FAITES INTERNES 1: CONTINUATION 337

2 LUGLIO 2017:L,AMORIS IN TEMPI DI LAETITIA

-SU LA REPUBBLICA:Repubblica.it
VATICANO
Svolta all’ex Sant’Uffizio: papa Francesco sostituisce Muller con Ladaria Ferrer


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La decisione del papa di non rinnovare l’incarico all’attuale prefetto, in quello che è una delle congregazioni più importanti del Vaticano. Il tedesco, conservatore, spesso si era dissociato dalla linea del pontefice
di PAOLO RODARI
01 Luglio 2017

1′ di lettura
CITTÀ DEL VATICANO – Cambio al vertice dell’ex Sant’Uffizio. Papa Francesco ha deciso di non rinnovare di altri cinque anni il mandato dell’attuale prefetto, il cardinale tedesco Gerhard Ludwig Müller. 70 anni, di linea conservatrice, Müller era stato portato a Roma da Benedetto XVI che gli affidò il compito di watchdog della fede dopo l’éra del cardinale William Joseph Levada.

Al suo posto è stato scelto l’attuale segretario della Congregazione, l’arcivescovo Luis Ladaria Ferrer. Spagnolo, gesuita, venne nominato da Benedetto XVI.

“Come avvenne con Giovanni XXIII che alla morte del segretario di Stato Domenico Tardini nel 1961 potè dare un’impronta più personale al suo pontificato, la non riconferma di Müller rappresenta la medesima svolta”, commenta lo storico Enrico Galavotti.

La linea tenuta da Müller in questi anni non sempre ha combaciato con i desiderata papali. Il momento più critico avvenne durante il Sinodo dei vescovi sulla famiglia nel 2014. Anche il porporato tedesco firmò la lettera dei tredici cardinali che dichiaravano una serie di “preoccupazioni” circa le procedure del Sinodo stesso, a loro giudizio “configurate per facilitare dei risultati predeterminati su importanti questioni controverse”, e riguardo all'”Instrumentum laboris”, ritenuto inadeguato come “testo guida e fondamento di un documento finale”. Ma all’origine della decisione papale non sembra vi siano motivi legati alla linea tenuta da Muller, bensì questioni di carattere procedurale interno.

Negli ultimi mesi Müller aveva provato a fare da mediatore fra il Papa e l’ala del collegio cardinalizia più distante dalla sua. In particolare aveva cercato di mediare con i quattro cardinali firmatari dei “dubia”, una lettera che pone al Papa una serie di dubbi circa le aperture contenute in Amoris Laetitia, il testo papale che recepisce i lavori del Sinodo. Anche per questo suo lavoro credeva in una riconferma che invece non è arrivata.

La Congregazione per la Dottrina della fede è un ministero cruciale in Vaticano.

Da lì si danno impulso e vigore dottrinari alla linea papale. Si vigila che la dottrina non venga tradita cercando tuttavia di favorire la sua “incarnazione” nella vita dei fedeli di tutti i giorni. Per oltre vent’anni è stata guidata da Joseph Ratzinger.
Vaticano
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18 commenti
ORDINA
1 giorno fa
corradoventu
Non entro nel merito dell’articolo, voglio solo indirizzare un GRANDE APPLAUSO al giornalista perchè finalmente vedo un link nel testo dell’articolo (lettera dei tredici cardinali). Spero che questa abitudine (comune in molti giornali stranieri) si diffonda, è una ottima arma contro le bufale.
Davide Sacchet
Forse a pesare sulla riconferma è stato anche lo scandalo del prelato collaboratore che introduceva nel suo appartamento aell’ ex Sant’Uffizio persone per festini a base di sesso e droga, è stato fermato dalla Gendarmeria vaticana e spedito a pentirsi in un convento mentre le indagini vanno avanti, si dice che il Papa fosse piuttosto “contrariato” per non dire di peggio.
http:.repubblica.it/vaticano/2017/07/01/news/svolta_all_ex_sant_uffizio_papa_francesco_sostituira_muller-169659462/

REAZIONE:I MOTIVI DIETRO QUESTA DECIZIONE SONO DUE,DI ORDINE RELIGIOSO DA UN LATO CON L’INTENZIONE DI SOMETTERE LA CHIESA ALLA COMPAGNIA DI GESU,E L’AMORE DALL’ALTRO,SI PERCHE AMORIS LAETITIA CONTINUA A FARE POLEMICA,DIVISIONI E VITTIME ECCELLENTI ALL’INTERNO DELLA CHIESA.

LA MIA OPINIONE SU AMORIS LAETITIA LA CONOSCETE GIA.MA QUESTO FINE SETTIMANA,ANCORA PRESENTE QUANTO SUCCESSOMI MI HA VENUTO IN MENTE PARAFRASEANDO A GABRIEL GARCIA MARQUES,IL PREMIO NOBEL DI LETTERATURA,RIFLETTERE SULL’AMORE IN TEMPI DI PAURA.SI IN TyEMPI DI COLERA CI SI AGRAPPA ALL’AMORE.E IL MIO PENSIERO DIVAGA RIFLETTENDO SULL’EVOLUZIONE DELL’AMORE,DALLA GRECIA E L’AMORE ROMANTICO ALL’AMORE GENDER.E LA COPPIA MACRON-BRIGITTE MI DA ANCHE L’OCCASIONE.
NSOMMA L’ARGOMENTO E’ TROPPO GENERICO E NON ESSENDO IO UN’INTELLETTUALE NON INTENDO PONTIFICARE AL RIGUARDO,SOLO VI INVITO A DIVAGARE CON IL PENSIERO ANCHE VOI CONDIVIDENDO ALCUNI VIDEO CHE INSPIRANO LE MIE IDEE.FORSE VOI AVETE DA AGGIUNGERE.
QUESTO SI,NON DRAMATTIZIATI,L’AMORE IN TEMPI MODERNI HA MOLTO DI AZZAkoRDO,DI GIOCO ASTRATTO E DI CASUISTICA.MA…SEMPRE AMORE E’,RISPETTO.ORA DIVAGHIAMO:


2 LUGLIO 2017:TRUMP ISTIGA ALLA VIOLENZA?
-SU LA STAMPA
LaStampa.it MONDO
SEZIONI
Trump attacca di nuovo i media, in un video il presidente-wrestler picchia la Cnn
La rete tv: è un giorno triste, il leader degli Stati Uniti incoraggia la violenza


ANSA

Pubblicato il 02/07/2017
Ultima modifica il 03/07/2017 alle ore 07:13
Non si ferma la furia di Trump contro la CNN e il presidente degli Stati Uniti torna su Twitter per attaccare il network tv con un video e l’hashtag «FraudNewsCnn #FNN (#NotizieTruffaCnn). Nelle immagini si vede il tycoon che a margine di un ring mette Ko un uomo il cui volto viene coperto dal logo della CNN. Per realizzarlo pare siano state utilizzate immagini di repertorio risalenti al 2007 quando Trump – che in passato era comparso in uno show di wrestling – fece finta di mettere ko Vine McMahon, il Ceo della WWE (World Wrestling Entertainment, Inc) la società che gestisce il wrestling professionista in Usa. È la prima volta che Trump pubblica un video sul suo account Twitter (si tratta di un gif, un’immagine animata) mentre conia anche l’acronimo FNN, con evidente riferimento a `Fraud News´, ovvero notizie truffa.

Donald Trump attacca ancora la Cnn, in un video mette ko l’emittente tv

LA REPLICA DELLA CNN
«È un giorno triste quando il presidente degli Stati Uniti incoraggia la violenza contro i reporter». È la reazione della Cnn al video in cui il presidente manda ko un uomo con il volto coperto dal logo del network. «Invece di prepararsi per il prossimo viaggio in Europa e l’incontro con Putin – continua la Cnn nella sua reazione – assume atteggiamenti infantili non all’altezza del suo ruolo. Noi continueremo a fare il nostro lavoro. Lui dovrebbe cominciare a fare il suo».

L’EX PORTAVOCE DI BUSH
«Per alcuni sarà divertente. Io lo trovo di pessimo gusto. Non mi è mai dispiaciuta una buona battaglia con la stampa. È parte della nostra democrazia avere opinioni diverse. Ma questo è troppo». Questo su Twitter il commento di Ari Fleischer, che fu il portavoce di George W. Bush dal 2001 al 2003, dopo il video postato sul sito di microblogging dal Presidente Trump. Convinto che «non succederà», Fleischer, sempre su Twitter, ha invitato a un «reset» nei rapporti tra presidente e media: «La stampa farebbe bene a essere più gentile con Trump, ma Trump dovrebbe abbassare i toni».
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http:.lastampa.it/2017/07/02/esteri/trump-attacca-di-nuovo-i-media-in-un-video-il-presidentewrestler-picchia-la-cnn-ZyR1D2ZRACezmOgVzzqkLK/pagina.html

5 LUGLIO 2017:ADDIO ALLE ARMI

-SU LA REPUBBLICA:Repubblica.it
ECONOMIA
La Svezia blocca l’export di armi verso le dittature

Accordo tra il governo di sinistra e i quattro partiti di destra che danno appoggio esterno: limita severamente la vendita di armamenti a dittature, paesi autocratici e Stati che violano i diritti umani. La florida industria della Difesa vale 1,2 miliardi
di ANDREA TARQUINI
04 Luglio 2017

1′ di lettura
STOCCOLMA – Primo paese al mondo, la Svezia appronta una legge che limita severamente la vendita di armamenti a dittature, paesi autocratici e Stati che violano i diritti umani. Un accordo tra il governo di sinistra (socialdemocratici del premier Stefan Lofvén e Verdi) e i quattro partiti di centrodestra dell´opposizione storica – i quali di solito offrono appoggio esterno all´esecutivo – è stato raggiunto per scrivere insieme una legge che contenga la “clausola della democrazia” nelle norme relative all´export di armamenti, che è una delle voci piú importanti del successo industriale e di eccellenza del sistema-paese. L’accordo è stato posto al Consiglio sulla legislazione, e presto quindi la legge sarà pronta.

“Sono fiera che la Svezia sia il primo paese al mondo a introdurre una simile legge”, dice Isabella Lövin, portavoce dei Verdi, junior partner nel governo. Sofie Damm, esperta di politica estera del partito democristiano, obietta che in realtà sarebbe stato ancora meglio introdurre non già severi limiti bensí il bando totale della fornitura di armamenti a dittature. Ma nel compromesso che comunque introduce una prima volta mondiale si è voluto tenere conto anche dell´esigenza di non causare danni eccessivi all´avanzatissima e importante industria militare nazionale, il cui valore nel 2016 era stimato a 1,21 miliardi di dollari. “E´un compromesso per non indebolire in modo eccessivo l´industria della Difesa”, ha affermato Hans Wallmark del partito dei Nuovi moderati (centrodestra). “Adesso”, egli ha continuato, “abbiamo un quadro legale che si tradurrà in legge e sarà un chiaro segnale alle aziende del comparto, che entro certi limiti e principi precisi l´export è ancora possibile, devono sapere a quali norme attenersi in futuro”.
L’accordo per i limiti draconiani (divieto di fatto quasi totale se non totale) alla vendita di armamenti a dittature o paesi che violano i diritti umani al loro interno o con guerre d´aggressione è stato criticato da aziende del settore della difesa, secondo le quali potrà danneggiare le vendite. Hakan Buskhe, presidente di Saab (il gruppo piú avanzato nella produzione di superarmi di ogni genere, dai superjet JAS 39 Gripen in continuo aggiornamento, ad aerei-radar avveniristici, fino a sottomarini invisibili in veloce fase di sviluppo per affrontare la minaccia russa), ridurre le possibilità di export per l´industria della difesa potrebbe costringere l´azienda che egli guida a delocalizzare alcune attività di ricerca e altre all´estero e aprire il rischio di un aumento dei costi per gli aerei militari e gli altri sistemi d´arma ordinati dalle forze armate svedesi. Le quali per decisione governativa recente stanno aumentando il loro potenziale a seguito di un aumento del 15 per cento delle spese militari deciso dopo le continue provocazioni militari e l´inquietante riarmo della Russia vicina.
http:repubblica.it/economia/2017/07/04/news/svezia_export_armi-169680419/

REAZIONE:NIENTE PIU ARMI PER DITTATURE,PAESI AUTOCRATICI CHE VIOLANO I DIRITTI UNMANI NELL’INTERIORE,E A PAESI AGRESSORI CON GUERRE.

-5 LUGLIO 2017:MURO E GASSODOTTO SOTTO A BORGO-PENITAS

-SU MERCOPRESS:

MercoPress. South Atlantic News Agency
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Trump announces new oil pipeline to Mexico right “under the wall”

P
Saturday, July 1st 2017 – 13:35 UTCF

Trump said the pipeline will increase US energy exports and it would go “right under the wall.”
Trump said the pipeline will increase US energy exports and it would go “right under the wall.”
US President Donald Trump announced the construction of a pipeline to carry oil to Mexico through the border near Peñitas, Texas, which would run under the infamous wall he has promised to build.

Trump said the pipeline will increase US energy exports and specifically pointed out that it would “go right under the wall.” The US Energy Department reported that the New Burgos Pipeline will cross the border near the town of Peñitas and will be able to transport 108,000 barrels of oil per day.

The presidential announcement came during a speech in which Trump defended the energy revolution undertaken by his administration to recover from the excessive regulations put in place by Barack Obama and spoke of a “golden era of American energy.”

“For the past eight years, the federal government imposed massive job-killing barriers to American energy development,” Trump said in his speech.

He is expected to discuss the pipeline and other issues with his Mexican counterpart, Enrique Peña Nieto, at the G20 summit, to be held in Hamburg, Germany, this coming week.

It will be their first since Trump’s inauguration and it would come at a time of bilateral tension over the controversial proposal to build the border wall and his intention of making Mexico pay for it, something that has been categorically rejected by the Mexican government.

Categories: Energy & Oil, United States.
Tags: Donald Trump, Enrique Peña Nieto, G20, Mexican Wall, Peñitas

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http:.mercopress.com/2017/07/01/trump-announces-new-oil-pipeline-to-mexico-right-under-the-wall

REAZIONE:OBAMA E I LADRI DI ENERGIA.


7 LUGLIO 2017:IMMIGRAZIONE,I GUAY DELL’ITALIA
-SU LA REPUBBLICA:Repubblica.it
POLITICA

Migranti: stop di Francia e Spagna a sbarchi nei loro porti. Austria manderà l’esercito al confine italiano

Il premier Paolo Gentiloni al recente vertice di Berlino
Si alza la tensione. Gentiloni Ue: “Eviti che la situazione diventi insostenibile”. La Commissione: “In arrivo misure concrete”. Macron: “Le nostre frontiere vanno mantenute”. Viminale, 85mila sbarchi, +20% dal 2016. Unhcr: “Irrealistico che Italia resti sola”
03 Luglio 2017
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Sullo stesso tema
Ecco il piano Ue per i migranti. Ma Francia e Spagna: “Porti chiusi”
(video).NON RIPORTATO
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Francia e Spagna si dicono pronte a sigillare i loro porti, l’Austria a schierare l’esercito al Brennero. Sono poco concilianti le risposte europee alle richieste d’aiuto italiniane, alla vigilia dell’incontro dei commissari. E a poco servono, nel concreto, i complimenti di Donald Trump: la Casa Bianca ha fatto sapere che il presidente Usa parlando al telefono con Gentiloni ha lodato “gli sforzi dell’Italia per affrontare la rilevante crisi migratoria libica”.

“L’Italia intera è mobilitata nell’accoglienza dei migranti e chiede condivisione in questa opera, necessaria se l’Europa vuole mantenere fede ai propri principi, storia e civilità e necessaria all’Italia per evitare che la situazione divenga insostenibile e alimenti reazioni ostili nel nostro tessuto sociale che finora ha reagito in modo esemplare dimostrando capacità di accoglienza e coesione”, ha detto il presidente del Consiglio, Paolo Gentiloni, alla Conferenza Fao.

Ma intanto, aggiunge il premier “l’iniziativa italiana ha prodotto alcuni primi risultati e mi auguro che generino effetti concreti”, riferendosi alla discussione con l’Europa per la gestione dei flussi migratori che ieri ha visto a Parigi l’incontro del ministro Marco Minniti con i colleghi tedesco e francese. Un incontro che avrebbe prodotto una prima “piena intesa” a tre in vista del vertice europeo di Tallin, in Estonia, di giovedì e venerdì prossimi. “L’Italia intera chiede condivisione europea sul tema dei migranti, che è necessaria se l’Europa vuole mantenere fede ai propri principi, alla propria storia, e alla propria civiltà”, così ancora Gentiloni.

E proprio mentre il premier italiano parlava a Roma, la Commissione europea ha fatto sapere di essere al lavoro per preparare alcune “misure concrete” sul dossier migranti, dopo l’incontro dei ministri dell’Interno di Francia, Germania, e Italia e del commissario Ue Dimitris Avramopoulos a Parigi. Le misure saranno discusse al collegio dei commissari domani. La riunione del collegio sarà preceduta da una plenaria del Parlamento europeo dedicata alle azioni per alleviare il flusso sull’Italia e alla quale parteciperà anche il presidente della Commissione Juncker. Ma uno dei nodi più spinosi da sciogliere sarà l’ipotesi – sul tavolo della trattativa a tre a Parigi – di far sbarcare i migranti soccorsi non solo in Italia ma in porti di altri Paesi Ue. Proposta, apprende l’Ansa da fonti di Bruxelles, che non trova il sostegno di Francia e Spagna, contrarie all’idea di permettere lo sbarco dei migranti soccorsi nel Mediterraneo centrale nei loro porti.

L’Austria vuole schierare l’esercito. In serata, poi, si aggiunge la notizia che l’Austria è pronta a schierare l’esercito al confine con l’Italia se non rallenterà il flusso di migranti dal Mediterraneo. Lo ha detto il ministro della Difesa di Vienna: “Penso che saranno attivati molto presto controlli alla frontiera e che sarà necessario l’aiuto di un dispiegamento” dell’esercito, ha detto Hans Peter Doskozil all’edizione on line del Krone Daily, indicando che la mossa “è indispensabile se non rallenta il flusso dall’Italia”.
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Emergenza migranti, l’amarezza delle Ong: “Siamo il capro espiatorio”
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Ruolo Ong. La bozza di accordo tra i ministri dell’Interno a Parigi continua a far discutere, anche sulla parte del ridimensionamento del ruolo delle Ong: “Limitare fortemente l’azione Ong ed esternalizzare le frontiere è inaccettabile, vuol dire andare nel senso inverso a quanto da noi auspicato: cioè trovare canali legali e sicuri d’ingresso in Europa”, così sostiene la Caritas italiana, a nome di Oliviero Forti, responsabile dell’area immigrazione. Però, aggiunge l’associazione umanitaria, ci sono alcuni punti positivi, ad esempio “spingere sulla relocation in altri Paesi europei, abbassando la soglia di accesso sotto il 75%” e “far sbarcare i migranti anche nei porti di Barcellona e Marsiglia”.

Finanziamenti alle organizzazioni non governative. Nel documento a tre si parla, tra l’altro, anche di regolamentare le azioni e i finanziamenti alle organizzazioni non governative che salvano vite in mare e di ridurre gli sbarchi dando più fondi alla Libia per il controllo delle coste e delle frontiere a sud. “Continua la delegittimazione, anche se indiretta, delle Ong – osserva Forti -. Temiamo non si vogliano avere soggetti indipendenti in mare per verificare l’operato della guardia costiera libica, al momento sotto osservazione della Corte di giustizia europea per questioni legate a crimini contro l’umanità, tra cui il caso dell’affondamento di un barcone sparando in aria”. Poi si parla di esternalizzazione delle frontiere in Libia, “un piano per noi inaccettabile dal punto di vista dei diritti umani” sottolineano alla Caritas.

La Marina di Tripoli. Le Ong finiscono anche sotto il tiro della Marina di Tripoli: “Le cosiddette ong, che si trovano in gran numero nel Mediterraneo, soprattutto di fronte alle coste libiche”, commetterebbero “aperte violazioni alla sovranità marittima libica, oltre ad accusare ripetutamente e ingiustificatamente la Guardia costiera e gli apparati per la lotta alla migrazione illegale libici, ostacolando qualsiasi accordo con la parte europea che aiuti la parte libica nel far fronte al fenomeno”, così il portavoce Ayyoub Qasem, intervistato dall’AdnKronos, che accusa: “incoraggiano i migranti illegali, che affluiscono in Libia da oltre 30 Paesi africani e non” e non si curano minimamente della sovranità della Libia sul proprio territorio e sulle sue acque territoriali”.

Macron ribadisce: “Non confondere rifugiati e migranti economici. Manteniamo le nostre frontiere”. Per affrontare le crisi migratorie “bisogna condurre in maniera coordinata in Europa un’azione efficace e umana che ci permetta di accogliere i rifugiati politici che corrono un rischio reale perché fa parte dei nostri valori, senza però confonderli con i migranti economici e senza abbandonare l’indispensabile mantenimento delle nostre frontiere”. Dopo il summit di Berlino, il presidente francese Emmanuel Macron ha ribadito questo distinguo nel solenne discorso davanti al parlamento riunito a Versailles, promettendo di “rifondare” l’Europa. “Dobbiamo ritrovare lo spirito originario dei padri fondatori”, ha continuato il capo dell’Eliseo, “No l’egemonia, ma unione delle forze”.

Barcellona e Marsiglia, i porti riluttanti. Sull’ipotesi allo studio di poter utilizzare anche i porti di Barcellona e Marsiglia per gli sbarchi umanitari, il vice sindaco della città francese sul Mediterraneo è netto: “No all’apertura del nostro porto alle navi umanitarie che soccorrono i migranti nel Mediterraneo, se ogni settimana facessimo entrare navi con centinaia se non migliaia di migranti saremmo nell’incapacità totale di alloggiare queste persone. Perché una volta sbarcate, queste persone bisogna alloggiarle, ma non abbiamo i mezzi, non possiamo accogliere dei migranti in queste condizioni”, così dichiara a BfmTv Dominique Tian, vice sindaco di centrodestra di Marsiglia.

Anche la Spagna prende tempo: “solidarizza con l’Italia” ma avverte che “qualunque soluzione al problema deve essere europea e non bilaterale” questo il parere delle autorità locali secondo i media di Madrid che citano alcune cifre: “Al momento il peso della crisi migratoria ricade per l’86% sull’Italia, il 9% sulla Grecia e il 4% sulla Spagna”, rileva El Pais online. “Ripartire i migranti fra i paesi del sud non è la soluzione. Ci deve essere una risposta europea davanti a una situazione eccezionale, come si è fatto per la crisi dei rifugiati che arrivavano sulle coste greche” aggiungono. La Spagna inoltre già si fa carico dei migranti che arrivano sulle sue coste dal Marocco, dall’Algeria e dalla costa atlantica africana, anche se in numeri molto inferiori a quelli in Italia. Inoltre, precisano fonti governative, “il 90% degli arrivi è formato da migranti economici che non hanno diritto di asilo, ma restituirli ai loro paesi di origine risulta molto complesso in quanto in maggioranza non hanno documenti”.

Migranti, Viminale: sbarchi 2017 a quota 85mila, +20% rispetto al 2016. Hanno toccato quota 85.183 i migranti sbarcati nel 2017 in Italia, il 20% in più rispetto al 2016, secondo i dati diffusi dal Viminale. In testa alle nazionalità di chi è arrivato sono sempre i nigeriani (13.516), seguiti da bengalesi (7.993), guineani (7.538) e ivoriani (7.151). I minori non accompagnati sono saliti a 9.761. E’ la Lombardia ad ospitare la maggiore quota di profughi (13%), seguita da Lazio e Campania (9%), Piemonte, Emilia Romagna e Veneto (8%). I richiedenti asilo trasferiti in altri Paesi europei secondo il principio della relocation sono 7.396.

Unhcr: “L’Italia non può gestire da sola tutti gli sbarchi. “E’ irrealistico pensare che l’Italia debba avere la responsabilità di tutti gli sbarchi di migranti che arrivano sulle sue coste”. Lo ha dichiarato Vincent Cochetel, l’inviato speciale dell’Unhcr per il Mediterraneo parlando a Ginevra e invocando “più solidarietà”.

L’organismo Onu intende proporre un “meccanismo di sbarco regionale” per distribuire il peso dell’accoglienza dei migranti: “Abbiamo bisogno di altri paesi che si uniscano e condividano la responsabilità”.

Ue, la lezione di Alex Langer. “L’Europa di oggi, che si trova ad affrontare la difficile sfida dei migranti, dovrebbe ricordare e fare propria la lezione di Alexander Langer: ‘Solve et coagula’. Sciogliere le differenze, eliminare le forzature, per fare sintesi, coagularsi in una posizione comune che permetta di fronteggiare la situazione”. Lo scrive il deputato Pd Michele Anzaldi sulla sua pagina Fb. “Se ventidue anni fa non avesse deciso di farla finita in quella maniera così tragica e dolorosa, Langer avrebbe potuto dirlo lui stesso ai leader dei Paesi europei, alle alte burocrazie comunitarie, ricordandogli il motto degli alchimisti rinascimentali che aveva fatto proprio per la politica di inizio anni ’90”, continua Anzaldi. “Le parole del premier Gentiloni e del segretario del Pd Renzi, nel giorno in cui gli Stati fondatori dell’Europa finalmente battono un colpo dopo il pressing italiano, si possono leggere proprio su quella direttrice tracciata da Langer: un’Europa divisa e gelosa solo di piccoli interessi di bottega non serve a nessuno, di certo non agli europei”.

http:repubblica.it/politica/2017/07/03/news/migranti_gentiloni_alla_ue_eviti_che_la_situazione_situazione_diventi_insostenibile_-169847268/
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REAZIONE:SULL’ONDATA DELL’EFETTO BREXIT GENTILONI PRETENDE RIDIMENSIONARE IL SUO RUOLO NELLA UNIONE EUROPEA IMPONENDO VECCHIE ASPIRAZIONI SULLA ACCOGLIENZA E DESTINO DEGLI IMMIGRATI,E QUESTO CON IL FAVORE DI JUNCKER ED ALTRI.MA LA FRANCIA. HA RACCOMANDATO DI NO.

LA SOLUZIONE DEGLI SBARCHI VIA AFRICA E NON SOLO(SOPRATUTTO QUELLI ECONOMICI)E’ POLITICA E LA RESPONSABILITÀ NAZIONALE HA DETTO IN SOSTANZA LA FRANCIA.E AGGIUNGO IO,ITALIA DEVE PRENDERSI LE RESPONSABILITA STORCHE DELLE SUE EXCOLONIE FASCISTI,MA QUESTO NON SARA POSSIBILE MENTRE DURA QUESTO GOVERNO LARGHE INTESE CHE STA PORTANDO AVANTI LE VECCHIE ASPIRAZIONI DELLA LEGA E BERLUSCONI.RENZI E GENTILONI SONO CADAVERI POLITICI, COME LO SONO ANCHE SALVINI E L’EXCAVALLIERE.

-APPENDICE 1:
-SU LA STAMPA:
LaStampa.it MONDO
SEZIONI
Emergenza migranti, la Francia dice no alla richiesta italiana di aprire i porti
Via libera di Berlino e Parigi per stilare un codice di condotta per le Ong. Un’altra ipotesi al vaglio: chiedere la collaborazione della Tunisia per reindirizzare i barconi
REUTERS


Pubblicato il 03/07/2017
Ultima modifica il 04/07/2017 alle ore 21:22
MARCO BRESOLIN
INVIATO A BRUXELLES
Parigi ha detto no. Il governo francese ha respinto la proposta italiana di accogliere nei propri porti i migranti salvati nelle acque internazionali dalle navi mercantili e da quelle delle Ong. Secondo quanto risulta da fonti di Bruxelles, la questione sarà affrontata nuovamente giovedì al Consiglio Affari Interni di Tallin, ma già durante il mini-vertice di ieri sera a Parigi tra i ministri è emersa la resistenza francese. E di conseguenza, la Spagna è pronta a dare la stessa risposta. Gli sbarchi continueranno ad avvenire sulle coste italiane.

L’Italia è però riuscita a strappare il via libera dai governi di Parigi e Berlino, oltre che dalla Commissione, per stilare un codice di condotta per le Ong. Che sarà definito dall’Italia e poi battezzato, o eventualmente emendato dagli altri Stati membri. Francia e Germania si sono inoltre impegnate a “intensificare gli sforzi” nel programma di redistribuzione dei richiedenti asilo.

Dove e quanti migranti sbarcano in Italia, i dieci porti con più arrivi aggiornati al 4 luglio


La questione immigrazione è stata inserita anche nell’agenda del collegio dei commissari in programma domani a Strasburgo. Ma dall’esecutivo comunitario confermano che «non verranno presentate nuove misure legislative». Si cercherà di «accelerare» l’attuazione di quelle esistenti e di spronare i governi a fare i loro doveri (per esempio rispettare gli impegni sul fronte relocation, mettere più soldi nel fondo per l’Africa un più concreto impegno in Libia, sia nella formazione della Guardia Costiera, sia nel rafforzamento dei controlli alla frontiera libica meridionale).

Da Bruxelles si cercherà poi di «rinforzare la strategia per i rimpatri». Al tempo stesso, però, la Commissione chiederà anche all’Italia di fare di più e meglio per consentire efficienti procedure di identificazione dei richiedenti asilo da inserire nello schema di relocation.

Infine potrebbe muoversi qualcosa sul fronte tunisino. I governi chiederanno che venga istituita una zona Sar (Search and Rescue area) davanti alle coste, con la possibilità di reindirizzare i barconi in Tunisia. Ma per farlo serve un’intesa con il governo di Tunisi, che non è affatto scontata.

LEGGI ANCHE:
ANSA
Schiaffo di Francia e Spagna all’Italia. “Non apriremo i porti ai migranti”
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SCHEDA
Dove e quanti migranti sbarcano in Italia, i dieci porti con più arrivi aggiornati al 4 luglio
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http:lastampa.it/2017/07/03/esteri/emergenza-migranti-la-commissione-ue-subito-misure-concrete-XINwzbWBM6LL687CBuc9JI
/pagina.html
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-APPENDICE 2:RENZI E’ DI SINISTRA?

-SU LA REPUBBLICA:Repubblica.it
POLITICA
“Aiutiamo i migranti a casa loro”. Polemica per la frase di Renzi che sembra uno slogan della Lega

La “nuova linea” dei democratici, estratta dal nuovo libro del segretario, postata (e poi rimossa) sui canali social del partito. “Non abbiamo il dovere morale dell’accoglienza: sarebbe un disastro etico, politico e sociale”. Poi la reazione di Renzi in un post su Facebook: “Tutti polemizzano ma non leggono neanche”. Il commento di Enrico Letta: “Quelle sui migranti sono parole che non condivido e che non aiutano ad affrontare un tema complesso”
CARMINE SAVIANO
07 Luglio 2017
Migranti. “Noi non abbiamo il dovere morale di accoglierli, ripetiamocelo. Ma abbiamo il dovere morale di aiutarli. E di aiutarli davvero a casa loro”. Chi l’ha scritto? Il primo Umberto Bossi? L’ultimo Matteo Salvini? Un qualunque esponente della destra vecchia e nuova? No. Lo slogan è stato postato sui canali social del Partito democratico con tanto di firma del segretario Matteo Renzi. E se non bastasse: postato e poi cancellato. Ma la rete ne conserva, come sempre accade, la memoria. Soprattutto in questo caso, trattandosi di parole che evidenziano un corto circuito di valori di quella che dovrebbe essere la sinistra di governo.

Giuseppe Civati

Diffidare delle imitazioni,mi raccomando.Anche l’altro si chiama Matteo.

09:52 an. 7 LUGLIO 2017

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La comunicazione del Pd vittima della semplificazione. Il testo in questione è un estratto dall’ultimo libro del segretario del Pd, “Avanti”, di prossima pubblicazione. Nel post rimosso dalla pagina Facebook del Pd, infatti, un link rimandava a una pagina del sito del Partito democratico in cui è contenuto uno stralcio ampio di “Avanti”. Qui il ragionamento si fa più articolato. Renzi affronta il tema della sostenibilità dell’accoglienza coniugandolo all’impegno dell’Italia nel settore della cooperazione internazionale. Il segretario del Pd scrive: “Sono così fiero dell’aumento dei fondi per la cooperazione voluto dal nostro governo. Del piano Africa presentato per primo da noi come Migration compact nel 2016 e poi in larga parte confluito nell’iniziativa di Angela Merkel per il G20 del 2017. Delle iniziative sull’energia di Eni ed Enel, della straordinaria forza del volontariato e del terzo settore italiano, del grande cuore del nostro paese, ma anche delle iniziative economiche”. Poi la frase isolata e rilanciata dai responsabili della comunicazione del Pd: “Ma vanno aiutati a casa loro. Perché l’immigrazione indiscriminata è un rischio che non possiamo correre”.

Tra i tanti commenti, quello di Enrico Letta, che durante un convegno a Genova dice: “Sono parole sbagliate che non condivido e che non aiutano ad affrontare un problema complesso”. Le critiche più dure da sinistra. Arturo Scotto, deputato di Mdp: “Dopo l’imitazione di Berlusconi per il ponte sullo stretto ora tocca a Salvini per l’immigrazione. Prima o poi Renzi dovrà pagare i diritti d’autore”. Non manca il commento del Movimento Cinque Stelle: “Il Pd non riesce a gestire il problema dei migranti, è un dato di fatto: dicono una cosa su Facebook e poi la cancellano, dicono che le proposte del MoVimento 5 Stelle sono da razzisti e poi sono riprese pari pari da un loro ministro mentre un altro ancora dice il contrario. A pagare la loro incapacità totale sono gli italiani. Il Paese nelle loro mani è una bici con le ruote sgonfie, come quella montata dall’ex premier in una foto infelice”.

Renzi fornisce la sua versione in un lungo post su Facebook:(NON RIPORTATO)

Ma sui social network, il danno è fatto. L’eccesso di semplificazione e la cancellazione del post sommano indignazione ad idignazione. E le parole rilanciate on line fanno il giro delle bacheche. Ad essere messo all’indice è soprattutto un passaggio messo in cima al “manifesto”: “Vorrei che ci liberassimo da una sorta di senso di colpa. Noi non abbiamo il dovere morale di accogliere in Italia tutte le persone che stanno peggio. Se ciò avvenisse sarebbe un disastro etico, politico, sociale e alla fine anche economico”. Ma il vero disastro sembra essere quello causato tra i militanti sbigottiti, raggiunti su smartphone e computer dalla “nuova linea” del Pd. E la cancellazione del post ne svela un altro di disastro: quello in cui è incorso chi cura le pagine social della comunicazione del Pd. Un errore che alimenta -. e sta continuando ad alimentare – indignazione e incredulità in rete.

http:.repubblica.it/politica/2017/07/07/news/_aiutiamo_i_migranti_a_casa_loro_il_post_del_pd_poi_cancellato_che-170225416/

-APPENDICE 3:
-SU LA REPUBBLICA:Repubblica.it
ESTERI
Migranti, Juncker parla al Parlamento Ue semideserto. Austria minaccia blindati al Brennero

6,1mila

Jean Claude Juncker mentre parla in un’Aula semi deserta
Il presidente della Commissione relaziona sugli sbarchi, disertata la seduta plenaria: “Siete ridicoli”. Tajani, presidente dell’assemblea: “Moderi i termini”. Minniti: “Al confine austriaco nessuna emergenza, iniziativa ingiustificata” e Roma convoca l’ambasciatore Pollitzer. Malta: “Solidarietà, fallimento Ue”. Francia: “Aiutare sì, subire mai”. Oim: da inizio anno oltre 100mila arrivi dal Mediterraneo, 85mila su coste italiane. Il Papa: “Immigrazione opportunità di crescita umana”

di PAOLO GALLORI
04 Luglio 2017
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Ecco il piano Ue per i migranti. Ma Francia e Spagna: “Porti chiusi”
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L’Organizzazione Internazionale per le Migrazioni (Oim) aggiorna i numeri sugli arrivi in Europa dal Mediterraneo nel 2017, segnalando lo sfondamento della soglia dei 100mila. Dallo scorso gennaio al 3 luglio, il totale è di 101.210. Quasi l’85% è giunto in Italia (85.183), mentre il resto è suddiviso tra Grecia (9.290), Cipro (273) e Spagna (6.464). Le acque hanno inghiottito 2247 persone, ma i morti sarebbero stati di più se la guardia costiera libica non avesse salvato 10mila migranti, sottolinea Eugenio Ambrosi, direttore regionale dell’Oim. Proprio le motovedette libiche, accusate di aver sparato sui migranti e di aver provocato naufragi. “Ci sono molti difetti – ammette Ambrosi -, ma è quanto abbiamo al momento. L’addestramento è l’unico modo per migliorarlo. Sostenerli è l’unica scelta possibile, ma non è un assegno in bianco, c’è un monitoraggio”.

Papa Francesco all’Ansa: “La presenza di tanti fratelli e sorelle che vivono la tragedia dell’immigrazione è un’opportunità di crescita umana, di incontro e di dialogo tra le culture, in vista della promozione della pace e della fraternità tra i popoli”. In troppi, nell’Unione europea, non colgono l’opportunità di crescita. Quanto alla pace e alla fraternità, l’Austria minaccia di schierare l’esercito al Brennero, dove vengono avvistati quattro blindati. E la Farnesina convoca l’ambasciatore di Vienna a Roma, Renè Pollitzer. A parte i “simpatici” scambi con i frontalieri, l’aggravarsi dell’emergenza migranti in Italia, con il conseguente richiamo del presidente del Consiglio Paolo Gentiloni a una concreta dimostrazione di solidarietà da parte degli Stati membri della Ue, scarica anche sulle istituzioni europee una pressione senza precedenti. Come spiega bene un episodio avvenuto questa mattina, durante l’assemblea plenaria all’Europarlamento di Strasburgo.

Il presidente della Commissione, Jean-Claude Juncker, chiamato a relazionare sui risultati del semestre di presidenza maltese della Ue e della crisi migratoria, ha polemicamente preso atto che ad ascoltarlo sono stati ben pochi parlamentari. “Saluto i deputati che si sono presi la pena di essere presenti, ma il fatto che siano una trentina (su 751, ndr) dimostra a sufficienza che il Parlamento non è serio”. Poi, Juncker è andato giù duro: “Siete ridicoli, il Parlamento europeo è ridicolo”. Parole inaccettabili per il presidente del Parlamento Ue, Antonio Tajani, che non ha esitato a interrompere Juncker: “Moderi i termini, signor presidente, può criticare il Parlamento, ma le ricordo che non è la Commissione a controllare il Parlamento, ma il contrario”. Al che Juncker ha replicato con una ironica e velenosa constatazione: “In questa plenaria solo pochi deputati controllano la Commissione”. Quindi, la promessa di non mettere più piede “a riunioni di questo genere”.

Boeri (Inps): “Porte chiuse agli immigrati? L’Italia perderebbe 38 miliardi”

Il portavoce di Antonio Tajani, Carlo Corazza, fa sapere in una nota che il presidente del Parlamento Ue si è successivamente incontrato con Juncker, che si è scusato per i termini utilizzati. “Per Tajani l’incidente è chiuso” sottolinea il portavoce, ricordando come lo stesso presidente del Parlamento Ue abbia sollevato “il tema della presenza degli europarlamentari in Aula durante determinati dibattiti alcune settimane fa, durante la Conferenza dei Presidenti”.

La Commissione Europea discute e presenta oggi a Strasburgo anche le misure in sostegno dell’Italia, che dovrebbero formare la base per la discussione nel prossimo Consiglio Affari Interni informale di Tallin. Da Strasburgo, Juncker ha promesso: “Con quanto la Commissione europea delibererà oggi dimostreremo con i fatti che vogliamo rimanere solidali, soprattutto con l’Italia che dimostra un atteggiamento eroico. La solidarietà è d’obbligo. Non abbiamo diritto di perderci negli egoismi nazionali. La Commissione ha fatto molto ma non tutto quanto avrebbe dovuto fare perché i nostri mezzi tecnici e finanziari sono limitati”. Quindi il presidente della Commissione ha concluso il suo intervento alla plenaria del Parlamento europeo con un emblematico: “Viva l’Italia”.

Gli ampi vuoti tra i banchi dell’Europarlamento sono la plastica rappresentazione di quella sensazione di disinteresse per i problemi italiani che persiste nell’azione, e soprattutto nella non azione, di molti Stati membri. Francia e Spagna hanno lasciato intendere di essere pronte ad accogliere richiedenti asilo, non ad alleggerire l’Italia del peso dei migranti cosiddetti economici, che poi sono la stragrande maggioranza di quanti sbarcano nei porti italiani provenienti dall’Africa attraverso l’ “hub” libico. Il premier francese Edouard Philippe, in particolare, parlando della crisi dei migranti nel suo primo intervento davanti al Parlamento riunito in seduta solenne a Parigi, ha motivato la linea: “Accogliere, sì, aiutare sì, subire no, mai”.

La Commissione europea ha appena aperto la procedura d’infrazione contro Ungheria, Polonia e Repubblica Ceca, tre dei quattro Paesi del gruppo di Visegrad che non hanno ricollocato al loro interno la quota di richiedenti asilo concordata a livello Ue nel 2015. Loro, non hanno fatto.

Sostenuti, nel condiviso atteggiamento di chiusura, da un’Austria che invece fa. Dopo il minacciato dispiego dell’esercito al confine da parte del ministro della Difesa, Hans Peter Doskozil, hanno anche annunciato l’arrivo di mezzi corazzati Pandur delle Forze armate austriache. Come scrive l’agenzia austriaca Apa, il dispositivo potrebbe essere attivato nel giro di tre giorni e comprende anche 750 militari, 450 dei quali da reparti stanziati nella regione del Tirolo, i restanti dal comando militare della Carinzia. Con il plauso del governatore della regione tirolese Günther Platter: “Occorre dare segnali inequivocabili nei confronti dell’Italia e dei profughi, che al Brennero non è possibile transitare. Se la situazione lo richiedesse, sono dell’avviso che non si debba tenere conto delle norme dell’Unione Europea”. “Iniziativa ingiustificata e senza precedenti” la definisce il ministro dell’Interno, Marco Minniti , “come risulta evidente non c’è alcuna emergenza al valico del Brennero e i rapporti di cooperazione con la polizia austriaca funzionano perfettamente”. E Roma convoca ambasciatore austriaco.
La solidarietà è un fallimento, denuncia laconicamente il primo ministro maltese Joseph Muscat, intervenendo nella plenaria dell’Europarlamento proprio per illustrare i risultati della presidenza maltese del Consiglio Ue, conclusasi il 30 giugno. “Sulle migrazioni, con tutte le buone intenzioni e le dichiarazioni, quando si tratta di una solidarietà effettiva, noi, gli Stati membri dell’Ue, dovremmo vergognarci tutti di quello che abbiamo fatto. Paesi come l’Italia hanno visto centinaia di migliaia di bambini, donne e uomini raggiungere le sue coste: guardiamo a questa Europa che, su questo argomento, è un fallimento”.

Il Parlamento Ue, dove è in corso il lavoro dei gruppi parlamentari sulla proposta di riforma del Trattato di Dublino da negoziare con la Commissione e il Consiglio Ue, si aspettava un’accelerazione sulla via della responsabilizzazione collettiva con l’esordio del semestre di presidenza estone, dopo le delusioni della molle reggenza maltese. La doccia fredda è stata pressocché immediata, quando il ministro dell’Interno estone, Andres Anvelt, ha messo in chiaro che giovedì prossimo a Tallin, nell’attesissimo vertice con i suoi omologhi dell’Unione, si ascolteranno le argomentazioni italiane, ma non sarà adottata alcuna decisione per venirle incontro. Anche se la Commissione Europea incalza con le misure in sostegno dell’Italia, che dovrebbero formare la base per la discussione nel prossimo Consiglio Affari Interni informale di Tallin.

In un’intervista a Le Figaro, il commissario europeo per le migrazioni, Dimitri Avramopoulos, ha posto l’accento sulla necessità di un maggior impegno “collettivo” dei Paesi Ue sui rimpatrii dei migranti economici, aspetto di per sè indispensabile in una politica migratoria globale, ma che di fronte a una situazione “insostenibile” devono necessariamente aumentare. Dall’inizio dell’anno, ha spiegato il commissario Ue, l’agenzia Frontex ha organizzato 168 voli congiunti e favorito il rimpatrio di oltre 7.886 persone. I rimpatrii costano e presuppongono “condizioni umane” per chi viene rispedito a casa. Avramopoulos ha quindi ricordato come l’Italia abbia sbloccato un contributo da quattro milioni di euro per il Fondo per l’Africa, la Germania 50 milioni mentre la Francia appena tre: “Cifra è troppo bassa” per Avramopoulos, che ha invitato Parigi a “impegnarsi di più”. “La principale sfida”, ha sottolineato il commissario Ue, è “ottenere la cooperazione dei Paesi di origine perché accolgano i migranti” di ritorno. Ma in quei Paesi, ha deplorato Avramopoulos, “manca la volontà politica”.

REAZIONE:AULE VUOTE PER I GUAI DELL’ITALIA,MINISTERI DI DIFESA PER L’IMMIGRAZIONE LEGALE “DEVIATA”(FOREIGN FIGHTERS”),ESSERCITI PER L’IMMIGRAZIONE ILLEGALE(REFUGIATI),ECCO IL PRESENTE “INGLORIOSO” DI QUESTA UNIONE EUROPEA.

-APPENDICE 4:

_SU LA REPUBBLICA:Repubblica.it
ESTERI
Migranti, a Tallinn fronte unito dietro alla Germania: “No ad apertura altri porti Ue”. Renzi: “E noi blocchiamo i fondi”

Il vertice informale dei ministri dell’Interno, su cui l’Italia ripone molte speranze per dare nuovo impulso alla suddivisione degli sforzi nell’emergenza. Ma trovare soluzioni concrete sarà difficile
dal nostro inviato FABIO TONACCI
06 Luglio 2017

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TALLINN – Se il senso di questo vertice informale a Tallinn era quello di capire chi appoggia chi, e su cosa, per l’Italia le cose non sono andate male. CI sono stati passi in avanti e approvazioni all’unanimità. Il tema più caldo in questi giorni sui migranti, su cui Minniti aveva cercato sponde in Europa, è la “regionalizzazione” del soccorso – termine burocratico con cui si intende l’apertura dei porti della costa meridionale europea alle navi che recuperano migranti nel Mediterraneo – che non era all’ordine del giorno del vertice. Tuttavia agli espliciti no di Francia e Spagna comunicati nei giorni scorsi (“i nostri porti sono già sotto pressione”), se ne sono aggiunti altri. Secondo Minniti, il passo avanti è stato fatto sull’approvazione del codice di comportamento per le Ong. Inoltre, sono stati decisi i nuovi finanziamenti a sostegno della Guardia Costiera libica ed è stata riaffermata la necessità di elaborare una nuova politica europea sui rimpatri. “Il vertice – sostiene il ministro dell’Interno – è comunque andato secondo le aspettative. L’agenda era stata disegnata dall’incontro di Parigi e dalla stessa Commissione europea”. Più duro il segretario del Pd che su twitter ha scritto: “Tagliamo finanziamento a Paesi che non rispettano accordi su migranti. Loro chiudono i porti europei? Noi blocchiamo i fondi europei”.

Arrivando al vertice, il ministro tedesco Thomas de Maiziere aveva dichiarato subito: “Non sosteniamo la cosiddetta regionalizzazione delle operazioni di salvataggio”. Lo stesso ha fatto anche il ministro belga per l’Asilo e politica migratoria Theo Francken: “Non credo che apriremo i nostri porti”. E il padrone di casa estone Sven Milkse ha ribadito che sulla questione “non è possibile forzare nessuno”.

Un atteggiamento di chiusura che non ha sorpreso la delegazione italiana, visto che è la linea tenuta in tutti questi anni dai partner Ue. Tant’è che il Viminale ha un’altra carta da giocare nel futuro prossimo: la richiesta di rimodulare il mandato dell’operazione Triton per indurre gli Stati membri a condividere il peso e la responsabilità delle vite salvate consentendo gli sbarchi su porti europei.

Favorire la discussione sulle proposte italiane in sede di Frontex è del resto uno dei punti dell’Action Plan adottato dalla Commissione europea alcuni giorni fa. Per questo aveva stupito la dichiarazione rilasciata ad alcuni giornalisti, prima del vertice, dal commissario Ue per l’immigrazione Dimitris Avramopoulos: “Triton ha già un mandato ben definito”. Come a voler chiudere ogni possibile tavolo di trattativa. Nell’arco della mattinata, invece, ha fatto delle precisazioni attraverso la sua portavoce: “L’obiettivo di Triton, com’è attualmente, è chiaro. Però occorre più lavoro all’interno dell’Ue, e con i nostri vicini nordafricani, per condividere il peso e assicurare che l’Italia non sia lasciata sola. Frontex avrà una discussione con le autorità italiane e gli altri Stati coinvolti, sul piano operativo, la settimana prossima”.

Al termine del vertice, i ministri hanno elogiato l’iniziativa italiana di scrivere un codice di comportamento per le ong impegnate nei soccorsi nel Mediterraneo, attività che dovrà essere effettuata “entro un quadro di regole alle quali sarà necessario aderire”.

“Sarà l’Italia a presentare le proposte insieme alla Commissione europea, ascoltando naturalmente anche le ong”, ha spiegato il ministro Minniti. “La questione posta da noi ha avuto un suo riconoscimento, così come reputo un successo il consenso unanime sulle iniziative che riguardano la Libia e la Guardia costiera libica”. Riconoscendo nello stesso tempo l’esistenza di punti di conflitto che non sono stati affrontati, come la proposta degli sbarchi in altri porti europei: “E’ evidente che su questo esiste una forte opposizione e delle posizioni contrastanti”.
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http:.repubblica.it/esteri/2017/07/06/news/tallinn_migranti-170087511/?ref=drnh9-2

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