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15 AGOSTO 2016:IL BREXIT “SOSPESO” FRA IL CIELO E LA TERRA

-SU LA STAMPA:

lastampa.it

La Brexit si allontana sempre di più. Berlino e Londra trattano sul 2019
antonio pitoni

Era il 24 giugno. Doveva essere l’alba del Regno Unito indipendente, e invece niente. Prima di partire per le vacanze nella libera Svizzera Theresa May annunciava la richiesta di uscita dall’Unione europea «all’inizio del 2017», e invece niente. Fonti citate dalla Stampa e dal Times raccontano una verità diversa. La richiesta formale di uscita potrebbe partire a maggio, o dopo le elezioni politiche tedesche, e per questo la Gran Bretagna potrebbe rimanere membro a tutti gli effetti dell’Unione almeno fino a Natale del 2019.

A gestire le complicate conseguenze della Brexit non sono pronti né il governo di Londra, né quello francese, né tantomeno quello tedesco. A Parigi si vota in primavera, a Berlino in autunno, ma prima di allora Angela Merkel ha due test elettorali importanti, nella capitale e nel Lander più grande di Germania, in Nordreno Vestfalia. La destra populista non ne vuol sapere di pagare il conto dell’uscita di Londra (undici virgola tre miliardi di contributi al bilancio comunitario) e così nel faccia a faccia di metà luglio la Merkel ha chiesto alla collega di prendersi tutto il tempo necessario. La leader tedesca vuole che a gestire la trattativa sia il pletorico Consiglio europeo a 27, e non il negoziatore scelto dalla Commissione, Michel Barnier. Del resto come si fa a chiedere l’uscita dall’Unione mentre le Borse di Londra e Francoforte annunciano le nozze fra gli squilli di tromba?

«C’è un’enorme differenza fra uscire dall’Unione e mantenere le nostre relazioni con l’Europa», diceva in luglio il neoministro degli Esteri Boris Johnson. La politica londinese sembra contagiata dall’arte tutta italiana della retorica e del traccheggio. Nel governo May ci sono due ministri impegnati a gestire le conseguenze del referendum. David Davis è segretario alla Brexit, e deve assumere cinquecento collaboratori: per ora ne ha meno della metà. A Liam Fox, il ministro per il Commercio internazionale, servono mille esperti: il Times racconta che ne ha trovati un centinaio. Si dice che un buon leader politico dovrebbe avere un piano anche in caso di sconfitta, Wolfgang Schaeuble osserva sarcastico che i sostenitori della Brexit non avevano un piano nemmeno per gestire la vittoria.

Per spostare più in là il momento delle decisioni ci sono ottimi argomenti. La Gran Bretagna deve anzitutto decidere quando presentare la domanda di uscita, e la Merkel ha detto che la scelta spetta a Londra nei tempi che riterrà opportuni. Poi il Consiglio europeo dovrà discutere le «linee guida» della trattativa. Fatto questo scatteranno i negoziati veri e propri – sempre con il Consiglio – il quale dovrà approvare l’accordo con una maggioranza qualificata di venti Paesi pari al 65 per cento della popolazione. Se e quando ci sarà l’accordo, il Parlamento europeo dovrà ratificare. Non è detto che ciò avvenga in due anni: il Consiglio (stavolta all’unanimità) potrà concedere una proroga. Due anni servirono alla Groenlandia per gestire il suo divorzio, e l’unico serio argomento di discussione era la pesca.

«Avevamo sentito dire dalla signora May “Brexit is Brexit”», dice con disappunto il sottosegretario agli Affari europei Sandro Gozi. Vista da Roma l’uscita della Gran Bretagna dall’Unione non è drammatica come per Berlino. Anzi, la speranza era di poterci guadagnare qualcosa, come lo spostamento a Milano dell’Autorità bancaria europea o di qualche banca d’affari. «L’ipotesi di rinviare di un anno la richiesta inglese è una pessima notizia, fonte di grandi incertezze». Difficile immaginare che Matteo Renzi possa farne una questione di principio, di qui all’autunno ha ben altri problemi. Ma se i primi sponsor del traccheggio inglese sono Berlino e Parigi, è probabile che faccia di necessità virtù e tratti il suo sostegno.

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Il leader dell’Ukip alza i toni contro la premier inglese

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REAZIONE:IL TITOLO DI QUESTA NOTA E’ UNA BOUTADE:IMPENSABILE CHE IL BREXIT NON VENGA CONCRETATO.E IMPENSABILE CHE L’ALLONTANAMENTO DEL BREXIT FAVORISCA IL VOTO MERCKEL.MA LA GERMANIA NON NE HA NE MENO BISOGNO,LA MERCKEL RIMANE AL SUO POSTO MALGRADO ORMAI NON HA I NUMERI.LA GERMANIA NON E’ PIU PROPAMENTE UN PAESE VIRTUOSAMENTE DEMOCRATICO.MA COSA HA CAMBIATO?MUTIS PER IL FORO.BRUELLES CON LA MERCKEL IN TESTA E RENZI FACENDOLE SCORTA PREMEVANO PER ACELLERARE I TEMPI DELLA BREXIT,ORA PROGETTANO UN ALLONTANAMENTO:MEGLIO COSI:NIENTE BREXIT,VIVA IL BREXIT.SIAMO FUORI MA NON C’E NE ANDIAMO,CI RESTIAMO MA NON SIAMO NE DENTRO NE FUORI,SIAMO OCCUPATI IN UN TRANSITO SENZA PARTENZA NE DESTINO.

COSI LE COSE SONO DEL PARERE CHE LA SORTE DEL PROGETTO UE E’ DECISA

16 AGOSTO 2016:SUPER MINISTRO DELL’INTERNO

-TITOLARE LA REPUBBLICA:

"Prevenzione terrorismo funziona rischio radicalizzazione in carceri"
“Prevenzione terrorismo funziona
rischio radicalizzazione in carceri”
Alfano: “Italia sicura ma non pericolo zero
Sirte non è luogo di partenza dei barconi”
di ALBERTO CUSTODERO
-NOTA COMPLETA CUA:
.http:.repubblica.it/politica/2016/08/15/news/terrorismo_alfano_prevenzione_ok_paese_sicuro-146021579/?ref=HREC1-4
REAZIONE:ALFANO HA OTTENUTO PER L’ITALIA CIO CHE NESSUN ALTRO PAESE HA OTTENUTO:MANTENERE IL PAESE SENZA ATTENTATI DEL TERRORISMO ISLAMICO.E NON SOLO:SE I PROFUGHI PARTONO PER L’ITALIA(CON DEI TERRORISTI COMPRESI)NON C’ENTRANO GLI INTERESSI ITALIANI IN LIBIA.
INSOMMA UN MINISTRO “ANTI-TERRORISMO” COSI IDEALE NON C’E’ L’HA NESSUNO. QUELLO DEL TITOLO.SETTIMA MERAVIGLIA SUBITO

17 AGOSTO 2016:PER LA PATRIA,SIAMO TUTTI CLANDESTINI

-2 NOTE SU LA STAMPA:

-NOTA 1:

lastampa.it
Salvini indossa la maglia della polizia: “Ripuliremo la città”. È scontro con i sindacati

Matteo Salvini torna ad accendere il dibattito politico. Ieri, durante un dibattito a Ponte di Legno con Paolo Del Debbio, il leader della Lega si è presentato con una maglia della polizia, un regalo di alcuni agenti, come lui stesso ha raccontato. Ed è scoppiata la polemica con i sindacati di polizia che ora lo invitano a «togliere le mani dalla divisa».

Tutto è nato da una frase pronunciata da Salvini durante il comizio, dove si parla di «dare mano libera ai carabinieri e alla polizia per ripulire la città. Una sorta di pulizia etnica controllata e finanziata come stanno facendo ora con gli italiani costretti a subire l’oppressione dei clandestini». Frase immediatamente condannata da Daniele Tissone, segretario del Silp Cgil, che ricorda come sia «intollerabile quanto inaccettabile pronunciare frasi del genere. Polizia e forze dell’ordine stanno dalla parte dei cittadini. Tra mille difficoltà e disagi, certo, ma sempre e comunque al servizio della democrazia e dello stato di diritto. Credo che stavolta abbia davvero passato il segno».

Com’era facile prevedere, il segretario leghista ha risposto agli attacchi con il solito sarcasmo: «Si tranquillizzino, indosserò a rotazione anche le divise di carabinieri, polizia penitenziaria, vigili del fuoco: tutti regali che ho ricevuto». E su Facebook incalza l’ex sindacalista Roberto Traverso: «Fatemi capire, chiedere regole, ordine e rispetto sarebbe delirante? Chiedere che i clandestini non sfascino tutto è delirante? Questioni di scelte: lui sta con Renzi e Alfano, io sto con chi ci difende».

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 -NOTA 2:

lastampa.it

Trump: “Non conosco e non ho incontrato Salvini”

Donal Trump nega di aver incontrato e, quindi, di conoscere Matteo Salvini. Il leader della Lega, invece, conferma: «L’incontro c’è stato. Ci conosciamo». E nel botta e risposta tra il miliardario statunitense e il leader leghista scoppia la polemica, con il Pd che ne approfitta per bastonare Salvini. Il «giallo» sui reali rapporti tra il candidato dei Conservatori alle presidenziali Usa, Donald Trump, e il leader della Lega Matteo Salvini non poteva non avere ripercussioni italiane.

La premessa è una intervista che il tycoon statunitense ha concesso a The Hollywood Reporter. Trump non solo nega di conoscere Salvini, ma precisa anche di non averlo mai incontrato, di «non averlo voluto vedere» e prende le distanze dalle posizioni della Lega. Il magnate newyorkese sostiene di “non avere neppure conosciuto” il leader della Lega e non ritiene che ci sia “un terreno comune da esplorare”, né sembra interessato “a stabilire alleanze al di là dell’Atlantico”. Si dice, infatti, contrario a possibili convergenze con i leader dei movimenti anti-immigranti in Europa, a cominciare dalla leader del Front National, Marine Le Pen, in Francia e Salvini in Italia. Eppure c’è una fotografia, uno scatto, che ritrae Trump al fianco di Salvini. La foto è datata 25 aprile, ed è stata scattata a margine di una manifestazione elettorale del candidato alla Casa Bianca vicino Philadelphia. Salvini ovviamente smentisce l’intervista di Trump e conferma: «L’intero impianto di quell’intervista ha dell’incredibile. Ci sono almeno una dozzina di e-mail di preparazione di quell’incontro».

«Salvini, che figuraccia! Oggi scopriamo che Donald Trump nemmeno sa chi sia e che si è fatto una foto con lui da imbucato, spacciandola per un endorsement del candidato repubblicano nei suoi confronti. Un volo di 10 ore insieme al suo staff per essere sbertucciato in mondo visione. Salvini un vero illusionista della politica, il cui bluff però è stato scoperto: che tristezza!», afferma Gianfranco Librandi di Scelta Civica.

Ma è dal Pd che arrivano le bordate maggiori. «Anche il candidato repubblicano alla Casa Bianca, Donald Trump, prende le distanze da Salvini. Il segretario della Lega fa una figuraccia in mondovisione e viene smentito dopo aver sbandierato ai quattro venti una fantomatica intesa con Trump. Nel solco della migliore legge del contrappasso, Salvini viene trattato come un clandestino. Corsi e ricorsi storici», attacca il senatore del Pd Franco Mirabelli.

«Donald Trump dice che non ha incontrato Matteo Salvini e che non c’è nessun terreno comune da esplorare. Accidenti che schiaffo. Per fortuna che il mago del selfie aveva postato una foto a fianco dello stesso Trump rivendicando un colloquio di ben venti minuti». Lo dichiara Simona Malpezzi, deputata del Pd. «Quindi o Salvini si è fatto una foto insieme a Trump senza neanche dirgli chi era, oppure peggio ancora,Trump è stato così colpito dallo spessore politico del capo della Lega da dimenticarselo in due secondi. Qui si oscilla tra l’irrilevanza e il ridicolo. Salvini non è nuovo a simili figuracce». «Si era presentato al Cremlino per incontrare Putin trovando le porte sbarrate. Abbiamo ancora negli occhi l’immagine di Salvini che vaga nella Piazza Rossa. Insomma, seconda figuraccia internazionale per l’imbucato dei due mondi. Dagli Usa alla Russia non gli apre nessuno. Lega a credibilità zero», conclude Malpezzi.

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REAZIONE:L’ESSISTENZA DELLA LEGA E’ UN ATTACCO ALLO STATO DI DIRITTO:POICHE LA LEGA NORD E’ UNO STATO DENTRO DELLO STATO( E CON ASPIRAZIONI AL SECESSIONISMO)GOVERNANDO IL TANDEM BERLUSCONI-BOSSI-MARONI CI HANNO RESI A TUTTI GLI ITALIANI  CLANDESTINI,STRANIERI NELLA PROPIA PATRIA.ARRIVATO RENZI E’ STATO COSTRETTO DALL’OPPOSIZIONE(E DAI 400 MORTI DI LAMPEDUSA) AD ABOLIRE IL REATO DI CLANDESTINITA,D’IMMIGRAZIONE CLANDESTINA INSOMMA.PERO RENZI,IL GOLPISTA LARGHE INTESE,PER CALCOLI ELETTORALI IN VISTA DEL  MONTARE DEI MOVIMENTI EUROSCETTICI,HA DECISO FARE UN PIACERE ALLA LEGA E POSTICIPARE LA MESSA IN ATTO DELL’ABOLIZIONE.

INSOMMA,POICHE IL VERO CLANDESTINO E’ SALVINI, CITTADINO DELLA SATRAPIA SEPARATISTA LEGA NORD E NON ITALIANO,LA NUOVA ERA ESSIGE ABOLIRE GIA,SENZA SE E SENZA MA IL REATO DI CLANDESTINITA.GLI ITALIANI NON VOGLIAMO PIU ESSERE STRANIERI NELLA PROPIA PATRIA,QUELLO DEL TITOLO.

17 AGOSTO 2016:CRISI DEL “MODELLO PROFUGHI” AUSTRALIANO

-TTOLARE BBC:

PNG Prime Minister Peter O'Neil

Australia to close Manus asylum centre

Australia agrees to close controversial off-shore detention centre for asylum seekers in Papua New Guinea

Australia

TRADUZIONE:L’Australia per chiudere il centro di asilo ManusL’Australia si impegna a chiudere il controverso centro di detenzione off-shore per i richiedenti asilo in Papua Nuova Guinea

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