PANAMA PAPERS

9 MAGGIO  2016:PIU SU PANAMA PAPERS

-SU PANORAMA:

Esteri

Panama Papers, chi sono gli italiani coinvolti

Il settimanale l’Espresso pubblica altri 80 nomi collegabili a società offshore: ecco la lista, che include Rodolfo De Benedetti e Jessica Rizzo

panorama

22 aprile 2016

Il settimanale l’Espresso pubblica oggi altri 80 nomi di italiani che figurano nei file dei Panama Papers e sono quindi collegabili a società offshore come clienti dello studio Mossack-Fonseca.

Ecco la lista in rigoroso ordine alfabetico: Marco Agosto (imprenditore settore legno), Ornella Agosto (imprenditore settore legno), Mara Antonini (imprenditrice settore navale), Emerenziana Argenti (commerciante), Ennio Argenti (commerciante), Gian Piero Argenti (ingegnere), Enrica Scarponi Arrighi (psicologa), Enrico Scarponi Arrighi (immobiliarista), Sergio Asteggiano (imprenditore settore edile), Fulvio Vittorio Benvenuto (imprenditore settore termale), Daniele Bodini (immobiliarista), Gianfranco Boerio (imprenditore settore marmo), Giovanni Bonmartini (imprenditore settore vinicolo), Domenico Bosatelli (imprenditore settore elettrotecnico), Enrico Massimo Carle (imprenditore settore meccanico), Alfonsina Casagrande (imprenditore settore edile), Giuseppe Cassese (imprenditore settore commercio), Flavio Cazzago (commercio arredo casa), Orlando Cazzago (commercio arredo casa), Elisabetta Cermelli (imprenditrice), Sabrina Cherchi (avvocato), Sandra Chippa (imprenditrice), Alberto Colman (attore), Gemma Corradini (imprenditrice), Antonio Crispino (imprenditore settore edile), Valentina Crispino (imprenditrice settore edile), Elvira Daniele (imprenditrice settore agricolo), Rodolfo De Benedetti (imprenditore), Andrea De Grandi (broker finanziario), Dmitri Dekman (commerciante), Olga Dekman (commerciante), Raffaele Dolcetta (imprenditore settore immobiliare), Roberto Dolcetta (imprenditore settore immobiliare), Franco Dutto (imprenditore agricolo), Massimo Elser (imprenditore settore fotografico), Giorgio Epis (ingegnere, imprenditore), Paolo Edoardo Fiora (architetto), Guido Fulcheri (antiquario), Mario Fulcheri (restauratore), Fernando Galimberti (imprenditore settore metallurgico), Marco Galimberti (imprenditore settore metallurgico), Silvio Garzelli (manager), Maria Luisa Genesini (imprenditrice settore macchine utensili), Claudio Ghezzo (imprenditore settore elettrico), Fabio Ghezzo (imprenditore settore elettrico), Armando Giorgi (dirigente d’azienda), Domenico Grosoli (imprenditore tessile), Mohamed Abdulmotaleb Houni (imprenditore settore chimico), Mario Lovallo (imprenditore settore vetro), Teresina Lumbau (impreditrice settore edile), Lucia Kasper Mambelli (imprenditrice settore costruzioni), Giovenale Marengo (imprenditore settore ristorazione), Francesca Mariani (amministratore palestre), Pietro Salvo Morandini (imprenditore settore petrolifero), Monica Moroni (titolare di una scuola di lingue), Maria Caterina Muia (manager settore metalli), Livio Muratore (medico), Rosita Occelli (imprenditrice settore immobiliare), Daniela Pascotto (imprenditrice settore tessile), Adolfo Pellegrino (commerciante giocattoli), Valter Pellegrino (commerciante giocattoli), Raffaele Raiola (imprenditore settore costruzioni), Rossella Raiola (imprenditore settore costruzioni), Claudio Ravazza (imprenditore settore moto), Luigi Riva (commerciante), Gianni Romano (imprenditore), Eleonora Roversi (agente di commercio), Laura Sasso (imprenditrice settore alimentare), Matilde Schiavoni (ingegnere), Alessandro Sebastiani (imprenditore agricolo), Carlo Serafini (imprenditore settore agroalimentare), Massimo Serafini (imprenditore settore agroalimentare), Mirella Siroli (imprenditrice settore tessile), Luigi Smerieri (imprenditore settore tessile), Giuseppe Emilio Spallarossa (imprenditore settore discoteche), Remo Teroni (imprenditore immobiliare), Luciana Tibaldi (avvocato), Eugenia Valentini (alias Jessica Rizzo, attrice), Matilde Venturi (imprenditrice), Silvia Viaggi (imprenditrice settore caseario).

Nella lista sopra, oltre a quello della pornostar Jessica Rizzo, spicca il nome di Rodolfo De Benedetti, figlio di Carlo e presidente del gruppo Cir (ovvero la holding che controlla lo stesso settimanale l’Espresso), che dai file dei Panama Papers viene collegato in qualità di amministratore alla McIntire holding Ltd, una società offshore registrata nel 1995 nelle Isole Vergini. “La società è stata chiusa da molti anni“, ha affernato al proposito lo stesso De Benedetti. “In passato McIntyre si era occupata di investimenti finanziari nel continente americano gestendo vecchi risparmi di famiglia e la posizione di questi ultimi fu regolarizzata con il fisco italiano nel 2003″, anno in cui – sempre secondo le carte – De Benedetti ha rassegnato le dimissioni da amministratore.

Sarebbero 800 gli italiani emersi da Panama Papers, l’inchiesta internazionale sui conti off-shore condotta per un anno da cento gruppi di giornalisti nel mondo. Mentre emergono numerosi i nomi dei leader politici, di personaggi del mondo sportivo, della cultura e dello sport internazionali (che potete leggere qui) continua il lavoro dell’Agenzia delle Entrate che ha fatto sapere di aver avviato i contatti internazionali per ottenere la documentazione relativa agli italiani per poi attivare con rapidità le relative indagini.

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8 Aprile 2016
Sono usciti oggi i primi 100 nomi degli italiani coinvolti, in parte anticipati nei giorni precedenti. Li pubblica l’Espresso che in esclusiva per l’Italia ha avuto accesso alla banca dati. È tutto da dimostrare, ovviamente, che questi conti fossero base di attività illegali, tanto più che molte delle indiscrezioni pubblicate sono state oggetto di rumorose smentite.

Eccoli tutti, in ordine alfabetico: Ambrosione Francesco (imprenditore plastica), Marco Angelo Angiolini (immobiliarista), Michele Anti (procuratore finanziario), Gianluca Apolloni (commercialista), Ercole Astarita (Imprenditore alimentare), Giovanni Battista Baglietto (imprenditore navale), Andrea Battistini (imprenditore acquatico), Gabriele Benfenati (armatore), Mariele Bertè (Imprenditore metallurgico), Mauro Bigi (imprenditore elettrico), Salvatore Bizzarro (commericalista), Candido Calugi (imprenditore), Filippo Caracciolo Borra (imprenditore abbigliamento), Mauro Carturan (commerciante di gioielli), Adirano Chimento (gioielliere), Giovanni Cialella (imprenditore internet), Simone Cimino (finanziere), Roberto Contini (imprenditore metallurgico), Francesco Corallo (imprenditore slot machine), Vincenzo Cuffaro (imprenditore aviazione).

Barbara d’Urso (conduttrice), Neli Da Silva Rigo de Righi (manager petroliere), Abramo da Vià (imprenditore informatico), Antonio Daniele (imprenditore auto), Pantaleo De Carlo (imprenditore gdo), Domenico De Leo (commercialista), Marco De Montis (imprenditore), Paolo Angelo Della Salda (architetto), Gioacchino Di Feo (imprenditore settore navale), Nicola Di Girolamo (avvocato), Giovanni Fagioli (armatore), Alessandra Faraone (commercialista), Alfio e Carlo Fazio (imprenditori marittimi), Maurizio Fiolis (amministratore), Carlo Focarelli (borker), Daniel Fonseca (ex calciatore e procuratore), Fabio Fraissinet (imprenditore del commercio), Giuseppe Giorgio Gandolfo (imprenditore logistica), Valentino Garavani (stilista), Giancarlo Giammetti (manager moda), Renzo Golfarini (imprenditore aviazione), Jacob Hoekstra (imprenditore risorse umane).

Giovanni Luca Impellizzeri (Agente scommesse online), Arturo Iossa Fasano (Imprenditore auto elettriche), Diego Iuraca (Imprenditore building e shipping), Maurizio Jacchia (imprenditore elettrico), Sageer Khan (musicista), Eugenio Lapenna (procuratore aeronautico), Francesco Lauri (avvocato), Alessandro Lelli (manager), Petr Losev (manager settore ittico), Franco Marabotti (dirigente), Lorenzo Marazzini (imprenditore onoranze funebri), Walter Marin (procacciatore d’affari), Gianlcua Massini Rosati (fiscalista), Marcello Menichetti (amminsitratore azienda metalmeccanica), Lorenzo Monteleone (imprenditore meccanotessile), Luca Montezemolo (mangaer), Gianfranco Morgano (albergatore), Roberto Natangelo (imprenditore arredo), Donaldo Nicosia (manager e latitante), Eugenio Novero (imprenditore e commendatore), Andrea Nucera (immobiliarista).

Francesco Ortonovi (imprenditore edile), Roberto e Stefano Ottaviani (imprenditori ristorazione), Lorenzo Paciello (amministratore agenzia viaggi cubana), Christian e Pietro Palazzolo (imprenditore minerario-diamanti), Alessandro Palmieri (imprenditore internet), Roberto Palvarini (imprenditore del legno), Marco Perelli Cippo (dirigente), Gian Angelo Perrucci (imprenditore petrolifero), Augusto Pianesani (imprenditore ortofrutta), Simeone Raccah (immobiliarista), Flaminio Rizzi (imprenditore aviazione), Oscar Rovelli (erede di Nino Rovelli), Giancarlo Russo Corvace (avvocato e fiduciario).

Silvio Sacchi (avvocato ed ex magistrato), Sergio Senesi (imprenditore navigazione), Bruna e Giancarlo Sibona (imprenditore autotrasporti), Thomas Smid (ex tennista), Andrea Spiriti (manager aerospaziale), Friedrich Strafingher (imprenditore edile), Marco Sturlese (finanziere), Paolo Taroni (imprenditore shipping), Marco Toseroni (broker), Santiago Vacca (commercialista e politico), Emanuele Valentini (imprenditore cartoleria), Giulio Valiante (imprenditore internet), Lorenzo Vanelli (imprenditore alimentare), Carlo Verdone (attore), Sergio e Simone Vicari (Manager e imprenditori tlc), Flavio e Silvia Villevielle Bideri e Valentino Villevielle (editori musicali), Angelo Zito (broker condannato per mafia).

7 aprile 2016
L’Espresso
cita anche Carlo Verdone e lo stilista Valentino Garavani, fra gli italiani nei Panama Papers.
Verdone sarebbe titolare di una società offshore registrata a Panama, Athilith Real Estate. L’attore e regista romano ha spiegato all’Espresso attraverso un avvocato di essere “sorpreso di essere accostato a una società con sede a Panama”, aggiungendo di non avere idea “dei motivi per cui sia stata costituita”.
Scrivono in una nota i legali dell’attore: “L’accostamento di Carlo Verdone ai fatti pubblicati su L’Espressonon è e non sarà credibile, anche perché Carlo Verdone non è titolare di nessun conto o proprietà all’estero, neanche per interposta persona”.

Il nome dello stilista Valentino è invece associato insieme a quello di Giancarlo Giammetti a due sigle delle Isole Vergini britanniche, la Jarra Overseas e la Paramour finance.

Mercoledì 6 aprile è uscito il nome di Barbara d’Urso tra gli italiani citati nell’archivio dello studio legale panamense Mossack Fonseca al centro delle rivelazioni ‘Panama Papers’, secondo quanto scrive L’Espresso online.

Nella lista Maria Carmela D’Urso, nome all’anagrafe della popolare presentatrice tv, “risulta come director della società Melrose Street Ltd, registrata nel 2006 alle isole Seychelles”, spiega L’Espresso. Secondo quanto riporta il Corriere della Sera online, il legale della showgirl ha diffidato formalmente il settimanale “dal divulgare notizie che appaiono lacunose e gravemente lesive della sua immagine”, chiarendo che “la società in questione era stata aperta ai fini di un’operazione immobiliare che la D’Urso intendeva compiere all’estero; operazione che non si era poi concretizzata; la società era conseguentemente sempre rimasta inattiva, poi ufficialmente chiusa nel 2012″.

Ma non solo. La stessa D’Urso ha diffuso la seguente nota stampa:”Mi trovo oggi sulla copertina di un settimanale. Trovo la mia foto con sotto il seguente testo “In esclusiva, chi sono gli italiani con i patrimoni offshore”. Non ho nessun patrimonio offshore. Ho rispettato e rispetto la legge italiana, ho pagato e pago regolarmente le tasse in Italia. Il fisco italiano lo sa bene perché vengo controllata periodicamente, com’è giusto che sia.

I miei legali sono pronti ad agire penalmente contro chi sta cercando e cercherà ancora di diffamarmi. Ma la cosa che più mi fa soffrire di questa vicenda è che nell’autunno del 2015 sono riuscita finalmente a costituire una Onlus (che era il mio sogno) che si occupa di sostenere materialmente le famiglie in difficoltà costrette a trasferirsi lontano da casa per assistere i loro bimbi ricoverati in ospedale per lunghe degenze (cosa che già faccio autonomamente da anni).

Avrei dovuto annunciare questa Onlus con una conferenza stampa in Campidoglio il prossimo 19 aprile. Sono costretta a rinviare il tutto perché non voglio che il fango di cui sono ingiustamente vittima in questi giorni possa offuscare minimamente un progetto in cui sto mettendo tutta me stessa.

In questi anni ho combattuto tante battaglie in difesa della mia immagine e le ho sempre vinte. Vincerò anche questa”.

Le altre smentite
“Tra gli ottocento italiani con i conti a Panama ci sarà pure qualche contribuente onesto, ma non ci vuole molto per capire che la maggior parte di loro sono evasori. E se non hanno sfruttato la finestra per l’emersione dei capitali all’estero, appena chiusa, li attende un periodo di giusta e profonda tribolazione” ha detto il viceministro dell’Economia, Enrico Zanetti, intervistato dal Corriere della sera. “La presenza di contribuenti italiani in queste liste che stanno venendo fuori – precisa Zanetti – non li qualifica di per sé come evasori. Ma sono dati oggettivamente interessanti sui quali la nostra amministrazione finanziaria andrà sicuramente a fare qualche accertamento, e sicuramente ne salteranno fuori delle belle”. Di fatto, precisa il viceministro, i nomi presenti “non sono prove, ma elementi da cui partire per fare accertamenti”.

Per ora gli italiani citati dalle notizie di stampa come clienti dello studio Mossack-Fonseca, si smarcano. Ambienti vicini al presidente di Alitalia fanno sapere che nè “Luca Cordero di Montezemolo, nè la sua famiglia possiedono alcuna società offshore”.

Altro nome trapelato è quello dell’ex pilota di Formula 1 Jarno Trulli, per una società, la Baker Street, registrata nelle isole Seychelles. Ma la Baker Street, si difende Trulli, “è una società assolutamente dichiarata. Io sono cittadino italiano, residente all’estero da 18 anni, certificato perchè ho già subito un accertamento del fisco italiano. Ho dichiarato questa società con cui faccio sviluppo immobiliare e nient’altro. Dieci giorni fa – ricorda – ero stato contattato da un giornalista, che mi ha detto che aveva delle notizie in merito a questa società e mi chiedeva se volevo dare chiarimenti. Io giustamente ho detto “perchè dovrei dare chiarimenti di una mia società, ne ho diverse, non solo alle Seychelles, anche in Italia, in Svizzera, in America, un po’ ovunque”. In quel momento non ho prestato attenzione. Poi ho visto che è scoppiato tutto questo caso, oggi mi chiamano tutti. Sto chiarendo piu’ che altro perche’ mi sono ritrovato in un grande calderone, dove non capisco sia il mio problema”.

Altri due nomi italiani della lista Panama Papers, Ubi Banca e Unicredit, si erano chiamate fuori dallo scandalo. L’associazione azionisti Ubi-Banca e l’Adusbef annunciano però esposti contro Ubi Banca alle procure di Milano, Bergamo e Roma (ANSA).

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REAZIONE:MAGARI L’AGENZIA DELLE ENTRATE POTRA TROVARE NOMI DI NOTI CALCISTI CHE HANNO PASSATO DAL CALCIO ITALIANO:
-SU AGENZIA URUGUAYA DE NOTIZIAS

Los tres ex futbolistas Paolo Montero, Ricardo Canals y Gustavo Méndez compraron una sociedad anónima con sede en Seychelles a fines de 2012.

. El futbolista Diego Forlán también está en los registros de MF. Forlán ya había aparecido en una pasada investigación de ICIJ, “Swissleaks”, conectado a la sociedad Rosario Trading Company SA.

PD:C’E’ ANCHE DANIEL FONSECA E ALTRI

LA NOTA COMPLETA CUI:

http:uypress.net/uc_67862_1.html

-APPENDICE:SULLO STESSO GIORNALE ONLINE

Esteri

Panama Papers, ecco chi sono i personaggi coinvolti – Foto

Dopo il premier islandese e la bufera su Cameron, in Spagna si dimette Soria, ministro dell’Industria . Ma non ci sono solo i nomi della politica

15 aprile 2016panorama

Redazione

Dopo aver costretto alle dimissioni il premier islandese David Gunnlaugsson e aver creato una vera e propria bufera intorno a quello inglese David Cameron, i Panama Papers fanno un’altra vittima illustre nella politica internazionale: ha lasciato infatti il suo incarico (e il seggio da deputato del Partito Popolare) anche il ministro spagnolo dell’Industria Jose Manuel Soria, il cui nome figurava appunto nel dossier come titolare di società offshore per evadere il fisco.

Nell’annunciare l’addio al suo ruolo politico, Josè Manuel Soria ha affermato di aver preso la decisione “alla luce della serie di errori commessi negli ultimi giorni nello spiegare le mie attività imprenditoriali e in considerazione dell’evidente danno che questa situazione comporta per il Governo spagnolo“.

Sono comunque diversi i personaggi politici chiamati in causa dal gigantesco scandalo di evasione delle tasse e di riciclaggio di denaro scoperto grazie ai dossier trafugati dallo studio legale Mossack Fonseca di Panama che raccolgono 40 anni di in formazioni riservate e registrazioni finanziarie nel mondo offshore, passate ora al vaglio da più di 100 gruppi di giornalisti di tutto il mondo.

Non ci occupiamo qui dei personaggi italiani coinvolti, seguiti in un altro post, ma di quelli internazionali, tra i quali – anche se non esplicitamente citato – spicca ad esempio Vladimir Putin (Leggi qui la storia del suo violoncellista-ombra): il presidente russo, con l’aiuto di banche, società e persone legate a lui, avrebbe evaso 2 miliardi di dollari.

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Ecco invece, via via che vengono rivelati, i nomi dei personaggi stranieri coinvolti.

Il procuratore federale argentino Federico Delgado ha chiesto al giudice Sebastian Casanello di aprire un’inchiesta sulla partecipazione del presidente Mauricio Macri in società offshore, rivelata nei giorni scorsi dai Panama Papers. Andrebbe accertato che non sia in corso una “omissione colpevole” non avendo dichiarato la sua partecipazione alla gestione della Fleg Trading Ltd, una società offshore appartenente al padre del presidente, Franco Macri.

Secondo quanto rivelato dai Panama Papers e confermato dai Macri, la società – con sede nelle Bahamas – è stata attiva dal 1998 al 2009 e il presidente argentino ne è stato il direttore durante alcuni periodi, insieme al fratello.

Secondo il Guardian nei Panama Papers ci sarebbe anche la famiglia di Stanley Kubrick, il mitico regista statunitense naturalizzato britannico. La tenuta inglese di Kubrick, a Hertfordshire, dopo la morte avvenuta nel 1999, è passata nelle mani di tre società offshore controllate dalle figlie, registrate alle Isole Vergini britanniche. Il passaggio della proprietà nelle mani delle tre società avrebbe potuto far risparmiare alla famiglia centinaia di migliaia di sterline di tasse sull’eredità.

La mattinata di oggi ha visto emergere il nome di Michael Grahammer, presidente della Hypo Vorarlberg, una delle banche austriache chiamate in causa nello scandalo, che ha annunciato le dimissioni, insistendo tuttavia sull’estraneità a illeciti. “Alla fine, il linciaggio mediatico contro l’Hypo Voralberg e la mia persona degli ultimi giorni è stato decisivo per prendere questa decisione”, ha spiegato in un comunicato.

Secondo i documenti filtrati alla stampa, la banca è tra le 20 compagnie registrate nei paradisi fiscali. Già nel 2012 Hypo era stata indagata dall’Autorità per la supervisione del mercato finanziario austriaco per dei presunti legami con un imprenditore vicino al presidente russo, Vladimir Putin, e incluso nella lista delle persone sottoposte a sanzioni Usa per il conflitto in Ucraina. “Continuo a essere convinto al 100% che in nessun momento la banca ha violato la legge”, ha proseguito Grahammer, sottolineando che si tratta di una decisione personale maturata nei mesi scorsi. Il 76% dell’azionariato della banca è capitale pubblico in mano allo Stato federale austriaco di Vorarlberg. Tra i Panama Papers, figura anche una seconda banca austriaca, il Raiffeisen Bank International .

Intanto iniziano i commenti da parte delle autorità europee. “Le rivelazioni mi hanno scioccato, è immorale, non etico, inaccettabile, gli importi sono scioccanti” ha il commissario agli affari economici Pierre Moscovici commentando i Panama Papers. “Bisogna dire che i Paesi che non cooperano sono paradisi fiscali, dobbiamo elencarli con una lista nera comune ed essere pronti a sanzioni se non cambiano i comportamenti”, ha aggiunto.

Mercoledì 6 aprile

È stato rivelato che anche i familiari di otto fra i più importanti dirigenti del Partito comunista della Cina avrebbero usato società offshore. Lo rivela il quotidiano britannico Guardian. Il giornale spiega che si tratta del cognato del presidente Xi Jinping, del genero del membro del politburo del partito Zhang Gaoli, della nipote di Jia Qinglin, nonché della figlia di Li Peng, che supervisionò la repressione brutale contro i manifestanti di piazza Tienammen. Secondo il Guardian compare anche il nome di Gu Kailai, la moglie dell’ex membro del politburo caduto in disgrazia Bo Xilai, condannato all’ergastolo per corruzione e abusi di potere.

Tra i nomi anche i familiari di Mao Zedong, il fondatore della Repubblica Popolare Cinese. Tra gli intestatari Chen Dongsheng, il marito di una delle nipoti di Mao Zedong, che ha creato la Keen Best International Limited con sede alle Isole Vergini Britanniche nel 2011. In realtà, come buona parte delle centinaia di casi denunciati dai documenti dello studio legale panamense, Mossack Fonseca, l’azienda della famiglia di Mao non è illegale, ma è legittimo sospettare che sia stata usata per riciclare denaro o evadere imposte.

Sotto i riflettori anche l’illlustre nome di Mario Vargas Llosa, Nobel per la letteratura. Lo scrittore scrittore peruviano — naturalizzato spagnolo  e la sua ex moglie sarebbero stati azionisti per circa un mese nel 2010 di una compagnia offshore delle Isole Vergini britanniche. Lo riporta il sito spagnolo El Confidential, che ha ottenuto documenti filtrati dallo studio panamense Mossack Fonseca. L’agente dello scrittore nega. Il sito scrive che alcune e-mail testimoniano che un rappresentante dello scrittore chiese agli avvocati di rimuoverlo dalla lista degli azionisti il 6 ottobre 2010, il giorno prima cioè di vincere il Nobel.

Secondo l’Espresso, nel dossier dei “Panama Papers” non compare né l’Inter né il suo presidente Erick Thohir. Sarebbe invece citato il fratello di quest’ultimo, Garibaldi Thohir, uno degli uomini più ricchi di Indonesia. L’Espresso dice che “Garibaldi risulta essere azionista della Harold Heights Group Ltd, società basata nel paradiso fiscale delle Isole Vergini Britanniche, di cui il fratello del presidente dell’Inter è diventato azionista il 4 dicembre del 2012, dunque prima dell’ingresso della famiglia indonesiana nella società nerazzurra — si legge sul sito online del settimanale — La Harold Heights è stata creata lo stesso giorno attraverso la filiale di Singapore dello studio Mossack Fonseca”.

Un fondo d’investimento lussemburghese, oggi fallito ma guidato fino al 2014 dall’ex direttore generale dell’Fmi Dominique Strauss-Kahn, aiutò a creare 31 società offshore in diversi paradisi fiscali. Lo sostiene Le Monde citando i “Panama Papers”.
Il fondo “Leyne, Strauss-Kahn & Partners” (LSK), creato dal suo socio Thierry Leyne, aprì e gestì fondi in paradisi fiscali come le isole Seychelles, Panama, Hong Kong e le isole Vergini britanniche. L’attività del fondo Lsk era già nota alla magistratura francese che a marzo aveva aperto un’inchiesta. Lsk ha dichiarato bancarotta dopo aver registrato perdite per 100 milioni di euro per un totale di 150 clienti.

Ci sarebbe il nome di Gianni Infantino, neo presidente della Fifa, nella lista dei documenti.
Lo ha scritto martedì 5 aprile il Guardian online secondo il quale da alcune carte risulta che Infantino, quando era a capo dei servizio legali della Uefa, avrebbe avuto un ruolo in opachi accordi relativi ai diritti tv, con tanto di trasferimento di denaro su società offshore, nell’ambito di quella che alcuni media bollarono poi come la “Coppa del Mondo della truffa”.
L’interessato ha sempre negato di essere coinvolto in quella vicenda. Ma i fatti, che si riferiscono al periodo 2003–2006 (alcuni anni prima che Infantino, all’Uefa dal 2000, diventasse segretario generale della federazione calcio europea nel 2009, sotto la presidenza di Michel Platini), sembrano oggi smentirlo.

5 aprile 2016

Il primo ministro islandese
Il premier islandese David Gunnlaugsson dopo aver provato a sciogliere il Parlamento, si è dimesso il 6 marzo. È la prima vittima di Panama Papers.
La società di Gunnlaugsson e della moglie Anna Sigurlaug Palsdottir, la Wintris Inc, venne fondata nel 2007 alle isole Vergini britanniche per gestire l’eredità di diversi milioni di dollari della consorte dopo la morte del padre, un ricco uomo d’affari.
Il premier vendette il suo 50% per la somma simbolica di 1 dollaro alla moglie alla fine del 2009 ma quando fu eletto per la prima volta in Parlamento ad aprile dello stesso anno, non rivelò l’esistenza del conto violando la legge.

Il cerchio magico di Marine Le Pen
Anche stretti collaboratori di Marine Le Pen, il “cerchio magico” della presidente del Front National, come rivela il quotidiano Le Monde, sono accusati di aver messo in piedi “un sistema offshore sofisticato” nell’ambito di Panama Papers.

Secondo Le Monde, una parte della ricchezza nota come “il tesoro” del fondatore del Front National è stata dissimulata attraverso la società offshore Balerton Marketing Limited, creata nei Caraibi nel 2000. Banconote, lingotti, monete d’oro, ci sarebbe di tutto nel “tesoro”, intestato al prestanome Gerald Gerin, ex maggiordomo di Jean-Marie e della moglie Jany Le Pen.

Il miliardario russo con il mini-Louvre
Il miliardario russo Dmitri Rybolovlev, ex proprietario di Uralkali il colosso russo dei fertilizzanti, ha usato una società registrata alle Isole Vergini britanniche – la offshore Xitrans Finance Ltd – per nascondere una sorta di mini-Louvre, tra opere di Picasso, Modigliani, Van Gogh, Monet, Degas, Rothko, scrivanie in stile Luigi XVI e tavoli e cassettiere fatte da alcuni dei più grandi creatori di mobili di Parigi alla sua ex moglie Elena, durante la loro causa di divorzio iniziata nel 2008.

I Rybolovlev vivevano in Svizzera e secondo la legge elvetica il patrimonio della coppia va diviso in parti uguali tra i due coniugi in caso di divorzio. Ma rintracciare gli asset dell’ex re dei fertilizzanti russo non era cosa facile e la moglie lo aveva presto accusato di “usare terze parti” per costruire una rete di trust e società offshore.

Leader politici e famiglie reali
Oltre all’ex primo ministro d’Islanda, sono coinvolti il premier britannico, David Cameron, e il presidente cinese, Xi Jinping, sono stati tirati in ballo a causa dei loro familiari che avrebbero legami con compagnie offshore, così come il re del Marocco Mohamed VI. Molti altri leader mondiali controllerebbero società offshore, tra questi il re saudita Salman, il figlio del presidente dell’Azerbaijan e del primo ministro del Pakistan.

Coinvolto anche Nuraly Aliyev, vice sindaco di Astana e nipote del Presidente kazako, Nursultan Nazarbayev, azionista di una società con sede nelle Virgin Island britanniche le cui attività principali sono comprare e vendere yatch di lusso. Nell’infinita lista di nominativi anche il presidente ucraino, Petro Poroshenko e l’ex primo ministro ucraino Pavlo Lazarenko, il presidente argentino Mauricio Macri. Tra gli ex leader mondiali si trova anche l’ex premier della Georgia Bidzina Ivanishvili, Ali Abu al Ragheb ex primo ministro della Giordania, anche l’ex premier e l’ex emiro del Quatar Hamad bin Jassim bin Jaber Al Thani e Sheik Hamad bin Khalifa Al Thani.

C’è anche il nome del presidente della Camera dei deputati brasiliana, Eduardo Cunha – uno dei principali oppositori del governo di Dilma Rousseff e fautore del processo di impeachment contro la presidente.

Le banche
Più di 500 banche, con le loro filiali e succursali, hanno lavorato con Mossack Fonseca fin dagli anni ’70 per aiutare i clienti ad aprire società in paradisi fiscali. In tutto si parla di 1500 società.

I quattro grandi gruppi bancari che hanno creato il maggior numero di società sono, nell’ordine, HSBC (2.300), Credit Suisse (1.105), Ubs (1.100) e SocGen (979).

Molto attive anche le banche tedesche: lo scrive la Sueddeutsche Zeitung, secondo un’anticipazione, pubblicando nuove rivelazioni emerse dai Panama Papers. Sono almeno 28 quelle che avrebbero fatto ricorso allo studio Mossack Fonseca per i loro clienti. Complessivamente, attraverso lo studio legale di Panama, avrebbero “fondato o gestito 1200 società fantasma per i loro clienti”. Il giornale di Monaco cita Deutsche Bank, la Dresdner Bank, Commerzbank e la BayernLB, fra gli “istituti che si sono avvalsi dei servizi” di Mossack Fonseca.

I nomi nella blacklist di Washington
Mossack Fonseca avrebbe lavorato per 33 persone e società presenti nella blacklist di Washington a causa dei loro legami con il traffico di droga proveniente dal Messico, con organizzazioni terroristiche e con paesi che minacciano la pace, come la Corea del Nord.

Nella lista si trovano anche i nomi dei cugini del presidente siriano Bashar al Assad, Rami e Hafez Makhlouf. Boss della droga, evasori riuscivano a firmare i documenti per società offshore mentre erano in prigione.

Il mondo del calcio e dello spettacolo
Dalla Fifa alla Uefa passando per Barcellona, anche il mondo del calcio è stato colpito dallo tsunami dei Panama Papers. Juan Pedro Damiani, componente del comitato etico della Fifa, avrebbe avuto legami con tre uomini coinvolti nello scandalo di corruzione che ha colpito l’organo di governo del calcio. L’ex vice presidente Fifa, Eugenio Figueredo, così come Hugo Jinkis e suo figlio (titolari dell’impresa Full Play, società operante nel settore dei diritti televisivi), sono accusati di aver pagato tangenti per i diritti tv in Sud America. Nel flusso di nomi compare anche quello di Michel Platini, dirigente sospeso della Uefa, che fece aprire, con l’aiuto di Mossack Fonseca, una società offshore a Panama nel 2007.

Spunta nei dossier anche la stella del calcio Lionel Messi che, con suo padre, avrebbe aperto una società con sede a Panama, la Mega Star Enterprises, probabilmente per sottrarre capitali al fisco. Nell’infinita lista spuntano star del cinema come il regista spagnolo Pedro Almodovar e l’attore dei film cult di arti marziali, Jackie Chan. (AGI)

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