteva capire perché gli aerei erano presunti per la Forza aerea peruviana, un tentativo è stato fatto con banche peruviane o panamane, ma senza alcun risultato.

Isrex ha finalmente raggiunto il conto di Credit Suisse e una copertura della società svizzera utilizzata dall’Industria aeronautica di Israele che è stata utilizzata per trasferire il denaro. Anche se i brigadieri argentini non erano convinti, c’erano poche alternative e la proposta è stata accettata e il denaro è stato inviato.

Ma con tutto il lavoro di carta richiesto, gli aerei erano pronti a volare a Buenos Aires alla fine del 1982, quando la guerra era finita. Tuttavia, erano dotati dei colori peruviani per evitare ulteriori problemi con gli inglesi. Ufficialmente acquistato dai peruviani con destinazione finale Lima, ma la consegna sarebbe in Argentina.

Il libro sottolinea anche il ruolo svolto dal Perù a sostegno dell’Argentina, nonostante si è dichiarato neutrale. I peruviani inviarono un C-130 pieno di ordigni, razzi e missili e si offrirono di cercare di ottenere una consegna in sospeso dei Exocets mortali dalla Francia.

Ma l’intelligenza britannica era attenta e la pressione era più efficace, e il tentativo fallì.

Ciò tuttavia non impediva al Perù di offrire all’Argentina dieci bombardieri di Mirage VP per i quali sono stati pagati 50 milioni di dollari USA. “Un team proveniente dall’Argentina è venuto a credere di averli venduti spazzatura, ma hanno controllato l’aereo e hanno ammesso di essere operativi e meglio curati del proprio. Noi li abbiamo consegnati con tutti gli attrezzi, compresi i missili guidati all’aria aerea AF-30 e qualche altra cosa da aria a aria “, ha detto un brigadiere dell’aviazione peruviana.

Inoltre, dieci piloti degli squadroni 611 e 612 li volarono in Argentina alla fine di maggio 1982, volando in Bolivia con un blackout di comunicazioni in modo da “i cileni non potevano uscire”.

Il trasferimento è stato fatto nella provincia settentrionale di Salta e “i piloti peruviani volevano volare e si unirono come volontari nella guerra di Malvinas. Non ho detto loro no. Poi mi hanno chiesto dove trasportarli e li ho raccontati all’aeroporto più vicino possibile sul confine argentino “, confessa l’ex generale brigadiere Lami Dozo, allora capo della Forza dell’Argentina, e membro della giunta militare accanto al generale Galtieri e all’ammiraglio Anaya
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2 SETTEMBRE 2017:IL PARIS SAINT GERMAIN NEI GUAY,EUROPA METTE IL CALCIO SOTTO CONTROLLO

-SU LA REPUBBLICA:Repubblica.it

SPORT ESTERI

Fair play finanziario, Uefa apre inchiesta su Paris Saint Germain

Kylian Mbappe

Nel mirino del massimo organismo continentale, gli acquisti di Neymar e Mbappé
01 Settembre 2017

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ROMA – Psg sotto inchiesta dopo la dispendiosissima campagna acquisti. La Camera Investigativa dell’Organo di Controllo Finanziario per Club della Uefa ha aperto un’inchiesta formale sul club francese nell’ambito del suo continuo monitoraggio dei club disciplinati dalle regole del Fair Play Finanziario (FFP). Lo rende noto il massimo organismo continentale del calcio. L’inchiesta sarà incentrata sulla conformità del pareggio di bilancio, in particolare dopo i recenti trasferimenti della finestra di mercato estiva.

Nel mirino ci sono gli acquisti da parte del brasiliano Neymar e del francese Mbappè, strappati a suon di milioni, rispettivamente, dal Barcellona e dal Monaco. Nei prossimi mesi la Camera Investigativa dell’Organo di Controllo Finanziario per Club della Uefa si incontrerà regolarmente per valutare attentamente tutta la documentazione relativa a questo caso. “La Uefa ritiene il Fair Play Finanziario sia un sistema fondamentale per assicurare la sostenibilità finanziaria del calcio europeo. La Uefa – conclude la nota – non rilascerà ulteriori commenti su questa vicenda mentre sarà in corso l’inchiesta”.
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Il papà del fair play finanziario “Ammazzare la concorrenza è un danno pure per sé stessi”
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17 commenti
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1 giorno fa
massimo8201
I buoi ormai sono scappati dalla stalla. Questo è un mondo che gira totalmente sul denaro e non sulle regole. QOuesta inchiesta di facciata non servirà a nulla.
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2 giorni fa
sandrokkio77
Un po’ di rumore, qualche soldo agli avvocati da parte dello sceicco, e tutto sarà messo a tacere….
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2 giorni fa
zeropa91
Bene,sperperare soldi a palate,senza attenersi alle regole,e non vincere NIENTE.
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http:.repubblica.it/sport/calcio/esteri/2017/09/01/news/uefa_fair_play_psg-174400405/

REAZIONE:IL PSG,DIVENUTO LA INESPUNNABILE CASHBAH DEL CALCIO FANCESE NON AMMAZZI LA CONCORRENZA.

BASTA AUTARCHIA,EUROPA HA DECISO INSERIRE LA DANZA IMPUDICA DEI MILIONI DEL CALCIO NELLE REGOLE COMPLESSIVE DELLA FINANZA:PARITA DEL BILANCIO E RISPETTO DELLE REGOLE DELLA CONCORRENZA.LA CINA HA APERTO IL CAMMINO EUROPA CI VA DIETRO E IL QATAR,ISOLATO DEL CONCERTO DELLE NAZIONI PER FAVOREGGIAMENTO DEL TERRORISMO,DOVRA RENDERE CONTO.EFETTO TRUMP?INTESA PIENA EUROPA-USA?
FFP?:«NOI NON FESTEGGIAMO BILANCI»,WASHINGTON CATALDI.

-APPENDICE:IL PAPA’ DEL FAIR PLAY FINANZIARIO

Repubblica.it

SPORT CALCIO

Il papà del fair play finanziario “Ammazzare la concorrenza è un danno pure per sé stessi”Neymar
Spese, squilibri e sostenibilità. Parla l’economista Lago “Gli antidoti: tasse da redistribuire e rose limitate”

di ENRICO CURRO’

11 Agosto 2017

ROMA – L’economista Umberto Lago, vicentino, 52 anni, professore all’università di Bologna, è uno dei padri del Financial Fair-Play dell’Uefa, col greco Mavroidis e il tedesco Franck. Per 8 anni ha valutato le inadempienze dei club e dall’aprile 2014 al settembre 2015, responsabile ad interim della camera investigativa, ha indirizzato i patteggiamenti di Psg, City, Inter e Roma. Ha chiuso da vicepresidente, 4 mesi fa.

Professor Lago, il FFP nacque per “aiutare i club alla sostenibilità finanziaria, a non spendere più dei ricavi, a non dipendere dai mecenati, a investire in infrastrutture”: il caso Neymar non lo sconfessa?
“No. La sostenibilità è oltre le previsioni. La perdita aggregata dei club, nel 2010, era di 1,6 miliardi di euro e nel 2015-16 di 300 milioni. Scherzando, ci dicevamo che senza la serie A il bilancio sarebbe in pari. In Italia ci sono ancora pochi stadi di proprietà. Forse ci vorrebbe un Mondiale”.

I 220 milioni per Neymar sono uno schiaffo ai virtuosi.
“L’Uefa valuta l’impatto economico. Supponiamo un’uscita di 230 milioni e l’entrata di un asset da 230 milioni, che grava sul bilancio per 110 milioni a stagione tra clausola e stipendio.

Non è di per sé un male, se il club genera 110 milioni di nuovi ricavi. Il Psg arriva da due bilanci in utile: la procedura d’infrazione scatterà solo se, conteggiati gli utili precedenti, il deficit supererà i 30 milioni”.

Il sospetto sulla rescissione di Neymar, testimonial del Mondiale 2022?
“Se la clausola fosse stata pagata dal giocatore, l’Uefa qualche domanda la farebbe. Il dubbio non rimarrà a lungo. Io penso che il costo sia stato sostenuto dal club”.

L’uso politico dell’operazione da parte del governo del Qatar, motore del Psg?
“La sponsorizzazione del Qatar è stata accettata fino a un certo valore. E nel 2014 le sanzioni al Psg furono forse le più pesanti mai applicate”.

Fuori dalle coppe restano i pesci piccoli: Malaga, Rapid Bucarest, Galatasaray.
“Il Galatasaray è il più importante in Turchia. Gli offrimmo il settlement agreement, la transazione, ma non rispettò obiettivi sempre rispettati dagli altri. Il FFP mira al circolo virtuoso, non all’esclusone”.

A Inter e Roma toccò il patteggiamento per il bilancio: multa e rosa limitata.
“Mi limito a dire che i club, col settlement durante il cambio di proprietà, hanno lavorato bene. Dovrebbero esserne soddisfatti: percorso virtuoso”.

Il Milan ha chiesto per primo il voluntary agreement, di natura più politica: bocciato.
“Nessuna bocciatura. Per il ritardo nel closing con la nuova proprietà i tempi di analisi dell’Uefa erano stretti. Il dossier verrà ripresentato dopo la pausa estiva e il mercato, in un periodo più adeguato per l’istruttoria. Il Milan dovrà dimostrare la continuità del business plan per 4 stagioni. La prima è libera e la campagna acquisti senza restrizioni”.

Con spese azzardate, data l’esposizione finanziaria?
“No, se il business plan sarà credibile. Per evitare sanzioni finanziarie o sportive, il Milan deve portare il bilancio in equilibrio in 4 anni, incrementando i ricavi. Nel piano potrebbero essere inseriti obiettivi: se incrementi gli stipendi più di un tot, scatta la sanzione. Ma le spese per la Champions rientrano nella logica di chi investe”.
Le indagini sulla proprietà?
“L’Uefa ha facoltà di richiedere chi sia l’ultimate owner, il beneficiario finale. Credo che sia già stato chiarito dalla Figc”.
All’Ue pende un’istanza contro il monopolio delle big.
“È il nuovo tema: l’eccessiva dominanza di alcuni club. In economia, quando un settore raggiunge la maturità, ci sono fusioni e concentrazioni, restano pochi concorrenti. Nel calcio i club minori vengono emarginati e perdono tifosi. Uefa e Fifa devono regolare il fenomeno. Nello sport, se ammazzo la concorrenza, a lungo termine mi faccio undanno”.
La Superlega?
“Con 16 squadre su 32 alle 4 maggiori leghe, questa Champions è già una grossa concessione. È di fatto già una Superlega”.
Antidoti all’oligopolio?
“Si parla di tasse sui trasferimenti e rose limitate. Su un’operazione da 230 milioni, verso il 10-15% alla Uefa, che li ridistribuisce agli altri club”.
Pechino frena le spese folli.
“Il caso Neymar nasce da dinamiche scoppiate in Cina”.
E i maxi-debiti di Real & C?
“Il debito riguarda le banche, l’Uefa non può mettere in discussione il merito creditizio. Ma i bilanci di Real e Barça sono in utile: sono in grado di onorare il debito, a differenza di club con debiti minori”.
Il salary cap?
“Va studiato. I campionati sono diversi per ingaggi, si rischia di avvantaggiare i più ricchi. Il FFP era inderogabile: fallimenti e amministrazioni controllate rischiavano di alterare campionati e diritti tv, vedi caso Parma. Si immagina un club fallito durante la Champions?”.
Le retrocessioni bloccate?
“Per carità, il FFP si basa sul modello europeo, con promozioni e retrocessioni. QuelloUsa è franchising: conta il bacino di utenza. Lì Empoli e Sassuolo non potrebbero giocare in A”.
Dopo Neymar le big temono di perdere i fuoriclasse.
“I cambi di maglia sono un pericolo o un’opportunità, dipende dai punti di vista. La Cina ha aperto la strada al Psg. Si crea un’inflazione del mercato e c’è chi colma il gap. Il calcio oggi è affare mondiale per un pubblico di miliardi di persone”.
Il calcio del liberismo selvaggio è finanza?
“La parte finanziaria è fondamentale. Ma se si perde la parte sportiva, non è più sport. Se vogliamo che lo rimanga, servono regole a tutela dei club”.
Cambierebbe nome al FFP?
“No, vuol dire gioco onesto finanziario: nessuno deve vincere con risorse non generate dal mondo del calcio, col doping finanziario. Si può rinfrescare il concetto con il competitive balance. Nelle semifinali di Champions ci sono sempre le stesse. La nuova sfida è l’equilibrio competitivo”.
-flair play
-Interviste sport
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http:.repubblica.it/sport/calcio/2017/08/11/news/intervista_fair_play_finaziario-172860467/?ref=drnr2-1

FAITES INTERNES 1:CONTINUATION 340

29 LUGLIO 2017:E’ ARRIVATA L’ORA DI PELL

-SU LA REPUBBLICA:Repubblica.it
REP TV VATICANO
VAustralia, il cardinale Pell in tribunale per la prima udienza

Il cardinale George Pell, l’esponente pptvaticano più alto mai accusato di pedofilia, ha partecipato a Melbourne, in Australia, alla prima udienza del processo nei suoi confronti con conb l’accusa di aver molestato sessualmente più persone alcuni anni fa. Ad attenderlo davanti alla corte c’erano numerosi cronisti, ma anche alcuni dimostranti. Pell, che è rimasto pochi minuti all’interno del tribunale, non ha rilasciato alcuna dichiarazione. Il suo avvocato in aula ha ribadito la dichiarazione d’innocenza. Le parti si riaggiorneranno il prossimo 6 ottobre
26 luglio 2017

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11 commenti
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3 giorni fa
elsagammata
In Australia sono accusati di abusi il 7% dei preti con punte del 50 % in certe diocesi ………oltre 4500 vittime vittime e quasi 2000 colpevoli identificati….
Il tutto tra l’ indifferenza del papa e della chiesa , che si sono sempre prodigati per nascondere gli eventi, piuttosto che aiutare le vittime e punire i colpevoli.
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3 giorni fa
elsagammata
Si dichiara innocente…….. ma visto che servono 20 poliziotti armati per farlo arrivare incolume in tribunale, mi sembra che i familiari delle vittime non la pensino come lui.
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3 giorni fa
frankpaletta
Brutta giornata quella dei poliziotti, costretti a fare un cordone difensivo per un personaggio così abietto.
Rispondi

REAZIONE:PELL E’ IL MINISTRO DI ECONOMIA DEL VATICANO,LA COMMONWEALTH DEVE SANEARSI DI QUESTO ED ALTRI NEFASTI PERSONAGGI DEL NEOLIBERALISMO SE VUOLE CHE LA NUOVA ERA CREI RICHEZZA NEL NUOVO TEMPO DEL BREXIT.CON CAMERON LA CW SI HA QUASI DISSOLTO.


29 LUGLIO 2017:CALCIO,INDAGATO PALERMO “NORD”

-SU LA STAMPA:
LaStampa.it CALCIO
SEZIONI
Indagato il presidente del Palermo Zamparini
Nel mirino degli investigatori anche il figlio del presidente, un commercialista e due professionisti lussemburghesi

ANSA
Maurizio Zamparini

Pubblicato il 29/07/2017
Ultima modifica il 29/07/2017 alle ore 11:10
Maurizio Zamparini, il figlio Paolo Diego, il commercialista di Gallarate Anastasio Morosi, il presidente e il consigliere delegato di Alyssa, Luc Braun e Jean Marie Poos, di nazionalità lussemburghese. Sono cinque degli otto indagati dell’inchiesta della Procura sul Palermo Calcio, che ruota attorno al vulcanico patron friulano. Alyssa è una società anonima, con sede in Lussemburgo, che acquisì la Mepal, altra azienda collegata alla società rosanero, di cui detiene il marchio e il merchandising.

La cessione sarebbe stata fittizia, ipotizza il Nucleo di polizia tributaria della Guardia di Finanza, e l’unico scopo sarebbe stato quello di realizzare plusvalenze in realtà inesistenti, dato che tutte e tre le società, il Palermo, Mepal e Alyssa, sono riferibili sempre a Zamparini. Ciò nonostante, non fecero un bilancio consolidato, di gruppo, e avrebbero consentito al presidente di impossessarsi di beni aziendali, sopravvalutando Mepal in ragione dei compiti che le erano stati assegnati, costruire e gestire impianti sportivi, fra cui il nuovo stadio del capoluogo siciliano, la cui realizzazione è però tutt’altro che prossima.

La Finanza è già stata due volte nella sede della società, in viale del Fante, la prima il 7 luglio, la seconda giovedì, non per una perquisizione ma per ottenere la consegna di atti. Obiettivo del pool coordinato dal procuratore aggiunto Salvatore De Luca, che indaga per riciclaggio anche transnazionale, autoriciclaggio, appropriazione indebita e falso in bilancio, è pure la verifica della tenuta finanziaria del club, in vista della possibile istanza di fallimento, che rientra tra le prerogative civili dei pm e che potrebbe fare scattare il più grave reato di bancarotta.

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Alcuni diritti riservati.
LEGGI ANCHE
ANSA
Palermo-Zamparini, il finale più brutto. Doppio blitz della Finanza e rischio crac

http:.lastampa.it/2017/07/29/sport/calcio/indagato-il-presidente-del-palermo-zamparini-FIoeW1SaxekhFzVpxqiCtJ/pagina.html

-APPENDICE:E SE TUTTA L’ITALIA DIVENISSE LEGATA AL NORD?

,-SU LA STAMPA:

Palermo-Zamparini, il finale più brutto. Doppio blitz della Finanza e rischio crac

ANSA

Maurizio Zamparini, 76 anni

FOCUS Qui Palermo
FOCUS Serie A
Pubblicato il 08/07/2017
Ultima modifica il 16/07/2017 alle ore 02:31
RICCARDO ARENA
PALERMO

Tanto tuonò che piovve: prima il misterioso e infinito closing, naufragato dopo quasi un anno, poi gli accertamenti effettuati dalla Guardia di Finanza, ieri le perquisizioni nella sede del Palermo calcio, negli uffici delle società e nell’abitazione del vulcanico presidente. Lui, Maurizio Zamparini, è pronto a parlare di una sorta di complotto contro una «persona specchiata che nel capoluogo siciliano ha impegnato 70 milioni del proprio patrimonio personale». Ma gli investigatori vanno avanti. Appropriazione indebita, riciclaggio, impiego di proventi di origine illecita, autoriciclaggio, sottrazione fraudolenta al pagamento di imposte e falso in bilancio, aggravato dalla transnazionalità: sono i reati ipotizzati dal procuratore aggiunto Salvatore De Luca e dai sostituti Francesca Dessì e Andrea Fusco.

«Ho speso 70 milioni miei»

Numerosi gli indagati e fra questi ci sarebbero anche ex dirigenti e amministratori della società, procuratori sportivi ma non Paul Baccaglini, la ex Iena televisiva e ipertatuata che, alla testa di un misterioso gruppo finanziario italoamericano, Integritas Capital, aveva offerto «appena» 20 milioni, da pagare in quattro rate, l’ultima nel 2020, per l’acquisto della società, quest’anno retrocessa in B. Offerta rifiutata dal patron che ha fama di mangia-allenatori e che ha già organizzato il ritiro, agli ordini del nuovo allenatore Bruno Tedino, come ogni anno in Carinzia. Fra progetti faraonici come la costruzione del nuovo stadio e di un complesso sportivo e i guai giudiziari, puntuale arriva l’indagine, che nasce dalla cessione della Mepal, società titolare del marchio rosanero, valutata 40 milioni, cifra che aveva consentito di chiudere il bilancio con un attivo di poco meno di 400 mila euro. Ma a quelle cifre i pm non credono e la prospettiva peggiore, per la città e la tifoseria, che da tempo è in rotta col numero uno friulano, è la possibile istanza di fallimento, con il collegato – e molto grave – reato di bancarotta fraudolenta.

http:.lastampa.it/2017/07/08/sport/calcio/qui-palermo/palermozamparini-il-finale-pi-brutto-doppio-blitz-della-finanza-e-rischio-crac-Uq62zbH7PvzO0Z14T6JTMI/pagina.html
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http:.lastampa.it/2017/07/29/esteri/macron-piano-con-la-merkel-per-riscrivere-schengen-S0nChvuEscUErIUk2XliXN/pagina.html

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Monsignor Ricossa cellebra messa a Modena e Ferrara(nell’Italia “rossa”).
E’ un prete vincolato alla “Chiesa tradizionalista separatista di Lefevre”,il sacerdote dissidente che ha svolto la sua predica scismatica propio in Argentina,quindi al Papa lo conosce bene.Lefevre e’ stato espulsato dell’Argentina dai Kitchner e attualmente sta in
Irlanda.

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13 AGOSTO 2017:SCONTRO USA-COREA .NORD

-SU LA REPUBBLICA:

Repubblica.it
ESTERI
Corea del nord, Pechino esorta a “evitare retorica e provocazioni”

Giovani, lavoratori e sindacalisti nordcoreani protestano a Pyongyang contro le sanzioni Onu

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Telefonata tra Trump e Xi: interesse comune a denuclearizzazione e pacificazione della penisola. Secondo alcuni analisti, Pyongyang si appresta a lanciare missili balistici da un sottomarino
12 Agosto 2017

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· Rep Tv Rampini: “Asse Cina-Usa per risolvere la crisi”
Rep Tv Zucconi: “Bluff per distrarre dal Russiagate

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La guerra delle minacce tra Washington e Pyongyang si fa sempre più dura e secondo alcuni osservatori il rischio che si passi dalle parole ai fatti è altissimo. In un clima ogni giorno più teso, il presidente cinese Xi Jinping si pone come mediatore e sollecita tutte le parti coinvolte a “evitare retorica o azioni tali da peggiorare la situazione sulla penisola coreana”. Durante una telefonata tra il leader di Pechino e Donald Trump è emerso l’interesse comune a Pechino e Washington per la denuSeclearizzazione e la pacificazione della penisola coreana. E per questo Xi esprime il desiderio di poter lavorare con gli Stati Uniti per risolvere nel modo migliore il problema del programma nucleare del regime di Kim Jong-un.

L’amministrazione Trump preme da mesi sulla Cina affinché eserciti tutta la sua influenza su Pyongyang. Ne ha bisogno per superare una crisi che preoccupa le cancellerie di tutto il mondo e anche i mercati. Ma questo non impedisce al capo della Casa Bianca di continuare la sua battaglia sul fronte dei commerci: secondo vari mezzi di informazione americani, il presidente si appresta a chiedere in tempi brevi, forse già lunedì, l’apertura di un’indagine su presunte violazioni di proprietà intellettuale da parte di Pechino, ma anche su trasferimenti forzati di tecnologia.

Corea del nord in armi. Da immagini satellitari diffuse dal sito specializzato “38 north” risulta che Pyongyang si preparerebbe a testare missili balistici lanciati da un sottomarino. Secondo gli analisti il regime di Kim avrebbe sviluppato una versione più avanzata del proprio missile balistico mare-terra Pukguksong-1, già sperimentato con successo nell’agosto del 2016 e con una gittata di almeno 500 chilometri.

Nello scambio di minacce con Washington non ci sono soltanto armi sofisticate ma anche uomini, un esercito di tre milioni e mezzo di volontari pronti ad arruolarsi e combattere in caso di attacco da parte degli Stati Uniti. Il giornale ufficiale, Rodong Sinmun, spiega che a migliaia hanno chiesto di entrare a far parte dell’Armata del Popolo dopo che il governo ha pubblicato una dichiarazione di condanna delle nuove sanzioni imposte dalle Nazioni Unite contro i test missilistici nordcoreani.

Le contromisure di Tokyo. Il Giappone ha finito di installare il proprio sistema di difesa antimissilistico da utilizzare nel caso la Corea del Nord dia seguito alla minaccia di lanciare in direzione dell’isola americana di Guam, e dunque sorvolando il territori nipponico, quattro razzi balistici. Il sistema Patriot Advanced Capability-3 (PAC-3), riferisce l’agenzia di stama Kyodo, è stato messo i piedi nelle prefetture di Shimane, Hiroshima, Kochi, e Ehime. La Marina nipponica ha piazzato un cacciatorpediniere nel mar del Giappone armato con tecnologie Aegis, fatte di intercettori e radar per rintracciare i vettori.

“Farò di tutto, al meglio delle mie abilità, per proteggere la sicurezza e i beni del popolo nipponico”, dice il premier giapponese Shinzo Abe.

http:.repubblica.it/esteri/2017/08/12/news/usa_corea_nord_cina_giappone-172900273/

13 AGOSTO 2017:CNN CONTRO TRUMP

-SU LA STAMPA;

La Cnn licenzia commentatore pro Trump dopo un saluto nazista

AP

Jeffrey Lord

Pubblicato il 11/08/2017
ÚltimaS modifica il 11/08/2017 alle ore 09:00

La Cnn ha licenziato Jeffrey Lord, commentatore politico considerato vicino a Donald Trump, per aver pubblicato su Twitter un saluto nazista in risposta ad Angelo Carusone, presidente del gruppo Media Matters for America, organizzazione che monitora la disinformazione negli States. Un portavoce del network televisivo ha confermato la notizia del licenziamento definendo «indifendibili i saluti nazisti». Durante un battibecco con Carusone, Lord aveva utilizzato lo slogan nazista «Sieg Heil!».

In un’intervista, il commentatore ha detto di rispettare la la Cnn e i suoi giornalisti seppur non condividendo la decisione di licenziarlo. Si è giustificato dicendo di aver utilizzato quella frase non come appoggio al nazismo o al fascismo ma per deridere Media Matters che – secondo Lord – boicotterebbe inserzionisti di stampo conservativo.

http:.lastampa.it/2017/07/02/esteri/trump-attacca-di-nuovo-i-media-in-un-video-il-presidentewrestler-picchia-la-cnn-ZyR1D2ZRACezmOgVzzqkLK/pagina.html

17 AGOSTO 2017:E’ARRIVATA LA CRISI AL VATICANO
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REAZIONE:

FAITES INTERNES 1:CONTINUATION 339

22  LUGLIO 2017:

GIORNALISMO,INQUISIZIONE,JACOBINISMO,GIUSTIZIALISMO E LA CRIMINALIZAZIONE DEI POPOLI

-SU IL MESSAGGERO:
CRONACA


Mafia Capitale: è stangata «Ma non è mafia»

Venerdì 21 Luglio 2017 07:50
diValentina Errante
ROMA Non c’era mafia dentro Mafia capitale, ma due associazioni a delinquere: una che corrompeva e gestiva gli appalti, l’altra che intimidiva e viveva di estorsioni. Massimo Carminati, il Nero, faceva parte di entrambe. La lettura del dispositivo da parte del presidente Rosanna Ianniello dura per oltre mezz’ora, ma il cuore della sentenza è nei primi secondi: «Riqualificati i reati di cui al capo uno in 416», per tutti i diciannove imputati, accusati di fare parte o avere favorito la cupola cade l’accusa di mafia. Nel bilancio finale della sentenza, i cinque secoli di carcere chiesti dai pm per i 46 imputati scendono a due e mezzo, ma le pene, in un verdetto che nega alla procura il riconoscimento di una cosca romana, sono pesantissime.

Venti anni per il Cecato e 19 per il suo socio, il re delle coop Salvatore Buzzi. Undici per l’ex consigliere comunale di Forza Italia Luca Gramazio, dieci per l’ex ad di Ama Franco Panzironi, dodici anni per l’ex consigliere Enav Fabrizio Testa. Tra i cinque assolti c’è anche l’ex direttore generale dell’Ama Giovanni Fiscon, mentre il Tribunale triplica la pena, rispetto alle richieste dei pm, per Luca Odevaine, da due anni e mezzo a otto. «Le sentenze si rispettano e con questa sentenza sono state date anche condanne alte – commenta a caldo il procuratore aggiunto Paolo Ielo – i giudici ci danno torto su alcuni punti, mentre in altri riconoscono il lavoro fatto in questi anni». In aula ad ascoltare la sentenza c’è anche il sindaco Virginia Raggi: «È una vittoria per la città», commenta. A metà pomeriggio per 17 imputati vengono revocate le misure cautelari, anche Panzironi torna libero, mentre Gramazio è ai domiciliari dopo più di due anni.

FOTO – di –

P

Mafia Capitale, la lettura della sentenza (Cecilia Fabiano/Ag.Toiati)

LE ASSOCIAZIONI
Per il tribunale il Mondo di sotto, quello delle estorsioni e delle intimidazioni, non dialogava con i colletti bianchi. Massimo Carminati e Riccardo Brugia, condannato a undici anni, erano il trait d’union tra le due organizzazioni. Ma se la prima aveva i tratti della criminalità, la seconda si occupava di affari. Nessuna delle due, comunque, impiegava il metodo mafioso. Salvatore Buzzi e il mondo delle coop, invece, facevano parte della consorteria degli affari, nella quale figurano anche Gramazio e Panzironi. Le pene sono pesantissime, il commercialista Paolo Di Ninno è stato condannato a 12 anni, Alessandra Garrone, fedelissima di Buzzi a 13 anni e sei mesi. Poi ci sono i corrotti, tutti gli altri, ad eccezione di Fiscon, l’ex sindaco di Castelnuovo di Porto, Fabio Stefoni e Giuseppe Mogliani, titolare dell’azienda che aveva svolto i lavori nel campo di Castelnuovo di Porto, tutti assolti. Per l’ex presidente del Consiglio comunale Mirko Coratti, invece, la pena è di sei anni per corruzione, sette anni per Pierpaolo Pedetti, cinque anni ciascuno per il funzionario Angelo Scozzafava e per il presidente del X municipio Andrea Tassone, nove anni di reclusione al funzionario del dipartimento Giardini Claudio Turella.

GLI ERRORI
La mafia viene del tutto esclusa anche con le assoluzioni «per non aver commesso il fatto» di Rocco Rotolo e Salvatore Ruggiero, i due presunti ndranghetisti. Per la procura erano l’anello di congiunzione tra la mafia romana, diversa da tutte le altre nelle sue manifestazioni e nella capacità di intimidazione, e le organizzazioni criminali tradizionali. Per loro la procura aveva chiesto 16 anni. L’altro capitolo, sul quale il tribunale procede in direzione opposta a quella dei pm, è la posizione di Luca Odevaine, che aveva già patteggiato la pena di due anni e otto mesi. Alla fine in carcere restano solo in cinque: Carminati, Buzzi, Testa, Brugia e Matteo Calvio.

LE REAZIONI
Per gli avvocati di Buzzi e Carminati è una vittoria, anche se parziale, vista l’entità delle pene. «È un modo serio di riconoscere il sacrifico di Borsellino, non si deve fare il professionismo dell’antimafia – commenta Giosuè Naso – La presa d’atto dell’inesistenza dell’associazione di stampo mafioso – prosegue l’avvocato di Carminati – ha provocato una severità assurda. Non si è mai visto che su 46 imputati neanche uno meriti le attenuanti generiche. Pene date per compensare lo schiaffo morale che è stato dato alla procura». Dello stesso tenore le parole di Alessandro Diddi, legale di Buzzi. «Abbiamo vinto. Abbiamo sempre sostenuto che la mafia a Roma non esiste e questa sentenza lo dimostra. Abbiamo liberato questa città da una mafia costruita». Per Gianluca Tognozzi, difensore di Giordano Tredicine, Giovanni De Carlo, Carlo Pucci e Daniele Pulcini: «L’esistenza di due diverse organizzazioni, che non avevano a che fare l’una con l’altra emergeva chiaramente dagli atti dell’inchiesta».

https:.google.com.uy/amp/www.ilfattoquotidiano.it/2017/07/22/mafia-capitale-giuseppe-pignatone-non-si-arrende-non-mi-sento-sconfitto-a-roma-la-mafia-ce/3746826/amp/

REAZIONE:NON TUTTI I TEDESCHI SONO NAZISTI,NON TUTTI I RUSSI SONO TERRORISTI,NON TUTTI GLI INGLESI SONO PIRATI,NON TUTTI I FRANCESI SONO CORSARI,E COSI VIA,MA SUCCEDE CHE IN ITALIA SI HA CONFUSO LA IDEOSINCRAZIA DEI CAMPANI CON LA CAMORRA,QUELLA DEI CALABRESI CON LA N’DRANGHETA E QUELLA DEI SICILIANI CON LA MAFIA.

IN QUESTO ORDINE DI COSE MAFIA CAPITALE NON HA MAI ESSISTITO E’ UNA COSTRUZIONE LINGUISTICA LEGATA A CERTO SPIRITO INQUISITORIALE DELLA GRANDE STAMPA RADICALMENTE,FONDAMENTALMENTE INDIRIZZATA A CRMINALIZZARE CERTI POPOLI:”MAFIA CAPITALE” E’ TERRORISMO NERO,E CIO’E MASSONERIA,FASCISMO,E LA N’DRANGHETA E’ LA N’DRANGHETA,NE UNA NE L’ALTRA SONO MAFIE,MA NON TUTTI I ROMANI SONO FASCISTI NE TUTTI I CALABRESI SONO DELLA N’DRANGHETA COSI COME NON TUTTI I SICILIANI SONO MAFIOSI.NON SAREBBE ORA DI SMETTERE DI CONFONDERE LA IDEISINCRAZIA DEI POPOLI CON CRIMINALITA?
VEDI IN ITALIA SI CRIMINALIZZA I POPOLI DEL SUD MENTRE VIENE PACIFICAMENTE ACETTATO CHE LA LEGA NORD ERA PARTITO POLITICO:NO,TUTTI APPARTENGONO AL PARTITO DEI PEGGIORI.MAFIA CAPITALE E’ TERRORISMO NERO E NON BASTA CHE QUALCHE ROMANO ABBIA QUALCHE CONTATTO CON UN SICILIANO CALABRESE O CAMPANO PER ESSERRE MAFIA E VICEVERSA.E NE MENO SE LA CONDOTTA CRMINALE VIENE TARGATA “ANTI-MAFIOSA”. QUELLO DEL TITOLO,UN PROBLEMA LINGUISTICO,UN PROBLEMA ETICO-MORALE.

-APPENDICE:

-SU LA STAMPA:
LaStampa.it OPINIONI
SEZIONI
Caso Unipol, perquisiti casa e ufficio di un giornalista de La Stampa, il comunicato del Cdr
Inquietudine e preoccupazione per le modalità d’intervento della Guardia di Finanza nei confronti di Gianluca Paolucci

Pubblicato il 21/07/2017
Ultima modifica il 21/07/2017 alle ore 22:09
Il Comitato di redazione de La Stampa, interpretando le preoccupazioni e l’allarme di tutti i colleghi, manifesta la più profonda inquietudine per le modalità con cui la Guardia di Finanza è intervenuta nei confronti del nostro collega Gianluca Paolucci che ha subìto una perquisizione a casa e in redazione con il sequestro di tutti gli strumenti di lavoro e materiale privato.

L’operazione della Guardia di Finanza, su mandato della procura di Torino, è avvenuta per l’ipotesi di rivelazione del segreto istruttorio, in relazione a due articoli pubblicati su La Stampa la settimana scorsa sulle manovre di Unipol per bloccare la riforma della Rc Auto. Si tratta di fatti avvenuti tra la fine del 2013 e l’inizio del 2014. La denuncia è stata fatta da Carlo Cimbri, amministratore delegato del gruppo Unipol.

La Guardia di Finanza, che si è presentata stamattina alle 8 nell’abitazione del collega e poi alle 10 sul posto di lavoro, presso la sede di Torino, ha sequestrato i suoi telefoni, il computer che usa al giornale, un iPad, numerose chiavette Usb e schede di memoria.

Sono stati sequestrati anche un vecchio iPad non più funzionante e due telefoni della sua compagna, non più in uso. Hanno prelevato materiale privato del collega e due dvd con il backup dei dati relativi al suo precedente lavoro, che ha lasciato oltre dieci anni fa, materiale poi in parte restituito. Hanno setacciato con scrupolo la camera dei suoi figli, le scatole con i loro giocattoli, i libri, la cantina, il baule della Vespa in garage.

A La Stampa, invece, sono stati perquisiti materiali, archivio, documenti del giornalista. Dopo averne clonato il contenuto, al collega sono stati restituiti i telefoni che ha in uso (ma non quelli della compagna) e il suo iPad. Nei telefoni ci sono chat e contatti con le sue fonti, molte delle quali non hanno nessuna attinenza con la cronaca giudiziaria ma con il cuore della sua attività giornalistica, la cronaca economica e finanziaria. Venerdì scorso la procura aveva già acquisito una parte delle intercettazioni, peraltro ancora disponibili online. Da allora, il collega ha continuato a lavorare e ha trovato altra documentazione. Si tratta di atti risalenti – i più recenti – a tre anni e mezzo fa. Ma che evidentemente suscitano ancora imbarazzo a Unipol e al suo amministratore delegato.

Nell’esprimere la massima solidarietà al collega Gianluca Paolucci, il Cdr ribadisce l’impegno a informare i propri lettori raccontando i fatti anche se spiacevoli per qualcuno.

Il Cdr de La Stampa

Attraverso una nota Unipol fa sapere che la denuncia «non è stata indirizzata verso il giornalista o il giornale», ma «lamenta la possibile violazione del segreto istruttorio, trattandosi di atti d’indagine che, a prescindere dalla loro assoluta irrilevanza penale, non risultano depositati alle parti in alcun procedimento».
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Tommaso Cerno,Editoriale

EDITORIALE
Cari giudici di Mafia capitale, è l’ora di rileggere Sciascia

«Forse tutta l’Italia va diventando Sicilia… E sale come l’ago di mercurio di un termometro, questa linea della palma, del caffè forte, degli scandali: su su per l’Italia, ed è già, oltre Roma… »

20 luglio 2017

Abbiamo risentito la frase italiana per eccellenza: la mafia non esiste. Quella dei tempi d’oro. Quando la politica mangiava con loro e i giornalisti venivano ammazzati. Lo dicono ridacchiando mentre uno ‘Stato cecato’ ha inflitto oltre 280 anni di carcere a un’organizzazione criminale guidata da er Cecato vero, Massimo Carminati. Con una sentenza che ripulisce Roma dal lordume. Fra le risatine di avvocati entusiasti per avere mandato in galera i loro assistiti. Ridono perché questa è una sentenza pesante, ma che mostra una visione vecchia della mafia. E fa sembrare loro dei giuristi. Mentre ripetono quello che i mafiosi dicono dal carcere: la mafia non c’è. Un limite culturale dello Stato. Pur con sostanziali passi avanti rispetto agli anni delle assoluzioni choc, degli indulti a comando.

Diciamo che qualcuno dovrebbe rileggersi Leonardo Sciascia. Se si ricorda chi sia. Denunciava già nel 1961 questa tendenza italica, quella di non sapere o volere adattare alla modernità la criminalità organizzata che cambia metodi e modi con maggiore velocità rispetto al codice penale: «Forse tutta l’Italia va diventando Sicilia… E sale come l’ago di mercurio di un termometro, questa linea della palma, del caffè forte, degli scandali: su su per l’Italia, ed è già, oltre Roma… ». A distanza di mezzo secolo da questa profezia, il tribunale infligge pene severissime ai criminali che avevano messo le mani su Roma, ma non cancella la parola “Forse” dalla più celebre citazione de “Il Giorno della Civetta”.

E la mafia certamente ha ascoltato dalle sue lorde tane e dalle sue latitanze. Perché può stare certa che in un Paese come il nostro, invischiato in decine di scandali e omicidi, attovagliato spesso con loschi figuri, affermare in nome del popolo italiano che non solo non siamo riusciti a sconfiggere le mafie storiche, ma siamo stati capaci di farne crescere una nuova, nel cuore di Roma, già graziata ai tempi della Banda della Magliana, è roba troppo grossa per il nostro Stato. Lo sappiamo da anni.

Una cosa buona c’è. L’organizzazione criminale di er Cecato, di quel Massimo Carminati, ex terrorista nero, viene smantellata da una condanna pesantissima. È un passo avanti. Ma non basta. L’organizzazione messa sotto i riflettori dall’Espresso nel 2012, quando Roma faceva finta di non conoscere quel signore che se ne stava seduto in un distributore di benzina facendo piedino a un pezzo di politica di tutti i colori, con lo stesso sguardo immobile che tenne durante il processo Pecorelli al fianco di Andreotti, va dietro le sbarre.

Va detta una cosa: in Italia erano in molti a volersi levare di torno Carminati, come è stato, ma a non voler scoperchiare il marcio che nasconde quel suo mondo di mezzo. Sembra che la giustizia vada avanti, però a piccoli passi. Stavolta le pene ci sono, ma c’è pure l’ennesimo rinvio della grande questione che tiene impalata l’Italia.

Siamo in grado di capire che la mafia non porta più la coppola, non usa i pizzini né carica la lupara? Non è facile.

Per questo dico senza paura che questa condanna non è il migliore regalo di Stato alla memoria di Giovanni Falcone e Paolo Borsellino nell’anniversario delle stragi. E ci costringe a rileggere parole che risuonano come una oscura profezia, anche se stentano a prendere vita dentro un’aula di giustizia. La mafia non è un demone, è normalità. Non è sangue, è aria che respiriamo: «Una associazione per delinquere, con fini di illecito arricchimento per i propri associati, e che si pone come elemento di mediazione tra la proprietà e il lavoro; mediazione, si capisce, parassitaria e imposta con mezzi di violenza». Lo scrisse Sciascia, appunto, nel 1957. Quando quei giudici erano bambini o nemmeno erano nati. Lo scrisse in nome suo. Incurante di loro. Prima o poi lo riscriveranno anche i giudici in una sentenza. In nome del popolo italiano. Quello che può vincere contro gli uomini, i mezz’uomini, gli ominicchi, i (con rispetto parlando) pigliainculo e i quaquaraqua.

Forse tutta l’Italia va diventando Sicilia… A me è venuta una fantasia, leggendo sul giornale gli scandali di quel governo regionale: gli scienziati dicono che la linea della palma, cioè il clima che è propizio alla vegetazione della palma, viene su, verso il nord, di cinquecento metri, mi pare, ogni anno… La linea della palma… Io invece dico: la linea del caffè ristretto, del caffè concentrato… E sale come l’ago di mercurio di un termometro, questa linea della palma, del caffè forte, degli scandali: su su per l’Italia, ed è già, oltre Roma».
Leonardo Sciascia, Il giorno della civetta, 1961

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87 commenti
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5 giorni fa
asmodeus1
Sconfiggere la mafia, ormai strutturale al paese, innescherebbe una catastrofe socioeconomica inimmaginabile.
Bisognava pensarci anni fa ad estirpare il cancro, ora che si è metastatizzato è impossibile.
Fatevene una ragione.
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6 giorni fa
1956marco1956
Ad un sistema come quello italiano l’impressione è che la mafia camorra ndrangheta….. faccia comodo a molti, come un po la religione per i poveri in tutti i sensi, sono decenni che sento di sequestri, arresti, decapitata la piovra, tutte balle quando muovi decine di miliardi se non hai protezioni a tutti i livelli non sposti miliardi, ricordo che quando hanno deciso di fermare le brigate rosse o altri gruppi armati lo hanno fatto, quindi resto della mia convinzione, non solo mia, pensare male si fa peccato ma si indovina ( Andreotti )
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6 giorni fa
blaue
il rammarico sta tutto sul tema della certezza della pena. E’ patrimonio del cittadino comune che a scontare le condanne siano solo i mafiosi. E c’è del vero. Sfogliando l’ordinamento penitenziario si scopre che l’ergastolo non esiste, il massimo è 30 anni. Per ogni anno di galera si hanno tre mesi di abbuono sul totale. Poi la libertà vigilata dopo metà della pena, i vari permessi, la semilibertà ecc.. Un po’ di conti e si può immaginare cosa diventeranno le severe condanne. Le pene andrebbero scontate. Ma occorrerebbero più carceri, più personale e una drastica riforma della legislazione premiale. Impresa titanica. I mafiosi giustamente pagano le loro colpe. Ma non è che si debba qualificare mafioso chi non lo è perchè sconti la condanna.
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6 giorni fa
smrtovnica
Le tre paginette su Kaspar Hauser costituiscono il contributo maggiore di Sciascia alla letteratura.
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7 giorni fa
cesacesa
La mafia oggi è in politica,compra aziende di qualsiasi tipo,è nei consigli comunali,regionali e nazionali,è fra giudici,fra magistrati,fra avvocati praticamente ha occupato ogni settore e acquista qualsiasi cosa,il denaro sporco ne ha a volontà com droga e illeciti vari,quindi la mafia c’è e andrebbe sterminata ovunque sia,con legge severe e non interpretabili,non fatti da loro stessi,come dimostra la loro infiltrazione nel Parlamento e addirittura facendosi eleggere Ministri,ma fatte da Persone senza macchie e senza sospetti di qualsiasi natura,solo allora le leggi saranno utili a cancellare la mafia da ogni nascondiglio,chi ha dato mandato di uccidere Falcone e Borsellino è in Politica Nazionale ad alto livello, a chi dava fastidio le indagini di Borsellino prima della sua morte?,ai giornalisti Italo/Francesi,Borsellino disse su chi stava indagando,allora?…cosa serve ancora?..
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7 giorni fa
mirellaciocci
Possibile che i giudici non abbiano capito che la mafia si è evoluta camminando con i tempi, con la storia e con la cultura?Forse i codici sono rimasti inchiodati ai vecchi schemi, quelli che riconoscevano nel mafioso l’uomo con la coppola e con la lupara, ma oggi la mafia ha conquistato tutte le istituzioni statali e giudiziarie. L’Equitalie è fondata su principi mafiosi e mafiose sono le manipolazioni che esercita con certe complicità per colpire l’uno e favorire l’altro. Porcherie sotto i nostri occhi. Le intimidazioni non sono quelle dei capi storici che appendevano alla porta le teste mozzate degli animali. A Roma sono stati ravvisati quattro capi mafia compreso Carminati per non ignorare i Casamonica. Ai tempi di Sciascia forse la mafia non aveva raggiunto ancora Roma, ma oggi oggi ha raggiunto i confini nord d’Italia. L’intreccio con la corruzione è indispensabile. Roma è mafiosa.

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7 giorni fa
mymind04
La polemica mi sembra un po’ forzata. E soprattutto sembra rivolgersi ai giudici che non hanno ravvisato nel caso specifico la fattispecie mafiosa. Può darsi che i giudici abbiano sbagliato. Ma chi critica ha “studiato” la motivazione della sentenza? Non credo. Allora, salvo il caso di giudizi platealmente viziati, la richiesta di maggiore severità va rivolta al legislatore per apportare quelle modifiche di legge che aiuteranno a diminuire le incertezze dei giudici.
L’art. 416-bis del 1982 non ha mai avuto la coppola. Definisce semplicemente un tipo di associazione criminale particolarmente complessa e pericolosa. I giudici, con un lavoro di valutazione e interpretazione, devono applicarla con gli elementi probatori messi a loro disposizione.
Pertanto mi sembra forzato lo sfoggio di retorica quando l’applicabilità del 416-bis non viene riconosciuta in un caso specifico.
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7 giorni fa
cri1713
non serve leggere Sciascia, è sufficiente vivere nel mondo reale.
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7 giorni fa
brulo35
ma l’autore dell’articolo ha mai letto l’art. 416 bis del codice penale?
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7 giorni fa
catinotu
Mafia, ndrangheta, camorra, etc, queste delinquenze organizzate non saranno mai sconfitte. Per quanti vanno in galera, altri non tanto insospettabili prenderanno il loro posto e gli affari continueranno. Lo Stato non si è mai voluto attrezzare per fare la vera guerra. Combatte con armi spuntate e si accontenta di quel poco da sbandierare all’opinione pubblica e calmarla per qualche tempo. E’ un comportamento ridicolo che ormai non regge più. E i cittadini non hanno la forza di ribellarsi, a meno che non mettano in conto le varie rappresaglie che questa gentaglia sa mettere in atto, restando impunita. E’ uno schifo che c’è solo nel nostro Paese, vedere cittadini sotto scorta per essere difesi, sia loro che le relative attività commerciali. Lo Stato, purtroppo, finora ha dato solo cattivi esempi.
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REAZIONE:LEONARDO SCIASCIA ERA NOTO COMMUNISTA E LEGGERE QUESTE SUE PAROLE DI ALLORA NELL’ITALIA DI OGGI A PROPOSITO DI QUESTO CASO RISULTA UN EXTEMPORANEO ESSERCIZIO DI STIMMATIZAZIONE,CRIMINALIZAZIONE E RAZZISMO CHE ATTENTA CONTRO L,INTEGRITA TERRITORIALE E L’UNITA DEL PAESE.

28 LUGLIO 2017:TRUMP CONTRO LA STAMPA

-SU LA REPUBBLICA:
Repubblica.it
ESTERI

Isis, Trump accusa Nyt: “Ha fatto fallire piano per uccidere Al-Baghdadi”

Al Baghdadi e Donald Trump
Presidente Usa su Twitter: “Hanno messo i loro interessi davanti a quelli della sicurezza nazionale”. Ma è giallo sulla sorte del leader del Califfato che i russi credevano di avere ucciso un mese fa: il segretario alla Difesa americano, John Mattis, ritiene che sia ancora vivo. Il giornale fornisce la sua versione sull’episodio
22 Luglio 2017
IL NEW YORK TIMES ha mandato all’aria una operazione di intelligence militare americana per uccidere il capo dell’Isis, il califfo Abu Bakr al-Baghdadi. È l’accusa mossa al quotidiano newyorkese dal presidente Usa Donald Trump, che, però non fornisce dettagli. “Hanno messo i loro interessi davanti a quelli della sicurezza nazionale”, ha scritto Trump su Twitter.
Ma sulla morte del numero uno del Califfato è giallo. Il ministero della Difesa russo il 16 giugno aveva rivelato di aver ucciso in un raid della sua aviazione militare proprio il leader supremo dello Stato Islamico. La Difesa russa aveva spiegato che il raid in cui al-Baghdadi avrebbe trovato la morte sarebbe avvenuto nella periferia sud di Raqqa il 28 maggio. Ma il ministero aveva precisato anche che mancavano conferme.

Di diverso avviso il segretario alla Difesa americano, John Mattis, secondo cui al-Baghdadi non sarebbe stato ucciso e avrebbe ancora un ruolo importante nell’organizzazione. “Credo che sia ancora vivo” ha detto Mattis.Ora arriva il tweet del presidente Usa, che, senza specificare circostanze, contesti e date, crea ulteriore incertezza sulla sorte del terrorista più ricercato al mondo.

Nyt: “Articolo letto da Difesa, nessuno obiettò”. È stato lo stesso Nyt a spiegare a cosa si riferisse la criptica accusa lanciata da Trump. Secondo la testata, chiamata in causa dal presidente, si sarebbe riferito ad un servizio della conservatrice Fox News di Rupert Murdoch, sua fonte primaria di informazione (come lui stesso ha ammesso), trasmesso stamane solo 25 minuti prima del suo twitter. Nel pezzo veniva riportato il commento del comandante delle Operazioni Speciali Usa, il generale Tony Thomas che ad un forum ha dichiarato che le forze americane “erano particolarmente vicine” ad al Baghadi dopo che in un’incursione del 2015 erano state recuperate informazioni. “Quella era una pista fantastica. Sfortunatamente venne fatta filtrare da un importante quotidiano nazionale una settimana dopo e la pista scomparve”.

Secondo Fox il generale si riferiva ad un articolo del giugno 2015 del Times in cui si affermava che gli 007 Usa avevano “estratto informazioni di valore” dall’incursione in cui le forze americane avevano recuperato “laptop, cellulari ed altri materiali” inclusi da 4 a 7 terabytes di dati. Nel testo si affermava “che al-Baghdadi e altri leader dello Stato Islamico usavano le mogli per passarsi informazioni tra di loro per scongiurare di essere intercettati”.

All’epoca, sottolinea il Times, il Pentagono non sollevò alcuna obiezione prima che la storia fosse pubblicata (il quotidiano aveva fatto leggere il pezzo alla Difesa) e anche dopo nessun alto funzionario Usa se ne era mai lamentato fino ad oggi.
http:.repubblica.it/esteri/2017/07/22/news/isis_trump_accusa_nyt_ha_fatto_fallire_piano_per_uccidere_baghdadi_-171405836/

26 LUGLIO 2017:OBAMACARE,LA MADRE DI TUTTE LE RIFORME

-SU LA STAMPA:La Stampa.it

MONDO SEZIONI

Il Senato americano dà il via per un solo voto al dibattito per la riforma dell’Obamacare

Il presidente Trump si è felicitato e ha ringraziato il senatore John McCain, tornato oggi a Washington per votare in aula sulla riforma sanitaria, interrompendo la sua convalescenza

AFP

Pubblicato il 25/07/2017 Ultima modifica il 25/07/2017 alle ore 23:10

Con il voto determinate del vicepresidente Mike Pence, il Senato degli Stati Uniti raggiunge la maggioranza necessaria di 51 `Si´ per dare il via all’iter necessario alla riforma di Obamacare, aprendo quindi il dibattito in aula. Il presidente Donald Trump si è felicitato per il voto e ha ringraziato in particolare il senatore John McCain, tornato oggi a Washington per votare in aula, interrompendo così la sua convalescenza per un intervento per un grave tumore al cervello. Trump non manca tuttavia di rammaricarsi del fatto che il via libera al dibattito sulla riforma della sanità sia passato senza nemmeno un voto democratico, «è un peccato», ha detto. Trump ha comunque definito un «grande passo» il voto del Senato americano che ha dato il via libera al dibattito sulla riforma sanitaria, un dossier che divide la maggioranza repubblicana da mesi. Il presidente da settimane lancia moniti contro l’incapacità della sua maggioranza a mantenere la sua promessa di abrogare e sostituire l’Obamacare. «Il Senato deve ora approvare una legge e farla arrivare sulla mia scrivania in modo tale da poter finalmente porre fine ai disastri dell’Obamacare, una volta per tutte», ha detto il presidente in una nota diffusa dalla Casa Bianca, esultando per il via libera del Senato all’avvio del dibattito per la riforma. «Come mostra il voto di oggi l’inazione non è un’opzione – ha osservato Trump – e ora il processo può andare avanti con una legge che abbassi i costi e aumenti le opzioni per tutti gli americani».
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http:.lastampa.it/2017/07/25/esteri/il-senato-americano-d-il-via-per-un-solo-voto-al-dibattito-per-la-riforma-dellobamacare-jGBTbzqKDQnU0rBTsXcbUJ/pagina.html
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REAZIONE:IL PRESTIGIO DELL’AMMINISTRAZIONE TRUMP SI GIOCAVA IN QUESTA RIFORMA DELLA OBAMACARE.PASSA.TRIONFO.GRAZIE JHON MCCAIN.EROICO.

-IL GIORNO DOPO:

-SU LA REPUBBLICA:Repubblica.it
ESTERI
Usa, il Senato respinge la revoca dell’Obamacare

Donald Trump
Fallito il tentativo di abolire in blocco la legge sanitaria senza una normativa di rimpiazzo. Sette i dissidenti repubblicani, tra cui John McCain. Giovedì e venerdì saranno forse i giorni decisivi
dal nostro inviato ANTONELLO GUERRERA
26 Luglio 2017
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Usa, Foxconn investirà 10 miliardi di dollari
2′ di lettura
NEW YORK – Era anche questo un azzardo, come tutta la telenovela della riforma sanitaria che si sta svolgendo al Senato Usa in queste ore. Ma stavolta non è andata bene al presidente. Se ieri Donald Trump l’aveva spuntata per un voto per riaprire la discussione, questa sera l’aula ha respinto l’emendamento che prevedeva l’abolizione brutale dell’Obamacare senza una legge-rimpiazzo. Un’ipotesi che il presidente aveva lanciato su Twitter, che il capogruppo repubblicano al Senato Mitch McConnell aveva poi adottato in una versione soft (abolizione a scoppio ritardato in due anni, durante i quali si sarebbe cercato di giungere a una nuova legge) ma che l’aula, come era prevedibile, ha affondato: 55 a 45. Sette i dissidenti repubblicani, tra cui proprio lui, John McCain. Ieri salvatore di Trump, nonostante il tumore, oggi castigatore.

Ma l’esito del voto non è una sorpresa: questa versione della riforma era invisa da tempo a diversi senatori repubblicani perché troppo drastica. McCain stesso aveva sempre espresso apertamente la sua contrarietà. Fosse passata una legge del genere, ad almeno 26 milioni di americani poveri sarebbe stata strappata la copertura sanitaria prevista dall’Obamacare dell’ex presidente. Un bagno di sangue per molti parlamentari del Gop (Grand Old Party, il nome storico del partito rep), molti dei quali non avrebbero avuto il coraggio di tornare poi nei loro stati e affrontare le proteste dei malcapitati cui sarebbe stata requisita l’assicurazione sanitaria.

Del resto neanche Donald Trump sperava in questo emendamento, che lui stesso aveva sostenuto.

Sarebbe servito un miracolo, che non è arrivato. Il paradosso però è che questo disegno di legge affossato oggi è praticamente lo stesso che i repubblicani nel 2015, allora già in maggioranza sia alla Camera che al Senato nonostante la presidenza Obama, fecero passare al Congresso per poi essere affossato dal veto del predecessore di Trump. Oggi, gli stessi che votarono quella legge e che oggi l’hanno bocciata, riconoscono che all’epoca si trattava di un voto simbolico, quasi inutile. Ora, la questione è diversa.

E quindi cosa succede adesso? Si continua con gli emendamenti. Dopo la sconfitta attesa di questa sera, è dunque tecnicamente escluso che i repubblicani abbatteranno Obamacare in blocco, come era molto improbabile del resto. Quindi adesso proveranno a smontarla pezzo per pezzo. Non sarà facile. I democratici promettono una valanga di emendamenti anche se McConnell è riuscito a limitare il dibattito a 20 ore, scongiurando il “filibustering”, l’ostruzionismo americano in Parlamento. Ma i repubblicani devono trovare un’unità al momento francamente lunare.

Giovedì e venerdì saranno i giorni probabilmente decisivi. Si voteranno emendamenti a raffica, forse per tutta la notte, e si raccoglierà ciò che si è seminato in queste ore. I repubblicani rischiano di rimanere con un pugno di mosche in mano. E, questa sì, sarebbe una sconfitta bruciante per Donald Trump. Che aprirà la resa di conti nel partito repubblicano. Ma anche nella sua amministrazione. Un ok corral dalle conseguenze imprevedibili.

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Usa, McCain torna in Senato per votare contro l’Obamacare: standing ovation dell’aula

REAZIONE:E’ UN SUCCESSO COMUNQUE,IL DIBATTITO E’ APERTO.

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-E COSI SU LA STAMPA

LaStampa.it MONDO
SEZIONI
Il Senato americano respinge la revoca dell’Obamacare
Bocciato il testo presentato dai repubblicani per cancellare la riforma sanitaria. Trump guarda avanti: «Presenteremo la riforma delle tasse e il piano delle infrastrutture»


AP

Pubblicato il 26/07/2017
Ultima modifica il 27/07/2017 alle ore 09:31
Il Senato degli Stati Uniti ha bocciato il testo presentato dai repubblicani per la revoca della maggior parte della riforma sanitaria, detta Obamacare, senza prevederne una sostituzione.

Il Senato ha respinto con 45 voti favorevoli e 55 voti contrari la proposta che contemplava la revoca di Obamacare rinviando quindi ad un secondo momento la sostituzione dell’Affordable Care Act. Contro l’emendamento che avrebbe smantellato la riforma hanno votato anche sette senatori repubblicani: Dean Heller (Nevada), John McCain (Arizona), Susan Collins (Maine), Lisa Murkowski (Alaska), Shelley Moore Capito (Virginia Occidental), Robert Portman (Ohio) e Lamar Alexander (Tennessee).

Secondo alcuni calcoli se l’emendamento fosse passato 32 milioni di persone avrebbero perso l’assicurazione medica in meno di 10 anni, ma anche si sarebbe determinato un aumento della spesa sanitaria del 20%. Visti i contrasti anche nel Partito repubblicano ora è ipotizzabile che il GOP segua una via meno drastica nella liquidazione dell’Obamacare voluta dal presidente Usa, Donald Trump e definita come «skinny bill», «legge magra».

Trump comunque guarda avanti: «Nel futuro a breve presenteremo i provvedimenti per la riforma delle tasse e il piano delle infrastrutture». E annuncia un nuovo impianto di Foxcoon in Wisconsin. Il colosso taiwanese fra i fornitori di Apple, grazie al nuovo impianto, creerà 3.000 nuovi posti di lavoro. E il presidente Usa festeggia: «E’ un grande giorno per i lavoratori americani. Se non fossi stato eletto, Foxcoon non avrebbe investito negli Stati Uniti». L’impianto rientra in un piano di investimenti di Foxcoon negli Usa da 10 miliardi di dollari.

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http:.lastampa.it/2017/07/26/esteri/il-senato-americano-respinge-la-revoca-dellobamacare-0EojAd5U5cdJpyB2HLcFaM/pagina.html
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REAZIONE:IL PRINCIPALE ARGOMENTO POLITICO DI OBAMA PER LA SUA RIFORMA ERA(COME IN GERMANIA) LA CREAZIONE DI POSTI DI LAVORO,BENE LA NUOVA ERA NON ACETTA CHE I SUOI PROFITTI VENGANO DIROTTATI VERSO IL NEOLIBERALISMO(COSI ABITUALR FRA GLI ISPANI)E QUINDI TOGLIE LE SCUSE A OBAMA E VIENE IN AIUTO DI TRUMP,CREA POSTI DI LAVORO MEGLIO CHE LA OBAMA CARE.LA NUOVA ERA E’ UNA ERA DELL’ INIZIATIVA PRIVATA E DEI POVERI E NON VUOLE ESSERE SNATURALIZZATA.

27 LUGLIO 2017:GAYXIT

LaStampa.it MONDO
SEZIONI
Trump dice no ai transgender nelle forze armate
Il presidente Usa va in direzione opposta rispetto al suo predecessore Barack Obama


AP

Pubblicato il 26/07/2017
Ultima modifica il 26/07/2017 alle ore 20:46
Il presidente degli Stati Uniti Donald Trump va in direzione opposta rispetto al suo predecessore Barack Obama e decide che i transgender non potranno servire nelle forze armate americane. Lo annuncia lo stesso Trump via Twitter.

«Dopo consultazioni con i miei generali ed esperti militari, informo che il governo degli Stati Uniti non accetterà o consentirà… ad individui transgender di servire, in qualsivoglia ruolo, nelle forze armate degli Stati Uniti», ha scritto Trump in una serie di tweet. «I nostri militari devono concentrarsi su decisive e schiaccianti vittorie e non possono essere oberati dai tremendi costi medici e disagi che comporta avere transgender nelle forze armate. Grazie».

Nel giugno del 2016, l’ex segretario alla Difesa Ash Carter aveva infatti abolito la regola secondo cui le persone transgender potevano vedersi negato l’arruolamento ed essere discriminati per il loro orientamento sessuale. L’esercito militare americano volontario doveva essere in grado di reclutare le migliori persone disponibili senza «barriere che non siano legate esclusivamente alle loro competenze, barriere che ci impediscono di arruolare e tenere con noi quanti possono compiere al meglio la missione», aveva affermato Carter all’epoca.

«Sembra una vigliaccata». Così Chelsea Manning – l’ex soldato, oggi soldatessa, dell’esercito americano condannata per aver passato una valanga di documenti segreti a WikiLeaks poi graziata da Barack Obama – ha commentato via Twitter la decisione del presidente Donald Trump di escludere le persone transgender dalle forze armate Usa. «Quindi, le forze armate più grandi più forti più $$$ (ricche ndr) sulla terra si lamentano per qualche persona trans ma finanziano gli F35? Suona come vigliaccheria», ha scritto.
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LEGGI ANCHE
AP
Trump cancella la svolta di Obama sull’uso dei bagni per gli studenti transgreder

http.lastampa.it/2017/07/26/esteri/trump-dice-no-ai-transgender-nelle-forze-armate-s02BCHsttEVyjp6R3wKv9I/pagina.html-

26 LUGLIO 2017:VITTORIA-CONTRIBUTO DEL SOFTWARE LIBERO E DELLA NUOVA ERA

-SU SOFTONIC.COM:

Adobe anuncia el fin de Flash Player
Daniel Caceres

POR DANIEL CACERES

26 de julio de 2017

Adobe ha anunciado el fin de Adobe Flash Player. Concretamente, dejará de dar soporte a Flash Player. Eso significa que se podrá seguir usando el software pero que se tornará altamente vulnerable a virus y a malware en general. ¿Por qué? Porque Adobe deja,rá de lanzar parches y actualizaciones.

Desde 1996, Flash ha permitido a los usuarios ver contenido multimedia dinámico en sus navegadores. Fue desarrollado por Macromedia. Fue en 2005 cuando Adobe compró Flash.

Aunque Flash Player nos ha dado muchas alegrías, también ha sido el centro de muchas críticas. Flash Player tuvo muchos problemas de seguridad y además tenía problemas de rendimiento, de ahí sus constantes actualizaciones que jamás acababan por solventar los problemas.

“Flash ha sido el favorito de muchos creadores de malware”, declara Jérôme Segura, analista jefe en Malwarebytes. “Muchas personas del mundo de la seguridad llevamos años pidiendo a la gente que elimine Flash de sus máquinas”.

Lo curioso de esta noticia es la FECHA de su fin. En su blog oficial, Adobe ha prometido “dejar de actualizar y distribuir Flash Player a finales de 2020”. ¿2020? Tiene sentido esta fecha, pues los creadores de contenido necesitan tener cierto margen de tiempo para migrar su contenido a otro formato.

El fin de Flash Player nos afectará más a nivel sentimental que a nivel práctico. HTML5 se ha convertido en el nuevo estándar para la creación de páginas web. Ofrece el mismo contenido dinámico de Flash pero sin sus problemas.

https:softonic.com/articulos/adobe-flash-player-soc
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REAZIONE:QUESTA E’ UNA VITTORIA E CONTRIBUTO DELLA NUOVA ERA E I SUOI SVILUPPATORI DI SOFTWARE LIBERO.MI SPIEGO,VERSO GLI ANNI 2005 QUANDO ANCORA INTERNET ERA IN PANNOLINI HO INIZIATO A PUBBLICARE.LE DIFFICOLTA DI ACCEDERE A NUOVE TECNOLOGIE IN QUESTO PAESE MI HANNO PORTATO A USARE WINDOWS ’98 ANCORA QUANDO LE ULTIME ATTUALIZAZIONI ANDAVANO GIA NEL WINDOW VISTA.COSI LE DIFFICOLTA PER ADOPERARE CON LE ULTIMI ATTUALIZAZIONI DEI MIEI SOFTWARE MI PORTARONO AD ATTINGERE SUL WEB A SOFTWARE LIBERO CHE FORNIVA ALTERNATIVE E SCORCIATOIE PER I VECCHI STRUMENTI DEL W98.IN QUEL MOMENTO PUBBLICAI IL MIO PENSIERO DIVAGANTE SUL SOFTWARE LIBERO INCORAGGIANDO AL SUO SVILUPPO.CONCRETAMENTE ERO INTERESSATO ALL’IPERTESTO HTLM5 CHE MI PERMETESSI USARE VIDEO,COSA CHE NON POTEVO FARE PRCHE LE ATTUALIZAZIONI DI ADOBE FLASH PLAYER NON FUNZIONAVANO SULL’OSSOLETO W98.QUESTO DIEDE SPINTA A SVILUPPATORI ONLINE E QUESTO E’ IL RISULTATO.UN ENORME CONTRIBUTO DEL SOFTWARE LIBERO CHE CI PERMETTERA FRA ALTRO ADOPERARE VIDEO SENZA SCARICARE FLAH PLAYER E LE SUE ATTUALIZAZIONI DI ADOBE.E QUESTO DIMOSTRA QUANTO INFLUENTE SIA LA NUOVA ERA E QUESTE PUBBLICAZIONI IN MATERIA DI TELECOMUNICAZIONE.

27 LUGLIO 2017:RAJOY IN TRIBUNALI

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Rajoy in tribunale: “Corruzione? Mi occupavo di politica e non di contabilità”
Il premier spagnolo dichiara come testimone nel processo sul finanziamento illegale del suo partito

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Pubblicato il 26/07/2017
Ultima modifica il 26/07/2017 alle ore 18:00
FRANCESCO OLIVO
L’immagine ha il suo peso: Rajoy in tribunale interrogato nel processo per la corruzione del Partito Popolare. Per la Spagna è un giorno, a suo modo, storico, mai un presidente del governo era comparso in un tribunale. Mariano Rajoy è stato convocato in qualità di testimone e non di imputato. Ma la veste ha la sua scomodità, il capo del governo ha dovuto a rispondere a tutte le domande e giurare di dire la verità (al contrario degli imputati che non hanno quest’obbligo). L’aspettativa era grande, davanti all’aula centinaia di giornalisti e operatori. La linea di Rajoy è stata fondamentalmente una: «Mi occupavo di politica e non di contabilità». Un modo per allontanare da sé trame e personaggi che vivevano fuori e dentro al suo partito negli anni della sua presidenza. Al centro del processo il finanziamento illegale al Partito Popolare, da parte di un gruppo di imprenditori che in molte parti di Spagna pagavano per vedersi assegnati appalti importanti. Convitato di pietra Luís Bárcenas, ex tesoriere del Pp, con conti milionari in Svizzera, grande accusatore dei suoi ex compagni che negli ultimi mesi ha cambiato clamorosamente strategia, discolpando i vertici del partito di governo.

Rajoy ha risposto alle domande degli avvocati della parte civile, compresi quelli del partito socialista di Valencia e Madrid, insistendo sulla sua totale estraneità a ogni forma di finanziamento illegale e all’esistenza delle cosiddette “trame” (quella principale è conosciuta come la trama Gurtel). Rajoy ha confermato una riunione con Bárcenas, quando era già nota l’indagine a carico dell’ex tesoriere, «ma fu un breve incontro per dire addio al partito, nel quale mi chiese la disponibilità di un’auto per un breve periodo, mi sembrò una richiesta ragionevole».

Come prevedibile, al di là delle parole in aula, la presenza di Rajoy in tribunale ha scatenato l’opposizione. Pablo Iglesias di Podemos chiede ai socialisti un patto per costringere il premier a comparire in aula, per chiarimenti. «È inutile però chiedergli di dimettersi. Occorre creare le condizioni perché lui e il suo partito corrotto non governi più». Tradotto: il leader degli ex indignados spera in un accordo con il Psoe per una nuova mozione di sfiducia al governo. Il segretario socialista, Pedro Sánchez ha un’altra strategia, ma lo stesso scopo: «Rajoy metta fine oggi stesso a questa agonia politica». Non saranno accontentati.

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