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27 LUGLIO 2016:BERLUSCONI,L’ELAM VITALE CHE NON C’E

-SUL CORRIERE DELLA SERA:

corriere.it

L’ultimo tratto di Forza Italia Nel partito c’è chi teme di restare nella bad company

Francesco Verderami

Milano, 27 luglio 2016 – 08:10

L’insofferenza di Toti che ha minacciato le dimissioni, ma manca l’appiglio per un simile gesto, visto che Parisi non avrà incarichi di partito

Renzi fa il tifo per Parisi, e Parisi fa il tifo per Renzi. Non è un inciucio, piuttosto è una convergenza di interessi. Perché Renzi ha interesse che Parisi riesca a costruire un centrodestra capace di «contendere voti» ai Cinque Stelle, in modo da depotenziare il Movimento. E Parisi ha interesse che Renzi rimanga a Palazzo Chigi «fino al 2018», così da garantire il tempo necessario al fronte berlusconiano per ristrutturarsi. Certo, tra il dire e il fare c’è di mezzo un mare di incognite che gravano sui destini di chi vorrebbe continuare a fare il premier e di chi aspira a diventare candidato premier. L’esito del referendum costituzionale, la nuova legge elettorale, gli equilibri nelle rispettive aree politiche, sono variabili indipendenti. Però sulle regole d’ingaggio e la necessità di ridimensionare le forze populiste tra i due c’è sintonia. Sul resto si vedrà.

Chi lo sostiene

L’«Incaricato» è ancora ai piedi della montagna, anche se può farsi forza oggi del mandato che gli ha conferito l’ex premier e del sostegno che gli garantiscono la famiglia Berlusconi e i vertici aziendali del Biscione. È uno scudo che lo protegge dalla fronda interna a FI, un blocco che Matteoli aveva peraltro visto sgretolarsi già venerdì alla riunione del partito convocata ad Arcore, e dove l’ex ministro si era reso subito conto di esser rimasto (quasi) da solo sulle barricate. La scelta di Berlusconi ha spiazzato la dirigenza azzurra, e il terremoto stava per provocare immediati effetti dirompenti, se è vero che il governatore ligure Toti sarebbe stato sul punto di dimettersi da FI.

Avversari preoccupati

Il fatto è che mancava l’appiglio per un simile e clamoroso gesto, dato che Parisi non avrà incarichi di partito, non ne sarà il coordinatore. Ma proprio l’assenza di galloni, per paradosso, diventa una minaccia per tutti i suoi avversari, che vivono questa fase kafkiana con grande preoccupazione. Perché, per quanto l’incarico al manager non abbia contorni definiti, l’obiettivo è chiaro: l’area liberal-popolare a cui lavora non ha (né deve avere oggi) il profilo di un nuovo contenitore, però è evidente che in prospettiva rischia di trasformare Forza Italia in una bad company, dove Berlusconi lascerebbe la zavorra prima di lanciare la nuova coalizione. Una federazione.
«Bisogna federare», ha detto infatti il leader azzurro l’altra sera all’«Incaricato», evocando lo schema della vecchia Casa delle libertà. E siccome in quello schema l’area moderata era il perno dell’alleanza, ecco spiegata la reazione del capo del Carroccio, che vede messi a repentaglio la sua strategia e i suoi propositi di primato, indeboliti dal silenzioso quanto progressivo smarcamento della Meloni, a cui non sono piaciute certe uscite di Salvini.

Anche la Lega in subbuglio

Non c’è solo un pezzo di Forza Italia in subbuglio, insomma, anche il leader della Lega deve gestire le tensioni nel partito, testimoniate da Bossi e da Maroni, che ieri ha marcato la distanza dal suo segretario su Parisi, rilanciando quel «modello Lombardia» che comprende in maggioranza anche Ncd. Ora si capisce perché Alfano – nei suoi interventi pubblici – mentre ripete «mai con Salvini», aggiunge sempre che «ben diversa era la Lega di Bossi, capace di incidere sull’agenda politica e nell’azione di governo».
L’effetto domino innescato da Berlusconi ha rotto i vecchi equilibri, al punto che in Forza Italia Miccichè si è preso la briga di difendere il suo storico rivale, «Angelino»: «Il giorno in cui dovessimo chiudere un’alleanza con i centristi – ha detto a Libero – si porrebbe il problema della loro presenza nel governo di Renzi. Quelli del mio partito che il problema lo pongono ora, non mi convincono. Mi sembra una sciocchezza. Abbiamo bisogno del centro e della destra». È la «federazione» a cui mira Berlusconi, e l’«Incaricato» ha avuto già una funzione catartica, consentendo al Cavaliere di scardinare progetti vissuti come ostili.
Parisi oggi è il baricentro di un disegno voluto dalla famiglia e dall’azienda e assecondato dal fondatore del centrodestra, che ha seguito i consigli dei figli e degli amici di una vita e tuttavia nutre la speranza del riscatto giudiziario, coltivando ancora l’idea di prendersi una rivincita personale sulla scena politica. È un equilibrio che il tempo e gli eventi s’incaricheranno di verificare, tra le ambiguità sul referendum costituzionale e le aspirazioni di un manager che ha fatto il conto di quanti – prima di lui – sono stati incaricati e poi scaricati.
Al momento ci sono solo un comunicato di Berlusconi, l’idea di una Conferenza programmatica di Parisi e i movimenti tellurici in Forza Italia e nella Lega. Non è poco, visto lo stato comatoso in cui versava il centrodestra.

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http:corriere.it/politica/16_luglio_27/ultimo-tratto-forza-italia-partito-c-chi-teme-restare-bad-company-77afda26-53bf-11e6-bb79-1e466f3b40d8.shtml

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REAZIONE:A TUTTE QUESTE SPCULAZIONI POLITICHE ABBASTANZA ESSOTERICHE MANCANO  I FILMATI ATTUALI DI BERLUSCONI,GLI INTERVENTI IN VIVO  SUI MEZZI,SUI SUOI  TRADIZIONALI MEZZI,I DOCUMENTI TESTIMONIO DELL’ATTIVITA POLITICA DI BERLUSCONI IN SOMMA.SENZA DI QUELLO MANCA QUEL ELAM VITALE CHE DA FORZA DI AZIONE ALLE IDEE.
NON E’ CHE SI VOGLIA FARE UN ARGOMENTO DELLE CONDIZIONI SANITARIE DI BERLUSCONI CHE QUESTE PREDICHE PURE EVITANDO OGNI RICHIAMO AL VITTIMISMO MAI HANNO ACENNATO ALLA SUA VITA PRIVATA:LUNGA VITA AL CAVALLIERE,LE SUE SCONFITTE POLITICHE SONO IL MIGLIORE TESTIMONIO DEL TRIONFO SUL NEOLIBERALISMO DELLA NUOVA ERA E I NUOVI MEZZI IN ITALIA.
28 LUGLIO 2016:FIDUCIA RENZI,SOLO QUESTIONE DI TEMPO
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lettera43.it

Bossi: «Renzi è finito,un toscano non può comandare i lombardi»

Alessandro Da Rold

«La resa dei conti per Renzi è arrivata, sono i numeri che lo condannano».
Umberto Bossi, 75 anni a settembre, fondatore della Lega Nord, ormai chiamato il vecchio Capo dai militanti dopo l’ascesa di Matteo Salvini a segretario federale, ne è sicuro: «Prima o poi lo manderanno via», spiega a Lettera43.it durante la festa nazionale del Carroccio di Treviglio, comune lombardo di quasi 30 mila abitanti in provincia di Bergamo, città dove la Lega ha vinto da sola senza Forza Italia con il sindaco Juri Imeri, classe ’82.
Di fronte a una cotoletta con patate, accerchiato dai sostenitori che gli chiedono una foto, il Senatùr fa il punto sulla situazione interna del centrodestra, sull’Europa, sul Nord, sulla Lega, ma soprattutto sul prossimo referendum sulle riforme costituzionali dove il presidente del Consiglio Matteo Renzi (Bossi lo chiama «il genio fiorentino») si gioca la faccia.
POLLICE VERSO AL REFERENDUM. Il vecchio Capo ha voglia di parlare, di scuotere i militanti. Sul palco con lui ci sono Giancarlo Giorgetti, la mente economica del Carroccio, il parlamentare Guido Guidesi e pure Toni Iwobi, il leghista «negher» che Bossi saluta dandogli il pugno chiuso come in un video rap di Notorius Big degli Anni 90.
«La Lombardia sta pagando troppe tasse», dice il Senatùr, «sembra di essere tornati ai tempi dell’occupazione spagnola, solo che questa volta sono i toscani ad averci invaso. E, come scriveva il Manzoni nei Promessi Sposi, dopo le tasse arrivò la peste a Milano».
E quando gli si domanda cosa voterà al referndum fa il pollice verso, come gli imperatori romani quando decidevano della sorte dei gladiatori nell’arena.

  • Umberto Bossi con Roberto Calderoli.

DOMANDA. Silvio Berlusconi ha scelto Stefano Parisi come prossimo leader di Forza Italia.
RISPOSTA. Parisi può essere un alleato.
D. Non il leader del centrodestra?
R. Dipende dai programmi.
D. Ma ne ha parlato con Berlusconi?
R. L’ho sentito spesso negli ultimi giorni, ma di questo non abbiamo parlato.
D. E di cosa avete parlato?
R. Non te lo dico.
D. Di Renzi?
R. Renzi è finito, ha fatto le riforme solo per interesse personale.
D. Quindi no al referendum?
R. No, no, no. Bisogna andare a votare no. Neanche Mussolini ha osato tanto ai tempi del fascismo per fare queste riforme.
D. E dopo cosa succede? Governo tecnico?
R. Non lo so, qualcosa faranno.
D. Renzi che fine fa?
R. Se ne tornerà a Firenze, ma anche lì credo non lo vogliano più.
D. Non salva proprio niente del premier?
R. Diceva di aver fatto il bene dell’economia italiana, ma il ‘genio fiorentino’ non ha cambiato nulla, anzi, le cose sono peggiorate. Sono i numeri che lo condannano, ci sono 4 milioni di disoccupati tra i giovani, più di 14 milioni di persone che lavorano in nero, il Jobs Act è stato un fallimento, non c’è lavoro e non ci sono le pensioni.
D. Renzi sostiene di voler cambiare finalmente un Paese bloccato e vecchio.
R. (Batte il pugno sul tavolo) Renzi è un democristiano, della corrente peggiore: quella di Andreotti. Non si può parlare male di lui in televisione.
D. In che senso?
R. Non si può andare in televisione a spiegare che bisogna votare no a questo referendum. Quando invece il referendum sulla devolution lo facevamo noi, la sinistra andava tutti i giorni in televisione a dire di votare no.
D. Il federalismo non è mai arrivato.
R. Il federalismo fiscale lo ha fermato Napolitano facendo cadere Berlusconi nel 2011. Fossimo rimasti al governo lo avremmo portato avanti, ma lui lo sapeva e ha messo Monti.
D. La Lega sta tornando alle vecchie battaglie?
R. I lavoratori del Nord, del Piemonte, del Veneto e della Lombardia non ce la fanno più a pagare le tasse e a mantenere l’Italia, non possiamo farci governare da un toscano. Basta pensare a San Francisco.
D. Ovvero?
R. A San Francisco in California c’è Lombard Street, mica Toscan street…
D. In Inghilterra è passata la Brexit. Cosa ne pensa?
R. Avevano già una moneta forte, non è cambiato molto.
D. E l’euro?
R. L’euro è carta straccia, decidono a Francoforte quanto vale.
D. Matteo Salvini come segretario federale della Lega le piace? Alle ultime elezioni non è andata benissimo.
R. Si sta occupando del suo partito.
D. Ma è anche il ‘suo’ di partito.
R. Prima o poi un congresso bisognerà farlo.

http:lettera43.it/politica/bossi-renzi-e-finito-un-toscano-non-puo-comandare-i-lombardi_43675254793.htm

REAZIONE:NON SI AMMETTE IL PARANGONE CON PROMESSI SPOSI, LA LEGA NON E’  RAPRESENTATIVA DELLA LOTTA AI BORBONI,NE RENZI GLI INCARNA.
DICA PURE QUELLO COSA LI HA DETTO BERLUSCONI,LO VOGIAMO SAPERE VIVAMENTE.

29 LUGLIO 2016:AVVISO ALL’UTENTE

HO AFFIDATO LA MIA RAPRESENTANZA LEGALE AL DOCTOR LUIS VAZQUEZ GAZZANO

HA SCADUTO A TUTTI GLI EFETTI QUELLA DELLA DOCTORA MARTA GAZZANO BERARDI

29 LUGLIO 2016:IL PAPA,RICHI E POVERI

TITOLARE SU LA STAMPA:

POLONIA

ANSA

Il viaggio del papa in tram a cracovia lo stesso che utilizzava Wojtyla

REAZIONE:LA CHIESA ORMAI PUO FARE  POCA FIDUCIA SUL VOTO DI CASTITA:MEGLIO QUELLO DI POVERTA?

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LA CADUTA

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Papa Francesco inciampa in Polonia:la caduta del Santo Padre sulle scale

30 LUGLIO 2016:BERGOGLIO E L’OLOCAUSTO,SCARSO COMPROMESSO

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