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12 GIUNIO 2017:AMINISTRATVE,HA VINTO IL PARTITO DEL NON VOTO
-SU LA REPUBBLICA
Repubblica.it
POLITICA
Elezioni amministrative, affluenza definitiva al 60,07%

Beppe Grillo al seggio elettorale
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In nove milioni chiamati alle urne per eleggere mille sindaci. Interessati anche quattro capoluoghi di Regione: Palermo, Genova, Catanzaro e L’Aquila. Partecipazione più bassa rispetto alle precedenti elezioni. Alle 12 l’affluenza era al 19,36%, mentre alle 19 al 42,35%. Nel Napoletano 321 tessere elettorali valide in una abitazione. All’interno un facsimile con il nome di un candidato sindaco
11 Giugno 2017
È il giorno delle elezioni amministrative per 1.004 città italiane dove si vota per il rinnovo di sindaci e consigli comunali. I seggi delle 10.822 sezioni in cui erano chiamati al voto oltre 9 milioni di elettori si sono chiusi alle 23. Spazio adesso alle operazioni di spoglio, per stabilire i vincitori di questa tornata elettorale e i qualificati per i ballottaggi del 25 giugno.

COME SI VOTA

Al voto sono interessati quattro capoluoghi di regione: Palermo, Genova, L’Aquila e Catanzaro. E 21 capoluoghi di provincia: Alessandria, Asti, Belluno, Como, Cuneo, Frosinone, Gorizia, La Spezia, Lecce, Lodi, Lucca, Monza, Oristano, Padova, Parma, Piacenza, Pistoia, Rieti, Verona, Taranto, Trapani.

LO SPOGLIO IN DIRETTA

L’affluenza. Secondo quanto rilevato dal Viminale, l’affluenza definitiva si è attestata al 60,07%, in calo rispetto alla tornata elettorale del 2012. Il dato non tiene conto dei comuni di Friuli Venezia Giulia e Sicilia, gestiti direttamente dalle due Regioni.

Per quanto riguarda le città capoluogo di regione, alta l’affluenza a L’Aquila (70,38%), seppur in calo rispetto al 74,92% delle precedenti elezioni. Buona affluenza anche a Catanzaro (67,87%), anche qui in calo rispetto al precedente 72,17%. A Palermo ha votato il 52,6% degli aventi diritto. Alle comunali del 2012 aveva votato il 63,19%. A Genova invece meno della metà degli elettori si sono recati alle urne: 49,13%, in calo rispetto al 56,2% delle precedenti elezioni.

Alle 19, in tutta Italia si era recato alle urne il 42,35% degli aventi diritto, mentre alle 12 l’affluenza era del 19,36%. Dati che avevano dato l’impressione di una crescita della partecipazione rispetto alle tornate amministrative più recenti, quando però si votava anche il lunedì.

L’appello di Grillo. “Oggi, insieme a nove milioni di italiani, sono chiamato al voto per scegliere il sindaco della mia città. Invito tutti ad andare a votare: è importante! – scrive Beppe Grillo sul suo blog – Il Movimento 5 Stelle è presente con le sue liste in 225 comuni ed è la forza politica nazionale più presente a questa tornata – prosegue – Il Pd infatti si presenta con il suo simbolo in appena 134 comuni. Faccio un grande in bocca al lupo a tutti i nostri candidati sindaci e consiglieri. Andate a votare!”.

Il leader M5s intorno alle 12,30 si è presentato al seggio 617 di Sant’Ilario, all’interno dell’Istituto Agrario Marsano, per votare. “Voi dovete stare fuori da questa Repubblica, dovete sbloccare la democrazia andando in un altro Paese”, ha detto ai giornalisti in attesa. Poche parole all’uscita anche con un sondaggista della Rai-Istituto Piepoli, che chiedeva di compilare la scheda per gli exit poll. “Il voto è segreto, lei lo sa”, ha risposto Grillo allontanandosi a bordo del suo scooter.

In casa 321 tessere elettorali. I carabinieri hanno scoperto durante una perquisizione a casa di un incensurato a Sant’Antimo, nel Napoletano, 321 tessere elettorali, tutte valide. All’interno delle schede era stato inserito un facsimile che indicava il nome di un candidato sindaco ed il nome di un candidato consigliere. L’uomo e altre due persone che erano nell’abitazione con lui sono stati arrestati per associazione a delinquere finalizzata a conseguire vantaggi elettorali. Adesso i militari dell’Arma stanno convocando in caserma i legittimi titolari delle tessere elettorali per chiedere chiarimenti.

Intanto il voto a Sant’Antimo prosegue. Al momento non si conoscono i nomi degli arrestati né è stato reso noto il nome dei candidati indicati nei facsimile di scheda contenuti nelle tessere elettorali.

http:repubblica.it/politica/2017/06/11/news/elezioni_amministrative_2017-167789256/?ref=drnr2-1

REAZIONE:E’ SI ESTO IL DATO VERAMENTE RILEVANTE DI QUESTO VOTO.ALTRE CONCLUSSIONI:

-DICONO CHE SI TORNA AL BIPOLARISMO PERCHE GRILLO E’ STATO SCONFITTO,NON E’ VERO PERCHE NON E’ VERO CHE GRILLO E’ ANTISISTEMA,QUESTÁ LEGISLATURA E’ STATA MESSA IN ATTO CON I SUOI  VOTI A BERSANI.CASO MAI L’ABANDONO DI GRILLO INSIEME ALL’ASSENTEISMO RIFLETTE IL RIFIUTO A QUESTO CETO POLITICO.E COSI LO DIMOSTRA LA PARABOLA ASCENDENTE DI PIZZAROTTI A PARMA.
-DICONO CHE SALVINI SI SENTE SODISFATTO PER CERTA RIMONTA DEL CENTRODESTRA,NON E’ VERO,AL DI LA DELLA SCARSA LEGGITTIMITA E IMPORTANZA DI QUESTO VOTO,LA VERA IMPENNATA DELLA LEGA E’ INSIGNIFICANTE.E COSI LO DIMOSTRA LA SCONFITTA DEI PRINCIPALI CANDIDATI COME TOSI A VERONA.

-IL DATO PIU CHIARO E’ LA SCOMPOSIZIONE DEL PD E LA VERIFICA CHE RENZI ORMAI E’ CADAVERE POLITI CO.

PER FINIRE ASPETTATI I BALLOTAGGI E VEDRETE COME QUESTE VERITA SI APPROFONDISCONO.LO DICE LA TENDENZA.


-APPENDICE:VOX POPOLI VOX DEI
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Lato Boralevi Il versante emotivo dell’attualità


Perché Lampedusa non ha più voluto la sua eroina?


ANSA
Giusi Nicolini, 56 anni

Pubblicato il 12/06/2017
Ultima modifica il 12/06/2017 alle ore 14:27
ANTONELLA BORALEVI
Giusi Nicolini, appassionata, educata, colta, bella, efficace, lavoratrice è da anni praticamente dappertutto: sui media, con interviste, ritratti, copertine, servizi fotografici, interventi, talk show, commenti, convegni; a ritirare il premio Unesco per la pace; con Matteo Renzi a cena da Obama alla Casa Bianca, come “simbolo della eccellenza italiana”. Una gloria di Lampedusa additata a esempio per il mondo.

Poi arrivano le elezioni. Lampedusa vota. E per sindaco sceglie Salvatore Martello, che era stato sindaco quindici anni fa: 1566 voti contro i 908 di Giusi Nicolini. Strano, no? Il sindaco guida i suoi concittadini, ne incarna i valori e le speranze, si occupa della qualità della loro vita, è una bandiera e un punto di riferimento. Giusi Nicolini era una bandiera e un punto di riferimento, sempre presente, sempre parlante.

Tutti i commentatori, tutti i giornalisti, tutti i politici la lodavano, la ringraziavano, la portavano a esempio. Mai una voce contraria. Solo lodi, ovazioni, premi. Ma allora perchè i lampedusani non la vogliono? Saranno invidiosi di tanta popolarità? Avranno valutato sul campo il lavoro della sindaca? Avrà disturbato gli interessi di qualcuno? A me pare, magari sbaglio, che la mancata conferma di una sindaca celebrata come una eroina qualche domanda ci costringa a farcela.

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REAZIONE:SI,SI HA DISTURBATO GLI INTERESSI DI 400 MARTIRI CHE IL PAPA E RENZI AVEVANO PROMESSO FUNERALI DI STATO E POI NON SE NE FECE NULLA.LA GLORIA NON E’ANDATA ALLA SUA MEMORIA.

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Lampedusa boccia la sindaca Nicolini, simbolo di accoglienza e premio Unesco per la pace LAPRESSE.-

12 GIUNIO 2017:I RENZI,LA GIUSTIZIA LA FA IL POPOLO
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A Rignano sull’Arno il candidato di Renzi va verso la sconfitta


ANSA
Pubblicato il 12/06/2017
Ultima modifica il 12/06/2017 alle ore 01:13
Lo spoglio non è ancora definitivo ma il risultato sembra ormai scontato. Il sindaco di Rignano sull’Arno (Firenze) Daniele Lorenzini, alla testa della lista civica Insieme per Rignano, va verso la conferma alla guida del paese che ha dato i natali al segretario del Pd Matteo Renzi.
Lorenzini, che nel 2012 era stato eletto dal Pd, a metà scrutinio ha ottenuto 1.109 voti contro i 629 raccolti dalla candidata dei democratici, Eva Uccella. Se la tendenza sarà confermata la scelta di Lorenzini di andare contro il suo vecchio partito e contro Tiziano Renzi, segretario del circolo anche se attualmente autosospeso, ha dato i suoi frutti.

In Toscana significativo il dato dell’affluenza: i votanti sono stati il 56,7% degli aventi diritto, circa il 4% in meno rispetto alle ultime amministrative. A Lucca è di poco superiore al 49% mentre a Pistoia alle 23 aveva votato il 55,62% mentre a Carrara il 58,2%.
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ANSA
Tiziano Renzi si autosospende da segretario del circolo Pd di Rignano

13 GIUNIO 2017:ELEZIONI IN FRANCIA,ATTUALIZAZIONE
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LaStampa.it MONDO
SEZIONI
Per Macron un successo spettacolare, ma nell’astensione record c’è la sfiducia del Paese


LAPRESSE
Pubblicato il 11/06/2017
Ultima modifica il 11/06/2017 alle ore 21:14
CESARE MARTINETTI
Emmanuel Macron trionfa, il Front National delude, la sinistra è ai minimi storici. Al primo turno delle elezioni legislative di oggi, il partito del neo presidente francese arriva largamente in testa con il 32 per cento dei voti. Al secondo posto i gollisti con il 22, il partito di Marine Le Pen crolla al 14 per cento. La sinistra è ai minimi: il partito socialista avrà un decimo di deputati rispetto a quanti ne aveva all’Assemblée, l’estrema sinistra non conferma il risultato del suo leader Mélenchon alle presidenziali. Tradotto in deputati tutto ciò significa che la “République en marche” di Macron dovrebbe avere poco meno di 400 deputati (su 577) il che significa una larghissima maggioranza assoluta. La metà donne e due terzi matricole assolute in parlamento. È un rinnovamento mai visto della classe politica francese.
È un successo spettacolare, inedito nella Quinta Repubblica, ottenuto dal presidente più giovane (Macron ha 39 anni) che appena due mesi fa appariva come un candidato con molte incognite e che si presentava alle elezioni con un movimento entrato nella politica francese da appena un anno.

I risultati dovranno essere confermati domenica prossima nel secondo turno e i ballottaggi che si svolgeranno in tutti i collegi. Ma la meccanica del sistema elettorale francese, con i risultati di ieri, non lasciano speranze agli avversari.

Il primo partito di opposizione saranno i gollisti che dovrebbero avere un centinaio di deputati, i socialisti una trentina. Risultato catastrofico per Marine Le Pen, nonostante il successo personale nella circoscrizione dove risulta al primo posto, ma nel resto della Francia le percentuali sono tali che permetteranno al Front National di ottenerenon più di dieci deputati.

Il risultato è il successo di questo primo mese all’Eliseo di Emmanuel Macron, condotto con una determinazione lucida, sul piano interno e anche su quello internazionale sul quale il giovane presidente si sta costruendo l’immagine di anti-Trump: lo si è visto quando all’annuncio dell’abbandono degli impegni di Parigi sul clima da parte della Casa Bianca, Macron ha fatto appello agli scienziati americani perché vengano in Francia a proseguire i loro studi. Un appello che ha sollecitato l’orgoglio patriottico francese come non accadeva da anni.

Sul voto di oggi va comunque registrata un’astensione record: più del 50 per cento. Ciò significa che l’opposizione si esprimerà presto con movimenti sociali che si annunciano già oggi imponenti: la sfiducia nella politica tradizionale è all’altezza dei consensi registrati dal presidente. Soprattutto nell’annunciata nuova riforma del lavoro. Ma Emmanuel Macron lo sa molto bene.
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http:.aspiramos.it/2017/06/11/esteri/per-macron-un-successo-spettacolare-ma-nellastensione-record-c-la-sfiducia-del-paese-eApKRg4RlICDj0tf8ACC6K/pagina.html

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PAOLO LEVI

REAZIONE:HA VINTO IL VOTO MODERATO,GLI EXTREMI TAGLITI-FUORI NE LA LE PEN NE MELENCHON.
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14 GIUNIO 2017:CONCORDIA BREXIT-UNIONE EUROPEA
-SU LA STAMPA:
LaStampa.it MONDO
SEZIONI
Macron e May annunciano un piano d’azione contro terrorismo

REUTERS
Pubblicato il 13/06/2017
Ultima modifica il 14/06/2017 alle ore 10:37
PAOLO LEVI
PARIGI
«La porta resta aperta»: dai giardini dell’Eliseo il presidente francese, Emmanuel Macron, tende la mano alla Gran Bretagna di Theresa May. Brexit? «Fino a che il negoziato non sarà finito la porta resterà sempre aperta, anche se la decisione è stata presa dal popolo sovrano britannico e va rispettata», ha affermato il presidente, rispondendo alla domanda di un giornalista nella conferenza stampa congiunta con la leader di Londra.

La May era giunta intorno alle 18:45 nel palazzo presidenziale a bordo di una grossa jeep Land Rover con tanto di Union Jack, un mezzo piuttosto inconsueto nel cortile dell’Eliseo. Dopo la stretta di mano di rito, i due si sono ritirati nelle segrete stanze per un colloquio di circa un’ora e mezza prima della conferenza stampa finale allestita (altro fatto inedito) sul prato immacolato dei giardini interni. Parlando di Brexit, Macron ha spiegato che «non si tratta di sapere se si torna o meno sulla decisione» presa dei britannici nel referendum dello scorso anno. E però, ha insistito quasi esprimendo un desiderio impossibile, «finché i negoziati non saranno conclusi ci sarà sempre la possibilità di aprire la porta». «I tempi della Brexit non cambiano, i negoziati cominceranno la prossima settimana», ha garantito la May, dopo un primo appello di Macron a non perdere tempo. «Da parte mia – aveva detto lui – il metodo è chiaro: voglio che il negoziato sull’uscita della Gran Bretagna dall’Ue e sulle nostre relazioni future cominci il più presto possibile e venga condotto in modo coordinato con la Commissione europea».

Theresa May: “Negoziati al via la settimana prossima”

LAPRESSE

La premier britannica ha poi detto di voler comunque mantenere uno «stretto» rapporto di «cooperazione» con l’Ue, su temi come il commercio o la lotta al terrorismo. Del resto, sempre a Parigi, i due hanno annunciato un nuovo piano d’azione contro la propaganda jihadiista su internet e nelle chat tipo Telegram. Un piano – ha precisato Macron – «aperto a tutti i partner Ue».

Macron e May si sono poi recati allo Stade de France, per l’amichevole blindata – 1.100 gli agenti schierati, oltre che forze speciali del Raid e sistemi di sorveglianza anti-drone – tra Francia e Inghilterra. Domenica scorsa, il padrone di casa ha incassato una valanga di voti nel primo turno delle elezioni per il rinnovo dell’Assemblée Nationale mentre oltre-Manica, May, ha subito un pesante rovescio elettorale. L’intermezzo parigino ha rappresentato per lei una pausa del suo faticoso tentativo di mettere insieme una maggioranza dopo il risultato deludente delle elezioni anticipate da lei stessa volute l’8 giugno.

Per la cronaca spiccia, all’Eliseo, indossava un paio di ballerine con un vezzoso fiocchetto in punta e tante labbra rosso fuoco disegnate su tutta la tomaia. Un paio di scarpe cui il primo ministro mostra di essere affezionata perché non è la prima volta che le indossa in occasioni ufficiali. Sobrio, in compenso l’abbigliamento sfoggiato: pantaloni neri e giacca ghiaccio corta davanti e con un unico bottone. Nulla da, segnalare invece, per Macron, con indosso un banale abito scuro presidenziale.
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REAZIONE:ACCORDO PER LA LOTTA AL TERRORISTA DI INTERNET.

GUARDA ANCHE:LAPRESSEBREXIT
Theresa May: “Negoziati al via la settimana prossima”

14 GIUNIO 2017:PANAMA PANAMA…..

1-AGGIORNAMENTO DEL PROCESSO A BERLUSCONI-LAVITOLA
-SU LA REPUBBLICA
Repubblica.it
NAPOLI CRONACA
Arrestato in Florida Ricardo Martinelli, ex presidente panamense, famoso in Italkia per i suoi affari con Lavitola

Ricardo Martinelli
“Non è un tangentaro, ma un gaudente come Berlusconi”, così l’ex editore e direttore dell’Avanti, parlava di uno dei suoi amici più influenti, il discusso capo di Stato panamense
di DARIO DEL PORTO
13 Giugno 2017
L’Interpol ha messo fine all’esilio dorato a Miami dell’ex presidente panamense Ricardo Martinelli. L’esponente politico centroamericano, divento celebre in Italia per i controversi affari con l’ex direttore ed editore dell’Avanti Valter Lavitola, è stato arrestato in Florida dalla polizia statunitense, come riportato dalle agenzie di stampa internazionali e confermato dai suoi avvocati. Martinelli, che è stato presidente tra il 2009 e il 2014, è accusato di intercettazioni illegali ai danni di oppositori politici. Si sarebbe servito anche di un dispositivo israeliano per controllare i suoi concittadini.

“Non è un tangentaro, ma un gaudente come Berlusconi”. Così, interrogato in carcere dai magistrati napoletani la sera del 12 aprile 2012, lo definiva Lavitola, con il quale per anni aveva gestito interessi milionari prima che entrambi venissero travolti dalle inchieste giudiziarie. Per i suoi rapporti con Martinelli, Lavitola deve ancora affrontare un processo, l’ennesimo, istruito dai Pm di Napoli Henry John Woodcock e Vincenzo Piscitelli: a novembre è fissata l’udienza preliminare che vede l’imprenditore napoletano di corruzione internazionale per l’appalto riguardante la realizzazione di quattro carceri modulari a Panama.

Una commessa da 76 milioni di dollari che avrebbe dovuto essere effettuata nell’ambito dell’accordo intergovernativo sulla sicurezza fra Italia e Panama. Secondo l’accusa, al presidente Martinelli, all’allora ministro della giustizia del paese centroamericani e ad altri politici locali sarebbe stata promessa una tangente di 20 milioni di dollari e la fornitura di un elicottero con interni in pelle Hermes. Nella ricostruzione della procura, a Martinelli sarebbero state poi materialmente versate su indicazione di Lavitola tre somme di danaro in tre distinte occasioni: 64 mila dollari in contanti consegnati tra ottobre e novembre 2010 a un suo cugino omonimo, Frank Martinelli, altri 60 mila dollari bonificati su un conto a Miami intestato a un imprenditore ritenuto vicino al leader politico e 530 mila euro versati su un conto in Brasile e ritenuti destinati a Martinelli e al suo entourage.

Assistito dagli avvocati Marianna Febbraio e Sergio Cola, Lavitola si prepara a difendersi in udienza preliminare dall’accusa di corruzione internazionale di cui invece Martinelli non risponde perché la legge impedisce di processare in Italia il pubblico ufficiale di uno stato estero accusato di questo reato.

La Procura di Napoli però indaga ancora sull’ex presidente per un’altra vicenda, la presunta tentata estorsione ai danni di Impregilo, per la quale Lavitola ha riportato già una condanna in primo grado. Attraverso Lavitola, Martinelli aveva reclamato dall’ azienda italiana la costruzione di un ospedale pediatrico in base a un impegno informale che a suo avviso era stato assunto al momento della partecipazione alla gara per la realizzazione del metrò nel paese centroamericano.

A farsi “ambasciatore” di questa richiesta era stato il premier italiano dell’epoca, Silvio Berlusconi, che sarà sentito come teste nel processo a carico di Lavitola. La sera del 2 agosto 2011, dieci minuti alle 20, Berlusconi telefonò a Massimo Ponzellini, in quel momento numero uno di Impregilo: “Sulla questione ospedali dovete trovare l’ accordo con Panama – disse Berlusconi nella conversazione intercettata – Altrimenti il presidente del Panama rilascerà alle 19.30 di questa sera ora panamense una dichiarazione per bloccare l’ opera di Impregilo sullo stretto con grave tracollo pensano conseguente in borsa per Impregilo. Io ti passo l’ informazione così come me l’ hanno lasciata scritta a seguito questo qui è quel tale Lavitola, no, amico del presidente di Panama. Mi ha telefonato sei volte, mi ha trovato alla fine mi ha lasciato detto questo”.

Per il caso delle intercettazioni illegali, la Corte di Giustizia panamense aveva Chievo l’arresto di Martinelli il 21 dicembre 2015. Ora anche per lui inizia una nuova storia.

affari e politica
Ricardo Martinelli
Panama-napoli

2 commenti
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1 giorno fa
gimachi
Un altro unto da Berlusconi che va in galera.
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1 giorno fa
GINO LUPETTO
da anni si sapeva che era legato alle mafie italiane – ha origini italiuane- i miei amici in Panama city mi dicevano che era il presidente piu corrotto degli ultimi anni
http:napoli.repubblica.it/cronaca/2017/06/13/news/ricardo_martinelli_non_e_un_tangentaro_ma_un_gaudente_come_berlusconi_-167976135/

2-NEOLIBERALISMO CINESE CONTRO TRUMP
-SU LA REPUBBLICA:
Repubblica.it
Cina, un colpo a Trump: cade la diga di Panama, Pechino conquista il Canale

Isabel de Saint Malo, vicepresidente e ministra degli Esteri panamense, con il collega Wang Yi si scambiano gli accordi diplomatici


Panama ha deciso di rompere le relazioni diplomatiche con Taiwan per stringere un legame con la Cina, che allarga sempre più la sua sfera di influenza sull’America del Sud. Un avamposto fondamentale per allargare la Via della seta, mentre la Casa Bianca minaccia di ridiscutere il Nafta

dal nostro corrispondente ANGELO AQUARO
13 Giugno, 2017

PECHINO – “Oh mamaçyta Panama dov’è”: e chi l’avrebbe mai detto che Ivano Fossati avesse anche doti di preveggenza geopolitica? “Signori ancora del tè / Il nostro porto di attracco darà segno di sé”. E adesso hai voglia a ordinarne del tè, ora che in quel porto attraccano appunto i cinesi, quelli della terraferma. Ciao ciao Taiwan: il Canale volta le spalle all’isola che reclama la propria indipendenza e si getta tra le mani di mamma Cina. Ecco che cosa significa lo storico voltafaccia di Panama a Taiwan: la via della seta di Xi Jinping si spinge ancora più a ovest, alle porte dell’America di Donald Trump, la Cina seconda potenza mondiale occupa il Canale che poco più di un secolo fa, 15 agosto 1914, era stato aperto proprio con la benedizione (e la costruzione) degli Usa. Allora ci passavano mille imbarcazioni all’anno: alla fine del decennio scorso erano oltre 15mila. Ma il passaggio più importante e recente, nei 77 chilometri percorribili in sei ore, porta una data che con il senno di poi cambierà tutto: 26 giugno 2016, un mostro dei trasporti targato Cosco Shipping, cioè il colosso delle spedizioni made in China, è la prima imbarcazione a tagliare il Canale appena rinnovato. Un segnale chiaro e forte, sottolineato dalla presenza di una delegazione di una trentina di politicanti e supermanager di banche e big industriali. Un segnale che aveva infatti inquietato mica poco Tsai Ing-wen, la leader di Taiwan che non si piega a Pechino e che proprio pochi giorni prima aveva scelto lo stato del Canale per la sua prima visita da presidente.

Adesso sono rimaste praticamente una ventina le nazioni che riconoscono Taiwan come Cina: in Europa c’è soltanto il Vaticano, in Africa il Burkina Faso e lo Swaziland, in America del Sud c’è il Paraguay. Soltanto in America Centrale resta appunto il gruppone delle isole che non ha seguito il resto del mondo: come perfino l’allora nemico numero uno, gli Stati Uniti d’America, fecero con Richard Nixon, dopo che già l’Onu nel 1971 aveva mollato Taipei per scegliere Pechino. Ma un conto era Sao Tome, che pure ha tradito Taiwan per la Cina popolare qualche settimana fa. E un conto sono il Belize, il Nicaragua, l’Honduras, Haiti piegata prima dal terremoto e poi dal colera: ma volete mettere l’importanza di “annettersi” Panama. Il Canale è la porta per quel Sudamerica che Xi il Grande ha già deciso sarà il prossimo terreno di conquista della nuova via della Seta che non conosce confini. Basta qualche numero: se il commercio tra Usa e America del Sud dal 2000 a oggi è raddoppiato, quello con la Cina è cresciuto addirittura per 22 volte. La mano larga di Pechino si riconosce anche nella concessione dei prestiti: 231 milioni nel 2005, 30 miliardi dieci anni dopo. Più chiaro di così. Il Brookings Institute ha realizzato perfino una sorta di libro rosso per illustrare i rischi, per l’economia americana, dell’avanzata appunto della Cina Rossa fin lassù.

E d’altronde: Donald Trump minaccia di ridiscutere il Nafta, gli accordi commerciali interamericani? Ecco Pechino pronta a cavalcare la leadership dei paesi del Pacifico: l’Oceano che parte dal Mar della Cina e si estende appunto fino a Cile e Argentina. La caduta di Panama, dunque, non è solo l’ultimo colpo ai sogni di indipendenza di Taiwan: è l’ultima sfida della Cina all’egemonia americana in terra, oh yes, d’America. “Oh mamaçyta Panama dov’è”: è dove finisce l’America, e ricomincia la Cina.
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http:Repubblica.it/economia/2017/06/13/news/cina_un_colpo_a_trump_cade_la_diga_di_panama_pechino_conquista_il_canale-167974523/

REAZIONE:NON SOLO NEL CALCIO HA FUGGITO IL NEOLIBERALISMO,ANCHE NEL COMUNISMO CINESE PER ESSEMPIO.LA CINA ORMAI NON E’ NUOVA ERA.

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14 GIUNIO 2017:TRAPANI,FUORI FAZIO
-SU LA STAMPA:
LoaStampa.it POLITICA
SEZIONI
Il candidato indagato Fazio abbandona la corsa a Trapani: “Non votatemi”
In campagna elettorale ha trascorso due settimane agli arresti domiciliari


ANSA
Nella combo da sinistra Pietro Savona, candidato del Partito democratico, e Girolamo Fazio, sostenuto da 5 liste civiche
Pubblicato il 13/06/2017
Ultima modifica il 13/06/2017 alle ore 18:50
RINO GIACALONE
TRAPANI
È mancato lo slogan pre elettorale “vi stupiremo con effetti speciali” ma questo è quello che è successo e che sta ancora accadendo attorno alle elezioni amministrative a Trapani, segnate dalle indagini nei confronti di due dei cinque candidati, e quelli più accreditati, l’ex sottosegretario D’Alì e il deputato regionale Fazio, separati dentro la casa del centrodestra e in Forza Italia. Politica, affari, mazzette e almeno per una delle indagini, la mafia in piena scena. D’Alì oggetto di una richiesta di misura di prevenzione, per non avere rispettato la distanza di sicurezza dai famigerati Messina Denaro, Fazio arrestato (ai domiciliari dal 19 maggio al 3 giugno) per la maxi corruzione che avrebbe favorito il monopolio navale siciliano alla famiglia degli armatori Morace. Nessuno dei due però ha fatto mai fino all’11 giugno un passo indietro, e Trapani ha votato con un clima “pesante”.
Ma ci sono state evoluzioni. Se D’Alì è finito fuori gioco perchè bocciato dagli elettori, arrivato terzo con il 23 per cento, è notizia di oggi pomeriggio quella del ritiro dalla corsa elettorale dell’on. Fazio, appena approdato con il maggior numero di preferenze, oltre 10 mila, circa il 34 per cento, al turno di ballottaggio del prossimo 25 giugno. Suo avversario è risultato il “dem” Pietro Savona che è riuscito a superare col 26 per cento l’altro competitor il senatore di Forza Italia Tonino D’Alì. Nel giorno del risultato elettorale del primo turno però Fazio ha avuto guastata la festa dalla notizia del ricorso presentato dalla Procura di Trapani contro la sua scarcerazione disposta dal gip dopo un secondo interrogatorio, i pm lo rivogliono ai domiciliari.

L’udienza è fissata proprio per l’indomani del 25 giugno, giorno fissato per il ballottaggio. Dopo 48 ore di riflessioni, oggi dunque la sua decisione, “non presa prima – ha spiegato Fazio – per rispetto ai candidati delle mie liste”. Il ritiro dal ballottaggio, lo ha comunicato prima ai suoi sostenitori, consiglieri eletti e candidati tutti, e poi alla stampa. È però una dichiarazione politica che non verrà formalizzata alla commissione elettorale, se così fosse stato avrebbe aperto le porte del ballottaggio a D’Alì, un vantaggio che al suo ex mentore Fazio non ha voluto assolutamente concedere: “Non intendo con la rinuncia formale rimettere in gioco liste o persone bocciate dagli elettori”. Dunque una decisione politica e si sa che in politica tutto può cambiare in poche ore, ma Fazio risponde secco, “se eletto mi dimetterò, mi sarei dimesso da sindaco anche se fossi stato eletto al primo turno”.

Fazio ha insistito parecchio sul suo ritiro dalla politica e ha annunciato anche le sue dimissioni da parlamentare regionale e la rinuncia al seggio consiliare che gli spetta in caso di vittoria di Savona. Indubbiamente una mossa che lo libera dal pericolo di inquinamento delle prove e reiterazione del reato ma lui chiosa: “Non ho paura di essere arrestato di nuovo”. Ha scritto ai trapanesi Fazio e ha letto la lettera in conferenza stampa. “Non voglio essere causa di cattiva pubblicità per la città”. Ma intanto c’è di vero che quello che è accaduto a Trapani dal 19 maggio in poi ha mostrato atteggiamenti che hanno fatto paura a tanti , candidati che hanno mostrato atteggiamenti arroganti e di pura sfida anche nei confronti di organi dello Stato, pur non avendo utilizzato critiche dirette ma alzando la mira solo nei confronti della stampa, Fazio oggi ha parlato di “gogna mediatica e di certa stampa che lo ha dipinto come un mostro e un grande corrotto”. Stando così le cose l’evoluzione dei fatti si potrebbe dire che forse gli effetti speciali non sono ancora terminati. Fazio infatti resta candidato al ballottaggio e ha solo invitato la città a non votarlo.
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ANSA
Trapani, al ballottaggio Fazio e Savona
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http:lastampa.it/2017/06/13/italia/politica/il-candidato-indagato-fazio-abbandona-la-corsa-a-trapani-non-votatemi-qPYHUP4ltEeKlVMcQ4uruN/pagina.html


15 GIUNIO 2017:IL PREMIER TURCO ATTACA LA LIBERTA DI ESPRESSIONE IN USA
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-SU LE MONDE:
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PUBLIÉ HIER À 23H04
Mandats d’arrêt américains contre des agents de sécurité du président turc
Le Monde avec AFP
Temps de lecture : 2 min


Douze membres du service de sécurité de Recep Tayyip Erdogan sont soupçonnés d’avoir agressé des manifestants kurdes pacifiques en mai à Washington.
Le président turc Recep Tayyip Erdogan lors d’un discours à Ankara, le 15 juin. AP
Douze mandats d’arrêt à l’encontre d’agents de sécurité du président turc Recep Tayyip Erdogan accusés de violences ont été émis par les Etats-Unis, jeudi 15 juin. Cette affaire vient s’ajouter à une longue série de discordes entre Ankara et Washington, dont les relations se sont fortement détériorées ces derniers mois. Les deux pays, alliés au sein de l’OTAN, sont en désaccord notamment sur le soutien américain aux milices kurdes de Syrie, considérées comme « terroristes » par le pouvoir turc.

A la recherche des gardes du corps d’Erdogan qui ont tabassé des manifestants aux Etats-Unis
Etats-Unis: affrontements violents entre les gardes du corps d’Erdogan et des manifestants
Les douze gardes du corps et policiers de M. Erdogan visés par ces procédures sont soupçonnés d’avoir agressé des manifestants kurdes pacifiques, en marge d’une visite du président à Washington. Les faits se sont déroulés dans la soirée du 16 mai devant la résidence de l’ambassadeur de Turquie, où l’homme fort d’Ankara s’était rendu après son entretien à la Maison Blanche avec son homologue Donald Trump.

L’ambassadeur des Etats-Unis « invité »

Les mandats d’arrêt envoient « un message clair selon lequel les Etats-Unis ne tolèrent pas que des individus utilisent l’intimidation et la violence pour étouffer la liberté d’expression et l’expression politique légitime », s’est félicité le secrétaire d’Etat Rex Tillerson, dans une déclaration lue par un porte-parole. Son ministère « déterminera si des mesures additionnelles sont nécessaires », a-t-il en outre prévenu.

De son côté, Recep Tayyip Erdogan a condamné avec virulence ces procédures, promettant de se battre « politiquement et juridiquement » contre celles-ci. Son ministère des affaires étrangères a par ailleurs « invité » – et non « convoqué » – jeudi l’ambassadeur des Etats-Unis à Ankara pour lui faire part de sa désapprobation. « Il [lui] a été transmis que la décision des autorités américaines est mauvaise, biaisée et manque de base légale. »

« Hans et Georges vont me protéger ? »

Selon le chef de la police de Washington Peter Newsham, les gardes du corps ont été identifiés sur des enregistrements. La rixe a résulté, selon lui, d’une « attaque brutale visant des manifestants pacifiques » et a fait une dizaine de blessés, dont un policier. D’après les témoignages et vidéos, des agents de sécurité turcs ont agressé des protestataires, les frappant même lorsqu’ils étaient à terre.

M. Erdogan, lui, a accusé la police locale de n’avoir « rien fait » alors que des groupes « terroristes » faisaient « une manifestation à 50 mètres de [lui] ». « Si ce n’était pour me protéger, pourquoi est-ce que j’emmènerais mes gardes avec moi aux Etats-Unis ? C’est Hans et Georges qui vont me protéger ? », a-t-il déclaré jeudi soir dans un discours télévisé, recourant à deux prénoms qu’il utilise régulièrement pour fustiger l’Occident.

htttp:mobile.lemonde.fr/international/article/2017/06/16/les-gardes-du-corps-d-erdogan-au-c-ur-d-une-nouvelle-brouille-entre-ankara-et-washington_5145302_3210.html

REAZIONE:USA E’ UN PAESE AUTONOMO E LA COMUNE APPARTENENZA ALLA NATO NON AUTORIZZA A ERDOGAN A FARE REPRESSIONE PER MANO PROPIA

CURDI TERRORISTI?ERDOGAN VEDE TERRORISTI DA PER TUTTO MA GUARDI LA PAGLIA NELL’OCCHIO PROPIO,HA FATTO  CONNIVENZA CON I  FOREIGN FIGHTER DELL’IS FIN CHE HA RICEVUTO SOLDI DAI SUOI RICATTI ALL’UNIONE EUROPEA,E IO NON CREDO AI LUPI SOLITARI.COMUNQUE SIA STA DI FATTO CHE I CURDI COMBATTONO LO STATO ISLAMICO E SONO ALLEATI USA.E IN ULTIMA RATIO IN UN PAESE AUTONOMO NON TOCCA A LUI DECIDERE CHI E’ TERRORISTA,SOLO RISPETTI LA LIBERTA DI ESPRESSIONE.

ELEMENTAL.


19 APRILE 2017:IL PAPA E LA CORRUZIONE
-SU LA REPUBBLICA:

Repubblica.it
VATICANO
Vaticano, si studia la scomunica contro i corrotti: “Sforzo per creare una cultura della giustizia”

Dopo il “Dibattito internazionale sulla corruzione” del 15 giugno, la Santa Sede conferma: “Necessità di approfondire la questione”
17 Giugno 2017

1′ di lettura
Dopo la scomunica ai mafiosi, il Vaticano sta studiando la possibilità di allargare la pena canonica anche al tema della corruzione. È quello che emerge dall’attività del gruppo di lavoro che si è riunito il 15 giugno scorso nel primo “Dibattito internazionale sulla corruzione” nello Stato Pontificio. I membri dell’apposita consulta del Dicastero per il servizio dello sviluppo umano integrale hanno infatti analizzato l’intreccio della corruzione con le mafie e il crimine organizzato, assieme a circa 50 tra magistrati antimafia e anticorruzione, vescovi, istituzioni e studiosi di ogni genere.

Nel 2014, durante una messa a Sibari (Cosenza) davanti a duecentomila persone, Papa Francesco pronunciò uno storico discorso annunciando la scomunica per coloro che appartengono alla criminalità organizzata. Un tema che fa molto discutere e che adesso sembra volersi allargare anche alla piaga della corruzione.

“La lotta alla corruzione e alle mafie, si è detto, è una questione non solo di legalità, ma di civiltà”, sottolinea un comunicato del Vaticano. Per questo il gruppo di lavoro che ha dato vita al seminario “sta provvedendo all’elaborazione di un testo condiviso che guiderà i lavori successivi e le future iniziative. Tra queste, si segnala al momento la necessità di approfondire, a livello internazionale e di dottrina giuridica della Chiesa, la questione relativa alla scomunica per corruzione e associazione mafiosa”.

Il cardinale Peter Turkson ha motivato così questa riunione: “Abbiamo pensato questo incontro per far fronte a un fenomeno che conduce a calpestare la dignità della persona. Noi vogliamo affermare che non si può mai calpestare, negare, ostacolare la dignità delle persone. Quindi spetta a noi, con questo Dicastero, saper proteggere e promuovere il rispetto per la dignità della persona. E per questo cerchiamo di attirare l’attenzione su questo argomento”.

Per l’arcivescovo Silvano M.Tomasi, l’obiettivo è “sensibilizzare l’opinione pubblica, identificare passi concreti che possano aiutare ad arrivare a delle politiche e delle leggi eventualmente che prevengano la corruzione, perché la corruzione è come un tarlo che si infiltra nei processi di sviluppo per i Paesi poveri o nei Paesi ricchi, che rovina le relazioni tra istituzioni e tra persone. Quindi lo sforzo che stiamo facendo è quello di creare una mentalità, una cultura della giustizia che combatta la corruzione per provvedere al bene comune”.
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Papa Francesco, nuovo monito ai mafiosi: “Convertitevi!”
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NON SOLO GLI AUTOTTONI DI AMERICA,LA CONQUISTA CONTINUA

TERRORIFICO,PEGGIO DI STALIN SE FOSSE VERO
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19 GIUNIO 2017:AMERICA AVVISA
-SU LA STAMPA:
LaStampa.it ECONOMIA
SEZIONI
Effetto Trump in laguna. Lite tra europei e americani


ANSA
Pubblicato il 18/06/2017
Ultima modifica il 18/06/2017 alle ore 07:34
TEODORO CHIARIELLI
INVIATO A VENEZIA
L’effetto Trump sbarca in laguna col suo strascico di inevitabili polemiche e frizzanti contrapposizioni. Risale fra le calli e si insinua fra gli ovattati saloni dell’Hotel Excelsior al Lido di Venezia dove si è tenuto il Workshop annuale, a porte chiuse, del Consiglio per le relazioni tra Italia e Stati Uniti presieduto da Sergio Marchionne.
Metti una sera a cena all’hotel Monaco & Gran Canal dove l’allegra brigata si trasferisce per l’appuntamento di gala, anche se il dress code recita: «business attire», abbigliamento formale. I camerieri sono schierati, gli enormi vassoi pronti per servire il salmone marinato. Ma prima è prevista la prolusione di Kim Holmes, già segretario di Stato aggiunto con George W. Bush e attualmente vicepresidente della Heritage Foundation. È repubblicano, ma non è della stretta cerchia di Donald Trump.
Parte pacato, Holmes, spiega che bisogna distinguere fra quello che il presidente dice e quello che fa. Poi, però, il suo tono si impenna e l’aria un po’ sonnecchiosa ai tavoli diventa improvvisamente elettrica. Holmes dice al parterre di imprenditori, politici ed economisti che l’Europa non deve allontanarsi dagli Stati Uniti, per non finire sotto il tallone della Germania. Se lo farà, chiosa, ne pagherà le conseguenze. E la Brexit? Un modello da seguire.
Apriti cielo. Esplode il mugugno. «Leso europeismo». La platea si divide. C’è chi rinfaccia lo sbarco in Normandia. Un francese sibila a denti stretti: «Che fa, ci minaccia?». Il banchiere Lorenzo Bini Smaghi, ex Bce, non ci sta. Punta l’indice accusatorio verso Holmes, chiede la parola. «Cosa farebbero gli americani se un leader europeo andasse a dire loro quello che lei ha detto qua?». Applausi. Soprattutto dalle eleganti signore presenti che poi correranno a congratularsi con il banchiere italiano. Fioccano le richieste d’intervento, Holmes replica. I camerieri, sempre con i vassoi col salmone in mano, danno chiari segnali di nervosismo oltre che di cedimento. Si agitano anche un paio di funzionari del consolato Usa. Marchionne, con ampi gesti, invita a «tagliare».
Finalmente si mangia. Arriva il rombo con salsa di olive su letto di patate, innaffiato da vini Ceretto. Un po’ freddo, vista l’attesa. Alla fine via di corsa perché alle 23 il ristorante chiude. L’indomani mattina, ieri, Bini Smaghi, «alfiere dell’Europa», commenta sornione: «Tutto si è svolto nell’ambito di uno scambio educato di vedute». Noblesse oblige.
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REAZIONE:LESO EUROPEISMO?

19 GIUNIO 2017:LA BANDIERA DELLA COMMON WEALTH ONDEARA IN GIBILTERRA DOPO IL BREXIT

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MercoPress. South Atlantic News Agency
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Gibraltar will switch the EU flag for Commonwealth flag after Brexit

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Wednesday, May 24th 2017 – 09:22 UTC

“Brexit is an obvious dominating political issue because of the interplay that Gibraltar has with the UK and with the rest of the EU,” Mr Picardo said.

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“Brexit is an obvious dominating political issue because of the interplay that Gibraltar has with the UK and with the rest of the EU,” Mr Picardo said.
Gibraltar will switch the EU flag for the Commonwealth flag as it seeks to forge “strong and enduring” trade relationships around the world after Brexit, Chief Minister Fabian Picardo said. The Chief Minister was speaking at the opening of a conference focusing on Brexit and the importance of the Commonwealth to the UK and Gibraltar’s futures.

Close to 40 parliamentarians from 11 Commonwealth countries are attending the 47th Regional Conference of the British Islands and Mediterranean Region [BIMR] in Gibraltar.

The theme of the conference is strengthening the role of the BIMR region considering the role of small branches post-Brexit.

“Brexit is an obvious dominating political issue because of the interplay that Gibraltar has with the UK and with the rest of the EU,” Mr Picardo said. “We have a land border not just with one Member State but with the EU itself, the whole continent.”

“Of course the effects of Brexit on Gibraltar will be difficult to manage, but I’m sure that as a community we will demonstrate that we have the ability and resilience to sustain the worst challenges that can be brought to our shores of that I have absolutely no lack of confidence.”

“We should do so only by exploiting the relationships we have with friends around the whole and many of those friendships we share around the world we share because of the Commonwealth. Relationships across the Commonwealth are what’s going to make Gibraltar strong and enduring in trade.”

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Categories: Politics, International.
Tags: Brexit, British Islands and Mediterranean Region (BIMR), Commonwealth countries, Commonwealth flag, Fabian Picardo, Gibraltar, United Kingdom.

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19 GIUNIO 2017:MACRON A MAGGIORANZA,LE PEN FLOP
-SU LA STAMPA:
LaStampa.it MONDO
SEZIONI
Il Parlamento è di Macron. Maggioranza per le riforme
Successo di En Marche! Repubblicani seconda forza. Astensione record. Male il Fn, ma per la prima volta eletta Le Pen. Sono donne metà dei deputati


AP
Emmanuel Macron ha votato ieri mattina a Le Touquet
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Pubblicato il 19/06/2017
PAOLO LEVI
PARIGI
Pieni poteri al nuovo «Re di Francia» Emmanuel Macron. La République en Marche (Lrm), il partito nato dal movimento fondato solo un anno fa dal leader europeista di 39 anni, realizza un risultato storico nel secondo turno delle elezioni politiche macchiate da un record di astensione, stimata oltre il 56%, il livello più alto nella storia della Quinta Repubblica.
Il neo-presidente che a maggio sconfisse Marine Le Pen nella corsa all’Eliseo ottiene una maggioranza schiacciante anche se non si tratta dello tsunami pronosticato dai sondaggisti. Dopo la valanga di una settimana fa, i francesi gli impongono una correzione e lasciano in vita gli altri partiti. Secondo le proiezioni di Elabe, il partito del presidente ottiene la maggioranza assoluta anche senza l’apporto degli alleati centristi del MoDem. Per Macron, era la condizione fondamentale realizzare quel treno di riforme «social-liberali» promesse durante le presidenziali, a cominciare dalla riforma del lavoro. En Marche! è a quota 395-425 seggi (ben oltre i 288 necessari per la maggioranza assoluta). Battuti e divisi, i Républicains restano in piedi con 100-125 deputati, con cui dovranno guidare l’opposizione alla nuova guardia macronista, in molto casi novizi della politica o alla prima esperienza in parlamento. Nell’anno zero della Francia naufraga il sogno di Marine Le Pen di formare un gruppo all’Assemblea. Ma ieri la candidata del Front National si è presa una piccola rinvincita trionfando nel feudo di Hénin-Beaumont ed accedendo per la prima volta nel parlamento francese (finora conduceva le sue battaglie da quello europeo) con altri cinque compagni di partito tra cui il compagno Louis Aliot. Resta fuori il vicepresidente del Fronte promotore della linea anti-euro Florian Philippot.

L’impresa di formare un gruppo riesce invece ai radicali di gauche di Jean-Luc Melenchon, che avranno una trentina di rappresentanti. Invertita – a basse quote – la tendenza delle presidenziali, con i socialisti – rieltto Valls – a circa 50 seggi, decisamente avanti alla France Insoumise, anche se – dinanzi al peggior risultato di sempre – il segretario socialista Jean-Christophe Cambadelis non ha atteso neppure le proiezioni per dimettersi.

Ieri sera, nel quartier generale di En Marche! a Parigi, si è brindato al prossimo quinquennato sulla stessa terrazza da cui si affacciò Macron nella notte del trionfo all’Eliseo. «Un anno fa nessuno avrebbe immaginato un tale rinnovamento politico. Lo dobbiamo al presidente Macron, ma lo dobbiamo anche ai francesi», esulta il premier, Edouard Philippe.

Quanto all’astensione record, osserva che «non si tratta mai di una buona notizia» ma il governo «la interpreta come un obbligo di avere successo».

La nuova Assemblea con un’ondata di esordienti e quasi tutta nuova avrà anche una quasi parità uomo-donna: a scrutinio in corso 246 su 577 deputati sono donne.
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http:.lastampa.it/2017/06/19/esteri/il-parlamento-di-macron-maggioranza-per-le-riforme-7CF4LNjQ0Gn3JXdXzT0qOM/pagina.html

LEGGI ANCHE:
AFP
La Francia al ballottaggio, scarsa l’affluenza. Macron verso un trionfo annunciato
REAZIONE:HO DETTO PRMA DELLE ELEZIONI CHE NON VI ERA MOTIVI PER METTERSI IN ANSIA PER LA LE PEN E IL TEMPO MI HA DATO RAGIONE,FINITO LO TSUNAMI FRONTISTA.

21 GIUNIO 2017:OPERATIVO MARE NOSTRUM,ATTUALIZAZIONE

-SU LA REPUBBLICA:

Repubblica.it
REP TV EDIZIONE PALERMO
Trapani, nella città dove serve un miracolo per eleggere un Sindico.

-VIDEO NON RIPORTATO

Nelle elezioni più pazze del mondo si tenta la carta finale: big e testimonial per portare il 50 per cento dei trapanesi alle urne ed evitare il commissariamento. Un’affluenza di almeno 30 mila elettori, secondo una lgge siciliana, serve infatti a Pietro Savona del Pd, unico candidato rimasto in corsa, a vincere. “Occorre un miracolo”, dicono Roberto Giachetti e Davide Faraone.- Un “miracolo” necessario dopo la mossa dell’ex sfidante Girolamo Fazio, indagato per corruzione, che si è ritirato dal ballottaggio nel momento utile per escludere da un ripescaggio l’odiato senatore forzista Antonio D’Alì e per lasciare solo l’uomo del Pd contro il quorum. (di Emanuele Lauria e Giorgio Ruta)
20 giugno 2017

http:video.repubblica.it/edizione/palermo/trapani-nella-citta-dove-serve-un-miracolo-per-eleggere-un-sindaco/279167?video
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REAZIONE:MIRACOLO NON CI SARA.TRAPANI SARA COMMISSARIATA E A NOVEMBRE ANCHE CROCIETTA,TRADITORE DELLA NOSTRA AUTONOMIA CON MONTI,SARA SOSTITOITO,QUELLO DEL TITOLO.

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