FAITES INTERNES 1:CONTINUATION 339

22  LUGLIO 2017:

GIORNALISMO,INQUISIZIONE,JACOBINISMO,GIUSTIZIALISMO E LA CRIMINALIZAZIONE DEI POPOLI

-SU IL MESSAGGERO:
CRONACA


Mafia Capitale: è stangata «Ma non è mafia»

Venerdì 21 Luglio 2017 07:50
diValentina Errante
ROMA Non c’era mafia dentro Mafia capitale, ma due associazioni a delinquere: una che corrompeva e gestiva gli appalti, l’altra che intimidiva e viveva di estorsioni. Massimo Carminati, il Nero, faceva parte di entrambe. La lettura del dispositivo da parte del presidente Rosanna Ianniello dura per oltre mezz’ora, ma il cuore della sentenza è nei primi secondi: «Riqualificati i reati di cui al capo uno in 416», per tutti i diciannove imputati, accusati di fare parte o avere favorito la cupola cade l’accusa di mafia. Nel bilancio finale della sentenza, i cinque secoli di carcere chiesti dai pm per i 46 imputati scendono a due e mezzo, ma le pene, in un verdetto che nega alla procura il riconoscimento di una cosca romana, sono pesantissime.

Venti anni per il Cecato e 19 per il suo socio, il re delle coop Salvatore Buzzi. Undici per l’ex consigliere comunale di Forza Italia Luca Gramazio, dieci per l’ex ad di Ama Franco Panzironi, dodici anni per l’ex consigliere Enav Fabrizio Testa. Tra i cinque assolti c’è anche l’ex direttore generale dell’Ama Giovanni Fiscon, mentre il Tribunale triplica la pena, rispetto alle richieste dei pm, per Luca Odevaine, da due anni e mezzo a otto. «Le sentenze si rispettano e con questa sentenza sono state date anche condanne alte – commenta a caldo il procuratore aggiunto Paolo Ielo – i giudici ci danno torto su alcuni punti, mentre in altri riconoscono il lavoro fatto in questi anni». In aula ad ascoltare la sentenza c’è anche il sindaco Virginia Raggi: «È una vittoria per la città», commenta. A metà pomeriggio per 17 imputati vengono revocate le misure cautelari, anche Panzironi torna libero, mentre Gramazio è ai domiciliari dopo più di due anni.

FOTO – di –

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Mafia Capitale, la lettura della sentenza (Cecilia Fabiano/Ag.Toiati)

LE ASSOCIAZIONI
Per il tribunale il Mondo di sotto, quello delle estorsioni e delle intimidazioni, non dialogava con i colletti bianchi. Massimo Carminati e Riccardo Brugia, condannato a undici anni, erano il trait d’union tra le due organizzazioni. Ma se la prima aveva i tratti della criminalità, la seconda si occupava di affari. Nessuna delle due, comunque, impiegava il metodo mafioso. Salvatore Buzzi e il mondo delle coop, invece, facevano parte della consorteria degli affari, nella quale figurano anche Gramazio e Panzironi. Le pene sono pesantissime, il commercialista Paolo Di Ninno è stato condannato a 12 anni, Alessandra Garrone, fedelissima di Buzzi a 13 anni e sei mesi. Poi ci sono i corrotti, tutti gli altri, ad eccezione di Fiscon, l’ex sindaco di Castelnuovo di Porto, Fabio Stefoni e Giuseppe Mogliani, titolare dell’azienda che aveva svolto i lavori nel campo di Castelnuovo di Porto, tutti assolti. Per l’ex presidente del Consiglio comunale Mirko Coratti, invece, la pena è di sei anni per corruzione, sette anni per Pierpaolo Pedetti, cinque anni ciascuno per il funzionario Angelo Scozzafava e per il presidente del X municipio Andrea Tassone, nove anni di reclusione al funzionario del dipartimento Giardini Claudio Turella.

GLI ERRORI
La mafia viene del tutto esclusa anche con le assoluzioni «per non aver commesso il fatto» di Rocco Rotolo e Salvatore Ruggiero, i due presunti ndranghetisti. Per la procura erano l’anello di congiunzione tra la mafia romana, diversa da tutte le altre nelle sue manifestazioni e nella capacità di intimidazione, e le organizzazioni criminali tradizionali. Per loro la procura aveva chiesto 16 anni. L’altro capitolo, sul quale il tribunale procede in direzione opposta a quella dei pm, è la posizione di Luca Odevaine, che aveva già patteggiato la pena di due anni e otto mesi. Alla fine in carcere restano solo in cinque: Carminati, Buzzi, Testa, Brugia e Matteo Calvio.

LE REAZIONI
Per gli avvocati di Buzzi e Carminati è una vittoria, anche se parziale, vista l’entità delle pene. «È un modo serio di riconoscere il sacrifico di Borsellino, non si deve fare il professionismo dell’antimafia – commenta Giosuè Naso – La presa d’atto dell’inesistenza dell’associazione di stampo mafioso – prosegue l’avvocato di Carminati – ha provocato una severità assurda. Non si è mai visto che su 46 imputati neanche uno meriti le attenuanti generiche. Pene date per compensare lo schiaffo morale che è stato dato alla procura». Dello stesso tenore le parole di Alessandro Diddi, legale di Buzzi. «Abbiamo vinto. Abbiamo sempre sostenuto che la mafia a Roma non esiste e questa sentenza lo dimostra. Abbiamo liberato questa città da una mafia costruita». Per Gianluca Tognozzi, difensore di Giordano Tredicine, Giovanni De Carlo, Carlo Pucci e Daniele Pulcini: «L’esistenza di due diverse organizzazioni, che non avevano a che fare l’una con l’altra emergeva chiaramente dagli atti dell’inchiesta».

https:.google.com.uy/amp/www.ilfattoquotidiano.it/2017/07/22/mafia-capitale-giuseppe-pignatone-non-si-arrende-non-mi-sento-sconfitto-a-roma-la-mafia-ce/3746826/amp/

REAZIONE:NON TUTTI I TEDESCHI SONO NAZISTI,NON TUTTI I RUSSI SONO TERRORISTI,NON TUTTI GLI INGLESI SONO PIRATI,NON TUTTI I FRANCESI SONO CORSARI,E COSI VIA,MA SUCCEDE CHE IN ITALIA SI HA CONFUSO LA IDEOSINCRAZIA DEI CAMPANI CON LA CAMORRA,QUELLA DEI CALABRESI CON LA N’DRANGHETA E QUELLA DEI SICILIANI CON LA MAFIA.

IN QUESTO ORDINE DI COSE MAFIA CAPITALE NON HA MAI ESSISTITO E’ UNA COSTRUZIONE LINGUISTICA LEGATA A CERTO SPIRITO INQUISITORIALE DELLA GRANDE STAMPA RADICALMENTE,FONDAMENTALMENTE INDIRIZZATA A CRMINALIZZARE CERTI POPOLI:”MAFIA CAPITALE” E’ TERRORISMO NERO,E CIO’E MASSONERIA,FASCISMO,E LA N’DRANGHETA E’ LA N’DRANGHETA,NE UNA NE L’ALTRA SONO MAFIE,MA NON TUTTI I ROMANI SONO FASCISTI NE TUTTI I CALABRESI SONO DELLA N’DRANGHETA COSI COME NON TUTTI I SICILIANI SONO MAFIOSI.NON SAREBBE ORA DI SMETTERE DI CONFONDERE LA IDEISINCRAZIA DEI POPOLI CON CRIMINALITA?
VEDI IN ITALIA SI CRIMINALIZZA I POPOLI DEL SUD MENTRE VIENE PACIFICAMENTE ACETTATO CHE LA LEGA NORD ERA PARTITO POLITICO:NO,TUTTI APPARTENGONO AL PARTITO DEI PEGGIORI.MAFIA CAPITALE E’ TERRORISMO NERO E NON BASTA CHE QUALCHE ROMANO ABBIA QUALCHE CONTATTO CON UN SICILIANO CALABRESE O CAMPANO PER ESSERRE MAFIA E VICEVERSA.E NE MENO SE LA CONDOTTA CRMINALE VIENE TARGATA “ANTI-MAFIOSA”. QUELLO DEL TITOLO,UN PROBLEMA LINGUISTICO,UN PROBLEMA ETICO-MORALE.

-APPENDICE:

-SU LA STAMPA:
LaStampa.it OPINIONI
SEZIONI
Caso Unipol, perquisiti casa e ufficio di un giornalista de La Stampa, il comunicato del Cdr
Inquietudine e preoccupazione per le modalità d’intervento della Guardia di Finanza nei confronti di Gianluca Paolucci

Pubblicato il 21/07/2017
Ultima modifica il 21/07/2017 alle ore 22:09
Il Comitato di redazione de La Stampa, interpretando le preoccupazioni e l’allarme di tutti i colleghi, manifesta la più profonda inquietudine per le modalità con cui la Guardia di Finanza è intervenuta nei confronti del nostro collega Gianluca Paolucci che ha subìto una perquisizione a casa e in redazione con il sequestro di tutti gli strumenti di lavoro e materiale privato.

L’operazione della Guardia di Finanza, su mandato della procura di Torino, è avvenuta per l’ipotesi di rivelazione del segreto istruttorio, in relazione a due articoli pubblicati su La Stampa la settimana scorsa sulle manovre di Unipol per bloccare la riforma della Rc Auto. Si tratta di fatti avvenuti tra la fine del 2013 e l’inizio del 2014. La denuncia è stata fatta da Carlo Cimbri, amministratore delegato del gruppo Unipol.

La Guardia di Finanza, che si è presentata stamattina alle 8 nell’abitazione del collega e poi alle 10 sul posto di lavoro, presso la sede di Torino, ha sequestrato i suoi telefoni, il computer che usa al giornale, un iPad, numerose chiavette Usb e schede di memoria.

Sono stati sequestrati anche un vecchio iPad non più funzionante e due telefoni della sua compagna, non più in uso. Hanno prelevato materiale privato del collega e due dvd con il backup dei dati relativi al suo precedente lavoro, che ha lasciato oltre dieci anni fa, materiale poi in parte restituito. Hanno setacciato con scrupolo la camera dei suoi figli, le scatole con i loro giocattoli, i libri, la cantina, il baule della Vespa in garage.

A La Stampa, invece, sono stati perquisiti materiali, archivio, documenti del giornalista. Dopo averne clonato il contenuto, al collega sono stati restituiti i telefoni che ha in uso (ma non quelli della compagna) e il suo iPad. Nei telefoni ci sono chat e contatti con le sue fonti, molte delle quali non hanno nessuna attinenza con la cronaca giudiziaria ma con il cuore della sua attività giornalistica, la cronaca economica e finanziaria. Venerdì scorso la procura aveva già acquisito una parte delle intercettazioni, peraltro ancora disponibili online. Da allora, il collega ha continuato a lavorare e ha trovato altra documentazione. Si tratta di atti risalenti – i più recenti – a tre anni e mezzo fa. Ma che evidentemente suscitano ancora imbarazzo a Unipol e al suo amministratore delegato.

Nell’esprimere la massima solidarietà al collega Gianluca Paolucci, il Cdr ribadisce l’impegno a informare i propri lettori raccontando i fatti anche se spiacevoli per qualcuno.

Il Cdr de La Stampa

Attraverso una nota Unipol fa sapere che la denuncia «non è stata indirizzata verso il giornalista o il giornale», ma «lamenta la possibile violazione del segreto istruttorio, trattandosi di atti d’indagine che, a prescindere dalla loro assoluta irrilevanza penale, non risultano depositati alle parti in alcun procedimento».
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Alcuni diritti riservati.

http:.lastampa.it/2017/07/21/cultura/opinioni/editoriali/perquisiti-casa-e-ufficio-del-giornalista-de-la-stampa-il-comunicato-del-cdr-3b1afNGFgQmgXQ1JIja5VJ/pagina.html

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-APPENDICE 2:SU L’ESPRESSO:
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Tommaso Cerno,Editoriale

EDITORIALE
Cari giudici di Mafia capitale, è l’ora di rileggere Sciascia

«Forse tutta l’Italia va diventando Sicilia… E sale come l’ago di mercurio di un termometro, questa linea della palma, del caffè forte, degli scandali: su su per l’Italia, ed è già, oltre Roma… »

20 luglio 2017

Abbiamo risentito la frase italiana per eccellenza: la mafia non esiste. Quella dei tempi d’oro. Quando la politica mangiava con loro e i giornalisti venivano ammazzati. Lo dicono ridacchiando mentre uno ‘Stato cecato’ ha inflitto oltre 280 anni di carcere a un’organizzazione criminale guidata da er Cecato vero, Massimo Carminati. Con una sentenza che ripulisce Roma dal lordume. Fra le risatine di avvocati entusiasti per avere mandato in galera i loro assistiti. Ridono perché questa è una sentenza pesante, ma che mostra una visione vecchia della mafia. E fa sembrare loro dei giuristi. Mentre ripetono quello che i mafiosi dicono dal carcere: la mafia non c’è. Un limite culturale dello Stato. Pur con sostanziali passi avanti rispetto agli anni delle assoluzioni choc, degli indulti a comando.

Diciamo che qualcuno dovrebbe rileggersi Leonardo Sciascia. Se si ricorda chi sia. Denunciava già nel 1961 questa tendenza italica, quella di non sapere o volere adattare alla modernità la criminalità organizzata che cambia metodi e modi con maggiore velocità rispetto al codice penale: «Forse tutta l’Italia va diventando Sicilia… E sale come l’ago di mercurio di un termometro, questa linea della palma, del caffè forte, degli scandali: su su per l’Italia, ed è già, oltre Roma… ». A distanza di mezzo secolo da questa profezia, il tribunale infligge pene severissime ai criminali che avevano messo le mani su Roma, ma non cancella la parola “Forse” dalla più celebre citazione de “Il Giorno della Civetta”.

E la mafia certamente ha ascoltato dalle sue lorde tane e dalle sue latitanze. Perché può stare certa che in un Paese come il nostro, invischiato in decine di scandali e omicidi, attovagliato spesso con loschi figuri, affermare in nome del popolo italiano che non solo non siamo riusciti a sconfiggere le mafie storiche, ma siamo stati capaci di farne crescere una nuova, nel cuore di Roma, già graziata ai tempi della Banda della Magliana, è roba troppo grossa per il nostro Stato. Lo sappiamo da anni.

Una cosa buona c’è. L’organizzazione criminale di er Cecato, di quel Massimo Carminati, ex terrorista nero, viene smantellata da una condanna pesantissima. È un passo avanti. Ma non basta. L’organizzazione messa sotto i riflettori dall’Espresso nel 2012, quando Roma faceva finta di non conoscere quel signore che se ne stava seduto in un distributore di benzina facendo piedino a un pezzo di politica di tutti i colori, con lo stesso sguardo immobile che tenne durante il processo Pecorelli al fianco di Andreotti, va dietro le sbarre.

Va detta una cosa: in Italia erano in molti a volersi levare di torno Carminati, come è stato, ma a non voler scoperchiare il marcio che nasconde quel suo mondo di mezzo. Sembra che la giustizia vada avanti, però a piccoli passi. Stavolta le pene ci sono, ma c’è pure l’ennesimo rinvio della grande questione che tiene impalata l’Italia.

Siamo in grado di capire che la mafia non porta più la coppola, non usa i pizzini né carica la lupara? Non è facile.

Per questo dico senza paura che questa condanna non è il migliore regalo di Stato alla memoria di Giovanni Falcone e Paolo Borsellino nell’anniversario delle stragi. E ci costringe a rileggere parole che risuonano come una oscura profezia, anche se stentano a prendere vita dentro un’aula di giustizia. La mafia non è un demone, è normalità. Non è sangue, è aria che respiriamo: «Una associazione per delinquere, con fini di illecito arricchimento per i propri associati, e che si pone come elemento di mediazione tra la proprietà e il lavoro; mediazione, si capisce, parassitaria e imposta con mezzi di violenza». Lo scrisse Sciascia, appunto, nel 1957. Quando quei giudici erano bambini o nemmeno erano nati. Lo scrisse in nome suo. Incurante di loro. Prima o poi lo riscriveranno anche i giudici in una sentenza. In nome del popolo italiano. Quello che può vincere contro gli uomini, i mezz’uomini, gli ominicchi, i (con rispetto parlando) pigliainculo e i quaquaraqua.

Forse tutta l’Italia va diventando Sicilia… A me è venuta una fantasia, leggendo sul giornale gli scandali di quel governo regionale: gli scienziati dicono che la linea della palma, cioè il clima che è propizio alla vegetazione della palma, viene su, verso il nord, di cinquecento metri, mi pare, ogni anno… La linea della palma… Io invece dico: la linea del caffè ristretto, del caffè concentrato… E sale come l’ago di mercurio di un termometro, questa linea della palma, del caffè forte, degli scandali: su su per l’Italia, ed è già, oltre Roma».
Leonardo Sciascia, Il giorno della civetta, 1961

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87 commenti
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5 giorni fa
asmodeus1
Sconfiggere la mafia, ormai strutturale al paese, innescherebbe una catastrofe socioeconomica inimmaginabile.
Bisognava pensarci anni fa ad estirpare il cancro, ora che si è metastatizzato è impossibile.
Fatevene una ragione.
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6 giorni fa
1956marco1956
Ad un sistema come quello italiano l’impressione è che la mafia camorra ndrangheta….. faccia comodo a molti, come un po la religione per i poveri in tutti i sensi, sono decenni che sento di sequestri, arresti, decapitata la piovra, tutte balle quando muovi decine di miliardi se non hai protezioni a tutti i livelli non sposti miliardi, ricordo che quando hanno deciso di fermare le brigate rosse o altri gruppi armati lo hanno fatto, quindi resto della mia convinzione, non solo mia, pensare male si fa peccato ma si indovina ( Andreotti )
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6 giorni fa
blaue
il rammarico sta tutto sul tema della certezza della pena. E’ patrimonio del cittadino comune che a scontare le condanne siano solo i mafiosi. E c’è del vero. Sfogliando l’ordinamento penitenziario si scopre che l’ergastolo non esiste, il massimo è 30 anni. Per ogni anno di galera si hanno tre mesi di abbuono sul totale. Poi la libertà vigilata dopo metà della pena, i vari permessi, la semilibertà ecc.. Un po’ di conti e si può immaginare cosa diventeranno le severe condanne. Le pene andrebbero scontate. Ma occorrerebbero più carceri, più personale e una drastica riforma della legislazione premiale. Impresa titanica. I mafiosi giustamente pagano le loro colpe. Ma non è che si debba qualificare mafioso chi non lo è perchè sconti la condanna.
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6 giorni fa
smrtovnica
Le tre paginette su Kaspar Hauser costituiscono il contributo maggiore di Sciascia alla letteratura.
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7 giorni fa
cesacesa
La mafia oggi è in politica,compra aziende di qualsiasi tipo,è nei consigli comunali,regionali e nazionali,è fra giudici,fra magistrati,fra avvocati praticamente ha occupato ogni settore e acquista qualsiasi cosa,il denaro sporco ne ha a volontà com droga e illeciti vari,quindi la mafia c’è e andrebbe sterminata ovunque sia,con legge severe e non interpretabili,non fatti da loro stessi,come dimostra la loro infiltrazione nel Parlamento e addirittura facendosi eleggere Ministri,ma fatte da Persone senza macchie e senza sospetti di qualsiasi natura,solo allora le leggi saranno utili a cancellare la mafia da ogni nascondiglio,chi ha dato mandato di uccidere Falcone e Borsellino è in Politica Nazionale ad alto livello, a chi dava fastidio le indagini di Borsellino prima della sua morte?,ai giornalisti Italo/Francesi,Borsellino disse su chi stava indagando,allora?…cosa serve ancora?..
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7 giorni fa
mirellaciocci
Possibile che i giudici non abbiano capito che la mafia si è evoluta camminando con i tempi, con la storia e con la cultura?Forse i codici sono rimasti inchiodati ai vecchi schemi, quelli che riconoscevano nel mafioso l’uomo con la coppola e con la lupara, ma oggi la mafia ha conquistato tutte le istituzioni statali e giudiziarie. L’Equitalie è fondata su principi mafiosi e mafiose sono le manipolazioni che esercita con certe complicità per colpire l’uno e favorire l’altro. Porcherie sotto i nostri occhi. Le intimidazioni non sono quelle dei capi storici che appendevano alla porta le teste mozzate degli animali. A Roma sono stati ravvisati quattro capi mafia compreso Carminati per non ignorare i Casamonica. Ai tempi di Sciascia forse la mafia non aveva raggiunto ancora Roma, ma oggi oggi ha raggiunto i confini nord d’Italia. L’intreccio con la corruzione è indispensabile. Roma è mafiosa.

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7 giorni fa
mymind04
La polemica mi sembra un po’ forzata. E soprattutto sembra rivolgersi ai giudici che non hanno ravvisato nel caso specifico la fattispecie mafiosa. Può darsi che i giudici abbiano sbagliato. Ma chi critica ha “studiato” la motivazione della sentenza? Non credo. Allora, salvo il caso di giudizi platealmente viziati, la richiesta di maggiore severità va rivolta al legislatore per apportare quelle modifiche di legge che aiuteranno a diminuire le incertezze dei giudici.
L’art. 416-bis del 1982 non ha mai avuto la coppola. Definisce semplicemente un tipo di associazione criminale particolarmente complessa e pericolosa. I giudici, con un lavoro di valutazione e interpretazione, devono applicarla con gli elementi probatori messi a loro disposizione.
Pertanto mi sembra forzato lo sfoggio di retorica quando l’applicabilità del 416-bis non viene riconosciuta in un caso specifico.
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7 giorni fa
cri1713
non serve leggere Sciascia, è sufficiente vivere nel mondo reale.
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7 giorni fa
brulo35
ma l’autore dell’articolo ha mai letto l’art. 416 bis del codice penale?
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7 giorni fa
catinotu
Mafia, ndrangheta, camorra, etc, queste delinquenze organizzate non saranno mai sconfitte. Per quanti vanno in galera, altri non tanto insospettabili prenderanno il loro posto e gli affari continueranno. Lo Stato non si è mai voluto attrezzare per fare la vera guerra. Combatte con armi spuntate e si accontenta di quel poco da sbandierare all’opinione pubblica e calmarla per qualche tempo. E’ un comportamento ridicolo che ormai non regge più. E i cittadini non hanno la forza di ribellarsi, a meno che non mettano in conto le varie rappresaglie che questa gentaglia sa mettere in atto, restando impunita. E’ uno schifo che c’è solo nel nostro Paese, vedere cittadini sotto scorta per essere difesi, sia loro che le relative attività commerciali. Lo Stato, purtroppo, finora ha dato solo cattivi esempi.
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REAZIONE:LEONARDO SCIASCIA ERA NOTO COMMUNISTA E LEGGERE QUESTE SUE PAROLE DI ALLORA NELL’ITALIA DI OGGI A PROPOSITO DI QUESTO CASO RISULTA UN EXTEMPORANEO ESSERCIZIO DI STIMMATIZAZIONE,CRIMINALIZAZIONE E RAZZISMO CHE ATTENTA CONTRO L,INTEGRITA TERRITORIALE E L’UNITA DEL PAESE.

28 LUGLIO 2017:TRUMP CONTRO LA STAMPA

-SU LA REPUBBLICA:
Repubblica.it
ESTERI

Isis, Trump accusa Nyt: “Ha fatto fallire piano per uccidere Al-Baghdadi”

Al Baghdadi e Donald Trump
Presidente Usa su Twitter: “Hanno messo i loro interessi davanti a quelli della sicurezza nazionale”. Ma è giallo sulla sorte del leader del Califfato che i russi credevano di avere ucciso un mese fa: il segretario alla Difesa americano, John Mattis, ritiene che sia ancora vivo. Il giornale fornisce la sua versione sull’episodio
22 Luglio 2017
IL NEW YORK TIMES ha mandato all’aria una operazione di intelligence militare americana per uccidere il capo dell’Isis, il califfo Abu Bakr al-Baghdadi. È l’accusa mossa al quotidiano newyorkese dal presidente Usa Donald Trump, che, però non fornisce dettagli. “Hanno messo i loro interessi davanti a quelli della sicurezza nazionale”, ha scritto Trump su Twitter.
Ma sulla morte del numero uno del Califfato è giallo. Il ministero della Difesa russo il 16 giugno aveva rivelato di aver ucciso in un raid della sua aviazione militare proprio il leader supremo dello Stato Islamico. La Difesa russa aveva spiegato che il raid in cui al-Baghdadi avrebbe trovato la morte sarebbe avvenuto nella periferia sud di Raqqa il 28 maggio. Ma il ministero aveva precisato anche che mancavano conferme.

Di diverso avviso il segretario alla Difesa americano, John Mattis, secondo cui al-Baghdadi non sarebbe stato ucciso e avrebbe ancora un ruolo importante nell’organizzazione. “Credo che sia ancora vivo” ha detto Mattis.Ora arriva il tweet del presidente Usa, che, senza specificare circostanze, contesti e date, crea ulteriore incertezza sulla sorte del terrorista più ricercato al mondo.

Nyt: “Articolo letto da Difesa, nessuno obiettò”. È stato lo stesso Nyt a spiegare a cosa si riferisse la criptica accusa lanciata da Trump. Secondo la testata, chiamata in causa dal presidente, si sarebbe riferito ad un servizio della conservatrice Fox News di Rupert Murdoch, sua fonte primaria di informazione (come lui stesso ha ammesso), trasmesso stamane solo 25 minuti prima del suo twitter. Nel pezzo veniva riportato il commento del comandante delle Operazioni Speciali Usa, il generale Tony Thomas che ad un forum ha dichiarato che le forze americane “erano particolarmente vicine” ad al Baghadi dopo che in un’incursione del 2015 erano state recuperate informazioni. “Quella era una pista fantastica. Sfortunatamente venne fatta filtrare da un importante quotidiano nazionale una settimana dopo e la pista scomparve”.

Secondo Fox il generale si riferiva ad un articolo del giugno 2015 del Times in cui si affermava che gli 007 Usa avevano “estratto informazioni di valore” dall’incursione in cui le forze americane avevano recuperato “laptop, cellulari ed altri materiali” inclusi da 4 a 7 terabytes di dati. Nel testo si affermava “che al-Baghdadi e altri leader dello Stato Islamico usavano le mogli per passarsi informazioni tra di loro per scongiurare di essere intercettati”.

All’epoca, sottolinea il Times, il Pentagono non sollevò alcuna obiezione prima che la storia fosse pubblicata (il quotidiano aveva fatto leggere il pezzo alla Difesa) e anche dopo nessun alto funzionario Usa se ne era mai lamentato fino ad oggi.
http:.repubblica.it/esteri/2017/07/22/news/isis_trump_accusa_nyt_ha_fatto_fallire_piano_per_uccidere_baghdadi_-171405836/

26 LUGLIO 2017:OBAMACARE,LA MADRE DI TUTTE LE RIFORME

-SU LA STAMPA:La Stampa.it

MONDO SEZIONI

Il Senato americano dà il via per un solo voto al dibattito per la riforma dell’Obamacare

Il presidente Trump si è felicitato e ha ringraziato il senatore John McCain, tornato oggi a Washington per votare in aula sulla riforma sanitaria, interrompendo la sua convalescenza

AFP

Pubblicato il 25/07/2017 Ultima modifica il 25/07/2017 alle ore 23:10

Con il voto determinate del vicepresidente Mike Pence, il Senato degli Stati Uniti raggiunge la maggioranza necessaria di 51 `Si´ per dare il via all’iter necessario alla riforma di Obamacare, aprendo quindi il dibattito in aula. Il presidente Donald Trump si è felicitato per il voto e ha ringraziato in particolare il senatore John McCain, tornato oggi a Washington per votare in aula, interrompendo così la sua convalescenza per un intervento per un grave tumore al cervello. Trump non manca tuttavia di rammaricarsi del fatto che il via libera al dibattito sulla riforma della sanità sia passato senza nemmeno un voto democratico, «è un peccato», ha detto. Trump ha comunque definito un «grande passo» il voto del Senato americano che ha dato il via libera al dibattito sulla riforma sanitaria, un dossier che divide la maggioranza repubblicana da mesi. Il presidente da settimane lancia moniti contro l’incapacità della sua maggioranza a mantenere la sua promessa di abrogare e sostituire l’Obamacare. «Il Senato deve ora approvare una legge e farla arrivare sulla mia scrivania in modo tale da poter finalmente porre fine ai disastri dell’Obamacare, una volta per tutte», ha detto il presidente in una nota diffusa dalla Casa Bianca, esultando per il via libera del Senato all’avvio del dibattito per la riforma. «Come mostra il voto di oggi l’inazione non è un’opzione – ha osservato Trump – e ora il processo può andare avanti con una legge che abbassi i costi e aumenti le opzioni per tutti gli americani».
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Commons Alcuni diritti riservati.

http:.lastampa.it/2017/07/25/esteri/il-senato-americano-d-il-via-per-un-solo-voto-al-dibattito-per-la-riforma-dellobamacare-jGBTbzqKDQnU0rBTsXcbUJ/pagina.html
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REAZIONE:IL PRESTIGIO DELL’AMMINISTRAZIONE TRUMP SI GIOCAVA IN QUESTA RIFORMA DELLA OBAMACARE.PASSA.TRIONFO.GRAZIE JHON MCCAIN.EROICO.

-IL GIORNO DOPO:

-SU LA REPUBBLICA:Repubblica.it
ESTERI
Usa, il Senato respinge la revoca dell’Obamacare

Donald Trump
Fallito il tentativo di abolire in blocco la legge sanitaria senza una normativa di rimpiazzo. Sette i dissidenti repubblicani, tra cui John McCain. Giovedì e venerdì saranno forse i giorni decisivi
dal nostro inviato ANTONELLO GUERRERA
26 Luglio 2017
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NEW YORK – Era anche questo un azzardo, come tutta la telenovela della riforma sanitaria che si sta svolgendo al Senato Usa in queste ore. Ma stavolta non è andata bene al presidente. Se ieri Donald Trump l’aveva spuntata per un voto per riaprire la discussione, questa sera l’aula ha respinto l’emendamento che prevedeva l’abolizione brutale dell’Obamacare senza una legge-rimpiazzo. Un’ipotesi che il presidente aveva lanciato su Twitter, che il capogruppo repubblicano al Senato Mitch McConnell aveva poi adottato in una versione soft (abolizione a scoppio ritardato in due anni, durante i quali si sarebbe cercato di giungere a una nuova legge) ma che l’aula, come era prevedibile, ha affondato: 55 a 45. Sette i dissidenti repubblicani, tra cui proprio lui, John McCain. Ieri salvatore di Trump, nonostante il tumore, oggi castigatore.

Ma l’esito del voto non è una sorpresa: questa versione della riforma era invisa da tempo a diversi senatori repubblicani perché troppo drastica. McCain stesso aveva sempre espresso apertamente la sua contrarietà. Fosse passata una legge del genere, ad almeno 26 milioni di americani poveri sarebbe stata strappata la copertura sanitaria prevista dall’Obamacare dell’ex presidente. Un bagno di sangue per molti parlamentari del Gop (Grand Old Party, il nome storico del partito rep), molti dei quali non avrebbero avuto il coraggio di tornare poi nei loro stati e affrontare le proteste dei malcapitati cui sarebbe stata requisita l’assicurazione sanitaria.

Del resto neanche Donald Trump sperava in questo emendamento, che lui stesso aveva sostenuto.

Sarebbe servito un miracolo, che non è arrivato. Il paradosso però è che questo disegno di legge affossato oggi è praticamente lo stesso che i repubblicani nel 2015, allora già in maggioranza sia alla Camera che al Senato nonostante la presidenza Obama, fecero passare al Congresso per poi essere affossato dal veto del predecessore di Trump. Oggi, gli stessi che votarono quella legge e che oggi l’hanno bocciata, riconoscono che all’epoca si trattava di un voto simbolico, quasi inutile. Ora, la questione è diversa.

E quindi cosa succede adesso? Si continua con gli emendamenti. Dopo la sconfitta attesa di questa sera, è dunque tecnicamente escluso che i repubblicani abbatteranno Obamacare in blocco, come era molto improbabile del resto. Quindi adesso proveranno a smontarla pezzo per pezzo. Non sarà facile. I democratici promettono una valanga di emendamenti anche se McConnell è riuscito a limitare il dibattito a 20 ore, scongiurando il “filibustering”, l’ostruzionismo americano in Parlamento. Ma i repubblicani devono trovare un’unità al momento francamente lunare.

Giovedì e venerdì saranno i giorni probabilmente decisivi. Si voteranno emendamenti a raffica, forse per tutta la notte, e si raccoglierà ciò che si è seminato in queste ore. I repubblicani rischiano di rimanere con un pugno di mosche in mano. E, questa sì, sarebbe una sconfitta bruciante per Donald Trump. Che aprirà la resa di conti nel partito repubblicano. Ma anche nella sua amministrazione. Un ok corral dalle conseguenze imprevedibili.

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REAZIONE:E’ UN SUCCESSO COMUNQUE,IL DIBATTITO E’ APERTO.

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-E COSI SU LA STAMPA

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Il Senato americano respinge la revoca dell’Obamacare
Bocciato il testo presentato dai repubblicani per cancellare la riforma sanitaria. Trump guarda avanti: «Presenteremo la riforma delle tasse e il piano delle infrastrutture»


AP

Pubblicato il 26/07/2017
Ultima modifica il 27/07/2017 alle ore 09:31
Il Senato degli Stati Uniti ha bocciato il testo presentato dai repubblicani per la revoca della maggior parte della riforma sanitaria, detta Obamacare, senza prevederne una sostituzione.

Il Senato ha respinto con 45 voti favorevoli e 55 voti contrari la proposta che contemplava la revoca di Obamacare rinviando quindi ad un secondo momento la sostituzione dell’Affordable Care Act. Contro l’emendamento che avrebbe smantellato la riforma hanno votato anche sette senatori repubblicani: Dean Heller (Nevada), John McCain (Arizona), Susan Collins (Maine), Lisa Murkowski (Alaska), Shelley Moore Capito (Virginia Occidental), Robert Portman (Ohio) e Lamar Alexander (Tennessee).

Secondo alcuni calcoli se l’emendamento fosse passato 32 milioni di persone avrebbero perso l’assicurazione medica in meno di 10 anni, ma anche si sarebbe determinato un aumento della spesa sanitaria del 20%. Visti i contrasti anche nel Partito repubblicano ora è ipotizzabile che il GOP segua una via meno drastica nella liquidazione dell’Obamacare voluta dal presidente Usa, Donald Trump e definita come «skinny bill», «legge magra».

Trump comunque guarda avanti: «Nel futuro a breve presenteremo i provvedimenti per la riforma delle tasse e il piano delle infrastrutture». E annuncia un nuovo impianto di Foxcoon in Wisconsin. Il colosso taiwanese fra i fornitori di Apple, grazie al nuovo impianto, creerà 3.000 nuovi posti di lavoro. E il presidente Usa festeggia: «E’ un grande giorno per i lavoratori americani. Se non fossi stato eletto, Foxcoon non avrebbe investito negli Stati Uniti». L’impianto rientra in un piano di investimenti di Foxcoon negli Usa da 10 miliardi di dollari.

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http:.lastampa.it/2017/07/26/esteri/il-senato-americano-respinge-la-revoca-dellobamacare-0EojAd5U5cdJpyB2HLcFaM/pagina.html
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REAZIONE:IL PRINCIPALE ARGOMENTO POLITICO DI OBAMA PER LA SUA RIFORMA ERA(COME IN GERMANIA) LA CREAZIONE DI POSTI DI LAVORO,BENE LA NUOVA ERA NON ACETTA CHE I SUOI PROFITTI VENGANO DIROTTATI VERSO IL NEOLIBERALISMO(COSI ABITUALR FRA GLI ISPANI)E QUINDI TOGLIE LE SCUSE A OBAMA E VIENE IN AIUTO DI TRUMP,CREA POSTI DI LAVORO MEGLIO CHE LA OBAMA CARE.LA NUOVA ERA E’ UNA ERA DELL’ INIZIATIVA PRIVATA E DEI POVERI E NON VUOLE ESSERE SNATURALIZZATA.

27 LUGLIO 2017:GAYXIT

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Trump dice no ai transgender nelle forze armate
Il presidente Usa va in direzione opposta rispetto al suo predecessore Barack Obama


AP

Pubblicato il 26/07/2017
Ultima modifica il 26/07/2017 alle ore 20:46
Il presidente degli Stati Uniti Donald Trump va in direzione opposta rispetto al suo predecessore Barack Obama e decide che i transgender non potranno servire nelle forze armate americane. Lo annuncia lo stesso Trump via Twitter.

«Dopo consultazioni con i miei generali ed esperti militari, informo che il governo degli Stati Uniti non accetterà o consentirà… ad individui transgender di servire, in qualsivoglia ruolo, nelle forze armate degli Stati Uniti», ha scritto Trump in una serie di tweet. «I nostri militari devono concentrarsi su decisive e schiaccianti vittorie e non possono essere oberati dai tremendi costi medici e disagi che comporta avere transgender nelle forze armate. Grazie».

Nel giugno del 2016, l’ex segretario alla Difesa Ash Carter aveva infatti abolito la regola secondo cui le persone transgender potevano vedersi negato l’arruolamento ed essere discriminati per il loro orientamento sessuale. L’esercito militare americano volontario doveva essere in grado di reclutare le migliori persone disponibili senza «barriere che non siano legate esclusivamente alle loro competenze, barriere che ci impediscono di arruolare e tenere con noi quanti possono compiere al meglio la missione», aveva affermato Carter all’epoca.

«Sembra una vigliaccata». Così Chelsea Manning – l’ex soldato, oggi soldatessa, dell’esercito americano condannata per aver passato una valanga di documenti segreti a WikiLeaks poi graziata da Barack Obama – ha commentato via Twitter la decisione del presidente Donald Trump di escludere le persone transgender dalle forze armate Usa. «Quindi, le forze armate più grandi più forti più $$$ (ricche ndr) sulla terra si lamentano per qualche persona trans ma finanziano gli F35? Suona come vigliaccheria», ha scritto.
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AP
Trump cancella la svolta di Obama sull’uso dei bagni per gli studenti transgreder

http.lastampa.it/2017/07/26/esteri/trump-dice-no-ai-transgender-nelle-forze-armate-s02BCHsttEVyjp6R3wKv9I/pagina.html-

26 LUGLIO 2017:VITTORIA-CONTRIBUTO DEL SOFTWARE LIBERO E DELLA NUOVA ERA

-SU SOFTONIC.COM:

Adobe anuncia el fin de Flash Player
Daniel Caceres

POR DANIEL CACERES

26 de julio de 2017

Adobe ha anunciado el fin de Adobe Flash Player. Concretamente, dejará de dar soporte a Flash Player. Eso significa que se podrá seguir usando el software pero que se tornará altamente vulnerable a virus y a malware en general. ¿Por qué? Porque Adobe deja,rá de lanzar parches y actualizaciones.

Desde 1996, Flash ha permitido a los usuarios ver contenido multimedia dinámico en sus navegadores. Fue desarrollado por Macromedia. Fue en 2005 cuando Adobe compró Flash.

Aunque Flash Player nos ha dado muchas alegrías, también ha sido el centro de muchas críticas. Flash Player tuvo muchos problemas de seguridad y además tenía problemas de rendimiento, de ahí sus constantes actualizaciones que jamás acababan por solventar los problemas.

“Flash ha sido el favorito de muchos creadores de malware”, declara Jérôme Segura, analista jefe en Malwarebytes. “Muchas personas del mundo de la seguridad llevamos años pidiendo a la gente que elimine Flash de sus máquinas”.

Lo curioso de esta noticia es la FECHA de su fin. En su blog oficial, Adobe ha prometido “dejar de actualizar y distribuir Flash Player a finales de 2020”. ¿2020? Tiene sentido esta fecha, pues los creadores de contenido necesitan tener cierto margen de tiempo para migrar su contenido a otro formato.

El fin de Flash Player nos afectará más a nivel sentimental que a nivel práctico. HTML5 se ha convertido en el nuevo estándar para la creación de páginas web. Ofrece el mismo contenido dinámico de Flash pero sin sus problemas.

https:softonic.com/articulos/adobe-flash-player-soc
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REAZIONE:QUESTA E’ UNA VITTORIA E CONTRIBUTO DELLA NUOVA ERA E I SUOI SVILUPPATORI DI SOFTWARE LIBERO.MI SPIEGO,VERSO GLI ANNI 2005 QUANDO ANCORA INTERNET ERA IN PANNOLINI HO INIZIATO A PUBBLICARE.LE DIFFICOLTA DI ACCEDERE A NUOVE TECNOLOGIE IN QUESTO PAESE MI HANNO PORTATO A USARE WINDOWS ’98 ANCORA QUANDO LE ULTIME ATTUALIZAZIONI ANDAVANO GIA NEL WINDOW VISTA.COSI LE DIFFICOLTA PER ADOPERARE CON LE ULTIMI ATTUALIZAZIONI DEI MIEI SOFTWARE MI PORTARONO AD ATTINGERE SUL WEB A SOFTWARE LIBERO CHE FORNIVA ALTERNATIVE E SCORCIATOIE PER I VECCHI STRUMENTI DEL W98.IN QUEL MOMENTO PUBBLICAI IL MIO PENSIERO DIVAGANTE SUL SOFTWARE LIBERO INCORAGGIANDO AL SUO SVILUPPO.CONCRETAMENTE ERO INTERESSATO ALL’IPERTESTO HTLM5 CHE MI PERMETESSI USARE VIDEO,COSA CHE NON POTEVO FARE PRCHE LE ATTUALIZAZIONI DI ADOBE FLASH PLAYER NON FUNZIONAVANO SULL’OSSOLETO W98.QUESTO DIEDE SPINTA A SVILUPPATORI ONLINE E QUESTO E’ IL RISULTATO.UN ENORME CONTRIBUTO DEL SOFTWARE LIBERO CHE CI PERMETTERA FRA ALTRO ADOPERARE VIDEO SENZA SCARICARE FLAH PLAYER E LE SUE ATTUALIZAZIONI DI ADOBE.E QUESTO DIMOSTRA QUANTO INFLUENTE SIA LA NUOVA ERA E QUESTE PUBBLICAZIONI IN MATERIA DI TELECOMUNICAZIONE.

27 LUGLIO 2017:RAJOY IN TRIBUNALI

-SU LA STAMPA:

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Rajoy in tribunale: “Corruzione? Mi occupavo di politica e non di contabilità”
Il premier spagnolo dichiara come testimone nel processo sul finanziamento illegale del suo partito

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REUTERS

Pubblicato il 26/07/2017
Ultima modifica il 26/07/2017 alle ore 18:00
FRANCESCO OLIVO
L’immagine ha il suo peso: Rajoy in tribunale interrogato nel processo per la corruzione del Partito Popolare. Per la Spagna è un giorno, a suo modo, storico, mai un presidente del governo era comparso in un tribunale. Mariano Rajoy è stato convocato in qualità di testimone e non di imputato. Ma la veste ha la sua scomodità, il capo del governo ha dovuto a rispondere a tutte le domande e giurare di dire la verità (al contrario degli imputati che non hanno quest’obbligo). L’aspettativa era grande, davanti all’aula centinaia di giornalisti e operatori. La linea di Rajoy è stata fondamentalmente una: «Mi occupavo di politica e non di contabilità». Un modo per allontanare da sé trame e personaggi che vivevano fuori e dentro al suo partito negli anni della sua presidenza. Al centro del processo il finanziamento illegale al Partito Popolare, da parte di un gruppo di imprenditori che in molte parti di Spagna pagavano per vedersi assegnati appalti importanti. Convitato di pietra Luís Bárcenas, ex tesoriere del Pp, con conti milionari in Svizzera, grande accusatore dei suoi ex compagni che negli ultimi mesi ha cambiato clamorosamente strategia, discolpando i vertici del partito di governo.

Rajoy ha risposto alle domande degli avvocati della parte civile, compresi quelli del partito socialista di Valencia e Madrid, insistendo sulla sua totale estraneità a ogni forma di finanziamento illegale e all’esistenza delle cosiddette “trame” (quella principale è conosciuta come la trama Gurtel). Rajoy ha confermato una riunione con Bárcenas, quando era già nota l’indagine a carico dell’ex tesoriere, «ma fu un breve incontro per dire addio al partito, nel quale mi chiese la disponibilità di un’auto per un breve periodo, mi sembrò una richiesta ragionevole».

Come prevedibile, al di là delle parole in aula, la presenza di Rajoy in tribunale ha scatenato l’opposizione. Pablo Iglesias di Podemos chiede ai socialisti un patto per costringere il premier a comparire in aula, per chiarimenti. «È inutile però chiedergli di dimettersi. Occorre creare le condizioni perché lui e il suo partito corrotto non governi più». Tradotto: il leader degli ex indignados spera in un accordo con il Psoe per una nuova mozione di sfiducia al governo. Il segretario socialista, Pedro Sánchez ha un’altra strategia, ma lo stesso scopo: «Rajoy metta fine oggi stesso a questa agonia politica». Non saranno accontentati.

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