FAITES INTERNES 1:CONTINUATION 348

7 DICEMBRE 2017:NON COMMANDA BERLUSCONI LA ZANICCHI,RESTA
-SU YOU TUBE:

REAZIONE:IVA ZANICCHI E’ UNA SIGNORA CON TUTTE LE LETTERE,LA MINETTI E’ LA “NANA” DEL PIANETA PROSTIBULARIO DI BERLUSCONI,CIO’E’LA SUA MANO DESTRA NEL CONTROLLO E SOTTOMISSIONE ALLA SCHIAVITU DELLE SUE “ALLIEVE”,UNA MOSTRUOSITA DI DONNA CHE LA VERBA FIORITA TANTO SEVERA COME PERVERSA DI BERLUSCONI NON PUO NASCONDERE.MERITA ERGASTOLO E NON VISIBILITA MEDIATICA.

8 DICEMBRE 2017:SOTTOSVILUPPO  ANCHE FARMACEUTICO

-SU MERCOPRESS:

Uno su dieci prodotti medicali nei paesi in via di sviluppo è inferiore alla media o falsificato
Mercoledì 29 novembre 2017 – 06:15 UTC

“I medicinali scadenti e falsificati colpiscono in particolare le comunità più vulnerabili”, afferma il dott. Tedros Adhanom Ghebreyesus, direttore generale dell’OMS.

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Secondo una nuova ricerca dell’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS), uno su dieci prodotti medici circolanti in paesi a basso e medio reddito è alquanto inferiore o falsificato. Ciò significa che le persone assumono medicinali che non trattano o prevengono le malattie.

Non solo si tratta di uno spreco di denaro per individui e sistemi sanitari che acquistano questi prodotti, ma prodotti medici scadenti o contraffatti possono causare gravi malattie o addirittura la morte.

“I medicinali scadenti e falsificati colpiscono in particolare le comunità più vulnerabili”, afferma il dott. Tedros Adhanom Ghebreyesus, direttore generale dell’OMS. “Immagina una madre che rinuncia al cibo o ad altri bisogni fondamentali per pagare il trattamento di suo figlio, ignaro che le medicine siano scadenti o contraffatte e che quel trattamento causi la morte del figlio. Questo è inaccettabile. I paesi hanno concordato misure a livello globale – è ora di tradurle in azioni concrete “.

Dal 2013, l’OMS ha ricevuto 1500 segnalazioni di casi di prodotti scadenti o contraffatti. Di questi, anti-malaria e antibiotici sono i più comunemente riportati. La maggior parte delle relazioni (42%) proviene dall’Africa subsahariana, il 21% dalle Americhe e il 21% dalla regione europea.

Questa è probabilmente solo una piccola parte del problema totale e molti casi potrebbero non essere segnalati. Ad esempio, solo l’8% delle segnalazioni di prodotti non conformi o falsificati all’OMS provenivano dalla regione del Pacifico occidentale dell’OMS, il 6% dal Mediterraneo orientale e solo il 2% dalla regione del Sud-Est asiatico.

“Molti di questi prodotti, come gli antibiotici, sono vitali per la sopravvivenza e il benessere delle persone”, afferma la dott.ssa Mariângela Simão, vicedirettore generale per l’accesso ai medicinali, vaccini e prodotti farmaceutici presso l’OMS. “I medicinali scadenti o falsificati non solo hanno un impatto tragico sui singoli pazienti e sulle loro famiglie, ma rappresentano anche una minaccia alla resistenza antimicrobica, aggiungendo la preoccupante tendenza dei medicinali a perdere il loro potere terapeutico”.

Prima del 2013, non c’era alcuna segnalazione globale di queste informazioni. Da quando l’OMS ha istituito il Sistema di sorveglianza e monitoraggio globale per prodotti scadenti e contraffatti, molti paesi sono ora attivi nella segnalazione di medicinali sospetti, vaccini e dispositivi medici. L’OMS ha addestrato 550 regolatori di 141 paesi per rilevare e rispondere a questo problema. Man mano che più persone vengono addestrate, più casi vengono segnalati all’OMS.

L’OMS ha ricevuto segnalazioni di prodotti medici scadenti o contraffatti che vanno dal trattamento del cancro alla contraccezione. Non sono limitati a farmaci di alto valore o nomi di marchi noti e sono suddivisi in modo quasi uniforme tra prodotti generici e brevettati.

In concomitanza con il primo rapporto del Sistema di sorveglianza e monitoraggio globale, l’OMS pubblica una ricerca che stima un tasso di fallimento del 10,5% in tutti i prodotti medici utilizzati nei paesi a basso e medio reddito.

Questo studio si è basato su oltre 100 articoli di ricerca pubblicati su indagini di qualità medica condotte in 88 paesi a basso e medio reddito che hanno coinvolto 48.000 campioni di medicinali. La mancanza di dati accurati significa che queste stime sono solo un’indicazione della portata del problema. Sono necessarie ulteriori ricerche per stimare in modo più accurato la minaccia rappresentata da prodotti medici non conformi e falsificati.

Sulla base di stime del 10% di medicinali scadenti e falsificati, un esercizio di modellizzazione sviluppato dall’Università di Edimburgo stima che ogni anno da 72.000 a 169.000 bambini possono morire di polmonite a causa di antibiotici scadenti e falsificati. Un secondo modello realizzato dalla London School of Hygiene and Tropical Medicine stima che 116.000 (64.000 – 158.000) ulteriori morti per malaria potrebbero essere causate ogni anno da antimalaria scadente e falsificata nell’Africa sub-sahariana, con un costo di US $ 38,5 milioni a pazienti e operatori sanitari per ulteriori cure a causa del fallimento del trattamento.

I prodotti medici scadenti raggiungono i pazienti quando gli strumenti e la capacità tecnica per applicare gli standard di qualità nella produzione, nella fornitura e nella distribuzione sono limitati. I prodotti falsificati, d’altro canto, tendono a circolare laddove regolamentazione e governance inadeguate sono aggravate da pratiche non etiche da parte di grossisti, distributori, dettaglianti e operatori sanitari. Un’alta percentuale di casi segnalati all’OMS si verificano in paesi con accesso limitato a prodotti medici.

I moderni modelli di acquisto come le farmacie online possono facilmente eludere la supervisione regolamentare. Questi sono particolarmente popolari nei paesi ad alto reddito, ma sono necessarie ulteriori ricerche per determinare la proporzione e l’impatto delle vendite di prodotti medici scadenti o contraffatti.

La globalizzazione sta rendendo più difficile la regolamentazione dei prodotti medici. Molti falsificatori fabbricano e stampano imballaggi in paesi diversi, spediscono componenti a destinazione finale dove vengono assemblati e distribuiti. A volte, società offshore e conti bancari sono stati utilizzati per facilitare la vendita di medicinali falsificati.

“La conclusione è che questo è un problema globale”, afferma Dr Simão. “I paesi devono valutare la portata del problema a casa e cooperare a livello regionale e globale per prevenire il traffico di questi prodotti e migliorare l’individuazione e la risposta”.

http:en.mercopress.com/2017/11/29/one-in-ten-medical-products-in-developing-countries-is-substandard-or-falsified

REAZIONE:INCRIMINATI FARMACIE E LABORATORI.
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8  DICEMBRE 2017:VITTORIA SUL JOBS ACT,PAGARE L’INDENNIZZAZIONE

-SU LA REPUBBLICA;

LaStampa.it POLITICA
SEZIONI
Resa dei conti sul Jobs act, blitz della minoranza Pd e il governo finisce battuto
Più risarcimenti ai licenziati. Marcia indietro dopo il flop con Pisapia

Lo strappo in Commissione Lavoro è avvenuto anche sulla riforma dell’Inps

Pubblicato il 08/12/2017
CARLO BERTINI
ROMA
«Ma che davvero volete mandare sotto il governo a due mesi dalle elezioni sul Jobs act?», aveva chiesto incredula, alla riunione del gruppo Pd della commissione Lavoro, Irene Tinagli, ex Scelta Civica, fiera sostenitrice dell’attuale impianto della riforma. Ma è quello che puntualmente è avvenuto ieri: il governo, nella persona di Luigi Bobba, sottosegretario del ministro Poletti, chiede il ritiro e poi si dichiara contrario a due emendamenti della commissione. Uno sulla governance dell’Inps (che introduce una riforma ordinamentale tramite la legge di bilancio), l’altro sul raddoppio degli indennizzi ai lavoratori per i licenziamenti senza giusta causa. Il presidente della Commissione, Cesare Damiano, però non lo ritira e il testo viene approvato con i voti Pd.

La materia è bollente ed è entrata due settimane fa nella trattativa con Giuliano Pisapia. Non solo: con la premessa «non rinneghiamo ciò che abbiamo fatto», nella dichiarazione di voto contro il ripristino dell’articolo 18 chiesto da Mdp, Ettore Rosato in aula alla Camera aveva detto che il Pd era disponibile a ragionare, dati alla mano, su un aumento degli indennizzi, se fosse stato utile per la coalizione. Insomma era il punto di mediazione con la sinistra.

LEGGI ANCHE – Le illusioni dei partitini svaniscono (L. Annunziata)

Ma ieri è deflagrato il cortocircuito: Damiano è uno dei big della minoranza che fa capo a Orlando. Con questa piattaforma, mirata a rendere meno conveniente per le imprese licenziare, ha accompagnato Fassino quando tentò di far entrare Mdp nella coalizione. E ora la rivendica. Quando la trattativa con Pisapia era al suo apice, dal governo informalmente vi fu una cauta apertura su questa correzione al Jobs act, sgradita alle imprese. «Ma oggi che con Pisapia è finita la storia, il governo tira i remi in barca e non accetta più una modifica che Renzi non ha mai amato», ammette un pezzo grosso del Pd per spiegare cosa sia successo.

Fatto sta che il Partito democratico in Commissione va in ordine sparso e il risultato è un caos: al momento clou, esponenti della maggioranza Pd di varie correnti, Rotta, Gribaudo, Tinagli, Di Salvo, Lavagno, Arlotti, Rostellato, non votano il raddoppio da 4 a 8 mesi delle mensilità minime e da 24 a 36 di quelle massime come risarcimento per i licenziati nelle aziende con più di 15 dipendenti. L’emendamento a prima firma Damiano dunque passa però con i voti degli altri membri della commissione, che fanno capo tutti alla minoranza. Un fattaccio tutto «interna corporis» al Pd, visto che in Commissione non c’era nessuno delle opposizioni, presenti solo Prataviera e Auci del Misto. «La minoranza ha forzato la mano sapendo che il governo sarebbe andato sotto», commenta una deputata sdegnata. La Rotta è imbarazzata. «Speriamo che tutto si chiarisca, non esiste che Commissione e governo vadano in due direzioni diverse».

Il paradosso è che i deputati della maggioranza Pd che non sono contrari sul merito, non potendo andare contro il governo per gli evidenti riflessi politici, preferiscono non partecipare allo scrutinio. Ma non lasciano agli atti un voto contrario.

Anche tra i renziani meno ortodossi c’è chi sostiene che «non si possono fare ritorsioni per quanto successo con Pisapia e bisogna correggere il Jobs act». Fatto sta che questo emendamento non si trasformerà in norma: la Commissione Bilancio boccerà tutto. «Abbiamo voluto dare un segnale di correzione all’attuale normativa perchè oggi licenziare costa troppo poco ed è troppo facile», dice soddisfatto Damiano. Ma al di là della bandiera piantata dalla minoranza Pd, il caso è sintomatico della confusione che regna sovrana tra i dem dopo il flop delle trattative a sinistra.

http:lastampa.it/2017/12/08/italia/politica/resa-dei-conti-sul-jobs-act-blitz-della-minoranza-pd-e-il-governo-finisce-battuto-yB9YVdj3fS26pZI5mZ7M1O/pagina.html

REAZIONE;L’AZIONE DI GOVERNO DE RENZI E I TELEMACO SI SGRETOLA CADE A PEZZI,E IL NEOLIBERALISMO IN DISFATTA SI BATTE IN RETIRATA.

HO AVUTO RAGIONE CON LA MIA PREDICA IN SOLITARIO CONTRO IL JOBS ACT:LASCIAMOLO ANCORA PARLARE A RENZI,A NEMICO CHE FUGGE PONTE DI ARGENTO,DICEVA IL GENIALE MILITARE GIUSEPPE NAPOLEON BONAPARTE

9 DICEMBRE 2017:DEGRADO,GANG DI ISPANOS SNOBBA MILANO

-SU POLIZIA DI STATO.IT:
Araldo Polizia di Stato
Ufficio stampa
Archivio notizie
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Milano: “pandilla” di rapinatori sudamericani scoperta dalla polizia
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Sono responsabili di violentissime aggressioni a volte per consumare rapine, altre per un motivo futile come un apprezzamento su di una donna. Sono i dieci sud americani appartenenti ad una pandilla, una banda affiliata ai “Latin king”, un gruppo internazionale di criminali originario del centro sud America.

Almeno sette gli episodi contestati ai giovani, tutti avvenuti nella zona Brenta di Milano, commessi tra l’estate del 2016 e lo scorso ottobre. Per due giovani, al termine delle indagini è stato disposto l’arresto, per gli altri otto la denuncia in stato di libertà.

Già nel 2013, sempre la questura di Milano, nello stesso quartiere, aveva denunciato diversi ragazzi di origine sudamericana aggregati in una pandilla e affiliati alla medesima banda internazionale.

I giovani indagati nell’operazione di questa mattina si sono contraddistinti per la brutalità con la quale picchiavano con calci e pugni le loro vittime causando lesioni anche gravi.

Le indagini sono state effettuate anche attraverso le pagine Facebook dei criminali sulle quali compaiono, in foto, con indosso lo stesso abbigliamento con il quale si sono resi responsabili delle rapine.

In alcuni casi le vittime conoscevano, almeno con il soprannome, alcuni degli aggressori
04/12/2017
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http:.poliziadistato.it/articolo/225a253e573555d543744197

-APPENDICE:
LA RIVISTA

Ecco le gang latinoamericane che si fanno la guerra a Milano

L’approfondimento di Rossana Miranda

A Milano, gli scontri tra gang latinoamericane (Mara Salvatrucha, Barrio 18, Latin King) hanno causato un’altra vittima: Antonio Rafael Ramirez, 37 anni, dominicano. L’uomo è stato gambizzato e accoltellato da due killer, a piazzale Loreto. Ramirez era finito in una guerra per il controllo del traffico di droga nella zona.

IL CRIMINE DI PIAZZALE LORETO

Dalle prime indagini sembra che Ramirez abbia sfidato la legge dei Trinitarios, la gang della quale farebbero parte i due assassini. Il primo arrestato è “El Gato”, un salvadoregno di 32 anni, di nomeJosé Hernandez Cabrera. Lui  sarebbe a capo della gang Barrio 18, i rivali di Mara Salvatrucha, quelli che, secondo il Corriere della sera, non possono mettere piede tra piazzale Loreto e la Tangenziale Est.

LA MAPPA DELLE GANG A MILANO

Quella “geografia di check point senza vessilli, bar e locali conquistati o proibiti” – si legge sul Corriere – ha lasciato dieci morti negli ultimi quindici anni a Milano. Intanto, il sindaco di Milano, Giuseppe Sala, ha ammesso l’esistenza del problema e che servono più addetti alla sicurezza: “Adesso, terminato il Giubileo, mi auguro – ed è questo il fronte su cui proverò a lavorare – che parte dei militari che erano impiegati per il progetto strade sicure a Roma vengano qua. È una via che sto considerando”.

CATENA CRIMINALE NELLE GRANDI CITTÀ

Secondo Fabio Armao, sociologo e docente ordinario all’Università di Torino, curatore della ricerca “Gangcity” sulle gang e le periferie, “il dispiegamento dell’esercito può avere l’effetto placebo di una sicurezza ritrovata, ma anche alimentare il senso di precarietà, nonché il timore di essere criminalizzati per il quartiere e i suoi abitanti da parte delle istituzioni e dei concittadini. Soprattutto, la presenza dell’esercito, non coglie minimamente nel segno”. “Milano, come tutte le grandi città – ha spiegato Armao a La Voce d’Italia – deve confrontarsi con un’invadenza crescente da parte dei vari marchi della criminalità organizzata. ‘Ndrangheta e maras latino-americane costituiscono i due estremi di una sorta di catena criminale: sono gruppi dotati di un diverso livello di radicamento nel territorio, un diverso grado di strutturazione e una diversa audience di riferimento”.

MARA SALVATRUCHA

Tra tutte le gang latinoamericane presenti a Milano, la più famosa è Mara Salvatrucha, chiamata anche M13. Si tratta di un’organizzazione criminale di origine centroamericana, ma con tentacoli ben saldi in Europa e Stati Uniti.

I membri di Mara Salvatrucha si tatuano i simboli della tribù sul viso, in modo da non potere mai lasciare l’organizzazione senza essere riconosciuti. Tra i riti di iniziazione ci sono i pestaggi, mentre per le donne lo stupro. Nel Salvador, Guatemala e Honduras, invece, è necessario uccidere qualcuno per entrare a fare parte della gang.

NUOVI TERRORISTI

Tutto è cominciato 22 anni fa nel cosiddetto “Triangolo del Nord” del Centroamerica, quando piccoli gruppi di persone emarginate socialmente si sono unite per spacciare droga e dedicarsi all’estorsione. Ora Mara Salvatrucha è diventata una struttura di criminalità organizzata transnazionale, con base in Honduras, El Salvador e Guatemala, e con filiali in Messico, Spagna, Italia e circa 35 stati degli Stati Uniti. La gang conta 70mila membri solo in America latina.

Dopo mesi violenti (solo nel 2015 si sono registrati 3828 omicidi), la Corte Suprema di Giustizia di El Salvador ha deciso di dichiarare “gruppi terroristici” le gang Mara Salvatrucha e Barrio 18: “La sala conclude che sono gruppi terroristici le organizzazioni Mara Salvatrucha o MS-13 e (Barrio) 18 o Mara 18, e qualsiasi organizzazione criminale che cerchi di prendere con la violenza il potere che resta allo Stato sovrano”, si legge nella sentenza.  Nel 2012, il dipartimento del Tesoro americano ha qualificato Mara Salvatrucha come “organizzazione criminale transnazionale”.

BARRIO 18

La principale organizzazione rivale di Mara Salvatrucha si chiama Barrio 18. Opera in Centroamerica, Canada, Stati Uniti ed Europa. È nata negli anni ’70 a Los Angeles, dopo la secessione dalla gang Clanton 14th Street, ed è diventata famosa per avere aggredito un gruppo di poliziotti che avevano assaltato un autista afroamericano chiamato Rodney King. All’inizio, Barrio 18 era composta da immigranti messicani stabilitisi nel Sud della California, ma con il tempo si è andata diversificando. Oggi negli Stati Uniti l’organizzazione vanta circa 50mila membri in 20 stati.

Barrio 18 mantiene rapporti con i narcotrafficanti messicani e collabora con Los Zetas (qui l’articolo di Formiche.net) e il Cartel de Sinaloa. Nel 2005, una parte di Barrio 18 si è divisa, prendendo il nome di Revolucionarios.

Secondo alcuni studiosi centroamericani, tra il 2008 e il 2013, in El Salvador, i membri di Barrio 18 sono aumentati del 134 per cento. Nel 2014, il 50 per cento degli omicidi nel Paese sono stati compiuti da Barrio 18 e Mara Salvatrucha.

LATIN KING

Anche i Latin King sono nati negli Stati Uniti, più precisamente a Chicago. Alcuni studi condotti sulla gang sostengono che questa sia nata dalla necessità di combattere la discriminazione e creare una comunità in un ambiente estraneo. Nel manifesto dell’Almighty Latin Kings and Queens Nation (ALKQN) sono state codificate le usanze, i rituali e i modi di comportamento del gruppo criminale.

Secondo i comandamenti dei Latin King: “Saltare una riunione senza giustificazione comporta una multa e un castigo; arrivare in ritardo a una riunione senza una giustificazione comporta un castigo fisico a 360 gradi; rispettare fratelli e sorelle; non arrivare ubriaco o drogato a qualunque attività; tutti fratelli devono avere un aspetto fisico e igienico impeccabile; ogni fratello deve versare una quota settimanale”. Nonostante questo, in poco tempo, l’orgoglio “latino” ha fatto spazio al traffico di droga, oggi principale attività dell’organizzazione.

Latin King Chicago, Latin King New York, Trebol, Bloods, Comando, Latin Forever e Trinitarios sono altre delle pandillas che si dividono il territorio milanese.

MINACCIA TRANSNAZIONALE

Thomas Bruneau, vicepresidente della Global Academic Professionals e professore della Naval Postgraduate School del Dipartimento di Sicurezza Nazionale americano, spiega che le gang latinoamericane costituiscono una minaccia alla sicurezza transnazionale: “Esauriscono le capacità del governo collassando il sistema di sicurezza e giudiziario; sfidano la legittimità dello Stato; agiscono come governi alternativi; dominano il settore economico informale e si infiltrano nella polizia e nel governo”. Per Max G. Manwaring, ricercatore del Strategic Studies Institute degli Stati Uniti, “l’incapacità del governo di allargare la sua presenza sovrana attraverso il territorio nazionale, lascia un vuoto che gang, cartelli della droga, insorgenti di sinistra, sostenitori dell’estrema destra politica, e lo stesso governo, cercano di riempire per avere più potere”
http:formiche.net/2016/11/17/mara-salvatrucha-milano/

-APPENDICE 2:

-SU RAINEWS.IT:

ITALIA

Milano
Capotreno aggredito, Maroni: “Se necessario sparare”

Il governatore della Lombardia commenta la brutale aggressione a colpi di machete a un capotreno e ad un suo collega sul passante ferroviario a Milano ad opera di due sudamericani Tweet Milano, capotreno e macchinista aggrediti con machete 12 giugno 2015″

Chiederemo di mettere i militari e la polizia per contrastare questi fenomeni” sui treni: lo ha detto il governatore Roberto Maroni commentando la brutale aggressione a colpi di machete a un capotreno e ad un suo collega sul passante ferroviario a Milano ad opera di due sudamericani. Fino anche a sparare? “Sì certo – ha risposto -, è legittima difesa, voglio qualcuno che impedisca queste cose e se è necessario sparare, spari”.  Parole che arrivano dopo quelle, altrettanto dure, del capogruppo della Lega Nord al Senato, Gian Marco Centinaio: “I provvedimenti indultivi di questo governo e un ministro dell’Interno inesistente hanno messo il Paese in mano ai criminali”. Centinaio presenterà un’interrogazione parlamentare in merito alla vicenda al ministro dell’Interno Angelino Alfano. “Ormai i cittadini italiani e gli onesti lavoratori sono ostaggiodi delinquenti che girano indisturbati con un macete e di rom che ti ammazzano alla guida di una macchina tranquilli bche tanto resteranno impuniti. È una vergogna inaccettabile di cui è direttamente responsabile questo governo di incompetenti che sta gettando il Paese nel caos”, conclude.

– See more at: http:.rainews.it/dl/rainews/articoli/capotreno-maroni-sparare-d7031e89-549f-47e6-b8d4-59febd7f1b87.html


9 NOVEMBRE 2017:A COMO BLITZ DEGLI SKINHEAD VENETI

-SU IL FATTO QUOTIDIANO:

Cronaca
Skinhead di estrema destra fanno irruzione nella riunione di Como senza frontiere: “Nessun rispetto per voi”

di F. Q. | 29 novembre 2017

Un gruppo di estremisti di destra, dell’associazione Veneto fronte skinhead, ha fatto irruzione interrompendo l’assemblea della rete di associazioni Como senza frontiere. Lo denuncia, con una nota (e un video pubblicato sul canale di Ecoinformazione Arci) la federazione provinciale di Rifondazione comunista. “Un gruppo di fascisti ha fatto irruzione e ha obbligato la platea all’ascolto della lettura di un volantino delirante sul tema della cosiddetta invasione“. L’incontro si stava tenendo al chiostrino di Sant’Eufemia. “Da tempo – si legge nella nota di Rc – denunciamo una pericolosissima deriva di stampo fascista a Como, in Lombardia, in Italia ed in Europa e purtroppo spessissimo sottovalutata dalle istituzioni”. Non si sono comunque registrati problemi di ordine pubblico, il gruppo neofascista ha lasciato il chiostrino pochi minuti dopo l’irruzione. “Hanno cercato di intimidirci ma non ci sono riusciti – è il commento della portavoce di Como senza frontiere Annamaria Francescato riportata da QuiComo – Abbiamo ricevuto moltissimi messaggi di solidarietà che confortano il nostro operato. Di certo non cambieremo nulla rispetto alle nostre attività e continueremo la nostra battaglia antifascista”. Sull’evento è in corso un’attività investigativa per identificare tutti i componenti dell’associazione ‘Veneto Fronte Skinheads‘ presenti. Tutti verranno denunciati all’autorità giudiziaria per il reato di violenza privata. Il video diffuso sul web ha consentito alla Digos di identificare già quattro dei partecipanti al blitz.
https:.ilfattoquotidiano.it/2017/11/29/como-skinhead-fanno-irruzione-una-riunione-di-associazioni-per-migranti-nessun-rispetto-per-voi/4008152/

REAZIONE:A QUALI IMMIGRATI SI RIFERISCONO NON LO DICONO,MA….PERCHE VENIRE DI COSI LONTANO,300Km,A OCCUPARE UN POSTO DI IMMIGRANTI PROPIO A COMO LA PATRIA DI MANZONI IL SIMBOLO MORALE DELLA LOTTA DEL NORD CONTRO LA OCCUPAZIONE BORBONICA.
TORNERO A LEGGERE I PROMESSI SPOSI.(1)
(1)E A FARE QUELLA RETTOSIGMOIDOSCOPIA CHE ANCORA HO IN AGENDA NELL’OSPEDALE ALLESSANDRO MANZONI DI COMO CHE SI PRENDE CURA DELLA MIA SALUTE

PD:I VERI STRANIERI SIETE VOI(E NON SOLO METAFORICAMENTE),SIETI CITTADINI SUDITI DELLA PATRIA SEPARATISTA DELLA LEGA NORD E AVETE PRETESO FARE DEGLI ITALIANI VERI STRANIERI NEL SUO PROPIO PAESE.NON CI SIETE RIUSCITI MALGRADO I VOSTRI COLPI PROPAGANDISTICI E IL GRANDE SISTEMA DI MEZZI DI DIFUSSIONI.E NON CI RIUSCIRETE MAI.

9 DICEMBRE 2017:BS AS IN GRADO DI ESSERE LA CAPITALE GLOBALE DEI SOLDI
-SU MERCOPRESS:

L’Argentina come presidente del G20 combatterà il protezionismo e si impegna a mantenere il presidente Macri U
Venerdì 1 ° dicembre 2017 – 06:42 UTC Ar

Macri e le sue politiche favorevoli al mercato hanno detto che la sedia del G20 è stata un’occasione per contrassegnare l’ascesa del paese come un “luogo importante” globale e rafforzare il profilo dell’America Latina.

“Stiamo per mettere al centro del G20 le aspirazioni e le preoccupazioni della regione in via di sviluppo, che è ansiosa di nuove opportunità”, ha detto Macri.

La difesa della globalizzazione arriva quando la presidenza di Trump e l’uscita dall’UE del Regno Unito in sospeso hanno sollevato dubbi sull’impegno delle principali economie nel libero scambio.

I leader mondiali hanno trasmesso messaggi di supporto: il presidente Xi ha inviato una lettera ufficiale e il primo ministro giapponese Abe e Merkel hanno comunicato il loro sostegno tramite l’indirizzo video.
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Il presidente Mauricio Macri ha ospitato il lancio ufficiale della presidenza argentina del G20, il principale forum mondiale per la cooperazione economica, politica e finanziaria globale. Nel suo discorso inaugurale, Macri ha affermato che l’Argentina è impegnata “a costruire un consenso per uno sviluppo equo e sostenibile” e utilizzerà il suo ruolo di primo paese sudamericano a presiedere il gruppo G20 delle principali economie per combattere il protezionismo.

Il presidente argentino e il suo governo favorevole al mercato hanno detto che la sedia del G20 è stata un’occasione per contrassegnare l’ascesa del paese come un “luogo importante” nel mondo e rafforzare il profilo dell’America Latina.

“Metteremo al centro del G20 le aspirazioni e le preoccupazioni della regione in via di sviluppo, che è ansiosa di nuove opportunità”, ha detto Macri durante l’evento del giovedì a Buenos Aires che inaugura formalmente la presidenza del G20 in Argentina.

La difesa a 360 gradi della globalizzazione arriva in un momento in cui la presidenza di Donald Trump negli Stati Uniti e l’uscita della Gran Bretagna dall’Unione Europea hanno sollevato dubbi sull’impegno delle principali economie nel libero commercio.

Prima che il presidente Macri salisse sul podio, i leader mondiali trasmettevano messaggi speciali di sostegno alla presidenza del G20 argentino. Il presidente Xi Xinping della Cina ha inviato una lettera ufficiale, mentre il primo ministro giapponese Shinzo Abe e il cancelliere tedesco Angela Merkel hanno espresso il loro sostegno tramite l’indirizzo video.

“Una parte importante di ciò che stiamo facendo al G20 ha a che fare con l’obiettivo principale che abbiamo in Argentina: ridurre la povertà”, ha detto, sottolineando le tre priorità della presidenza argentina, il futuro del lavoro e dell’occupazione, le infrastrutture per lo sviluppo e la sicurezza alimentare.

“Il G20 è più di un semplice vertice”, ha spiegato il Capo del gabinetto Marcos Peña, “è composto da oltre 50 incontri che si terranno in 10 diverse città, accogliendo 20.000 persone provenienti da oltre 30 paesi”, ha dichiarato al momento del lancio.

Questa sarà la prima presidenza del G20 in Sud America e per l’Argentina un’opportunità per aiutare la politica globale artigianale che Peña ha spiegato agli ospiti dell’auditorium.

“L’evento di oggi rappresenta l’unione di tutte le aree di governo, in modo che tutte le nostre istituzioni e i nostri stessi cittadini sentano che stiamo lavorando come una squadra per garantire che il G20 dia un contributo prezioso al mondo, all’umanità e al nostro paese “.

“Il G20 è il luogo ideale per continuare a riaffermare i benefici di maggiori legami commerciali, specialmente per paesi come l’Argentina che vogliono esportare i loro prodotti agricoli”, ha detto il Ministro del Tesoro Nicolas Dujovne in una conferenza stampa dopo il discorso di Macri.

L’Argentina ospiterà oltre una dozzina di eventi legati al G20 nel prossimo anno, culminati in un vertice dei leader a fine novembre 2018. A partire dalla crisi finanziaria globale del 2008, il G20 è stato il forum principale per i leader mondiali per coordinare gli affari economici politica. L’ultima presidenza era detenuta dalla Germania.

I vertici del G20 spesso attirano le proteste e possono essere bersaglio di attacchi. Il capo del governo Marcos Pena ha detto che l’Argentina ha preparato piani di sicurezza per diversi mesi, con la cooperazione di altri paesi. “L’Argentina è un posto molto sicuro”.
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http:en.mercopress.com/2017/12/01/argentina-as-g20-chair-will-combat-protectionism-pledges-president-macri
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FAITES INTERNES 1:CONTINUATION 347

21 NOVEMBRE 2017:NE CENTRODESTRA NE CENTROSINISTRA E’ ANCHE UNA MASSIMA EUROPEA.

-SU LA REPUBBLICA:

Repubblica.it
MILANO CRONACA

Agenzia del Farmaco, Milano perde al fotofinish. Gentiloni: “Una beffa”, Sala: “Che botta”

Roberto Maroni e Beppe Sala alla conferenza stampa congiunta

Alla fine hanno deciso non i voti ma la fortuna. Fiano (Pd): “Non si può decidere così”. Il vaffa all’Europa di Calderoli
di ALESSIA GALLIONE
20 Novembre 2017

Una beffa. Solo una beffa. Politici e amministratori (premier compreso) continuano a ripeterlo. Impossibile, per tutti, trovare altri termini per descrivere una sconfitta decretata soltanto dalla sorte. Perché, alla fine, è questo che è successo a Bruxelles. Dove, dopo i giudizi tecnici dati in precedenza al dossier di candaditaura, dopo due votazioni dei ministri degli Affari generali che hanno visto Milano guidare la classifica, la città che ospiterà Ema, l’Agenzia del Farmaco, in procinto di lasciare Londra dopo la Brexit, è stata affidata ad Amasterdam da un bussolotto. Così Paolo Gentiloni, il presidente del Consiglio su Twitter: “Una candidatura solida sconfitta da un sorteggio. Che beffa!” sono alcune delle parole usate sul social.

Milano, infatti, era arrivata prima alle prime due votazioni, poi pari era stato un pareggio (13 punti a 13) con Amsterdam, che è stata più fortunata. Due buste, un sorteggio. E la beffa. Il presidente della Regione Roberto Maroni e il sindaco Beppe Sala, in una conferenza stampa congiunta al Pirellone, la sede che avrebbe dovuto ospitare Ema, hanno dichiarato: “C’è grande delusione ma anche la consapevolezza che si è fatto tutto quello che si poteva per avere un dossier di candidatura molto competitivo, lo si è visto nelle prime due votazioni. Dispiace, eravamo prontissimi”.

VIDEO:

Video Maroni: “Paradigma di come funziona l’Europa”

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Subito dopo, Sala ha parlato al Consiglio comunale. E anche lì, di fronte alla città, ha detto: “Le votazioni successive sono state figlie di accordi politici. Purtroppo possiamo dire che è assurdo il sistema del bussolotto, ma è così. Non è un sistema che il nostro Paese aveva visto di buon occhio, tutte considerazioni che vengono dopo. E’ un’occasione importante persa, ma è stata comunque una dimostrazione della forza della nostra città. Milano è una non capitale che compete con le capitali andate al ballottaggio. Dobbiamo essere fieri. Poi, è chiaro che la delusione è stata fortissima, è stata una botta”.

In ballo c’era un indotto da 1,7 miliardi l’anno

Il primo commento in ordine di tempo, era stato quello dell’assessore all’Urbanistica, Pierfrancesco Maran: “E’ stata una grande prova corale, i sorteggi sono così”. Emanuele Fiano, deputato Pd milanese invece: “Una follia che un’assegnazione così importante venga decisa in Europa per sorteggio”. Il leghista Roberto Calderoli era stato il più lapidario: “Vince Amsterdam? Europa vaff..”. Ripredendo, più o meno, il tono del suo segretario Matteo Salvini, che nel pomeriggio (dunque prima dell’esito del voto) aveva detto: “Se l’Europa non riconoscerà a Milano la sede di Ema, sarà solo l’ennesima prova che Bruxelles esiste solo quando deve chiederci soldi”.

Anche la deputata Pd Lia Quartapelle, che ha lavorato in queste settimane partecipando a diverse missioni all’estero, dice: “Non abbiamo nulla da rimproverarci. Ci siamo spesi tutte le carte fino in fondo”. Le diplomazie italiane hanno lavorato fino all’ultimo secondo utile per conquistare il maggior numero di consensi possibili. Al primo round Milano aveva ottenuto 25 punti, 12 al secondo. Per vincere ne servivano 14. Milano ci aveva creduto davvero, anche perché la grande paura di vedersi superare da Bratislava (data per favorita alla vigilia dai bookmaker), era svanita già al termine del primo round, visto che la capitale slovacca era uscita subito dai giochi
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http:milano.repubblica.it/cronaca/2017/11/20/news/ema_agenzia_del_farmaco_milano_brexit-181630239/
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22 NOVEMBRE 2017:IL VENETO CAMBIA,SAPPADA TORNA

-SU LA REPUBBLICA:
Sappada lascia il Veneto e torna al Friuli Venezia Giulia: la Camera ha deciso

Via libera definito al passaggio del comune da una regione all’altra, ma sulla decisione si scatena la polemica. Dure critiche del presidente del Veneto Luca Zaia: “Di questo passo daremo uno sbocco sul mare al Trentino”
22 Novembre 2017
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Via libero definitivo per il comune di Sappada, che dalla regione Veneto può passare al Friuli Venezia Giulia. Il ddl è stato approvato in mattinata dalla Camera con 257 sì e 20 no. 74 deputati – appartenenti a Forza Italia, Mdp e Direzione Italia – hanno preferito astenersi.

Il comune può ritornare quindi alla sua regione originaria, da cui è stata separata nel 1852, ma il voto finale in parlamento ha scatenato subito le polemiche. “A Roma si continua a banalizzare, si pensa che la cura, che sarebbe l’autonomia, si possa sostituire con amputazioni ad hoc” – è il primo commento del presidente della regione Veneto Luca Zaia -, non è un caso se 2,4 milioni di veneti sono andati a votare per il referendum sull’autonomia”. Ma la scelta a Roma – ribadisce – è di usare come cura l’amputazione, invece di riconoscere che quella veneta è una questione cruciale. Oggi se ne va Sappada. Domani sarà Cortina d’Ampezzo, poi chissà. Di questo passo daremo uno sbocco al mare al Trentino”.

Il presidente ha sottolineato come lo statuto speciale delle regioni confinanti stia danneggiando sempre più il Veneto, che per mancanza di requisito non può diventarlo: “Bisogna prendere atto che il Veneto è l’unico a confinare con due regioni a statuto speciale e fare una riflessione: i comuni che ci chiedono di andarsene lo fanno solo verso Friuli e Trentino, nessuno ci chiede di passare in Lombardia o in Emilia Romagna. Bisognerebbe spiegare il perché”.

Ovviamente, di parere opposto Debora Serracchiani, presidente del Friuli Venezia Giulia: “Sappada non entra nella nostra regione come una bandierina sulla carta geografica, ma accolta come il ritorno di una gente rimasta a lungo staccata dal suo ceppo. Aver conseguito questo risultato è una delle gratificazioni profonde di questa mia legislatura. Il voto di oggi è un atto di giustizia reso alla comunità di Sappada. Confido che da qui in avanti il clima sarà molto più sereno e saranno archiviate polemiche e contrapposizioni”.

“Mandi Sapade! Benrivt tal Fril.Hallo Plodn! Zurück in Friaul. Ciao Sappada! Bentornata al Friuli, la Patrie dal Fril – ha commentato il deputato Gian Luigi Gigli, di Democrazia Solidale – ; esprimiamo dunque grande soddisfazione per il rispetto della volontà popolare dei sappadini con la definitiva approvazione della legge”.

“Non discuto la legittimità della aspirazione di quel comune e la fondatezza delle ragioni storiche e culturali che la supportano. Tuttavia trovo discutibile l’opportunità del provvedimento in questa fase, anche in presenza di altre analoghe questioni aperte nel territorio della regione del Veneto, in particolare nel bellunese, che da sempre richiede una soluzione alla sua esigenza di autogoverno. Ma sopratutto è mia convinzione che sarebbe in ogni caso servita una legge costituzionale” ha dichiarato Lorenzo Dellai, deputato di Des-Cd.

Il ddl passa ora alla firma del Quirinale per il vaglio di costituzionalità legato al fatto che Sappada si appresta a passare da una Regione a statuto ordinario a una a statuto speciale. Contro la decisione della Camera, si è espresso il capogruppo di Forza Italia Renato Brunetta che, in una dichiarazione firmata con Francesco Paolo Sisto – capogruppo nella Commissione affari costituzionali di Montecitorio – ha parlato di “brutta pagina della storia democratica del nostro Paese”.

“La regione Veneto, organo riconosciuto dalla nostra carta fondamentale, aveva diritto di esprimere, come da giurisprudenza costituzionale, un parere formale in merito a questo provvedimento, parere che non è stato possibile formulare a causa dei tempi strettissimi concessi dal Presidente della commissione affari costituzionali di Montecitorio, Andrea Mazziotti di Celso. La maggioranza, altri gruppi parlamentari e la stessa presidente Boldrini non hanno ritenuto di dover concedere ad un tema così delicato un ulteriore margine di approfondimento e di riflessione. Una decisione che non condividiamo e che contestiamo nel merito e nel metodo. Per queste ragioni FI si è astenuta oggi in aula e già nelle prossime ore invierà una lettera al presidente della repubblica, Sergio Mattarella, per chiedere al capo dello stato di non firmare la legge appena votata e di rimandare alle Camere il provvedimento, difendendo così la Costituzione e la correttezza delle procedure democratiche”.

http:repubblica.it/politica/2017/11/22/news/la_camera_ha_deciso_sappada_puo_tornare_al_friuli_venezia_giulia-181808992/

REAZIONE:LA NUOVA ERA VALE,IL VENETO E’ FUORI.VIVA LA REPUBBLICA,VIVA L’ITALIA.
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-IL GIORNO DOPO:PERCHE NO?
-SU MUNDO HISPANICO:

Ivanka Trump y Chelsea Clinton defienden derecho de hija de Obama a intimidad

By Agencia EFE
noviembre 24, 2017 7:20 PM
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Ivanka Trump y Chelsea Clinton defendieron hoy el derecho a la intimidad de Malia Obama, hija mayor del expresidente Barack Obama, después de que varios medios publicaran esta semana imágenes sobre la vida privada de la joven.

La defensa se produjo tras la divulgación de imágenes y un video de Malia Obama, que tiene 19 años y actualmente cursa estudios en la Universidad de Harvard, que aparentemente muestran a la chica besando a un joven y fumando mientras hace anillos con el humo.

“Se debería permitir a Malia Obama la misma privacidad que a sus pares de su misma edad. Ella es una joven adulta y un ciudadano privado, y debería estar prohibido” cualquier intromisión en su vida, afirmó en Twitter Ivanka Trump, la hija mayor del presidente Donald Trump.

TWEET

Malia Obama should be allowed the same privacy as her school aged peers. She is a young adult and private citizen, and should be OFF limits.

— Ivanka Trump (@IvankaTrump) 24 de noviembre de 2017

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En parecidos términos se manifestó Chelsea Clinton, hija del expresidente Bill Clinton y la ex secretaria de Estado Hillary Clinton.

“La vida privada de Malia Obama, como una mujer joven, una estudiante universitaria, un ciudadano privado no debería ser tu cebo de clicks. Sean mejores”, escribió Chelsea Clinton en la misma red social.

TWEET

Malia Obama’s private life, as a young woman, a college student, a private citizen, should not be your clickbait. Be better.

— Chelsea Clinton (@ChelseaClinton) 24 de noviembre de 2017

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La hija de los Clinton defendió el pasado agosto al hijo menor de Trump, Barron, de 11 años, después de que la web de información conservadora The Daily Caller criticara al niño por su forma de vestir.

Desde que Obama dejó la Casa Blanca el pasado 20 de enero, Malia se ha dejado ver en público con su padre en alguna ocasión, como cuando ambos acudieron en febrero juntos en Nueva York a la representación de la obra “The Price” en Broadway.

https:.google.com.uy/amp/s/mundohispanico.com/noticias/nacionales/ivanka-trump-y-chelsea-clinton-defienden-derecho-de-hija-de-obama-a-intimidad/amp#ampshare=https://mundohispanico.com/noticias/nacionales/ivanka-trump-y-chelsea-clinton-defienden-derecho-de-hija-de-obama-a-intimidad

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-IL GIORNO DOPO 2:VIA JARED
-SU HISPAN TV:
HispanTV
TV EN DIRECTO PROGRAMACIÓN
AMÉRICA DEL NORTE / EE.UU.

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Trump pidió a Ivanka y Jared que abandonararan la Casa Blanca


Jared Kushner (izda.), yerno y alto asesor del presidente Donald Trump, e Ivanka Trump, 11 de septiembre de 2017.
Publicada: viernes, 24 de noviembre de 2017 9:32
Actualizada: viernes, 24 de noviembre de 2017 10:22

El presidente de EE.UU., Donald Trump, pidió a su hija Ivanka y su yerno Jared Kushner, ambos sus altos asesores, abandonar la Casa Blanca, revela un informe.

“Él [Trump] sigue presionándolos para que se fueran”, dice una fuente cercana a la Casa Blanca al periódico estadounidense Vanity Fair, que publicó la información esta semana.

Según la fuente consultada, cuyo nombre no se reveló, Trump exigió a Ivanka y Jared que regresaran a Nueva York para escapar de la cobertura negativa de la prensa, alimentando así los rumores de una relación tensa entre su yerno y su asesor principal.

Esto viene después de que la revista Politico informara de que Trump ha expresado sus preocupaciones frente a otros miembros de la Casa Blanca, diciéndole a su hija y Jared: “Cariño, te están matando, este es un mal negocio”.

‘Kushner debe renunciar antes de revelarse su contacto con Rusia’ | HISPANTV
Abogados de la Casa Blanca, preocupados por ser revelado contactos con Rusia de Jared Kushner, yerno y asesor del presidente de EE.UU., sopesan su renuncia.

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Mientras tanto, Vanity Fair asegura que la influencia de Kushner en la Casa Blanca parece estar disminuyendo, ya que el jefe de personal John Kelly ha “cortado sus alas” con un sistema que baja los contactos de otros con el presidente.

De acuerdo con los reportes, el general Kelly creó un nuevo sistema bajo el cual todos los asesores, incluyendo a Ivanka y Kushner, están obligados a pajsar por Kelly para llegar al inquilino de la Casa Blanca, en un intento por restaurar el orden.

Los informes provenientes de la Casa Blanca aseguran que Kelly no estaba contento por la visita que realizó Kushner a Arabia Saudí en octubre pasado, donde se reunió con el príncipe heredero Mohamad Bin Salman.

Además, se dice que el jefe de Estado de EE.UU. no estaba contento con Kushner por aconsejarle que despidiera a James Comey, director del Buró Federal de Investigación (FBI, por sus siglas en inglés) y también por reunirse con un agente ruso, causándole muchos problemas a su Administración.

Los informes subrayan que Kushner está cada vez más preocupado por la investigación que está liderando el fiscal especial Robert Mueller sobre los vínculos de entornos de Trump con el Gobierno de Rusia para encontrar rastros de una posible influencia rusa en las elecciones presidenciales del 8 de noviembre de 2016.

Los expertos legales declaran que el hecho de que Kushner no entregó su declaración jurada de información financiera y todos sus contactos extranjeros en formularios de autorización de seguridad nacional podría convertirlo en un sujeto de investigación para Mueller, exdirector del FBI.

Uno de los contactos extranjeros que Kushner ha agregado a sus formularios incluye a la abogada rusa Natalia Veselnitskaya, quien estuvo en la reunión mantenida en la Torre Trump en 2016 con Paul Manafort, exgerente de campaña de Trump.
zss/ktg/hnb
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http:.hispantv.com/noticias/ee-uu-/360533/trump-pedir-ivanka-jared-kushner-abandonar-casa-blanca
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REAZIONE:LA VITA PRIVATA DI JARED E’ CATTIVO ESSEMPIO DA EVITARE.

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23 NOVEMBRE 2017:PENSANDO ALLE POLITICHE LA BATTAGLIA DI SICILIA

1-IL DNA DI UNA FAMIGLIA….FONDAMENTALMENTE DEGENERATO,TERRA DI CHAMPIONS,PANAMITO PAPERS(AL JULIUS BAR DI MONTECARLO) IN MANETTE

-SU LA REPUBBLICA:

Messina, Genovese jr. indagato per riciclaggio ed evasione fiscale. Sequestrato patrimonio da 30 milioni di euro

La nuova bufera giudiziaria sulla famiglia del deputato Francantonio coinvolge anche il neodeputato regionale. Gli sarebbero stati trasferiti tutti i beni per sottrarli alla giustizia e al fisco
di ALESSANDRA ZINITI
23 Novembre 2017

Un nuovo ciclone giudiziario travolge la famiglia Genovese a Messina coinvolgendo anche il neo baby deputato appena eletto al Parlamento regionale siciliano con quasi 18.000 preferenze. Riciclaggio ed evasione fiscali i reati ipotizzati nell’avviso di garanzia notificato questa mattina a Luigi Genovese insieme al sequestro di un ingente patrimonio di famiglia, per più di 30 milioni di euro, tra contanti e immobili che il deputato Francantonio Genovese, condannato a 11 anni di reclusione per lo scandalo della formazione professionale in Sicilia, avrebbe cercato di sottrarre al sequestro penale ma anche il fisco con quello che i magistrati della Dda guidata dal procuratore Maurizio de Lucia definiscono una “reiterazione criminale con pervicacia di un piano articolato e strategico”.

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LEGGI “Sono abbastanza incensurato”

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Più di venticinque milioni di euro in contanti su un conto intestato ad una società panamense offshore all’istituto di credito Julius Bar di Montecarlo, altri conti all’Unicredit, alla Banca di credito peloritano di Messina, il sequestro della villa di Ganzirri dove la famiglia abita, di alcuni appartamenti tra Roma, Messina e Taormina, le quote societarie della L&A e della Gepa, trasferite al figlio Luigi, il patrimonio al quale la Guardia di Finanza di Messina ha posto i sigilli in esecuzione del provvedimento disposto dal procuratore aggiunto Sebastiano Ardita e dai sostituti Fabrizio Monaco e Antonio Carchietti con il visto del procuratore De Lucia.

Già negli anni scorsi, le indagini della Guardia di Finanza avevano scoperto l’esistenza di conti all’estero nella disponibilità di FrancantGrandangoloonio Genovese e della moglie Chiara Schirò sui quali erano stati movimentati fondi provenienti da evasione fiscale commessa dal padre del deputato, Luigi Genovese. Una polizza per 16 milioni di euro era stata accesa presso il Credit Suisse, ma poi nel 2015, dopo la condanna di Francantonio Genovese al processo “Corsi d’oro”, l’istituto di credito svizzero aveva fatto sapere che quel cliente era indesiderato e buona parte dei fondi erano stati trasferiti a Montecarlo.

L’anno scorso, con una girandola di movimenti bancari, Genovese era riuscito a far rientrare in Italia parte delle somme per pagare una minima quantità delle sanzioni nel contempo comminate dall’Agenzia delle entrate che vantava un credito di venti milioni di euro.

Proprio per mettere al riparo il patrimonio, secondo la Dda di Messina, Francantonio Genovese nel 2016 avrebbe ideato una strategia che prevedeva il trasferimento di denaro a diversi familiari, figli, sorella, nipoti, la compravendita di immobili da alcune società scatole vuote che a lui facevano riferimento e le cui quote sono state cedute, in toto, al figlio Luigi, il neodeputato eletto all’Assemblea Regionale Siciliana tre settimane fa.

Una cessione fittizia naturalmente per far sì che Francantonio Genovese diventasse sostanzialmente nullatenente.

I provvedimenti della magistratura, oltre ai Genovese padre e figlio, riguardano anche la sorella del deputato Rosalia Genovese e il nipote Marco Lampuri

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http:palermo.repubblica.it/cronaca/2017/11/23/news/messina_genovese_jr_indagato_per_riciclaggio_ed_evasione_fiscale_sequestrato_patrimonio_da_30_milioni_di_euro-181843817/
-APPENDICE:

-SU LA REPUBBLICA:

Il viaggio da predestinato di Genovese jr: “Ho ereditato valori, non voti”

Luigi Genovese

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Papà, mamma e zio condannati: a 21 anni lo studente universitario si è trovato candidato quasi per forza. “Sono abbastanza incensurato”, diceva. Il voto del 5 novembre è stato un plebiscito: 18 mila preferenze. Le stesse dell’ultimllo parente che si era confrontato con le urne.
di EMANUELE LAURIA
23 Novembre 2017

In molti, ora, dicono che fosse scritto. Che con un padre, una madre, uno zio condannati e tu in pista per non perdere il tesoretto elettorale di famiglia, almeno le critiche le devi accettare. E magari non solo quelle.

Ma certo non si aspettava, Luigi Genovese, di finire nella lista degli indagati. Almeno non cosi presto, appena 18 giorni dopo le elezioni. E a soli 21 anni.

“Sono abbastanza incensurato”, diceva alla vigilia della campagna elettorale il rampollo di Francantonio, lo studente universitario della Luiss che con orgoglio e un pizzico di ironia si è misurato per la prima volta con le urne e con l’etichetta di predestinato. “Se prendo 18 mila voti come mio zio nel 2012 direte che è tutto merito della famiglia. Ma se ne prendo assai meno magari la conclusione sarà che non sono all’altezza”, ragionava Genovese jr. prima di mettersi in cammino.

Ne ha presi 18 mila, ovviamente, perché per Francantonio la raccolta del consenso è scienza, non fantascienza. E via a festeggiare sulle note di “We ariie the champions”, in una Messina che ha riconosciuto ancora il rassicurante fascino del potere.

Il papà deputato con la solita aria un po’ stralunata, nel giorno del brindisi:; “Perché cercate me, io non c’entro nulla…”. E lui, Luigi, pronto ad attaccare di fino: “I veri impresentabili sono i 5 Stelle con il loro linguaggio volgare”.

Il governatore Nello Musumeci non voleva la sua ingombrante candidatura: “I miei voti sono stati decisivi per la sua elezione”. ha rammentato “Genovesino” a spoglio appena concluso. Con quel tono insieme pacato e ambizioso che fa parte del dna di famiglia: Genovese Luigi di Genovese Francantonio, nipote di Genovese Luigi e pronipote di Gullotti Antonino. E poi il santo, padre Annibale di Francia, antenato di parte materna. “Io non ho ereditato voti ma valori”, ripete il neodeputato. Il papà, tornato in auge anche grazie a questo exploit, in questi giorni tratta con Gianfranco Micciché la nomina di un assessore gradito alla casa. Quest’ultimo “incidente”, forse, renderà più difficile l’operazione. Ma la saga dei Genovese non finisce certo qui.

http:palermo.repubblica.it/politica/2017/11/23/news/il_viaggio_da_predestinato_di_genovesino_-181888407/?ref=drnweb.repubblica.scroll-1
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-APPENDICE 2:NE CENTRODESTRA NE CENTROSINISTRA

PALERMO CRONACA

Formazione, Genovese condannato a undici anni
Insieme al parlamentare di Forza Italia sono state condannate altre ventuno persone. Tra queste il cognato di Genovese, Franco Rinaldi e le rispettive mogli

dal nostro inviato ALESSANDRA ZINITI

MESSINA – Una condanna pesantissima, cosi come aveva chiesto la pubblica accusa. Undici anni di reclusione per il parlamentare di Forza Italia Francantonio Genovese, ritenuto il capo di quell’associazione per delinquere che per molti anni ha drenato risorse regionali per 60 milioni di euro destinati alla Formazione professionale.
Dopo dieci ore di camera di consiglio, la prima sezione del tribunale di Messina presieduta da Silvana Grasso ha pronunciato l’atteso verdetto del processo per i cosiddetti ‘Corsi d’oro’ della Formazione professionale.Tutti colpevoli i 22 imputati. Tra questi, oltre a Genovese, anche il cognato Franco Rinaldi, deputato regionale di Forza Italia, condannato a 2 anni e mezzo di reclusione cosi come le mogli di Genovese e dello stesso Rinaldi, le sorelle Chiara ed Elena Schiro’, rispettivamente a 3 anni e mezzo e 6 anni e mezzo.I due parlamentari sono stati condannati anche all’interdizione dai pubblici uffici per tutta la durata della pena. Il tribunale ha condannato Genovese anche ad una multa da ventimila euro e ha disposto l confisca dei beni gia precedentemente sequestrati come garanzi del risasrcimento del danno alle parti civili tra cui la Regione siciliana e l’assessorato regionale alla Formazione. Il danno verra’ poi quantificato in sede civile.Genovese, che questa mattina era in aula subito prima che il tribunale si ritirasse in camera di consiglio, ha preferito aspettare a casa con i familiari l’esito della sentenza che gli e’ stato comunicato al telefono dall’avvocato messinese Favazzo.Dopo due anni di processo e quasi uno passato tra la cella del carcere di Gazzi e gli arresti domiciliari, Genovese incassa ora una dura condanna, al culmine della vicenda giudiziaria che lo ha portato a transitare dalle file del Pd a quelle di Forza Italia, dopo che i colleghi del Partito democratico votarono favorevolmente all’autorizzazione del suo arresto.Il processo è quello dei “Corsi d’oro della formazione professionale” e ruota attorno alla galassia di enti controllati da Genovese e dai suoi familiari che negli anni hanno drenato decine e decine di milioni di euro destinati alla formazione professionale. Associazione per delinquere, truffa, riciclaggio, frode fiscale, peculato i reati contestati a Genovese.
Tra i condannati anche il deputato regionale Franco Rinaldi, anche lui passato nelle file di Forza Italia. La Regione siciliana si era costituita parte civilehttp:palermo.repubblica.it/cronaca/2017/01/23/news/formazione_genovese_condannato_a_undici_anni-156717658/

2-CHI E’ L’IMPRESENTABILE?

-SU LA STAMPA:

LaStampa.it POLITICA
SEZIONI
Il candidato M5S in Sicilia arrestato per estorsione che diceva: “Da una parte gli onesti, noi, dall’altra tutti i partiti”
Fabrizio La Gaipa, imprenditore, aveva corso con i grillini nella lista di Cancelleri

Fabrizio La Gaipa con Di Maio, Di Battista e Cancelleri (la foto è presa dal profilo Facebook pubblico di La Gaipa)

Pubblicato il 14/11/2017
Ultima modifica il 14/11/2017 alle ore 15:59
JACOPO IACOBONI
Fabrizio La Gaipa, 42 anni, imprenditore alberghiero di Agrigento, candidato alle scorse regionali con il M5S nella lista di Giancarlo Cancelleri, è stato arrestato per tentata estorsione ai danni di alcuni suoi dipendenti, e è ora agli arresti domiciliari. Secondo l’inchiesta – che nasce da sei esposti in Procura e, fanno sapere gli inquirenti, ha trovato riscontri solidi – avrebbe costretto alcuni dipendenti a firmare false buste paga, e in più avrebbe commesso seri illeciti nelle dichiarazioni al fisco . Non male, per un uomo del partito che gridava «onestà onestà» e vantava una sorta di presunta diversità morale.

Ma chi è La Gaipa? Il personaggio merita di essere raccontato meglio, amante di Pirandello e dei film di George Clooney, tutto dedito all’arte, al turismo colto e alla promozione della Sicilia «e del bello», proprietario di un albergo agrigentino di lusso, il “Costazzurra Museum&Spa”, dove facevano massaggi con antichi strumenti in terracotta, già presidente del Consorzio turistico Valle dei Templi. La Gaipa deve aver intrattenuto un buon rapporto con Luigi Di Maio e Alessandro Di Battista, ritratti in foto – ci viene in aiuto il profilo Facebook (attenti, a queste foto su Facebook) di La Gaipa – sorridenti e abbronzatissimi accanto a lui e a Giancarlo Cancelleri. La foto è stata pubblicata nell’ottobre scorso, quando i big del Movimento si sono felicemente fermati a chiacchierare con lui e a immortalarsi, a margine di un buffet, segno di una certa vicinanza di La Gaipa al gruppetto leader del Movimento, quello di Di Maio e Cancelleri, che ha ottenuto un buonissimo risultato in termini di voti in Sicilia ma non è riuscito a portare Cancelleri alla presidenza della Regione.

VIDEO:

Meloni commenta l’arresto di La Gaipa: “Del M5S i più impresentabili”

La notizia del suo arresto, con gravissime accuse, stride un po’ – va detto – col quadretto di La Gaipa che tendevano a consegnarci le sue patinate e pensose interviste pubbliche. Prendiamone una rilasciata ad “Agrigento Oggi”, di neanche un mese fa. La Gaipa vi appariva come l’imprenditore in camicia bianca tutto dedito a creare posti di lavoro «per il bene dei nostri figli»: «Assistiamo – diceva – a un gravissimo impoverimento sociale causato dalla fortissima emigrazione. Ormai praticamente ogni famiglia ha uno o più figli che sono dovuti andare a cercare una prospettiva migliore lontano da questa terra. Dobbiamo tornare a dare opportunità ai nostri figli. Bisogna creare posti di lavoro ed oggi l’unica opportunità è offerta dalle aziende, specie quelle piccole e medie che rappresentano la spina dorsale dell’economia dell’Isola». La Procura ritiene però che i metodi da lui usati non fossero il massimo bene dei nostri figli. La Gaipa si scagliava contro «decenni di malgoverno» che hanno costretto «tutta la Sicilia si trova a vivere una condizione di profonda crisi». Arringava contro «il totale abbandono» della provincia agrigentina. Sosteneva che solo il programma M5S, e il suo in particolare, avrebbero potuto risollevarla: si rinasce solo «ridando dignità ai cittadini dell’agrigentino attraverso il completamento delle opere pubbliche e il ritorno ad una cultura del bello. Solo in questa maniera si creeranno i presupposti per una rinascita sociale ed economica vera e duratura».

Ma è negli slogan finali, che La Gaipa si superava, mettendo da una parte gli onesti, lui e il M5S, dall’altra tutti gli altri: «Mi pare evidente che in queste elezioni si combatta una battaglia in cui da una parte ci sono i cittadini e dall’altra la vecchia politica che ci ha portato alla situazione insostenibile in cui siamo». Concludeva che «l’unico alleato del Movimento 5 Stelle sono i cittadini onesti e liberi». Parole onestamente profetiche.
Licenza Creative Commons

http:.lastampa.it/2017/11/14/italia/politica/candidato-ms-in-sicilia-arrestato-per-estorsione-y3l2YnPt07JNMar2pTvBBJ/pagina.html

3-COSI SU CORRIERE DELLA SERA:

Corriere della Sera
CRONACA
Mezzogiorno, 23 novembre 2017 – 09:25
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«Fondi esteri per 16 milioni»: indagato a Messina Luigi Genovese, neo eletto all’Ars
Pdi Chiara Marasca

Fondi esteri per sedici milioni di euro schermati da una polizza accesa attraverso un conto svizzero presso la società Credit Suisse Bermuda. Con le accuse di evasione fiscale e riciclaggio è indagato a Messina Luigi Genovese, 21 anni, recordman di preferenze alle ultime regionali siciliane, eletto all’Ars nelle file di Forza Italia. Luigi è figlio dell’ex deputato Francantonio, condannato a 11 anni per corruzione, anche lui indagato in questa inchiesta, coordinata dal procuratore di Messina Maurizio De Lucia. I finanzieri del comando provinciale di Messina stanno procedendo all’esecuzione del sequestro di società di capitali, conti correnti, beni mobili ed immobili e azioni riconducibili ai due politici e ai loro familiari. Durissimo il giudizio del gip, per il quale «la personalità e i ruoli degli indagati, gravi fatti pregressi in qualche modo collegati, il contesto nazionale e locale in cui si incastonano i reati, il livello delle somme e beni oggetto di richieste e la costante valenza penale dei comportamenti, forniscono un quadro di gravità eccezionale».

Le accuse:

Luigi Genovese, secondo gli inquirenti avrebbe avuto un ruolo determinante nelle operazioni societarie fatte dal padre Francantonio per riciclare, complessivamente, circa 30 milioni di euro. Per la Finanza, che ha condotto l’indagine, i Genovese avrebbero usato quella che nel gergo si chiama la «tecnica dell’altalena». Per mettere al riparo 16 milioni provento del riciclaggio e per sottrarsi fraudolentemente al pagamento delle imposte e delle sanzioni amministrative collezionate, che hanno raggiunto circa 25 milioni di euro, Francantonio Genovese si è spogliato di tutto il patrimonio finanziario, immobiliare e mobiliare a lui riconducibile, attraverso la società schermo GE.FIN. s.r.l. (ora L&A Group s.r.l.) e Ge.Pa. s.r.l., di cui deteneva il 99% ed il 45% delle quote sociali, trasferendolo al figlio Luigi insieme a denaro proveniente dal precedente riciclaggio.

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Genovese jr: «Condotta lineare e regolare: lo dimostrerò»

«Sto già valutando insieme al mio legale di fiducia le iniziative da assumere in sede giudiziaria, certo di dimostrare la linearità e la regolarità della condotta mia e dei miei congiunti, nella gestione dei beni di famiglia», ha affermato Luigi Genovese. «Anche se la tempistica di questo provvedimento», prosegue, «può apparire sospetta, voglio credere che non vi sia alcuna connessione con la mia recente elezione all’Assemblea Regionale Siciliana. Per questo non consentirò nessuna eventuale strumentalizzazione in chiave politica. Ringrazio le centinaia di persone che già in queste ore mi hanno manifestato grande solidarietà e affetto»Francantonio GenoveseFrancantonio Genovese

Genovese senior

Francantonio Genovese, dopo una carriera politica a livello regionale, è approdato alla Camera dei Deputati nel 2008, eletto con il Partito democratico. Nel 2015 però ha abbandonato i dem transitando in Forza Italia e portandosi dietro decine di consiglieri comunali e di circoscrizione di Messina che facevano riferimento alla sua area politica. Il cambio di casacca è arrivato dopo la decisione dei deputati del suo partito di autorizzarne l’arresto: il politico era indagato per associazione per delinquere, truffa, riciclaggio, frode fiscale e peculato, perché, secondo l’accusa, con enti controllati da lui e dai suoi familiari aveva truffato la Regione siciliana. Si tratta della vicenda sfociata nel cosiddetto processo «Corsi d’oro» che il 22 gennaio scorso ha visto Genovese condannato in primo grado a 11 anni di reclusione. Il politico messinese è però rimasto deputato, perché per questi reati la legge Severino non prevede la decadenza.

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È il quarto neo deputato indagato

Il figlio Luigi ha debuttato in politica candidandosi direttamente all’Ars, dove alle elezioni del 5 novembre scorso è risultato eletto con circa 18mila preferenze, il più votato nella provincia di Messina. Genovese jr è il quarto neodeputato dell’Assemblea regionale siciliana a finire inquisito. Il record temporale lo detiene un altro messinese, Cateno De Luca , arrestato appena due giorni dopo il voto, accusato di aver messo in piedi un’associazione per delinquere finalizzata alla realizzazione di una rilevante evasione fiscale di circa un milione 750 mila euro. De Luca è stato eletto all’Ars con 5418 preferenze, nella lista messinese di Udc-Sicilia Vera ed era tra quelli considerati impresentabili dal M5s. Par condicio giudiziaria: dopo De Luca è toccato al centrosinistra, con l’avviso di garanzia a Edy Tamajo, che alle regionali siciliane ha corso in «Sicilia futura», formazione che fa capo all’ex ministro Salvatore Cardinale. Tamajo è accusato dai pm di Palermo di aver comprato parte dei consensi ottenuti pagando 25 euro a voto. Riccardo Savona, eletto con Forza Italia, è indagato invece per truffe su compravendite immobiliari. Secondo l’accusa lui e la moglie avrebbero “simulato” la vendita di case con l’obiettivo di farsi consegnare il denaro. Oltre una ventina le vittime del presunto raggiro.

Ars, già sei i deputati nella bufera Ars, già sei i deputati nella bufera giudiziaria

Le operazioniAltri due neo deputati, poi, benché non indagati, sarebbero coinvolti in vicende all’attenzione dei magistrati inquirenti. In un servizio delle Iene una donna ha raccontato di avere ricevuto in campagna elettorale una promessa di 50 euro in cambio del voto per Antonio Castro, di Forza Italia, il quale ha replicato tramite i suoi legali di essere vittima di un’informazione «aggressiva e scandalistica». E sempre a Catania un altro «mister preferenze», Luca Sammartino, eletto con oltre 30 mila voti nella lista del Pd, ha annunciato querele per un video diffuso dal M5s in cui viene ipotizzato che un’anziana donna interdetta, ricoverata in una casa di cura, sia stata indotta a votare per Sammartino. Su questa vicenda la Procura ha aperto un’inchiesta a carico di ignoti dopo la denuncia presentata dal figlio della donna.

Cancelleri: avevo avvertito Musumeci

«Avevamo detto che moralmente era sbagliato, invitando Musumeci e Fi a non candidare persone del genere perché avrebbero ereditato cose poco edificanti, a prendere le distanze», ha commentato Giancarlo Cancelleri in diretta Facebook, parlando di Luigi Genovese, indagato dalla procura di Messina per riciclaggio di denaro

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http:corrieredelmezzogiorno.corriere.it/catania/cronaca/17_novembre_23/messina-indagato-riciclaggio-luigi-genovese-neo-eletto-all-ars-d34cad48-d026-11e7-8b14-5fe28be65572.shtml

-APPENDICE:SU CORRIERE DELLA SERA:

 Corriere della Sera
POLITICA
Mezzogiorno, 6 novembre 2017 – 17:48
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Sicilia, boom di voti per Genovese jr: a 21 anni debutta in politica e va all’Ars
di Gianluca Rossellini

Dopo il nonno, il padre ora anche il figlio: Luigi Genovese figlio di Francantonio Genovese, condannato a 11 anni di carcere in primo grado nel processo messinese «Corsi d’oro» sullo scandalo della formazione professionale regionale, è diventato infatti a soli 21 anni deputato regionale di Forza Italia. Ha raggiunto quasi 18 mila voti nella provincia di Messina risultando in assoluto uno dei più votati della Sicilia. Più volte additato tra gli “impresentabili” durante la campagna elettorale, Luigi Genovese, secondo anno di Giurisprudenza alla Luiss, è andato avanti per la sua strada puntando su imprese, start up e innovazione. Ma utili sono stati soprattutto i voti del padre Francantonio che, dopo il carcere preventivo e la condanna di primo grado, non si è rassegnato a lasciare la politica ma ha lasciato il Pd passando a Fi. Con lui sono passati nel partito di Berlusconi anche decine di consiglieri comunali e circoscrizionali facendo così mutare anche gli equilibri al comune di Messina. Ora, dopo il nonno Luigi e lo zio, il più volte ministro Antonino Pietro Gullotti, anche il giovane rampollo figlio di Francantonio Genovese debutta in politica direttamente da deputato regionale, senza fare gavetta. Ma lui è tranquillo e ha più volte dichiarato, durante le interviste, «non avrò problemi perché seguirò i consigli di mio padre»

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http:corrieredelmezzogiorno.corriere.it/catania/politica/17_novembre_06/messina-boom-voti-genovese-jr-debutto-all-ars-il-figlio-dell-ex-deputato-7ff013be-c311-11e7-b6ac-dc5d5d317d53.shtml

-APPENDICE 2:

Corriere della Sera
CRONACA

LA SENTENZA

Mezzogiorno, 23 gennaio 2017 – 20:35
Formazione, deputato Fi Genovese
condannato a 11 anni di carcere
di Gianluca Rossellini
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Il tribunale di Messina, nell’ambito del processo Corsi d’oro 2, ha condannato il parlamentare ex Pd ora con Forza Italia, Francantonio Genovese, a 11 anni di reclusione e il cognato Franco Rinaldi deputato regionale di Fi all’Ars a 2 anni e sei mesi. Nel processo sono stati condannati altri 21 indagati. Secondo l’accusa gli indagati, grazie a prestazioni simulate e spese “gonfiate” relative agli affitti, al noleggio delle attrezzature e alla pulizia dei locali in cui venivano tenuti i corsi di formazione, avrebbero ottenuto finanziamenti più cospicui per i corsi di formazione approvati dalla Regione Sicilia e finanziati con fondi regionali, statali ed europei. Genovese, ex sindaco di Messina ed ex segretario regionale e deputato del Pd, sarebbe stato l’organizzatore di questo sistema utilizzato per ottenere i fondi regionali della formazione con fatture “gonfiate” fino al 600%. In questo modo gli enti che facevano capo a Genovese e venivano gestiti da alcuni suoi uomini fidati si sarebbero accaparrati decine di milioni di euro di finanziamenti.
Richiesta di arresto
L’arresto di Genovese era stato richiesto dal gip di Messina nel marzo del 2014 e Il 15 maggio, la Camera, dopo uno scontro tra il Pd e il M5S sul rinvio del voto, autorizzò la richiesta di arresto nei confronti di Genovese con 371 si, 39 no e 13 astenuti. Dopo una settimana in carcere, Genovese andò ai domiciliari il 21 maggio 2014. Il parlamentare ritornò in carcere il 15 gennaio 2015, dopo la decisione definitiva della Cassazione. Il 31 luglio 2015 venne scarcerato e trasferito nuovamente ai domiciliari Il deputato tornò libero il 26 novembre 2015 per la scadenza del termine massimo di custodia cautelare in carcere. Nella requisitoria il pm Sebastiano Ardita aveva sottolineato la «gravità dei reati, sia per le responsabilità pubbliche di chi li commette, sia perché sottraggono importate risorse in un settore strategico e vitale come la formazione professionale, con tanti giovani in cerca di lavoro», creando «effetti sociali e danni» che sono «immaginabili in una Sicilia martoriata dal disagio, dalla disoccupazione e dalla alternative illecite al lavoro negato».
http:corrieredelmezzogiorno.corriere.it/catania/cronaca/17_gennaio_23/formazione-deputato-fi-genovese-condannato-11-anni-carcere-7160096e-e1a1-11e6-b3d3-cd3faf34d4d9.shtml

-APPENDICE 3:

Corriere della Sera
CRONACA
MESSINA

Mezzogiorno, 8 novembre 2017 – 09:10
Sicilia, evasione fiscale: arrestato il neodeputato Cateno De Luca

Appena eletto all’Ars e già arrestato. Cateno De Luca, messinese, neo deputato all’Assemblea regionale siciliana è finito ai domiciliari in esecuzione di un provvedimento cautelare emesso dal gip del Tribunale di Messina a conclusione di indagini coordinate dalla Procura di Messina. I carabinieri e la guardia di Finanza, hanno arrestato, ai domiciliari, anche il presidente della Fenapi (federazione piccoli imprenditori) Carmelo Satra: i due sarebbero stati promotori di un’associazione per delinquere finalizzata alla realizzazione di una rilevante evasione fiscale di circa un milione 750 mila euro. De Luca è stato eletto all’Ars con 5418 preferenze, nella lista messinese di Udc – Sicilia Vera. Il neo deputato era tra quelli considerati impresentabili dal M5s.
Le indagini
Attraverso le indagini, dicono gli investigatori, è stato individuato un complesso reticolo societario facente capo alla Federazione nazionale autonoma piccoli imprenditori ed alla società Caf Fenapi s.r.l., riconducibile a De Luca e Satta utilizzato, nel corso del tempo, per un sofisticato sistema di fatturazioni fittizie finalizzate all’evasione delle imposte dirette ed indirette. «Lo schema evasivo – dicono gli inquirenti – emerso prevedeva l’imputazione di costi inesistenti, da parte della Federazione Nazionale a vantaggio del Caf Fenapi s.r.l., individuato quale principale centro degli interessi economici del sodalizio criminale. La frode si è sviluppata basandosi sul trasferimento di materia imponibile dal Caf alla Federazione nazionale, in virtù del regime fiscale di favore applicato a quest’ultima, che ha determinato un notevole risparmio di imposta». Nell’ambito dell’indagine sono state denunciate otto persone ed è stata disposta l’esecuzione del sequestro preventivo per equivalente fino all’ammontare dell’indebito risparmio di imposta, sia nei confronti degli arrestati che nei confronti della società Caf Fenapi, nei cui confronti è stata applicata la normativa in materia di responsabilità amministrativa degli enti.
Gli altri indagati
Oltre al deputato regionale Cateno De Luca e al suo collaboratore Carmelo Satta, sono coinvolti nell’inchiesta su una maxi evasione fiscale Cristina e Floretana Triolo, Antonino Bartolotta, Giuseppe Ciatto, Domenico Magistro, Francesco Vito, Carmelina Cassaniti e Fabio Nicita. Per loro, tutti denunciati, non è stata chiesta la misura cautelare. Le Triolo sono due collaboratrici di De Luca e lavorano anche al Fenapi, Ciatto è un commercialista che fa le dichiarazioni fiscali del Caf Fenapi, Nicita è il vicepresidente del cda del Fenapi, Cassaniti legale rappresentante del Caf Fenapi, Bartolotta è uno stretto collaboratore di De Luca, Magistro è presidente del collegio sindacale del Caf Fenapi e Vito è il responsabile dell’area fiscale del Caf.
Bindi: fatto gravissimo, era tra gli impresentabili
«Questo è un fatto gravissimo ma non è il primo, auguriamoci che possa essere uno degli ultimi», ha affermato la presidente della Commissione Antimafia, Rosy Bindi, in riferimento all’arresto di Cateno De Luca. «L’esito della nostra inchiesta sarà reso noto non appena completato. Il nome di De Luca – ha sottolineato Bindi, in riferimento al lavoro della Commissione sugli impresentabili, a margine di un convegno alla Fondazione Luigi Sturzo – era un nome non solo segnalatoci dal candidato Cancelleri, ma anche dalla prefettura e dalla procura competente. È l’ennesima dimostrazione che gli strumenti di cui disponiamo per tutelare l’elettorato attivo e passivo nel nostro Paese sono insufficienti, non solo per i tempi lasciati a disposizione delle commissioni elettorali per valutare la regolarità della situazione giuridica dei candidati, in base alle leggi, e in particolare alla legge Severino. Ma forse», ha aggiunto Bindi, esiste anche una contraddizione all’interno della stessa legge per la distinzione tra incandidabilità ed ineleggibilità». Per Bindi «è evidente che chi è candidabile ma non eleggibile comunque droga il risultato delle elezioni, perché il consenso raccolto, anche nel caso in cui la persona di fatto ineleggibile non venisse eletta, interviene ad alterare il risultato».
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http:corrieredelmezzogiorno.corriere.it/catania/cronaca/17_novembre_08/sicilia-evasione-fiscale-arrestato-neodeputato-cateno-de-luca-fb36ff1e-c457-11e7-b640-03b6aabdaba2.shtml

27 NOVEMBRE 2017:BERLUSCONI A GIUDIZIO PER RUBY TER(CLEOPATRA)

-SU LA REPUBBLICA:

Repubblica.it
TORINO CRONACA

La Procura di Torino chiede il rinvio a giudizio di Berlusconi per il processo Ruby Ter

Roberta Bonasia alle finali di Miss Italia 2010

Il fascicolo trasferito da Milano per competenza territoriale coinvolge anche una modella di Nichelino
24 Novembre 2017

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Sullo stesso tema
Gare truccate e voto di scambio, coinvolta la parlamentare del Pd Camilla Sgambato
Messina, il Riesame annulla misure per Cateno De Luca

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Una richiesta di rinvio a giudizio di Silvio Berlusconi è stata depositata dalla Procura di Torino.

Il procedimento è uno dei filoni della cosiddetta inchiesta ‘Ruby ter’ ed è stato originato dalla decisione presa il 29 aprile 2016 da un gup di Milano di ‘spacchettare’ il processo principale e di trasferire gli atti a sette diverse procure per competenza territoriale. Berlusconi è indagato per corruzione in atti giudiziari insieme a Roberta Bonasia, 32 anni, di Nichelino, ex infermiera poi diventata modella.

Il giudice milanese aveva ritenuto determinante il luogo in cui ha la sede l’Istituto bancario dove arrivò il bonifico. Bonasia, ora 32 anni, ex infermiera, poi modella e soubrette, ricevette del denaro da Berlusconi, secondo le accuse della Procura di Milano, per rendere dichiarazioni non veritiere nei procedimenti giudiziari sulle cene di Arcore. E il bonifico fu fatto su una banca torinese.

Bonasia aveva vinto nel 2010 il titolo di Miss Torino e ha poi partecipato al concorso nazionale di Miss Italia. Nelle intercettazioni si era fatto cenno a lei quale possibile “compagna” del presidente del Consiglio: una circostanza che era però stata smentita dagli interessati

http:torino.repubblica.it/cronaca/2017/11/24/news/la_procura_di_torino_chiede_il_rinvio_a_giudizio_di_brlusconi_per_il_processo_ruby_ter-181990777/

-APPENDICE

-SU LA REPUBBLICA

TORINO CRONACA

Torino, chiusa inchiesta su Berlusconi per corruzione in atti giudiziari nel “caso Ruby”Silvio Berlusconi e Roberta Bonasia

L’ex premier, secondo le accuse, avrebbe dato denaro alla soubrette Bonasia “per farle rendere dichiarazioni non veritiere” sulle cene ad Arcore

La procura di Torino ha formalmente chiuso le indagini preliminari su Silvio Berlusconi per corruzione in atti giudiziari. L’atto è stato notificato alle parti in causa. Il procedimento è legato al caso Ruby. Lo scorso 29 aprile un gup del tribunale di Milano aveva disposto la trasmissione degli atti nel capoluogo piemontese per la parte che riguardava le posizioni dell’ex presidente del Consiglio e di Roberta Bonasia, di Nichelino (Torino), anche lei indagata, per competenza territoriale: il giudice aveva ritenuto determinante il luogo in cui ha la sede l’Istituto bancario dove arrivò il bonifico. Bonasia, ora 32 anni, ex infermiera, poi modella o , oe soubrette, ricevette del denaro da Berlusconi, secondo le accuse della Procura di Milano, per rendere dichiarazioni non veritiere nei procedimenti giudiziari sulle cene di Arcore. Bonasia aveva vinto nel 2010 il titolo di Miss Torino e ha poi partecipato al concorso nazionale di Miss Italia. Nelle intercettazioni si era fatto cenno a lei quale possibile “compagna” del presidente del Consiglio: una circostanza che era però stata smenttita dagli interessati

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“Una torinese la fidanzata del premier”

http:torino.repubblica.it/cronaca/2017/04/20/news/torino_chiusa_inchiesta_su_berlusconi_per_corruzione_in_atti_giudiziari_nel_caso_ruby_-163457512/

-APPENDICE:”…Come un cavallo……”(VIDEO)

REAZIONE:

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27 NOVEMBRE 2017:MACRON SI PRENDE LA CITY
-SU LA STAMPA:
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AP

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Articolo tratto dall’edizione in edicola il giorno 25/11/2017.
Parigi vuole una City in riva alla Senna
Macron punta a sfilare a Londra il primato sulla finanza. E vara norme per attrarre le banche
Non bastavano il primato sui congressi, il record mondiale di turisti, le sedi di sette organizzazioni internazionali tra cui l’Ocse o l’Unesco, l’assegnazione dei mondiali di Rugby del 2023 o le Olimpiadi de 2024. Dopo gli anni neri della crisi e del terrorismo, la Parigi «pigliatutto» del presidente (ed ex banchiere d’affari), Emmanuel Macron, sogna di sostituire Londra come principale piazza finanziaria europea. A dare nuovo smalto ai francesi, in questa ritrovata voglia di grandeur, è stata …continua
PAOLO LEVI
http:.lastampa.it/2017/11/25/esteri/parigi-vuole-una-city-in-riva-alla-senna-10F8zLGTpWxMBTQnftafWK/premium.html

27 NOVEMBRE 2017:TOTO RIINA CHIEDE GALERA A VITA PER BERLUSCONI
-SU YOUTUBE:

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REAZIONE:MENTRE LA GIUSTIZIA ACCUSA BERLUSCONI DI ESSERE IL MANDANTE DELLE STRAGGI DI FIRENZE ED ALTRE,TOTO RIINA LO ACCUSA DI FINANZIARE COSA NOSTRA E CHIEDE GALERA A VITA.

28 NOVEMBRE 2017:BERLUSCONI CHIEDE GALLITELLI CANDIDATO PREMIER

-SU LA STAMPA:

LaStampa.it POLITICA
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POLITICA
ANSA

Articolo tratto dall’edizione in edicola il giorno 28/11/2017.
Il generale spiazzato dalla sua candidatura. E Forza Italia frena
Gallitelli era stato sondato come ministro
Mai si sarebbe aspettato di finire di colpo nel tritacarne politico-mediatico, l’ex generale Leonardo Gallitelli, comandante dell’Arma per 6 anni, dal 2009 al 2015, uomo silenzioso, ecumenico e prudente quanto nessun altro. Mai. Epperò come esternare la propria sorpresa, quando ti candidano a possibile premier del Paese? E in così illustre compagnia, per di più, assieme a Sergio Marchionne e Mario Draghi. Così, nelle telefonate del giorno dopo, l’ex comandante è parso lusingato, ma non proprio f…continua
FRANCESCO BRUGNETTI
http:.lastampa.it/2017/11/28/italia/politica/il-generale-spiazzato-dalla-sua-candidatura-e-forza-italia-frena-WSpmMgZrAV6DW1Qb9otNgI/premium.html

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-APPENDICE:

SALVINI NON SCHERZA,NIENTE GALLITELLI,BERLUSCONI FACCIA IL “CAPO AL MILAN

REAZIONE:FINALMENTE RIINA E’ RIUSCITO A SMONTARE POST-MORTEM LA CANDIDATURA GALLITELLI.

29 NOVEMBRE 2017:NORD O NON NORD,VIA LA LEGA

-SU IL MESSAGERO:

Sicilia, Musumeci lascia Salvini fuori dalla giunta. La Lega: senza assessori, via dalla maggioranza

2 Martedì 28 Novembre 2017 16:25;
La dichiarazione suona più come un aut aut. Senza un posto in giunta la Lega è pronta a lasciare la maggioranza targata Musumeci. Uno strappo ormai praticamente certo, a meno di novità dell’ultimora, testimoniato anche dalla decisione di Angelo Attaguile, segretario nazionale del movimento Noi con Salvini e deputato del Carroccio, di non partecipare stasera all’incontro convocato dal neo governatore Nello Musumeci per fare il punto sulla Giunta ormai pronta al debutto ufficiale. «Non ci sarò, non ho nulla su cui confrontarmi, ho già espresso pubblicamente la posizione del partito e Musumeci ha fatto scelte diverse» dice Attaguile, confermando di aver chiesto anche ad Alessandro Pagano, segretario della Sicilia occidentale della Lega-Noi con Salvini, di disertare il vertice. «Se andrà lo farà a titolo personale» avverte.

Il rospo che la Lega pare non voler mandare giù è la decisione del presidente della Regione di escludere dalla sua squadra proprio il partito di Salvini, per fare posto a Fratelli d’Italia. «Gli accordi in campagna elettorale erano diversi e non sono stati rispettati» spiega Attaguile, ricordando «l’impegno in prima persona» di Matteo Salvini, che nell’Isola «ci ha messo la faccia, spendendosi in prima persona». Il ragionamento della Lega è noto da tempo. Dopo l’esclusione dal listino del presidente, il posto in giunta era un atto dovuto. Di più. Promesso durante la difficile campagna elettorale, durante la quale il partito di Salvini, insieme a Fratelli d’Italia si è sempre schierato a fianco di Musumeci, prima ancora che sul nome dell’ex presidente della Provincia di Catania convergesse anche Forza Italia.

«Vedremo cosa Musumeci deciderà domani – aggiunge Attaguile indicando un tempo strettissimo per la presentazione della Giunta – e dopo ovviamente Salvini farà le sue valutazioni». Perché, è il ragionamento del segretario nazionale di Noi con Salvini, «non c’è dubbio che la vicenda siciliana ha un risvolto nazionale. Musumeci non può dire ‘decido iò, serve un confronto democratico con i partiti – prosegue -. Invece quello a cui assistiamo è un gioco da vecchia politica. Metodi che non ci piacciono. Si va alla ricerca di poltrone e si resta prigionieri di vecchi sistemi. Noi abbiamo una prospettiva diversa e come Lega avremmo apportato un’immagine e una linea politica differente». «In giunta? Saremmo stati delle sentinelle – conclude Attaguile -. Invece questi metodi di Musumeci non li capisco e non li condivido. Il governatore farà le sue valutazioni nelle prossime ore e noi le nostre. Poi Salvini esprimerà la posizione del partito».

http:m.ilmessaggero.it/primopiano/articolo-3395106.html
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REAZIONE:E CI PROVI PURE A GOVERNARE LA SICILIA CON SALVINI.

SALVINI SULLA SICILIA NON HA IDEE CHIARE:GLIELO SPIEGO IO,CON O SENZA LA PAROLA NORD,SEMPRE LEGA DEL TERRITORIO NORD E’,SI TRATTA SOLTANTO DI UNA QUESTIONE SEMANTICA.E COSI IN SICILIA NON ESSISTE,NE MENO QUEL POCHETTINO VENUTO FUORI  NELLE PRESIDENZIALI REGIONALI.LA LEGA DEL NORD NON GOVERNERA MAI IN PRIMA PERSONA SULL’ISOLA.QUANDO I FATTI DI LAMPEDUSA E LA ALLEANZA CON GHEDAFY SI TRATTAVA DI BOSSI E MARONI CON CARICHE IN UN GOVERNO BERLUSCONI.

29 NOVEMBRE 2017:SEPARATISMO CORSO

-SU LA REPUBBLICA:

Indipendentismo
Viaggio nella Corsica che sogna l’autonomia

28 NOVEMBRE 2017
Il 3 dicembre l’isola va al voto e i nazionalisti sono favoriti. “Ma non siamo come la Catalogna”
DALLA NOSTRA INVIATA ANAIS GINORI
CONDIVIDI
Di che cosa stiamo parlando La Francia teme un effetto Catalogna sul voto in Corsica previsto domenica 3 dicembre. I 230mila abitanti dell’isola devono eleggere i 63 consiglieri della nuova struttura del governo regionale e la lista unitaria “Pé a Corsica”, composta dai “nazionalisti” che chiedono più autonomia, è data per favorita contro la lista appoggiata dal presidente francese Emmanuel Macron. AJACCIO. Un tiepido sole attraversa le palme del.
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https:rep.repubblica.it/pwa/generale/2017/11/28/news/viaggio_nella_corsica_che_sogna_l_autonomia-182459054/
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REAZIONE:LA NUOVA ERA CON IL SEPARATISMO CORSO,E FORSE STA ARRIVANDO L’ORA CHE LA SICILIA FACCIA LO STESSO.


30 NOVEMBRE 2017:NIENTE NAVI PER SALVINI
-SU LA REPUBBLICA:
Repubblitca.it

POLITICA
Salvini: “No candidati a capocchia. Pronto a fare il premier”
Matteo Salvini
Il segretario della Lega a Circo Massimo su Radio Capital: “Da Berlusconi poca trasparenza: voglio un contratto in dieci punti sul programma”. “No a governo succursale di Berlino”. “Grave no di Fi contro rito abbreviato per stupri”. “Mister Friuli senegalese? Non mi scandalizzo”

ROMA –Matteo Salvini scatenato contro Silvio Berlusconi, nell’intervista al Circo Massimo di Radio Capital, dalla legge sul rito abbreviato alla situazione in Sicilia passando per il programma del centrodestra in vista delle elezioni e il rapporto con Angela Merkel. “Incredibile, chiedete a Forza Italia cosa è successo”.

Così il leader della Lega commenta il mancato appoggio di Forza Italia alla legge voluta dalla Lega ma sostenuta anche dal Pd, che per i reati più gravi a cominciare da omicidi e stupri esclude il rito abbreviato e gli sconti di pena. “Era una proposta di legge intelligente – dice Salvini – ma FI non vota nel nome di un garantismo che non c’entra nulla, in questo caso”.
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Elezioni,Salvini:”Berlusconi lancia un candidato ogni quarto d’ora.Non è serio”
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È grave. Per non parlare poi del no della sinistra. La presidente Laura Boldrini parla di diritti delle donne ma con quale faccia lo fa se quando si tolgono gli sconti di pena per quei reati poi la sinistra si oppone”.

Dopo il lancio della candidatura a premier dell’ex comandante dell’Arma Dino Gallitelli, Salvini dice che non ha avuto tempo di parlare con Berlusconi per avere spiegazioni. “Comunque – aggiunge – è la quinta che lancia. Quindi chiedo a tutti i colleghi della Lega che fanno campagna elettorale di essere seri. Promettere poco e mantenere tanto. Quando uno lancia un candidato ogni quarto d’ora non fa una operazione di concretezza e trasparenza”.

Quando gli si chiede di commentare l’imitazione di Maurizio Crozza che fa dire a Silvio Berlusconi che Salvini è certamente un candidato premier ma dopo “il guardiano del faro di Ventotene”, il leader della Lega sostiene che nelle parole del comico “ci può essere un fondo di verità ma la decisione verrà presa dai cittadini italiani la domenica del voto. Da parte mia mi sento pronto. Ma quando sento Berlusconi che vuole coinvolgere Scelta Civica dico che non è serio. Non possiamo tirare su tutti e fare l’Arca di Noè e poi litigare il giorno dopo”.

Salvini propone a Berlusconi di fare “un programma in dieci punti”, dopo il contratto con gli italiani il contratto con Berlusconi, perché “lo fecero già in passato e allora facciamolo anche adesso. Se non è il notaio va bene il macellaio, il benzinaio, dove vuole lui”. Alla domanda se è preoccupato per la tenuta della coalizione Salvini risponde “non voglio vincere solo per il gusto di vincere ma per aver la possibilità di cambiare il Paese per cinque anni e non per litigare”.

“Dico che è meglio tirare fuori i problemi prima”. “Oggi per esempio – aggiunge il leader della Lega – vado a Bruxelles e il rapporto con l’Europa è un problema. Se Berlusconi ha come punto di riferimento Angela Merkel è una cosa da chiarire. Non voglio andare al governo per fare la succursale di Berlino”.

Riferendosi a precedenti governi di centrodestra Salvini dice che “in passato si faceva finta di niente, si vinceva ma poi ci hanno mandato a casa”. Berlusconi però tira per la sua strada e non sembra ascoltare Salvini che commenta: “tra persone ci si deve ascoltare e io non lancio candidati a capocchia per avere tre titoli sui giornali. Si stila prima il programma poi si fa la lista dei ministri. Berlusconi ha già dato la composizione del governo, un dibattito surreale, lo invito a smettere. Voglio prima il programma, nero su bianco, prima delle elezioni”.

Altro tema di scontro, la Giunta alla Regione Sicilia. “Non ci vogliono inserire in giunti? Prendiamo atto. Noi non abbiamo chiesto niente a nessuno. Io ritengo Nello Musumecivalido e onesto ma se hanno ritehnuto di preferire per la Giunta uomini di Raffaele Lombardo Salvatore Cuffaro lasciando fuori noi, ci hanno fatto un favore, in un certo senso. Musumeci continuerò a stimarlo ma se nella sua squadra si preferisce il vecchio rispetto al nuovo, il nuovo sta alla finestra”.
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“Sicilia, Salvini: “Preferiscono il vecchio al nuovo. Alle prossime elezioni solo persone pulite”
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Salvini spiega di essere “preoccupato dal fatto che subito dopo il voto ci siano stati indagati e arrestati. “Questo – è l’avvertimento del leader della Lega – non dovrà riaccadere a livello nazionale. Questo è un appello che lancio a Berlusconi già da oggi. Vanno candidate persone pulite e specchiate. Pretrenderò che la fedina penale faccia fede e non si candidi ‘laqualunque'”.

Sul tema delle fake news il leader leghista definisce Renzi “alla canna del gas. Controlla tutte le tv, sbircia su Facebook ma io non ho mai pubblicato mezza notizia falsa. Se poi ci sono attivisti che hanno simpatia sia per noi sia per il Movimento Cinque Stelle e anima siti riportando notizie vere mi domando dove sia il problema. Marco Mignogna, per esempio, non lo conosco ma da quello che leggo penso sia una persona onesta che non fa nulla di male”.

Salvini poi torna sulle polemiche sollevate dalla sua frase sul biotestamento: “ieri sono usciti i dati sui nuovi nati in Italia ed è l’anno peggiore da 150 anni: è un Paese che si sta spegnendo, che si sta avviando a morire, dove scappano sia i giovani che i pensionati. Sono ferme in Parlamento decine e decine di proposte di legge su asili niokdo gratis, su sostegno alla maternità, sulla riforma di Elsa Fornero: ho semplicemente detto sì, ragioniamo sulla buona mortie, ma mi sarebbe piaciuto che il Parlamento avesse avuto un minuto per esaminare una delle proposte di legge della Lega su chi sta vivendo. È un ragionamento così strano?”.
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Sicilia, Salvini: “Preferiscono il vecchio al nuovo. Alle prossime elezioni solo persone pulite”
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“Sono pronto a farmi carico di essere brutto e cattivo – aggiunge il leader della Lega – pur di portare avanti battaglie di civiltà, per chi vuole morire, per chi vuole vivere e per chi vuole nascere. Su fine vita siamo disponibili a ragionare, vorremmo capire se e quando si voterà; quando decideranno di votarla, ne riparleremo. Stanno affrontando adesso questa legge perché evidenemente qualcuno non sa fare il proprio mestiere in Parlamento, gestendo male i tempi, litigando su ius soli, biotestamento, le droghe…”.

“Nel merito della legge, come regione Lombardia stiamo aiutando l’apertura di hospice per accompagnare chi è alla fine: abbiamo poco da imparare su questo. Ma ci sono milioni di italiani che vorrebbero sopravvivere e questo Parlamento se ne sta fregando. Preferiscono parlare di ius soli, che è una legge inutile e dannosa”.

Poi sull’altro caso che ha suscitato molte polemiche, quello del senegfalese Alioune Diouf  che ha vinto il concorso di Mister Friuli, Salvini si smarca dai commenti xenofobi e dice “non mi scandalizzo per un concorso di bellezza, dovrebbe essere lagato anche alle radici del territorio ma magari lui è più friulano di tanti friulani. Semmai, a proposito di ius soli, questo ragazzo è la manifestazione evidente che senza cittadinanza non perdi neanche mezzo diritto. Penso che la cittadinanza sia una scelta rilevante, che va presa pensandoci, meritandola e scegliendola a 18 anni”.

Infine sull’esonero di VincenzoMontella al Milan: “ieri ho mandato un messaggio a Ringhio (Gennaro Gattuso). Farà meglio di Montella, non ci vuole molto”.

http:.repubblica.it/politica/2017/11/29/news/circo_massimo_matteo_salvini_lega_nord_elezioni_politiche_silvio_berlusconi_radio_capital_centrodestra_forza_italia-182503754/
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-REAZIONE:
1-NELL’ARCA DI NOE NON PUO E NON VUOLE SALIRE

2-E POICHE IL PRIMO PARTITO IN SICILIA,ROMA,ECC,CIOE IN TUTTA ITALIA E’ QUELLO DEL NON-VOTO E IL M5S CON LA DEA NEFERTITI A ROMA,SALVINI NON PUO SALIRE IN NESSUNA NAVE:

PD:IO MI CHEDO,DA DOVE PRENDE SALVINI QUESTE SPINTE TRIONFALISTI,LA LEGA E LUI NON HANNO MAI PASSATO DE TRE PER CENTO,DICE DI GOVERNARE TRE REGIONI AL NORD MA FACCIA BENE I CONTI PERCHE PROPIO AL NORD NE HA PERSI PIU DI QUANTI NE HA VINTO.E POI NESSUNO DEVE DIMENTICARE CHE LA CARICA DI GOVERNARORE IN ITALIA E’PRESSA POCO CHE SIMBOLICA,E IL VERO POTERE CE L’ANNO I COMUNI.SI PENSI CHE LA EXPO LA HA ORGANIZZATO IL COMUNE DI MILANO E NON LA REGIONE LOMBARDA.AH…..SE IL VENETO,LA LOMBARDIA E ALTRE FOSSERO AUTONOME E CI FOSSE IL FEDERALISMO……(SOGNARE SEMPRE SI PUO,NON SI SA MAI….)
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-APPENDICE:SICILIA,AGGIORNAMENTI
-SU LA REPUBBLICA:
Repubblica.it
PALERMO POLITICA

Giunta regionale, giochi fatti: Lombardo avrà un assessore, fuori la Lega di Salvini

Trovato l’accordo. Tra stasera e domani Musumeci potrebbe firmare le nomine
di ANTONIO FRASCHILLA
27 Novembre 2017

Alla fine la spunta Raffaele Lombardo, che avrà un assessore di riferimento. Mentre rimane fuori la Lega di Salvini, che si dovrà accontentare di una carica di prestigio all’Assemblea regionale. Per il resto, tra qualche area sconfitta e qualche mugugno, la nuova giunta targata Nello Musumeci è pronta e sarà ufficializzata nelle prossime ore. Ieri è stato raggiunto l’accordo sui nomi nei vari partiti, che non daranno alcuna rosa al presidente. Tradotto: i nomi scelti sono questi. Musumeci ha resistito ad alcune proposte, a onore del vero, e i partiti ne hanno preso atto evitando bracci di ferro. Ieri il varo della giunta si è sbloccato dopo che in casa Forza Italia sono stati sciolti gli ultimi nodi. Il commissario dei forzisti, Gianfranco Miccichè, ha incontrato il gruppo dei deputati all’Ars, che hanno scelto come guida a Sala d’Ercole Giuseppe Milazzo. Tre i nomi scelti in casa azzurra per il governo: Marco Falcone, che dovrebbe avere la delega all’Agricoltura, Bernadette Grasso, con la delega agli Enti Locali, ed Edy Bandiera, sponsorizzato dall’ex ministra Stefania Prestigiacomo, che potrebbe andare al Turismo.

Pur di avere sponda in aula per lalla sua elezione, e anche in vista della Politiche, Miccichè ha ceduto un posto in quota Forza Italia a Lombardo: per gli autonomisti entrerà nel governo Mariella Ippolito.

L’articolo completo sul giornale in edicola e nell’edizione digitale
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http:palermo.repubblica.it/politica/2017/11/27/news/giunta_regionale_giochi_fatti_lombardo_avra_un_assessore_fuori_la_lega_di_salvini-182341030/


1 DICEMBRE 2017:PIANOMAN
-SU LA STAMPA:

LaStampa.it POLITICA
SEZIONI
Silvio Berlusconi rinviato a giudizio nel terzo processo su Ruby
ANSA

Pubblicato il 30/11/2017
Ultima modifica il 30/11/2017 alle ore 20:39
L’ex presidente del Consiglio Silvio Berlusconi è stato rinviato a giudizio a Siena con l’accusa di corruzione in atti giudiziari. Il Gup del tribunale di Siena Roberta Malavasi ha accolto la richiesta di rinvio a giudizio formulata dalla procura nell’ambito dell’inchiesta Ruby ter giunta a Siena da Milano per competenza territoriale. A Siena, infatti, si sarebbe compiuto il reato secondo cui Berlusconi avrebbe pagato Danilo Mariani, pianista delle feste di Arcore, per indurlo a falsa testimonianza sul caso «olgettine».

Il procedimento a Siena che vede Silvio Berlusconi rinviato a giudizio con l’accusa di corruzione in atti giudiziari è fissato per il primo febbraio. Nell’udienza di oggi il Gup Roberta Malavasi ha respinto le eccezioni preliminari presentate dalla difesa dell’ex premier, gli avvocati Franco Coppi del foro di Roma, Federico Cecconi di Milano e Enrico De Martino di Siena, sull’incompetenza territoriale e sull’inutilizzabilità di alcune intercettazioni telefoniche.

A giudizio con l’accusa di falsa testimonianza anche il pianista di Arcore Danilo Mariani, senese, difeso dagli avvocati Salvatore Pino del foro di Milano e Fanni Zoi di Siena. Secondo l’accusa i bonifici mensili da 3mila euro effettuati da Berlusconi a Mariani come `rimborsi spesa´ sarebbero invece dei pagamenti per indurre il pianista di Arcore a falsa testimonianza sul caso olgettine. Berlusconi era assente oggi in aula.
http:.lastampa.it/2017/11/30/italia/politica/silvio-berlusconi-rinviato-a-giudizio-nel-terzo-processo-su-ruby-E9LuGYEdCR3nGOco1YumgP/pagina.html

-APPENDICE:ALTRO CHE PROCESSO ARCHIVIATO,SPACHETTATO E SMISTATO IN MOLTI SEDI GIUDIZIARI,7.
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-SU LA STAMPA:
LaStampa.it POLITICA
SEZIONI
Berlusconi di nuovo indagato: “Continuava a pagare le ragazze”
Nuove accuse all’ex premier: corruzione in atti giudiziari
ANSA

Silvio Berlusconi
Pubblicato il 26/01/2017
Ultima modifica il 27/01/2017 alle ore 07:54
Al quarto piano del Palazzo di Giustizia di Milano viene precisato che non si può parlare di un `Ruby quater´, ma il dato di fatto è che Silvio Berlusconi è stato nuovamente iscritto nel registro degli indagati con l’accusa di corruzione in atti giudiziari dalla Procura per alcune consegne di denaro in contanti, avvenute fino a due mesi fa, a quattro ex protagoniste delle serate hard ad Arcore, attraverso il ragioniere Giuseppe Spinelli. Un nuovo filone di indagini, dunque, che gli inquirenti, comunque, puntano a riunire con il procedimento `Ruby ter´ nel quale l’ex premier rischia di essere rinviato a giudizio sabato prossimo.

Da quanto si è saputo, il nuovo fascicolo per corruzione in atti giudiziari (già nei mesi scorsi si era iniziato a parlare del `Ruby quater´) a carico dell’ex premier e di Elisa Toti, Aris Espinosa, Miriam Loddo e Giovanna Rigato, anche loro già coinvolte nel caso `Ruby ter´, è scaturito da alcuni approfondimenti investigativi nell’ambito dell’inchiesta, sempre coordinata dai pm Tiziana Siciliano e Luca Gaglio, per una presunta tentata estorsione nei confronti dello stesso Berlusconi da parte di Rigato, che avrebbe cercato di ottenere con minacce fino ad un milione di euro dal leader di FI.

In particolare, gli inquirenti di recente avrebbero ascoltato a verbale Spinelli – ragioniere di fiducia di Berlusconi e già addetto in passato ai versamenti alle ragazze (nelle intercettazioni lo chiamavano «spinaus»), passate dal «Bunga Bunga» a Villa San Martino al banco dei testimoni nei processi sul caso Ruby – proprio in relazione agli ultimi sospetti pagamenti `cash´ (una decina per cifre che variano dai duemila ai tremila euro) alle quattro giovani e che sarebbero andati avanti fino allo scorso novembre.

In sede di udienza preliminare del `Ruby ter´, tra l’altro, nei mesi scorsi, le posizioni di Toti e Espinosa erano state trasmesse dal gup per competenza territoriale a Monza, quella dell’ex `meteorina´ Loddo a Pescara e quella dell’ex protagonista del Grande Fratello, Rigato, a Treviso. Ora i pm hanno già chiesto o sono pronti a chiedere alle tre Procure la restituzione degli atti, perché con gli ultimi presunti versamenti corruttivi che sarebbero stati effettuati a Milano la competenza si radicherebbe di nuovo nel capoluogo lombardo.

A breve potrebbe arrivare l’avviso di chiusura indagini di questo nuovo filone perché gli inquirenti vorrebbero riuscire a riunirlo, se ci saranno i tempi tecnici, a quello principale nel quale l’ex Cavaliere è accusato di aver comprato il silenzio o la reticenza delle ragazze-testimoni, Ruby compresa, con un totale di circa 10 milioni di euro (circa 7 milioni alla sola Karima El Mahroug). Versamenti che il leader di Forza Italia, assolto quasi due anni fa in via definitiva dalle accuse di concussione e prostituzione minorile, ha sempre qualificato, invece, come «atti di liberalità» e «generosità» nei confronti di ragazze che hanno avuto la vita «rovinata» dal clamore dei processi.

Per l’ex presidente del Consiglio, intanto, sabato 28 gennaio, con una `singolare´ concomitanza, tra l’altro, con l’inaugurazione dell’Anno giudiziario anche a Milano, si terrà l’udienza preliminare davanti al gup Carlo Ottone De Marchi che dovrà decidere se mandarlo a processo o meno. Sono già a dibattimento nel filone `ter´, invece, Karima El Mahroug e altri 22 imputati, tra cui anche la senatrice Maria Rosaria Rossi, con la prossima udienza fissata per il 3 luglio.

Oggi, infine, si è saputo anche che Berlusconi dovrà testimoniare in un processo per bancarotta a carico di Emilio Fede sulla vicenda di un prestito di quasi 3 milioni che l’ex Cavaliere fece a Lele Mora, anche lui coinvolto con l’ex direttore del Tg4 nel processo `Ruby bis´.
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Alcuni diritti riservati
http:.lastampa.it/2017/01/26/italia/politica/berlusconi-di-nuovo-indagato-continuava-a-pagare-le-ragazze-lSbltQHqKXNpR4VEx2UC5H/pagina.html

2 DICEMBRE 2017:NE SUD NE SKINHEAD-NAZISKIN

-SU LA STAMPA:

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Articolo tratto dall’edizione in edicola il giorno 03/12/2017.

Bossi punge Salvini “No a Sud e fascisti”
Quelle tre sillabe, Sal-vi-ni, non le pronuncia mai nessuno. Sempre e solo «il segretario». Il leader dell’opposizione, Gianni Fava, assessore all’Agricoltura della Regione Lombardia, scandisce: «Il segretario ha vinto il congresso ed è legittimato a fare delle scelte – e qui qualche mugugno, in platea, è chiaramente percepibile -, ma non a cancellare chi dissente: io non voglio morire postfasista», e giù applausi. Poi sfotte: «Volevo proporre un minuto di silenzio per l’epilogo delle elezioni s…continua
ALBERTO MATTIOLI
http:.lastampa.it/2017/12/03/italia/cronache/bossi-punge-salvini-no-a-sud-e-fascisti-MBp77HWIxyz1n2j5eP2xKL/premium.html

-APPENDICE:
-SU LA REPUBBLICA:
Repubblica.it
POLITICA

Salvini assolve gli skinhead: “Sono quattro ragazzi, il problema è l’immigrazione”

Matteo Salvini durante la conferenza stampa a Castel Volturno
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Il leader della Lega risponde a Maroni: “Faccia il suo mestiere”
01 Dicembre 2017

Sullo stesso tema
Scuole e periferie, l’onda nera che vuole prendersi Milano
Renzi: “Il problema delle banche non era il Pd”
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ROMA – “ll problema vero non sono i quattro ragazzi che hanno fatto irruzione, ma un’immigrazione fuori controllo, voluta da qualcuno, organizzata e alimentata da una certa sinistra che fa favori ai poteri forti e cerca lo scontro sociale”. Il leader della Lega Matteo Salvini, che in un primo tempo sembrava aver preso le distanze dall’irruzione del gruppo di naziskin nel centro pro-migranti di Como, torna all’attacco contro le politiche sui migranti dei governi di centrosinistra.

E lo fa a Castel Volturno, nel casertano, cittadina di forte immigrazione dove il segretario del Carroccio è arrivato all’alba per andare “a caccia di caporali” che portano gli extracomunitari a lavorare nei campi per pochi euro al giorno.

Salvini risponde anche al governatore lombardo Roberto Maroni, che in un’intervista a Repubblica ha condannato l’episodio di Como: “Maroni fa bene il presidente della Regione, ma ognuno deve fare il suo mestiere”.

“Il 10 dicembre a Roma abbiamo organizzato una manifestazione nazionale su legalità, sicurezza, protezione per i confini e interesse per gli italiani. Solo l’Italia sta subendo un’immigrazione simile, senza reagire, anzi incentivandola” conclude il leader della Lega.
http:.repubblica.it/politica/2017/12/01/news/como_blitz_naziskin_salvini_immigrazione-182702362/
REAZIONE:MA…QUALE IMMIGRAZIONE,MATTEO?

-APPENDICE:A BOSSI NON PIACE IL VENETO
-SU LA REPUBBLICA:
Repubblica.it
REP TV CRONACA
Skinheads a Como, Bossi: “La Lega non cerchi quei voti”

“Il mondo è pieno di matti, diciamo che quei voti la Lega non deve cercarli”: lo ha detto il presidente della Lega, Umberto Bossi, interpellato sul caso degli skinheads di Como al suo arrivo alla riunione della minoranza del partito a Chignolo Po in provincia di Pavia. “Io – ha rivendicato Bossi – sono di una famiglia di antifascisti, antifascisti combattenti non chiacchieroni: mia cugina è morta sul Monte Rosa. La penso come Spinelli, che considerava lo stato nazione il male assoluto anche se penso che qualcosa di buono lo abbia fatto come contenitore della democrazia”.

di Francesco Gilioli
02 dicembre 2017
https:video.repubblica.it/cronaca/lega-i-fedelissimi-di-bossi-rispolverano-lo-slogan-bruciamo-il-tricolore/291271/291880?video

REAZIONE:C’E’ UNA LOTTA INTERNA FRA LEGHISTI LOMBARDI(PADANIA) E VENETI(LA ELITTE NORDISTA DEGLI SKINHEAD)PER LA SUPREMAZIA NEONAZI.LA LEGA E’ NATA NEL VENETO.INOLTRE COMO E LA CITTA DI MANZONI QUINDI LA CAPITALE MORALE DELLA LOTTA DI LIBERAZIONE DEL NORD CONTRO L’ASSOLUTISMO BORBONICO CHE SEGNO LA FINE DEL MEDIOEVO E LA NASCITA DEGLI STATI MODERNI,QUELLI CHE BOSSI INVOCANDO SPINELLI CHIAMA “MALE TOTALE”(ANCHE QUESTO DOBBIAMO FUMARCI !!!!!!,E’COERENTE CON IL SUO SEPARATISMO).E COMO  PER QUESTO E’  ANCHE,OVVIAMENTE,IL BERSAGLIO NATURALE DEI TESTE RASATE VENETI.
-APPENDICE 2:
-SU LA REPUBBLICA:
Repubblica.it
REP TV CRONACA
Lega, i fedelissimi di Bossi rispolverano lo slogan: “Bruciamo il tricolore”

A Chignolo Po in provincia di Pavia si è radunata la minoranza della Lega Nord che si riconosce nelle posizioni dell’assessore lombardo all’Agricoltura, Giovanni Fava, sfidante sconfitto da Matteo Salvini al congresso del partito. Terminati gli interventi, tra cui quello del presidente, Umberto Bossi, alcuni dei presenti in sala ha intonato lo slogan: “Bruciamo il tricolore”.

di Francesco Gilioli
02 dicembre 2017
https:video.repubblica.it/cronaca/lega-i-fedelissimi-di-bossi-rispolverano-lo-slogan-bruciamo-il-tricolore/291271/291880?video

FAITES INTERNES 1:CONTINUATION 346

22 OTTOBRE 2016:AMBIENTALISMO E BIODIVERSITA,LE ISOLE SONO PREOCUPATI PER LE SPECIE INVASIVE i
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-SU LE MONDE:
Le Monde
Publié À 07h09
« Les îles sont des épicentres du déclin de la biodiversité »

Sur les îles, la lutte contre les espèces pñinvasives, qui y sont les principales responsables des extinctions d’animaux, pourrait protéger la grande majorité des animaux terrestres.
Par AUDREY GARRIC

Un iguane de Mona, un vertébré insulaire très menacé.

ISLAND CONSERVATION/TOMMY HALL
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Les îles sont à la fois des havres de biodiversité, mais également des espaces des plus fragiles. Selon les résultats d’une étude publiée mercredi 25 octobre dans la revue Science advances, 41 % des espèces de vertébrés terrestres les plus menacés évoluent en milieu insulaire. Or, selon l’équipe de chercheurs internationaux, sur ces territoires isolés, une lutte efficace contre les espèces invasives, premier moteur des extinctions d’animaux, pourrait en protéger la grande majorité (95 %).

Pour arriver à cette conclusion surprenante, les scientifiques ont passé en revue, pendant six ans, plus de 1 000 ensembles de données, de publications et de rapports contemporains, mais aussi historiques et ont fait intervenir près de 500 experts du monde entier. Ils en ont tiré une base de données inédite sur la biodiversité menacée des îles, ainsi qu’une carte interactive de la répartition géographique à la fois des vertébrés menacés mais également de ceux qui les mettent sous pression : les populations humaines et les espèces envahissantes, comme les rats ou les chats.

« Epicentres du déclin de la biodiversité »

Résultat : les chercheurs ont identifié 1 189 espèces de mammifères, d’oiseaux, de reptiles et d’amphibiens en danger et en danger critique d’extinction selon les critères de la liste rouge de l’Union internationale pour la conservation de la nature, qui se reproduisent sur 1 288 îles, essentiellement en Océanie. Si ces animaux ne représentent que 5 % de tous les vertébrés terrestres, ils rassemblent en revanche 41 % de ceux considérés comme les plus menacés.

Comment expliquer cette disproportion ? « Les îles s’avèrent des épicentres du déclin de la biodiversité », explique Dena Spatz, première auteure de l’étude, qui a réalisé ce travail lorsqu’elle était biologiste de la conservation à l’université de Californie à Santa Cruz, avant de rejoindre l’ONG Island Conservation. « En étant isolées, elles abritent des espèces uniques et adaptées à un écosystème particulier, avec des tailles de populations limitées, des taux de reproduction faibles et un manque de défense et de vigilance contre les prédateurs », poursuit-elle. Ces confettis de territoires, qui représentent à peine plus de 5 % des terres du monde, ont ainsi enregistré 61 % des extinctions connues depuis l’an 1 500.

Un albatros des Antipodes, vertébré insulaire menacé.

ISLAND CONSERVATION//ELEANOR BRICCETTI
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Par exemple, l’oiseau moqueur de Floreana aux Galapagos (Equateur) a disparu de son île éponyme au XIXe siècle, quelques décennies seulement après que la colonisation humaine eut introduit des rongeurs et des chats sauvages. Ce destin funeste fut aussi celui du dodo, gros oiseau au bec crochu, qui disparut de l’île Maurice au XVIe siècle après l’arrivée des humains et d’espèces invasives. Or, ces extinctions entraînent des conséquences pour l’ensemble des écosystèmes. A Hawaï, la disparition d’un petit oiseau, les drépanidinés, a perturbé la pollinisation de plantes endémiques, elles-mêmes maintenant proches de l’extinction.

Parmi les 1 288 îles accueillant des vertébrés menacés, 1 030 abritent également des espèces invasives. La majorité sont des rats (présents dans 78 % des territoires insulaires), suivis par des chats et des chiens, qui sont des carnivores, ainsi que des ongulés (porcs, vaches et chèvres), qui peuvent affecter indirectement les vertébrés indigènes en piétinant, en creusant et en consommant leur nourriture et leur habitat.

Plusieurs solutions avancées

Les chercheurs avancent plusieurs solutions face à cet enjeu de conservation. Tout d’abord, « mettre en œuvre des mesures de sécurité pour empêcher les espèces invasives d’arriver et de devenir une menace », avance Dena Spatz. Il s’agit d’éviter d’en introduire volontairement, par de l’information et des contrôles, et involontairement, en inspectant les eaux de ballast des bateaux, les matériaux de construction, les engins de chantier, etc.

Lorsque ces envahisseurs sont déjà présents, l’enjeu réside dans l’éradication ou le contrôle (par des confinements, des barrières). Une technique qui a bénéficié à plus de 200 espèces de vertébrés dans le monde. Sur l’île d’Anacapa, au large de Los Angeles, par exemple, l’élimination réussie de rats invasifs en 2002 a permis le retour de trois oiseaux indigènes, le Guillemot de Scripps, l’Océanite cendré et le Starique de Cassin.

« Cette base de données doit nous permettre de déterminer sur quelles îles éviter, contrôler ou éradiquer prioritairement les espèces envahissantes de manière à apporter la plus grande contribution à la conservation de la biodiversité mondiale », explique Stuart Butchart, coauteur de l’étude et scientifique en chef de l’ONG de protection de la nature BirdLife International. Et Dena Spatz de conclure : « L’opportunité d’éviter des extinctions d’espèces est maintenant à portée de main. »

Par AUDREY GARRIC
Publié À 07h09

http:mobile.lemonde.fr/biodiversite/article/2017/10/26/comment-sauver-40-des-especes-de-vertebres-en-danger-critique-d-extinction_5206262_1652692.html

REAZIONE:PROTEGGERE LA GRANDE MAGGIORANZA DEGLI ANIMALI TERRESTRI DAI PIU INVASIVI:LA COMUNITA SCIENTIFICA INTERNAZIONALE AVVERTE PER LA ESTINZIONE DI VERTEBRATI ISOLANE PER CAUSA DI SPECIE INVASIVE,PRICIPALMENTE TOPI E GATTI.


28 OTTOBRE 2018:GOSSIP

-SU 20 MINUTI:

Brad Pitt rehace su vida sentimental con una actriz 32 años menor que él

28.10.2017 – 14:51h • 20 MINUTOS
El actor habría iniciado una relación con Ella Purnell, actriz británica de 21 años.
En la actualidad, Brad está en proceso de lanzar una serie televisiva llamada ‘Sweetbitter’, en la cual Ella sería la protagonista.
. Continua a leggere

FAITES INTERNES 1:CONTINUATION 345

9 OTTOBRE 2017:BASTA GUERRA AL CARBONE

-SU LA REPUBBLICA:

Repubblica.it
AMBIENTE PPP

CClimaqlima, Trump cancella ObamayObama sulle emissioni inquinanti: “La guerra del carbone è finita”

Il capo dell’Epa firmerà nelle prossime ore il ritiro del ‘Clean Power Plan’ del 2015. Secondo il ‘New York Times’ il mancato rispetto delle limitazioni sulle emissioni consentirebbe agli Usa di risparmiare 33 miliardi di dollari. Il ritiro di Washington dall’accordo è stato uno dei cavalli di battaglia elettorali del tycoon
09 Ottobre 2017

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Sullo stesso tema
Ambiente e carbone, Rampini: ”Trump salda il debito elettorale con i minatori”
Clima, New York sfida Trump: ecco il piano per ridurre le emissioni
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NUOVA offensiva dell’amministrazione Trump contro l’eredità di Barack Obama. Durante un incontro ad Hazard, nel Kentucky il capo dell’agenzia federale dell’ambiente (Epa), Scott Pruitt, ha annunciato che tutto è pronto per rovesciare le politiche messe in campo dall’ex presidente sul fronte della lotta ai cambiamenti climatici, rottamando il ‘Clean Power Plan’ che taglia le emissioni degli impianti a carbone.

“La guerra contro il carbone è finita”, ha detto Pruitt riecheggiando le parole pronunciate tempo fa dal presidente Trump. Il capo dell’Epa domani martedì 10 ottobre, firmerà il ritiro dal piano varato da Obama e di cui il tycoon aveva ordinato la revisione alla fine di marzo. La motivazione è che il provvedimento è frutto di un eccesso di potere da parte dell’ex presidente.

“Ecco il messaggio del presidente: la guerra al carbone è finita” ha detto Pruitt alla folla radunata ad Hazard, “domani a Washington, D.C., firmerò l’atto che ritirerà la legge”, ha aggiunto.

I sostenitori del ‘Clean Power Plan’ giudicano questo pezzo di legislazione fondamentale nell’ambito degli sforzi contro il riscaldamento globale, mentre i critici hanno sempre accusato Obama di aver ucciso con tali norme migliaia di posti di lavoro nel settore del carbone.

Il capo dell’agenzia federale dell’ambiente (Epa), Scott Pruit

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Il ‘Clean Power Plan’ era stato introdotto dall’amministrazione Obama in uno sforzo per ridurre il livello di emissioni inquinanti delle centrali elettriche del 32 per cento entro il 2030. Gli impianti sono i maggiori produttori dei gas serra, principali responsabili secondo gli esperti del cambiamento climatico. Il tentativo di smantellare il programma rientra nel più ampio disegno dell’amministrazione Trump di rilanciare l’industria dei combustibili fossili negli Usa. Per il capo dell’Agenzia per la protezione dell’ambiente, il regolamento introdotto da Obama nel 2015 era “illegale” e “definiva vincitori e perdenti” nella competizione per produrre energia elettrica negli Usa. “Il potere regolatorio non dovrebbe mai essere usato per definire vincitori e perdenti”, ha attaccato Pruitt.

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LEGGI Clima, Obama: “Entro 2030 via il 32% delle emissioni di CO2”

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Secondo il New York Times l’abolizione delle misure del ‘Clean Power Plan’ renderebbe più difficile per gli Stati Uniti rispettare gli impegni dell’accordo di Parigi per il contrasto ai cambiamenti climatici. Stando alle anticipazioni del quotidiano, nel testo preparato dall’Epa si calcola che il mancato rispetto delle limitazioni sulle emissioni consentirebbe agli Usa di risparmiare 33 miliardi di dollari. Di certo, il ritiro di Washington dall’accordo è stato uno dei cavalli di battaglia elettorali di Trump

http:.repubblica.it/ambiente/2017/10/09/news/clima_usa_trump_pronto_a_rottamare_le_politiche_obama-177794794/
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-10 OTTOBRE 2017:CRISI TURCHIA-USA,ATTUALIZAZZIONE

-SU LA REPUBBLICA:

Repubblica.it
ESTERI

Turchia, Erdogan: “Non consideriamo l’ambasciatore americano come rappresentante degli Usa”

Il presidente turco Recep Tayyip Erdogan dopo l’incontro di oggi con l’omologo serbo Aleksandar Vucic

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Si aggrava la crisi diplomatica tra Ankara e Washington, dopo il blocco reciproco dei visti e l’arresto degli impiegati turchi
dal nostro corrispondente MARCO ANSALDO
10 Ottobre 2017

ISTANBUL – “Non consideriamo l’ambasciatore americano come il rappresentante degli Stati Uniti in Turchia”. Recep Tayyip Erdogan getta benzina sul fuoco, e la crisi diplomatica fra Turchia e Stati Uniti invece di placarsi, divampa. Il blocco reciproco dei visti di ingresso, prima deciso dagli Usa che hanno visto arrestati due impiegati turchi della loro sede diplomatica con l’accusa di essere legati ad associazioni terroristiche, e poi replicato da Ankara, sta causando una polemica che compromette le finora buone relazioni fra Erdogan e Donald Trump.

Il Capo dello Stato turco, in visita ufficiale in Serbia, ha detto che l’ambasciatore americano John Bass “sta facendo delle visite di commiato, ma né i nostri ministri, né il presidente del Parlamento, né io abbiamo accettato queste visite perché non lo consideriamo come il rappresentante degli Stati Uniti in Turchia”. Bass, ormai prossimo a trasferirsi in Afghanistan, è stato oggetto di pesanti attacchi dai media filo-governativi. L’altro giorno, convocando una conferenza stampa ad Ankara, aveva scelto accuratamente le testate turche da invitare, escludendo quelle vicine al governo conservatore di ispirazione religiosa. E parlando dell’arresto di un impiegato turco della sua sede l’ambasciatore aveva definito il provvedimento come “privo di fondamento”. Poi aveva aggiunto: “Sono profondamente turbato dal fatto che alcune persone del governo turco siano più interessate ad alzare polveroni attraverso media che imbastiscono processi mediatici, piuttosto che cercare giustizia dinanzi ad un giudice. Una logica che mi sembra più mirata alla ricerca della vendetta che della giustizia. Ho voluto qui rappresentanti di media seri e se alcuni non sono stati invitati è perché non li ritengo organi di stampa, considerato che seguono un copione da fiction e non i principi etici del giornalismo”. Le reazioni sulla stampa filo governativa di Istanbul sono ora veementi.

Erdogan in un primo momento si era detto “amareggiato” per la vicenda. A Belgrado ha adesso aggiunto che gli Stati Uniti dovrebbero richiamare l’ambasciatore se è sua la decisione di interrompere il servizio dei visti ai cittadini turchi. Nella conferenza stampa con il suo omologo serbo Aleksander Vucic, il Presidente turco è apparso molto duro: “Chi ha messo delle spie nel consolato americano? Nessun Paese può permettere che vi siano delle minacce di questa portata al proprio interno. Non abbiamo iniziato noi questa polemica, hanno fatto tutto gli americani. Se l’ambasciatore di un Paese rifiuta di incontrare il ministro degli Esteri siamo di fronte a una chiara provocazione a fronte della quale non abbiamo nulla da dire agli Stati Uniti. Se il comportamento dell’ambasciatore è frutto di una sua iniziativa personale allora non deve rimanere al suo posto un minuto di più. Così rovina i rapporti tra Turchia e Usa. Se un ambasciatore turco facesse una cosa del genere lo rimuoveremmo in meno di un’ora. Non lo consideriamo più come il rappresentante americano in Turchia. La Turchia non è uno stato tribale. Se un primo sospetto viene arrestato e spunta anche un secondo nome legato a Gulen, allora forse è il caso che il consolato americano riveda la propria posizione”.

La crisi era cominciata lo scorso 4 ottobre, quando un impiegato turco del consolato americano era stato arrestato con l’accusa di spionaggio e di legami con la rete golpista di Fethullah Gulen, il predicatore e finanziere turco residente in autoesilio dal 1999 Pennsylvania, e ritenuto da Ankara come la mente del golpe sventato in Turchia il 15 luglio 2016. Gli Stati Uniti, rifiutando con sedgno le accuse, hanno poi risposto anche al nuovo arresto di lunedì con la decisione di sospendere il rilascio dei visti.

La tensione è ora alta in Turchia, dove dal giorno successivo al tentato colpo di Stato vige lo stato di emergenza, rinnovato finora di tre mesi in tre mesi. Ad Ankara la polizia ha disperso una manifestazione organizzata nel centro città, in occasione del secondo anniversario della strage alla stazione ferroviaria, il più grave attentato terroristico nella storia recente della Turchia. Le forze di sicurezza hanno fatto ricorso ai lacrimogeni e ai cannoni ad acqua per allontanare un centinaio di dimostranti che volevano marciare verso l’area predisposta per l’evento, nello stesso punto dove avvenne la strage. Proprio in virtù degli impedimenti a riunirsi per le nuove misure restrittive, il governatore della capitale aveva autorizzato l’ingresso nell’area solo ai parenti delle vittime, ad alcuni leader politici e ai rappresentanti della società civile. Il 10 ottobre 2015, 102 persone persero la vita e più di 500 rimasero ferite in due esplosioni che colpirono un evento organizzato dal partito filo-curdo per chiedere lo stop alla violenza nella Turchia sud-orientale

http:.repubblica.it/esteri/2017/10/10/news/turchia_crisi_stati_uniti_ambasciatore_spie_visti-177896857/?ref=drnh62-1

10 OTTOBRE 2017:BASTA GUERRA AL CARBONE 2:

-SU LA REPUBBLICA:

ESTERI

Il carbone per Trump: nella “terra nera” delle miniere Usa, addio alle “rinnovabili”

Una miniera di carbone nell’Ohio
Viaggio in Ohio, dove il dietrofront ambientale degli Usa è già realtà. “Così le energie fossili saranno di nuovo la prima fonte d’America”. Ogni 35 minuti vengono riempite le chiatte da 1.700 tonnellate in viaggio verso le centrali elettriche. “Un anno fa arrivò Hillary per dirci che dovevamo chiudere: così abbiamo tutti votato per Donald”
dal nostro inviato FEDERICO RAMPINI
12 Ottobre 2017

BELLAIRE (OHIO). “Cinquant’anni fa questa era la terra del King Coal, il re carbone. Oggi non siamo più dominanti ma siamo pur sempre della famiglia reale”. Così riassume la rinascita del capitalismo a carbone Ed Spiker, manager di Westmoreland Resources. Mi rivela in anticipo un sorpasso clamoroso: “L’anno prossimo, secondo i dati ufficiali del governo, il carbone tornerà ad essere la prima fonte di alimentazione delle centrali elettriche americane, il 38% della corrente la produrremo noi, contro il 36% del gas naturale “.

È un’inversione di tendenza che sarebbe stata impossibile sotto l’Amministrazione Obama, che in omaggio agli accordi di Parigi fece di tutto per penalizzare le energie fossili. Ma Donald Trump sconfessa la lotta al cambiamento climatico e accelera la deregulation energetica. Proprio in queste ore, applicando gli ordini del presidente, l’Environmental Protection Agency smantella i limiti alle emissioni carboniche delle centrali elettriche. In mezzo a questo revival del carbone incontro Spiker sul suo luogo di lavoro: in riva al fiume Ohio che dà il nome allo Stato. È una di quelle autostrade fluviali che sono le arterie strategiche del trasporto merci, l’Ohio confluisce nel Mississippi.

Siamo circondati da un viavai ininterrotto di camion.

Arrivano dalle miniere a cielo aperto delle colline cicostanti, rovesciano carbone sulle montagne nere di questo vasto deposito. Da un silos il carbone viene trasportato su carrelli mobili che finiscono nella pancia delle chiatte fluviali attraccate sul molo qui a fianco. Ogni 35 minuti viene riempita una chiatta da 1.700 tonnellate, che parte lungo il fiume per raggiungere le centrali elettriche della regione: Ohio, Pennsylvania, Kentucky, West Virginia. “È per questo che noi del Midwest paghiamo bollette della luce più basse di voi newyorchesi, la nostra elettricità va a carbone”, mi dice Spiker.

Un’altra varietà di questa “terra nera” – il coaking coal – finisce nelle tante acciaierie di questa zona. Per arrivare fino al porto di Bellaire, in un’ora e mezza di strada da Pittsburgh, ho attraversato quello che fu il cuore del primo capitalismo americano. Qui hanno costruito le loro fortune le famiglie Carnegie, Mellon, Frick, i protagonisti della rivoluzione industriale che fecero affluire immigrati dall’Italia, dalla Polonia, per lavorare nelle miniere e negli altiforni. Oggi questa Rust Belt, “cintura della ruggine”, è afflitta dalla deindustrializzazione, impoverita e spopolata dopo decenni di concorrenza cinese. Ma chi non si rassegna al declino ha trovato il suo profeta: Trump ha promesso una seconda vita al Re carbone. È una delle ragioni per cui oggi si trova lui alla Casa Bianca.

“Un anno fa – ricorda Spiker – Hillary da queste parti venne a dire che le miniere andavano chiuse, che il futuro è delle energie rinnovabili. Molti dei miei collaboratori e dipendenti, che avevano votato sempre democratico, a quel punto hanno scelto Trump”. Voti decisivi, in questi “swing State” del Midwest che sono passati dalla casella democratica a quella repubblicana. Proprio qui si è giocata su minuscole frazioni percentuali l’elezione dell’8 novembre scorso. E Trump oggi restituisce il favore. “Le leggi di Obama – dice Spiker – ci stavano facendo parecchio male, la svolta di Trump è ottima per noi”. A 61 anni, con alle spalle una formazione in Scienze politiche, questo manager che ama le canzoni di Celentano e ha una famiglia multietnica (nuore e generi cinesi e ispanici) non è un “trumpiano” a oltranza. La sua difesa del capitalismo a carbone è moderata. “Voi ambientalisti – dice – ci considerate persone malvagie, ma l’industria del carbone oggi deve rispettare standard di sicurezza molto severi, e le ex-miniere esaurite le riconvertiamo all’agricoltura. Certo questo presidente a volte ci fa inorridire e anch’io sogno per i miei nipoti un pianeta senza inquinamento, senza energie fossili. Solo che non è realistico immaginare di arrivarci subito. Carbone e gas naturale allo stato attuale delle conoscenze tecnologiche sono le uniche fonti disponibili alle tre di notte, quando il sole non c’è. O in un lungo inverno gelido senza vento, quando le pale eoliche si fermano. Del resto continuiamo a esportare carbone in paesi ambientalisti come la Germania e l’Olanda. Ne esportiamo in Cina e in India, che pure hanno firmato gli accordi di Parigi “.

Obama-Clinton in realtà volevano solo accelerare coi giusti incentivi e sanzioni la transizione verso un futuro migliore. Ma adesso siamo in piena rivincita del carbone, per via di quelle frasi che Hillary venne a dire un anno fa a questi minatori. “La candidata democratica – ricorda Spiker – a noi offriva genericamente una riconversione verso altri mestieri. Più facile dirlo che farlo. Com’è evidente, non ha convinto, da queste parti”.
http:.repubblica.it/esteri/2017/10/12/news/il_carbone_per_trump-178027634/?ref=drnh8-2
REAZIONE:”PORCO PULITO NON SI FA GRASSO”

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14 OTTOBRE 2017:EUROPA,FRA LA VERGINE E PIU LAICITA,FRA MARIA E GUTERRES,FRA NEOLIBERALISMO E SOCIALISMO(EUROPA……!!!!!…NIENTE BREXIT)

-SU LE MONDE:

Publié Le 12.10.2017 à 11h58
Le drapeau européen a-t-il une origine catholique ?

Jean-Luc Mélenchon souhaite retirer la bannière bleue à douze étoiles de l’hémicycle de l’Assemblée nationale au motif qu’il s’agit d’un « symbole confessionnel ».
Par ANNE-AËL DURAND
Jean-Luc Mélenchon et Emmanuel Macron se déchirent autour d’un morceau de tissu. Le chef de file de La France insoumise a déposé, avec les autres députés de son parti, un amendement, rejeté mercredi 11 octobre par les députés, visant à retirer le drapeau européen de l’Assemblée nationale, pour le remplacer par celui de l’Organisation des Nations unies. Pour sanctuariser sa présence, le président Emmanuel Macron souhaite au contraire reconnaître officiellement le drapeau européen, présent dans l’Hémicycle depuis 2008.

Le drapeau européen à douze étoiles sur fond bleu. TOBIAS SCHWARZ / AFP

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Jean-Luc Mélenchon s’est indigné de cette annonce, en publiant un communiqué dans lequel il explique son rejet de cet « emblème européen confessionnel », contraire à la laïcité française.

Ce qu’il a dit :

« Monsieur le Président, vous n’avez pas le droit d’imposer à la France un emblème européen confessionnel. Il n’est pas le sien et la France a voté contre son adoption sans ambiguïté.
Je rappelle que notre opposition a cet emblème ne tient pas au fait qu’il prétend être celui de l’Europe, mais parce qu’il exprime une vision confessionnelle de l’Union, et cela à l’heure où plus que jamais religion et politique doivent être séparées.
Le refus du traité constitutionnel de 2005, dans lequel cet emblème était proposé, vaut décision du peuple français sur le sujet. »
POURQUOI C’EST PLUS COMPLIQUÉ

Le drapeau européen a été créé en 1955, à l’origine pour symboliser non pas l’Union européenne, ni même son ancêtre la Communauté européenne du charbon et de l’acier, mais bien le Conseil de l’Europe, une organisation de défense des droits de l’homme et de la culture.

Plusieurs projets de drapeaux sont proposés et successivement rejetés, expliquait Robert Bichet, président du comité ad hoc pour un emblème européen, en 1985 :

un grand « E » vert sur fond blanc, symbole du Mouvement européen, dont l’esthétique a été critiquée (il était comparé à « un caleçon qui sèche sur un pré ») ;
un cercle doré barré d’une croix, sur fond bleu : proposition que les Français et les Turcs (membres du Conseil de l’Europe) ont refusée en raison justement du symbole religieux ;
des constellations d’étoiles, complexes à reproduire, ou une quinzaine d’étoiles en cercle, représentant le nombre de membres du Conseil à l’époque – mais les Allemands ne souhaitaient pas que la Sarre y soit comptée comme un Etat membre.
Arsène Heitz et l’hyperdulie

Finalement, le projet retenu reprend le cercle d’étoiles sur un fond azur. Le fonctionnaire européen qui a dessiné le drapeau, Arsène Heitz, était un fervent catholique. Il a raconté bien plus tard qu’il avait tiré son inspiration de la médaille miraculeuse de la Vierge Marie, qui la représente entourée de douze étoiles d’or. Nos confrères de La Vie citent aussi un texte religieux qui décrit Marie comme « une femme revêtue du soleil, la lune sous ses pieds et sur la tête une couronne de douze étoiles ». Le bleu est également la couleur associée à la mère de Jésus, qui fait l’objet d’une vénération particulière dans les religions catholique et orthodoxe, le culte marial, ou « hyperdulie.

Une inspiration plutôt qu’une intention

Toutefois, si l’inspiration du dessinateur et les symboles utilisés peuvent être considérés comme liés à la religion catholique, ce n’est pas l’intention mise en avant par les institutions qui ont adopté ce visuel. « Les étoiles symbolisent les idéaux d’unité, de solidarité et d’harmonie entre les peuples d’Europe », précise le site de l’Union européenne. La Turquie, membre du Conseil de l’Europe, a refusé des symboles religieux plus explicites mais a donné son accord pour les étoiles. Qualifier le drapeau européen d’« emblème confessionnel », comme le fait Jean-Luc Mélenchon, peut apparaître exagéré.

Quant au nombre douze, il ne renvoie pas au nombre d’Etats de l’Europe, même si le drapeau devient officiellement symbole de la communauté économique européenne (CEE) en 1986, alors que cette dernière vient de s’élargir à douze membres. Décrit par le Conseil de l’Europe comme un signe de « la perfection et de la plénitude comme l’union de nos peuples devrait l’être », le douze est hautement symbolique dans la religion chrétienne (les apôtres), mais pas seulement : les mois de l’année, les signes du zodiaque, les travaux d’Hercule…

Un rejet du traité de 2005

M. Mélenchon estime que le rejet du traité constitutionnel européen, en 2005, qui précise la description du drapeau dans la partie IV, article 1, « vaut décision du peuple français ». Mais ni la couleur ni le motif de la bannière européenne n’étaient à l’époque le principal motif du « non » au référendum, qui mêlait surtout des considérations souverainistes et un refus de la mondialisation néolibérale.

Le traité de Lisbonne, adopté en 2007, ne fait plus référence au drapeau. En revanche, dans la déclaration 52 qui lui est associée, seize pays reconnaissent le drapeau étoilé comme le symbole de leur appartenance à l’Union européenne : la Belgique, la Bulgarie, l’Allemagne, la Grèce, l’Espagne, l’Italie, Chypre, la Lituanie, le Luxembourg, la Hongrie, Malte, l’Autriche, le Portugal, la Roumanie, la Slovénie et la Slovaquie. La France ne fait pas partie de la liste.

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Par ANNE-AËL DURAND
Publié Le 12.10.2017 a 11h58

http:mobile.lemonde.fr/les-decodeurs/article/2017/10/12/le-drapeau-europeen-a-t-il-une-origine-catholique_5200019_4355770.html
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RAZIONE:LE EVIDENZIE SONO DEBOLI MA SUFFICENTI:LA BANDIERA EUROPEA E’ CONFESSIONALE E SI RIFA ALLA VERGINE,COSI DIVENTATA. PROTETTRICE DELL’EUROPA.

SUL FRONTE OPPOSTO MELENCHON CHIEDE LAICISMO,PIU LAICISMO…….

INOLTRE LA CONSEGUENZA LOGICA DI ALZARE LA BANDIERA DELLA ONU E’ PIU LAICISMO OLTRE AD UNA POLITICA EUROPEA IMMIGRATORIA INTERNAZIONALISTA DI “PORTE BATTENTI”.

LA NUOVA ERA SCAMPATO IL NEOLIBERALISMO, E’ CON MACRON,LA SI VOGLIA O NO L’EUROPA ANCHE SE NON E’ DI RADICI CATTOLICHE(E COSI GLIELO FATTO SAPERE IL POPOLO QUANDO MEDIANTE IL VOTO HA RIFIUTATO LA CONSTITUZIONE PER TRE VOLTE)LA SUA TRADIZIONE EVIDENTEMENTE SI IDENTIFICA CON UNA RELIGIOSITA MAGGIORITARIA CATTOLICA CHE SI ESPRIME CONDOTTUALMENTE IN UN STILE DI VITA E IDEOSINCRAZIE,DIVERSI ALL’ATEISMO,DIVERSO AD ALTRE RELIGIONI MA ANCHE A CERTI SINCRETISMI:INSOMMA,SI ALLA VERGINE SI AL BREXIT,NON PIU RADICALISMO,NON PIU LAICISMO.

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16 OTTOBRE 2017:GOSSIP,CARLA BRUNI CAMBIA
Nicolas Sarkozy : Carla Bruni prête à le quitter à tout moment

Dans une récente interview accordée au magazine Terra Femina, Carla Bruni s’est confiée sur son rapport aux hommes, et plus particulièrement à son époux Nicolas Sarkozy. Une entrevue au cours de laquelle elle a confié qu’elle était prête à le quitter à tout moment. Non Stop People vous en dit plus.

http:video.lefigaro.fr/figaro/video/nicolas-sarkozy-carla-bruni-prete-a-le-quitter-a-tout-moment

_APPENDICE:SU LE FIGARO
Emily Ratajkowski nue : La starlette revendique son droit de se dénuder

http://video.lefigaro.fr/figaro/video/emily-ratajkowski-nue-la-starlette-revendique-son-droit-de-se-denuder/4033848420001/

Le mannequin s’est fait connaître dans le clip « Blurred Lines » de Robin Thicke. La vidéo, considérée comme misogyne avait créé polémique et suscité la colère des féministes. Dans un entretien accordé au Daily Mail, Emily Ratajkowski défend son droit d’enlever ses vetements
http:video.lefigaro.fr/figaro/video/emily-ratajkowski-nue-la-starlette-revendique-son-droit-de-se-denuder/4033848420001/


16 OTTOBRE 2017:GOSSIP 2,VANESSA PARADIS COMPLETAMENTE NUDA

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17 OTTOBRE 2017:”BUCHONEADAS” (GOSSIP)SPAGNOLE,TRADIZIONI CINESI,IVANKA

-SU HOLA:

IVANKA TRUMP CELEBRA EL CUMPLEAÑOS DE SU HIJO Y NO OLVIDA LA DIVERTIDA TRADICIÓN FAMILIAR

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17 DE OCTUBRE DE 2017 BY HOLA.COM

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Ivanka Trump dejo a un lado sus ocupaciones como asesora presidencial en la Casa Blanca para disfrutar de un fin de semana en familia. El motivo tan especial fue el cumpleaños de su hijo Joseph que sopló cuatro velas de su tarta. Además de una fiesta llena de ilusión y en la que no faltaron muchas sonrisas, la hija de Donald Trump celebró este día tan especial con un tradicional plato de espaguettis, algo que en la familia de Ivanka ya ha cobrado un significado muy especial y que cada año repite con sus tres hijos.

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Birthday traditions are the best! 🍝 Happy 4th birthday Joseph! I love you with all my heart. ❤️#belatedbirthday #

HACE 2 DÍAS

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La hija de Donald Trump obsequió a sus seguidores con un bello instante protagonizado por madre e hijo. En sus redes sociales publicó una fotografía de ella con su hijo Joseph compartiendo un gran plato de espaguettis al estilo La Dama y el Vagabundo. Ivanka y el pequeño comparten un espagueti en lo que parece haber sido una fiesta muy divertida con temática de la película Cars y La Patrulla Canina.
Para la feliz ocasión, Ivanka volvió a lucir una prenda low cost de la firma española Zara. Una bata estilo kimono en azul claro y decorada con aves blancas perfecta para la ocasión combinada con un top básico en color negro.

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Birthday tradition-- noodles for a long life! 🍝
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Birthday tradition– noodles for a long life! 🍝

17 DE JULIO

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Es habitual ver a Ivanka compartir las imágenes más espontáneas y naturales de su vida familiar. A Ivanka le encanta mostrar en sus perfiles sociales cómo repite esta bella tradición con sus tres hijos: Arabella, Theodore y Joseph. En cada uno de sus cumpleaños no falta un gran plato de espaguettis, una tradición china que adoptó para su familia y que augura una larga y buena vida.

http:us.hola.com/actualidad/20171017100735/ivanka-trump-cumple-joseph/

REAZIONE:TRADIZIONI CINESI

19 OTTOBRE 2017:COLPO DI STATO. FASCISTA?

-SU LA REPUBBLICA:

Di Pietro contro il filosofo Fusaro: “Mani pulite un colpo di Stato? Ma che c… dici”

Durante un confronto a L’Aria che tira, in onda su La 7, il filosofo Diego Fusaro sostiene che “Mani Pulite fu un colpo di Stato”. Affermazione che ha fatto infuriare l’ex magistrato Antonio Di Pietro, autore delle inchieste anticorruzione che nel 1992 hanno portato alla fine della prima repubblica

video La 7
19 ottobre 2017

REAZIONE:MAFIA O NON MAFIA NON E’ SOLO FUSARO A PENSARLO.E ROUSSEAU,VOLTAIRE E MONTESQUIEU CI METTEREBBERO LA FIRMA.

MAFIA O NON MAFIA STA DI FATTO CHE ROMA HA MANDATO L’ESSERCITO IN SICILIA,MENTRE CADEVA LA PRIMA REPUBBLICA E INIZIAVA LA REVOLUZIONE LEGHISTA E LA ERA DELLA ALTERNANZA BERLUSCONI-PRODI.

19 OTTOBRE 2017:I PASSDARAM NELLA MIRA DI WASHINGTON

-SU LE FIGARO:

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Actualité International
Iran : les gardiens de la révolution dans le collimateur de Washington
Par Georges Malbrunot Mis à jour le 13/10/2017 à 17:40

Major General Qasem Soleiman, commander of The Quds Force, is a special forces unit of Iran’s Revolutionary Guard Corps (IRGC) meet with Iranian Supreme Leader Ayatollah Seyyed Ali Khamenei in Tehran. Iran. 18/09/2016//AY-COLLECTION_151504/Credit:AY-COLLECTION/SIPA/1609181518


Iran : les gardiens de la révolution dans le collimateur de Washington
Bras armé de l’Iran hors de ses frontières, la Force al-Qods, dirigée par le général Qasem Soleimani (au centre), figure sur la liste noire américaine depuis 2007.

AY-COLLECTION/SIPA/AY-COLLECTION/SIPA

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VIDÉO – En voulant cibler les gardiens de la révolution, Donald Trump risque d’exposer un peu plus les troupes américaines au Moyen-Orient, dès lors considérées comme ennemis de l’Iran, au même titre que Daech.

C’était il y a quelques mois dans son bureau au sous-sol d’une maison dans un quartier cossu de Téhéran. Kanani Moghadam faisait défiler ses photos souvenir des années 1990. «J’ai été impliqué dans la Force al-Qods au Liban contre Israël, en Afghanistan, en Syrie et en Irak avant la chute de Saddam Hussein», confiait au Figaro cet ancien cadre des gardiens de la révolution, devenu, la cinquantaine passée, un homme d’affaires prospère.
Au mur, des clichés noircis le montrent en compagnie de l’imam Khomeyni, le fondateur de la République islamique, et de Mohsen Rezaï, longtemps patron des gardiens de la révolution – les pasdarans – ceux-là mêmes que Donald Trump aurait voulu inscrire sur la liste des organisations terroristes, avant d’y renoncer.
http:players.brightcove.net/610043537001/4k4QmRz5g_default/index.html?videoId=5608651121001&mute=true

Depuis 2007, la Force al-Qods figure déjà sur une liste noire …;

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http:.lefigaro.fr/international/2017/10/13/01003-20171013ARTFIG00243-les-gardiens-de-la-revolution-dans-le-collimateur-de-washington.php


20 OTTOBRE 2017:SALA SARA DESTITUITO?

-SU LA REPUBBLICA:
Repubblica.it
MILANO CRONACA

Expo, Sala indagato: in aula a dicembre, si decide sul processo

Il sindaco di Milano Giuseppe Sala
Fissata la data dell’udienza preliminare, il sindaco deve rispondere di falso per aver retrodatato l’atto di nomina di due commissari di gara. Aveva detto: “Sono sereno voglio continuare a fare il mio lavoro bene e a lungo”

03 Ottobre 2017

Si aprirà il prossimo 14 dicembre davanti al gup milanese Giovanna Campanile l’udienza preliminare in cui figura tra gli 8 imputati, in qualità di ex commissario Expo, il sindaco di Milano Giuseppe Sala. E’ accusato, non di aver pilotato l’appalto per i lavori della Piastra, ma di aver retrodatato due verbali della commissione giudicatrice della gara. E’ infatti caduta per il sindaco la contestazione più grave che gli era stata mossa sull’appalto del verde per l’allestimento dell’Esposizione universale, quella di turbativa d’asta.

Sala è accusato di falso materiale e ideologico per aver retrodatato l’atto di nomina di due commissari di gara. Nomina, scrivevano i suoi legali nella memoria difensiva, “del tutto innocua non avendo in nessun modo determinato l’irregolarità della procedura di gara”, “un vero e proprio delitto senza movente”. Il sindaco si è detto infatti sereno: “Per quello che ho capito sono molto tranquillo e sereno e voglio continuare a fare il mio lavoro di sindaco bene e anche a lungo”

VIDEO


Expo, Sala su richiesta rinvio a giudizio: “Sereno: continuerò a fare il sindaco a lungo”

L’udienza riguarda anche l’ex manager di Expo Angelo Paris, l’ex dg di Ilspa Antonio Rognoni, l’ex presidente della Mantovani Piergiorgio Baita, il presidente di Coveco (Consorzio Veneto Cooperativo) Franco Morbiolo e un dipendente di Metropolitane Milanesi, Dario Comini. Imputate come enti anche Coveco e la stessa Mantovani. Quest’ultima risulta anche parte offesa come l’impresa Pizzarotti, MM e Expo 2015 spa. Tutti loro, come ha contestato il sostituto pg Felice Isnardi – che aveva sfilato l’indagine alla procura – rispondono a vario titolo di corruzione, turbativa d’asta, rivelazione del segreto d’ufficio, accesso abusivo a sistema informatico e ricettazione

Expo, nuova bufera: Palazzo Italia nella rete della corruzione. Indagato Acerbo

Expo, Paris ammette di aver manovrato appalti. Il gip dice no alla scarcerazione di Frigerio

Tangenti Expo 2015, il giudice respinge la richieste di patteggiamento per Rognoni

‘Cupola’ degli appalti, Primo Greganti entrò negli uffici milanesi di Expo 2015

Tangenti Expo, indaga anche la Corte dei conti: una task force valuterà i danni erariali

http:milano.repubblica.it/cronaca/2017/10/03/news/expo_sala_indagato_processo_udienza_preliminare-177273071/

REAZIONE:E CI SONO ANCHE QUELLI DI MANI PULITI NELLA CUPOLA DELLA “TANGENTOPOLI NORD”,VEDI QUESTI ARTICOLI CORELATI:

-APPENDICE 1:

SU LA REPUBBLICA:

CRONACA

Expo, nuova Tangentopoli a Milano: sette arresti. In carcere Greganti, Frigerio e Paris

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Primo Greganti in una foto di due anni fa quando presentò il suo libro su Mani pulite
Duecento uomini della Finanza nel blitz coordinato dalla Procura di Milano. Ci sono i due personaggi eccellenti di Mani Pulite. In cella l’ex parlamentare pdl Grillo. “Cene da Berlusconi e contatti con Previti”
di PIERO COLAPRICO e EMILIO RANDACIO
08 Maggio 2014

A distanza di poco più di un mese dall’arresto di Antonio Rognoni, ex direttore generale di Infrastrutture Lombarde, società coinvolta nella realizzazione delle più importanti opere pubbliche lombarde, una bufera giudiziaria si è abbattuta sull’Esposizione universale in programma fra un anno a Milano. In carcere è finito uno dei manager più importanti di Expo 2015 spa, Angelo Paris – direttore della divisione Construction and dismantling (ovvero ‘costruzione e smantellamento’) – e con lui anche due vecchi protagonisti della stagione di Tangentopoli, Primo Greganti e Gianstefano Frigerio, i quali assieme all’ex senatore pdl Luigi Grillo avrebbero posto in essere una “saldatura” fra imprese, cooperative e tutti gli schieramenti politici, da destra a sinistra fino alla Lega, per condizionare e assegnare appalti in cambio di tangenti.

Una “cupola” in Lombardia. “Abbiamo reciso nel più breve tempo possibile i rami malati, proprio per consentire a Expo di ripartire al più presto”, ha chiarito il procuratore della Repubblica di Milano, Edmondo Bruti Liberati, il quale, a chi gli ha fatto notare che questa era una delle inchieste citate dal procuratore aggiunto Alfredo Robledo nell’esposto contro di lui al Csm, ha risposto: “Robledo non ha condiviso l’impostazione e non ha vistato gli atti”. Secondo il procuratore aggiunto Ilda Boccassini e i pm Claudio Gittardi e Antonio D’Alessio, negli ultimi due anni avrebbe operato in Lombardia una vera e propria “cupola” che prometteva “avanzamenti di carriera”, grazie a “protezioni politiche”, a manager e pubblici ufficiali disponibili a pilotare le gare a favore degli imprenditori che versavano le mazzette. E così nell’ordinanza di custodia cautelare, firmata dal gip Fabio Antezza, compaiono i nomi di numerosi politici,tra cui Silvio Berlusconi, che avrebbe ricevuto lo stesso Paris ad Arcore lo scorso febbraio, ma anche quelli di Cesare Previti e Gianni Letta (che non sono indagati).

Le riunioni nel circolo Tommaso Moro. “Non c’è alcun politico nazionale indagato”, hanno chiarito i pm spiegando, fra le altre cose, che la “sede sociale” dell’associazione per delinquere (sono stati contestati anche i reati di corruzione, turbativa d’asta e rivelazione di segreto d’ufficio) si trovava a Milano in un centro culturale intitolato a Tommaso Moro. Centro di cui era presidente Frigerio, ex parlamentare dc , già condannato ai tempi di Mani Pulite e attualmente collaboratore dell’Ufficio politico del Ppe a Bruxelles. E se Frigerio, detto ‘il Professore’ o ‘l’Onorevole’, dalle intercettazioni sembra essere stato in stretti rapporti con l’ex premier Berlusconi (“il mio capo mi ha chiamato ad Arcore”, diceva in una conversazione del 10 maggio 2013), Greganti, noto come il collettore delle ‘mazzette rosse’ più di vent’anni fa, nella “cupola” era, come scrive il gip, il “soggetto legato al mondo delle società cooperative di area Pd”, le quali, come hanno chiarito i pm, venivano da lui protette e favorite negli appalti.

Una mazzetta da 600mila euro. E anche Grillo, detto ‘Gigi’ e già coinvolto nell’inchiesta Bpi-Antonveneta, benché uscito più di un anno fa dal parlamento ha mantenuto, si legge nell’ordinanza, “intatta la capacità di relazionarsi ad alto livello con il mondo politico-parlamentare”, la vera “leva”, secondo i magistrati, per inquinare le gare. Così un importante appalto per l’Expo 2015 “del valore di 67 milioni di euro” sarebbe stata aggiudicato “in favore di un’associazione temporanea di imprese partecipata da Celfa oltre che dalla Maltauro costruzioni spa”, società dell’imprenditore vicentino Enrico Maltauro, anche lui finito in carcere. Si tratta della gara riguardante le cosiddette ‘architetture di servizio’ e che sarebbe stata condizionata, secondo quanto riportato dall’ordinanza, in cambio di una stecca da “600mila euro da suddividersi in parti uguali” tra i partecipi dell’associazione, fra cui anche Sergio Cattozzo, ex segretario dell’Udc della Liguria (per Rognoni, invece, è stata disposta una nuova misura di arresti domiciliari).

Le mani sulle Vie d’acqua. Paris avrebbe riservato, secondo il gip, “un trattamento preferenziale a imprese di riferimento dell’associazione” in relazione anche ad altri appalti per l’Expo, tra cui quello relativo “al progetto Vie d’acqua”. Poi anche il tentativo di condizionare altri appalti “minori” dell’Expo, come quello dell’area parcheggi, e gli interventi sui direttori generali di una serie di ospedali e sul progetto ‘Citta della Salute’, da 350 milioni, oltre all’appoggio continuo a Giuseppe Nucci, ex amministratore delegato della società pubblica Sogin, che si occupa dello smaltimento delle scorie nucleari.

Bersani e Maroni. Nel settembre 2013 Cattozzo, parlando di una sfumata nomina di Nucci (indagato), diceva che anche Greganti “era convinto che si potesse ancora correre su Nucci presidente perché Pierluigi Bersani ha detto: io sono d’accordissimo”. E da una telefonata intercettata fra Cattozzo e un’altra persona emergerebbe “la circostanza per la quale Frigerio ha effettuato, a dire degli stessi sodali, un ulteriore intervento presso Maroni e presso Berlusconi per raccomandare la nomina di Paris presso Infrastutture Lombarde spa” dopo l’arresto di Rognoni., come scrive il gip

Expo, Maltauro interrogato per nove ore dal pm: “Sì, la ‘cupola’ manovrava gli appalti”

Expo, Acerbo si dimette dopo la bufera sulle Vie d’acqua ma resta a Padiglione Italia

‘Cupola’ degli appalti, Primo Greganti entrò negli uffici milanesi di Expo 2015

Expo, un’altra inchiesta a Milano: nel mirino 4 appalti per la Darsena e le Vie d’acqua

Inchiesta Expo, “così Acerbo manovrava affari e favori per le imprese a caccia di appalti”

http:milano.repubblica.it/cronaca/2014/05/08/news/expo-85539313/?ref=drnweb.repubblica.scroll-1

-APPENDICE 2:QUELLI DEI CONTI LEALI ALLO STATO

-SU LA REPUBBLICA:

Repubblica.itR

MILANO CRONACA

Tangenti Expo, indaga anche la Corte dei conti: una task force valuterà i danni erariali
L’inchiesta procederà in stretta connessione con il lavoro della Procura di Milano sugli ultimi arresti e su Infrastrutture Lombarde. L’avvocato Ghedini in Procura: “Ecco i biglietti di Frigerio per Berlusconi”

Interviene anche la Corte dei conti nella vicenda con al centro la “cupola” degli appalti e sospette mazzette e che una settimana fa ha portato in carcere l’ex parlamentare dc Gianstefano Frigerio, l’ex funzionario pci Primo Greganti, l’ex senatore pdl Luigi Grillo, l’ex esponente ligure udc Sergio Cattozzo, Angelo Paris (ex manager di Expo) e l’imprenditore vicentino Enrico Maltauro.

La Procura regionale della Corte dei conti per la Lombardia ha avviato un’indagine per accertare possibili profili di danno erariale nella gestione delle gare di appalto per Expo 2015. Indagine per cui è stato istituito un pool di magistrati contabili, guidato dal procuratore regionale Antonio Caruso, e che si avvarrà del contributo del nucleo di polizia tributaria della guardia di finanza di Milano. La nuova inchiesta sulle presunte irregolarità nelle gare di Expo si aggiunge alla recente indagine in corso, relativa alla truffa ai danni della Regione tramite Infrastrutture Lombarde per svariate illegalità nell’attività contrattuale – per l’accusa sarebbero stati favoriti alcuni avvocati legati all’ex direttore generale Antonio Rognoni – e ai numerosi fascicoli aperti sugli appalti negli ospedali lombardi, attualmente in fase istruttoria.

I pm Claudio Gittardi e Antonio D’Alessio, che dopo gli interrogatori in cui Maltauro e Cattozzo hanno in sostanza confermato l’ipotesi dell’esistenza di un sistema architettato dalla “squadra” fatto di gare pilotate e di tangenti, hanno riconvocato per martedì prossimo l’ex politico dell’Udc. I due pm, inoltre, hanno dato parere negativo alla richiesta di arresti domiciliari, inoltrata lunedì scorso al gip Fabio Antezza (pare scontato il rigetto) da Paris in quanto, a loro avviso, pur avendo fatto ammissioni durante l’interrogatorio di garanzia, deve ancora far luce su molti aspetti della vicenda. L’ex manager aveva parlato di “errori” da parte sua, aveva detto di essersi fatto coinvolgere nel ‘sistema’ e non aveva risposto compiutamente alla domanda relativa ai referenti politici, riservandosi però di chiarire: su sua richiesta, lunedì prossimo è stato convocato in Procura per essere interrogato.

In mattinata, inoltre, l’avvocato di Silvio Berlusconi, Niccolò Ghedini, si è presentato a Palazzo di giustizia per consegnare al procuratore della Repubblica, Edmondo Bruti Liberati, alcune note che Frigerio aveva fatto avere all’ex premier. E questo dopo che l’ex premier, in un’intervista su La7, in risposta ad alcuni articoli in cui si parlava di ‘pizzini’ a lui recapitati dall’ex dc, ha assicurato che si trattava di “pensieri sulla situazione economica mondiale e italiana” di Frigerio. I bigliettini sono stati rintracciati nell’archivio del leader di Forza Italia.

Infine, secondo un’inchiesta giornalistica che verrà pubblicata sulll’Espresso, “lo scandalo Maltauro si poteva fermare. Le autorità che vigilano sugli appalti di Expo – sostiene il settimanale –  erano state informate delle relazioni pericolose dell’azienda, i cui vertici dopo la retata milanese della scorsa settimana hanno ammesso il pagamento di tangenti per centinaia di migliaia di euro”. Il servizio descrive “come sul tavolo dell’ufficio incaricato di sorvegliare le grandi opere milanesi fossero arrivate tre informative nei confronti” dell’impresa veneta “redatte dalle prefetture di Vicenza e l’Aquila nel 2011 e nel 2012”.

Secondo l’articolo, “in questi documenti si faceva riferimento alla partecipazione ad appalti ‘assieme a società’ con infiltrazioni di mafia, si descrivevano due istruttorie delle direzioni distrettuali antimafia di Venezia e Palermo rimarcando come per i cantieri legati alla base militare di Aviano la Maltauro avesse chiesto ‘l’emissione di pass personali per personaggi organicamente inseriti nella criminalità organizzata’”.

Sempre secondo il settimanale “le informazioni raccolte non sono però servite a bloccare” l’impresa, che “a luglio 2013 e febbraio 2014 ha ottenuto due appalti per l’Expo con un valore superiore a 91 milioni di euro”. E ancora: “Il 21 febbraio scorso, dopo sette mesi di istruttoria l’ufficio per i controlli sull’evento milanese”, scriveva: “Si resta in attesa di ulteriori accertamenti in corso” sulla Maltauro”. E la settimana scorsa sono arrivati gli arresti.

E in seguito agli articoli di stampa secondo i quali gli investigatori milanesi avrebbero accertato che Primo Greganti, un altro degli arrestati per l’inchiesta milanese, sia entrato in più occasioni in Senato, il presidente di Palazzo Madama, Pietro Grasso, ha scritto al procuratore della Repubblica di Milano richiedendo con urgenza informazioni più circostanziate. In particolare, si legge in una nota, Grasso ha richiesto “ogni utile elemento di dettaglio riguardante le date e gli orari in cui Greganti sia stato eventualmente osservato fare ingresso o uscire da palazzi del Senato e indicazioni precise di quali specifici palazzi e ingressi si tratti”.

E’ un Greganti frenetico, d’altronde, che andava spesso a Roma, di solito il mercoledì, quello descritto nelle informative della guardia di finanza. L’ex funzionario del Pci, come raccontano le carte, avrebbe incontrato solo pochi mesi fa l’ex tesoriere nazionale dei Ds, Francesco Riccio, e nello stesso periodo la “localizzazione” del suo telefono ha agganciato la cella vicino a “corso Rinascimento-Palazzo Madama”.

http:milano.repubblica.it/cronaca/2014/05/15/news/tangenti_expo_indaga_anche_la_corte_dei_conti_una_task_force_valuter_i_danni_erariali-86204240/?ref=drnr2-17

-APPENDICE 3:PARIS HA COLLABORATO

-SU LA REPUBBLICA:

Repubblica.it
MILANO CRONACA

Expo, Paris ammette di aver manovrato appalti. Il gip dice no alla scarcerazione di Frigerio

Gianstefano Frigerio

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Cinque ore di interrogatorio per l’ex manager, che avrebbe fornito ai pm conferme sul sistema della Cupola. Respinta la richiesta presentata dai legali dell’ex dc per “l’eccezionalità delle esigenze cautelari”
19 Maggio 2014

2′ di lettura
MILANO – Ha parlato per circa cinque ore fornendo chiarimenti a inquirenti e investigatori e ammettendo di aver “turbato le gare” Angelo Paris, l’ex manager di Expo arrestato lo scorso 8 maggio nell’ambito dell’inchiesta sulla presunta ‘cupola degli appalti’ assieme all’ex parlamentare dc Gianstefano Frigerio, l’ex funzionario dpci Primo Greganti, l’ex senatore pdl Luigi Grillo, l’ex esponente dell’Udc ligure Sergio Cattozzo e l’imprenditore Enrico Maltauro.

Convocato nel pomeriggio su sua richiesta dai pm Claudio Gittardi e Antonio D’Alessio, Paris (difeso dagli avvocati Luca Troyer e Luca Ponzoni) ha in sostanza approfondito fino a sera quanto già riferito lunedì della scorsa settimana davanti al gip Fabio Antezza: aveva riconosciuto le proprie responsabilità parlando di suoi “errori”, in riferimento alle notizie riservate sulle gare date alla “squadra” in cambio promesse di protezione politica, anche nelle altre sfere, e di vantaggi di carriera. Aveva detto di essersi fatto coinvolgere nel sistema architettato dalla presunta cupola. Di cui aveva negato di averne mai fatto parte, però, respingendo così l’accusa di associazione per delinquere.

L’ex manager, il cui verbale è stato secretato, nel rispondere punto per punto alle domande, da quanto è filtrato, ha ammesso di aver “turbato le gare” contestate, fra cui quelle delle architetture di servizi e per la costruzione dei padiglioni stranieri in vista di Expo, ma ha voluto rimarcare di non aver mai preso mazzette e di essere caduto nella rete della “squadra” solo per ottenere promesse di avanzamenti di carriera e per avere le spalle coperte grazie alla protezione di quei politici i cui nomi sono stati spesi, come ricorre nelle molte intercettazioni, da Greganti e Frigerio. Politici che lui, avrebbe affermato, non ha mai conosciuto di persona: quella a casa di Silvio Berlusconi era una cena meramente elettorale e quindi forse solo una paio di strette di mano e non di più.

E poichè oggi sono stati affrontati i nel dettaglio tutti gli appalti al centro dell’indagine, a breve verrà riconvocato in Procura. Paris è dunque il terzo degli indagati che prima davanti al gip e poi davanti ai pm fa ammissioni. Prima di lui Maltauro, mercoledì scorso, aveva descritto agli inquirenti, “un sistema basato sulle tangenti” al quale per “poter lavorare mi adeguavo e pagavo”. Aveva confessato di aver ricevuto da parte della presunta “cupola” la richiesta di circa “un milione 200mila euro di mazzette”, di cui la metà effettivamente versate e l’altra metà promesse con lo scopo di aggiudicarsi gli appalti di Expo e Sogin.

Non diverso l’interrogatorio di Cattozzo: l’ex esponente dell’Udc aveva confermato l’ipotesi dell’accusa e quindi l’esistenza di appalti truccati e di tangenti, con promesse di carriera ai pubblici ufficiali complici. Ipotesi invece respinta da Frigerio, Grillo e Greganti. E il gip Antezza ha respinto l’istanza di arresti domiciliari avanzata per motivi di salute da Frigerio, in quanto per il giudice sussistono “eccezionali” esigenze cautelari e non c’è stata alcuna “resipiscenza”.

Il giudice ha poi dichiarato il non luogo a provvedere in merito all’istanza di scarcerazione avanzata da Paris una settimana fa, ma successivamente revocata dall’ex manager

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Expo, Sala indagato: in aula a dicembre, si decide sul processo

‘Cupola’ degli appalti, Primo Greganti entrò negli uffici milanesi di Expo 2015

Tangenti Expo, indaga anche la Corte dei conti: una task force valuterà i danni erariali

http:milano.repubblicka.it/cronaca/2014/05/19/news/tangenti_expo_no_alla_scarcerazione_di_paris_e_frigerio_esigenze_cautelari_eccezionali_per_l_ex_dc-86559343/?ref=drnr2-5

19 OTTOBRE 2017:GB E’ EUROPA,LA NUOVA ERA CE’

-SU LA REPUBBLICA:

Repubblica.it
ESTERI
May, la lettera aperta: “Cari europei, potrete restare in Gran Bretagna”

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Ecco il testo che la premier britannica ha deciso di inviare ai cittadini europei
di THERESA MAY
18 Ottobre 2017

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Sullo stesso tema

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Oggi, mentre mi reco a Bruxelles, sono consapevole che molte persone guarderanno a noi, i leader dei 28 Paesi dell’Unione Europea, aspettandosi di veder dimostrare nei fatti che mettiamo le persone al primo posto.

Durante tutto questo processo ho detto chiaramente che i diritti dei cittadini sono la mia priorità. E so che gli altri leader hanno lo stesso obbiettivo: salvaguardare i diritti dei cittadini dell’Unione Europea che vivono nel Regno Unito e dei cittadini britannici che vivono nell’Unione Europea.

Desidero rassicurare tutti che questo problema rimane una priorità e che concordiamo sui principi fondamentali, e che nelle settimane a venire l’attenzione sarà concentrata sul raggiungimento di un accordo che funzioni per le persone, qui nel Regno Unito e nell’Unione Europea.

Quando abbiamo avviato questo processo, qualcuno ci ha accusati di trattare i cittadini Ue come merce di scambio. Nulla potrebbe essere più lontano dalla realtà.

I cittadini Ue che sono venuti a vivere nel Regno Unito hanno offerto un contributo enorme al nostro Paese, e vogliamo che loro, e le loro famiglie, rimangano. Non potrei dirlo più chiaramente: i cittadini dell’Unione Europea che oggi vivono legalmente nel Regno Unito potranno rimanervi.

Siamo vicinissimi a un accordo.

So che entrambe le parti prenderanno in considerazione le reciproche proposte per concludere l’accordo con mente aperta. E con la giusta flessibilità e creatività da una parte e dall’altra, sono fiduciosa che riusciremo a concludere le discussioni sui diritti dei cittadini nelle prossime settimane.

So che esiste una preoccupazione reale su come verrà attuato l’accordo. Le persone temono che il processo sarà complicato e burocratico, e che erigerà ostacoli difficili da superare. Anche su questo voglio fornire rassicurazioni.

Stiamo elaborando un processo digitale molto snello per quelli che chiederanno in futuro uno status permanente nel Regno Unito. Questo processo sarà disegnato tenendo in conto gli utenti, che saranno coinvolti in ogni passaggio.

Per garantire che l’elaborazione del sistema non incontri intoppi, il Governo sta anche istituendo un Gruppo Utenti che includerà rappresentanti dei cittadini Ue che vivono nel Regno Unito ed esperti digitali, tecnici e legali.

Questo gruppo si riunirà regolarmente, assicurando la trasparenza del processo e rispondendo adeguatamente alle esigenze degli utenti. E siamo consapevoli che i cittadini britannici che vivono negli altri 27 Paesi dell’Unione Europea sono a loro volta preoccupati per la possibilità di cambiamenti nelle procedure, dopo che il Regno Unito avrà lasciato l’Unione.

Abbiamo sottolineato più volte queste problematiche durante i negoziati. E siamo ansiosi di lavorare a stretto contatto con gli Stati membri dell’Unione Europea per fare in modo che anche le loro procedure siano altrettanto snelle.

Vogliamo che le persone rimangano, e che le famiglie restino insieme. Attribuiamo un enorme valore al contribuito che i cittadini Ue apportano al tessuto economico, sociale e culturale del Regno Unito. E so che gli Stati membri attribuiscono altrettanto valore ai cittadini britannici che vivono nelle loro comunità.

Spero che queste rassicurazioni, insieme a quelle fatte dal Regno Unito e dalla Commissione europea la scorsa settimana, offriranno ulteriori, utili certezze ai quattro milioni di persone che sono comprensibilmente preoccupate per le conseguenze che avrà la Brexit sul loro futuro.

Theresa May è la premier conservatrice del Regno Unito
(Traduzione di Fabio Galimberti)
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http:.repubblica.it/esteri/2017/10/18/news/brexit_lettera_may_cittadini_gb-178666625/

REAZIONE:APPARTENGO AD UNA GRAN FAMIGLIA(INGLESE) E RESTO,NOI NON C’E’ NE ANDIAMO.

GRAZIE PER IL BREXIT,GRAZIE PER L’INVITO,THERESA.

22 OTTOBRE 2017:OMS,VERITA RESTITUITA

-IERI,SU COURRIER INTERNATIONAL:

Mugabe ambassadeur de bonne volonté de l’OMS: “ridicule” et “inacceptable” pour Justin Trudeau

OTTAWA (AFP) 21.10.2017 – 21:54

Le Premier ministre canadien Justin Trudeau, le 13 octobre 2017 à Mexico – AFP/Archives

Le Premier ministre canadien Justin Trudeau a jugé “ridicule” et “absolument inacceptable” samedi la nomination du président Robert Mugabe comme ambassadeur de bonne volonté de l’Organisation mondiale de la santé (OMS), qui a soulevé de nombreuses critiques dans le monde.

“Quand j’ai entendu parler de la nomination de Robert Mugabe par l’OMS, franchement j’ai cru à un mauvais poisson d’avril”, a déclaré le Premier ministre lors d’un point de presse à Edmonton dans l’Alberta (ouest).

“C’est absolument inacceptable et inconcevable que cet individu ait un rôle d’ambassadeur de bonne volonté de n’importe quelle organisation et encore moins de l’OMS (…)C’est ridicule”, a ajouté M. Trudeau.

Il a souligné que la diplomatie canadienne s’employait à faire connaître ce point de vue à la communauté internationale.

Face aux critiques provoquées par la nomination du président zimbabwéen comme ambassadeur de bonne volonté, l’OMS a invoqué samedi les efforts du Zimbabwe contre le tabac et contre les maladies non transmissibles pour justifier sa décision.

https:.courrierinternational.com/depeche/mugabe-ambassadeur-de-bonne-volonte-de-loms-ridicule-et-inacceptable-pour-justin-trudeau.afp.com.20171021.doc.tm0su.xml

REAZIONE:E CHE CENTRA QUESTO QUI CON LA LOTTA AL TABAQUISMO E LE MALATTIE NON TRASMISIBILI?

-OGGI,SU LE MONDE:VERITA RESTITUITA II

Publié À 09h27
L’OMS « annule » la nomination de Robert Mugabe au poste d’ambassadeur de bonne volonté

Samedi, face aux critiques, le directeur général de l’Organisation mondiale de la santé annonçait qu’il était en train de « repenser la question ». Dimanche, il a tranché.
LE MONDE avec AFPLa nomination de Robert Mugabe a soulevé de vives critiques dans le monde, de la part d’Etats membres de l’OMS comme des ONG qui dénoncent l’effondrement du système de santé zimbabwéen et de nombreux services publics. THEMBA HADEBE / AP

Après quelques heures de flottement, l’Organisation mondiale de la santé a décidé, dimanche 22 octobre, d’annuler la nomination du président zimbabwéen, Robert Mugabe, au poste d’ambassadeur de bonne volonté.

Le directeur général de l’OMS, l’ancien ministre de la santé éthiopien Tedros Adhanom Ghebreyesus, avait demandé cette semaine à Robert Mugabe, âgé de 93 ans, de servir comme ambassadeur de bonne volonté pour aider à lutter contre les maladies non transmissibles, tels les attaques cardiaques ou l’asthme, en Afrique.

Cette nomination a suscité de vives critiques dans le monde, de la part d’Etats membres de l’OMS comme d’ONG qui dénoncent l’effondrement du système de santé et de nombreux services publics zimbabwéens.

Dans un premier temps, l’OMS avait invoqué samedi les efforts du Zimbabwe contre le tabac et contre les maladies non transmissibles pour justifier la nomination du président Mugabe.

Critiques internationales

« Le gouvernement américain a imposé des sanctions au président Mugabe en raison de crimes contre son peuple et de la menace qu’il représente pour la paix et la stabilité. Cette nomination contredit à l’évidence les idéaux des Nations unies de respect des droits humains et de la dignité humaine », avait réagi samedi le département d’Etat américain. La Grande-Bretagne, ancienne puissance coloniale, s’était jointe aux critiques, qualifiant la nomination de « surprenante et décevante, en particulier à la lumière des sanctions des Etats-Unis et de l’UE contre » M. Mugabe.

Face à ces critiques, M. Ghebreyesus avait répondu samedi qu’il était en train de « repenser la question ». « J’écoute. J’entends vos préoccupations. Je suis en train de repenser la question conformément aux valeurs de l’OMS. Je publierai une déclaration dès que possible », avait-il écrit sur Twitter. Dimanche, il a tranché.

LE MONDE avec AFP
Publié À 09h27
http:mobile.lemonde.fr/international/article/2017/10/22/l-oms-annule-la-nomination-de-robert-mugabe-au-poste-d-ambassadeur-de-bonne-volonte_5204444_3210.html

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-APPENDICE:SU LA STAMPA

LaStampa.it MONDO
SEZIONI
Dopo le polemiche l’Oms cambia idea: revocata la nomina ad ambasciatore a Mugabe
Prima del ripensamento da parte del Direttore dell’Oms, il governo inglese aveva definito «sorprendente» e «deludente» la nomina

AFP
Il presidente dello Zimbawe Robert Mugabe

Pubblicato il 22/10/2017
Ultima modifica il 22/10/2017 alle ore 17:54
LORENZO SIMONCELLI
CITTÀ DEL CAPO
È durata poco l’esperienza di Robert Mugabe come ambasciatore dell’Organizzazione mondiale della Sanità (Oms). Le critiche piovute dai quattro angoli del globo per la scelta dell’agenzia speciale delle Nazioni Unite ha costretto il suo direttore, l’etiope Tedros Adhanom Ghebreyesus, a ritirare l’incarico al 93enne Presidente dello Zimbabwe. «Ho ascoltato tutti e dopo un’attenta valutazione con il governo dello Zimbabwe ho deciso nell’interesse dell’Organizzazione mondiale della Sanità di sospendere l’incarico del Presidente Mugabe», ha detto Ghebreyesus in un comunicato stampa.

Prima del ripensamento da parte del Direttore dell’Oms, il governo inglese aveva definito «sorprendente» e «deludente» la nomina voluta dall’etiope, il primo africano alla guida dell’agenzia Onu. Dal 1980, quando lo Zimbabwe divenne indipendente, le relazioni con l’ex colonia britannica sono tese. Da 38 anni, Mugabe, considera Londra il principale nemico tra le potenze occidentali, accusandola di interferire nella politica interna nel tentativo di sovvertire un governo considerato autoritario e non rispettoso dei diritti umani.

Le critiche erano giunte anche da associazioni non governative locali ed internazionali che accusano Mugabe di aver ridotto al collasso il sistema sanitario nazionale con ospedali privi di strutture e medicine di base e medici in continuo sciopero per protesta per i mancati pagamenti. «Lo Zimbabwe ha posto la copertura sanitaria e le cure per la sua popolazione al centro delle sue politiche». Immediata la replica anche delle opposizioni politiche all’interno del Paese africano. «È un insulto nei confronti della nostra popolazione che non riesce a curarsi, mentre il nostro Presidente e sua moglie si recano a Singapore per le visite mediche» ha detto Obert Gutu, portavoce dell’Mdc, il principale partito d’opposizione in Zimbabwe. Mugabe il prossimo anno si ricandiderà alla Presidenza del Paese con buone chance di vincita
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http:.lastampa.it/2017/10/22/esteri/loms-revoca-la-nomina-ad-ambasciatore-a-mugabe-BBY3ot1TOvi7rrZClWYu2M/pagina.html
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REAZIONE:PERSONAGGIO SCOMODO PER LA FEDE NELLA SCIENZA.

-APPENDICE II:SU EL PAIS:

SALUD
La OMS lo nombró en Uruguay embajador de buena voluntad y a los cuatro días lo anuló
El presidente de la organización dijo que tomó en cuenta los reclamos que recibió para tomar esa decisión.

Domingo, 22 Octubre 2017 08:07
Tabaré Vázquez junto la presidente Robert Mugabe. Foto: Presidencia

El presidente de la Organización Mundial de la Salud (OMS), Tedros Adhanom Ghebreyesus, dijo que “reflexionó” sobre su decisión de nombrar embajador de la buena voluntad al presidente africano Robert Mugabe, y cuatro días después de darle el título, decidió revocarlo.

“Escuché con atención a todos los que expresaron sus preocupaciones, consulté al gobierno de Zimbabue y concluimos” que la decisión de anular el nombramiento era lo mejor para la organismo, indicó mediante un comunicado.

El ofrecimiento de ser embajador de buena voluntad que se realizó a Mugabe tuvo lugar en Uruguay durante la Conferencia Mundial de la OMS sobre las Enfermedades No Transmisibles (ENT).

Mugabe es conocido por ser posiblemente el gobernador de más edad del mundo, que con sus 93 años gobierna Zimbabue, en África, con mano de hierro primero como primer ministro (desde 1980) y luego como presidente desde 1987.

La inflación en su país llega a 14.000.000% . Mugabe prohibió la homosexualidad y le dijo al exprimer ministro británico, David Cameron, que podía irse “al infierno” por pedir que levantase esa medida.

El mandatario africano recientemente anunció su intención de volver a ser candidato en 2018.

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https//.elpais.com.uy/mundo/uruguay-oms-anulo-embajador-buena-voluntad.html

–APPENDICE III:

IL direttore generale annulla la nomina dell’Ambasciatore di buona volontà

Dichiarazione OMS del
22 ottobre 2017

Negli ultimi giorni ho riflettuto sulla mia nomina del presidente dell’ONU Robert Mugabe come ambasciatore di buona volontà dell’OMS per le malattie non trasmissibili in Africa. Di conseguenza ho deciso di annullareandare la nomina.

Ho ascoltato attentamente tutti coloro che hanno espresso le loro preoccupazioni e ho ascoltato le diverse questioni che hanno sollevato. Ho anche consultato con il governo dello Zimbabwe e abbiamo concluso che questa decisione è nel migliore interesse dell’Organizzazione mondiale della sanità.

È il mio obiettivo costruire un movimento mondiale per la salute globale. Questo movimento deve funzionare per tutti e includere tutti.

Per me, ciò che è importante è quello di costruire la leadership politica e creare unità intorno a portare la salute a tutti, basata sui valori fondamentali dell’OMS.

Rimango fermamente impegnata a lavorare con tutti i paesi e i loro dirigenti per assicurare che ognuno abbia accesso all’assistenza sanitaria di cui hanno bisogno.

Dobbiamo costruire ponti che ci riuniscono e ci aiutano a progredire nella nostra ricerca per ottenere una copertura sanitaria universale.

Ringrazio tutti coloro che hanno espresso le loro preoccupazioni e hanno condiviso i loro pensieri. Dipendo da un dibattito costruttivo per aiutare e informare il lavoro che sono stato eletto per fare.

http:.who.int/mediacentre/news/statements/2017/goodwill-ambassador-rescinded/en/
-APPENDICE IV:

EL PAIS INFORMACIÓN
Información

SALUD

Mahmoud Fikri, el director de la OMS que murió mientras viajaba a Uruguay

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La agenda de la conferencia mundial sobre Enfermedades No Transmisibles debió “ajustarse” debido a la muerte del jerarca, oriundo de Emiratos Árabes Unidos.

Miércoles, 18 Octubre 2017 11:32


Mahmoud Fikri, el director regional de la OMS que murió durante el viaje a Uruguay. Foto: OMS.

La agenda inicial de la Conferencia Mundial sobre Enfermedades No Transmisibles de la Organización Mundial de la Salud (OMS), que se lleva a cabo desde hoy en Montevideo, debió “ajustarse” debido a que una autoridad sanitaria falleció durante el viaje hacia Uruguay, según pudo saber ayer El País.

Esta mañana, la OMS confirmó que se trataba de Mahmoud Fikri, director regional del organismo para el Mediterráneo Oriental. Según pudo saber El País, el jerarca sufrió un infarto en el vuelo.

Corto período

Fikri, nacido en Emiratos Árabes Unidos (EAU), asumió el cargo en febrero y se esperaba que lo ocupara durante un período de cinco años. Fue designado en enero, durante la 140ª reunión de la OMS en Ginebra.

El jerarca era licenciado en Medicina y Cirugía por la Universidad Ain Shams de El Cairo (Egipto), título que obtuvo en 1979. En 1984 se diplomó en Medicina Tropical e Higiene por la Escuela de Medicina Tropical de Liverpool (Reino Unido). También era doctor en Medicina por la Universidad de Medicina y Farmacia Carol Devila de Rumania.

Ingresó al claustro de la Facultad de Salud Pública del Real Colegio de Médicos del Reino Unido en el año 2000 y fue asesor del del Ministro de Salud de los Emiratos Árabes entre 1996 y 2017, cuando pasó a ocupar la dirección regional de la OMS.

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Entre 1995 y 2013 ocupó el cargo de subsecretario de adjunto de Medicina Preventiva y Políticas Sanitarias de la misma cartera emiratí.

En la OMS había participado anteriormente como integrante de la Junta Directiva del Centro OMS para el Desarrollo Sanitario de Kobe (Japón) y de la Junta Asesora del Consejo de Cooperación para los Estados Árabes del Golfo (entre 1996 y 2005). También formó parte del Consejo Ejecutivo de la OMS entre 1997 y 2000.
http:.elpais.com.uy/informacion/mahmoud-fikri-director-oms-murio.html

20 OTTOBRE 2017:”REFERENDUM” IN LOMBARDIA E VENETO

-SU IL GIORNALE DI BRESCIA:

IL CASO

Formigoni boccia il referendum sull’autonomia: «Non è serio»

ITALIA ED ESTERO

10 ott 2017, 12:30


Roberto Formigoni in una foto d’archivio ©.giornaledibrescia.it

«Sì, andrò a votare e voterò sì anche se sono amareggiato e deluso perché l’autonomia è una cosa seria che viene affrontata in modo banale»: il senatore di Ap Roberto Formigoni, ex presidente della Lombardia, ha parlato così del referendum del 22 ottobre.

Secondo Formigoni, «non è una cosa seria» perché il quesito è molto vago, «è come – osserva – chiedere se vuoi bene alla mamma, tutti rispondono sì», e poi «se Maroni voleva poteva comunque chiedere di aprire la trattativa in qualsiasi momento, anche oggi».

Formigoni aveva avviato la trattativa con il governo Prodi per avere competenza su dodici materie, ma quando cadde nel 2008 e salì al governo Berlusconi e «la Lega pose il veto». «Maroni, che era ministro – aggiunge – deve spiegare perché quello che non andava bene dieci anni fa, va bene adesso».

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REAZIONE;OGGI COME ALLORA NESSUNA TRATTATIVA,NESSUNA AUTONOMIA,NESSUNA CONCEZIONE,E NE MENO PER L’EMILIA.UN CONGLOMERATO EVERSIVO E SECESSIONISTA AVENTE NON PIU DEL TRE PER CENTO DEL VOTO NAZIONALE E INOLTRE IN VIA DI SCOMPARIRE CHE MANTIENE IL PROTAGONISMO SOLTANTO PER LA POSESSIONE DI UN VASTO ASSETTAMENTO PROPAGANDISTICO DI MEDIA TRADIZIONALI,NON PUO E NON DEVE CONDIZIONARE LO STATO ITALIANO.E…..NIENTE LARGHE INTESE.

(1),MA QUALE REFERENDUM?,E’ STATO SOLO UNA CONSULTAZIONE AUTARCHICA,UN SONDAGGIO,E INOLTRE ILLEGALE E INCONSTITUZIONALE.

GENTILONI E GLI ALTRI DEL “GOVERNO” GOLPISTA,E DEL PARTITO IN DISFATTA COME IL PD ANZI CHE SOMMARSI ALLE VOTAZIONI SEPARATISTI,FARE CONCEZIONI AUTONOMISTI ALLA EMILIA,E ORA AVVIARE CONVERSAZIONI CON MARONI E ZAIA DOVREBBERO CHIEDERE LA PRONUNCIA DELLA CORTE CONSTITUZIONALE.MA SUCCEDE CHE TUTTI QUESTI GOLPISTI DELLE LARGHE INTESE(BERLUSCONI,LEGA,ALFANO,RENZI-GENTILONI,ECC)DEI VERI USURPATORI DEL POTERE CHE NON HANNO MAI VOLUTO ELEZIONI ANTECIPATI PER LEGITTIMARE IL GOVERNO,CERCANO ALIBI ELETTORALI CHE GLI PERMETTANO MIGLIORARE IL LORO POSIZIONAMENTO NELLE URNE PERCHE. SONO STAT SCONFITTI E RIPUDIATI DAL POPOLO IN TUTTI GLI ULTIMI PARZIALI.
BENE ANCORA UNA VOLTA LA NOSTRA POLIZIA,MI RACCOMANDO RESTITUIRE ALL’ERARIO PUBBLICO LE RISORSE DEGLI ITALIANI MAL SPESI IN QUESTA PAGLIACCIATA REFERENDARIA DELLA LEGA E I SUOI COMPAGNI DI ROTTA SIA BERLUSCONI,SIA IL PROPIO PD ED ALTRI OPPORTUNISTI DELLA COSMETICA POLITICA VOTAZIONALE.
E A QUESTO PUNTO,E VISTO I GIOCHI ALL’AMMUCHIATA CI VUOLE IN ITALIA L’INTERVENTO DI FISCALIZAZIONI ESTERNE CHE METTANO UN ARGINE A QUESTA OFFENSIVA CONTRO LO STATO,E NON PROPIO DELL’OCSE COME VUOLE DI MAIO IN SICILIA PERCHE LA UE FERITA DAL BREXIT STA PERMETTENDO OGNI SORTE DI TRANSGRESSIONE POLITICA,TUTTO CIO CHE NON ANDAVA BENE PRIMA ORA SI SERVE IN QUESTA NUOVA UNIONE DI EUROPA POST-BEXIT CHE DOVREBBE CAMBIARE NOME.

-20 OTTOBRE 2017: GUERRA NUCLEARE ALLA COREA NORD

-SU LA REPUBBLICA:

-TITOLARE:

STATI UNITI

Nord Corea, Trump preallerta i bombardieri nucleari B52

E’ la prima volta dal 1991. E mancano i piloti.

dal nostro corrispondente ANGELO AQUARO

-LA NOTA COMPLETA:

ESTERI
Corea del Nord, Trump mette in preallarme i bombardieri nucleari B52

Secondo i media Usa è la prima volta che si prende un provvedimento simile dal 1991, due anni dopo la caduta del Muro. Ma i piloti non ci sono e il presidente ne avrebbe richiamati mille
dal nostro corrispondente ANGELO AQUARO
23 Ottobre 2017

PECHINO – L’America di Donald Trump è davvero pronta a fare sul serio contro Kim Jong-un? L’ordine è partito, i B5-2 sono per la prima volta in allerta “pronti ad agire in 24 ore”. È una modalità che non veniva messa in funzione dal 1991, praticamente dall’indomani della fine della guerra fredda. Vuol dire che si riscalda la sfida a distanza con Kattivissimo Kim?

I tamburi di guerra sono battuti dalla più guerrafondaia delle tv del mondo, la Fox News di Rupert Murdoch che tifa ovviamente per The Donald. Ma perfino i giornalisti della televisione destrorsa sono costretti a lanciare la pietra e poi a tirare indietro con un po’ di imbarazzo il braccio: “Funzionari della difesa hanno negato a Fox News che i bombardieri hanno ricevuto l’ordine” specifica il sito della tv, che però poi riporta e rilancia la conferma “non ufficiale” del generale David Goldfein, che è pur sempre l’ex vice capo del personale dell’Airforce: “È la dimostrazione che abbiamo fatto un altro passo in avanti nel prepararci a ogni evenienza. Non c’è nulla di già pianificato, non c’è un allarme specifico, ma la situazione è quella che è: dobbiamo tenerci pronti”.

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LEGGI Corea del Nord, Trump manda i bombardieri a volare sul confine. Pyongyang: “Folle megalomane”

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Tenersi pronti è d’altronde la parola d’ordine che arriva dallo stesso capo della Difesa Usa, il generale Jim “Cane Matto” Dennis, volato quaggiù per preparare l’arrivo la prossima settimana di Donald Trump, che utilizzerà il suo viaggio in Asia – Giappone e Corea del Sud compresa – per lanciare il suo ultimatum a Kim.


VIDEO(NON RIPORTATO)

Corea del Nord, Kim Jong-un attacca Trump: “Pagherà care le sue minacce”

DURATA: 00:01:18
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Il responsabile del Pentagono, che nelle Filippine incontrerà i ministri della difesa alleati, ha detto che gli americani stanno cercando “di mantenere la pace tenendo i nostri militari in allarme, mentre la diplomazia lavora alla denuclearizzazione della penisola”. Si spinge insomma sul freno e sull’acceleratore: anche se proprio il suo boss Trump ha detto esplicitamente che con la Corea di Kim “funziona una sola cosa”, riferendosi ovviamente all’azione militare. I B-52 pronti ad alzarsi in volo sono davvero il segno che qualcosa è cambiato?

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LEGGI Jean H. Lee: “Usa e Corea del Nord stanno alzando la posta, ma vogliono negoziare”

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Per alzarsi in volo, devono avere prima di tutto i piloti: ed è lo stesso Pentagono a parlare di “una grande mancanza” che ha spinto infatti il presidente a firmare in tutta fretta un ordine per richiamarne mille. Non proprio una bella figura. E non proprio una prima volta. Ricordate quando la scorsa primavera il presidente annunciò che contro Kim avrebbe schierato “una armada”? Poi si scoprì che la Carl Vinson stava viaggiando nella direzione opposta: verso l’Indonesia. L’America di Donald Trump è davvero pronta aj fare sul serio contro Kim Jong-un?
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http:.repubblica.it/esteri/2017/10/23/news/corea_del_nord_trump_mette_in_preallarme_i_bombardieri_nucleari_b52-179125228/

FAITES INTERNES 1:CONTINUATION 344

27 SETTEMBRE 2017:BELLA AMMUCHIATA AL BAR

-SU LA STAMPA;
LaStampa.it ITALIA
SEZIONI
Il sindaco di Seregno e i tweet su legalità e onestà: “La mafia si combatte coi fatti”
Il primo cittadino del milanese è agli arresti domiciliari con l’accusa di corruzione per rapporti poco trasparenti con un imprenditore considerato molto vicino alla n’drangheta

ANSA

Pubblicato il 26/09/2017
Ultima modifica il 26/09/2017 alle ore 15:31
FABIO POLETTI
MILANO
Solo pochi mesi fa il sindaco di Seregno in provincia di Milano, Edoardo Mazza, 38 anni, capelli mossi e assai atletico, aveva twittato: «La mafia si combatte con i fatti». Detto fatto, questa mattina i magistrati di Monza, Giulia Rizzo e Salvatore Bellomo, lo hanno messo agli arresti domiciliari con l’accusa di corruzione per rapporti poco trasparenti con Antonio Lugarà, un imprenditore considerato molto vicino alla n’drangheta.

I «fatti» a cui si riferiva il sindaco riguardano l’acquisizione da parte del Comune di un immobile sequestrato alle cosche. Peccato che nel capo di imputazione che lo ha fatto finire sotto chiave in casa si parla anche dei festeggiamenti nel 2015, subito dopo essere stato eletto con una coalizione sostenuta anche dalla Lega che però si è sfilata a maggio, proprio in un bar poi chiuso per infiltrazioni mafiose. Si indigna per questo Gianfranco Rotondi, leader di Rivoluzione Cristiana: «Non conosco il sindaco di Seregno, ma non è possibile arrestare un sindaco solo perché ha fatto un party elettorale in un bar per cui avrebbe dovuto sapere che era di un mafioso. Politica e magistratura si interroghino davanti a leggi scritte male e magistrati di manica larga nell’uso della custodia cautelare».

Non fa invece sconti il Governatore lombardo Roberto Maroni che anche davanti a solo un sospetto è per le misure drastiche: «Chi ha rapporti con le cosche va estromesso dalla politica». Nel capo di imputazione si parla non solo del party, ma di un «favore» concesso all’imprenditore Antonio Lugarà, al quale il Comune destinò l’area «ex Dell’Orto» per edificare un supermercato, in cambio di un sostegno materiale nella campagna elettorale del 2015. Accuse che Edoardo Mazza dovrà confutare nell’interrogatorio previsto nei prossimi giorni, ma che già ora, se potesse, smentirebbe una per una sui social network dove era particolarmente attivo. Nel combattere chi faceva elemosina sul suo territorio, brandendo un paio di forbici contro gli stupratori di Rimini. Ma soprattutto a sostegno della lotta alla criminalità organizzata da sempre assai attiva in Brianza. Perchè come diceva lui stesso lo scorso 23 maggio anniversario della strage di Capaci, davanti all’albero eretto a Seregno in memoria di Giovanni Falcone e Paolo Borsellino: «Solo legalità, onestà e democrazia sono gli argini alla criminalità. Noi non dobbiamo avere paura delle regole».
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Alcuni diritti riservati.
http:.lastampa.it/2017/09/26/italia/cronache/il-sindaco-di-seregno-e-i-tweet-su-legalit-e-onest-la-mafia-si-combatte-coi-fatti-6oX9doB4n3ohlY1bs3oe8L/pagina.html
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REAZIONE:BELLA AMMUCHIATA A FESTEGGiARE AL BAR :

‘NDRANGHETA,LEGA NORD,FORZA ITALIA,FALCONE,BORSELLINO E FUNZIONARI DI GIUSTIZIA.

GRAZIE ALLA NOSTRA POLIZIA SI HA, POTUTO SGROVIGLIARE LA MATASSA.

-COSI SUL CORRIERE….

Corriere della Sera
MILANO / CRONACA

Vivimilano

 o

‘NDRANGHETA E POLITICI IN LOMBARDIA

Milano, 27 settembre 2017 – 01:50

Seregno, il sindaco dei proclami per la legalità diventato «zerbino» per favorire i boss|In manette: chi è
Quando diceva: «Basta elemosine»
di Andrea Galli
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Antonino Lugarà, imprenditore immobiliare di 64 anni, calabrese di Melito Porto Salvo, «capitale sociale» della ’ndrangheta brianzola, già scampato a un attentato di rivali armati di kalashnikov contro la macchina blindata (sceso, aveva risposto con le pistole), era il «dominus» di Seregno e poteva comandare senza avere certezze. «Non sapevo chi c… mettere» confidava al telefono, a elezioni avvenute nel giugno 2015. Voleva un uomo nel nuovo consiglio comunale e non aveva un nome pronto. Nessun problema. Aveva obbligato a candidarsi l’impresentabile Stefano Gatti, suo prestanome in cinque società e privo d’una qualsiasi competenza. Gatti era stato eletto. Ma non bastava.
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-SEREGNO,TUTTI I COLLOCHI CON L’IMPRENDITORE…

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Quel Gatti andava premiato con la presidenza di una commissione. «C… ne so, può andar bene la cultura?» domandava a Lugarà l’avvocato civilista Edoardo Mazza. Lugarà, ovvero il «sindaco dell’anti-Stato»; e Mazza, il vero sindaco di questo comune di 45 mila abitanti tra i più produttivi del Nord Milano. Classe ’77, sconosciuto fino a ieri (è ai domiciliari, quando sono arrivati i carabinieri è svenuto per la paura), Mazza s’era pubblicamente fatto notare per una foto dopo lo stupro di Rimini con le forbici in mano e per i proclami da difensore della legalità: «La mafia si combatte con i fatti». Poi, nella realtà, come rilevato e scritto dagli inquirenti, Mazza era «lo zerbino», il «lacchè», era l’esecutore d’ogni ordine di Lugarà al quale permetteva d’entrare in Comune come fosse casa sua, sedersi nelle salette degli uffici, spazientirsi se la persona convocata tardava a venire.
L’inchiesta ha azzerato il municipio di Seregno e ha evidenziato l’assoluta convinzione di impunità: rimarranno imperiture le abitudini di un tecnico, in seguito suicida, che accoglieva in Comune prostitute dell’Est Europa.

Si potrebbe parlare per ore del resto della cricca, il vicesindaco Giacinto Mariani e il dirigente delle Politiche sociali Carlo Santambrogio, il geometra Antonella Cazorzi e l’assessore alla Protezione civile Gianfranco Ciafrone, tutti indagati, tutti che vedevano e tacevano, se lo facevano piacere e ne approfittavano. Non dimenticando Giuseppe Carello, pubblico ufficiale traditore della Procura di Monza e fornitore di segreti. Ma alla fine, a monte del «sistema», c’era sempre Mazza. In cambio del sostegno elettorale («Ogni promessa è debito»), con stravolgimenti delle norme Lugarà aveva ottenuto la concessione di un’area per costruire un supermercato. Il sindaco s’inchinava e perdeva in adulazioni verso l’imprenditore: «Io e te siamo la stessa cosa». Ignorava, anzi fingeva d’ignorare, che tanto non era lui a scegliere. Il 22 giugno 2015 s’erano incontrati al bar Mimo’s di Seregno, fresco di nuova giunta. La conversazione, ascoltata dai carabinieri, evidenziò con due frasi chi fosse al guinzaglio. Lugarà: «Abbi«Abbiamoiamo vinto». Mazza: «Bravo».

 

http:milano.corriere.it/notizie/cronaca/17_settembre_27/seregno-sindaco-proclami-la-legalita-diventato-zerbino-favorire-boss-b5639394-a314-11e7-82cf-331a0e731b92.shtml
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-APPENDICE:

‘Ndrangheta, Boccassini: «Nel blitz arrestato anche un componente del summit Falcone Borsellino»

Era rimasto fuori dagli arresti dell’operazione Infinito del 2010 | elive – CorriereTv
26 settembre 2017A- A+
Con il maxi blitz di oggi contro la `ndrangheta in Lombardia «è stata individuata una delle persone che era rimasta fuori» dagli arresti dell’operazione `Infinito´ del 2010 e che partecipò in quell’anno al noto summit in un centro intitolato alla memoria di Falcone e Borsellino. Lo ha spiegato il procuratore aggiunto della Dda Ilda Boccassini in conferenza stampa precisando che un altro dei dati emersi dalle indagini «purtroppo è la violenza gratuita» manifestata dagli affiliati alle cosche

http:video.corriere.it/ndrangheta-boccassini-nel-blitz-arrestato-anche-componente-summit-falcone-borsellino/3d3e25e2-a2a0-11e7-82cf-331a0e731b92
SUL FATTO QUOTIDIANO:

REAZIONE:INFILTRAZIONE?

-E COSI SU LA REPUBBLICA:
Repúblicas.it
MILANO CRONACA

‘Ndrangheta, 24 arresti: il sindaco di Seregno ai domiciliari, Mantovani indagato per corruzione


I filmati dei carabinieri
Sono in tutto 27 le misure cautelari emesse dai gip di Milano e Monza in una inchiesta che tocca due ambiti, quello del traffico di droga ed u e quello politico. Edoardo Mazza è accusato di corruzione: avrebbe favorito gli affari di un imprenditore legato alle cosche in cambio di voti. Intercettato gli disse: “Ogni promessa è debito”. E c’era una talpa in procura
di MASSIMO PISA
26 Settembre 2017

Dal traffico internazionale di droga alla corruzione, dalla Calabria alla Lombardia, fino a una cittadina della Brianza, quella di Seregno, dove nell’ultimo blitz contro le infiltrazione della ‘ndrangheta al nord, ai domiciliari finisce anche il sindaco di Forza Italia, Edoardo Mazza. E’ accusato di corruzione per aver favorito gli affari di un noto costruttore ritenuto legato alle cosche (che poteva contare anche su una talpa in procura e “lo trattava come uno zerbino”), interessato in particolare alla costruzione di un centro commerciale, in cambio di voti. In un rapporto tra criminalità organizzata e politica, che secondo gli inquirenti, è stato determinante per la sua stessa elezione.

Due le anime dell’inchiesta: una criminale, di droga ed estorsioni, una appunto tutta politica, cui si è arrivati seguendo la prima. Con l’ex vicepresidente della Regione Lombardia di Forza Italia, Mario Mantovani, già arrestato due anni fa in un’altra inchiesta e tornato al suo posto in Consiglio, indagato per corruzione (non gli vengono contestati reati di mafia) in un filone dell’indagine sempre per i suoi rapporti con l’imprenditore-amico Antonio Lugarà. Stando all’ordinanza, Mantovani sarebbe stato “all’ epoca il politico di riferimento di Lugarà”. I suoi uffici sono stati perquisiti in mattinata, in una inchiesta, quella di oggi, che dimostra, per dirla con il procuratore j jaggiuntoiaggiunto della Dda di Milano Ilda Boccassini, “la facilità estrema della ‘ndrangheta di infiltrarsi nel tessuto istituzionale”. In arresto, anche un dipendente della procura: l’accusa è di rivelazione di segreti d’ufficio.

IL RITRATTO Il sindaco ‘youtuber’, in diretta per ordine e sicurezza

Il blitz. I carabinieri del Comando provinciale di Milano hanno eseguito gli arresti alle prime luci dell’alba nelle province di Monza, Milano, Pavia, Como e Reggio Calabria. L’inchiesta è coordinata dalla procura di Monza e dalla procura distrettuale Antimafia di Milano. In tutto, 27 misure cautelari: 21 in carcere, 3 ai domiciliari e 3 interdittive, firmate dai gip Pierangela Renda e Marco Del Vecchio. Le accuse: associazione di tipo mafioso, estorsione, detenzione e porto abusivo di armi, lesioni, danneggiamento (tutti aggravati dal metodo mafioso), associazione finalizzata al traffico di stupefacenti, corruzione per atti contrari ai doveri di ufficio, abuso d’ufficio, rivelazione e utilizzazione di segreto d’ufficio e favoreggiamento personale.

‘Ndrangheta in Comune. Ai domiciliari il sindaco di Seregno, accusato di corruzione per aver favorito gli affari del costruttore (in carcere) che a sua volta si sarebbe doperato per procurargli voti e ottenere dal
politico, una volta diventato primo cittadino, una ‘speciale’ variante al piano urbanistico comunale e una “risoluzione celere della pratica urbanistica” per la costruzione di un centro commerciale dell’ex area Orto che aveva una diversa destinazione d’uso nel comune della Brianza. Ma a spianare la strada agli interessi di Lugarà, in Comune, avrebbero partecipato in diversi. Nell’inchiesta, tra l’altro, sono coinvolti anche altri due politici locali di Seregno: un consigliere comunale è agli arresti domiciliari, mentre per un assessore, Gianfranco Ciafrone, è stata disposta l’interdizione dai pubblici uffici. Dalle indagini è emerso anche che uno dei dirigenti del Comune di Seregno (il cui nome viene omesso perché nel frattempo deceduto) riceveva donne con cui aveva rapporti sessuali negli uffici municipali. A raccontarlo è la moglie che parla delle “frequentazioni con giovani donne provenienti dall’est europeo, addirittura da lui ricevute sovente presso l’ufficio del Comune”. Queste rivelazioni, scrive il gip di Monza, “sono confermate dai controlli operati sul territorio dalle forze dell’ordine, che accertavano la disponibilità della vettura dell’indagato in capo a discussi cittadini di origine albanese”.

Boccassini: “‘Ndrangheta come sistema, estrema facilità infiltrazione”. Dopo “7 anni” di indagini sulla ‘ndrangheta in Lombardia “posso dire che c’è un sistema” fatto di “omertà” e di “convenienza da parte di quelli che si rivolgono all’anti Stato per avere benefici. E’ facile per le cosche “infiltrarsi nel tessuto istituzionale”. Lo dice Boccassini spiegando i dettagli del maxi blitz che ha portato anche all’individuazione di una delle persone che era rimasta fuori dagli arresti dell’operazione ‘Infinito’ del 2010 (da dove tutto prende il via) e che partecipò in quell’anno al noto summit in un centro intitolato alla memoria di Falcone e Borsellino. Uno dei dati emersi dalle indagini, è inoltre, “purtroppo – sottolinea Bocassini – è la violenza gratuita” manifestata dagli affiliati alle cosche. La pm Alessandra Dolci, a questo proposito, dice: “La mafia non è silente. Non lo è al sud e nemmeno al nord. È così poco silente che nella piazza centrale di Cantù ci sono pestaggi, violenze e soprusi della ‘ndrangheta senza alcun ritegno”.

Gli sviluppi dell’inchiesta. L’inchiesta dei carabinieri, partita nel 2015 (che porta la firma dei pm monzesi Salvatore Bellomo, Giulia Rizzo e del procuratore della Repubblica di Monza Luisa Zanetti e dei pm della Dia Alessandra Dolci, Sara Ombra e Ilda Boccasini), rappresenta infatti una costola dell’indagine “Infinito”, che nel 2010, sempre coordinata dalle procure di Monza e Milano, aveva inferto un duro colpo alle “Locali” ‘ndranghetiste in Lombardia. Indagando sui personaggi coinvolti nel traffico di droga e nelle estorsioni si è arrivati all’imprenditore, personaggio che – secondo le accuse – lega a “doppio filo” politica e ‘ndrangheta. Lugarà avrebbe intrattenuto rapporti con politici del territorio, e coltivato frequentazioni e rapporti fatti di reciproci scambi di favori con esponenti della criminalità organizzata. Il suo ruolo sarebbe stato “determinante” per l’elezione del sindaco arrestato. “Ogni promessa è debito”, dice il sindaco intercettato a Lagarà, ritenuto amico fraterno di Mantovani.

– “Noi vi vogliamo bene”: striscione di solidarietà fuori dal bar “infiltrato”

Il ruolo di Mantovani. Secondo le accuse, il sindaco di Seregno “riceveva” da parte del costruttore “la disponibilità e l’impegno a procurare consenso elettorale e l’appoggio politico durante la campagna elettorale del maggio- giugno 2015 per l’elezione in suo favore e delle persone a lui politicamente vicine – si legge nell’ordinanza del gip – in particolare, Lugarà gli ha procurato numerosi voti, organizzato eventi conviviali, nonché assicurato l’appoggio di Mario Mantovani al fine di sponsorizzare e reperire il consenso per il futuro sindaco”. “Ciao Mario ti ringrazio molto per la vittoria di Seregno è anche merito tuo quando puoi ti vorrei incontrare”: questo il testo di un sms che l’imprenditore invia al consigliere regionale. Stando a quanto emerso, inoltre, alcuni medici degli ospedali di Desio e Monza avrebbero chiesto a Lugarà di intercedere con Mantovani, allora assessore regionale alla Sanità, per diventare primari (tentativo non riuscito) o ottenere il trasferimento, circostanza che si è poi verificata. Il consigliere respinge tutte le accuse e chiede di essere ascoltato dai pm. “Temo di essere parte lesa”, dice, annunciando querele a chi, dopo la notizia, nel commentare “insulta”.

La talpa in procura. Ai domiciliari, oggi, è finito anche un dipendente dell’Ufficio affari semplici della procura di Monza con l’accusa di rivelazione di segreti d’ufficio. “Attraverso le sue credenziali accedeva alla nostra banca dati – racconta il procuratore Luisa Zanetti – e rispondeva alle domande dell’imprenditore. Viene ascoltato mentre elenca gli indagati davanti alla nostra schermata, poi abbiamo una fotografia che inquadra l’imprenditore con il nostro dipendente. Giuseppe Carello ha violato la fiducia del procuratore e del personale giudiziario ed amministrativo che sono totalmente estranei ai fatto. Ha violato il giuramento alle istituzioni”.

Droga ed estorsioni. Per quanto riguarda invece la parte dell’inchiesta che non riguarda le istituzioni, secondo le indagini, i presunti esponenti della ‘ndrangheta arrestati stamane erano dediti al traffico di droga e alle estorsioni. Le indagini hanno portato all’identificazione del sodalizio legato alla Locale della ‘ndrangheta di Limbiate (Monza) composto da soggetti prevalentemente originari di San Luca (Reggio Calabria), che secondo l’accusa aveva avviato in provincia di Como un ingente traffico di cocaina, ed è ritenuto responsabile di alcuni episodi di violente estorsioni nella zona di Cantù. “Vogliono mettere in piedi San Luca (…) San Luca a Milano … al nord” (il riferimento è a San Luca, piccolo comune in provincia di Reggio Calabria). Così uno degli arrestati parlava delle mire espansionistiche delle cosche in relazione ad un grosso traffico di cocaina nel Comasco. In altre telefonate captate dagli investigatori i presunti affiliati alla ‘ndrangheta parlavano anche di “mitra” e “kalashnikov”.

Le reazioni. “La ‘ndrangheta è l’associazione mafiosa più pericolosa perché si insinua nel tessuto economico e ha rapporti con le istituzioni. Chi ci casca, è giusto che venga estromesso immediatamente dalla politica e dalle istituzioni. Noi siamo con la magistratura”. Così il presidente della Lombardia, Roberto Maroni, il primo a dire la sua, seguito dalle scontate reazioni politiche. “L’omertà della politica è ben più grave di quella dei normali cittadini”, dice il segretario regionale lombardo del Pd, Alessandro Alfieri, mentre il M5s si scaglia contro i “legami sempre più forti tra mafie e politica”. La Lega: “Non facciamo sconti a nessuno quando si parla di mafia: via subito chiunque abbia rapporti con la criminalità organizzata”.

La voce di Forza Italia. Le prime reazioni di Forza Italia sono arrivate da un fedelissimo di Mantovani, il parlamentare Luca Squeri: “Abbinare il nome di Mario Mantovani alla ‘ndrangheta è semplicemente ridicolo”. Passa qualche ora e arriva il commento della coordinatrice lombarda azzurra, Maristella Gelmini, che distingue la posizione del sindaco di Seregno da quella di Mantovani. “Personalmente auspico che il sindaco di Seregno possa chiarire in tempi brevi la sua posizione – spiega la Gelmini – se così non fosse, un passo indietro sarebbe doveroso per restituire serenità e credibilità alla vita amministrativa e alle istituzioni”. Ma quanto a Mantovani precisa: “In questa vicenda appare sostanzialmente estraneo. Non si può accostare indebitamente il suo nome”.

Le querele. Ma è con Andrea Fiasconaro (M5S) e Pierfrancesco Majorino (Pd) che se la prende lo stesso Mantovani: “Leggo i giudizi e gli insulti che in queste ore mi rivolgono, sono solo offese da parte di chi non conosce nulla di ciò che viene contestato: è puro sciacallaggio politico”. Fiasconaro lo chiama “mela marcia
che deve essere estirpata dalle istituzioni”, ed “ex braccio destro di Maroni che ha timbrato il cartellino in quasi tutti gli scandali che hanno investito la Regione. Ora ci aspettiamo un Daspo definitivo da parte del governatore”. L’assessore comunale Majorino parla invece di “due dei più assatanati protagonisti della caccia al migrante per ragioni di legalità e sicurezza dei nostri territori, il sindaco di Seregno e l’ex numero due di Maroni, sono coinvolti in vicende connesse alle inchieste che hanno portato anche ad arresti per ‘ndrangheta. E ho detto tutto”

http:milano.repubblica.it/cronaca/2017/09/26/news/_ndrangheta_maxioperazione_in_lombardia_infiltrazioni_nella_politica_e_nelle_imprese-176510578/?ref=drnh32-1

-APPENDICE:SALVINI A SUPPORTO DEL SINDACO ARRESTATO

-IL GIORNO DOPO:SEREGNO COMMISSSIARIATO

-SU LA REPUBBLICA:

Repubblica.it
‘Ndrangheta a Seregno, cade la giunta: dimissioni in blocco, Comune commissariato

Giacinto Marianio
Lasciano gli otto consiglieri della Lega, dopo un incontro del vicesindaco indagato nella maxi inchiesta con il segretario Salvini. L’annuncio della prefetta sull’avvio dell’iter per il commissariamento

28 Settembre, 2017

La Giunta comunale di Seregno è caduta a seguito delle dimissioni di consiglieri e assessori di Lega Nord, Forza Italia e della minoranza, centrosinistra e liste civiche, che questa mattina hanno deciso in massa di abbandonare l’incarico. “Sono partite le pratiche per la sospensione della Giunta, al più tardi domani pomeriggio sarò in grado di comunicare ufficialmente il commissariamento del Comune di Seregno”, spiega la prefetta di Monza e Brianza, Giovanna Vilasi.

Il vicesindaco di Seregno Giacinto Mariani, della Lega Nord, indagato per abuso d’ufficio nella maxi inchiesta sulle infiltrazioni della ‘Ndrangheta nel mondo della politica e dell’imprenditoria in Brianza, ha annunciato le sue dimissioni nel corso di un incontro politico ieri sera ad Albiate, al quale era presente anche il leader del Carroccio Matteo Salvini. Il gruppo consiliare Lega Nord di Seregno, otto consiglieri in tutto, questa mattina ha firmato le proprie dimissioni dall’incarico. Subito dopo sono arrivate le dimissioni anche del gruppo consiliare di Forza Italia: agli arresti sono finiti il sindaco Edoardo Mazza e il consigliere Stefano Gatti.

‘Ndrangheta, il sindaco di Seregno arrestato al costruttore: “Ogni promessa è un debito”

“E’ stata una scelta necessaria anche per la minoranza, dato che qualcuno della maggioranza non ha mollato – ha commentato William Viganò, capogruppo del Pd nell’appena decaduto Consiglio – altrimenti non ci sarebbero stati i numeri per far cadere questa giunta, un atto dovuto ai cittadini”.

‘Ndrangheta, cittadini in presidio a Seregno dopo l’arresto del sindaco

Gli assessori e i consiglieri di Forza Italia hanno presentato le loro dimissioni a metà mattina, dopo la decisione dei colleghi del Carroccio. “Alla luce dei recenti eventi che hanno interessato il nostro Comune, con senso di responsabilità e rispetto dei cittadini seregnesi – comunicano i consiglieri in una nota – abbiamo rassegnato le dimissioni. Altrettanto hanno fatto i coordinatori cittadini. Il partito locale pone la massima fiducia nella magistratura e si augura che venga restituita serenità e credibilità alla vita amministrativa, alle istituzioni e alla città”. Una scelta concordata con i coordinatori regionale e provinciale degli azzurri, Mariastella Gelmini e Fabrizio Sala, che precisano: “Non è una dichiarazione di colpevolezza degli indagati – sarà la magistratura ad esprimersi – ma una scelta responsabile per garantire alla città, dopo nuove elezioni, un’amministrazione nel pieno delle sue funzioni e attenta alle esigenze dei cittadini”.

Dimissioni presentate anche da Mario Nava, portavoce del Movimento 5 Stelle in Comune a Serergno: “Non c’era più nessun motivo per portare avanti il nostro lavoro in Consiglio comunale. Continueremo ad operare sul territorio. Seregno da anni è coinvolta in scandali. La prossima amministrazione dovrà lavorare per i cittadini e non servire il malaffare”. E stessa decisione per il consigliere Mauro Di Mauro di Fratelli d’Italia, che neel 2015 si era presentata con un proprio candidato, senza sostenere Edoardo Mazza.

‘Ndrangheta, blitz in Lombardia e Calabria, Boccassini: ”Ormai la corruzione è sistema”

È attesa anche, nei prossimi giorni, la decisione del gip del Tribunale di Monza, subordinata ad interrogatorio di garanzia, sull’interdizione dai pubblici uffici o servizi chiesta dalla procura per Mariani. “Sono ventiquattro anni che sono seduto in Consiglio comunale, come assessore, come consigliere comunale e poi dieci anni da sindaco e due anni e qualche mese da vicesindaco – ha detto Mariani dal palco di Albiate – la Lega senza se e senza ma è per la lotta all’ndrangheta, quando ho visto che qualcosa non andava ho fatto degli esposti”. Poi Mariani ha aggiunto: “Da qui in avanti, con quello che sta uscendo sulla stampa, verremo additati come mafiosi, tutto quello che noi non siamo. Per questo tutto il nostro gruppo ha deciso di dare le dimissioni”, ha concluso il vicesindaco.

Proprio sul ruolo del vicesindaco Mariani emergerebbero altri dettagli dalle intercettazioni contenute nelle annotazioni dei carabinieri. In una telefonata dell’ottobre 2015 il costruttore Antonino Lugarà, in carcere per corruzione e considerato vicino alla ‘ndrangheta, parla di Mazza con Stefano Gatti, consigliere (anche lui ai domiciliari), e quest’ultimo gli dice: “Lui c’ha il padrone…unico padrone…Giacinto Mariani”. In un’altra intercettazione un architetto dice che Mazza sarebbe “di fatto ‘guidato’ dal vice-sindaco Mariani”, definendolo una ‘pedina’.

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REAZIONE:TUTTI SAPEVANO……..,TUTTI ERANO IN “LARGA INTESA”.MADONNA CHE AMMUCHIATA!!!!!!!!


30 SETTEMBRE 2017:ATTACHI ACUSTICI,AVANTI CON L’EVACUAZIONE

-SU LA STAMPA:

La Stampa.it MONDO
SEZIONI
Washington svuota l’ambasciata Usa a Cuba
La decisione dopo gli attacchi acustici contro i diplomatici. I cittadini statunitensi saranno invitati a non fare viaggi sull’isola: c’è il rischio di altre azioni ostili

REUTERS
L’ambasciata degli Stati Uniti a L’Avana

Pubblicato il 29/09/2017
Ultima modifica il 29/09/2017 alle ore 17:20
Nuova tensione nei rapporti tra Stati Uniti e Cuba. Washington ha ordinato al 60% dello staff dell’ambasciata Usa a L’Avana di lasciare la sede di rappresentanza in seguito agli «attacchi acustici dei mesi scorsi» ai danni dei diplomatici a Cuba. Secondo quanto riferisce la Associated Press rimarrà soltanto il «personale di emergenza».

Nella misura che verrà annunciata dal dipartimento di Stato, gli Usa interrompono a scadenza indefinita il rilascio di visti a Cuba e fermano i viaggi di delegazioni ufficiali. Sarà inoltre diffusa una allerta ufficiale che invita i cittadini statunitensi a non recarsi sull’isola, paventando possibili “attacchi” negli hotel dell’isola che metterebbero a repentaglio la salute dei viaggiatori.

A inizio settembre diciannove diplomatici statunitensi che lavoravano all’ambasciata dell’Avana sono stati improvvisamente colpiti da perdita dell’udito, forti mal di testa, leggeri edema cerebrali, perdita dell’equilibrio e deficit cognitivo. Il Dipartimento di Stato sospetta che a causare queste gravi patologie sia un’arma sonica segreta, che viene usata contro i diplomatici nei pressi delle loro abitazioni. Washington ha protestato con il governo dell’Avana, ma senza accusarlo di essere responsabile, e il ministero dell’Interno cubano ha risposto che «Cuba non ha mai permesso né permetterà che il suo territorio venga usato per azioni contro diplomatici accreditati».
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30 SETTEMBRE 2017:NO ALLO IUS SOLI

-TITOLARE CORRIERE DELL SERA:
BASKET

Squadra di nati in Italia non può iscriversi al campionato: «Sono stranieri»
di Redazione online

Appello a Coni e Fip per garantire l’autorizzazione: «Non spezzate il sogno di questi giovani»

REAZIONE:UN BENE ALLA LEGA DI BASKET,LO IUS SOLI E’ TERRORISTICO
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2 OTTOBRE 2017:VITTORIA,FINITO IL SOGNO EUROPEISTA DELLA TURCHIA

-SU RT:

RT:
Erdogan: La UE “nos falló”, ya no necesitamos ser miembros del bloque comunitario
Publicado: 2 Oct 2017 | 03:47 GMT

Reuters
El mandatario turco aclaró que no abandonará de forma unilateral las estancadas negociaciones para su membresía, que comenzaron hace 12 años.
El presidente de Turquía, Recep Tayyip Erdogan, acusó este domingo a la Unión Europea (UE) de haberle “fallado a su país para combatir al terrorismo” y señaló que Ankara ya no necesita la membresía para ingresar al bloque comunitario.

En concreto, en un discurso ante el Parlamento, turco Erdogan culpó a la UE de otorgar refugio a quienes intentan socavar su Gobierno, entre ellos los llamados ‘gulens’ y kurdos, quienes buscan independizarse de Turquía. No obstante, el presidente aclaró que no abandonará de forma unilateral las estancadas negociaciones para su membresía, que comenzaron hace 12 años.

“Para ser sincero, ya no necesitamos la membresía de la UE. Pero no seremos el lado que se rinda”, dejo Erdogan, al tiempo que insistió que “Turquía está lista para convertirse en parte del bloque, pero solo como parte constitutiva”, informó la agencia Reuters.

El mandatario turco señaló que si la UE “va a dar un paso adelante, hay solo una forma. Y es otorgándole a Turquía la membresía y comenzar una acción de crecimiento cultural y económico”.

Las negociaciones, que empezaron en el 2005, se habían estancado ante la preocupación de dar la bienvenida al que sería el país más poblado de la UE en la década, uno de los más pobres y el único de mayoría musulmana.

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REAZIONE:IN REALTA LA POSSIBILITA DI INGRESSO ALL’UE NONN E’ MAI STATA VICINA MA LE LUNGHE E GRAVI CONTRADIZIONI DEL REGIME DI ERDOGAN NEI CONFRONTI DEL. TERRORISMO SELLÓ STATO ISLAMICO,

PARTICOLARMENTE IL SUO AMBIGUO RUOLO NEGLI SPOSTAMENTI DEI FOREIGN  FIGHTER DA E VERSO OCCIDENTE,LE POLEMICHE CON LA GERMANIA,BELGICA ES ALTRI PAESI DI IMMIGRAZIONE TURCA,E LE DIFFERENZE CON TRUMP SULLA SUA POSIZIONE DI FRONTE AL RUOLO KURDO NELLA LOTTA ALL’IS,FINIRONO PER MINARE LA SUA POSIZIONE NON SOLO DI FRONTE ALL’UE,MA ANCHE METTENDO IN DUBBIO LA APPARTENENZA ALLA OTAN,E LA RELAZIONE CON USA,INSOMMA ERDOGAN FINI PER SAGANCIARSI DI OCCIDENTE,E’ RIMASTO ISOLATO.LE PROTESTE DI MASSA E LE MOBILITAZIONI MILITARI NON SONO RIUSCITI A FARLO CADERE MA QUESTO ISOLAMENTI HA,SE NON LO STESSO EFETTO UNO PIU PROFONDO E DETERRENTE,FUORI DA EUROPA,FUORI DA USA E FUORI DI OCCIDENTE.

E ANCHE LA MERKEL HA PAGATO IL PREZZO POICHE HA ALIMENTATO NON SOLO LA SPERANZA DI INGRESSARE NELL’UE MA CEDUTO AI RECATTI ECONOMICI DI ERDOGAN PER ARGINARE LO SPOSTAMENTO DE FOREGN FIGHTER EI REFUGIATI DELLA ROTTA BALCANICA.

E MOLTO PIU DI QUANTO AUGURAVANO QUESTE PAGINE,E ALLA MERKEL CONSIGLIO PIU PRUDENZA NELL’ASSECONDARE I RICATTI TURCHI,INAUGURATI DALLA LEGA NORD:IL POPOLO TEDESCO LA HA PUNITO.

-APPENDICE:

-SULLO STESSO SITO:

Home News

Erdogan sconfina gli Stati Uniti per “armare i terroristi” dopo che Washington annulla 1,2 milioni di dollari di armamenti alla Turchia

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Data pubblicazione 19 set, 2017 16:23
Ora modificato: 20 set, 2017 11:42


Presidente Turco Tayyip Erdogan © Osman Orsal / Reuters
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Il presidente turco Recep Tayyip Erdogan ha risposto alla decisione di Washington di annullare un contratto di armi da 1,2 milioni di dollari per le sue guardie di sicurezza accusando la Casa Bianca di scegliere invece di fornire armi ai terroristi in Siria.
In un’intervista a PBS lunedì, Erdogan ha riferito ai kurdi siriani come “terroristi”, dicendo “abbiamo bisogno di combattere questi terroristi con gli Stati Uniti”


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© Amerika’nın Sesi

Gli Stati Uniti annullano 1.2 milioni di dollari di armi con le guardie turche in risposta a un violento scontro con i manifestanti

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“Se non siamo in grado di acquisire quelle armi dagli Stati Uniti, perché sta dando queste armi ai terroristi? È una domanda che chiediamo ai nostri amici negli Stati Uniti e quando queste domande non vengono risposte,non ci sentiamo mi dispiace, come partner strategici degli Stati Uniti “, ha proseguito.

Erdogan stava riferendo alla decisione di Washington di dare armi ai kurdi siriani che combattono lo stato islamico (IS, ex ISIS / ISIL), un passo che la Casa Bianca ritiene fondamentale per cogliere l’ultima ronca forte di Raqqa.

L’annuncio per armi dei kurdi siriani è arrivato a maggio, quando il Dipartimento della Difesa degli Stati Uniti ha detto che avrebbe fornito loro armi leggere, mitragliatrici, veicoli blindati e altre attrezzature militari.

Gli Stati Uniti hanno riferito che hanno detto a Ankara che si aspetta che il ritorno delle armi concesso alle unità di protezione del popolo kurdo (YPG) dopo CHE l’IS sia distrutto e il segretario alla Difesa James Mattis ha anche promesso di dare alla Turchia un elenco delle armi fornite alla milizia.

Tuttavia, il giornalista investigativo Rick Sterling ha dichiarato ad RT di giugno che tale risultato è estremamente improbabile, dato i tentativi falliti di riprendere le armi in Afghanistan e in Libia.

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La Turchia conferma il deposito di sistemi missilistici S-400 russi di ultima generazione
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La dichiarazione di lunedì di Erdogan è venuta solo un giorno dopo che AP ha riferito che gli Stati Uniti stanno uscendo da un accordo importante che avrebbe visto il governo turco acquistare 1,2 milioni di dollari in armi, tra cui centinaia di pistole semi-automatiche e munizioni.
La decisione di allontanarsi dall’accordo è arrivata dopo che le guardie del corpo di Erdogan hanno violentemente attaccato i manifestanti pro-curdi durante la visita del presidente turco a Washington nel mese di maggio.

L’incidente, che si è svolto all’esterno della casa dell’ambasciatore turco a Washington quando  Erdogan stava visitando, ha portato a 19 persone accusate da una grande giuria per attaccare i manifestanti pacifici. Di questi, 15 sono stati identificati come funzionari turchi di sicurezza.

La conferma ufficiale dell’operazione annullata è venuta quando entrambi i presidenti degli Stati Uniti Donald Trump e Erdogan sono arrivati ​​a New York per l’assemblea generale annuale dell’ONU che si riunisce lunedì. Sia i legislatori repubblicani che democratici hanno chiesto ulteriori precauzioni per garantire che non vi sia un altro incidente violento da parte del personale turco durante l’evento.

https:.rt.com/news/403830-erdogan-us-terrorists-arms/

4 OTTOBRE 2017:CERBATANA?

-SU LA STAMPA:

TORINO
SEZIONI
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L’ultima follia metropolitana: maxi aghi sparati sui passanti
I colpi esplosi da un’auto in corsa: presi di mira e feriti i pedoni

Per qualche ora si è temuto che «i proiettili» fossero infetti in quanto magari adoperati da tossici e poi riciclati in un gioco folle e senza senso

Pubblicato il 04/10/2017
Ultima modifica il 04/10/2017 alle ore 20:56
LODOVICO POLETTO
TORINO
Dicono che l’auto sfrecciasse vicinissima ai pedoni. Quasi come se chi era al volante cercasse di prendere meglio la mira. E dicono anche che gli occupanti fossero più di uno: «Ma quanti, con certezza, nessuno ha saputo dirlo». Di certo volevano far male: per scherzo, o per chissà quale folle gioco si erano messi in testa. «Ma con un sistema simile avrebbero potuto provocare lesioni molto serie» dicono adesso all’ospedale Martini.
Questa è la storia di una ennesima follia metropolitana, del tutto simile alla moda dei pugni in faccia tirati a passanti caso. Quella che, nell’autunno di due anni fa, sembrava imperversare in tutta la penisola. Allora l’avevano chiamata knockout-out game: ovvero mandare al tappeto qualcuno con un solo pugno, potentissimo e inaspettato. I Mike Tyson della strada erano – il più delle volte – ragazzini. Adesso invece – e se si tratta di uno scherzo o una moda da bulli – è tutto più serio. E c’è anche chi dice che, forse, nasconde qualcosa di diverso.

Aghi sui passanti a Torino, gli abitanti del quartiere: “La notte si ha paura”

GLI ASSALTI
Intanto gli episodi. La scorsa settimana cinque persone sono rimaste ferite da «proiettili» sparati da un’auto di passaggio. Non colpi di pistola, oppure pallini lanciati con un fucile ad aria compressa, ma aghi lunghi una decina di centimetri. Molto simili agli «Sprotte» quelli che vengono utilizzati negli ospedali per le iniezioni peridurali. Sono stati tutti colpiti in zona San Paolo: area semicentrale, da qualche tempo in sofferenza per i problemi legati ad una sempre più massiccia presenza di disagio sociale.
Ecco, su queste strade si sono verificati gli «assalti» con l’auto vista sfrecciare accanto ai marciapiedi, come se il conducente cercasse di avvicinarsi il più possibile alle potenziali vittime.
I feriti non sono gravi: l’ago non può provocare lesioni preoccupanti. Ma avrebbe potuto centrare gli occhi: «In questo caso, spiegano i medici, i guai sarebbero stati decisamente più seri».
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LEGGI ANCHE: Torino rischia di perdere i finanziamenti per la seconda linea della metropolitana
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LA PAURA DEL CONTAGIO
Risultato: la notte degli spari in strada il centralino del 112 – il numero unico dell’emergenza – è stato preso d’assalto. E il pronto soccorso pure. Per le ferite? Non soltanto. La vera ragione è che quasi tutti hanno temuto fossero aghi infetti. Ecco: questo è ciò ha spaventato di più le vittime. Che ha fatto gridare alla presenza di un «untore», per lucida follia, oppure per scherzo. E che ha – ovviamente – messo stato in allarme gli ospedali. Le analisi di laboratorio hanno però escluso questo pericolo: restano soltanto le ferite: «Non preoccupanti». Sebbene ci sia chi insiste che è soltanto per un puro caso se è andata così, perché chi ha «sparato» gli aghi ha dovuto attrezzarsi.

LA SPARACHIODI
Con cosa? Nessuno, probabilmente, lo saprà mai. Ma, per lanciare oggetti di pochissimi grammi, con così tanta precisione e facendoli diventare dei proiettili in grado di fare male, non bastano le mani. Le possibilità sono due. La prima è che sia stata adoperata una pistola ad aria compressa: facile da usare e da reperire. Ma in ballo c’è anche un attrezzo decisamente più sofisticato e pericoloso. Ovvero una pistola sparachiodi a gas, magari modificata con un pezzo di tubo attaccato all’uscita: «In modo da imprimere un maggiore stabilità e direzione certa agli aghi».
Ecco, la storia è tutta qua. I feriti sono stati visitati e medicati, e immediatamente dimessi. L’auto con i folli a bordo non ha più colpito. Ma negli ospedali se ne parla con gran preoccupazione: «Perché potevano essere aghi usati da tossici e poi riciclati come proiettili». Teorie senza riscontro. Sperando che l’auto dei folli non  ricompaia più.

http:.lastampa.it/2017/10/04/cronaca/lultima-follia-metropolitana-maxi-aghi-sparati-sui-passanti-fRp0hukhVRQxOvqitBek5L/pagina.html

-REAZIONE;

4 OTTOBRE 2017:SERVA TANA?(NELL’ISOLA ITALIANA DI SICILIA TRATTANO MALE I RUSSI)

-SU LA STAMPA:

SEZIONI
Giovane russa schiavizzata e costretta al velo islamico da sedicente italiano convertito


È accaduto nel catanese, l’uomo è stato arrestato

Pubblicato il 04/10/2017
Ultima modifica il 04/10/2017 alle ore 21:30
Siciliano, forse anche particolarmente geloso, diceva di essersi convertito all’Islam e così si presentava sempre come originario del Marocco e diceva di chiamarsi Yussuf. In realtà è italiano e si chiama Giuseppe D’Ignoti, 31 anni. La Digos della questura lo ha arrestato su ordinanza di custodia cautelare per riduzione in schiavitù, violenza sessuale continuata, sequestro di persona, maltrattamenti e lesioni personali gravissime – tutti aggravati dalla crudeltà e dai futili motivi – commessi nei confronti della donna con cui aveva convissuto dallo scorso mese di aprile al 20 settembre. La vittima, di nazionalità russa, era costretta a indossare il velo islamico, a pregare insieme all’uomo e a visionare vari video in cui erano riprese uccisioni commesse da uomini arabi in divisa nera e verde a prigionieri occidentali, uccisi perché ritenuti «infedeli». Allo scopo di farle odiare il popolo italiano, la obbligava a non andare in giro come le donne occidentali perché la conversione all’Islam di una donna con capelli biondi e occhi chiari gli avrebbe fatto acquisire prestigio nei confronti degli altri islamici.

La donna era da tempo residente in Italia in un piccolo paese della Lombardia e, come descritto nella dettagliata denuncia sporta presso la Squadra mobile di Torino, aveva conosciuto il suo aguzzino sul finire del 2016, su un gruppo aperto di WhatsApp. Dopo essersene invaghita, tanto da lasciare il paese in cui viveva, la donna, lo scorso mese di aprile, ha raggiunto a Catania, ma dopo un breve periodo di serenità, la convivenza è diventata un calvario: nel corso dei mesi si sono susseguite gravissime violenze a sfondo sessuale, sevizie fisiche e psicologiche e prevaricazioni. Molte le minacce di morte, per sé e i per i propri familiari, di cui era fatta oggetto la donna che spesso era costretta a non uscire di casa e a subire aggressioni, nel corso delle quali ha anche riportato lesioni gravissime, tanto da essere costretta a far ricorso alle cure dei sanitari, sempre alla presenza costante dell’uomo il quale la costringeva a fornire versioni false.

La vittima, dopo l’ennesima aggressione, è riuscita a fuggire proprio mentre si trovava ricoverata presso un ospedale catanese. Da lì ha iniziato un lungo viaggio in treno, passando per Paterno’, Napoli per poi giungere a Torino dove, lo scorso 22 settembre, ha sporto una denuncia dettagliata dei fatti subiti al personale della Squadra Mobile della Questura. L’indagine della Digos di Catania guidata dal neo dirigente Marica Scacco ha permesso l’arresto dell’uomo. Giuseppe D’Ignoti era già stato condannato per il reato di violenza sessuale, lesioni e maltrattamenti nei confronti dell’ex moglie e aveva scontato la pena in carcere dal 2010 al 2015. La vittima è stata posta in una località protetta

http:.lastampa.it/2017/10/04/italia/cronache/giovane-russa-schiavizzata-e-costretta-al-velo-islamico-da-sedicente-italiano-convertito-O8ECWHjrZX0H10kPZFf8NP/pagina.html

4 OTTOBRE 2017:NELL’ISOLA CENTROAMERICANA DI CUBA TRATTANO MALE I NORDAMERICANI

-SU LA STAMPA:

Attacchi acustici” a cittadini Usa, ira di Trump su Cuba: espulsi 15 diplomatici da Washington


AP

Pubblicato il 03/10/2017
Ultima modifica il 03/10/2017 alle ore 20:19
Nuova escalation nella crisi diplomatica tra gli Stati Uniti e Cuba. Un altro cittadino americano è rimasto ferito in seguito ai misteriosi “attacchi acustici” nell’isola caraibica, portando a 22 il numero delle vittime, quasi tutti diplomatici e personale del Dipartimento di stato. La notizia ha scatenato l’ira del presidente Donald Trump e una reazione immediata da parte dell’amministrazione Usa, che ha deciso l’espulsione di 15 diplomatici cubani dell’ambasciata a Washington. Di fatto una “rappresaglia” comunicata telefonicamente all’ambasciatore dell’Avana nella capitale statunitense. I membri del suo staff espulsi – gli è stato riferito – dovranno lasciare il Paese entro sette giorni. «La decisione è stata presa poiché Cuba non ha adottato le misure necessarie per proteggere i nostri diplomatici, in conformità agli obblighi della Convenzione di Vienna», ha fatto sapere il Dipartimento di Stato in una nota, precisando che l’ordine «garantirà l’equità nelle rispettive operazioni».
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LEGGI ANCHE Il giallo degli attacchi acustici a Cuba
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«Continuiamo a mantenere relazioni diplomatiche con l’Avana e a cooperare mentre portiamo avanti l’inchiesta su questi attacchi», ha precisato Foggy Bottom, anche se la mossa rappresenta una ulteriore e pericolosa impennata delle tensioni dopo il disgelo fortemente voluto da Barack Obama. Disgelo ora frenato da Donald Trump. «Non attribuiamo alcuna colpa», ha poi spiegato ai media statunitensi un funzionario del Dipartimento di Stato, ribadendo che le espulsioni mirano a «far capire ai cubani che devono fare di più per proteggere la nostra gente sul territorio».

L’obiettivo è poi quello di costringere Cuba a lavorare in emergenza a Washington, dopo che gli Usa la scorsa settimana hanno ridotto drasticamente (del 60%), il personale del Dipartimento di stato nell’isola caraibica. L’amministrazione Trump chiede quindi a Cuba di assicurare la cessazione degli “attacchi acustici”, e solo allora la situazione potrà tornare alla normalità. Di fatto ad oggi nessuno è stato in grado risolvere il mistero sui “disturbi” accusati da diplomatici americani di stanza a Cuba, tra cui problemi all’udito, alla vista e capogiri. Fin da subito le spiegazioni sono state inquadrate in due filoni: da una parte l’ipotesi dell’uso di non meglio specificate “armi acustiche”, dall’altra la possibilità che si sia trattato di un tentativo di sorveglianza la cui tecnologia è sfuggita di mano
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http:.lastampa.it/2017/10/03/esteri/attacchi-acustici-a-cittadini-usa-ira-di-trump-su-cuba-espulsi-diplomatici-da-washington-3Ftq8eFCCdNKBHVh5zAhXO/pagina.html

5 OTTOBRE 2017:RAZIONALIZAZIONE METROPOLITANA DELL’ ILE-DE-FRANCE

-SU LE MONDE:

Publié À 06h41
Comment Macron veut remodeler l’Ile-de-France

Le chef de l’Etat souhaite fusionner les trois départements de la petite couronne (Hauts-de-Seine, Val-de-Marne et Seine-Saint-Denis) avec la Métropole du Grand Paris.
Par BÉATRICE JÉRÔME
Temps de lecture : 4 min
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EXTRAIT
Pour relancer la croissance française, Emmanuel Macron compte sur les métropoles. Et, en priorité, sur celle du Grand Paris. Mais, pour les 7 millions d’habitants qui vivent dans ses 131 communes, cette structure territoriale créée en janvier 2016 reste un objet non identifié. La plupart de ses élus et des acteurs privés y voient bien plus une usine à gaz institutionnelle qu’un instrument de décision efficace pour stimuler l’attractivité de la région Ile-de-France

« Si nous voulons que le Grand Paris réussisse à l’échelle de la compétition internationale, nous avons besoin de simplifier drastiquement les structures », affirmait Emmanuel Macron, le 17 juillet, lors de la première Conférence nationale des territoires de son quinquennat. En campagne, le candidat avait été plus précis : « Là où il y a métropole, les départements ont vocation à disparaître », avait-il expliqué dans un entretien à la revue Grand Paris Développement, au printemps 2017, estimant qu’il fallait « limiter les couches du mille-feuille territorial en réduisant les strates qui enchevêtrent les compétences et multiplient les coûts ».

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http:mobile.lemonde.fr/politique/article/2017/10/05/comment-macron-veut-remodeler-l-ile-de-france_5196559_823448.html

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-IL GIORNO DOPO:

-SU LA STAMPA;

Caccia agli sparatori di aghi che colpiscono i passanti: a Torino un giallo senza precedenti
L’auto potrebbe essere stata filmata dagli impianti di sorveglianza

Sono cinque le persone ferite a distanza ravvicinata,usando molto probabilmente una balestra

Pubblicato il 05/10/2017
Ultima modifica il 05/10/2017 alle ore 14:16
LODOVICO POLETTO
TORINO
Piazza Rivoli. Via Nicola Fabrizi. Corso Tassoni. Ricostruire l’esatto tragitto dell’auto da cui sono stati sparati gli aghi d’acciaio da 10 centimetri contro i passanti è soltanto uno dei tanti problemi che gli investigatori della Squadra mobile hanno in questi giorni. Ma farlo è fondamentale, perché magari l’auto dei folli sparatori che la sera di lunedì 25 settembre hanno ferito 5 persone con aghi d’acciaio lunghi dieci centimetri – e sparati da un’auto in corsa – potrebbe essere stata intercettata da telecamere di sorveglianza. E allora il più sarebbe fatto. E la polizia potrebbe arrivare agli «sparatori» molto rapidamente.

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LEGGI ANCHE A Torino caccia alla banda che spara aghi dall’auto in corsa

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Ma dare un’ordine preciso agli eventi sembra essere molto complicato. Perché – al momento – nessuno dei feriti sembra aver notato dettagli che possano imprimere una svolta vera. E chi ha sparato – ancora esattamente con cosa non si sa – ha colpito alle spalle. E poi si è allontano rapidamente. Come un fantasma.

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LEGGI ANCHE Aghi sparati sui passanti: “Sono stato colpito: un dolore fortissimo, e un ago da dieci centimetri nella pelle”

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TRE IPOTESI
Intanto gli atti di questa storia sono arrivati tutti sul tavolo del pm Nicoletta Quaglino. Si procede per lesioni. Con l’utilizzo di un’arma. Ma quale non è ancora chiaro. In ballo ci sono almeno tre ipotesi. La prima: potrebbe essere stata adoperata una pistola ad aria compressa, in grado di scagliare lontano gli aghi – che sebbene lunghi una decina di centimetri non sono quelli adoperati per le epidurali – e con la forza sufficiente per conficcarsi nella carne, bucando i vestiti. La seconda ipotesi è che sia stata adoperata uan piccola balestra, e che i proiettili siano «aghi da caccia» utilizzati contro i piccoli animali. C’è poi una terza possibilità: in vendita libera – anche sul web – ci sono cerbottane dotate di mirino, anch’essere utilizzate per la caccia. Stabili nel tiro, richiedono però una certa dimestichezza nell’uso. E una grande forza per soffiare il «proiettile».

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VIDEO

Aghi sui passanti a Torino, gli abitanti del quartiere: “La notte si ha paura”

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SAN DONATO
C’è, infine, un’ultima ipotesi che, però, in queste ore sembra perdere forza, ed è quelle che i folli sparatori di piazza Rivoli abbiano adoperato una «sparachiodi a gas»: uno strumento di lavoro, utilizzatissimo nei cantieri per «sparare» chiodi d’acciao nel cemento e in altri materiali particolarmente duri. Perde forza, si diceva, perchè non è così semplice da adoperare e tantomeno da nascondere. Sebbene comprala sia un gioco da ragazzi, nonostante il , che supera i 300 euro. Ecco, la storia è tutta qui. E i folli del quartiere San Donato – da lunedì 25 settembre – sembrano essere scomparsi. Che si tratti soltanto di una pausa dopo quella serata di follia, oppure di paura di essere rintracciati questo non si può sapere. Ma nel quartiere se ne parla. Nei bar se ne discute e c’è chi sui social arriva a scrivere, con una certa enfasi: «C’è da avere paura andare in giro di sera nelle nostre strade». E c’è chi invita alla calma: «Saranno ragazzi annoiati alla ricerca di emozioni per una serata». Già, ragazzi annoiati. Come quelli che lanciavano pietre dai cavalcavia. Quelli che 21 anni fa, a Tortona, uccisero una donna.
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8 OTTOBRE 2017:BRASILE CAMPIONE OLIMPICO……..DELLA CORRUZIONE

-SU MERCOPRESS(ATLANTICO SUD)

Giochi olimpici di Rio 2016, un altro cane di vermi, … e di corruzione olimpica
Mercoledì 6 settembre 2017 – 07:01 UTC

Le divulgazioni sono venute quando la polizia di Rio de Janeiro ha sconvolto la casa del presidente Carlos Nuzman del Comitato Olimpico Brasiliano.


In Francia, un’indagine di 2 anni sulla corruzione nello sport è nata prima con l’arresto a novembre 2015 di Diack.

Dopo i Giochi del Rio, il presidente del CIO Thomas Bach ha assegnato a Nuzman il “Ordine Olimpico”, dato a coloro che hanno fatto straordinari contributi alle Olimpiadi.

Il sindaco di Rio Rio Eduardo Paes è stato indagato per aver accettato almeno 5 milioni di dollari di pagamenti per facilitare i progetti di costruzione legati ai giochi.
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Le autorità brasiliane e francesi hanno detto martedì che hanno scoperto un programma internazionale di corruzione volto ad acquistare voti per l’assegnazione delle Olimpiadi del 2016. È l’ultima affermazione a offuscare l’eredità dei Giochi DI Rio, le prime Olimpiadi in Sud America.

Le divulgazioni sono venute quando la polizia di Rio de Janeiro ha sconvolto la casa del presidente Carlos Nuzman del Comitato Olimpico brasiliano. Essi sono emersi con valigie, documenti e un computer. La polizia ha dichiarato che erano stati rilasciati mandati di detenzione per Nuzman e un socio, l’uomo d’affari Arthur Cesar de Menezes Soares Filho, che le autorità credono di essere a Miami.

Nuzman lasciò la sua casa accompagnato dal suo avvocato e poi apparve in una stazione di polizia per interrogarsi. Ha lasciato poche ore dopo senza commentare. L’avvocato Sergio Mazzillo ha detto che il suo cliente collaborerebbe ma “non commesse alcuna irregolarità”.

“Purtroppo, questo ha creato uno spettacolo multimediale”, ha detto Mazzillo.

In totale, sono stati rilasciati undici mandati di detenzione per le persone in Brasile e in Francia in quello che la polizia ha definito “Operation Unfair Play”.

In una conferenza stampa, i ricercatori hanno dichiarato che Nuzman, membro onorario del Comitato Olimpico Internazionale, è stato un giocatore centrale nell’acquisto di voti per l’offerta olimpica di Rio nel 2009.

Nuzman ha riunito Soares Filho e Lamine Diack, ex capo del corpo direttivo del campo di atletica che era allora un membro del voto del COC, secondo le autorità. La società di Soares Filho, Matlock Capital Group, ha pagato Diack US $ 2 milioni in un conto del figlio di Diack, Papa Massata Diack. Le autorità hanno dichiarato di avere una documentazione “sostanziale” dei pagamenti effettuati attraverso i conti caraibici.

Molte società di costruzioni e concessioni avrebbero potuto guadagnare portando i giochi a Rio, ha detto il procuratore Fabiana Schneider. Ha detto che la “organizzazione criminale” di Sergio Cabral, ex governatore di Rio de Janeiro, che è stato imprigionato in una diversa condanna contro la corruzione, ha guidato lo schema.

“I Giochi Olimpici sono stati utilizzati come un grande trampolino per atti di corruzione”, ha detto Schneider.

Il CIO ha detto di aver “appreso queste circostanze dai media e sta facendo ogni sforzo per ottenere le informazioni complete”.

Il 75enne Nuzman è stato un membro del CIO per 12 anni e una delle figure più importanti nel portare i giochi a Rio. Fa parte della Commissione di coordinamento dei Giochi di Tokyo del 2020, che consiglia agli organizzatori di gestire l’evento.

Subito dopo i Giochi del Rio, il presidente del CIO Thomas Bach assegnò a Nuzman il “Ordine Olimpico”, dato a coloro che hanno fatto straordinari contributi alle Olimpiadi.

Chicago, Madrid, Tokyo e Rio sono stati candidati alle Olimpiadi del 2016. Il voto è stato tenuto nel 2009 a Copenaghen, in Danimarca, con Rio sconfiggendo Madrid 66-32. Chicago, visto come avente le migliori offerte e la maggior parte delle attrezzature pronte per andare, è stato eliminato nel primo turno di voto.

Le autorità hanno affermato di poter confermare solo l’acquisto del voto di Diack, ma anche ciò avrebbe potuto avere un’ampia influenza perché le delegazioni tendono a votare in blocchi. Diack è del Senegal.

“Questo è abbastanza dannoso” al CIO, ha detto Andrew Zimbalist, un economista che ha recentemente scritto un libro sul fallout dalle Olimpiadi di Rio. “Il CIO ha cercato di salutare Rio nel mese di agosto del 2016, ma le questioni derivanti dai 20 miliardi di dollari, oltre alla stravaganza, non andranno via”.

In Francia, un’indagine di 2 anni sulla corruzione nello sport è nata prima con l’arresto a novembre 2015 di Diack. I francesi stanno esaminando lfaffermazioni che Diack, figlio diPapa Massata Diack e altri sono stati coinvolti nel ricattare gli atleti e coprire i test di droga falliti.

L’ufficio di procuratore finanziario francese, che sta conducendo le indagini, ha dichiarato martedì le sue indagini hanno “scoperto l’esistenza di un sistema di corruzione su vasta scala organizzato intorno a Papa Massata Diack”. Ha anche detto che la sua prova indica i voti dei membri del IOC e gli organi della pista dominante sono stati “negoziati contro il pagamento per ottenere diritti di hosting città per i più grandi concorsi sportivi globali”.

Dato che i Giochi Rio si sono conclusi un anno fa, c’è stato un costante flusso di accuse che circondano l’assegnazione di progetti di costruzione.

L’ex sindaco di Rio de Janeiro Eduardo Paes sta investigando per aver presumibilmente accettato almeno 15 milioni di diritti reali (5 milioni di dollari USA) nei pagamenti per facilitare i progetti di costruzione legati ai giochi.

Paes, che ha negato l’ingiustizia, è una delle decine di politici principali implicati in un’indagine di corruzione giudiziaria in cui il gigante di costruzione Odebrecht ha pagato illegalmente miliardi per aiutare a vincere contratti.

Quando Rio è stato assegnato alle Olimpiadi, è stato ampiamente celebrato come un segno che il Brasile, la nazione più grande dell’America Latina, è finalmente arrivata sul palcoscenico mondiale. Durante la cerimonia di chiusura, Bach disse che la promessa era stata realizzata.

“Questi Giochi Olimpici stanno lasciando un’eredità unica per le generazioni future”, ha detto al famoso Stadio Maracana. “La storia parlerà di un Rio de Janeiro prima e di un Rio de Janeiro molto meglio dopo i Giochi Olimpici”.

http:en.mercopress.com/2017/09/06/rio-2016-olympic-games-another-can-of-worms-.and-of-olympic-corruption

REAZIONE:IN BRASILE CALCIO E POLITICA SONO INSEPARABILI.IL GOVERNO ROUSSEF HA ORGANIZZATO IL MONDIALE DI CALCIO SCORSO,IMPENSABILE CHE BRASILE NON LO  VINCESSI,E INVECE E’ STATO UMILIATO DAL CALCIO EUROPEO CON, QUI MANTIENE UNA STRETTA CORSA,PERDENDO LA FINALE PER 7-0 IN MANO DELLA GERMANIA.E CON BRASILE E’ STATA UMILIATA ANCHE IL SUDAMERICA “A DOMICILIO”IN UN CONTESTO COSI IMPENSABILE CHE LA ROUSSEFF CONTINUASSI A GOVERNARE,IL CALCIO BRASILIANO NON TOLLERA UNA TALE FERITA NARCISISTICA:LA ROUSSEF HA CADUTO IN MEZZO AD UNA ENORME RETE DI  CORRUZIONE CHE COINVOLGEVA IL GOVERNO LULA-ROUSSEF E ANCHE IL CALCIO MONDIALE:TANGENTI PER APPALTI,PER AGIUDICAZIONE DI SEDI,RISULTATI TRUCCATI,LAVAGGIO DI DENARO,ECC.

HA ASSUNTO TEMER LA PRESIDENZA,BRASILE.ORGANIZZO I GIOCHI OLIMPICI E BRASILE FU CAMPIONE OLIMPICO DI CALCIO.ONORE RESTITUITO,SEMBRAVA TUTTO FINITO.E  INVECE LA STESSA CORRUZIONE CHE CORRODEVA LULA E IL CALCIO SI HA SCOPERTO NEL GOVERNO TEMER,MA TEMER E’ STATO SALVATO E NON HA  CADUTO ANCORA.DOPO TUTTO BRASILE RESTA CAMPIONE OLIMPICO DI CALCIO.MA. NON E’ TUTTO FINITO,ADESSO VIENE FUORI QUESTA CORRUZIONE ANCHE NEI GIOCHI OLIMPICI.CADRA TEMER?STAREMMO A VEDERE ,MA STA DI FATTO CHE LA SCOPERTA DELLA CORRUZIONE NEL CALCIO MONDIALE E OLIMPICO,NON HA PORTATO UN CASTIGO PROPORZIONALE AL GRADO DI CORRUZIONE,E INOLTRE NON SI HA TOCCATO I RISULTATI SPORTIVI,NE DEI DUE CAMPIONATI MONDIAL,NE NELL’OLIMPISMO(1):IL CALCIO CONTINUA FUORI CONTROLLO.

(1)E CE CHI VUOLE OMOLOGARE I GIOCHI OLIMPICI DI CALCIO A QUELLI MONDIALI.

9 OTTOBRE 2017:ERDOGAN,TURCO TERRORISTA?

-SU LA REPUBBLICA:

Turchia e Usa ai ferri corti, scoppia la “guerra dei visti”

Il presidente turco Recep Tayyip Erdogan

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Cresce la tensione tra Washington e Ankara: bloccati tutti i visti per i cittadini statunitensi, dopo un provvedimento analogo da parte degli Usa. Nuovo mandato d’arresto per un dipendente del consolato Usa a Istanbul. Contraccolpi pesanti su lira turca e borsa di Istanbul.
dal nostro corrispondente MARCO ANSALDO
09 Ottobre 2017

ISTANBUL – Un nuovo confronto, la “guerra dei visti”, avvelena i già non facili rapporti fra Stati Uniti e Turchia. L’ambasciata di Ankara a Washington ha annunciato che interromperà il rilascio dei visti ai cittadini americani, eccetto per quelli di immigrazione, come rappresaglia per un’analoga misura presa dagli Usa. E all’improvviso il presidente turco Recep Tayyip Erdogan ha annullato una conferenza stampa già prevista all’aeroporto Ataturk di Istanbul, da cui è partito in viaggio per una visita in Ucraina e Serbia. Una decisione probabilmente legata alla necessità di definire una strategia per affrontare questa nuova grave crisi diplomatica che si rischia di aggravarsi ulteriormente dopo l’emissione, da parte delle autorità turche, di un nuovo mandato d’arresto, il secondo in pochi giorni, per un dipendente del consolato Usa a Istanbul.

Le ripercussioni sulla lira turca e la borsa di Istanbul sono pesanti. Tutto parte dalla mancata consegna da parte degli Stati Uniti dell’imam Fethullah Gulen, il predicatore accusato dal presidente turco Recep Tayyip Erdogan di essere la mente del fallito golpe del 15 luglio 2016. Gli Usa hanno affermato più volte che, nonostante la mole di documenti inviati da Ankara, a loro dire “non ci sono le prove” del suo coinvolgimento nel putsch. E che dunque mancano le basi per l’estradizione. Nei mesi passati, in diverse città turche si sono svolte manifestazioni a favore del provvedimento, mentre la gente in piazza sventolava la forca bruciando manichini di Gulen e chiedendo il ripristino della pena di morte (abolita nel 2004 in vista dell’ingresso dell’Unione Europea), misura invece vista con favore adesso dal capo dello Stato.

La decisione americana di interrompere il rilascio dei visti era stata presa domenica in risposta all’arresto, la settimana scorsa, di un impiegato turco dell’ambasciata americana, Metin Topuz, accusato da Ankara di legami con il predicatore. Gulen, un tempo sodale di Erdogan e poi entrato con lui in contrasto, vive in autoesilio in Pennsylvania dal 1999, e in ambienti turchi viene considerato l’ispiratore del tentato putsch con l’aiuto della Cia.

Lui ha sempre negato.

“Gli avvenimenti recenti hanno costretto il governo turco a rivalutare l’impegno del governo degli Stati Uniti a favore della sicurezza delle strutture e del personale della missione turca”, ha scritto su Twitter la sede istituzionale di Ankara a Washington, “per ridurre il numero di visitatori nelle nostre rappresentanze diplomatiche e consolari negli Stati Uniti nel corso di questa valutazione, abbiamo sospeso tutti i servizi di visto per i cittadini americani di tutte le rappresentanze diplomatiche e consolari”.

Durissima e veemente la reazione dell’ambasciatore Usa ad Ankara, John Bass, che ha parlato dell’arresto dell’impiegato turco nella sua sede diplomatica come di un “provvedimento privo di fondamento”. E ha aggiunto: “Sono profondamente turbato dal fatto che alcune persone del governo turco siano più interessate ad alzare polveroni attraverso media che imbastiscono processi mediatici, piuttosto che cercare giustizia dinanzi ad un giudice. Una logica che mi sembra più mirata alla ricerca della vendetta che della giustizia”.

Bass ha fatto queste affermazioni in una conferenza stampa convocata prima di lasciare Ankara per un nuovo incarico in Afghanistan. Un incontro a cui non sono stati invitati rappresentanti di media vicini al governo. “Ho voluto qui rappresentanti di media seri”, ha spiegato, “e se alcuni non sono stati invitati è perché non li ritengo organi di stampa, considerato che seguono un copione da fiction e non i principi etici del giornalismo”.

Solo due settimane fa, nella visita fatta da Erdogan a Washington, i rapporti fra Turchia e Stati Uniti sembravano tornati al sereno dopo gli otto anni di continue frizioni e incomprensioni tra il leader turco e l’allora presidente americano Barack Obama. Il capo dello Stato di Ankara aveva applaudito all’arrivo di Donald Trump alla Casa Bianca augurandosi un cambio di atteggiamento. Lo stesso Trump, incontrando Erdogan, aveva detto che il presidente turco “sta diventando un mio amico”.

A settembre Erdogan era arrivato a proporre uno scambio: ottenere indietro Gulen, offrendo al suo posto un pastore americano, Andrew Brunson, guida spirituale di una chiesa a Smirne, la città più multietnica e occidentale della Turchia, arrestato nell’ottobre del 2016, quindi quattro mesi dopo il fallito golpe. Il religioso è accusato, come decine di migliaia di persone incarcerate e licenziate dopo il tentato putsch, di appartenere agli ambienti gulenisti. Washington non ha però manifestato interesse alla proposta. E Ankara se l’è legata al dito.

“Mi aspettavo una sorta di allentamento della tensione”, commenta Murat Yurtbilir, specialista di Studi turchi e ottomani a Canberra, “ma non si risolve la questione più rilevate: il caso Gulen”. Il blocco dei visti alla Turchia mette adesso Ankara sulla stessa lista di Ciad, Iran, Libia, Corea del Nord, Siria, Venezuela e Yemen, tutti Paesi con restrizioni di viaggio da parte americana.

L’amministrazione Usa afferma che tra i visitatori provenienti da quelle nazioni potrebbero nascondersi dei terroristi. Conclude Yurtbilir: “La Turchia, che sta nel campo occidentale fin dagli anni Quaranta, si trova ora ammassata assieme ai quei Paesi? Siamo davvero al punto più basso delle relazioni fra Stati Uniti e Turchia”.
http:.repubblica.it/esteri/2017/10/09/news/turchia_usa_guerra_dei_visti_scontro_diplomatico_ankara_gullen-177770389/

9 OTTOBRE 2017:CARCERE A CHI MALTRATTA ANIMALI

-SU LA STAMPA:



Maltrattamenti di animali, pene più gravi nel Regno Unito: si rischiano cinque anni di prigione
La nuova legge è stata approvata dopo alcuni casi di cronaca

Pubblicato il 06/10/2017
Ultima modifica il 06/10/2017 alle ore 13:37
Nel Regno Unito chi maltratta gli animali rischia fino ai cinque anni di carcere. È quanto previsto dalla nuova legislazione che, rispetto al passato, aggrava la pena per questo reato. Prima si poteva essere condannati al massimo fino ai sei mesi di reclusione. Pene più gravi anche per chi organizza combattimenti fra animali.

La novità è una conseguenza diretta di alcuni fatti di cronaca, quando nei tribunali si era sottolineato come la pena prevista per gli abusi sugli animali fosse troppo leggera. Sei mesi di carcere erano sembrati troppo pochi, per esempio, per un uomo accusato di aver comprato alcuni cuccioli con l’unico scopo di maltrattarli, soffocarli e ucciderli a coltellate.

Michael Gove, segretario di Stato con delega all’ambiente, spiega che il provvedimento era indispensabile per combattere questo tipo di crudeltà. «Siamo una nazione di amanti degli animali – ha detto Gove – per questo dovevamo essere certi che ci fosse una legge che desse ai tribunali gli strumenti per punire in maniera più incisiva questi reati».

Soddisfatta anche la Rspca, organizzazione animalista attiva in Inghilterra da quasi due secoli, proprio per proteggere gli animali. «Ora sappiamo che ci saranno sentenze che riflettono la serietà di questo crimine», commenta David Bowles, membro della Rspca.

La legge inglese segue ora l’esempio di quanto già previsto in Irlanda del Nord e in Australia, dove la pena massima oper maltrattamenti degli animali era già di cinque anni. In Italia invece il reato, previsto dall’articolo 544 ter del Codice penale, è punito con la reclusione dai tre ai 18 mesi.

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http:.lastampa.it/2017/10/06/societa/lazampa/maltrattamenti-di-animali-pene-pi-gravi-nel-regno-unito-si-rischiano-cinque-anni-di-prigione-Ipup7gHjRaS4gvDHn7yjPI/pagina.html

FAITES INTERNES 1:CONTINUATION 343

21 SETTEMBRE 2017:IVANKA ALL’ONU CONTRO LE MODERNE FORME DI SCHIAVITU E. TRAFICO DI PERSONE

-SU HOLA:

IVANKA TRUMP SACA A RELUCIR SU LADO MÁS CHIC EN LAS NACIONES UNIDAS

La hija del presidente Donald Trump llevó una falda color camello y deslumbró en las calles de Nueva York

20 DE SEPTIEMBRE DE 2017 BY MARIANA CORNEJO
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Luego de demostrar hace un par de días que no tiene nada que envidiarle a las fashion influencers, Ivanka Trump volvió a demostrar por qué es un ícono de la moda en a ciudad de Nueva York. La hija del presidente Donald Trump atrajo miradas a su paso por las Naciones Unidas, a donde asistió el día de ayer con motivo del evento ‘A Call to Action to End Forced Labor, Modern Slavery and Human Trafficking’.

ivanka Trump sale de su departmento en Nueva York con rumbo a las Naciones Unidas. © Grosby Group

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Ivanka lució espectacular en un outfit serio pero muy trendy a la vez, compuesto de una falda color camello por debajo de las rodillas con detalles en lentejuelas negras, y un top negro cuello tortuga de mangas cortas. La empresaria accesorizó su look con unos pendientes largos con pedrería negra y unos tacones negros, y llevó el pelo recogido en un elegante moño. Ivanka es fiel muestra de que menos es más, y que pocos son los accesorios que se necesitan algunas veces para que el atuendo sea el protagonista del look final. Demostró también que está muy enterada de las últimas tendencias de moda, ya que los brillos y pedrerías estarán muy presentes en la siguiente temporada.


ivankissLa hija del presidente estuvo rodeada en todo momento por miembros del Servicio Secreto. © Grosby Group
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“Es un honor estar aquí hoy para discutir el importante trabajo que está haciendo cada país representado en esta sala”, dijo Ivanka durante la reunión en la ONU sobre el fin de la esclavitud y la trata de personas. “Gracias por ser los campeones en esta lucha global contra el mal. Pero también estamos aquí para reconocer nuestra necesidad colectiva de hacer más “.

http:us.hola.com/moda/201709209454/ivanka-trump-outfit-chic-naciones-unidas/

22 SETTEMBRE 2017:REGENI,ATTUALIZAZIONE

-SU LA STAMPA:

LaStampa.it MONDO
SEZIONI
L’Egitto accusa Regeni: “Quanto successo è colpa sua”
Fonti dei Paesi del Golfo rivelano i colloqui a margine dell’assemblea Onu Per il Cairo l’Italia sta esagerando: bisogna andare oltre e superare la crisi

ANSA
Una delle tante manifestazioni che in tutta Italia chiedono chiarezza sull’omicidio del dottorando Giulio Regeni

Pubblicato il 22/09/2017
PAOLO MASTROLILLI
INVIATO A NEW YORK
In pubblico gli egiziani promettono chiarezza sul caso Regeni, ma in privato fanno muro. Anche quando ne parlano con Paesi vicini, come l’Arabia Saudita, che sollecitano una soluzione nell’interesse dell’intera stabilità regionale.

Durante l’incontro di mercoledì con il premier Gentiloni, il presidente egiziano al Sisi ha ribadito «il massimo impegno nella ricerca della verità e la consegna dei responsabili alla giustizia», secondo quanto ha riportato la televisione al Arabiya. Quasi nelle stesse ore, però, gli egiziani hanno discusso il caso Regeni con i Paesi della regione, e secondo fonti molto autorevoli nell’area del Golfo Persico l’atteggiamento è stato esattamente opposto.

Il ragionamento fatto dagli alleati del Cairo, durante colloqui ad alto livello avvenuti a margine dell’Assemblea Generale dell’Onu, è stato chiaro: se c’è stato un errore – e noi non sappiamo se c’è stato – è venuto il momento di correggerlo. Gli errori possono capitare, in situazioni così tese, ma non devono essere trascinati al punto di compromettere le relazioni regionali, e dossier molto delicati come la stabilità della Libia, la Siria, l’emergenza migranti e la lotta al terrorismo. Quindi a questo punto sarebbe meglio fare chiarezza, scegliere la via della trasparenza, assumersi le proprie responsabilità e superare la crisi.

La risposta dei rappresentanti del governo egiziano, però, è stata di netta chiusura. La colpa – hanno detto – è di Regeni; il Cairo non ha fatto nulla di male, e gli italiani stanno esagerando la questione. Allora gli interlocutori amici hanno allargato le braccia, aggiungendo di sperare che si possa risolvere la questione.

Gli egiziani si erano comportati nella stessa maniera, quando a sollevare il problema era stato l’allora segretario di Stato americano Kerry. Il ministro degli Esteri Shoukry gli aveva risposto che Regeni era stato vittima di un gioco sessuale finito male, provocando uno scontro con il capo della diplomazia americana, che gli aveva replicato di possedere le prove della responsabilità del regime. Questo atteggiamento di totale chiusura si ripete adesso anche con Paesi amici e vicini, con una forte influenza sul Cairo e interessi comuni.

Le possibili spiegazioni sono diverse. La prima è che Al Sisi non aveva ordinato direttamente l’esecuzione di Regeni, ma aveva chiesto di dare un esempio agli stranieri che si immischiavano nelle vicende interne egiziane. Se questo collegamento con i massimi vertici dello stato fosse confermato, l’imbarazzo per il presidente sarebbe enorme. I suoi oppositori ritengono che un simile reato rientrerebbe in quelli perseguibili sulla base del «Magnitsky Act», la legge approvata nel 2012 dal Congresso americano per punire i funzionari russi responsabili della morte del fiscalista Sergei Magnitsky, mettendo al Sisi in una delicata posizione difensiva. La seconda è che il ministro degli Interni egiziano ha una forte capacità di influenzare, se non ricattare, lo stesso presidente. Quindi se anche Al Sisi decidesse di ascoltare i consigli dei Paesi amici, e chiudere la vicenda facendo chiarezza, verrebbe bloccato. L’elemento a favore dell’Italia è che ora anche i Paesi del Golfo più influenti si sono stancati di questa situazione, al punto da sollevarla durante gli incontri al massimo livello con i colleghi egiziani. Ciò potrebbe rendere insostenibile la linea del muro, nel prossimo futuro.

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http:.lastampa.it/2017/09/22/esteri/legitto-accusa-regeni-quanto-successo-colpa-sua-FeFge2amk3RgmXKP5LF3qN/pagina.html

23 SETTEMBRE 2017:ALLIEVATORI DI BESTIAME VERSUS VEGANISMO

-SU LE MONDE:

Le Monde
Publié À 13h44

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Eleveurs et végans, un dialogue impossible ?

La question d’une transition vers un mode de vie végan a partagé le public lors du débat organisé par Le Monde Festival.
Par SYLVIE BURNOUF

Conférence “Demain, tous vegan ?” avec Audrey Garric, Christiane Lambert, Brigitte Gothiere, et Renan Larue LUCAS BARIOULET POUR LE MONDE

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Applaudissements, huées, commentaires scandés par le public… le débat sur la question « Demain, tous végans ? », organisé samedi 23 septembre dans le cadre du Monde Festival, s’est révélé pour le moins animé.

Au centre de l’arène : Brigitte Gothière, défenseur de la cause animale par le biais de l’association L214 dont elle est la porte-parole, Christiane Lambert, présidente de la fédération nationale des syndicats d’exploitants agricoles (FNSEA) et Renan Larue, docteur en lettres modernes et créateur des vegan studies à l’université de Californie.

Le désir d’une transition vers le véganisme – un « mouvement social et politique » fondé sur le refus de l’exploitation animale, selon Renan Larue – n’est en effet pas partagé de tous. D’un côté, les végans refusent que l’on fasse souffrir ou que l’on tue les animaux, peu importe la finalité. De l’autre, les éleveurs, dont les revenus et, de fait, la survie, reposent sur l’exploitation animale. Et entre les deux, il y a ceux qui consomment de la viande, par envie, par goût, ou tout simplement parce qu’ils en ont l’habitude.

« Je ne suis pas née militante, je le suis devenue. Par soif de justice et de paix, énonce Brigitte Gothière. Ma compassion ne s’arrête pas aux frontières de mon espèce. » Les vidéos sans filtre de son association, qui se font l’écho de la souffrance animale dans les élevages et les abattoirs, tournent sur les réseaux sociaux et dans les médias depuis 2015. « Notre volonté n’est pas de choquer mais de montrer la réalité », insiste-t-elle.

Est-il pour autant nécessaire d’utiliser de tels moyens ? Pour Christiane Lambert, la réponse est non. « Ces vidéos sont contre-productives, rétorque-t-elle. Elles ont beaucoup blessé les éleveurs ». L’éleveuse de porcs estime qu’il s’agit en réalité d’une instrumentalisation de la part des militants végans, et que ces vidéos ne sont pas représentatives de ce qu’il se passe réellement dans les exploitations françaises. « 98 % des élevages en France comportent moins de 150 vaches », rappelle-t-elle, tout en insistant sur la prise de conscience par les éleveurs, ces dernières années, du bien-être animal.

Par ailleurs, comment expliquer la vague d’indignation qui a accompagné la diffusion des vidéos de L214, dans un pays où la gastronomie traditionnelle donne une place centrale à la viande ? « C’est ce qu’on appelle le “paradoxe de la viande”, explique Renan Larue. Une entreprise pour laquelle on a peu de sympathie mais que l’on continue pourtant à encourager en consommant ce qu’elle produit. » Cette dissonance cognitive pourrait être le résultat, entre autres, de l’éloignement qui s’est opéré entre le consommateur et l’animal de rente. « Seuls 2 % à 3 % des gens égorgent ou assomment les animaux qu’ils vont manger, les autres ne voient pas cela », explique le chercheur, qui rappelle que les abattoirs ont été installés en dehors des villes en raison des sensibilités qui s’étaient développées, au XIXe siècle, autour de la question animale.

En tout état de cause, les réactions très expressives du public lors de ce débat montrent qu’il s’agit d’un vrai sujet de société. De nombreux autres points cruciaux ont été abordés, comme le (trop faible) prix de la viande, la détresse des éleveurs, le développement de l’élevage intensif, les conséquences environnementales de l’élevage, l’équilibre nutritionnel chez les végétariens et les végans, les effets sur la santé de la non-consommation de viande, etc.

Néanmoins, s’il y a bien eu quelques remous lors de la discussion, le débat a pu se maintenir. Est-ce le premier signe que végans et pro-viande trouveront un jour un terrain d’entente ?

Par SYLVIE BURNOUF
Publié À 13h44

http:mobile.lemonde.fr/festival/article/2017/09/23/eleveurs-et-vegans-un-dialogue-impossible_5190278_4415198.html

REAZIONE:VEGETARIANI,VEGANI O NO LA CAUSA DEL MAL TRATTO ANIMALE OGNI GIORNO FA PIU ADETTI MAN MANO CHE CRESCE LA PRESA DI COSCIENZA.MAGARI UN GIORNO SMETTEREMMO DI SACRIFICARE ANIMALI COSI COME NEL SECOLO SCORSO SI SONO PROIBITI LE CORRIDE DI TORI.LA INDIA GIA LO FA.
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24 SETTEMBRE 3027;CONTRO IL DUMPING

-,SU LA STAMPA;

LaStampa.it MONDO
SEZIONI

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Tajani-Macron: “Al via una nuova normativa europea anti dumping”


In Europa è necessario «avere risposte più rapide, più protettrici e più efficaci per le nostre industrie»


AP
Il presidente del Parlamento Europeo Antonio Tajani con il presidente francese Emmanuel Macron

Pubblicato il 22/09/2017
Ultima modifica il 23/09/2017 alle ore 07:17
LEONARDO MARTINELLI
PARIGI
Liste transnazionali per le elezioni del Parlamento europeo nel 2019. E più a breve termine, la necessità che la nuova normativa anti dumping, in fase finale di negoziato tra le istituzioni europee, sia « davvero più rapida, efficace e protettrice della nostra industria». Sono alcune delle richieste avanzate oggi dal presidente francese Emmanuel Macron a quello dell’Europarlamento, Antonio Tajani, in visita all’Eliseo.

Proprio Tajani ha voluto ringraziare pubblicamente Macron « per aver rilanciato il dibattito sull’avvenire dell’Unione ». Non solo : lo ha invitato a venire « a spiegare il suo progetto per l’Ue davanti al Parlamento europeo ». Macron ha accettato: l’appuntamento si dovrebbe concretizzare alla sessione plenaria di ottobre o a quella di novembre. «Siamo entrambi convinti – ha precisato Macron – che l’essenza del progetto europeo è di essere uno spazio di deliberazione democratica e che proprio la sua vitalità democratica è essenziale».

Ecco, una delle strade da percorrere verso una maggiore «democrazia europea» sono le liste transnazionali. «La possibilità ci è offerta dalla Brexit», ha precisato il presidente francese. Riprendendo una proposta già fatta dal Governo italiano nei mesi scorsi, secondo Macron i 73 seggi liberati dall’uscita di scena del Regno Unito dovrebbero essere assegnati mediante liste comuni a più Paesi, così da generare campagne elettorali davvero paneuropee.

D’altra parte, anche insistendo con Tajani per una normativa più severa sull’antidumping, così da difendere il made in Europa contro la Cina e altri Paesi terzi, Macron si allinea sulla posizione già assunta nel passato dell’Italia (e nella quale il nostro Paese si è anche ritrovato sfortunatamente da solo in molte occasioni). Proprio il prossimo 3 ottobre la Commissione europea, il Consiglio e l’Europarlamento devono trovare un accordo definitivo sulla riforma dei criteri di calcolo dei dazi antidumping. Con l’Italia Macron deve anche arrivare a un’intesa per quanto riguarda Stx France, i cantieri navali di Saint-Nazaire, e la possibilità che Fincantieri ne prenda il controllo. Ma ieri Macron non ha accennato al fatto che sia stata trovata finalmente un’intesa tra Parigi e Roma, che forse sarà annunciata mercoledì prossimo al vertice italo-francese, previsto a Lione.

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http:.lastampa.it/2017/09/22/esteri/tajanimacron-al-via-una-nuova-normativa-europea-anti-dumping-W8ayAodAoK20RsUoVpjcLO/pagina.html

24 SETTEMBRE 2017:ELEZIONI TEDESCHI

-SU CORRIERE

Corriere della Sera
La stretta di mano della Cancelliera con Schulz in un dibattito tv (Afp) ELEZIONI TEDESCHE Milano, 24 settembre 2017 – 18:02
Elezioni Germania 2017, Merkel più debole, boom dell’ultra destra. Crollo
Spd, finisce la Grande Coalizione
di Valentina Santarpia
A-A+
«Non ci gireremo attorno, avremmo voluto naturalmente un risultato migliore. Siamo però la forza maggiore del Paese, e contro di noi non può essere formato alcun governo»: così la Cancelliera Angela Merkel, nel suo discorso subito dopo il voto in Germania che ha confermato la vittoria della Cdu. Anche se il risultato è decisamente inferiore alle aspettative: l’Unione cristiano democratica di Merkel è al 32,8% rispetto al 2013, quando prese il 41,5%. Sono numeri che spingono Merkel a lanciare subito un appello al «senso di responsabilità» dei socialdemocratici di Schulz, che sono fermi al 20,8% e promettono di restare all’opposizione: senza il loro apporto la Grosse Koalition è impossibile, e resta solo un’opzione complessa, la Giamaica (con Verdi e liberali) che va vagliata «sui contenuti»: il paese, ricorda la Cancelliera a Schulz, vive in «tempi tempestosi» e «difficili».

L’appello all’Spd arriva soprattutto alla luce del risultato ottenuto dalla destra oltranzista: con il 13,1% i populisti di Alternative fuer Deutschland entrano in Parlamento. Se nel 2013, anno di nascita, l’Afd prese il 4,7% e mancò di un soffio la soglia di ingresso del 5, oggi si afferma come terzo partito, e interlocutore del governo. «Siamo nel parlamento tedesco e cambieremo questo paese. Combatteremo contro Merkel o chiunque sarà alla guida del governo», ha detto il candidato di punta di Afd, Alexander Gauland. «Milioni di elettori ci hanno affidato il compito di portare avanti un lavoro costruttivo di opposizione in Parlamento», ha aggiunto la numero due dei populisti di Afd Alice Weidel. A cui la Cancelliera ha immediatamente teso una mano: «C’è nuovo compito, con l’Afd nel Bundestag, vogliamo che i loro elettori tornino a noi». E per dare subito un segnale chiaro ha promesso di «combattere contro l’immigrazione illegale» e analizzare le «origini di questo fenomeno»: «Abbiamo bisogno di un’Europa più forte».«Prima ti ignorano, poi ridono di te, poi ti combattono e poi tu vinci – Gandhi. Grazie», ha commentato su Twitter Frauke Petry, presidente del partito di estrema destra tedesco.
“Zuerst ignorieren sie dich, dann lachen sie über dich, dann bekämpfen sie dich und dann gewinnst du.” – Gandhi.
DANKE ????????#Btw17 #AfD
— Frauke Petry (@FraukePetry) 24 settembre 2017

L’ipotesi «coalizione Giamaica»
Per quanto riguarda gli altri partiti, i liberali della Fdp rientrano dopo una legislatura di assenza: si attestano al 10,5%. «La scorsa legislatura è stata la prima in cui i Liberali non sono stati presenti in Parlamento, e sarà anche l’ultima», ha detto il leader dei Liberali Christian Lindner. La sinistra radicale di Die Linke è all’8,7% e i Verdi al 9,1%. In base a questi risultati, e considerando che i socialdemocratici hanno già annunciato che staranno all’opposizione, Merkel potrebbe governare con una cosiddetta Coalizione Giamaica (dai colori Cdu/Csu, nero, Liberali, giallo, Gruenen, verde) insieme a liberali e Verdi. Ma la strada sarà probabilmente in salita. «Ci saranno colloqui difficili, faremo soltanto quello in cui crediamo», ha anticipato la candidata di spicco dei Verdi, Catrin Goering-Eckardt, chiarendo che il suo non sarà un «partner facile» di coalizione. «Vogliamo ribaltare il trend per il nostro Paese, dunque se sarà chiaro nei colloqui che questi obiettivi possono essere raggiunti allora saremo disponibili per una coalizione, altrimenti il nostro compito sarà di andare all’opposizione», ha detto il leader dei liberali Christian Lindner.

Il crollo dei socialdemocratici tedeschi
La Spd guidata da Martin Schulz ha registrato il suo peggior risultato fermandosi
Schulz parla della sconfitta (Afp)
Schulz parla della sconfitta (Afp)
al 20,8%, in forte calo rispetto al voto di 4 anni fa. «È una pesante sconfitta per l’SPD, oggi finisce per noi la grande coalizione», ha detto Manuela Schwesig, una delle esponenti di spicco dell’SDP, alla ZDF.«L’Spd andrà all’opposizione», ha aggiunto dopo aver visto le prime proiezioni. Schwesig ha aggiunto che non è in dubbio il fatto che il leader del partito resterà Martin Schulz, che ha annunciato: «Con questa percentuale continueremo a batterci per i nostri principi», per poi ammettere: «L’obiettivo delle elezioni è fallito, oggi è un giorno amaro per l’Spd. Abbiamo perso, siamo meno di quanto avessimo pensato. Finisce qui il nostro comune lavoro con la Cdu e la Csu».«Come partito, non siamo riusciti a essere un baluardo» contro l’estrema destra, ma «l’Spd combatterà ancora per la tolleranza e il rispetto di uomini e donne», ha assicurato Schulz. Che non ha rinunciato ad attaccare la rivale: «La campagna elettorale di Angela Merkel è stata scandalosa», ha detto Schulz, puntando il dito contro la Cancelliera: «È lei la grande perdente di queste elezioni».

I seggi: il voto dei laureati è andato alla Cdu-Csu
Avranno 88 seggi in Parlamento, stando alle ultime proiezioni, i populisti tedeschi di Afd, diventando così il terzo partito al Bundestag. La Cdu-Csu avrà la maggioranza dei seggi, e cioè 218, e i socialdemocratici (Spd) di Schulz 138, 69 ai liberali dell’Fdp, 60 ai Verdi e 58 a Die Linke. «Terremoto urne» è il titolo della Bild on line, che scrive che con il «32,9% la Cdu ha il risultato peggiore dal 1949», «l’SPD col 20,2 ha il peggiore risultato di tutti i tempi» mentre l’AFD con il 13,3% è la terza forza del Paese. Ma a votarla non sono stati i laureati tedeschi: secondo un’analisi del voto pubblicata da Zdf, Afd e Linke, l’estrema sinistra, sono stati sono stati scelto solo dal 7% dei laureati tedeschi, che hanno votato soprattutto (30%) l’Unione Cdu/Csu.

Tensione a Berlino intorno alla sede dell’Afd
Il boom dell’estrema destra sta sollevando reazioni di segno opposto in Germania e in Europa. Centinaia di persone hanno circondato il quartier generale di Alternative fuer Deutschland ad Alexanderplatz a Berlino in segno di protesta: decine di poliziotti sono schierati intorno al locale scelto da Afd per festeggiare.

«L’avanzata dell’estrema destra di Afd preoccupa tutti i democratici, continueremo a combattere per una Germania e un’Europa progressive e tolleranti», commenta il leader del gruppo S&D all’Europarlamento Gianni Pittella, che ha ringraziato Martin Schulz definendo «saggia la decisione di andare all’opposizione e chiudere l’era delle grandi coalizioni», in quanto «il confronto tra destra e sinistra è la sola strada per proseguire». Anche palazzo Chigi sta valutando i risultati del voto tedesco e la conseguente frammentazione politica ma l’Italia, fanno sapere fonti del governo, è, comunque, più che mai pronta a collaborare con Germania e Francia per il progetto di rilancio dell’Unione Europea. Il presidente del Parlamento europeo Antonio Tajani si è congratulato invece con Angela Merkel per la vittoria elettorale e ha sottolineato che «la Germania resta impegnata con le idee europee». «Lavoriamo insieme per riformare l’Europa», ha scritto su Twitter. L’affermazione della destra oltranzista ha sollevato proteste negli ambienti di sinistra in Germania ma anche il plauso dei partiti di destra europei. «Chapeau ai i nostri alleati dell’AfD per il suo successo storico! Questo è un nuovo sintomo del risveglio dei popoli europei». Così la leader dell’estrema destra francese (Front National), Marine Le Pen, ha commentato l’esito del voto in Germania.
Bravo à nos alliés de l?#AfD pour ce score historique ! C?est un nouveau symbole du réveil des peuples européens. MLP #BTW2017
— Marine Le Pen (@MLP_officiel) 24 settembre 2017

REAZIONE:

1-SODISFATTO PER LA SCONFITTA DI SHULTZ

2-SODISFATTO PER IL. SUO INVIO ALLA OPOSIZIONE,LA GROSSE KOALITION NON AVREBBE SENSO CON LUI.

3-SODISFATTO PER LA SCONFITTA DI MERCKEL,LA CDU E’ DIVENTATA INSIGNIFICANTE.

4-INSODISFATTO PER IL GIRO ULTRA E POPOLISTA CHE HA PRESO LA AfD,MA E’ NECESSARIO IL PARTITO ANTI UE.

TUTTI HANNO PERSO E L’INSODISFAZIONE CI PARLA DI EUROSCETTICISMO E DI WEIMARIZAZIONE,LA DISOLUZIONE DELLA UE SI AVICINA.

25 SETTEMBRE 2017:FRANCESCO E LAETITIA ERETICI

-NOTA 1:SU CORRISPONDENZA ROMANA

“Correzione filiale a papa Francesco”

24 settembre 2017 – 01:03
“Correzione filiale a papa Francesco”
Una lettera di 25 pagine firmata da 40 sacerdoti e studiosi laici cattolici è stata spedita a Papa Francesco l’11 agosto. Per il fatto che non è stata ricevuta nessuna risposta dal S. Padre, la si rende pubblica quest’oggi, 24 settembre, Festa della Madonna della Mercede e di Nostra Signora di Walsingham. La lettera, che è aperta a nuovi firmatari, ora porta i nomi di 62 sacerdoti e studiosi cattolici provenienti da 20 nazioni, i quali rappresentano anche altri che però non hanno la necessaria libertà di parlare. La lettera ha un titolo latino: Correctio filialis de haeresibus propagatis (letteralmente, Correzione filiale in ragione della propagazione di eresie). In essa si dichiara che il papa, mediante la sua Esortazione Apostolica Amoris laetitia e mediante altri parole, atti e omissioni ad essa collegate, ha sostenuto 7 posizioni eretiche, riguardanti il matrimonio, la vita morale e la recezione dei sacramenti, e ha causato la diffusione di queste opinioni eretiche nella Chiesa Cattolica. Queste 7 eresie sono formulate dai firmatari in latino, lingua officiale della Chiesa.

Questa lettera di correzione ha 3 parti principali. Nella prima parte, i firmatari, in qualità di cattolici credenti e praticanti, spiegano perché hanno il diritto e il dovere di rivolgere una tale correzione al supremo pontefice. La legge stessa della Chiesa richiede che persone competenti non rimangano silenti quando i pastori della Chiesa disorientano il gregge. Ciò non comporta nessun conflitto con il dogma cattolico dell’infallibilità papale, dal momento che la Chiesa insegna che il papa deve attenersi a dei criteri ben precisi prima che le sue affermazioni siano considerate infallibili. Papa Francesco non si è attenuto a questi criteri. Egli non ha dichiarato che queste posizioni eretiche siano da essere considerate insegnamento definitivo della Chiesa o che i cattolici debbano crederle con un assenso di fede. La Chiesa insegna che nessun papa può asserire che Dio gli abbia rivelato qualche nuova verità che sarebbe obbligatoria da credere per i cattolici.

La seconda parte della lettera è quella essenziale in quanto contiene la “Correzione” propriamente detta. In essa si redige una lista di passaggi di Amoris laetitia in cui si insinuano o si incoraggiano posizioni eretiche; quindi si fa una lista di parole, atti e omissioni di Papa Francesco i quali rendono chiaro, oltre ogni ragionevole dubbio, che questi desidera un’interpretazione dei suddetti passaggi da parte dei cattolici in un modo che, di fatti, è eretico. In particolare, direttamente o indirettamente, il papa ha permesso che si credesse che l’obbedienza alla Legge di Dio possa essere impossibile o indesiderabile e che la Chiesa talvolta dovrebbe accettare l’adulterio in quanto compatibile con l’essere cattolici praticanti.

La parte finale, con il titolo “Delucidazione”, espone due cause di questa crisi singolare. Una causa è il “Modernismo”. Teologicamente parlando, il Modernismo sostiene che Dio non ha consegnato verità definite alla Chiesa che essa deve continuare ad insegnare esattamente nello stesso senso fino alla fine del tempo. I modernisti ritengono che Dio comunichi al genere umano solo esperienze, sulle quali gli essere umani possono riflettere e così dichiarare cose varie circa Dio, la vita e la religione, ma tali dichiarazioni sono solo provvisorie, mai dogmi fissi. Il Modernismo fu condannato dal Papa S. Pio X all’inizio del XX secolo, ma riemerse durante la metà di questo secolo. La grande e continua confusione causata dal Modernismo nella Chiesa Cattolica obbliga i firmatari a descrivere il vero significato di “fede”, “eresia”, “rivelazione” e “magistero”.

La seconda causa della crisi è l’apparente influenza delle idee di Martin Lutero su Papa Francesco. La lettera mostra come Lutero, il fondatore del Protestantesimo, abbia idee su matrimonio, divorzio, perdono e legge divina che corrispondono a quelle che il papa ha promosso mediante parole, atti e omissioni. Si mette in evidenza anche la lode esplicita e senza precedenti attribuita da Papa Francesco all’eresiarca tedesco.

I firmatari non si azzardano a giudicare il grado di consapevolezza con il quale Papa Francesco ha propagato le 7 eresie elencate. Ma rispettosamente insistono che egli condanni queste eresie, da lui sostenute direttamente o indirettamente.

I firmatari professano la loro lealtà alla Santa Chiesa Romana, assicurano al Papa loro preghiera e chiedono la sua benedizione apostolica.

https:.google.com.uy/amp/s/www.corrispondenzaromana.it/news/amp/25257/
-NOTA 2:

-SU LA STAMPA:


SEZIONI
Il banchiere Gotti Tedeschi (con altri 61) accusa il Papa di 7 eresie
Pubblicata la preannunciata “correzioneˮ su Amoris laetitia: nessun cardinale o vescovo in comunione con Roma l’ha siglata. Tra i 62 firmatari spiccano invece i nomi dell’ex presidente dello Ior e i gestori di blog anti-Francesco


LAPRESSE
L’esortazione post-sinodale Amoris laetitia

Pubblicato il 24/09/2017
Ultima modifica il 25/09/2017 alle ore 16:09
ANDREA TORNIELLI
CITTÀ DEL VATICANO
Dopo una serie di annunci via tweet provenienti dai siti tradizionalisti, grazie alla rete di blog, siti e giornali online collegati alla fronda anti-Francesco, a mezzanotte del 23 settembre 2017 è stata pubblicata la preannunciata “correzione formaleˮ a Papa Bergoglio per i presunti errori contenuti nell’esortazione post-sinodale Amoris laetitia. Ma a sorpresa il documento, che secondo quanto affermato da chi l’ha pubblicato è stato consegnato a Francesco l’11 agosto, non contiene le firme di cardinali: non quella dell’arcivescovo emerito di Bologna Carlo Caffarra (scomparso il 6 settembre) il quale a dire il vero mai aveva voluto parlare di “correzioneˮ al Papa; non quella del più battagliero porporato statunitense Raymond Leo Burke, il primo a usare questa espressione, che pure non ha appigli storico-canonistici seri; e nemmeno quella dell’anziano porporato tedesco Walter Brandmüller. Non compaiono nemmeno firme di vescovi in comunione con Roma, neanche quella dell’ausiliare di Astana Athanasius Schneider, in assoluto il più mediaticamente esposto nelle critiche. Dunque è possibile che il documento sia soltanto il primo passo e che ne seguano altri. L’unica firma vescovile, oltre a quelle di teologi (come l’italiano Antonio Livi), storici (come il professor Roberto De Mattei), giornalisti e blogger, è quella del superiore della Fraternità San Pio X, Bernard Fellay.

La “correzione formaleˮ presentata sotto forma di “correzione filialeˮ, firmata da 62 persone (40 sono i primi firmatari, gli altri si sono aggiunti più di recente) è stata resa nota all’unisono negli Stati Uniti dal sito ultra-tradizionalista Rorate caeli e in italiano dal blog di Sandro Magister, dalla Nuova Bussola Quotidiana diretta da Riccardo Cascioli e dal sito Corrispondenza Romana del professor Roberto De Mattei (quest’ultimo tra i firmatari).

Vi si afferma che «Per mezzo di parole, atti e omissioni e per mezzo di passaggi del documento “Amoris laetitia”, Vostra Santità ha sostenuto, in modo diretto o indiretto (con quale e quanta consapevolezza non lo sappiamo né vogliamo giudicarlo), le seguenti proposizioni false ed eretiche, propagate nella Chiesa tanto con il pubblico ufficio quanto con atto privato». Segue l’elenco delle presunte 7 false affermazioni che i firmatari deducono dalla loro interpretazione del documento papale e da altre affermazioni del Pontefice:

«1. Una persona giustificata non ha la forza con la grazia di Dio di adempiere i comandamenti oggettivi della legge divina, come se alcuni dei comandamenti fossero impossibili da osservare per colui che è giustificato; o come se la grazia di Dio, producendo la giustificazione in un individuo, non producesse invariabilmente e di sua natura la conversione da ogni peccato grave, o che non fosse sufficiente alla conversione da ogni peccato grave«.

«2. I cristiani che hanno ottenuto il divorzio civile dal coniuge con il quale erano validamente sposati e hanno contratto un matrimonio civile con un’altra persona (mentre il coniuge era in vita); i quali vivono ‘more uxorio’ con il loro partner civile e hanno scelto di rimanere in questo stato con piena consapevolezza della natura della loro azione e con il pieno consenso della volontà di rimanere in questo stato, non sono necessariamente nello stato di peccato mortale, possono ricevere la grazia santificante e crescere nella carità».

«3. Un cristiano può avere la piena conoscenza di una legge divina e volontariamente può scegliere di violarla in una materia grave, ma non essere in stato di peccato mortale come risultato di quell’azione».

«4. Una persona, mentre obbedisce alla legge divina, può peccare contro Dio in virtù di quella stessa obbedienza».

«5. La coscienza può giudicare veramente e correttamente che talvolta gli atti sessuali tra persone che hanno contratto tra loro matrimonio civile, quantunque uno dei due o entrambi siano sacramentalmente sposati con un’altra persona, sono moralmente buoni, richiesti o comandati da Dio».

«6. I principi morali e le verità morali contenute nella Divina Rivelazione e nella legge naturale non includono proibizioni negative che vietano assolutamente particolari generi di azioni che per il loro oggetto sono sempre gravemente illecite».

«7. Nostro Signore Gesù Cristo vuole che la Chiesa abbandoni la sua perenne disciplina di rifiutare l’Eucaristia ai divorziati risposati e di rifiutare l’assoluzione ai divorziati risposati che non manifestano la contrizione per il loro stato di vita e un fermo proposito di emendarsi».

«Tutte queste proposizioni – concludono i firmatari – contraddicono verità divinamente rivelate che i cattolici devono credere con assenso di fede divina… È necessario per il bene delle anime che esse siano ancora una volta condannate dall’autorità della Chiesa. Nell’elencare queste sette proposizioni, non intendiamo offrire una lista esaustiva di tutte le eresie ed errori che ad una lettura obbiettiva di “Amoris laetitia”, secondo il suo senso naturale e ovvio, il lettore evidenzierebbe in quanto affermati, suggeriti o favoriti dal documento. Piuttosto ci riferiamo alle proposizioni che Vostra Santità, mediante parole, atti e omissioni, ha in effetti sostenuto e propagato, causando grande e imminente pericolo per le anime».

Il documento e l’elenco dei suoi sostenitori è online in un sito tradotto in sei lingue: le 7 eresie formulate in latino sono accompagnate da altri materiali. La firma più di spicco, e per certi versi più contigua al mondo vaticano, tra quelle rese note in calce al documento, è quella del banchiere piacentino Ettore Gotti Tedeschi, già presidente dell’Istituto per le Opere di Religione (IOR), defenestrato nel 2012. Oltre al nome di Fellay ci sono altre firme di sacerdoti, studiosi, giornalisti e blogger originari di 20 diverse nazioni, direttamente riconducibili al mondo lefebvriano, del tradizionalismo e della destra cattolica.

Al telefono con Vatican Insider, Gotti Tedeschi getta acqua sul fuoco: «Condivido il documento ma non ho firmato come banchiere: un richiamo fatto da intellettuali. I laici hanno diritto di esporre le loro critiche». L’ex presidente dello IOR spiega: «L’unico intento che ho è il bene della Chiesa e di Papa Francesco, per il quale prego tutti i giorni nella messa. Io voglio bene al Papa, sono fedele alla Chiesa». Gotti Tedeschi, dopo aver spiegato di non sapere chi siano molti degli altri firmatari, precisa: «Io non do dell’eretico al Papa, non lo penso neanche lontanamente. Sarei stupido se lo facessi, non sono un teologo».

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http:.lastampa.it/2017/09/24/vaticaninsider/ita/vaticano/il-banchiere-gotti-tedeschi-accusa-il-papa-di-eresie-64n88dQWl2k6uOlCJpjpHK/pagina.html

.APPENDICE:SU LA STAMPA:


SEZIONI
.
Quattro cardinali chiedono spiegazioni su “Amoris laetitia”
La lettera al Papa dei porporati Brandmüller, Burke, Caffarra e Meisner: «Si danno interpretazioni contrastanti, chiediamo di risolvere i dubbi»

Cardinali

Pubblicato il 14/11/2016
Ultima modifica il 14/11/2016 alle ore 11:39
ANDREA TORNIELLI
CITTÀ DEL VATICANO
Quattro porporati chiedono al Papa di chiarire alcuni dubbi riguardanti l’interpretazione dell’esortazione post-sinodale «Amoris laetitia» sul matrimonio e la famiglia. Sono i cardinali Walter Brandmüller, già presidente del Pontificio comitato di scienze storiche; Raymond L. Burke, patrono del Sovrano Militare Ordine di Malta, e gli arcivescovi emeriti Carlo Caffarra (Bologna) e Joachim Meisner (Colonia). La lettera, consegnata nelle mani del Prefetto della Congregazione per la dottrina della fede il 19 settembre è stata pubblicata lunedì 14 novembre dal sito dell’Espresso curato da Sandro Magister e dal quotidiano online La Nuova Bussola quotidiana.

I porporati hanno deciso di rendere pubblico il documento consegnato all’ex Sant’Uffizio perché fino a questo momento non hanno ricevuto risposta. «Abbiamo constatato un grave smarrimento di molti fedeli e una grande confusione – scrivono i quattro porporati – in merito a questioni assai importanti per la vita della Chiesa. Abbiamo notato che anche all’interno del collegio episcopale si danno interpretazioni contrastanti del capitolo ottavo di “Amoris laetitia”. La grande Tradizione della Chiesa ci insegna che la via d’uscita da situazioni come questa è il ricorso al Santo Padre, chiedendo alla Sede Apostolica di risolvere quei dubbi che sono la causa di smarrimento e confusione».

«Il Santo Padre – si legge ancora nella lettera – ha deciso di non rispondere. Abbiamo interpretato questa sua sovrana decisione come un invito a continuare la riflessione e la discussione, pacata e rispettosa. E pertanto informiamo della nostra iniziativa l’intero popolo di Dio, offrendo tutta la documentazione. Vogliamo sperare che nessuno interpreti il fatto secondo lo schema “progressisti-conservatori”: sarebbe totalmente fuori strada. Siamo profondamente preoccupati del vero bene delle anime, suprema legge della Chiesa, e non di far progredire nella Chiesa una qualche forma di politica. Vogliamo sperare che nessuno ci giudichi, ingiustamente, avversari del Santo Padre e gente priva di misericordia. Ciò che abbiamo fatto e stiamo facendo nasce dalla profonda affezione collegiale che ci unisce al Papa, e dall’appassionata preoccupazione per il bene dei fedeli».

Il documento ha la forma dei «dubia» (dubbi) che vengono solitamente presentati alla Congregazione per la dottrina della fede secondo una forma che permette di rispondere con un «sì» o con un «no». Questo il testo dei quesiti, riguardanti il capitolo VIII dell’esortazione dedicato all’accompagnamento delle famiglie ferite e al discernimento:

1. Si chiede se, a seguito di quanto affermato in “Amoris laetitia” nn. 300-305, sia divenuto ora possibile concedere l’assoluzione nel sacramento della Penitenza e quindi ammettere alla Santa Eucaristia una persona che, essendo legata da vincolo matrimoniale valido, convive “more uxorio” con un’altra, senza che siano adempiute le condizioni previste da “Familiaris consortio” n. 84 e poi ribadite da “Reconciliatio et paenitentia” n. 34 e da “Sacramentum caritatis” n. 29. L’espressione “in certi casi” della nota 351 (n. 305) dell’esortazione “Amoris laetitia” può essere applicata a divorziati in nuova unione, che continuano a vivere “more uxorio”?

2. Continua ad essere valido, dopo l’esortazione postsinodale “Amoris laetitia” (cfr. n. 304), l’insegnamento dell’enciclica di San Giovanni Paolo II “Veritatis splendor” n. 79, fondato sulla Sacra Scrittura e sulla Tradizione della Chiesa, circa l’esistenza di norme morali assolute, valide senza eccezioni, che proibiscono atti intrinsecamente cattivi?

3. Dopo “Amoris laetitia” n. 301 è ancora possibile affermare che una persona che vive abitualmente in contraddizione con un comandamento della legge di Dio, come ad esempio quello che proibisce l’adulterio (cfr. Mt 19, 3-9), si trova in situazione oggettiva di peccato grave abituale (cfr. Pontificio consiglio per i testi legislativi, Dichiarazione del 24 giugno 2000)?

4. Dopo le affermazioni di “Amoris laetitia” n. 302 sulle “circostanze attenuanti la responsabilità morale”, si deve ritenere ancora valido l’insegnamento dell’enciclica di San Giovanni Paolo II “Veritatis splendor” n. 81, fondato sulla Sacra Scrittura e sulla Tradizione della Chiesa, secondo cui: “le circostanze o le intenzioni non potranno mai trasformare un atto intrinsecamente disonesto per il suo oggetto in un atto soggettivamente onesto o difendibile come scelta”?

5. Dopo “Amoris laetitia” n. 303 si deve ritenere ancora valido l’insegnamento dell’enciclica di San Giovanni Paolo II “Veritatis splendor” n. 56, fondato sulla Sacra Scrittura e sulla Tradizione della Chiesa, che esclude un’interpretazione creativa del ruolo della coscienza e afferma che la coscienza non è mai autorizzata a legittimare eccezioni alle norme morali assolute che proibiscono azioni intrinsecamente cattive per il loro oggetto?

I cinque «dubia» sono accompagnati da una nota esplicativa che li affronta e li argomenta uno per uno.
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http:.lastampa.it/2016/11/14/vaticaninsider/ita/vaticano/quattro-cardinali-chiedono-spiegazioni-su-amoris-laetitia-cTvcR3ONhzGmTT4MfvdadO/pagina.html

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-ULTIMO MOMENTO:

-SU CORRIERE DELLA SERA:

Corriere della Sera
ROMA / CRONACA

LA CONTESTAZIONE Milano, 25 settembre 2017 – 11:42
Vaticano, bloccato il sito che accusa Francesco di sette «eresie»
di Ester Palma
Dai computer del Vaticano non si potrà più accedere al sito

.correctiofilialis.org, creato appositamente per aderire alle accuse di «eresia» lanciate dai tradizionalisti contro papa Francesco, collegate al contenuto della sua esortazione apostolica «Amoris laetitia». Dai computer del Vaticano non si può più accedere alla pagina in questione, in nessuna lingua. Fuori dallo Stato Vaticano, invece, la pagina risulta normalmente raggiungibile.
«Solo una supplica, non accuse»
«L’accesso alla pagina web che state cercando di visitare è stato bloccato in accordo alle politiche si sicurezza istituzionali». la petizione, cui hanno aderito finora 62 fra sacerdoti, laici e studiosi (fra cui l’ex presidente dello Ior Ettore Gotti Tedeschi) accusa il Papa di sette eresie, legate al modernismo, e di avvicinarsi troppo alle idee scismatiche di Martin Lutero. Proprio Gotti Tedeschi ha però smentito che si tratti di accuse di eresia vere e proprie, quanto piuttosto di «una supplica scritta da teologi, che dice che indirettamente potrebbe facilitare eresie nei fedeli». E ha aggiunto: «Voglio solo il bene della Chiesa e di Papa Francesco, per il quale prego tutti i giorni nella messa. Io voglio bene al Papa, sono fedele alla Chiesa».
«Come funziona l’apparato di sicurezza»
Mons. Dario Edoardo Viganò, prefetto della Segreteria per la Comunicazione del Vaticano, ha spiegato all’Ansa come funziona la sicurezza informatica modello Santa Sede: «Dalla nascita della Segreteria per la Comunicazione, il dicastero si è dotato di apparati e policy per garantire la sicurezza delle postazioni di lavoro, come avviene in tutte le aziende del mondo. Mentre la gestione del traffico di rete dello Stato Vaticano è in carico al Governatorato dello Stato della Città del Vaticano». E aggiunge: «I firewall perimetrali della Segreteria per la Comunicazione gestiscono esclusivamente il traffico di rete sulla frontiera digitale del Dicastero della Comunicazione, applicando le policy derivanti da categorie ben definite a livello internazionale. Le nostre politiche di sicurezza informatica, non permettono il raggiungimento di siti identificati “parked-domains”, come in questo caso. Un sito che utilizza i parked-domains è un sito regolarmente registrato che però, attraverso un click sulla sua home page, redirige il traffico su un altro dominio categorizzato “parked-domain” su cui è facile trovare annunci pubblicitari ma è anche un repositore di malware»

http:roma.corriere.it/notizie/cronaca/17_settembre_25/vaticano-bloccato-sito-che-accusa-papa-sette-eresie-a7fc8086-a1d3-11e7-b0fb-3ce1a382cc56.shtml