FAITES INTERNES 1:CONTINUATION 341

18 AGOSTO 2017:CINA,NO AL NEOLIBERALISMO,CALCIO SOTTO CONTROLLO

-SU LA REPUBBLICA:

Milan, Yonghong Li sempre più solo: la Cina vieta gli investimenti privati nel calcio
Giuliano Balestreri 8 ORE 8313

Yonghong Li con l’ad del Milan, Marco Fassone (a destra) e David Han Li (a sinistra). Foto di Miguel Medina/Afp/Getty Images

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Dopo il trionfale 6 a zero rifilato ai macedoni dello Shkëndija e in attesa dell’esordio in campionato domenica sera a Crotone, per il Milan arriva la doccia fredda cinese: stop agli investimenti privati in settori come real estate, hotel, intrattenimento e club sportivi. Insomma quando sembrava che il divieto all’uscita dei capitali potesse esaurirsi – o quanto meno allentarsi – il prossimo 30 settembre, è arrivato perentorio l’ordine del governo.

Foto di China Photos/Getty Images

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Il risultato è che Yonghong Li, il misterioso broker presidente del Milan, si trova ancora più solo di qualche mese fa. “Pechino ha semplicemente ribadito che il calcio non è una priorità per la crescita del Paese” spiega Giuliano Noci prorettore del polo territoriale cinese del Politecnico di Milano che poi aggiunge: “Li ha investito molti soldi e ora è rimasto senza paracadute. Se non ottiene subito importanti risultati sportivi e finanziari il club passerà al fondo Elliott. Di certo lo stress finanziario di questa operazione è enorme”.

Gianluigi Donnarumma. Foto di Tullio M. Puglia/Getty Images
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Se quello di Li è un bluff – come pensano molti degli addetti ai lavori -, l’imprenditore potrà continuare ad accampare scuse spiegando la difficoltà a reperire risorse con la stretta all’uscita dei capitali; se invece la sua cordata era reale adesso Pechino ne ha certificato la fine. “Il vero problema di Li – sottolinea Noci – è che nessuno dalla Cina potrà unirsi a lui”. In questo momento, di fatto, possono investire solo aziende di Stato o i privati che perseguono obiettivi in linea con quelli del governo e quindi lungo la ‘Belt and road’ voluta dal presidente Xi Jinping per una nuova ‘via della Seta’ tra Asia ed Europa: “Per questo motivo – rilancia il professore del Politecnico – anche le aziende di Stato devono informare il partito prima di avviare ogni operazione”.


Foto di Sean Gallup/Getty Images
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D’altra parte il momento è delicato: tra ottobre e novembre si terrà il Congresso quinquennale in cui verrà definito il futuro politico della Cina fino al 2032 è il governo non vuole malumori. “I grandi investimenti nel mondo del pallone non sono piaciuti alla gente” dice Alberto Forchielli, amministratore delegato di Mandarin Capital Partner, il primo fondo di private equity non cinese ad aver ricevuto in gestione capitali del governo di Pechino che poi spiega: “La verità è che preferirebbero andare allo stadio a divertirsi loro anziché sapere che sono gli europei a godersi lo spettacolo con soldi cinesi”.


Yonghong Li. Foto di Miguel Medina/Afp/Getty Images
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Tradotto: il governo che non ha alcuna intenzione di perdere il consenso popolare – proprio per evitare tensioni in vista del Congresso – non avrebbe fatto altro che captare i desiderata della popolazione. “A questo punto più che il ruggito di Huarong – scherza Forchielli – credo che sentiremo il miagolio di Li quando si accorgerà di aver lasciato la mano nella portiera della macchina”. Insomma per il broker che in una versione del curriculum sarebbe nato nella provincia del Guandong e in un’altra in un’altra in quella di Hainan (a quasi 400 km di distanza), i problemi rischiano di aumentare. Entro ottobre dell’anno prossimo dovrà infatti restituire all’hedge fund Elliott poco meno di 340 milioni di euro: “Il nodo della questione – commenta Noci – è nell’orizzonte temporale. Ci sono diversi operatori finanziari che investono con una forte leva lavorando perché la società rilevata sia in grado di generare buoni flussi di cassa con l’obiettivo di trarre profitto dalla quotazione a Hong Kong. Di solito, però, servono 3-5 anni”.


Paul Singer, numero uno del fondo Elliott. Getty Images
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Come a dire che se il problema non fosse il tempo, la struttura dell’operazione sarebbe anche razionale: il Milan è un marchio molto forte in Cina come nel resto dell’Asia e la creazione di una controllata di diritto cinese permetterebbe il pagamento dei dividendi alla capogruppo, ma a Li servono risultati sportivi e finanziari immediati. “Anche se il giro d’affari in Cina crescesse tantissimo, difficilmente ci sarebbe il tempo per girare i dividendi alla controllante; spesso – dice Forchielli – serve anche un anno”. E in una situazione sempre più complessa Elliott resta alla finestra: il vero azionista forte del Milan è il fondo americano che tra poco più di un anno, con un investimento – al netto degli interessi – da 303 milioni di euro, potrebbe ritrovarsi proprietario di una squadra fortemente rivalutata. A quel punto rivenderla con una buona plusvalenza non sarebbe difficile.
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REAZIONE:SODISFATTO?STAREMMO A VEDERE PERCHE ANCHE IL PRESIDENTE XI E’  COINVOLTO NEL PANAMA PAPERS.

PD:MENTRE BERLUSCONI,METTENDO IN GIOCO I SUOI TRADIZIONALI MEZZI  PROPAGANDISTICI, INTRAPRENDE L’ENNESIMA OPERAZIONE DI LEAFTING POLITICO SVENTOLANDO UN TANTO LOCUACE COME FANTASTICATO RITORNO IN CAMPO,QUESTA E’ LA SOLA VERA NOTIZIA CHE LO RIGUARDA.IN SICILIA DOVE DICE VOLERE FARE IL FORTE APACHE DI AVANZATA DEL FUTURO RISCATTO ELETTORALE,IL CALCIO E’  ESTRANEO AL NOSTRO WAY OF LIFE.E ANCHE QUESTA RIVOLUZIONE CULTURALE HA FALLITO,LA VISIONE DEL MONDO DELLA LA NUOVA ERA BASATA NEI SUOI NEW MEDIA DOMINA EGEMONICA ANCHE IN ITALIA,NESSUNO SI CONFONDA(E SE NO VEDI RENZI,I SUOI TELEMACO, IL SUO REFERENDUM E LE SUE RIFORME NEOLIBERALI DOVE E’  ANDATO A FINIRE):TOLGA LA MANO DAL MARE NOSTRUM MI RACCOMANDO.

-APPENDICE,IL GIORNO DOPO:SE QUALCUNO DUBITA DEL DOMINIO SOCIOCULTURALE E POLITICO DELLA NUOVA ERA LEGA LA NOTA DI SEGUITO

-SU LA REPUBBLICA:

Repubblica.it
ECONOMIA
Regno Unito, addio alle cabine telefoniche. British Telecom le dimezzerà nei prossimi 5 anni

Schiacciate dalla concorrenza dei cellulari restano in gran parte inutilizzate. La compagnia avvia un piano di dismissione: ne resteranno solo 20 mila
dal nostro inviato GIAMPAOLO CADALANU
19 Agosto 2017

LONDRA – Davanti alla cattedrale di St Paul i turisti sembrano quasi celebrare il trionfo del telefono: quelli che non sono impegnati a conversare, usano lo smartphone per un autoritratto di gruppo. Pure lo sfondo è intonato: l’inquadratura preferita è davanti alla inconfondibile cabina telefonica rossa, icona del turismo di massa e simbolo britannico per eccellenza, alla pari del Big Ben e degli autobus a due piani.

Le anziane cabine sono ormai vicine alla pensione, rese obsolete dalla diffusione dei cellulari e costose per le necessità di manutenzione. La British Telecom era arrivata a piazzarne 92 mila nell’intero Regno Unito, oggi ne sono sopravvissute 40 mila, di cui almeno settemila sono appunto quelle di disegno tradizionale, nate nel 1935 per celebrare re Giorgio V. Ma secondo la BT solo 33 mila chiamate al giorno partono dai telefoni pubblici, e un terzo almeno degli apparecchi resta per settimane intere inutilizzato. Per questo nei prossimi cinque anni almeno ventimila cabine saranno smontate.

Naturalmente la stampa popolare è subito scesa in campo per difendere “un tesoro nazionale”: il Daily Mail ricorda la storia dei diversi modelli e sottolinea che il design a duomo è ispirato al mausoleo che l’architetto sir John Soane fece costruire per sua moglie nel 1815. Il quotidiano rievoca tutti gli utilizzi insoliti: il giorno in cui la cabina è diventata un pub – a Shepreth, nel Cambridgeshire – o una biblioteca – a Westbury-sub-Mendip, nel Somerset – o una galleria d’arte – in diverse occasioni – una pasticceria – a Cladich, nell’Argyll – o persino una sede di defibrillatori o laboratorio per scrittori.

Oltre ai record di presenza (dodici adulti e due bambini), non mancano i riferimenti storici, a partire dalla corona, che inizialmente era quella dei Tudor e poi è diventata quella di St Eward per volontà della regina. L’acciaio con cui le cabine sono costruite viene dalla fonderia scozzese in cui sono stati forgiati i cannoni usati dal duca di Wellington alla battaglia di Waterloo. Ma l’anno scorso i proprietari della fonderia ne hanno annunciato la chiusura. Apparentemente, fra i fabbricanti di cellulari la richiesta di acciaio è molto limitata..

Guarda Anche

-Gb, Lizzie torna a casa: la portaerei più grande del Regno Unito entra nel porto
-Londra, autobus in fiamme: un passante prova a spegnere l’incendio
-Dal Web
Smartphone in auto, chi rispetta le regole vince buoni bencina.

http:.repubblica.it/economia/2017/08/19/news/regno_unito_addio_alle_cabine_telefoniche_british_telecom_le_dimezzera_nei_prossimi_5_anni-173222623/

REAZIONE:I CAMBIAMENTI SOCIOCULTURALI E SCENTIFICI GIA AVVIATI SI CONSOLIDANO.

 

FAITES INTERNES 1:CONTINUATION 340

29 LUGLIO 2017:E’ ARRIVATA L’ORA DI PELL

-SU LA REPUBBLICA:Repubblica.it
REP TV VATICANO
VAustralia, il cardinale Pell in tribunale per la prima udienza

Il cardinale George Pell, l’esponente pptvaticano più alto mai accusato di pedofilia, ha partecipato a Melbourne, in Australia, alla prima udienza del processo nei suoi confronti con conb l’accusa di aver molestato sessualmente più persone alcuni anni fa. Ad attenderlo davanti alla corte c’erano numerosi cronisti, ma anche alcuni dimostranti. Pell, che è rimasto pochi minuti all’interno del tribunale, non ha rilasciato alcuna dichiarazione. Il suo avvocato in aula ha ribadito la dichiarazione d’innocenza. Le parti si riaggiorneranno il prossimo 6 ottobre
26 luglio 2017

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11 commenti
ORDINA

3 giorni fa
elsagammata
In Australia sono accusati di abusi il 7% dei preti con punte del 50 % in certe diocesi ………oltre 4500 vittime vittime e quasi 2000 colpevoli identificati….
Il tutto tra l’ indifferenza del papa e della chiesa , che si sono sempre prodigati per nascondere gli eventi, piuttosto che aiutare le vittime e punire i colpevoli.
RispondiCondividi81

3 giorni fa
elsagammata
Si dichiara innocente…….. ma visto che servono 20 poliziotti armati per farlo arrivare incolume in tribunale, mi sembra che i familiari delle vittime non la pensino come lui.
RispondiCondividi70

3 giorni fa
frankpaletta
Brutta giornata quella dei poliziotti, costretti a fare un cordone difensivo per un personaggio così abietto.
Rispondi

REAZIONE:PELL E’ IL MINISTRO DI ECONOMIA DEL VATICANO,LA COMMONWEALTH DEVE SANEARSI DI QUESTO ED ALTRI NEFASTI PERSONAGGI DEL NEOLIBERALISMO SE VUOLE CHE LA NUOVA ERA CREI RICHEZZA NEL NUOVO TEMPO DEL BREXIT.CON CAMERON LA CW SI HA QUASI DISSOLTO.


29 LUGLIO 2017:CALCIO,INDAGATO PALERMO “NORD”

-SU LA STAMPA:
LaStampa.it CALCIO
SEZIONI
Indagato il presidente del Palermo Zamparini
Nel mirino degli investigatori anche il figlio del presidente, un commercialista e due professionisti lussemburghesi

ANSA
Maurizio Zamparini

Pubblicato il 29/07/2017
Ultima modifica il 29/07/2017 alle ore 11:10
Maurizio Zamparini, il figlio Paolo Diego, il commercialista di Gallarate Anastasio Morosi, il presidente e il consigliere delegato di Alyssa, Luc Braun e Jean Marie Poos, di nazionalità lussemburghese. Sono cinque degli otto indagati dell’inchiesta della Procura sul Palermo Calcio, che ruota attorno al vulcanico patron friulano. Alyssa è una società anonima, con sede in Lussemburgo, che acquisì la Mepal, altra azienda collegata alla società rosanero, di cui detiene il marchio e il merchandising.

La cessione sarebbe stata fittizia, ipotizza il Nucleo di polizia tributaria della Guardia di Finanza, e l’unico scopo sarebbe stato quello di realizzare plusvalenze in realtà inesistenti, dato che tutte e tre le società, il Palermo, Mepal e Alyssa, sono riferibili sempre a Zamparini. Ciò nonostante, non fecero un bilancio consolidato, di gruppo, e avrebbero consentito al presidente di impossessarsi di beni aziendali, sopravvalutando Mepal in ragione dei compiti che le erano stati assegnati, costruire e gestire impianti sportivi, fra cui il nuovo stadio del capoluogo siciliano, la cui realizzazione è però tutt’altro che prossima.

La Finanza è già stata due volte nella sede della società, in viale del Fante, la prima il 7 luglio, la seconda giovedì, non per una perquisizione ma per ottenere la consegna di atti. Obiettivo del pool coordinato dal procuratore aggiunto Salvatore De Luca, che indaga per riciclaggio anche transnazionale, autoriciclaggio, appropriazione indebita e falso in bilancio, è pure la verifica della tenuta finanziaria del club, in vista della possibile istanza di fallimento, che rientra tra le prerogative civili dei pm e che potrebbe fare scattare il più grave reato di bancarotta.

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LEGGI ANCHE
ANSA
Palermo-Zamparini, il finale più brutto. Doppio blitz della Finanza e rischio crac

http:.lastampa.it/2017/07/29/sport/calcio/indagato-il-presidente-del-palermo-zamparini-FIoeW1SaxekhFzVpxqiCtJ/pagina.html

-APPENDICE:E SE TUTTA L’ITALIA DIVENISSE LEGATA AL NORD?

,-SU LA STAMPA:

Palermo-Zamparini, il finale più brutto. Doppio blitz della Finanza e rischio crac

ANSA

Maurizio Zamparini, 76 anni

FOCUS Qui Palermo
FOCUS Serie A
Pubblicato il 08/07/2017
Ultima modifica il 16/07/2017 alle ore 02:31
RICCARDO ARENA
PALERMO

Tanto tuonò che piovve: prima il misterioso e infinito closing, naufragato dopo quasi un anno, poi gli accertamenti effettuati dalla Guardia di Finanza, ieri le perquisizioni nella sede del Palermo calcio, negli uffici delle società e nell’abitazione del vulcanico presidente. Lui, Maurizio Zamparini, è pronto a parlare di una sorta di complotto contro una «persona specchiata che nel capoluogo siciliano ha impegnato 70 milioni del proprio patrimonio personale». Ma gli investigatori vanno avanti. Appropriazione indebita, riciclaggio, impiego di proventi di origine illecita, autoriciclaggio, sottrazione fraudolenta al pagamento di imposte e falso in bilancio, aggravato dalla transnazionalità: sono i reati ipotizzati dal procuratore aggiunto Salvatore De Luca e dai sostituti Francesca Dessì e Andrea Fusco.

«Ho speso 70 milioni miei»

Numerosi gli indagati e fra questi ci sarebbero anche ex dirigenti e amministratori della società, procuratori sportivi ma non Paul Baccaglini, la ex Iena televisiva e ipertatuata che, alla testa di un misterioso gruppo finanziario italoamericano, Integritas Capital, aveva offerto «appena» 20 milioni, da pagare in quattro rate, l’ultima nel 2020, per l’acquisto della società, quest’anno retrocessa in B. Offerta rifiutata dal patron che ha fama di mangia-allenatori e che ha già organizzato il ritiro, agli ordini del nuovo allenatore Bruno Tedino, come ogni anno in Carinzia. Fra progetti faraonici come la costruzione del nuovo stadio e di un complesso sportivo e i guai giudiziari, puntuale arriva l’indagine, che nasce dalla cessione della Mepal, società titolare del marchio rosanero, valutata 40 milioni, cifra che aveva consentito di chiudere il bilancio con un attivo di poco meno di 400 mila euro. Ma a quelle cifre i pm non credono e la prospettiva peggiore, per la città e la tifoseria, che da tempo è in rotta col numero uno friulano, è la possibile istanza di fallimento, con il collegato – e molto grave – reato di bancarotta fraudolenta.

http:.lastampa.it/2017/07/08/sport/calcio/qui-palermo/palermozamparini-il-finale-pi-brutto-doppio-blitz-della-finanza-e-rischio-crac-Uq62zbH7PvzO0Z14T6JTMI/pagina.html
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http:.lastampa.it/2017/07/29/esteri/macron-piano-con-la-merkel-per-riscrivere-schengen-S0nChvuEscUErIUk2XliXN/pagina.html

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Monsignor Ricossa cellebra messa a Modena e Ferrara(nell’Italia “rossa”).
E’ un prete vincolato alla “Chiesa tradizionalista separatista di Lefevre”,il sacerdote dissidente che ha svolto la sua predica scismatica propio in Argentina,quindi al Papa lo conosce bene.Lefevre e’ stato espulsato dell’Argentina dai Kitchner e attualmente sta in
Irlanda.

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13 AGOSTO 2017:SCONTRO USA-COREA .NORD

-SU LA REPUBBLICA:

Repubblica.it
ESTERI
Corea del nord, Pechino esorta a “evitare retorica e provocazioni”

Giovani, lavoratori e sindacalisti nordcoreani protestano a Pyongyang contro le sanzioni Onu

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Telefonata tra Trump e Xi: interesse comune a denuclearizzazione e pacificazione della penisola. Secondo alcuni analisti, Pyongyang si appresta a lanciare missili balistici da un sottomarino
12 Agosto 2017

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Sullo stesso tema
· Rep Tv Rampini: “Asse Cina-Usa per risolvere la crisi”
Rep Tv Zucconi: “Bluff per distrarre dal Russiagate

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La guerra delle minacce tra Washington e Pyongyang si fa sempre più dura e secondo alcuni osservatori il rischio che si passi dalle parole ai fatti è altissimo. In un clima ogni giorno più teso, il presidente cinese Xi Jinping si pone come mediatore e sollecita tutte le parti coinvolte a “evitare retorica o azioni tali da peggiorare la situazione sulla penisola coreana”. Durante una telefonata tra il leader di Pechino e Donald Trump è emerso l’interesse comune a Pechino e Washington per la denuSeclearizzazione e la pacificazione della penisola coreana. E per questo Xi esprime il desiderio di poter lavorare con gli Stati Uniti per risolvere nel modo migliore il problema del programma nucleare del regime di Kim Jong-un.

L’amministrazione Trump preme da mesi sulla Cina affinché eserciti tutta la sua influenza su Pyongyang. Ne ha bisogno per superare una crisi che preoccupa le cancellerie di tutto il mondo e anche i mercati. Ma questo non impedisce al capo della Casa Bianca di continuare la sua battaglia sul fronte dei commerci: secondo vari mezzi di informazione americani, il presidente si appresta a chiedere in tempi brevi, forse già lunedì, l’apertura di un’indagine su presunte violazioni di proprietà intellettuale da parte di Pechino, ma anche su trasferimenti forzati di tecnologia.

Corea del nord in armi. Da immagini satellitari diffuse dal sito specializzato “38 north” risulta che Pyongyang si preparerebbe a testare missili balistici lanciati da un sottomarino. Secondo gli analisti il regime di Kim avrebbe sviluppato una versione più avanzata del proprio missile balistico mare-terra Pukguksong-1, già sperimentato con successo nell’agosto del 2016 e con una gittata di almeno 500 chilometri.

Nello scambio di minacce con Washington non ci sono soltanto armi sofisticate ma anche uomini, un esercito di tre milioni e mezzo di volontari pronti ad arruolarsi e combattere in caso di attacco da parte degli Stati Uniti. Il giornale ufficiale, Rodong Sinmun, spiega che a migliaia hanno chiesto di entrare a far parte dell’Armata del Popolo dopo che il governo ha pubblicato una dichiarazione di condanna delle nuove sanzioni imposte dalle Nazioni Unite contro i test missilistici nordcoreani.

Le contromisure di Tokyo. Il Giappone ha finito di installare il proprio sistema di difesa antimissilistico da utilizzare nel caso la Corea del Nord dia seguito alla minaccia di lanciare in direzione dell’isola americana di Guam, e dunque sorvolando il territori nipponico, quattro razzi balistici. Il sistema Patriot Advanced Capability-3 (PAC-3), riferisce l’agenzia di stama Kyodo, è stato messo i piedi nelle prefetture di Shimane, Hiroshima, Kochi, e Ehime. La Marina nipponica ha piazzato un cacciatorpediniere nel mar del Giappone armato con tecnologie Aegis, fatte di intercettori e radar per rintracciare i vettori.

“Farò di tutto, al meglio delle mie abilità, per proteggere la sicurezza e i beni del popolo nipponico”, dice il premier giapponese Shinzo Abe.

http:.repubblica.it/esteri/2017/08/12/news/usa_corea_nord_cina_giappone-172900273/

13 AGOSTO 2017:CNN CONTRO TRUMP

-SU LA STAMPA;

La Cnn licenzia commentatore pro Trump dopo un saluto nazista

AP

Jeffrey Lord

Pubblicato il 11/08/2017
Ultima modifica il 11/08/2017 alle ore 09:00

La Cnn ha licenziato Jeffrey Lord, commentatore politico considerato vicino a Donald Trump, per aver pubblicato su Twitter un saluto nazista in risposta ad Angelo Carusone, presidente del gruppo Media Matters for America, organizzazione che monitora la disinformazione negli States. Un portavoce del network televisivo ha confermato la notizia del licenziamento definendo «indifendibili i saluti nazisti». Durante un battibecco con Carusone, Lord aveva utilizzato lo slogan nazista «Sieg Heil!».

In un’intervista, il commentatore ha detto di rispettare la la Cnn e i suoi giornalisti seppur non condividendo la decisione di licenziarlo. Si è giustificato dicendo di aver utilizzato quella frase non come appoggio al nazismo o al fascismo ma per deridere Media Matters che – secondo Lord – boicotterebbe inserzionisti di stampo conservativo.

http:.lastampa.it/2017/07/02/esteri/trump-attacca-di-nuovo-i-media-in-un-video-il-presidentewrestler-picchia-la-cnn-ZyR1D2ZRACezmOgVzzqkLK/pagina.html

17 AGOSTO 2017:E’ARRIVATA LA CRISI AL VATICANO
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REAZIONE:

FAITES INTERNES 1:CONTINUATION 339

22  LUGLIO 2017:

GIORNALISMO,INQUISIZIONE,JACOBINISMO,GIUSTIZIALISMO E LA CRIMINALIZAZIONE DEI POPOLI

-SU IL MESSAGGERO:
CRONACA


Mafia Capitale: è stangata «Ma non è mafia»

Venerdì 21 Luglio 2017 07:50
diValentina Errante
ROMA Non c’era mafia dentro Mafia capitale, ma due associazioni a delinquere: una che corrompeva e gestiva gli appalti, l’altra che intimidiva e viveva di estorsioni. Massimo Carminati, il Nero, faceva parte di entrambe. La lettura del dispositivo da parte del presidente Rosanna Ianniello dura per oltre mezz’ora, ma il cuore della sentenza è nei primi secondi: «Riqualificati i reati di cui al capo uno in 416», per tutti i diciannove imputati, accusati di fare parte o avere favorito la cupola cade l’accusa di mafia. Nel bilancio finale della sentenza, i cinque secoli di carcere chiesti dai pm per i 46 imputati scendono a due e mezzo, ma le pene, in un verdetto che nega alla procura il riconoscimento di una cosca romana, sono pesantissime.

Venti anni per il Cecato e 19 per il suo socio, il re delle coop Salvatore Buzzi. Undici per l’ex consigliere comunale di Forza Italia Luca Gramazio, dieci per l’ex ad di Ama Franco Panzironi, dodici anni per l’ex consigliere Enav Fabrizio Testa. Tra i cinque assolti c’è anche l’ex direttore generale dell’Ama Giovanni Fiscon, mentre il Tribunale triplica la pena, rispetto alle richieste dei pm, per Luca Odevaine, da due anni e mezzo a otto. «Le sentenze si rispettano e con questa sentenza sono state date anche condanne alte – commenta a caldo il procuratore aggiunto Paolo Ielo – i giudici ci danno torto su alcuni punti, mentre in altri riconoscono il lavoro fatto in questi anni». In aula ad ascoltare la sentenza c’è anche il sindaco Virginia Raggi: «È una vittoria per la città», commenta. A metà pomeriggio per 17 imputati vengono revocate le misure cautelari, anche Panzironi torna libero, mentre Gramazio è ai domiciliari dopo più di due anni.

FOTO – di –

P

Mafia Capitale, la lettura della sentenza (Cecilia Fabiano/Ag.Toiati)

LE ASSOCIAZIONI
Per il tribunale il Mondo di sotto, quello delle estorsioni e delle intimidazioni, non dialogava con i colletti bianchi. Massimo Carminati e Riccardo Brugia, condannato a undici anni, erano il trait d’union tra le due organizzazioni. Ma se la prima aveva i tratti della criminalità, la seconda si occupava di affari. Nessuna delle due, comunque, impiegava il metodo mafioso. Salvatore Buzzi e il mondo delle coop, invece, facevano parte della consorteria degli affari, nella quale figurano anche Gramazio e Panzironi. Le pene sono pesantissime, il commercialista Paolo Di Ninno è stato condannato a 12 anni, Alessandra Garrone, fedelissima di Buzzi a 13 anni e sei mesi. Poi ci sono i corrotti, tutti gli altri, ad eccezione di Fiscon, l’ex sindaco di Castelnuovo di Porto, Fabio Stefoni e Giuseppe Mogliani, titolare dell’azienda che aveva svolto i lavori nel campo di Castelnuovo di Porto, tutti assolti. Per l’ex presidente del Consiglio comunale Mirko Coratti, invece, la pena è di sei anni per corruzione, sette anni per Pierpaolo Pedetti, cinque anni ciascuno per il funzionario Angelo Scozzafava e per il presidente del X municipio Andrea Tassone, nove anni di reclusione al funzionario del dipartimento Giardini Claudio Turella.

GLI ERRORI
La mafia viene del tutto esclusa anche con le assoluzioni «per non aver commesso il fatto» di Rocco Rotolo e Salvatore Ruggiero, i due presunti ndranghetisti. Per la procura erano l’anello di congiunzione tra la mafia romana, diversa da tutte le altre nelle sue manifestazioni e nella capacità di intimidazione, e le organizzazioni criminali tradizionali. Per loro la procura aveva chiesto 16 anni. L’altro capitolo, sul quale il tribunale procede in direzione opposta a quella dei pm, è la posizione di Luca Odevaine, che aveva già patteggiato la pena di due anni e otto mesi. Alla fine in carcere restano solo in cinque: Carminati, Buzzi, Testa, Brugia e Matteo Calvio.

LE REAZIONI
Per gli avvocati di Buzzi e Carminati è una vittoria, anche se parziale, vista l’entità delle pene. «È un modo serio di riconoscere il sacrifico di Borsellino, non si deve fare il professionismo dell’antimafia – commenta Giosuè Naso – La presa d’atto dell’inesistenza dell’associazione di stampo mafioso – prosegue l’avvocato di Carminati – ha provocato una severità assurda. Non si è mai visto che su 46 imputati neanche uno meriti le attenuanti generiche. Pene date per compensare lo schiaffo morale che è stato dato alla procura». Dello stesso tenore le parole di Alessandro Diddi, legale di Buzzi. «Abbiamo vinto. Abbiamo sempre sostenuto che la mafia a Roma non esiste e questa sentenza lo dimostra. Abbiamo liberato questa città da una mafia costruita». Per Gianluca Tognozzi, difensore di Giordano Tredicine, Giovanni De Carlo, Carlo Pucci e Daniele Pulcini: «L’esistenza di due diverse organizzazioni, che non avevano a che fare l’una con l’altra emergeva chiaramente dagli atti dell’inchiesta».

https:.google.com.uy/amp/www.ilfattoquotidiano.it/2017/07/22/mafia-capitale-giuseppe-pignatone-non-si-arrende-non-mi-sento-sconfitto-a-roma-la-mafia-ce/3746826/amp/

REAZIONE:NON TUTTI I TEDESCHI SONO NAZISTI,NON TUTTI I RUSSI SONO TERRORISTI,NON TUTTI GLI INGLESI SONO PIRATI,NON TUTTI I FRANCESI SONO CORSARI,E COSI VIA,MA SUCCEDE CHE IN ITALIA SI HA CONFUSO LA IDEOSINCRAZIA DEI CAMPANI CON LA CAMORRA,QUELLA DEI CALABRESI CON LA N’DRANGHETA E QUELLA DEI SICILIANI CON LA MAFIA.

IN QUESTO ORDINE DI COSE MAFIA CAPITALE NON HA MAI ESSISTITO E’ UNA COSTRUZIONE LINGUISTICA LEGATA A CERTO SPIRITO INQUISITORIALE DELLA GRANDE STAMPA RADICALMENTE,FONDAMENTALMENTE INDIRIZZATA A CRMINALIZZARE CERTI POPOLI:”MAFIA CAPITALE” E’ TERRORISMO NERO,E CIO’E MASSONERIA,FASCISMO,E LA N’DRANGHETA E’ LA N’DRANGHETA,NE UNA NE L’ALTRA SONO MAFIE,MA NON TUTTI I ROMANI SONO FASCISTI NE TUTTI I CALABRESI SONO DELLA N’DRANGHETA COSI COME NON TUTTI I SICILIANI SONO MAFIOSI.NON SAREBBE ORA DI SMETTERE DI CONFONDERE LA IDEISINCRAZIA DEI POPOLI CON CRIMINALITA?
VEDI IN ITALIA SI CRIMINALIZZA I POPOLI DEL SUD MENTRE VIENE PACIFICAMENTE ACETTATO CHE LA LEGA NORD ERA PARTITO POLITICO:NO,TUTTI APPARTENGONO AL PARTITO DEI PEGGIORI.MAFIA CAPITALE E’ TERRORISMO NERO E NON BASTA CHE QUALCHE ROMANO ABBIA QUALCHE CONTATTO CON UN SICILIANO CALABRESE O CAMPANO PER ESSERRE MAFIA E VICEVERSA.E NE MENO SE LA CONDOTTA CRMINALE VIENE TARGATA “ANTI-MAFIOSA”. QUELLO DEL TITOLO,UN PROBLEMA LINGUISTICO,UN PROBLEMA ETICO-MORALE.

-APPENDICE:

-SU LA STAMPA:
LaStampa.it OPINIONI
SEZIONI
Caso Unipol, perquisiti casa e ufficio di un giornalista de La Stampa, il comunicato del Cdr
Inquietudine e preoccupazione per le modalità d’intervento della Guardia di Finanza nei confronti di Gianluca Paolucci

Pubblicato il 21/07/2017
Ultima modifica il 21/07/2017 alle ore 22:09
Il Comitato di redazione de La Stampa, interpretando le preoccupazioni e l’allarme di tutti i colleghi, manifesta la più profonda inquietudine per le modalità con cui la Guardia di Finanza è intervenuta nei confronti del nostro collega Gianluca Paolucci che ha subìto una perquisizione a casa e in redazione con il sequestro di tutti gli strumenti di lavoro e materiale privato.

L’operazione della Guardia di Finanza, su mandato della procura di Torino, è avvenuta per l’ipotesi di rivelazione del segreto istruttorio, in relazione a due articoli pubblicati su La Stampa la settimana scorsa sulle manovre di Unipol per bloccare la riforma della Rc Auto. Si tratta di fatti avvenuti tra la fine del 2013 e l’inizio del 2014. La denuncia è stata fatta da Carlo Cimbri, amministratore delegato del gruppo Unipol.

La Guardia di Finanza, che si è presentata stamattina alle 8 nell’abitazione del collega e poi alle 10 sul posto di lavoro, presso la sede di Torino, ha sequestrato i suoi telefoni, il computer che usa al giornale, un iPad, numerose chiavette Usb e schede di memoria.

Sono stati sequestrati anche un vecchio iPad non più funzionante e due telefoni della sua compagna, non più in uso. Hanno prelevato materiale privato del collega e due dvd con il backup dei dati relativi al suo precedente lavoro, che ha lasciato oltre dieci anni fa, materiale poi in parte restituito. Hanno setacciato con scrupolo la camera dei suoi figli, le scatole con i loro giocattoli, i libri, la cantina, il baule della Vespa in garage.

A La Stampa, invece, sono stati perquisiti materiali, archivio, documenti del giornalista. Dopo averne clonato il contenuto, al collega sono stati restituiti i telefoni che ha in uso (ma non quelli della compagna) e il suo iPad. Nei telefoni ci sono chat e contatti con le sue fonti, molte delle quali non hanno nessuna attinenza con la cronaca giudiziaria ma con il cuore della sua attività giornalistica, la cronaca economica e finanziaria. Venerdì scorso la procura aveva già acquisito una parte delle intercettazioni, peraltro ancora disponibili online. Da allora, il collega ha continuato a lavorare e ha trovato altra documentazione. Si tratta di atti risalenti – i più recenti – a tre anni e mezzo fa. Ma che evidentemente suscitano ancora imbarazzo a Unipol e al suo amministratore delegato.

Nell’esprimere la massima solidarietà al collega Gianluca Paolucci, il Cdr ribadisce l’impegno a informare i propri lettori raccontando i fatti anche se spiacevoli per qualcuno.

Il Cdr de La Stampa

Attraverso una nota Unipol fa sapere che la denuncia «non è stata indirizzata verso il giornalista o il giornale», ma «lamenta la possibile violazione del segreto istruttorio, trattandosi di atti d’indagine che, a prescindere dalla loro assoluta irrilevanza penale, non risultano depositati alle parti in alcun procedimento».
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http:.lastampa.it/2017/07/21/cultura/opinioni/editoriali/perquisiti-casa-e-ufficio-del-giornalista-de-la-stampa-il-comunicato-del-cdr-3b1afNGFgQmgXQ1JIja5VJ/pagina.html

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Tommaso Cerno,Editoriale

EDITORIALE
Cari giudici di Mafia capitale, è l’ora di rileggere Sciascia

«Forse tutta l’Italia va diventando Sicilia… E sale come l’ago di mercurio di un termometro, questa linea della palma, del caffè forte, degli scandali: su su per l’Italia, ed è già, oltre Roma… »

20 luglio 2017

Abbiamo risentito la frase italiana per eccellenza: la mafia non esiste. Quella dei tempi d’oro. Quando la politica mangiava con loro e i giornalisti venivano ammazzati. Lo dicono ridacchiando mentre uno ‘Stato cecato’ ha inflitto oltre 280 anni di carcere a un’organizzazione criminale guidata da er Cecato vero, Massimo Carminati. Con una sentenza che ripulisce Roma dal lordume. Fra le risatine di avvocati entusiasti per avere mandato in galera i loro assistiti. Ridono perché questa è una sentenza pesante, ma che mostra una visione vecchia della mafia. E fa sembrare loro dei giuristi. Mentre ripetono quello che i mafiosi dicono dal carcere: la mafia non c’è. Un limite culturale dello Stato. Pur con sostanziali passi avanti rispetto agli anni delle assoluzioni choc, degli indulti a comando.

Diciamo che qualcuno dovrebbe rileggersi Leonardo Sciascia. Se si ricorda chi sia. Denunciava già nel 1961 questa tendenza italica, quella di non sapere o volere adattare alla modernità la criminalità organizzata che cambia metodi e modi con maggiore velocità rispetto al codice penale: «Forse tutta l’Italia va diventando Sicilia… E sale come l’ago di mercurio di un termometro, questa linea della palma, del caffè forte, degli scandali: su su per l’Italia, ed è già, oltre Roma… ». A distanza di mezzo secolo da questa profezia, il tribunale infligge pene severissime ai criminali che avevano messo le mani su Roma, ma non cancella la parola “Forse” dalla più celebre citazione de “Il Giorno della Civetta”.

E la mafia certamente ha ascoltato dalle sue lorde tane e dalle sue latitanze. Perché può stare certa che in un Paese come il nostro, invischiato in decine di scandali e omicidi, attovagliato spesso con loschi figuri, affermare in nome del popolo italiano che non solo non siamo riusciti a sconfiggere le mafie storiche, ma siamo stati capaci di farne crescere una nuova, nel cuore di Roma, già graziata ai tempi della Banda della Magliana, è roba troppo grossa per il nostro Stato. Lo sappiamo da anni.

Una cosa buona c’è. L’organizzazione criminale di er Cecato, di quel Massimo Carminati, ex terrorista nero, viene smantellata da una condanna pesantissima. È un passo avanti. Ma non basta. L’organizzazione messa sotto i riflettori dall’Espresso nel 2012, quando Roma faceva finta di non conoscere quel signore che se ne stava seduto in un distributore di benzina facendo piedino a un pezzo di politica di tutti i colori, con lo stesso sguardo immobile che tenne durante il processo Pecorelli al fianco di Andreotti, va dietro le sbarre.

Va detta una cosa: in Italia erano in molti a volersi levare di torno Carminati, come è stato, ma a non voler scoperchiare il marcio che nasconde quel suo mondo di mezzo. Sembra che la giustizia vada avanti, però a piccoli passi. Stavolta le pene ci sono, ma c’è pure l’ennesimo rinvio della grande questione che tiene impalata l’Italia.

Siamo in grado di capire che la mafia non porta più la coppola, non usa i pizzini né carica la lupara? Non è facile.

Per questo dico senza paura che questa condanna non è il migliore regalo di Stato alla memoria di Giovanni Falcone e Paolo Borsellino nell’anniversario delle stragi. E ci costringe a rileggere parole che risuonano come una oscura profezia, anche se stentano a prendere vita dentro un’aula di giustizia. La mafia non è un demone, è normalità. Non è sangue, è aria che respiriamo: «Una associazione per delinquere, con fini di illecito arricchimento per i propri associati, e che si pone come elemento di mediazione tra la proprietà e il lavoro; mediazione, si capisce, parassitaria e imposta con mezzi di violenza». Lo scrisse Sciascia, appunto, nel 1957. Quando quei giudici erano bambini o nemmeno erano nati. Lo scrisse in nome suo. Incurante di loro. Prima o poi lo riscriveranno anche i giudici in una sentenza. In nome del popolo italiano. Quello che può vincere contro gli uomini, i mezz’uomini, gli ominicchi, i (con rispetto parlando) pigliainculo e i quaquaraqua.

Forse tutta l’Italia va diventando Sicilia… A me è venuta una fantasia, leggendo sul giornale gli scandali di quel governo regionale: gli scienziati dicono che la linea della palma, cioè il clima che è propizio alla vegetazione della palma, viene su, verso il nord, di cinquecento metri, mi pare, ogni anno… La linea della palma… Io invece dico: la linea del caffè ristretto, del caffè concentrato… E sale come l’ago di mercurio di un termometro, questa linea della palma, del caffè forte, degli scandali: su su per l’Italia, ed è già, oltre Roma».
Leonardo Sciascia, Il giorno della civetta, 1961

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87 commenti
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5 giorni fa
asmodeus1
Sconfiggere la mafia, ormai strutturale al paese, innescherebbe una catastrofe socioeconomica inimmaginabile.
Bisognava pensarci anni fa ad estirpare il cancro, ora che si è metastatizzato è impossibile.
Fatevene una ragione.
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6 giorni fa
1956marco1956
Ad un sistema come quello italiano l’impressione è che la mafia camorra ndrangheta….. faccia comodo a molti, come un po la religione per i poveri in tutti i sensi, sono decenni che sento di sequestri, arresti, decapitata la piovra, tutte balle quando muovi decine di miliardi se non hai protezioni a tutti i livelli non sposti miliardi, ricordo che quando hanno deciso di fermare le brigate rosse o altri gruppi armati lo hanno fatto, quindi resto della mia convinzione, non solo mia, pensare male si fa peccato ma si indovina ( Andreotti )
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6 giorni fa
blaue
il rammarico sta tutto sul tema della certezza della pena. E’ patrimonio del cittadino comune che a scontare le condanne siano solo i mafiosi. E c’è del vero. Sfogliando l’ordinamento penitenziario si scopre che l’ergastolo non esiste, il massimo è 30 anni. Per ogni anno di galera si hanno tre mesi di abbuono sul totale. Poi la libertà vigilata dopo metà della pena, i vari permessi, la semilibertà ecc.. Un po’ di conti e si può immaginare cosa diventeranno le severe condanne. Le pene andrebbero scontate. Ma occorrerebbero più carceri, più personale e una drastica riforma della legislazione premiale. Impresa titanica. I mafiosi giustamente pagano le loro colpe. Ma non è che si debba qualificare mafioso chi non lo è perchè sconti la condanna.
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6 giorni fa
smrtovnica
Le tre paginette su Kaspar Hauser costituiscono il contributo maggiore di Sciascia alla letteratura.
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7 giorni fa
cesacesa
La mafia oggi è in politica,compra aziende di qualsiasi tipo,è nei consigli comunali,regionali e nazionali,è fra giudici,fra magistrati,fra avvocati praticamente ha occupato ogni settore e acquista qualsiasi cosa,il denaro sporco ne ha a volontà com droga e illeciti vari,quindi la mafia c’è e andrebbe sterminata ovunque sia,con legge severe e non interpretabili,non fatti da loro stessi,come dimostra la loro infiltrazione nel Parlamento e addirittura facendosi eleggere Ministri,ma fatte da Persone senza macchie e senza sospetti di qualsiasi natura,solo allora le leggi saranno utili a cancellare la mafia da ogni nascondiglio,chi ha dato mandato di uccidere Falcone e Borsellino è in Politica Nazionale ad alto livello, a chi dava fastidio le indagini di Borsellino prima della sua morte?,ai giornalisti Italo/Francesi,Borsellino disse su chi stava indagando,allora?…cosa serve ancora?..
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7 giorni fa
mirellaciocci
Possibile che i giudici non abbiano capito che la mafia si è evoluta camminando con i tempi, con la storia e con la cultura?Forse i codici sono rimasti inchiodati ai vecchi schemi, quelli che riconoscevano nel mafioso l’uomo con la coppola e con la lupara, ma oggi la mafia ha conquistato tutte le istituzioni statali e giudiziarie. L’Equitalie è fondata su principi mafiosi e mafiose sono le manipolazioni che esercita con certe complicità per colpire l’uno e favorire l’altro. Porcherie sotto i nostri occhi. Le intimidazioni non sono quelle dei capi storici che appendevano alla porta le teste mozzate degli animali. A Roma sono stati ravvisati quattro capi mafia compreso Carminati per non ignorare i Casamonica. Ai tempi di Sciascia forse la mafia non aveva raggiunto ancora Roma, ma oggi oggi ha raggiunto i confini nord d’Italia. L’intreccio con la corruzione è indispensabile. Roma è mafiosa.

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7 giorni fa
mymind04
La polemica mi sembra un po’ forzata. E soprattutto sembra rivolgersi ai giudici che non hanno ravvisato nel caso specifico la fattispecie mafiosa. Può darsi che i giudici abbiano sbagliato. Ma chi critica ha “studiato” la motivazione della sentenza? Non credo. Allora, salvo il caso di giudizi platealmente viziati, la richiesta di maggiore severità va rivolta al legislatore per apportare quelle modifiche di legge che aiuteranno a diminuire le incertezze dei giudici.
L’art. 416-bis del 1982 non ha mai avuto la coppola. Definisce semplicemente un tipo di associazione criminale particolarmente complessa e pericolosa. I giudici, con un lavoro di valutazione e interpretazione, devono applicarla con gli elementi probatori messi a loro disposizione.
Pertanto mi sembra forzato lo sfoggio di retorica quando l’applicabilità del 416-bis non viene riconosciuta in un caso specifico.
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7 giorni fa
cri1713
non serve leggere Sciascia, è sufficiente vivere nel mondo reale.
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7 giorni fa
brulo35
ma l’autore dell’articolo ha mai letto l’art. 416 bis del codice penale?
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7 giorni fa
catinotu
Mafia, ndrangheta, camorra, etc, queste delinquenze organizzate non saranno mai sconfitte. Per quanti vanno in galera, altri non tanto insospettabili prenderanno il loro posto e gli affari continueranno. Lo Stato non si è mai voluto attrezzare per fare la vera guerra. Combatte con armi spuntate e si accontenta di quel poco da sbandierare all’opinione pubblica e calmarla per qualche tempo. E’ un comportamento ridicolo che ormai non regge più. E i cittadini non hanno la forza di ribellarsi, a meno che non mettano in conto le varie rappresaglie che questa gentaglia sa mettere in atto, restando impunita. E’ uno schifo che c’è solo nel nostro Paese, vedere cittadini sotto scorta per essere difesi, sia loro che le relative attività commerciali. Lo Stato, purtroppo, finora ha dato solo cattivi esempi.
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REAZIONE:LEONARDO SCIASCIA ERA NOTO COMMUNISTA E LEGGERE QUESTE SUE PAROLE DI ALLORA NELL’ITALIA DI OGGI A PROPOSITO DI QUESTO CASO RISULTA UN EXTEMPORANEO ESSERCIZIO DI STIMMATIZAZIONE,CRIMINALIZAZIONE E RAZZISMO CHE ATTENTA CONTRO L,INTEGRITA TERRITORIALE E L’UNITA DEL PAESE.

28 LUGLIO 2017:TRUMP CONTRO LA STAMPA

-SU LA REPUBBLICA:
Repubblica.it
ESTERI

Isis, Trump accusa Nyt: “Ha fatto fallire piano per uccidere Al-Baghdadi”

Al Baghdadi e Donald Trump
Presidente Usa su Twitter: “Hanno messo i loro interessi davanti a quelli della sicurezza nazionale”. Ma è giallo sulla sorte del leader del Califfato che i russi credevano di avere ucciso un mese fa: il segretario alla Difesa americano, John Mattis, ritiene che sia ancora vivo. Il giornale fornisce la sua versione sull’episodio
22 Luglio 2017
IL NEW YORK TIMES ha mandato all’aria una operazione di intelligence militare americana per uccidere il capo dell’Isis, il califfo Abu Bakr al-Baghdadi. È l’accusa mossa al quotidiano newyorkese dal presidente Usa Donald Trump, che, però non fornisce dettagli. “Hanno messo i loro interessi davanti a quelli della sicurezza nazionale”, ha scritto Trump su Twitter.
Ma sulla morte del numero uno del Califfato è giallo. Il ministero della Difesa russo il 16 giugno aveva rivelato di aver ucciso in un raid della sua aviazione militare proprio il leader supremo dello Stato Islamico. La Difesa russa aveva spiegato che il raid in cui al-Baghdadi avrebbe trovato la morte sarebbe avvenuto nella periferia sud di Raqqa il 28 maggio. Ma il ministero aveva precisato anche che mancavano conferme.

Di diverso avviso il segretario alla Difesa americano, John Mattis, secondo cui al-Baghdadi non sarebbe stato ucciso e avrebbe ancora un ruolo importante nell’organizzazione. “Credo che sia ancora vivo” ha detto Mattis.Ora arriva il tweet del presidente Usa, che, senza specificare circostanze, contesti e date, crea ulteriore incertezza sulla sorte del terrorista più ricercato al mondo.

Nyt: “Articolo letto da Difesa, nessuno obiettò”. È stato lo stesso Nyt a spiegare a cosa si riferisse la criptica accusa lanciata da Trump. Secondo la testata, chiamata in causa dal presidente, si sarebbe riferito ad un servizio della conservatrice Fox News di Rupert Murdoch, sua fonte primaria di informazione (come lui stesso ha ammesso), trasmesso stamane solo 25 minuti prima del suo twitter. Nel pezzo veniva riportato il commento del comandante delle Operazioni Speciali Usa, il generale Tony Thomas che ad un forum ha dichiarato che le forze americane “erano particolarmente vicine” ad al Baghadi dopo che in un’incursione del 2015 erano state recuperate informazioni. “Quella era una pista fantastica. Sfortunatamente venne fatta filtrare da un importante quotidiano nazionale una settimana dopo e la pista scomparve”.

Secondo Fox il generale si riferiva ad un articolo del giugno 2015 del Times in cui si affermava che gli 007 Usa avevano “estratto informazioni di valore” dall’incursione in cui le forze americane avevano recuperato “laptop, cellulari ed altri materiali” inclusi da 4 a 7 terabytes di dati. Nel testo si affermava “che al-Baghdadi e altri leader dello Stato Islamico usavano le mogli per passarsi informazioni tra di loro per scongiurare di essere intercettati”.

All’epoca, sottolinea il Times, il Pentagono non sollevò alcuna obiezione prima che la storia fosse pubblicata (il quotidiano aveva fatto leggere il pezzo alla Difesa) e anche dopo nessun alto funzionario Usa se ne era mai lamentato fino ad oggi.
http:.repubblica.it/esteri/2017/07/22/news/isis_trump_accusa_nyt_ha_fatto_fallire_piano_per_uccidere_baghdadi_-171405836/

26 LUGLIO 2017:OBAMACARE,LA MADRE DI TUTTE LE RIFORME

-SU LA STAMPA:La Stampa.it

MONDO SEZIONI

Il Senato americano dà il via per un solo voto al dibattito per la riforma dell’Obamacare

Il presidente Trump si è felicitato e ha ringraziato il senatore John McCain, tornato oggi a Washington per votare in aula sulla riforma sanitaria, interrompendo la sua convalescenza

AFP

Pubblicato il 25/07/2017 Ultima modifica il 25/07/2017 alle ore 23:10

Con il voto determinate del vicepresidente Mike Pence, il Senato degli Stati Uniti raggiunge la maggioranza necessaria di 51 `Si´ per dare il via all’iter necessario alla riforma di Obamacare, aprendo quindi il dibattito in aula. Il presidente Donald Trump si è felicitato per il voto e ha ringraziato in particolare il senatore John McCain, tornato oggi a Washington per votare in aula, interrompendo così la sua convalescenza per un intervento per un grave tumore al cervello. Trump non manca tuttavia di rammaricarsi del fatto che il via libera al dibattito sulla riforma della sanità sia passato senza nemmeno un voto democratico, «è un peccato», ha detto. Trump ha comunque definito un «grande passo» il voto del Senato americano che ha dato il via libera al dibattito sulla riforma sanitaria, un dossier che divide la maggioranza repubblicana da mesi. Il presidente da settimane lancia moniti contro l’incapacità della sua maggioranza a mantenere la sua promessa di abrogare e sostituire l’Obamacare. «Il Senato deve ora approvare una legge e farla arrivare sulla mia scrivania in modo tale da poter finalmente porre fine ai disastri dell’Obamacare, una volta per tutte», ha detto il presidente in una nota diffusa dalla Casa Bianca, esultando per il via libera del Senato all’avvio del dibattito per la riforma. «Come mostra il voto di oggi l’inazione non è un’opzione – ha osservato Trump – e ora il processo può andare avanti con una legge che abbassi i costi e aumenti le opzioni per tutti gli americani».
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http:.lastampa.it/2017/07/25/esteri/il-senato-americano-d-il-via-per-un-solo-voto-al-dibattito-per-la-riforma-dellobamacare-jGBTbzqKDQnU0rBTsXcbUJ/pagina.html
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REAZIONE:IL PRESTIGIO DELL’AMMINISTRAZIONE TRUMP SI GIOCAVA IN QUESTA RIFORMA DELLA OBAMACARE.PASSA.TRIONFO.GRAZIE JHON MCCAIN.EROICO.

-IL GIORNO DOPO:

-SU LA REPUBBLICA:Repubblica.it
ESTERI
Usa, il Senato respinge la revoca dell’Obamacare

Donald Trump
Fallito il tentativo di abolire in blocco la legge sanitaria senza una normativa di rimpiazzo. Sette i dissidenti repubblicani, tra cui John McCain. Giovedì e venerdì saranno forse i giorni decisivi
dal nostro inviato ANTONELLO GUERRERA
26 Luglio 2017
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Usa, al Senato passa per un solo voto il ‘sì’ al dibattito per ‘smontare’ l’Obamacare
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2′ di lettura
NEW YORK – Era anche questo un azzardo, come tutta la telenovela della riforma sanitaria che si sta svolgendo al Senato Usa in queste ore. Ma stavolta non è andata bene al presidente. Se ieri Donald Trump l’aveva spuntata per un voto per riaprire la discussione, questa sera l’aula ha respinto l’emendamento che prevedeva l’abolizione brutale dell’Obamacare senza una legge-rimpiazzo. Un’ipotesi che il presidente aveva lanciato su Twitter, che il capogruppo repubblicano al Senato Mitch McConnell aveva poi adottato in una versione soft (abolizione a scoppio ritardato in due anni, durante i quali si sarebbe cercato di giungere a una nuova legge) ma che l’aula, come era prevedibile, ha affondato: 55 a 45. Sette i dissidenti repubblicani, tra cui proprio lui, John McCain. Ieri salvatore di Trump, nonostante il tumore, oggi castigatore.

Ma l’esito del voto non è una sorpresa: questa versione della riforma era invisa da tempo a diversi senatori repubblicani perché troppo drastica. McCain stesso aveva sempre espresso apertamente la sua contrarietà. Fosse passata una legge del genere, ad almeno 26 milioni di americani poveri sarebbe stata strappata la copertura sanitaria prevista dall’Obamacare dell’ex presidente. Un bagno di sangue per molti parlamentari del Gop (Grand Old Party, il nome storico del partito rep), molti dei quali non avrebbero avuto il coraggio di tornare poi nei loro stati e affrontare le proteste dei malcapitati cui sarebbe stata requisita l’assicurazione sanitaria.

Del resto neanche Donald Trump sperava in questo emendamento, che lui stesso aveva sostenuto.

Sarebbe servito un miracolo, che non è arrivato. Il paradosso però è che questo disegno di legge affossato oggi è praticamente lo stesso che i repubblicani nel 2015, allora già in maggioranza sia alla Camera che al Senato nonostante la presidenza Obama, fecero passare al Congresso per poi essere affossato dal veto del predecessore di Trump. Oggi, gli stessi che votarono quella legge e che oggi l’hanno bocciata, riconoscono che all’epoca si trattava di un voto simbolico, quasi inutile. Ora, la questione è diversa.

E quindi cosa succede adesso? Si continua con gli emendamenti. Dopo la sconfitta attesa di questa sera, è dunque tecnicamente escluso che i repubblicani abbatteranno Obamacare in blocco, come era molto improbabile del resto. Quindi adesso proveranno a smontarla pezzo per pezzo. Non sarà facile. I democratici promettono una valanga di emendamenti anche se McConnell è riuscito a limitare il dibattito a 20 ore, scongiurando il “filibustering”, l’ostruzionismo americano in Parlamento. Ma i repubblicani devono trovare un’unità al momento francamente lunare.

Giovedì e venerdì saranno i giorni probabilmente decisivi. Si voteranno emendamenti a raffica, forse per tutta la notte, e si raccoglierà ciò che si è seminato in queste ore. I repubblicani rischiano di rimanere con un pugno di mosche in mano. E, questa sì, sarebbe una sconfitta bruciante per Donald Trump. Che aprirà la resa di conti nel partito repubblicano. Ma anche nella sua amministrazione. Un ok corral dalle conseguenze imprevedibili.

Guarda Anche
Usa, McCain torna in Senato per votare contro l’Obamacare: standing ovation dell’aula

REAZIONE:E’ UN SUCCESSO COMUNQUE,IL DIBATTITO E’ APERTO.

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-E COSI SU LA STAMPA

LaStampa.it MONDO
SEZIONI
Il Senato americano respinge la revoca dell’Obamacare
Bocciato il testo presentato dai repubblicani per cancellare la riforma sanitaria. Trump guarda avanti: «Presenteremo la riforma delle tasse e il piano delle infrastrutture»


AP

Pubblicato il 26/07/2017
Ultima modifica il 27/07/2017 alle ore 09:31
Il Senato degli Stati Uniti ha bocciato il testo presentato dai repubblicani per la revoca della maggior parte della riforma sanitaria, detta Obamacare, senza prevederne una sostituzione.

Il Senato ha respinto con 45 voti favorevoli e 55 voti contrari la proposta che contemplava la revoca di Obamacare rinviando quindi ad un secondo momento la sostituzione dell’Affordable Care Act. Contro l’emendamento che avrebbe smantellato la riforma hanno votato anche sette senatori repubblicani: Dean Heller (Nevada), John McCain (Arizona), Susan Collins (Maine), Lisa Murkowski (Alaska), Shelley Moore Capito (Virginia Occidental), Robert Portman (Ohio) e Lamar Alexander (Tennessee).

Secondo alcuni calcoli se l’emendamento fosse passato 32 milioni di persone avrebbero perso l’assicurazione medica in meno di 10 anni, ma anche si sarebbe determinato un aumento della spesa sanitaria del 20%. Visti i contrasti anche nel Partito repubblicano ora è ipotizzabile che il GOP segua una via meno drastica nella liquidazione dell’Obamacare voluta dal presidente Usa, Donald Trump e definita come «skinny bill», «legge magra».

Trump comunque guarda avanti: «Nel futuro a breve presenteremo i provvedimenti per la riforma delle tasse e il piano delle infrastrutture». E annuncia un nuovo impianto di Foxcoon in Wisconsin. Il colosso taiwanese fra i fornitori di Apple, grazie al nuovo impianto, creerà 3.000 nuovi posti di lavoro. E il presidente Usa festeggia: «E’ un grande giorno per i lavoratori americani. Se non fossi stato eletto, Foxcoon non avrebbe investito negli Stati Uniti». L’impianto rientra in un piano di investimenti di Foxcoon negli Usa da 10 miliardi di dollari.

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http:.lastampa.it/2017/07/26/esteri/il-senato-americano-respinge-la-revoca-dellobamacare-0EojAd5U5cdJpyB2HLcFaM/pagina.html
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REAZIONE:IL PRINCIPALE ARGOMENTO POLITICO DI OBAMA PER LA SUA RIFORMA ERA(COME IN GERMANIA) LA CREAZIONE DI POSTI DI LAVORO,BENE LA NUOVA ERA NON ACETTA CHE I SUOI PROFITTI VENGANO DIROTTATI VERSO IL NEOLIBERALISMO(COSI ABITUALR FRA GLI ISPANI)E QUINDI TOGLIE LE SCUSE A OBAMA E VIENE IN AIUTO DI TRUMP,CREA POSTI DI LAVORO MEGLIO CHE LA OBAMA CARE.LA NUOVA ERA E’ UNA ERA DELL’ INIZIATIVA PRIVATA E DEI POVERI E NON VUOLE ESSERE SNATURALIZZATA.

27 LUGLIO 2017:GAYXIT

LaStampa.it MONDO
SEZIONI
Trump dice no ai transgender nelle forze armate
Il presidente Usa va in direzione opposta rispetto al suo predecessore Barack Obama


AP

Pubblicato il 26/07/2017
Ultima modifica il 26/07/2017 alle ore 20:46
Il presidente degli Stati Uniti Donald Trump va in direzione opposta rispetto al suo predecessore Barack Obama e decide che i transgender non potranno servire nelle forze armate americane. Lo annuncia lo stesso Trump via Twitter.

«Dopo consultazioni con i miei generali ed esperti militari, informo che il governo degli Stati Uniti non accetterà o consentirà… ad individui transgender di servire, in qualsivoglia ruolo, nelle forze armate degli Stati Uniti», ha scritto Trump in una serie di tweet. «I nostri militari devono concentrarsi su decisive e schiaccianti vittorie e non possono essere oberati dai tremendi costi medici e disagi che comporta avere transgender nelle forze armate. Grazie».

Nel giugno del 2016, l’ex segretario alla Difesa Ash Carter aveva infatti abolito la regola secondo cui le persone transgender potevano vedersi negato l’arruolamento ed essere discriminati per il loro orientamento sessuale. L’esercito militare americano volontario doveva essere in grado di reclutare le migliori persone disponibili senza «barriere che non siano legate esclusivamente alle loro competenze, barriere che ci impediscono di arruolare e tenere con noi quanti possono compiere al meglio la missione», aveva affermato Carter all’epoca.

«Sembra una vigliaccata». Così Chelsea Manning – l’ex soldato, oggi soldatessa, dell’esercito americano condannata per aver passato una valanga di documenti segreti a WikiLeaks poi graziata da Barack Obama – ha commentato via Twitter la decisione del presidente Donald Trump di escludere le persone transgender dalle forze armate Usa. «Quindi, le forze armate più grandi più forti più $$$ (ricche ndr) sulla terra si lamentano per qualche persona trans ma finanziano gli F35? Suona come vigliaccheria», ha scritto.
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LEGGI ANCHE
AP
Trump cancella la svolta di Obama sull’uso dei bagni per gli studenti transgreder

http.lastampa.it/2017/07/26/esteri/trump-dice-no-ai-transgender-nelle-forze-armate-s02BCHsttEVyjp6R3wKv9I/pagina.html-

26 LUGLIO 2017:VITTORIA-CONTRIBUTO DEL SOFTWARE LIBERO E DELLA NUOVA ERA

-SU SOFTONIC.COM:

Adobe anuncia el fin de Flash Player
Daniel Caceres

POR DANIEL CACERES

26 de julio de 2017

Adobe ha anunciado el fin de Adobe Flash Player. Concretamente, dejará de dar soporte a Flash Player. Eso significa que se podrá seguir usando el software pero que se tornará altamente vulnerable a virus y a malware en general. ¿Por qué? Porque Adobe deja,rá de lanzar parches y actualizaciones.

Desde 1996, Flash ha permitido a los usuarios ver contenido multimedia dinámico en sus navegadores. Fue desarrollado por Macromedia. Fue en 2005 cuando Adobe compró Flash.

Aunque Flash Player nos ha dado muchas alegrías, también ha sido el centro de muchas críticas. Flash Player tuvo muchos problemas de seguridad y además tenía problemas de rendimiento, de ahí sus constantes actualizaciones que jamás acababan por solventar los problemas.

“Flash ha sido el favorito de muchos creadores de malware”, declara Jérôme Segura, analista jefe en Malwarebytes. “Muchas personas del mundo de la seguridad llevamos años pidiendo a la gente que elimine Flash de sus máquinas”.

Lo curioso de esta noticia es la FECHA de su fin. En su blog oficial, Adobe ha prometido “dejar de actualizar y distribuir Flash Player a finales de 2020”. ¿2020? Tiene sentido esta fecha, pues los creadores de contenido necesitan tener cierto margen de tiempo para migrar su contenido a otro formato.

El fin de Flash Player nos afectará más a nivel sentimental que a nivel práctico. HTML5 se ha convertido en el nuevo estándar para la creación de páginas web. Ofrece el mismo contenido dinámico de Flash pero sin sus problemas.

https:softonic.com/articulos/adobe-flash-player-soc
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REAZIONE:QUESTA E’ UNA VITTORIA E CONTRIBUTO DELLA NUOVA ERA E I SUOI SVILUPPATORI DI SOFTWARE LIBERO.MI SPIEGO,VERSO GLI ANNI 2005 QUANDO ANCORA INTERNET ERA IN PANNOLINI HO INIZIATO A PUBBLICARE.LE DIFFICOLTA DI ACCEDERE A NUOVE TECNOLOGIE IN QUESTO PAESE MI HANNO PORTATO A USARE WINDOWS ’98 ANCORA QUANDO LE ULTIME ATTUALIZAZIONI ANDAVANO GIA NEL WINDOW VISTA.COSI LE DIFFICOLTA PER ADOPERARE CON LE ULTIMI ATTUALIZAZIONI DEI MIEI SOFTWARE MI PORTARONO AD ATTINGERE SUL WEB A SOFTWARE LIBERO CHE FORNIVA ALTERNATIVE E SCORCIATOIE PER I VECCHI STRUMENTI DEL W98.IN QUEL MOMENTO PUBBLICAI IL MIO PENSIERO DIVAGANTE SUL SOFTWARE LIBERO INCORAGGIANDO AL SUO SVILUPPO.CONCRETAMENTE ERO INTERESSATO ALL’IPERTESTO HTLM5 CHE MI PERMETESSI USARE VIDEO,COSA CHE NON POTEVO FARE PRCHE LE ATTUALIZAZIONI DI ADOBE FLASH PLAYER NON FUNZIONAVANO SULL’OSSOLETO W98.QUESTO DIEDE SPINTA A SVILUPPATORI ONLINE E QUESTO E’ IL RISULTATO.UN ENORME CONTRIBUTO DEL SOFTWARE LIBERO CHE CI PERMETTERA FRA ALTRO ADOPERARE VIDEO SENZA SCARICARE FLAH PLAYER E LE SUE ATTUALIZAZIONI DI ADOBE.E QUESTO DIMOSTRA QUANTO INFLUENTE SIA LA NUOVA ERA E QUESTE PUBBLICAZIONI IN MATERIA DI TELECOMUNICAZIONE.

27 LUGLIO 2017:RAJOY IN TRIBUNALI

-SU LA STAMPA:

LaStampa.it MONDO
SEZIONI
Rajoy in tribunale: “Corruzione? Mi occupavo di politica e non di contabilità”
Il premier spagnolo dichiara come testimone nel processo sul finanziamento illegale del suo partito

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REUTERS

Pubblicato il 26/07/2017
Ultima modifica il 26/07/2017 alle ore 18:00
FRANCESCO OLIVO
L’immagine ha il suo peso: Rajoy in tribunale interrogato nel processo per la corruzione del Partito Popolare. Per la Spagna è un giorno, a suo modo, storico, mai un presidente del governo era comparso in un tribunale. Mariano Rajoy è stato convocato in qualità di testimone e non di imputato. Ma la veste ha la sua scomodità, il capo del governo ha dovuto a rispondere a tutte le domande e giurare di dire la verità (al contrario degli imputati che non hanno quest’obbligo). L’aspettativa era grande, davanti all’aula centinaia di giornalisti e operatori. La linea di Rajoy è stata fondamentalmente una: «Mi occupavo di politica e non di contabilità». Un modo per allontanare da sé trame e personaggi che vivevano fuori e dentro al suo partito negli anni della sua presidenza. Al centro del processo il finanziamento illegale al Partito Popolare, da parte di un gruppo di imprenditori che in molte parti di Spagna pagavano per vedersi assegnati appalti importanti. Convitato di pietra Luís Bárcenas, ex tesoriere del Pp, con conti milionari in Svizzera, grande accusatore dei suoi ex compagni che negli ultimi mesi ha cambiato clamorosamente strategia, discolpando i vertici del partito di governo.

Rajoy ha risposto alle domande degli avvocati della parte civile, compresi quelli del partito socialista di Valencia e Madrid, insistendo sulla sua totale estraneità a ogni forma di finanziamento illegale e all’esistenza delle cosiddette “trame” (quella principale è conosciuta come la trama Gurtel). Rajoy ha confermato una riunione con Bárcenas, quando era già nota l’indagine a carico dell’ex tesoriere, «ma fu un breve incontro per dire addio al partito, nel quale mi chiese la disponibilità di un’auto per un breve periodo, mi sembrò una richiesta ragionevole».

Come prevedibile, al di là delle parole in aula, la presenza di Rajoy in tribunale ha scatenato l’opposizione. Pablo Iglesias di Podemos chiede ai socialisti un patto per costringere il premier a comparire in aula, per chiarimenti. «È inutile però chiedergli di dimettersi. Occorre creare le condizioni perché lui e il suo partito corrotto non governi più». Tradotto: il leader degli ex indignados spera in un accordo con il Psoe per una nuova mozione di sfiducia al governo. Il segretario socialista, Pedro Sánchez ha un’altra strategia, ma lo stesso scopo: «Rajoy metta fine oggi stesso a questa agonia politica». Non saranno accontentati.

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LEGGI ANCHE:ANSA
Spagna, dalla scelta dei socialisti (divisi) dipende il futuro governo del Paese

FAITES INTERNES 1:CONTINUATION 338

10 LUGLIO 2017:PROCESSO PELL,ATTUALIZAZIONE

-SU LAREPUBBLICA:Repubblica.it
VATICANO
Il cardinale Pell è tornato in Australia. Il 26 luglio il processo per gli abusi sessuali

George Pell
L’ex responsabile delle Finanze del Vaticano ha fatto un viaggio aereo con diverse tappe
10 Luglio 2017
Il cardinale più alto in grado in Vaticano mai accusato nella Chiesa cattolica romana di abusi sessuali George Pell è ritornato lunedì in Australia per partecipare al processo nei suoi confronti con l’accusa di aver molestato sessualmente più persone diversi anni fa.Il cardinale George Pell, uno dei più stretti collaboratori di papa Francesco grazie anche al suo incarico di responsabile delle Finanze della Santa sede, ha evitato i giornalisti quando è arrivato all’aeroporto di Sydney su un volo da Singapore.

Il cardinale, 76 anni dovrà comparire in un tribunale della capitale dello Stato di Victoria, il 26 luglio, per rispondere dell’accusa di quelle che la polizia di Victoria ha descritto come un numero multiplo di “violenze sessuali di assalto sessuale”, cioè crimini commessi dagli anni Settanta. La polizia ha reso noto che sono state diverse le denunce, ma non ha rilasciato altri dettagli.

Quando la polizia ha annunciato le accuse il mese scorso, Pell ha promesso di difendersi dalle accuse, affermando che la stessa “idea di abuso sessuale è per me ripugnante”. Lunedi, l’arcidiocesi di Sydney aveva detto che il cardinale avrebbe fatto molteplici tappe nel suo viaggio verso Australia per evitare voli a lunga percorrenza, sulla base dei consigli dei suoi medici.

http:.repubblica.it/vaticano/2017/07/10/news/il_cardinale_pell_e_tornato_in_australi_il_26_luglio_il_processo_per_gli_abusi_sessuali-170416720/?ref=drnh7-2

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12 LUGLIO 2017:IVANKA TRUMP PIONERA DEL CONGEDO MATERNALE IN USA

-SU LE MONDE:
Publié Hier à 11h59
Les Etats-Unis, un des deux seuls pays au monde à ne pas rémunérer le congé maternité

Aux Etats-Unis, Ivanka Trump pourrait bien être à l’origine du tout premier congé maternité rémunéré du pays.
Par AUDREY TRAVÈRE

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C’est une petite révolution qui se joue actuellement aux Etats-Unis. Ivanka Trump, dont l’influence auprès de son père n’est plus à prouver, porte actuellement un projet de congé maternité : 8 semaines de repos, payées à 70 % du salaire et entièrement financé par les Etats. Budget prévu : 18 milliards de dollars (soit 15,7 milliards d’euros) sur dix ans, de quoi faire grincer des dents dans le camp républicain. Si le projet de loi venait à passer, ce serait le tout premier congé maternité payé à voir le jour aux Etats-Unis, à l’exception de ceux déjà mis en place par quelques Etats en pointe comme la Californie, le New Jersey, Rhode Island et New York.

AUJOURD’HUI, 12 SEMAINES NON PAYÉES

A l’heure actuelle, le Federal Family and Medical Leave Act autorise 12 semaines… non payées, pour les salariés d’entreprises de plus de 50 employés. Une mesure bien loin de la norme mondiale et des recommandations de l’Organisation internationale du travail (OIT). En 2002, la convention n° 183 de l’OIT sur la protection de la maternité est entrée en vigueur. Depuis cette date, l’ensemble des pays membres des Nations unies (ONU) se doivent d’observer les règles établies par l’Organisation en la matière et, si possible, respecter les recommandations additionnelles. Tour d’horizon du congé maternité à travers le monde.

Les pays d’Europe de l’Est, champions de la durée du congé
La convention de l’OIT prévoit un congé maternité de minimum 14 semaines mais conseille une durée de 18 semaines. Sur les 185 pays étudiés par l’OIT, 98 d’entre eux respectent le minimum de 14 semaines. Parmi eux, 42 dépassent même la recommandation des 18 semaines. En revanche, 27 pays dans le monde accordent moins de 12 semaines de congé.

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C’est en Europe de l’Est que les congés maternités sont les plus longs

89 % des pays d’Europe de l’Est offrent un congé maternité de 18 semaines ou plus. 50 % des économies développées font de même.
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moins de 12 semaines
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14 à 17 semaines
18 semaines ou plus
Economies dév…
Europe de l’Est et Asie cent…
Afrique
Asie
Amerique latine et caraibes
Moyen-Orient
Source : Organisation internationale du travail

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En comparant les régions du monde, on constate que c’est en Europe de l’Est que les pays proposent les plus longs congés. En Bulgarie, les femmes ont droit à 32 semaines, 28 semaines en Slovaquie et 20 semaines en Russie… et jusqu’à un an en Bosnie-Herzégovine. Ces mesures sont le fruit des fortes politiques natalistes installées par l’URSS en son temps et conservées depuis.

Les législations d’Europe occidentale sont également avantageuses : en France, en Espagne et au Luxembourg, 16 semaines sont accordées aux femmes. En Italie, les femmes doivent obligatoirement prendre 5 mois de repos (2 mois avant l’accouchement, 3 mois après). En revanche, les femmes sont moins bien loties au Moyen-Orient. 92 % des pays de cette région accordent un congé maternité inférieur à 12 semaines. Avant la guerre civile, la Syrie était le seul pays de la région à atteindre la norme établie par la convention avec 17 semaines de congés payés. L’Arabie saoudite et le Bahreïn n’offrent, pour leur part, que 6 semaines rémunérées.

Le financement : encore des progrès à faire
PAS DE CONGÉ MATERNITÉ PAYÉ : LA PAPOUASIE… ET LES ETATS-UNIS

Dans le monde, seuls deux pays ne proposent pas de congé maternité payé : la Papouasie-Nouvelle-Guinée… et les Etats-Unis. Pourtant, l’OIT impose dans la convention de norme à respecter en matière de rémunération :

« Les prestations en espèces doivent être établies à un niveau tel que la femme puisse subvenir à son entretien et à celui de son enfant dans de bonnes conditions de santé et selon un niveau de vie convenable. »
Au-delà de cette première convention, elle recommande vivement de verser un montant égal au salaire de la mère avant son départ. Le but : garantir la sécurité financière pendant la période de convalescence. Sur l’ensemble des pays, 45 % donnent au moins deux tiers de la rémunération antérieure. Mais dans plus de la moitié des cas, les femmes sont payées moins que les deux tiers de leur salaire. Dans ce domaine encore, l’ensemble des pays d’Europe de l’Est et d’Asie centrale respectent la convention de l’OIT et vont même au-delà pour une grande majorité d’entre eux (88 %).

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85% des économies développées respectent le standard en matière de rémunération fixé par l’OIT

Pourcentage de pays par région de monde selon le respect ou non de la convention de l’OIT sur la rémunération lors du congé maternité
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Ne respecte pas le standard de l’OIT
Respecte le standard de l’OIT
Economies dev…
Europe de l’Est et Asie cent…
Afrique
Asie
Amérique latine et caraibes
Moyen-Orient
Source : Organisation internationale du travail

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EN FRANCE, ÉGAL AU SALAIRE DES 3 DERNIERS MOIS

La législation française impose une rémunération égale au salaire des 3 derniers mois, tout comme en Espagne, en Allemagne, en Russie ou au Mali. En matière de compensation financière, les pays du Moyen-Orient sont là aussi en dessous du standard international. Enfin, sur les 34 pays d’Amérique latine étudiés, 7 d’entre eux rémunèrent à 100 % pendant au moins 14 semaines (le Belize, le Brésil, la Colombie, le Costa Rica, Cuba, le Panama et le Venezuela).

Au-delà du montant de cette rémunération, l’OIT a également fixé des règles quant au système de financement en lui-même. Pour éviter toute discrimination sur le marché du travail, l’organisation prévoit que ces prestations soient assurées par « une assurance sociale obligatoire ou par prélèvement sur des fonds publics ou d’une manière déterminée par la législation et la pratique nationales. » En effet, attribuer l’entière responsabilité pécuniaire de cette aide aux employeurs représente un frein considérable dans l’embauche d’une femme. Ainsi, pour 58 % des pays étudiés, c’est l’Etat qui assume cette dépense. Dans 16 % des cas c’est un système mixte et, malgré la convention de l’OIT, 25 % des pays laissent les employeurs prendre en charge la totalité de la compensation pendant le congé.

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Le financement du congé maternité dans le monde

Dans 88% des économies développées, c’est l’Etat qui finance les congés maternités
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Etat
Employeurs
Mixte
Non payé
Economies dev…
Europe de l’Est et Asie cent…
Afrique
Asie
Amérique latine et caraibes
Moyen-Orient
Source : Organisation internationale du travail

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C’est au Moyen-Orient qu’on confie le plus cette compétence aux entreprises : seuls 8 % des pays de la région ont un système de financement public pour le congé maternité. À l’opposé, c’est bien l’Etat qui se charge de ces dépenses dans tous les pays d’Europe de l’Est et d’Asie centrale, tout comme dans la plupart des pays d’Europe occidentale. Parmi nos voisins européens les plus proches, seuls l’Allemagne et le Royaume Uni ont mis en place un système mixte.

Droit de retour à l’emploi : l’Amérique latine en avance
Afin de garantir la place des femmes au sein du marché du travail, l’OIT exige des Etats un droit de retour à l’emploi inscrit dans les législations nationales : « A l’issue du congé de maternité, la femme doit être assurée, lorsqu’elle reprend le travail, de retrouver le même poste ou un poste équivalent rémunéré au même taux. » Cette garantie vise à empêcher les discriminations mais également les licenciements abusifs. En 2013, 44 % des pays certifiaient un retour à l’emploi à la même position précédent le congé. Pour tous les autres (56 %), aucune garantie n’est prévue.

AUX ETATS-UNIS, L’EMPLOYEUR PEUT REFUSER DE RÉINTÉGRER UNE EMPLOYÉE

Dans le domaine, toutes les régions du monde ont encore beaucoup à faire. À l’heure actuelle, c’est les pays d’Amérique latine et des Caraïbes qui garantissent le mieux ce droit de retour à l’emploi (72 % d’entre eux). En Afrique, en Asie et au Moyen-Orient, c’est le constat inverse : pas d’engagement en ce sens dans la très grande majorité des pays. Quant aux économies développées, encore 39 % des pays étudiés n’assurent pas ce droit. Aux Etats-Unis par exemple, si l’entreprise traverse des difficultés financières lors du retour du salarié, l’employeur peut refuser de le réintégrer. Il lui faudra alors prouver que les conséquences sur son bilan comptable sont « considérables » et « graves ».

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Droit de retour à l’emploi pour les femmes : les pays d’Amérique latine bien placés

Plus des deux tiers des pays d’Amérique latine et des Caraïbes proposent une garantie de retour à l’emploi après un accouchement
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Garantie du même poste au minimum
Pas de garantie
Economies dév…
Europe de l’Est ou Asie cen…
Afrique
Asie
Amérique latine et caraibes
Moyen-Orient
Source : Organisation internationale du travail

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A la lumière de ces informations, le projet d’Ivanka Trump ne réunit pas un grand nombre de conditions pourtant imposées par l’OIT. C’est d’ailleurs pour cette raison que des associations américaines dénoncent depuis plusieurs semaines ce plan bien trop lacunaire à leur goût. Plus problématique encore : le financement du congé se ferait au détriment de programmes tel que l’assurance maladie Medicaid ou celui des coupons alimentaires, pourtant indispensables à des millions d’Américains.

Par AUDREY TRAVÈRE
Publié Hier à 11h59

http:mobile.lemonde.fr/les-decodeurs/article/2017/07/11/les-etats-unis-un-des-deux-seuls-pays-au-monde-a-ne-pas-remunerer-le-conge-maternite_5159140_4355770.html
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12 LUGLIO 2017:GIOCHI OLIMPICI PARIGGI-LOS ANGELES,ATTUALIZAZIONE

-SU LE MONDE:
Publié À 01h41
Jeux olympiques : Paris se projette en 2024 mais pas au-delà

Dotée de nombreuses infrastructures déjà prêtes, la capitale doit encore construire quelques sites et attend le feu vert du CIO. Dans le cas d’une attribution pour 2028, elle devrait revoir ses plans.
Par YANN BOUCHEZ
Temps de lecture : 3 min
Le principe de la double attribution des Jeux olympiques 2024 et 2028, le 13 septembre à Lima, a beau avoir été officiellement acté par le Comité international olympique (CIO), mardi 11 juillet, les représentants de la candidature parisienne vont continuer de batailler, comme ils le font depuis plusieurs mois, pour obtenir les Jeux dans sept ans et non dans onze.

Contrairement à sa rivale de Los Angeles, qui logerait les athlètes sur le campus de l’université de Californie (UCLA), Paris doit encore construire son futur village olympique. Celui-ci verrait le jour dans le quartier Pleyel de Saint-Denis (Seine-Saint-Denis). Il devrait coûter environ 1,3 milliard d’euros (le budget global de l’événement est estimé à 6,6 milliards d’euros). Avec 17 000 lits, il permettrait d’héberger plus de 10 000 athlètes et leurs entraîneurs sur 51 hectares.

Bannières des candidatures de Los Angeles, Paris et du Comité international olympique, à Lausanne, le 11 juillet. JEAN-CHRISTOPHE BOTT / AP

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Alors que les représentants de Paris 2024 disent vouloir que les Jeux contribuent à dynamiser la banlieue nord-est, comme l’avait fait Londres avec ses quartiers de l’East End lors de l’édition olympique 2012, la construction de ce village a été utilisée comme argument afin de justifier la nécessité d’organiser la compétition dans sept ans.

« Impossible d’obtenir le terrain pour 2028 »

« Nous avons rencontré les propriétaires des terrains et ils ont été clairs : ils gardent le terrain jusqu’en septembre dans l’optique de 2024, mais il est impossible d’obtenir le terrain pour 2028 », a prévenu Tony Estanguet, coprésident du comité de candidature. « Nous n’aurons aucun village de cette qualité-là pour 2028 », a insisté Jean-François Martins, adjoint aux sports à la mairie de Paris, lors d’un déjeuner de presse à l’hôtel de ville, le 15 juin.

Paris 2024 souligne que 85 % des athlètes logeraient à moins d’une demi-heure de leur lieu de compétition et que 22 sites de compétition seraient situés dans un rayon de 10 kilomètres autour du village olympique.

Le tout en s’appuyant sur un réseau de transports densifié dans le cadre du projet Grand Paris express, qui prévoit notamment la réalisation de quatre nouvelles lignes de métro automatique autour de la capitale entre 2020 et 2030. Ces éléments sont mis en avant par la candidature parisienne, d’autant que les distances et les transports ne sont pas les points forts de Los Angeles.

Outre le village olympique et le village des médias, qui devrait être installé sur le site de Dugny-Le Bourget, reste à construire le centre aquatique, qui sera situé à Saint-Denis, à proximité du Stade de France, ainsi qu’une salle polyvalente baptisée Paris Arena II, en bordure de Seine, dans le quartier de Bercy, qui accueillera le judo et le basket-ball.

Pas de « lieu de célébration central »

Les sites de compétition doivent principalement s’articuler autour de deux axes, l’un situé en Seine-Saint-Denis, l’autre dans le centre de Paris. Ce dernier inclut des lieux emblématiques comme le Champ-de-Mars (beach-volley), l’esplanade des Invalides (tir à l’arc) ou le Grand Palais (taekwondo et escrime).

Tony Estanguet et les représentants de la candidature parisienne vantent la « compacité » du projet, alors que les sites apparaissent relativement éparpillés. D’ailleurs, si la commission d’évaluation du CIO, dans son rapport publié le 5 juillet, loue les « décors incroyables » qu’offre Paris, elle souligne que « créer une atmosphère olympique spéciale dans la zone du Grand Paris sera plus difficile, car les sites sont déployés sur une large aire, sans lieu de célébration central ».

En dehors de ces deux zones réunissant 19 sites de compétition, les épreuves d’aviron et de canoë-kayak se dérouleront à l’est de la capitale, à Vaires-sur-Marne (Seine-et-Marne), tandis que les compétitions d’équitation, de cyclisme (en dehors des épreuves sur route) et de golf auront lieu dans les Yvelines. Les épreuves de voile seront les seules – hormis quelques matchs de football – à être organisées en dehors de la région Ile-de-France, à Marseille.

Par YANN BOUCHEZ
Publié À 01h41

http:mobile.lemonde.fr/sport/article/2017/07/12/jeux-olympiques-paris-se-projette-en-2024-mais-pas-au-dela_5159308_3242.html.

12 LUGLIO 2017:FINALMENTE CARCERE PER I BOSSI,PADRE E L’ALTRO FIGLIO,RENZO

-SU LA REPUBBLICA:

LaStampa.it ITALIA
SEZIONI
Usò i fondi della Lega per spese personali, Umberto Bossi condannato a 2 anni e 3 mesi
Un anno e 6 mesi anche al figlio Renzo, 2 anni e 6 mesi all’ex tesoriere Belsito


LAPRESSE
Renzo Bossi e Francesco Belsito nell’aula del tribunale di Milano

Pubblicato il 10/07/2017
Ultima modifica il 10/07/2017 alle ore 19:03
FABIO POLETTI
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MILANO
Cinque anni e mezzo dopo arriva la mazzata per l’allegra gestione dei fondi della Lega da parte di Umberto Bossi e della sua famiglia. Il giudice Maria Luisa Balzarotti non si discosta di una virgola dalla richiesta della pubblica accusa. A Umberto Bossi vanno 2 anni e 3 mesi di carcere più 800 euro di sanzione. A suo figlio Renzo detto il «Trota» 1 anno e 6 mesi e 500 euro. La pena più alta a Francesco Belsito, l’ex tesoriere del partito che adesso vende gelati in Liguria, 2 anni e 6 mesi e 900 euro.

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Renzo Bossi: “Mai preso un soldo. La politica? Si fa anche al bar”

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Il reato contestato è appropriazione indebita. In alcuni dei molti casi contestati il reato viene derubricato in tentata appropriazione. Umberto Bossi in aula non c’è. Incassa bene Francesco Belsito, strizzato in un completo grigio: «Sentenza ingiusta». È un fiume in piena invece Renzo Bossi. In 5 anni si è visto radiografare la sua vita e non è uscita una bella immagine: multe pagate coi soldi della Lega, laurea farlocca in Albania presa coi soldi del partito. L’elenco è infinito: la ristrutturazione della casa di Gemonio dove viveva col padre, gli alberghi, gli arredi del suo ufficio di via Bellerio anche le caramelle metteva in nota spese. L’ex enfant prodige del movimento che ora alleva vacche e suini e vende formaggi e salumi insieme al fratello nega tutto: «Me l’aspettavo. È solo il primo grado.

Andiamo avanti. Tutte le accuse si basano su voci mai verificate. Le multe me le pagavo io e non sono mai andato in Albania a prendere la laurea. Io in quel progetto politico ci credevo. Pagavo di tasca mia. Pagavo le quote». Il verbo «credevo» è declinato al passato. Se si votasse oggi Renzo BossI farebbe fatica a scegliere: «Cinque anni fa c’era un progetto. Quello del federalismo. Stiamo ancora aspettando che rimangano in Lombardia le tasse che pago come imprenditore. Bisognerebbe vedere i programmi». Non si sbilancia Renzo Bossi. La politica lo ha già respinto. A parte le 4 telecamere della Rai e la selva di microfoni e giornalisti c’è solo una persona tra i banchi del pubblico. Che se ne va senza nemmeno aspettare che finisca di parlare.
Licenza Creative Commons
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http:.lastampa.it/2017/07/10/italia/cronache/us-i-fondi-della-lega-per-spese-personali-umberto-bossi-condannato-a-anni-e-mesi-UtpkYHrhtoHS46SbCRV7cO/pagina.html
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REAZIONE:COSI PAPA BOSSI E TUTTI I FIGLI VANNO IN CARCERE.ASSOLTA LA MAMMA,E MOGLIE DI UMBERTO(SICILIANA).
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14 LUGLIO 2018:I DEBITI DELLA LE PEN
-SU LE MONDE:
Publié Hier à 05h50
Marine Le Pen a quitté le Parlement européen en laissant une ardoise d’environ 300 000 euros

Depuis que la présidente du FN a quitté Strasbourg pour le Palais-Bourbon, le Parlement européen ne peut plus retenir ses indemnités dans le cadre de l’affaire des emplois présumés fictifs.
Par OLIVIER FAYE , ANNE MICHEL
Temps de lecture : 2 min
Plus de 300 000 euros, intérêts compris : c’est le montant de l’ardoise laissée par Marine Le Pen au Parlement européen, dont elle vient tout juste de démissionner pour occuper son siège de députée du Pas-de-Calais à l’Assemblée nationale. Ce montant substantiel est lié à l’affaire des emplois présumés fictifs d’assistants d’eurodéputés du Front national : il correspond aux salaires qui auraient été indûment versés à deux de ses assistants, Catherine Griset et Thierry Légier.

L’annonce de la démission de Mme Le Pen a été faite début juillet, en séance plénière, à Strasbourg, avec effet rétroactif au 19 juin (soit au lendemain de son élection au Palais-Bourbon). Elle est remplacée par une de ses suivantes de liste, Christelle Lechevalier-Letard.

SUR LE MÊME SUJET
Marine Le Pen ne parvient pas à incarner une opposition audible
Or, son départ interrompt de facto les retenues effectuées sur les indemnités et les autres rémunérations (frais généraux et indemnités journalières) qu’elle percevait. Cette mesure administrative de recouvrement avait été mise en place après qu’un rapport de l’OLAF, l’organisme anti-fraude de l’Union européenne, a conclu, en juillet 2016, à une fraude concernant notamment Mme Le Pen et ses deux assistants parlementaires. Une somme de près de 340 000 euros lui a été réclamée au total : seuls 39 000 euros ont été perçus à ce jour.

Le préjudice total est estimé à 5 millions d’euros

Le Parlement européen va donc devoir attendre l’issue de l’information judiciaire ouverte en France, en décembre 2016, sur cette affaire d’emplois fictifs présumés pour « abus de confiance », « recel d’abus de confiance », « escroquerie en bande organisée », « faux et usage de faux » et « travail dissimulé », afin de pouvoir recouvrer la totalité de l’argent public qui a été possiblement détourné. Mme Le Pen a été mise en examen dans ce dossier, le 30 juin, pour « abus de confiance ». Cette procédure est très large, puisqu’elle vise 17 eurodéputés FN, soupçonnés d’avoir salarié fictivement une quarantaine d’assistants, qui n’auraient travaillé que pour le compte du parti d’extrême droite, en France, et non pour l’institution européenne. Le préjudice total est estimé à 5 millions d’euros par le Parlement européen.

Dans le cas de la présidente du Front national, l’institution peut tout juste espérer, pour l’instant, récupérer quelques dizaines de milliers d’euros supplémentaires d’ici à la fin de l’enquête judiciaire. L’ex-eurodéputée peut en effet demander à toucher les indemnités transitoires auxquelles elle peut prétendre, comme tout eurodéputé sortant, un an durant. Une telle option permettrait, de fait, au Parlement d’en saisir une partie – sur un total de l’ordre de 30 000 euros –, ce qui allégerait d’autant la dette de la présidente frontiste, dont les intérêts de retard continuent à courir.

Par OLIVIER FAYE , ANNE MICHEL
Publié Hier à 05h50

http:mobile.lemonde.fr/politique/article/2017/07/14/marine-le-pen-a-laisse-une-ardoise-de-300-000-euros-au-parlement-europeen_5160507_823448.html

REAZIONE:DEVE PAGARE L’INDENNIZAZIONE

-APPENDICE:HA PERSO LA LE PEN
-SU LE MONDE:
Publié Le 13.07.2017 à 04h24
Donald Trump et Emmanuel Macron affichent leur entente à Paris

Le couple Trump a été invité à Paris pour commémorer le centenaire de l’entrée des Etats-Unis dans la première guerre mondiale, conflit qui a fait près de 10 millions de morts.

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VIDEO NON RIPORTATO
LE MONDE avec AFP
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Donald Trump et son épouse Melania ont commencé, jeudi 13 juillet à Paris, une visite de deux jours pleins de faste, loin de l’atmosphère plombée de Washington où le scandale de collusion présumée avec la Russie se rapproche dangereusement du président américain. Isolé sur la scène internationale, Donald Trump assistera comme invité d’honneur au défilé du 14-Juillet.

Jeudi, les deux chefs d’Etat se sont entretenus durant plus d’une heure à l’Elysée, d’abord en tête-à-tête puis au cours d’un entretien élargi. Au cours de la conférence de presse qui a suivi cette entrevue, Emmanuel Macron a salué « une détermination commune » avec M. Trump « sur le commerce, la sécurité de nos deux pays, la lutte contre le terrorisme, la stabilité au Proche et Moyen-Orient ». Le président français a également évoqué la sortie des Etats-Unis de l’accord contre le réchauffement climatique signé à Paris en 2015.
« Je respecte la décision du président Trump. (…) Je suis en désaccord sur la lecture de l‘accord de Paris et de l’importance que cela a, a-t-il rappelé. Est-ce que c’est irrémédiable ? Des engagements ont été pris. Mon souhait c’est de continuer de discuter avec les Etats-Unis sur ce sujet. » M. Trump a répondu : « Nous verrons ce qu’il se passera, nous en parlerons dans les mois qui viennent. S’il y a changement ce sera bien. »

A propos de la Syrie et de l’Irak, M. Macron a annoncé que Paris et Washington vont « poursuivre le travail en commun pour mener ensemble des initiatives diplomatiques qui permettront de construire la feuille de route de l’après-guerre ». Le président français a également confirmé sa volonté de ne pas faire de « la destitution de Bachar Al-Assad une condition préalable » à des discussions. M. Macron a toutefois affirmé avoir « une ligne rouge commune » avec les Etats-Unis : « Toute utilisation d’arme chimique [par le régime syrien] fera l’objet de représailles immédiates. »

Accueil aux Invalides

Emmanuel Macron accueil Donald Trump dans la cour des Invalides, le 13 juillet . JEAN-CLAUDE COUTAUSSE / FRENCH POLITICS POUR “LE MONDE”

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Avant cela, le couple Trump avait été solennellement accueilli en début d’après-midi par le chef de l’Etat français et son épouse à l’hôtel national des Invalides, bâtiment érigé au XVIIe siècle pendant le règne de Louis XIV pour y accueillir les blessés de guerre. Les deux présidents, qui se sont déjà rencontrés à plusieurs reprises, ont échangé une chaleureuse poignée de main, avant d’écouter les hymnes américain et français puis de passer les troupes en revue.

M. Macron, qui goûte les symboles, a ensuite conduit ses hôtes à l’église Saint-Louis des Invalides, s’arrêtant avec eux devant le tombeau de l’empereur Napoléon 1er, puis devant celui du maréchal Foch.

Les Trump ont été invités à Paris pour célébrer le centenaire de l’entrée des Etats-Unis dans la première guerre mondiale, qui a fait près de 10 millions de morts. Un intermède qui devrait permettre au président américain d’oublier momentanément ses ennuis, au moment où son fils aîné est à son tour soupçonné de collusion avec Moscou pendant la campagne électorale américaine.

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Donald Trump, un président américain à Paris

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La République française s’est mise en quatre pour accueillir le couple Trump, avec notamment un dîner jeudi soir au deuxième étage de la tour Eiffel. Vendredi, M. Trump assistera au traditionnel défilé militaire du 14 Juillet sur les Champs-Elysées, où se succéderont soldats américains et français.

« Nous avons l’habitude de bien recevoir les gens qu’on invite. Nous aurons à cœur que ce séjour se déroule bien », explique l’Elysée, démentant l’idée que cette invitation en grande pompe constitue un blanc-seing donné à l’imprévisible dirigeant américain.

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En accueillant Trump à Paris, Macron tente de remettre la France au cœur du jeu diplomatique

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« Pas de divergence entre Paris et Berlin sur la manière de traiter Trump »

A la récente réunion du G20, le président français a multiplié les amabilités, les gestes complices, les accolades, en net contraste avec les autres Européens, notamment Angela Merkel, très critique vis-à-vis de l’Américain.

Hasard du calendrier, la chancelière allemande était à Paris jeudi en même temps que M. Trump, pour un sommet franco-allemand qu’elle a coprésidé dans la matinée avec Emmanuel Macron.

Paris et Berlin partagent la même vision sur « le libre et juste commerce » et la lutte « contre le protectionnisme », mais aussi sur le climat et sur le président américain Donald Trump, a assuré M. Macron à l’issue du conseil. « Il n’y a pas de divergences entre la France et l’Allemagne sur la manière de traiter le président Trump », a-t-il dit.
LE MONDE avec AFP
Publié Le 13.07.2017 à 04h24

http:mobile.lemonde.fr/international/article/2017/07/13/le-president-americain-donald-trump-a-atterri-a-paris_5159885_3210.html
-APPENDICE 2:SecolodItalia

-SU IL SECOLO D’ITALIA:
È asse Macron-Trump: “Nulla ci separerà dai nostri alleati Usa” (video)Vedi sotto


di REDAZIONE

venerdì 14 luglio 2017 – 14:35

Il presidente americano Donald Trump e la moglie Melania hanno salutato calorosamente il presidente francese Emmanuel Macron e la prémiere dame Brigitte che li hanno ospitati a Parigi per la parata del 14 luglio. Sia Trump che la moglie hanno trattenuto a lungo le mani dei loro ospiti mentre le due coppie si scambiavano i saluti, parlando per qualche minuto. Trump ha poi fatto un cenno di saluto ai dignitari presenti e ha applaudito prima di salire sulla limousine blindata, che lo porterà all’aeroporto di Orly da dove ripartirà per gli Stati Uniti. Durante la sfilata, Trump è stato ripreso diverse volte mentre applaudiva. “Nulla ci separerà mai” dai nostri alleati americani. Lo ha detto il presidente francese Emmanuel Macron in un breve discorso al termine della parata del 14 luglio, che celebrava quest’anno anche il centenario dell’entrata degli Stati Uniti nella prima guerra mondiale. Per l’occasione il presidente americano Donald Trump e la moglie Melania sono stati inviati ad assistere alla sfilata. “Abbiamo trovato degli alleati sicuri, degli amici, che sono venuti in nostro aiuto. Gli Stati Uniti sono fra loro. Niente ci separerà mai. La presenza del presidente Donald Trump e di sua moglie è il segno di un’amicizia che procede nel tempo. Voglio ringraziarli per la scelta fatta 100 anni fa”, ha detto Macron. In precedenza Trump inun tweet aveva detto che le realzioni tra Francia e Stati Uniti sono più forti che mai. In una splendida giornata di sole, è iniziata la parata del 14 luglio sugli Champs Elysées a Parigi, la prima dell’era di Emmanuel Macron. Il presidente francese, in piedi su un veicolo militare alla testa del corteo, saluta la folla. Alla sfilata, che ricorda anche il centenario dell’intervento americano nella prima guerra mondiale, partecipano reparti statunitensi.


16 LUGLIO 2017:IL CASTELLO DEL DEMONIO,IL DRACULA DI NETFLIX

-SU LE MONDE:

Publié Le 14.07.2017 à 05h22
Comment l’adaptation de « Castlevania » par Netflix réécrit le « Dracula » de Bram Stoker

La nouvelle série animée de Netflix tente un difficile grand écart entre héritage du jeu vidéo éponyme de Konami et relecture du mythe de Dracula.
Par WILLIAM AUDUREAU

Dans « Castlevania », Dracula n’est plus un comte, mais un personnage inspiré à la fois d’un jeu vidéo et de l’histoire. NETFLIX
Un fouet trempé dans de l’eau bénite, des goules sanguinaires et un suceur de sang qui somnole dans son château : voilà qui pourrait sembler on ne plus convenu pour une énième œuvre sur le thème de Dracula. Mis en ligne le 7 juillet, Castlevania, adaptation en série animée sur Netflix d’une saga de jeu vidéo née dans les années 1980, se montre en réalité bien plus ambigu. En quatre épisodes seulement, cette œuvre sombre et sanglante navigue de manière souvent imprévisible entre références et pure invention, corrigeant l’écrivain Bram Stoker tout en introduisant de nouvelles zones floues.

La série animée de Netflix se base sur le jeu vidéo japonais Castlevania III : Dracula’s Curse (Akumajôdensetsu, « La Légende du château du démon » en VO), sorti en 1989 sur la console Nintendo Entertainment System. Cet épisode canonique est bien moins connu que Castlevania I et II sur NES, et Castlevania Symphony of the Night sur PlayStation, mais il se déroule avant dans la chronologie interne de la saga.

Le point de départ de la série est le même que celui du jeu : au XVe siècle, Trevor Belmont, ancêtre du chasseur de vampires du premier épisode, Simon Belmont, se lance à l’assaut du château de Dracula. Ce vampire pratiquant de sorcellerie noire veut envahir l’Europe avec ses forces des ténèbres. Sur son chemin, comme dans le jeu vidéo, le héros affronte goules et cyclopes, et s’allie à d’autres personnages, comme la mage Sypha Belnades.

Le prince de Valachie plutôt que le comte de Transsylvanie

Dans la série de Netflix, Dracula est identifié comme étant Vlad III, surnommé Țepeș (prononcez « Tsépèï », l’empaleur) est un personnage historique réel, connu pour avoir été un chef de guerre particulièrement cruel. Le premier plan de la série, qui s’ouvre sur un paysage de crânes empalés, fait directement référence à deux éléments de sa légende : son recours au pal (un pieu vertical) pour faire exécuter les condamnés à mort et le nombre des soldats ennemis qu’il a fait tuer au combat, estimé à plusieurs dizaines de milliers. Quant à son surnom de « Dracula » (Drăculea, soit « fils du dragon » en roumain), il le tient de son père Vlad II, dit Dracul (« le dragon ») à la suite de son entrée dans l’Ordre du dragon en 1431.

Dans le jeu vidéo, l’arrière-plan historique est quasi nul, les concepteurs s’étant contentés d’évoquer vaguement un comte en Europe. La série fait plus dans le détail en évoquant la Valachie, région dont est censé être originaire Vlad III (et non la Transsylvanie, contrairement à une erreur fréquente). Au passage, elle se garde de faire référence à tout « comte » Dracula : Vlad Tepes avait en réalité le titre de prince, la Valachie étant une principauté.

La double erreur avait été introduite par l’écrivain irlandais Bram Stoker dans son célèbre et influent roman de 1897, Dracula. L’auteur avait trouvé le nom de Dracula au hasard de ses recherches dans la bibliothèque de Whitby, où a été rédigée une partie de l’œuvre. Il avait alors déjà défini son personnage, qui devait s’appeler « comte Wampyr », et n’avait aucun lien avec Vlad Tepes.

A l’inverse, la série de Netflix situe l’action dans son contexte historique, jusqu’à évoquer régulièrement la ville roumaine de Târgoviște, où Vlad Tepes livra une de ses plus célèbres batailles. Même la date n’est pas choisie au hasard : le combat de Trevor Belmont débute en 1476, précisément l’année supposée de la mort du célèbre prince de Valachie. Ce qui au passage révèle probablement quelque peu la suite de la série, dont une saison 2 a déjà été annoncée.

L’Eglise, ennemi doublement inattendu

La série de Netflix opère ainsi une étonnante et habile synthèse entre une référence purement fictive, celle du jeu vidéo, incarnée par le héros Trevor Belmont, et un contexte historique fouillé, symbolisé par les allusions explicites à l’existence de Vlad Tepes. Mais le dessin animé se permet aussi des libertés plus surprenantes, et qui lui a déjà valu quelques critiques.

C’est notamment le cas de l’anticléricalisme de nombreux dialogues, complètement absent du jeu vidéo et très présent dans trois des quatre épisodes. Outre Dracula, l’ennemi est par exemple un évêque, et le héros se montre extrêmement virulent envers les prêtres et l’Eglise, alors que dans ses aventures de pixels, il commence sa quête devant une croix chrétienne. Le producteur de la série, Andi Shankar, a dû se défendre d’avoir livré une œuvre antichrétienne, et expliquer avoir surtout critiqué « l’hypocrisie, notamment de ceux qui détiennent le pouvoir ».

La triangulaire organisée par le scénario de la série entre Trevor Belmont, Dracula et l’Eglise résiste mal à une comparaison avec le Vlad III historique, dont l’ennemi principal fut les Ottomans, à une époque où la Turquie musulmane s’était emparée de vastes parts du territoire roumain actuel. Dans la version japonaise des jeux, le château de Dracula est lui-même rempli de symboles religieux chrétiens, qui pour la plupart ont été censurés en Occident, Nintendo of America imposant à ses partenaires d’éviter toute référence susceptible de heurter les sensibilités. De ce point de vue-là, l’œuvre de Netflix, par ailleurs déconseillée aux mineurs, prend le contre-pied total de l’œuvre d’origine.

Par WILLIAM AUDUREAU
Publié Le 14.07.2017 à 05

http:mobile.lemonde.fr/pixels/article/2017/07/14/comment-l-adaptation-de-castlevania-par-netflix-reecrit-le-dracula-de-bram-stoker_5160451_4408996.html

16 LUGLIO 2017:SOS GATTINI

-SU LA REPUBBLICA:Repubblica.it
ESTERI
Usa: uccise 21 gatti, condannato a 16 anni di prigione

Una manifestazione per chiedere giustizia per i gatti uccisi
Robert Roy Farmer ha ammesso di aver compiuto le azioni di cui è accusato, spesso anche sotto l’effetto di stupefacenti
15 Luglio 2017

WASHINGTON – Ha ucciso 21 gatti, non solo randagi, ma anche domestici, dopo averli attirati e sottratti da alcune abitazioni. Per questo Robert Roy Farmer, un 26enne californiano, è stato condannato a 16 anni di prigione. Su molti degli animali, il giovane ha anche commesso abusi sessuali.

Farmer si è dichiarato colpevole dei diversi capi di accusa imputatigli, tra cui crudeltà verso animali, ma anche azioni sotto l’influenza di stupefacenti.

A segnalare per primo la misteriosa scomparsa dei gatti fu il Mercury News, giornale di San Jose, che ne dette notizia nel settembre 2015. Gli episodi riportati erano concentrati soprattutto nel quartiere di Cambian Park. Poco dopo cominciarono ad essere ritrovati cadaveri di gatti. Nell’ottobre dello stesso anno Farmer fu trovato mentre dormiva nella sua auto in un parcheggio, con le evidenti tracce dei crimini commessi.

Dopo le uccisioni dei gatti, era stata lanciata anche una petizione si Change.org, per chiedere giustizia.

http:.repubblica.it/esteri/2017/07/15/news/usa_uccise_21_gatti_condannato_a_16_anni_di_prigione-170831191/

20 LUGLIO 2017:SOS TERRORISMO,ATTUALIZAZIONE

DOPO GLI ULTIMI GRAVI ATTACCHI CONTINUA LA PRESENZA MINACCIANTE DEGLI ASSALITORI:
INSEGUIMENTI,MINACCIE,INSULTI,ECC.SONO NEL TERRITORIO NAZIONALE:ASSALITORI E MANDANTI.HO SOLLECITATO INTERVENTO POLIZIALE PIU DI UNA VOLTA.
A QUESTO STATO DI COSE DOBBIAMO AGGIUNGERE UN DUBBIOSO ACCIDENTE DI MIA MADRE SOPRA UN PULLMAN,HA CADUTO PER TERRA E SI HA FRATTURATO TRE COSTOLE,UNA LESSIONE DI ENTITA A 92 ANNI.VISTA IN PRONTO SOCCORSO LI E’ STATA INDICATA INTERNAZIONE DOMICILIARE.EVOLUZIONA FAVOREVOLMENTE PERO DOPO TRE SETTIMANE LA SITUAZIONE ANCORA NON E’ RISOLTA.NON CI LASCIATI SOLI.

PER QUANTO RIGUARDA ALLE MIE SOLLICITUDINI DI AIUTI PC HO AVUTO GENEROSI OFFERTE DI EQUIPPI PC NON ANCORA CONCRETATI.PERO HO AQUISTATO UN LAPTOP ALL’ENTE STATALE DELLE TELECOMUNICAZIONE,
ANTEL,MA DOPO DI CONCRETARE L’AQUISTO MI E’ STATO NEGATO IL PC PER QUI FRA DELINQUENTI E LO STATO MI TROVO DAVANTI AD UN BLACK OUT DI FACTO.

CONTINUO A PUBBLICARE MA PRECARIAMENTE COL MIO SMARTPHONE.

20 LUGLIO 2017:SENZA LIBERTA DI ESPRESSIONE SONO SOLO GUAY

-SU LA REPUBBLICA:Repubblica.it
ESTERI

Gli Usa mettono il segreto sulle armi atomiche in Italia

La base militare di Aviano

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Vietata la divulgazione dei report sulla sicurezza degli arsenali nucleari, che per decenni hanno fornito le uniche informazioni sulle armi dell’apocalisse. Proprio mentre il Parlamento discute delle nuove bombe per gli F-35 del nostro Paese
di STEFANIA MAURIZI
20 Luglio 2017

3′ di lettura
Buio totale. E’ questo che ci aspetta d’ora in poi per le armi nucleari americane stoccate in Italia nelle basi di Aviano e Ghedi. Una completa assenza di trasparenza. Sì, perché il Pentagono non rivelerà più i report delle ispezioni di sicurezza sui suoi armamenti atomici. Per decenni questo tipo di informazioni sono rimaste accessibili al pubblico e hanno permesso di avere un minimo di controllo sulla gestione degli arsenali da parte dei militari, per capire se venivano rispettate misure di sicurezza rigorose e adeguate. Ora, però, con un’improvvisa inversione a U, il Pentagono ha deciso che questi dati verranno secretati. Non sarà quindi più possibile sapere se le bombe di Aviano e a Ghedi hanno falle di sicurezza, emerse grazie a ispezioni ufficiali dello stesso governo americano.

La decisione arriva come un fulmine a ciel sereno dopo che per anni esperti e giornalisti hanno potuto accedere a questo tipo di informazioni, che, ad oggi, non hanno mai comportato un rischio, dal momento che i report non contengono di certo dati classificati, come conferma a Repubblica il guru della segretezza, l’americano Steven Aftergood, che guida il programma “Project on Government Secrecy” della Federation of American Scientists di Washington. “Senza rivelare informazioni coperte dal segreto di Stato, i rapporti delle ispezioni possono indicare se ci sono stati problemi con il personale che maneggia gli armamenti nucleari, se ce ne sono stati con l’equipaggiamento tecnico o con altri aspetti dello stoccaggio delle armi”, ci dice Aftergood, confermando come d’ora in poi queste informazioni saranno completamente off limits “per effetto di una decisione della US Air Force e del Joint Chiefs of Staff”.

Il provvedimento non menziona in particolare Aviano e Ghedi, ma come spiega al nostro giornale un esperto nucleare di livello internazionale, l’americano Stephen Schwartz, “questo nuovo ordine riguarda ogni installazione della US Air Force coinvolta nella gestione degli armamenti atomici. Quindi a mio avviso include le basi militari all’estero”.

L’Italia è diventata la nazione con il più alto numero di ordigni nucleari Usa stoccati sul suolo europeo: secondo i dati della Federation of American Scientists, ad Aviano e a Ghedi sono stoccate settanta delle centottanta bombe presenti in Europa e il nostro è l’unico paese in Europa con due basi nucleari: quella dell’Aeronautica militare di Ghedi e quella statunitense di Aviano (Pordenone).

Ad oggi, i report sulle ispezioni ufficiali costituiscono una delle pochissime fonti di dati sullo stato degli arsenali e ora che si parla dell’arrivo in Italia della nuova bomba termonucleare B61-12 per sostituire le vecchie B-61 e andare in dotazione ai caccia F-35, l’esigenza di un controllo minimamente efficace di questi armamenti è più cruciale che mai. Proprio martedì scorso il tema è stato affrontato in Senato, dove sono state presentate quattro mozioni per bloccare questo tipo di ordigni.

E’ proprio grazie a un report di un’indagine interna della US Air Force che nel 2008 emersero alcune preoccupazioni per la base di Ghedi e l’inchiesta era scattata dopo un fatto clamoroso quanto allarmante accaduto un anno prima, che pure non vedeva coinvolta Ghedi: nel 2007, la US Air Force aveva perso il controllo per ben trentasei ore di sei testate nucleari, che erano state trasportate in giro per l’America, senza che i militari che ne dovevano garantire la sicurezza si accorgessero di nulla.

“La vera ragione per cui la US Air Force agisce così e rovescia una prassi consolidata per decenni [di rendere i rapporti delle ispezioni disponibili al pubblico, ndr] va proprio cercata nelle notizie imbarazzanti riportate dai media tipo quella”, ci dice Stephen Schwartz, aggiungendo senza mezzi termini che “questa non è una ragione legittima per secretare queste informazioni che prima erano pubbliche e che non hanno in alcun modo messo a rischio la sicurezza nucleare, anzi, probabilmente l’hanno rafforzata”.

Anche Steven Aftergood sembra pensarla allo stesso modo. In una dichiarazione all’Associated Press, che per prima ha rivelato la notizia, Aftergood ha detto: “Tutta questa storia puzza. Agiscono come se avessero qualcosa da nascondere: non si tratta di segreti che riguardano la sicurezza nazionale. Io credo che questa nuova policy non distingua tra la protezione dei segreti legittimi e la decisione di schermare l’incompetenza. E’ chiaro che le informazioni classificate che riguardano la tecnologia delle armi nucleari vadano protette, ma negligenze ed errori non devono essere nascosti all’opinione pubblica”.

Che strumenti avranno in mano le comunità locali e, più in generale, i cittadini italiani per penetrare questo muro di segretezza che circonda Aviano e Ghedi? “Dovrebbe essere possibile usare il Freedom of Information Act per richiedere i report completi delle ispezioni”, ci dice Schwartz,”ma sospetto che la US Air Force opporrà resistenza al rilascio delle copie oppure apporrà ai documenti degli omissis così pesanti, che saranno completamente inutili”. Una valutazione questa su cui Steven Aftergood concorda: “Poiché queste informazioni sono ormai coperte da segreto, sarà difficile, se non impossibile, ottenerle tramite il Freedom of Information Act”.

http:.repubblica.it/esteri/2017/07/20/newsu/gli_usa_mettono_il_segreto_sulle_armi_atomiche_in_italia-171195615/

REAZIONE:QUELLO DEL TITOLO DELLA MANO DEL NUCLEARE.BASTA PARLARE DEL NUCLEARE.

FAITES INTERNES 1: CONTINUATION 337

2 LUGLIO 2017:L,AMORIS IN TEMPI DI LAETITIA

-SU LA REPUBBLICA:Repubblica.it
VATICANO
Svolta all’ex Sant’Uffizio: papa Francesco sostituisce Muller con Ladaria Ferrer


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La decisione del papa di non rinnovare l’incarico all’attuale prefetto, in quello che è una delle congregazioni più importanti del Vaticano. Il tedesco, conservatore, spesso si era dissociato dalla linea del pontefice
di PAOLO RODARI
01 Luglio 2017

1′ di lettura
CITTÀ DEL VATICANO – Cambio al vertice dell’ex Sant’Uffizio. Papa Francesco ha deciso di non rinnovare di altri cinque anni il mandato dell’attuale prefetto, il cardinale tedesco Gerhard Ludwig Müller. 70 anni, di linea conservatrice, Müller era stato portato a Roma da Benedetto XVI che gli affidò il compito di watchdog della fede dopo l’éra del cardinale William Joseph Levada.

Al suo posto è stato scelto l’attuale segretario della Congregazione, l’arcivescovo Luis Ladaria Ferrer. Spagnolo, gesuita, venne nominato da Benedetto XVI.

“Come avvenne con Giovanni XXIII che alla morte del segretario di Stato Domenico Tardini nel 1961 potè dare un’impronta più personale al suo pontificato, la non riconferma di Müller rappresenta la medesima svolta”, commenta lo storico Enrico Galavotti.

La linea tenuta da Müller in questi anni non sempre ha combaciato con i desiderata papali. Il momento più critico avvenne durante il Sinodo dei vescovi sulla famiglia nel 2014. Anche il porporato tedesco firmò la lettera dei tredici cardinali che dichiaravano una serie di “preoccupazioni” circa le procedure del Sinodo stesso, a loro giudizio “configurate per facilitare dei risultati predeterminati su importanti questioni controverse”, e riguardo all'”Instrumentum laboris”, ritenuto inadeguato come “testo guida e fondamento di un documento finale”. Ma all’origine della decisione papale non sembra vi siano motivi legati alla linea tenuta da Muller, bensì questioni di carattere procedurale interno.

Negli ultimi mesi Müller aveva provato a fare da mediatore fra il Papa e l’ala del collegio cardinalizia più distante dalla sua. In particolare aveva cercato di mediare con i quattro cardinali firmatari dei “dubia”, una lettera che pone al Papa una serie di dubbi circa le aperture contenute in Amoris Laetitia, il testo papale che recepisce i lavori del Sinodo. Anche per questo suo lavoro credeva in una riconferma che invece non è arrivata.

La Congregazione per la Dottrina della fede è un ministero cruciale in Vaticano.

Da lì si danno impulso e vigore dottrinari alla linea papale. Si vigila che la dottrina non venga tradita cercando tuttavia di favorire la sua “incarnazione” nella vita dei fedeli di tutti i giorni. Per oltre vent’anni è stata guidata da Joseph Ratzinger.
Vaticano
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18 commenti
ORDINA
1 giorno fa
corradoventu
Non entro nel merito dell’articolo, voglio solo indirizzare un GRANDE APPLAUSO al giornalista perchè finalmente vedo un link nel testo dell’articolo (lettera dei tredici cardinali). Spero che questa abitudine (comune in molti giornali stranieri) si diffonda, è una ottima arma contro le bufale.
Davide Sacchet
Forse a pesare sulla riconferma è stato anche lo scandalo del prelato collaboratore che introduceva nel suo appartamento aell’ ex Sant’Uffizio persone per festini a base di sesso e droga, è stato fermato dalla Gendarmeria vaticana e spedito a pentirsi in un convento mentre le indagini vanno avanti, si dice che il Papa fosse piuttosto “contrariato” per non dire di peggio.
http:.repubblica.it/vaticano/2017/07/01/news/svolta_all_ex_sant_uffizio_papa_francesco_sostituira_muller-169659462/

REAZIONE:I MOTIVI DIETRO QUESTA DECIZIONE SONO DUE,DI ORDINE RELIGIOSO DA UN LATO CON L’INTENZIONE DI SOMETTERE LA CHIESA ALLA COMPAGNIA DI GESU,E L’AMORE DALL’ALTRO,SI PERCHE AMORIS LAETITIA CONTINUA A FARE POLEMICA,DIVISIONI E VITTIME ECCELLENTI ALL’INTERNO DELLA CHIESA.

LA MIA OPINIONE SU AMORIS LAETITIA LA CONOSCETE GIA.MA QUESTO FINE SETTIMANA,ANCORA PRESENTE QUANTO SUCCESSOMI MI HA VENUTO IN MENTE PARAFRASEANDO A GABRIEL GARCIA MARQUES,IL PREMIO NOBEL DI LETTERATURA,RIFLETTERE SULL’AMORE IN TEMPI DI PAURA.SI IN TyEMPI DI COLERA CI SI AGRAPPA ALL’AMORE.E IL MIO PENSIERO DIVAGA RIFLETTENDO SULL’EVOLUZIONE DELL’AMORE,DALLA GRECIA E L’AMORE ROMANTICO ALL’AMORE GENDER.E LA COPPIA MACRON-BRIGITTE MI DA ANCHE L’OCCASIONE.
NSOMMA L’ARGOMENTO E’ TROPPO GENERICO E NON ESSENDO IO UN’INTELLETTUALE NON INTENDO PONTIFICARE AL RIGUARDO,SOLO VI INVITO A DIVAGARE CON IL PENSIERO ANCHE VOI CONDIVIDENDO ALCUNI VIDEO CHE INSPIRANO LE MIE IDEE.FORSE VOI AVETE DA AGGIUNGERE.
QUESTO SI,NON DRAMATTIZIATI,L’AMORE IN TEMPI MODERNI HA MOLTO DI AZZAkoRDO,DI GIOCO ASTRATTO E DI CASUISTICA.MA…SEMPRE AMORE E’,RISPETTO.ORA DIVAGHIAMO:


2 LUGLIO 2017:TRUMP ISTIGA ALLA VIOLENZA?
-SU LA STAMPA
LaStampa.it MONDO
SEZIONI
Trump attacca di nuovo i media, in un video il presidente-wrestler picchia la Cnn
La rete tv: è un giorno triste, il leader degli Stati Uniti incoraggia la violenza


ANSA

Pubblicato il 02/07/2017
Ultima modifica il 03/07/2017 alle ore 07:13
Non si ferma la furia di Trump contro la CNN e il presidente degli Stati Uniti torna su Twitter per attaccare il network tv con un video e l’hashtag «FraudNewsCnn #FNN (#NotizieTruffaCnn). Nelle immagini si vede il tycoon che a margine di un ring mette Ko un uomo il cui volto viene coperto dal logo della CNN. Per realizzarlo pare siano state utilizzate immagini di repertorio risalenti al 2007 quando Trump – che in passato era comparso in uno show di wrestling – fece finta di mettere ko Vine McMahon, il Ceo della WWE (World Wrestling Entertainment, Inc) la società che gestisce il wrestling professionista in Usa. È la prima volta che Trump pubblica un video sul suo account Twitter (si tratta di un gif, un’immagine animata) mentre conia anche l’acronimo FNN, con evidente riferimento a `Fraud News´, ovvero notizie truffa.

Donald Trump attacca ancora la Cnn, in un video mette ko l’emittente tv

LA REPLICA DELLA CNN
«È un giorno triste quando il presidente degli Stati Uniti incoraggia la violenza contro i reporter». È la reazione della Cnn al video in cui il presidente manda ko un uomo con il volto coperto dal logo del network. «Invece di prepararsi per il prossimo viaggio in Europa e l’incontro con Putin – continua la Cnn nella sua reazione – assume atteggiamenti infantili non all’altezza del suo ruolo. Noi continueremo a fare il nostro lavoro. Lui dovrebbe cominciare a fare il suo».

L’EX PORTAVOCE DI BUSH
«Per alcuni sarà divertente. Io lo trovo di pessimo gusto. Non mi è mai dispiaciuta una buona battaglia con la stampa. È parte della nostra democrazia avere opinioni diverse. Ma questo è troppo». Questo su Twitter il commento di Ari Fleischer, che fu il portavoce di George W. Bush dal 2001 al 2003, dopo il video postato sul sito di microblogging dal Presidente Trump. Convinto che «non succederà», Fleischer, sempre su Twitter, ha invitato a un «reset» nei rapporti tra presidente e media: «La stampa farebbe bene a essere più gentile con Trump, ma Trump dovrebbe abbassare i toni».
Licenza Creative Commons
Alcuni diritti riservati
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http:.lastampa.it/2017/07/02/esteri/trump-attacca-di-nuovo-i-media-in-un-video-il-presidentewrestler-picchia-la-cnn-ZyR1D2ZRACezmOgVzzqkLK/pagina.html

5 LUGLIO 2017:ADDIO ALLE ARMI

-SU LA REPUBBLICA:Repubblica.it
ECONOMIA
La Svezia blocca l’export di armi verso le dittature

Accordo tra il governo di sinistra e i quattro partiti di destra che danno appoggio esterno: limita severamente la vendita di armamenti a dittature, paesi autocratici e Stati che violano i diritti umani. La florida industria della Difesa vale 1,2 miliardi
di ANDREA TARQUINI
04 Luglio 2017

1′ di lettura
STOCCOLMA – Primo paese al mondo, la Svezia appronta una legge che limita severamente la vendita di armamenti a dittature, paesi autocratici e Stati che violano i diritti umani. Un accordo tra il governo di sinistra (socialdemocratici del premier Stefan Lofvén e Verdi) e i quattro partiti di centrodestra dell´opposizione storica – i quali di solito offrono appoggio esterno all´esecutivo – è stato raggiunto per scrivere insieme una legge che contenga la “clausola della democrazia” nelle norme relative all´export di armamenti, che è una delle voci piú importanti del successo industriale e di eccellenza del sistema-paese. L’accordo è stato posto al Consiglio sulla legislazione, e presto quindi la legge sarà pronta.

“Sono fiera che la Svezia sia il primo paese al mondo a introdurre una simile legge”, dice Isabella Lövin, portavoce dei Verdi, junior partner nel governo. Sofie Damm, esperta di politica estera del partito democristiano, obietta che in realtà sarebbe stato ancora meglio introdurre non già severi limiti bensí il bando totale della fornitura di armamenti a dittature. Ma nel compromesso che comunque introduce una prima volta mondiale si è voluto tenere conto anche dell´esigenza di non causare danni eccessivi all´avanzatissima e importante industria militare nazionale, il cui valore nel 2016 era stimato a 1,21 miliardi di dollari. “E´un compromesso per non indebolire in modo eccessivo l´industria della Difesa”, ha affermato Hans Wallmark del partito dei Nuovi moderati (centrodestra). “Adesso”, egli ha continuato, “abbiamo un quadro legale che si tradurrà in legge e sarà un chiaro segnale alle aziende del comparto, che entro certi limiti e principi precisi l´export è ancora possibile, devono sapere a quali norme attenersi in futuro”.
L’accordo per i limiti draconiani (divieto di fatto quasi totale se non totale) alla vendita di armamenti a dittature o paesi che violano i diritti umani al loro interno o con guerre d´aggressione è stato criticato da aziende del settore della difesa, secondo le quali potrà danneggiare le vendite. Hakan Buskhe, presidente di Saab (il gruppo piú avanzato nella produzione di superarmi di ogni genere, dai superjet JAS 39 Gripen in continuo aggiornamento, ad aerei-radar avveniristici, fino a sottomarini invisibili in veloce fase di sviluppo per affrontare la minaccia russa), ridurre le possibilità di export per l´industria della difesa potrebbe costringere l´azienda che egli guida a delocalizzare alcune attività di ricerca e altre all´estero e aprire il rischio di un aumento dei costi per gli aerei militari e gli altri sistemi d´arma ordinati dalle forze armate svedesi. Le quali per decisione governativa recente stanno aumentando il loro potenziale a seguito di un aumento del 15 per cento delle spese militari deciso dopo le continue provocazioni militari e l´inquietante riarmo della Russia vicina.
http:repubblica.it/economia/2017/07/04/news/svezia_export_armi-169680419/

REAZIONE:NIENTE PIU ARMI PER DITTATURE,PAESI AUTOCRATICI CHE VIOLANO I DIRITTI UNMANI NELL’INTERIORE,E A PAESI AGRESSORI CON GUERRE.

-5 LUGLIO 2017:MURO E GASSODOTTO SOTTO A BORGO-PENITAS

-SU MERCOPRESS:

MercoPress. South Atlantic News Agency
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Trump announces new oil pipeline to Mexico right “under the wall”

P
Saturday, July 1st 2017 – 13:35 UTCF

Trump said the pipeline will increase US energy exports and it would go “right under the wall.”
Trump said the pipeline will increase US energy exports and it would go “right under the wall.”
US President Donald Trump announced the construction of a pipeline to carry oil to Mexico through the border near Peñitas, Texas, which would run under the infamous wall he has promised to build.

Trump said the pipeline will increase US energy exports and specifically pointed out that it would “go right under the wall.” The US Energy Department reported that the New Burgos Pipeline will cross the border near the town of Peñitas and will be able to transport 108,000 barrels of oil per day.

The presidential announcement came during a speech in which Trump defended the energy revolution undertaken by his administration to recover from the excessive regulations put in place by Barack Obama and spoke of a “golden era of American energy.”

“For the past eight years, the federal government imposed massive job-killing barriers to American energy development,” Trump said in his speech.

He is expected to discuss the pipeline and other issues with his Mexican counterpart, Enrique Peña Nieto, at the G20 summit, to be held in Hamburg, Germany, this coming week.

It will be their first since Trump’s inauguration and it would come at a time of bilateral tension over the controversial proposal to build the border wall and his intention of making Mexico pay for it, something that has been categorically rejected by the Mexican government.

Categories: Energy & Oil, United States.
Tags: Donald Trump, Enrique Peña Nieto, G20, Mexican Wall, Peñitas

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http:.mercopress.com/2017/07/01/trump-announces-new-oil-pipeline-to-mexico-right-under-the-wall

REAZIONE:OBAMA E I LADRI DI ENERGIA.


7 LUGLIO 2017:IMMIGRAZIONE,I GUAY DELL’ITALIA
-SU LA REPUBBLICA:Repubblica.it
POLITICA

Migranti: stop di Francia e Spagna a sbarchi nei loro porti. Austria manderà l’esercito al confine italiano

Il premier Paolo Gentiloni al recente vertice di Berlino
Si alza la tensione. Gentiloni Ue: “Eviti che la situazione diventi insostenibile”. La Commissione: “In arrivo misure concrete”. Macron: “Le nostre frontiere vanno mantenute”. Viminale, 85mila sbarchi, +20% dal 2016. Unhcr: “Irrealistico che Italia resti sola”
03 Luglio 2017
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Sullo stesso tema
Ecco il piano Ue per i migranti. Ma Francia e Spagna: “Porti chiusi”
(video).NON RIPORTATO
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Francia e Spagna si dicono pronte a sigillare i loro porti, l’Austria a schierare l’esercito al Brennero. Sono poco concilianti le risposte europee alle richieste d’aiuto italiniane, alla vigilia dell’incontro dei commissari. E a poco servono, nel concreto, i complimenti di Donald Trump: la Casa Bianca ha fatto sapere che il presidente Usa parlando al telefono con Gentiloni ha lodato “gli sforzi dell’Italia per affrontare la rilevante crisi migratoria libica”.

“L’Italia intera è mobilitata nell’accoglienza dei migranti e chiede condivisione in questa opera, necessaria se l’Europa vuole mantenere fede ai propri principi, storia e civilità e necessaria all’Italia per evitare che la situazione divenga insostenibile e alimenti reazioni ostili nel nostro tessuto sociale che finora ha reagito in modo esemplare dimostrando capacità di accoglienza e coesione”, ha detto il presidente del Consiglio, Paolo Gentiloni, alla Conferenza Fao.

Ma intanto, aggiunge il premier “l’iniziativa italiana ha prodotto alcuni primi risultati e mi auguro che generino effetti concreti”, riferendosi alla discussione con l’Europa per la gestione dei flussi migratori che ieri ha visto a Parigi l’incontro del ministro Marco Minniti con i colleghi tedesco e francese. Un incontro che avrebbe prodotto una prima “piena intesa” a tre in vista del vertice europeo di Tallin, in Estonia, di giovedì e venerdì prossimi. “L’Italia intera chiede condivisione europea sul tema dei migranti, che è necessaria se l’Europa vuole mantenere fede ai propri principi, alla propria storia, e alla propria civiltà”, così ancora Gentiloni.

E proprio mentre il premier italiano parlava a Roma, la Commissione europea ha fatto sapere di essere al lavoro per preparare alcune “misure concrete” sul dossier migranti, dopo l’incontro dei ministri dell’Interno di Francia, Germania, e Italia e del commissario Ue Dimitris Avramopoulos a Parigi. Le misure saranno discusse al collegio dei commissari domani. La riunione del collegio sarà preceduta da una plenaria del Parlamento europeo dedicata alle azioni per alleviare il flusso sull’Italia e alla quale parteciperà anche il presidente della Commissione Juncker. Ma uno dei nodi più spinosi da sciogliere sarà l’ipotesi – sul tavolo della trattativa a tre a Parigi – di far sbarcare i migranti soccorsi non solo in Italia ma in porti di altri Paesi Ue. Proposta, apprende l’Ansa da fonti di Bruxelles, che non trova il sostegno di Francia e Spagna, contrarie all’idea di permettere lo sbarco dei migranti soccorsi nel Mediterraneo centrale nei loro porti.

L’Austria vuole schierare l’esercito. In serata, poi, si aggiunge la notizia che l’Austria è pronta a schierare l’esercito al confine con l’Italia se non rallenterà il flusso di migranti dal Mediterraneo. Lo ha detto il ministro della Difesa di Vienna: “Penso che saranno attivati molto presto controlli alla frontiera e che sarà necessario l’aiuto di un dispiegamento” dell’esercito, ha detto Hans Peter Doskozil all’edizione on line del Krone Daily, indicando che la mossa “è indispensabile se non rallenta il flusso dall’Italia”.
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Emergenza migranti, l’amarezza delle Ong: “Siamo il capro espiatorio”
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Ruolo Ong. La bozza di accordo tra i ministri dell’Interno a Parigi continua a far discutere, anche sulla parte del ridimensionamento del ruolo delle Ong: “Limitare fortemente l’azione Ong ed esternalizzare le frontiere è inaccettabile, vuol dire andare nel senso inverso a quanto da noi auspicato: cioè trovare canali legali e sicuri d’ingresso in Europa”, così sostiene la Caritas italiana, a nome di Oliviero Forti, responsabile dell’area immigrazione. Però, aggiunge l’associazione umanitaria, ci sono alcuni punti positivi, ad esempio “spingere sulla relocation in altri Paesi europei, abbassando la soglia di accesso sotto il 75%” e “far sbarcare i migranti anche nei porti di Barcellona e Marsiglia”.

Finanziamenti alle organizzazioni non governative. Nel documento a tre si parla, tra l’altro, anche di regolamentare le azioni e i finanziamenti alle organizzazioni non governative che salvano vite in mare e di ridurre gli sbarchi dando più fondi alla Libia per il controllo delle coste e delle frontiere a sud. “Continua la delegittimazione, anche se indiretta, delle Ong – osserva Forti -. Temiamo non si vogliano avere soggetti indipendenti in mare per verificare l’operato della guardia costiera libica, al momento sotto osservazione della Corte di giustizia europea per questioni legate a crimini contro l’umanità, tra cui il caso dell’affondamento di un barcone sparando in aria”. Poi si parla di esternalizzazione delle frontiere in Libia, “un piano per noi inaccettabile dal punto di vista dei diritti umani” sottolineano alla Caritas.

La Marina di Tripoli. Le Ong finiscono anche sotto il tiro della Marina di Tripoli: “Le cosiddette ong, che si trovano in gran numero nel Mediterraneo, soprattutto di fronte alle coste libiche”, commetterebbero “aperte violazioni alla sovranità marittima libica, oltre ad accusare ripetutamente e ingiustificatamente la Guardia costiera e gli apparati per la lotta alla migrazione illegale libici, ostacolando qualsiasi accordo con la parte europea che aiuti la parte libica nel far fronte al fenomeno”, così il portavoce Ayyoub Qasem, intervistato dall’AdnKronos, che accusa: “incoraggiano i migranti illegali, che affluiscono in Libia da oltre 30 Paesi africani e non” e non si curano minimamente della sovranità della Libia sul proprio territorio e sulle sue acque territoriali”.

Macron ribadisce: “Non confondere rifugiati e migranti economici. Manteniamo le nostre frontiere”. Per affrontare le crisi migratorie “bisogna condurre in maniera coordinata in Europa un’azione efficace e umana che ci permetta di accogliere i rifugiati politici che corrono un rischio reale perché fa parte dei nostri valori, senza però confonderli con i migranti economici e senza abbandonare l’indispensabile mantenimento delle nostre frontiere”. Dopo il summit di Berlino, il presidente francese Emmanuel Macron ha ribadito questo distinguo nel solenne discorso davanti al parlamento riunito a Versailles, promettendo di “rifondare” l’Europa. “Dobbiamo ritrovare lo spirito originario dei padri fondatori”, ha continuato il capo dell’Eliseo, “No l’egemonia, ma unione delle forze”.

Barcellona e Marsiglia, i porti riluttanti. Sull’ipotesi allo studio di poter utilizzare anche i porti di Barcellona e Marsiglia per gli sbarchi umanitari, il vice sindaco della città francese sul Mediterraneo è netto: “No all’apertura del nostro porto alle navi umanitarie che soccorrono i migranti nel Mediterraneo, se ogni settimana facessimo entrare navi con centinaia se non migliaia di migranti saremmo nell’incapacità totale di alloggiare queste persone. Perché una volta sbarcate, queste persone bisogna alloggiarle, ma non abbiamo i mezzi, non possiamo accogliere dei migranti in queste condizioni”, così dichiara a BfmTv Dominique Tian, vice sindaco di centrodestra di Marsiglia.

Anche la Spagna prende tempo: “solidarizza con l’Italia” ma avverte che “qualunque soluzione al problema deve essere europea e non bilaterale” questo il parere delle autorità locali secondo i media di Madrid che citano alcune cifre: “Al momento il peso della crisi migratoria ricade per l’86% sull’Italia, il 9% sulla Grecia e il 4% sulla Spagna”, rileva El Pais online. “Ripartire i migranti fra i paesi del sud non è la soluzione. Ci deve essere una risposta europea davanti a una situazione eccezionale, come si è fatto per la crisi dei rifugiati che arrivavano sulle coste greche” aggiungono. La Spagna inoltre già si fa carico dei migranti che arrivano sulle sue coste dal Marocco, dall’Algeria e dalla costa atlantica africana, anche se in numeri molto inferiori a quelli in Italia. Inoltre, precisano fonti governative, “il 90% degli arrivi è formato da migranti economici che non hanno diritto di asilo, ma restituirli ai loro paesi di origine risulta molto complesso in quanto in maggioranza non hanno documenti”.

Migranti, Viminale: sbarchi 2017 a quota 85mila, +20% rispetto al 2016. Hanno toccato quota 85.183 i migranti sbarcati nel 2017 in Italia, il 20% in più rispetto al 2016, secondo i dati diffusi dal Viminale. In testa alle nazionalità di chi è arrivato sono sempre i nigeriani (13.516), seguiti da bengalesi (7.993), guineani (7.538) e ivoriani (7.151). I minori non accompagnati sono saliti a 9.761. E’ la Lombardia ad ospitare la maggiore quota di profughi (13%), seguita da Lazio e Campania (9%), Piemonte, Emilia Romagna e Veneto (8%). I richiedenti asilo trasferiti in altri Paesi europei secondo il principio della relocation sono 7.396.

Unhcr: “L’Italia non può gestire da sola tutti gli sbarchi. “E’ irrealistico pensare che l’Italia debba avere la responsabilità di tutti gli sbarchi di migranti che arrivano sulle sue coste”. Lo ha dichiarato Vincent Cochetel, l’inviato speciale dell’Unhcr per il Mediterraneo parlando a Ginevra e invocando “più solidarietà”.

L’organismo Onu intende proporre un “meccanismo di sbarco regionale” per distribuire il peso dell’accoglienza dei migranti: “Abbiamo bisogno di altri paesi che si uniscano e condividano la responsabilità”.

Ue, la lezione di Alex Langer. “L’Europa di oggi, che si trova ad affrontare la difficile sfida dei migranti, dovrebbe ricordare e fare propria la lezione di Alexander Langer: ‘Solve et coagula’. Sciogliere le differenze, eliminare le forzature, per fare sintesi, coagularsi in una posizione comune che permetta di fronteggiare la situazione”. Lo scrive il deputato Pd Michele Anzaldi sulla sua pagina Fb. “Se ventidue anni fa non avesse deciso di farla finita in quella maniera così tragica e dolorosa, Langer avrebbe potuto dirlo lui stesso ai leader dei Paesi europei, alle alte burocrazie comunitarie, ricordandogli il motto degli alchimisti rinascimentali che aveva fatto proprio per la politica di inizio anni ’90”, continua Anzaldi. “Le parole del premier Gentiloni e del segretario del Pd Renzi, nel giorno in cui gli Stati fondatori dell’Europa finalmente battono un colpo dopo il pressing italiano, si possono leggere proprio su quella direttrice tracciata da Langer: un’Europa divisa e gelosa solo di piccoli interessi di bottega non serve a nessuno, di certo non agli europei”.

http:repubblica.it/politica/2017/07/03/news/migranti_gentiloni_alla_ue_eviti_che_la_situazione_situazione_diventi_insostenibile_-169847268/
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REAZIONE:SULL’ONDATA DELL’EFETTO BREXIT GENTILONI PRETENDE RIDIMENSIONARE IL SUO RUOLO NELLA UNIONE EUROPEA IMPONENDO VECCHIE ASPIRAZIONI SULLA ACCOGLIENZA E DESTINO DEGLI IMMIGRATI,E QUESTO CON IL FAVORE DI JUNCKER ED ALTRI.MA LA FRANCIA. HA RACCOMANDATO DI NO.

LA SOLUZIONE DEGLI SBARCHI VIA AFRICA E NON SOLO(SOPRATUTTO QUELLI ECONOMICI)E’ POLITICA E LA RESPONSABILITÀ NAZIONALE HA DETTO IN SOSTANZA LA FRANCIA.E AGGIUNGO IO,ITALIA DEVE PRENDERSI LE RESPONSABILITA STORCHE DELLE SUE EXCOLONIE FASCISTI,MA QUESTO NON SARA POSSIBILE MENTRE DURA QUESTO GOVERNO LARGHE INTESE CHE STA PORTANDO AVANTI LE VECCHIE ASPIRAZIONI DELLA LEGA E BERLUSCONI.RENZI E GENTILONI SONO CADAVERI POLITICI, COME LO SONO ANCHE SALVINI E L’EXCAVALLIERE.

-APPENDICE 1:
-SU LA STAMPA:
LaStampa.it MONDO
SEZIONI
Emergenza migranti, la Francia dice no alla richiesta italiana di aprire i porti
Via libera di Berlino e Parigi per stilare un codice di condotta per le Ong. Un’altra ipotesi al vaglio: chiedere la collaborazione della Tunisia per reindirizzare i barconi
REUTERS


Pubblicato il 03/07/2017
Ultima modifica il 04/07/2017 alle ore 21:22
MARCO BRESOLIN
INVIATO A BRUXELLES
Parigi ha detto no. Il governo francese ha respinto la proposta italiana di accogliere nei propri porti i migranti salvati nelle acque internazionali dalle navi mercantili e da quelle delle Ong. Secondo quanto risulta da fonti di Bruxelles, la questione sarà affrontata nuovamente giovedì al Consiglio Affari Interni di Tallin, ma già durante il mini-vertice di ieri sera a Parigi tra i ministri è emersa la resistenza francese. E di conseguenza, la Spagna è pronta a dare la stessa risposta. Gli sbarchi continueranno ad avvenire sulle coste italiane.

L’Italia è però riuscita a strappare il via libera dai governi di Parigi e Berlino, oltre che dalla Commissione, per stilare un codice di condotta per le Ong. Che sarà definito dall’Italia e poi battezzato, o eventualmente emendato dagli altri Stati membri. Francia e Germania si sono inoltre impegnate a “intensificare gli sforzi” nel programma di redistribuzione dei richiedenti asilo.

Dove e quanti migranti sbarcano in Italia, i dieci porti con più arrivi aggiornati al 4 luglio


La questione immigrazione è stata inserita anche nell’agenda del collegio dei commissari in programma domani a Strasburgo. Ma dall’esecutivo comunitario confermano che «non verranno presentate nuove misure legislative». Si cercherà di «accelerare» l’attuazione di quelle esistenti e di spronare i governi a fare i loro doveri (per esempio rispettare gli impegni sul fronte relocation, mettere più soldi nel fondo per l’Africa un più concreto impegno in Libia, sia nella formazione della Guardia Costiera, sia nel rafforzamento dei controlli alla frontiera libica meridionale).

Da Bruxelles si cercherà poi di «rinforzare la strategia per i rimpatri». Al tempo stesso, però, la Commissione chiederà anche all’Italia di fare di più e meglio per consentire efficienti procedure di identificazione dei richiedenti asilo da inserire nello schema di relocation.

Infine potrebbe muoversi qualcosa sul fronte tunisino. I governi chiederanno che venga istituita una zona Sar (Search and Rescue area) davanti alle coste, con la possibilità di reindirizzare i barconi in Tunisia. Ma per farlo serve un’intesa con il governo di Tunisi, che non è affatto scontata.

LEGGI ANCHE:
ANSA
Schiaffo di Francia e Spagna all’Italia. “Non apriremo i porti ai migranti”
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SCHEDA
Dove e quanti migranti sbarcano in Italia, i dieci porti con più arrivi aggiornati al 4 luglio
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http:lastampa.it/2017/07/03/esteri/emergenza-migranti-la-commissione-ue-subito-misure-concrete-XINwzbWBM6LL687CBuc9JI
/pagina.html
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-APPENDICE 2:RENZI E’ DI SINISTRA?

-SU LA REPUBBLICA:Repubblica.it
POLITICA
“Aiutiamo i migranti a casa loro”. Polemica per la frase di Renzi che sembra uno slogan della Lega

La “nuova linea” dei democratici, estratta dal nuovo libro del segretario, postata (e poi rimossa) sui canali social del partito. “Non abbiamo il dovere morale dell’accoglienza: sarebbe un disastro etico, politico e sociale”. Poi la reazione di Renzi in un post su Facebook: “Tutti polemizzano ma non leggono neanche”. Il commento di Enrico Letta: “Quelle sui migranti sono parole che non condivido e che non aiutano ad affrontare un tema complesso”
CARMINE SAVIANO
07 Luglio 2017
Migranti. “Noi non abbiamo il dovere morale di accoglierli, ripetiamocelo. Ma abbiamo il dovere morale di aiutarli. E di aiutarli davvero a casa loro”. Chi l’ha scritto? Il primo Umberto Bossi? L’ultimo Matteo Salvini? Un qualunque esponente della destra vecchia e nuova? No. Lo slogan è stato postato sui canali social del Partito democratico con tanto di firma del segretario Matteo Renzi. E se non bastasse: postato e poi cancellato. Ma la rete ne conserva, come sempre accade, la memoria. Soprattutto in questo caso, trattandosi di parole che evidenziano un corto circuito di valori di quella che dovrebbe essere la sinistra di governo.

Giuseppe Civati

Diffidare delle imitazioni,mi raccomando.Anche l’altro si chiama Matteo.

09:52 an. 7 LUGLIO 2017

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La comunicazione del Pd vittima della semplificazione. Il testo in questione è un estratto dall’ultimo libro del segretario del Pd, “Avanti”, di prossima pubblicazione. Nel post rimosso dalla pagina Facebook del Pd, infatti, un link rimandava a una pagina del sito del Partito democratico in cui è contenuto uno stralcio ampio di “Avanti”. Qui il ragionamento si fa più articolato. Renzi affronta il tema della sostenibilità dell’accoglienza coniugandolo all’impegno dell’Italia nel settore della cooperazione internazionale. Il segretario del Pd scrive: “Sono così fiero dell’aumento dei fondi per la cooperazione voluto dal nostro governo. Del piano Africa presentato per primo da noi come Migration compact nel 2016 e poi in larga parte confluito nell’iniziativa di Angela Merkel per il G20 del 2017. Delle iniziative sull’energia di Eni ed Enel, della straordinaria forza del volontariato e del terzo settore italiano, del grande cuore del nostro paese, ma anche delle iniziative economiche”. Poi la frase isolata e rilanciata dai responsabili della comunicazione del Pd: “Ma vanno aiutati a casa loro. Perché l’immigrazione indiscriminata è un rischio che non possiamo correre”.

Tra i tanti commenti, quello di Enrico Letta, che durante un convegno a Genova dice: “Sono parole sbagliate che non condivido e che non aiutano ad affrontare un problema complesso”. Le critiche più dure da sinistra. Arturo Scotto, deputato di Mdp: “Dopo l’imitazione di Berlusconi per il ponte sullo stretto ora tocca a Salvini per l’immigrazione. Prima o poi Renzi dovrà pagare i diritti d’autore”. Non manca il commento del Movimento Cinque Stelle: “Il Pd non riesce a gestire il problema dei migranti, è un dato di fatto: dicono una cosa su Facebook e poi la cancellano, dicono che le proposte del MoVimento 5 Stelle sono da razzisti e poi sono riprese pari pari da un loro ministro mentre un altro ancora dice il contrario. A pagare la loro incapacità totale sono gli italiani. Il Paese nelle loro mani è una bici con le ruote sgonfie, come quella montata dall’ex premier in una foto infelice”.

Renzi fornisce la sua versione in un lungo post su Facebook:(NON RIPORTATO)

Ma sui social network, il danno è fatto. L’eccesso di semplificazione e la cancellazione del post sommano indignazione ad idignazione. E le parole rilanciate on line fanno il giro delle bacheche. Ad essere messo all’indice è soprattutto un passaggio messo in cima al “manifesto”: “Vorrei che ci liberassimo da una sorta di senso di colpa. Noi non abbiamo il dovere morale di accogliere in Italia tutte le persone che stanno peggio. Se ciò avvenisse sarebbe un disastro etico, politico, sociale e alla fine anche economico”. Ma il vero disastro sembra essere quello causato tra i militanti sbigottiti, raggiunti su smartphone e computer dalla “nuova linea” del Pd. E la cancellazione del post ne svela un altro di disastro: quello in cui è incorso chi cura le pagine social della comunicazione del Pd. Un errore che alimenta -. e sta continuando ad alimentare – indignazione e incredulità in rete.

http:.repubblica.it/politica/2017/07/07/news/_aiutiamo_i_migranti_a_casa_loro_il_post_del_pd_poi_cancellato_che-170225416/

-APPENDICE 3:
-SU LA REPUBBLICA:Repubblica.it
ESTERI
Migranti, Juncker parla al Parlamento Ue semideserto. Austria minaccia blindati al Brennero

6,1mila

Jean Claude Juncker mentre parla in un’Aula semi deserta
Il presidente della Commissione relaziona sugli sbarchi, disertata la seduta plenaria: “Siete ridicoli”. Tajani, presidente dell’assemblea: “Moderi i termini”. Minniti: “Al confine austriaco nessuna emergenza, iniziativa ingiustificata” e Roma convoca l’ambasciatore Pollitzer. Malta: “Solidarietà, fallimento Ue”. Francia: “Aiutare sì, subire mai”. Oim: da inizio anno oltre 100mila arrivi dal Mediterraneo, 85mila su coste italiane. Il Papa: “Immigrazione opportunità di crescita umana”

di PAOLO GALLORI
04 Luglio 2017
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Sullo stesso tema
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Ecco il piano Ue per i migranti. Ma Francia e Spagna: “Porti chiusi”
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L’Organizzazione Internazionale per le Migrazioni (Oim) aggiorna i numeri sugli arrivi in Europa dal Mediterraneo nel 2017, segnalando lo sfondamento della soglia dei 100mila. Dallo scorso gennaio al 3 luglio, il totale è di 101.210. Quasi l’85% è giunto in Italia (85.183), mentre il resto è suddiviso tra Grecia (9.290), Cipro (273) e Spagna (6.464). Le acque hanno inghiottito 2247 persone, ma i morti sarebbero stati di più se la guardia costiera libica non avesse salvato 10mila migranti, sottolinea Eugenio Ambrosi, direttore regionale dell’Oim. Proprio le motovedette libiche, accusate di aver sparato sui migranti e di aver provocato naufragi. “Ci sono molti difetti – ammette Ambrosi -, ma è quanto abbiamo al momento. L’addestramento è l’unico modo per migliorarlo. Sostenerli è l’unica scelta possibile, ma non è un assegno in bianco, c’è un monitoraggio”.

Papa Francesco all’Ansa: “La presenza di tanti fratelli e sorelle che vivono la tragedia dell’immigrazione è un’opportunità di crescita umana, di incontro e di dialogo tra le culture, in vista della promozione della pace e della fraternità tra i popoli”. In troppi, nell’Unione europea, non colgono l’opportunità di crescita. Quanto alla pace e alla fraternità, l’Austria minaccia di schierare l’esercito al Brennero, dove vengono avvistati quattro blindati. E la Farnesina convoca l’ambasciatore di Vienna a Roma, Renè Pollitzer. A parte i “simpatici” scambi con i frontalieri, l’aggravarsi dell’emergenza migranti in Italia, con il conseguente richiamo del presidente del Consiglio Paolo Gentiloni a una concreta dimostrazione di solidarietà da parte degli Stati membri della Ue, scarica anche sulle istituzioni europee una pressione senza precedenti. Come spiega bene un episodio avvenuto questa mattina, durante l’assemblea plenaria all’Europarlamento di Strasburgo.

Il presidente della Commissione, Jean-Claude Juncker, chiamato a relazionare sui risultati del semestre di presidenza maltese della Ue e della crisi migratoria, ha polemicamente preso atto che ad ascoltarlo sono stati ben pochi parlamentari. “Saluto i deputati che si sono presi la pena di essere presenti, ma il fatto che siano una trentina (su 751, ndr) dimostra a sufficienza che il Parlamento non è serio”. Poi, Juncker è andato giù duro: “Siete ridicoli, il Parlamento europeo è ridicolo”. Parole inaccettabili per il presidente del Parlamento Ue, Antonio Tajani, che non ha esitato a interrompere Juncker: “Moderi i termini, signor presidente, può criticare il Parlamento, ma le ricordo che non è la Commissione a controllare il Parlamento, ma il contrario”. Al che Juncker ha replicato con una ironica e velenosa constatazione: “In questa plenaria solo pochi deputati controllano la Commissione”. Quindi, la promessa di non mettere più piede “a riunioni di questo genere”.

Boeri (Inps): “Porte chiuse agli immigrati? L’Italia perderebbe 38 miliardi”

Il portavoce di Antonio Tajani, Carlo Corazza, fa sapere in una nota che il presidente del Parlamento Ue si è successivamente incontrato con Juncker, che si è scusato per i termini utilizzati. “Per Tajani l’incidente è chiuso” sottolinea il portavoce, ricordando come lo stesso presidente del Parlamento Ue abbia sollevato “il tema della presenza degli europarlamentari in Aula durante determinati dibattiti alcune settimane fa, durante la Conferenza dei Presidenti”.

La Commissione Europea discute e presenta oggi a Strasburgo anche le misure in sostegno dell’Italia, che dovrebbero formare la base per la discussione nel prossimo Consiglio Affari Interni informale di Tallin. Da Strasburgo, Juncker ha promesso: “Con quanto la Commissione europea delibererà oggi dimostreremo con i fatti che vogliamo rimanere solidali, soprattutto con l’Italia che dimostra un atteggiamento eroico. La solidarietà è d’obbligo. Non abbiamo diritto di perderci negli egoismi nazionali. La Commissione ha fatto molto ma non tutto quanto avrebbe dovuto fare perché i nostri mezzi tecnici e finanziari sono limitati”. Quindi il presidente della Commissione ha concluso il suo intervento alla plenaria del Parlamento europeo con un emblematico: “Viva l’Italia”.

Gli ampi vuoti tra i banchi dell’Europarlamento sono la plastica rappresentazione di quella sensazione di disinteresse per i problemi italiani che persiste nell’azione, e soprattutto nella non azione, di molti Stati membri. Francia e Spagna hanno lasciato intendere di essere pronte ad accogliere richiedenti asilo, non ad alleggerire l’Italia del peso dei migranti cosiddetti economici, che poi sono la stragrande maggioranza di quanti sbarcano nei porti italiani provenienti dall’Africa attraverso l’ “hub” libico. Il premier francese Edouard Philippe, in particolare, parlando della crisi dei migranti nel suo primo intervento davanti al Parlamento riunito in seduta solenne a Parigi, ha motivato la linea: “Accogliere, sì, aiutare sì, subire no, mai”.

La Commissione europea ha appena aperto la procedura d’infrazione contro Ungheria, Polonia e Repubblica Ceca, tre dei quattro Paesi del gruppo di Visegrad che non hanno ricollocato al loro interno la quota di richiedenti asilo concordata a livello Ue nel 2015. Loro, non hanno fatto.

Sostenuti, nel condiviso atteggiamento di chiusura, da un’Austria che invece fa. Dopo il minacciato dispiego dell’esercito al confine da parte del ministro della Difesa, Hans Peter Doskozil, hanno anche annunciato l’arrivo di mezzi corazzati Pandur delle Forze armate austriache. Come scrive l’agenzia austriaca Apa, il dispositivo potrebbe essere attivato nel giro di tre giorni e comprende anche 750 militari, 450 dei quali da reparti stanziati nella regione del Tirolo, i restanti dal comando militare della Carinzia. Con il plauso del governatore della regione tirolese Günther Platter: “Occorre dare segnali inequivocabili nei confronti dell’Italia e dei profughi, che al Brennero non è possibile transitare. Se la situazione lo richiedesse, sono dell’avviso che non si debba tenere conto delle norme dell’Unione Europea”. “Iniziativa ingiustificata e senza precedenti” la definisce il ministro dell’Interno, Marco Minniti , “come risulta evidente non c’è alcuna emergenza al valico del Brennero e i rapporti di cooperazione con la polizia austriaca funzionano perfettamente”. E Roma convoca ambasciatore austriaco.
La solidarietà è un fallimento, denuncia laconicamente il primo ministro maltese Joseph Muscat, intervenendo nella plenaria dell’Europarlamento proprio per illustrare i risultati della presidenza maltese del Consiglio Ue, conclusasi il 30 giugno. “Sulle migrazioni, con tutte le buone intenzioni e le dichiarazioni, quando si tratta di una solidarietà effettiva, noi, gli Stati membri dell’Ue, dovremmo vergognarci tutti di quello che abbiamo fatto. Paesi come l’Italia hanno visto centinaia di migliaia di bambini, donne e uomini raggiungere le sue coste: guardiamo a questa Europa che, su questo argomento, è un fallimento”.

Il Parlamento Ue, dove è in corso il lavoro dei gruppi parlamentari sulla proposta di riforma del Trattato di Dublino da negoziare con la Commissione e il Consiglio Ue, si aspettava un’accelerazione sulla via della responsabilizzazione collettiva con l’esordio del semestre di presidenza estone, dopo le delusioni della molle reggenza maltese. La doccia fredda è stata pressocché immediata, quando il ministro dell’Interno estone, Andres Anvelt, ha messo in chiaro che giovedì prossimo a Tallin, nell’attesissimo vertice con i suoi omologhi dell’Unione, si ascolteranno le argomentazioni italiane, ma non sarà adottata alcuna decisione per venirle incontro. Anche se la Commissione Europea incalza con le misure in sostegno dell’Italia, che dovrebbero formare la base per la discussione nel prossimo Consiglio Affari Interni informale di Tallin.

In un’intervista a Le Figaro, il commissario europeo per le migrazioni, Dimitri Avramopoulos, ha posto l’accento sulla necessità di un maggior impegno “collettivo” dei Paesi Ue sui rimpatrii dei migranti economici, aspetto di per sè indispensabile in una politica migratoria globale, ma che di fronte a una situazione “insostenibile” devono necessariamente aumentare. Dall’inizio dell’anno, ha spiegato il commissario Ue, l’agenzia Frontex ha organizzato 168 voli congiunti e favorito il rimpatrio di oltre 7.886 persone. I rimpatrii costano e presuppongono “condizioni umane” per chi viene rispedito a casa. Avramopoulos ha quindi ricordato come l’Italia abbia sbloccato un contributo da quattro milioni di euro per il Fondo per l’Africa, la Germania 50 milioni mentre la Francia appena tre: “Cifra è troppo bassa” per Avramopoulos, che ha invitato Parigi a “impegnarsi di più”. “La principale sfida”, ha sottolineato il commissario Ue, è “ottenere la cooperazione dei Paesi di origine perché accolgano i migranti” di ritorno. Ma in quei Paesi, ha deplorato Avramopoulos, “manca la volontà politica”.

REAZIONE:AULE VUOTE PER I GUAI DELL’ITALIA,MINISTERI DI DIFESA PER L’IMMIGRAZIONE LEGALE “DEVIATA”(FOREIGN FIGHTERS”),ESSERCITI PER L’IMMIGRAZIONE ILLEGALE(REFUGIATI),ECCO IL PRESENTE “INGLORIOSO” DI QUESTA UNIONE EUROPEA.

-APPENDICE 4:

_SU LA REPUBBLICA:Repubblica.it
ESTERI
Migranti, a Tallinn fronte unito dietro alla Germania: “No ad apertura altri porti Ue”. Renzi: “E noi blocchiamo i fondi”

Il vertice informale dei ministri dell’Interno, su cui l’Italia ripone molte speranze per dare nuovo impulso alla suddivisione degli sforzi nell’emergenza. Ma trovare soluzioni concrete sarà difficile
dal nostro inviato FABIO TONACCI
06 Luglio 2017

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Sullo stesso tema
Migranti, l’anno del triste record delle vittime nel Mediterraneo: tre su cento non ce la fanno
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TALLINN – Se il senso di questo vertice informale a Tallinn era quello di capire chi appoggia chi, e su cosa, per l’Italia le cose non sono andate male. CI sono stati passi in avanti e approvazioni all’unanimità. Il tema più caldo in questi giorni sui migranti, su cui Minniti aveva cercato sponde in Europa, è la “regionalizzazione” del soccorso – termine burocratico con cui si intende l’apertura dei porti della costa meridionale europea alle navi che recuperano migranti nel Mediterraneo – che non era all’ordine del giorno del vertice. Tuttavia agli espliciti no di Francia e Spagna comunicati nei giorni scorsi (“i nostri porti sono già sotto pressione”), se ne sono aggiunti altri. Secondo Minniti, il passo avanti è stato fatto sull’approvazione del codice di comportamento per le Ong. Inoltre, sono stati decisi i nuovi finanziamenti a sostegno della Guardia Costiera libica ed è stata riaffermata la necessità di elaborare una nuova politica europea sui rimpatri. “Il vertice – sostiene il ministro dell’Interno – è comunque andato secondo le aspettative. L’agenda era stata disegnata dall’incontro di Parigi e dalla stessa Commissione europea”. Più duro il segretario del Pd che su twitter ha scritto: “Tagliamo finanziamento a Paesi che non rispettano accordi su migranti. Loro chiudono i porti europei? Noi blocchiamo i fondi europei”.

Arrivando al vertice, il ministro tedesco Thomas de Maiziere aveva dichiarato subito: “Non sosteniamo la cosiddetta regionalizzazione delle operazioni di salvataggio”. Lo stesso ha fatto anche il ministro belga per l’Asilo e politica migratoria Theo Francken: “Non credo che apriremo i nostri porti”. E il padrone di casa estone Sven Milkse ha ribadito che sulla questione “non è possibile forzare nessuno”.

Un atteggiamento di chiusura che non ha sorpreso la delegazione italiana, visto che è la linea tenuta in tutti questi anni dai partner Ue. Tant’è che il Viminale ha un’altra carta da giocare nel futuro prossimo: la richiesta di rimodulare il mandato dell’operazione Triton per indurre gli Stati membri a condividere il peso e la responsabilità delle vite salvate consentendo gli sbarchi su porti europei.

Favorire la discussione sulle proposte italiane in sede di Frontex è del resto uno dei punti dell’Action Plan adottato dalla Commissione europea alcuni giorni fa. Per questo aveva stupito la dichiarazione rilasciata ad alcuni giornalisti, prima del vertice, dal commissario Ue per l’immigrazione Dimitris Avramopoulos: “Triton ha già un mandato ben definito”. Come a voler chiudere ogni possibile tavolo di trattativa. Nell’arco della mattinata, invece, ha fatto delle precisazioni attraverso la sua portavoce: “L’obiettivo di Triton, com’è attualmente, è chiaro. Però occorre più lavoro all’interno dell’Ue, e con i nostri vicini nordafricani, per condividere il peso e assicurare che l’Italia non sia lasciata sola. Frontex avrà una discussione con le autorità italiane e gli altri Stati coinvolti, sul piano operativo, la settimana prossima”.

Al termine del vertice, i ministri hanno elogiato l’iniziativa italiana di scrivere un codice di comportamento per le ong impegnate nei soccorsi nel Mediterraneo, attività che dovrà essere effettuata “entro un quadro di regole alle quali sarà necessario aderire”.

“Sarà l’Italia a presentare le proposte insieme alla Commissione europea, ascoltando naturalmente anche le ong”, ha spiegato il ministro Minniti. “La questione posta da noi ha avuto un suo riconoscimento, così come reputo un successo il consenso unanime sulle iniziative che riguardano la Libia e la Guardia costiera libica”. Riconoscendo nello stesso tempo l’esistenza di punti di conflitto che non sono stati affrontati, come la proposta degli sbarchi in altri porti europei: “E’ evidente che su questo esiste una forte opposizione e delle posizioni contrastanti”.
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http:.repubblica.it/esteri/2017/07/06/news/tallinn_migranti-170087511/?ref=drnh9-2

FAITES INTERNES 1:CONTINUATION 336

21 GIUNIO 2017:VIA LA CINA DELL’EUROPA E LA NUOVA ERA

-SU LA STAMPA:
LaStampa.it ECONOMIA
SEZIONI
Lo scudo di Macron per frenare le aziende cinesi in Europa b
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Il presidente francese chiede al Consiglio Ue misure per difendere aree pñstrategiche

LAPRESSE
Il presidente francese Macron vuole mettere un argine all’invadenza cinese in Europa
Pubblicato il 21/06/2017
MARCO BRESOLIN
INVIATO A BRUXELLES
Tra due giorni inizieremo a capire se Emmanuel Macron è veramente in grado di mettersi al timone dell’Europa. Il neopresidente francese debutta domani al Consiglio europeo di Bruxelles (che durerà fino a venerdì) e si presenterà subito con un dossier che è stato uno dei suoi cavalli di battaglia in campagna elettorale: il commercio internazionale. La sua priorità è nota: difendere le imprese europee, in particolare dall’avanzata degli investitori cinesi, nei «settori strategici». Anche a costo di passare per protezionista, in un’epoca in cui proprio l’Europa punta il dito contro l’America di Trump per la sua chiusura.
E sono proprio i partner europei più allergici alle barriere commerciali che il leader francese dovrà cercare di convincere. Germania e Italia sono al suo fianco, ma nelle riunioni preparatorie di questi giorni tra gli sherpa è emersa una certa resistenza soprattutto tra i Paesi nordici. Svezia, Olanda, Danimarca, Finlandia – ma la lista è più lunga – non vogliono che l’Europa sposi la linea del protezionismo. E così è partito il lavoro per limare il testo delle conclusioni del vertice. L’ultima bozza dice che «il Consiglio europeo invita la Commissione a esaminare i modi per identificare e schermare gli investimenti da Paesi terzi in settori strategici». Ma, rispetto alla prima versione del testo, il fronte del Nord è riuscito a far aggiungere che tutto avverrà «rispettando le competenze degli Stati membri».
Una fonte diplomatica spiega che una via d’uscita potrebbe essere la creazione di una sorta di legge-quadro europea che garantisca agli Stati la possibilità di intervenire per filtrare ed eventualmente frenare gli investimenti esteri. Possibilità, ma non obbligo: le singole capitali sarebbero lasciate libere di decidere autonomamente. Macron vorrebbe qualcosa di più, una sorta di scudo europeo, decisamente più solido ed efficace. Robotica, chimica, manifatturiero: questi i settori che vedono il Dragone in prima linea nelle operazioni di fusione e acquisizione delle imprese europee. Anche se il terreno di conquista preferito resta l’America, con un flusso in entrata di 385 miliardi di dollari nel 2016 (dieci volte tanto gli investimenti nell’Ue), in crescita dell’11% rispetto al 2015.

Più difficile, invece, trovare consenso tra i leader del Vecchio Continente sul Buy European Act, altro cavallo di battaglia di Macron. Il francese vorrebbe vietare l’accesso agli appalti pubblici a tutte quelle aziende che non hanno almeno il 50 percento della loro produzione in Europa. Progetto già bocciato da alcuni esponenti della Commissione (il vicepresidente Jyrki Katainen su tutti) e da diversi capi di Stato e di governo. Una misura giudicata troppo protezionistica: a Bruxelles si preferisce puntare sul concetto di «reciprocità». Gli appalti pubblici restano aperti alle imprese di quei Paesi che concedono l’accesso alle imprese europee.

L’Ue, si legge sempre nella bozza delle conclusioni, «manterrà il mercato aperto» e «combatterà il protezionismo» per «promuovere un’agenda per un commercio libero». Libero, ma «equo». Quindi con alcuni limiti: dovrà quindi proseguire il lavoro per definire «strumenti di difesa commerciale moderni e compatibili con il Wto per combattere le distorsioni». Proprio ieri la commissione Commercio internazionale dell’Europarlamento ha approvato il nuovo sistema di dazi anti-dumping, che aggira il problema del riconoscimento dello status di economia di mercato alla Cina. Tra le novità, l’eliminazione dell’onere della prova a carico delle imprese (spetterà agli esportatori) e l’uso dei prezzi internazionali come criterio per valutare se c’è una distorsione di mercato.

E i rapporti con Trump? Nelle conclusioni del vertice non c’è traccia dell’asse transatlantico. Anzi, l’Ue guarda altrove e punta a chiudere gli accordi commerciali con i Paesi del Mercosur, il Messico e il Giappone. Il Ttip è «congelato», dice la commissaria Cecilia Malmstroem. Per non dire sepolto.
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I campioni che dobbiamo proteggere
STEFANO LEPRI

http:.lastampa.it/2017/06/21/economia/lo-scudo-di-macron-per-frenare-le-aziende-cinesi-in-europa-WIVASlWSX2UyIQVWVxh84M/pagina.html.
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REAZIONE:BENE MACRON ALL’INIZIO,ALLO STESSO TEMPO CHE SI AVVICINA A TRUMP PROTEZIONISTA,EVITA IL Titp E METTE UN MURO ALLA CINA:UNA COOPERAZIONE USA-EUROPA ESSISSTE GIA E LA CINA HA CAMBIATO,ANZI CHE DEVENIRE UNA ECONOMIA DI MERCATO HA TRANSFORMATO LE LIBERALIZAZIONI E RIFORME IN PIU COMUNISMO E CHIARO NEOLIBERALISMO.LA VIA DELLA SETA NON E’ LA VIA DELLA NUOVA ERA ORMAI,E IL FARO VENEZIANO VERSO L’EST NON PUNTA PIU VERSO LA CINA.
SOSTITUIRE IL COMMERCIO CON NORDAMERICA PER IL MERCOSUR?E CHI CI CREDE?SONO SOLO SPECULAZIONI DI LA STAMPA,NON E’ POSSIBILE E SI TRATTA SOLO DI UNA ENNUNCIAZIONE DI DESIDERI PER PUNIRE IL BREXIT E TRUMP PROTEZIONISTA,MA QUESTO E’ DIVENUTO ANCHE FLEXIBLE E HA AMORBIDITO IL SUO PROTEZIONISMO AVVICINANDOSI ALL’EUROPA,UNA COSA SONO LE INTENZIONI POLITICHE E ALTRA LA REALTA COMMERCIALE,BUSSINESS ARE BUSSINES E IL VOLUME DI COMMERCIO CON IL MERCOSUR E’ SCARSO E MONOPRODUTTIVO SOLO CARNE,SOIA E MATERIE PRIME,TUTTE FACILMENTE SOSTITUIBILI ALTROVE.

NESSUNO CREDE INOLTRE CHE LA FRANCIA VOGLIA O POSSA VENIRE A MENO TRADIZIONALI ALLEANZE.SOLO BISOGNA CAPIRE CHE IL TEMPO DI OBAMA HA SCADUTO.

21 GIUNIO 2018:VIA CUBA DA AMERICA

-SU TGCOM24:
TGCOM24Accedi
Tgcom24 Mondo
16 GIUGNO 201712:01
Trump: annullo il precedente accordo unilaterale di Obama con Cuba
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“Alleviare le sanzioni sul turismo e sul commercio non aiuta la gente, ma arricchisce il governo”, ha spiegato il presidente americano

LEGGI DOPO
COMMENTA
“Cancello l’accordo unilaterale siglato da Obama con Cuba”. Lo afferma Donald Trump, annunciando nuove politiche per L’Avana e auspicando libere elezioni nel Paese. “L’ex inquilino della Casa Bianca non ha aiutato i cubani, ha arricchito il regime”, mette in evidenza Trump, criticando Obama anche sul piano dei diritti umani. “I dissidenti cubani hanno testimoniato come il comunismo possa distruggere una nazione”.

Trump ha quindi sottolineato come “la sua amministrazione applicherà con maggiore vigore l’embargo e il divieto sul turismo”, di fatto aggirato in molti modi dai cittadini statunitensi.

“Il primo ostacolo alla prosperità e alla libertà economica di Cuba è il controllo dei militari sull’economia – ha proseguito Trump spiegando la decisione annunciata -. I cambiamenti che imporremo noi incoraggeranno il commercio statunitense con le imprese cubane libere. Alleviare le sanzioni sul turismo e sul commercio non aiuta la gente, ma arricchisce il governo”.

L’Avana: da Trump retorica ostile – Quello di Donald Trump a Miami è stato un “discorso carico di retorica ostile”. Lo sottolinea una lunga “Dichiarazione del governo rivoluzionario” di Cuba, confermando nel contempo “la volontà di proseguire un dialogo rispettoso” con gli Usa nei temi di mutuo interesse. “Cancello l’accordo unilaterale siglato da Obama con Cuba”, aveva affermato poco prima il presidente americano, Donald Trump, annunciando nuove politiche per L’Avana.
http:.tgcom24.mediaset.it/mondo/trump-annullo-il-precedente-accordo-unilaterale-di-obama-con-cuba_3077350-201702a.shtml?google_editors_picks=true
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21 GIUNIO 2017:ECOSISTEMA,LA FOTO PORTOGHESE

-SU LE MONDE:
Le Monde
PUBLIÉ À 13H32
La photo virale qui résume le combat et les sacrifices des pompiers portugais
Par Luc Vinogradoff

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Temps de lecture : 3 min
Le centre du Portugal fait face depuis cinq jours à un immense incendie, qui a tué 64 personnes. Au plus près des flammes, beaucoup de pompiers volontaires.

Sur les réseaux sociaux, où le temps d’attention est limité par la nature même de l’environnement, l’essence d’un événement médiatique majeur se résume parfois à une image extrêmement forte, un dessin de ralliement ou une courte vidéo. Il reste souvent cela, un visuel parmi d’autres qui n’existe dans nos flux que parce qu’il est facilement partageable et reconnaissable. Dans le meilleur des cas, il peut aussi être une porte d’entrée pour comprendre la complexité de l’événement.

Dans le cas de l’immense incendie qui brûle le centre du Portugal depuis cinq jours et a tué soixante-quatre personnes, c’est une photo de pompiers exténués qui a émergé. Elle a été diffusée, le 18 juin, par Pedro Brás, un des 1 200 pompiers portugais qui se succèdent pour essayer de veunir à bout des flammes. On y voit treize de ses collègues effondrés sur l’herbe, comme des mannequins, tombés dans le sommeil sans même avoir parfois enlevé leurs combinaisons.

La légende précise :

« Après une nuit et un jour de combat contre l’incendie forestier de Góis, nous avons eu droit à vingt-cinq minutes sur la plage fluviale, alors qu’elle était encore entourée de fumée. »
« J’ai pris [cette photo] près du village d’Alvares, dans la région de Góis, explique Pedro Brás au site espagnol El Pais Verne. On se reposait pendant que les véhicules remplissaient leurs réservoirs d’eau. » Il faisait partie d’un détachement de pompiers venus d’une soixantaine de kilomètres de Góis. Les sigles qui suivent son message sont ceux d’autres groupes de pompiers venus d’autres localités, comme Tondela ou Cabanas Viriato, dont sont originaires les pompiers allongés sur la photo.

Tous, comme Pedro Brás, sont des pompiers volontaires. Le Portugal en compte 40 000, la principale force de réponse aux incendies qui frappent le pays presque tous les étés.

Un écosystème numérique devient plus visible

L’image de Pedro Brás résume pour celui qui suit la tragédie loin du Portugal, derrière son écran, le sacrifice de ces pompiers, venus de loin pour se battre contre un incendie immense et imprévisible. Des pompiers éreintés par ce combat dont le seul moment de répit sont ces vingt-cinq minutes glanées en vingt-quatre heures.

La photo a d’abord été postée sur la page Facebook personnelle du pompier. Sa viralité – près de 6 000 partages et une visibilité hors du Web portugais – a été assurée par une autre page Facebook, Respeito pelos Bombeiros (« respect pour les pompiers »). Elle a été créée en 2014 et décrit sa mission simplement comme « aider les pompiers, aider ceux qui nous aident tant ».

Dans les jours qui ont suivi le départ de cet incendie « à la dimension de tragédie humaine jamais connue jusqu’ici », selon l’expression du premier ministre portugais, Respeito pelos Bombeiros est devenu un indispensable outil pour relayer des informations en temps réel et donner une visibilité à toutes les pages Facebook, de particuliers comme Pedro Brás ou de différents détachements de pompiers, parfois venus de France, qui postent leurs propres photos de l’incendie.

Elle a aussi comme utilité d’être le lieu où peuvent être démenties de fausses informations. Lorsque des articles ont rapporté que la piste criminelle était envisagée ou qu’un bombardier d’eau s’était écrasé, ils ont vite été démentis par les commentaires.

Des appels aux dons, aliments, boissons, habits ou argent sont relayés. Des messages de personnes à la recherche des proches disparus le sont aussi. En faisant défiler la page, on tombe régulièrement sur les visages des victimes de l’incendie. Des messages repris d’une autre page – Ate sempre (« à jamais ») – permettent de laisser un mot d’hommage.

La plupart des personnes mortes dans l’incendie l’ont été alors qu’elles roulaient dans leur véhicule, « englouti » lorsque le sinistre s’est violemment déclaré. On retrouve dans le bilan humain le nom d’un pompier, Gonçalo Assa, abondamment cité dans toutes ces pages Facebook, suivi du hashtag #herois (#héros).

On retrouvait le même hashtag, mais en anglais, #heroes, accompagnant d’autres images de pompiers se reposant après une intervention. C’était le 14 juin à Londres, après l’incendie de la Grenfell Tower dans lequel 79 personnes sont mortes ou présumées mortes.

Par Luc Vinogradoff
PUBLIÉ À 13H32
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La photo virale qui résume le combat et les sacrifices des pompiers portugais
PubliéÀ 13h32
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http:mobile.lemonde.fr/big-browser/article/2017/06/21/la-photo-virale-qui-resume-le-combat-et-les-sacrifices-des-pompiers-portugais_5148998_4832693.html
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REAZIONE:DALLA FRANCIA APELLO A NON LASCIARE SOLA QUELLA NAZIONE.

22 GIUNIO 2017:NUOVA UNIONE IN EUROPA ALLO SBANDO
-SU LA STAMPA:
LaStampa.it MONDO
SEZIONI
Ucraina, Tusk: estese le sanzioni economiche contro la Russia


AFP
Pubblicato il 22/06/2017
Ultima modifica il 22/06/2017 alle ore 21:06
«L’Ue estenderà le sanzioni economiche contro la Russia per la mancata attuazione degli accordi di Minsk». Lo ha twittato il presidente del Consiglio Europeo, Donald Tusk. I leader dell’Ue hanno concordato sulla proroga delle misure dopo aver ascoltato la relazione della cancelliera tedesca Angela Merkel e del presidente francese Emmanuel Macron sull’implementazione degli accordi di Minsk; le sanzioni vengono estese per altri sei mesi, ha detto Tusk in conferenza stampa.
Le sanzioni a Mosca sono state introdotte dall’Ue per la prima volta il 31 luglio del 2014, inizialmente per un anno.

Intesa su lotta ai foreign fighter e fondo per la Difesa
In precedenza i leader dei 28 Paesi avevano raggiunto un accordo per approfondire gli sforzi contro i foreign fighter e per cooperare più strettamente con le industrie online: «Il terrorismo resta una minaccia importante. Chiediamo ai media – ha detto Tusk – di fare tutto il possibile per sviluppare strumenti per individuare e rimuovere automaticamente i contenuti» legati al jihadismo.

I leader «hanno concordato di istituire le cooperazioni per la difesa: è un passo storico», ha aggiunto il presidente del Consiglio europeo, specificando che le cosiddette Pesco (cooperazione permanente strutturata) nella difesa europea «hanno l’ambizione di essere inclusive» per cui tutti gli stati membri sono invitati a partecipare e che «entro tre mesi» dovranno essere presentate le liste degli impegni per i progetti per le capacità militari e per la cooperazione «sul terreno».

«Oggi tutti gli Stati membri hanno concordato sulla proposta della Commissione di creare un fondo per la Difesa», ha detto in conferenza stampa, in una pausa dei lavori del Consiglio Ue, il presidente della Commissione Ue, Jean-Claude Juncker.
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http;lastampa.it/2017/06/22/esteri/il-consiglio-europeo-raggiunge-lintesa-su-cooperazione-militare-e-lotta-ai-foreign-fighter-E2XWluZFanngSFzaMNrYmO/pagina.html
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REAZIONE:MOTIVI NON MANCANO PER SANZIONARE LA RUSSIA MA SUGLI ACCORDI DI MINSK MANCA IL RICONOSCIMENTO UE DEL COLPO DI STATO IN UKRANIA,LE REGIONI AUTONOMI SONO LIBERI E INDIPENDENTI DALLA RUSSIA E PUTIN NON HA MAI AMESSO DI POSTARE FORZE MILITARI IN UKRANIA NE CI SONO PROVE AL RIGUARDO.CASO MAI LE SANZIONI DOVREBBERO PUNTARE A CRMEA MA LI A FARLA DA PADRONE E’ LA NUOVA ERA TRAMITE MEDVEDIEV.

MACRON SOFFRE DELLA STESSA MIOPIA DI HOLLANDE ASSECONDANDO LE INTENZIONI DELLA MERCKEL E IL CALCIOGOVERNO DI KIEV.E LA STESSA MIOPIA LO COINVOLGE NEL MANCATO SUCCESSO SULLA LOTTA AL TERRORISMO,NON E’ POSSIBILE SCONFIGERLO SENZA ALLONTANARSI DEL NEOLIBERALISMO E NON PARE SIA QUESTÁ LA ROTTA INTRPRESA DA MACRON.CASO MAI DOVREBBE ASPETTARE LE ELEZIONI TEDESCHE.TOCCA ALLA MERCKEL,CADRA.

STORICO ACCORDO DI DIFESA PER COMBATTERE I FOREIGN FIGTER?RIDICOLO UN MINISTERO DI DIFESA PER COMBATTERE UN NEMICO INTERNO,BASTA LA POLIZIA.

E RIDICOLA E’ L’INTENZIONE DI OMOLOGARE QUESTÁ UNIONE ALLA NATO.

DA VERO STRANNA QUESTÁ NUOVA UNIONE DI QUESTI «EUROPEI».

PD:LODEVOLE LE INTENZIONI DI MACRON SU DEMOCRATIZZARE UE,ANCORA NON HA UNA CONSTITUZIONE DEMOCRTICAMENTE APROVATA MA UN TRATTATO DI LISBONA SANZIONATO IN CONCILIABOLI FRA GALLI E MEZZENOTTI.

E DEMOCRATIZARSI MANCA ALLA GERMANIA PERCHE LA MERCKEL SI HA PERPETUATO SENZA AVERE I VOTI.INSOMMA SE HA QUESTO SOMMIAMO IL BREXIT QUESTA UNIONE HA SCARSA REPRESENTATIVITA E LEGITTIMITA DEMOCRATICA.

22 GIUNIO 2017:SOS TERRORISMO

ATTUALIZAZIONE

DA SETTEMBRE AD OGGI HANNO TENTATO DI VIOLARE IL MIO DOMICILIO 6 VOLTE,DUE CI SONO RIUSCITI.QUESTO E’ MOLTO GRAVE,SI PAGA CON LA PENA MASSIMA.

SIGNIFICA UNA SCALATION MOLTO PERICOLOSA MA NON HANNO PRESO MAI NESSUNO.

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NON CI LASCIATE SOLI.

22 GIUNIO 2017:

SALA,COMANDANTE DELL’ASSALTO ALL’EXPO VA PROCESSATO
-SU LA STAMPA:
LaStampa.it POLITICA
SEZIONI
Sala: “Io indagato? Sono amareggiato ma continuo con il servizio alla città”


ANSA
Il sindaco di Milano Giuseppe Sala, 59 anni
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Pubblicato il 23/06/2017
Ultima modifica il 23/06/2017 alle ore 20:10
MANUELA MESSINA
C’è l’accusa di turbativa d’asta, oltre a quelle di falso ideologico e materiale già ipotizzate nel dicembre scorso dalla procura generale di Milano, nell’avviso di conclusione indagini notificato questa mattina, fra gli altri 7 imputati, al sindaco di Milano Giuseppe Sala. Un atto che, di prassi, anticipa una richiesta di processo. E che potrebbe aprire uno scenario critico, dal punto di vista politico, per l’ex ad di Expo 2015, a poco più di un anno dalla sua elezione, certamente avvenuta sull’onda del successo mediatico fornitogli dal suo ruolo nella società dell’esposizione universale. L’accusa, rappresentata dal sostituto pg Felice Isnardi, ricostruisce così i motivi per i quali il primo cittadino avrebbe «turbato la gara» della cosiddetta Piastra, l’appalto principale di Expo 2015, dal valore di oltre 272 milioni di euro. Si legge nell’atto che Sala, «senza un provvedimento formale» avrebbe predisposto «lo stralcio della fornitura delle essenze arboree», del valore di quasi 6 milioni di euro, dal bando della Piastra.

Sala: “Non mi autosospendo, adesso vado a lavorare”

Così facendo, avrebbe escluso la fornitura degli alberi dal Progetto esecutivo e dal Capitolato d’appalto, due atti da trasmettere ai partecipanti che avevano superato la prequalifica, quella fase in cui i concorrenti a una gara pubblica inviano le proprie caratteristiche manifestando la volontà di partecipare. Inoltre, secondo l’accusa, Sala non avrebbe sottoposto a «revisione» il prezzo a base della gara d’appalto avendo «spalmato artificiosamente detto importo su altre lavorazioni, allo scopo di mantenere inalterato il valore della base d’asta». Sbarrando così la strada ad altri concorrenti. Sala, continua la procura generale, «non ha predisposto un nuovo bando di prequalifica, allo scopo di acquisire eventuali nuove manifestazioni di interesse, in relazione al diverso valore dell’appalto». Per di più, secondo la procura generale, il sindaco avrebbe agito su «pressione di esponenti politici della Regione Lombardia, ente socio di Expo 2015».

Secondo l’accusa, l’affidatario della fornitura era già stato individuato nella ditta Peverelli, da eseguire insieme alla Sesto Immobiliare – quest’ultima «all’epoca in attesa di approvazione e stipula di convenzione con la Regione lombardia per la costruzione di terreni di sua proprietà in Sesto san Giovanni, la cosiddetta Città della Salute». Rimangono poi le vecchie accuse contestata. L’ex numero uno di Expo avrebbe «attestato falsamente» che due atti, quella «sull’annullamento del verbale di nomina della commissione giudicatrice» e quella sulla «valutazione del verbale di nomina della commissione giudicatrice», siano stati formati in data 17 maggio 2012, «in data antecedente alla prima seduta pubblica della Commissione a cui avevano partecipato due commissari incompatibili».

«Provo solo una profonda amarezza- é stato il commento di Sala questa mattina- soprattutto pensando a quanto ho sacrificato per poter fare di Expo un grande successo per l’Italia e per Milano». E ancora: «Troverò in ogni caso in me le motivazioni per continuare a svolgere con la massima dedizione possibile il mio lavoro al servizio della mia città».
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http:.lastampa.it/2017/06/23/italia/politica/sala-io-indagato-sono-amareggiato-ma-continuo-con-il-servizio-alla-citt-DyuCy9lKF1bEfj8IGTbSfM/pagina.html

REAZIONE:ERA IL CANDIDATO DI RENZI MA LUI E LO SFIDANTE DI BERLUSCONI PARISI,PIU LA LEGA TRAMITE MARONI(LA REGIONE ERA SOCIO EXPO),E ORA ANCHE SALVINI,PIU FORMIGONI ,TUTTI DI ACCORDO.ANCORA,VA PROCESSATO.

OGGI ALFANO E’ CONFRONTATO CON RENZI MA ANCHE LUI C’ERA.


22 GIUNIO 2017:PORTUGALLO NON LASCIATO SOLO,TRIBUNALE ONU PER I DEVASTATORI DELLA TERRA

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PUBLIÉ À 13H25
Macron promet de porter le projet de « Pacte mondial pour l’environnement » devant l’ONU
Temps de lecture : 1 min
« Je m’engage non pas simplement à venir faire un discours (…) mais à agir », a dit le chef de l’Etat devant les auteurs de ce document qui se veut un futur traité international.

Le chef de l’Etat Emmanuel Macron a promis, samedi 24 juin, qu’il défendra devant les Nations unies le « pacte mondial pour l’environnement », un texte élaboré par des juristes, personnalités politiques, experts et militants écologistes du monde entier qui veulent en faire un traité international pour la défense de l’environnement.

Un « pacte mondial pour l’environnement » remis à Emmanuel Macron
À l’issue d’une journée de présentation à la Sorbonne, M. Macron a dit :

« Sur la base de cet avant-projet de pacte mondial pour l’environnement, je m’engage non pas simplement à venir faire un discours (…) mais à agir. Le processus (…) pour faire ratifier ce pacte mondial sera lent, difficile (…) Sur le plan planétaire, nous devons franchir une nouvelle étape après l’accord de Paris [sur le climat, signé en 2015] ».
Ce document d’une trentaine d’articles se présente comme un « texte ombrelle » – couvrant aussi bien le climat, les océans, la biodiversité ou la santé – qui reprend la plupart des principes déjà adoptés dans des déclarations :

droit à une vie saine de la déclaration de Rio de 1992.
droit d’accès à l’information environnementale de la convention d’Aarhus de 1998.
évaluation des impacts sur l’environnement de la convention d’Espoo de 1991.
principe du pollueur-payeur.
À la différence des textes internationaux actuels sur l’environnement qui, comme la Déclaration de Rio de 1992, sont purement déclaratifs, ce « pacte mondial » a pour ambition de pouvoir être invoqué contre les États devant des juridictions, selon le vœu de ses promoteurs. Autrement dit, ses auteurs veulent qu’il ait valeur obligatoire.

Laurent Fabius, président en exercice du Conseil constitutionnel et ancien président de la COP21, a qualifié ce texte de « compromis, à la fois solide et réaliste, posant des principes généraux et transversaux qui doivent s’appliquer au droit environnemental ».

PUBLIÉ À 13H25

http:mobile.lemonde.fr/climat/article/2017/06/24/macron-promet-de-porter-le-projet-de-pacte-mondial-pour-l-environnement-devant-l-onu_5150639_1652612.html
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REAZIONE:PURE LA FRANCIA PUO.


22 GIUNIO 2017:FIRST ITALIANS

-TITOLARE SU LA REPUBBLICA:

CASA POUND SCENDE IN PIAZZA.IN MIGLIAIA A ROMA CONTRO LO ‘IUS SOLI’,PRIMA GLI ITALIANI.


25 GIUNIO 2017:TALIA….CHE BEDDA NOTTE PER L’AUTONOMIA SICILIANA

-SU IL MATTINO DI SICILIA:

Ballottaggio a Trapani: niente quorum, la città verso il commissariamento

image: http:.ilmattinodisicilia.it/wp-content/uploads/2017/06/trapani.jpg

Apertuura 25 giugno 2017
Seggi deserti al ballottaggio a Trapani. I risultati non sono ancora definitivi, ma il mancato raggiungimento del quorum che si sta delineando non consentiranno alla città di avere un sindaco.L’affluenza si è fermata al 26,75%. L’esponente del centrosinistra Piero Savona, chiamato a una missione impossibile dopo la rinuncia del candidato del centrodestra, Girolamo Fazio, non sarà dunque primo cittadino.

Per essere valido il voto occorreva che alle urne il quorum superasse il 50% degli elettori e l’unico candidato, Pietro Savona del Pd, doveva ottenere almeno il 25% dei suffragi di tutti gli aventi diritto al voto.

“Credo che tutti abbiano invitato a non votare, non solo il M5S, credo che anche altre forze abbiano avuto interesse a che noi non arrivassimo al 50% più uno degli elettori”. Così ai microfoni di Rainews 24 Pietro Savona.

Adesso il voto sarà annullato e sarà nominato nei prossimi giorni, dalla Regione siciliana, il commissario che guiderà il comune

Quotidiano on line di economia, inchieste e politica

Direttore responsabile: Giacomo Di Girolamo (giacomodigirolamo@gmail.com)

Editore: Associazione Culturale Network – Palermo

info@ilmattinodisicilia.it

Skype: ilmattinodisicilia

Sede legale: Via C.ssa Adelasia 13, 90138 Palermo

Redazione : Via Trapani 143/G, 91025 Marsala (TP)

Read more at http:.ilmattinodisicilia.it/ballottaggio-trapani-niente-quorum-la-citta-verso-il-commissariamento/#jdttZM2j8QlP3xEc.99
.P

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REAZIONE:SOLO PER QUESTO ESITO E’ VALSO LA PENA ANDARE A VOTARE,QUESTO E’ IL VERO RISULTATO ECLATTANTE DI QUESTI ELEZIONI E NON GENOVA CHE CON IL MEZZO “CENTRODESTRA” DI TOTI IN LIGURIA MANTIENE LA TENDENZA.MA….ANDARE A VOTARE SI FA PER DIRE,ANCORA UNA VOLTA HA VINTO IL PARTITO DEL NON VOTO,ANCORA UNA VOLTA GLI ITALIANI HANNO DETTO NO A QUESTI GOLPISTI.E SI…DOPO QUESTO VOTO RESTA CHIARO CHE A RENZI IL POPOLO NON LO VUOLE,PER SECONDA VOLTA LO HA RIFIUTATO E IL PD ORMAI HA PERSO QUEL SUCCESSO  CHE AVEVA DOPO BERSANI.MA QUESTO NON SIGNIFICA CHE CI SIA IL PROPAGANDATO SUCCESSO DEL COSI DETTO CENTRODESTRA,A LEGGERE BENE IL RISULTATO SI VEDRA CHE RESTANO  COMPLESSIVAMENTE MINORITARIE I COMUNI PRESI DAL CD FRA PRIMO E SECONDO TURNO.
PERCHE,LASCIANDO IN DISPARTE I NUMERI, LA VERA LETTURA DI QUESTO VOTO STA NEL FATTO CHE FRA DESSERZIONI,LISTE CIVICHE,DIVISIONI,ALLEANZE TRANSVERSLI,LA PRESENZA DEI 5 STELLE,ECC NON REGGE PIU QUESTA DIVISIONE CD E CS,ROCCAFORTE ROSSA VS CENTRODESTRA,MA CI SIA UNA DISPERSIONE,UN CAOS E LA PROVA E’ VERONA E PARMA. E VIVA IL CAOS,HA VINTO LA NUOVA ERA,HA PERSO IL MANICHEO BIPOLARISMO(CHE NON DEVE CONFONDERSI CON BIPARTITISMO)’

ANCORA UNA LETTURA GENUINA DI QUESTO VOTO PASSA PIU CHE PER I NUMERI PER I RISULTATI SIGNIFICATIVI:SODISFATTO PER TRAPANI,SODISFATTO PER LA TENUTA DEI 5STELLE NEL LAZIO CHE RIAFFERMA RAGGI,SODISFATTO PER LA FINE DELLA ERA TOSI A VERONA,SODIDFATTO PER PADOVA E PARMA.SODISFATTO PER LA FINE DEL PD DI RENZI ECC.GLI ITALIANI NON HANNO DELUSO LA MIA PREDICA IN QUESTE PAGINE.BERLUSCONI SALVINI E LA LEGA MALGRADO LA PROPAGANDA MONTATA NELLE CAPRIOLE CHE LI HA PERMESSO RENZI E IL SUO REFERENDUM RESTANO INSIGNIFICANTI ELETTORALMENTE,SI DICA QUEL CHE SI DICA SU QUESTON NON HO MAI SBAGLIATO.GRAZIE ITALIANI.

 

SOS IN QUESTO MOMENTO STANNO VIOLANDO LA MIA CASA,LA POLIZIA ANCORA NON VIENE,GIOVEDI ORA 0:30

ORA 06 AM abbiamo avuto una notte terrorífica,3 volte HA venuto la Policía chamata 3 volte AL 911 MA Gli agresori NON HAnno smesso,hanno aperto il garage hanno rubato UNA bicicleta e hanno tirato fuori UN sacco DI cose e ancora nON HA agiornato,SOS
ORA 23:30 PM:E’LA séttima VOLTA CHE violando LA casa IN Pochi mesi,auxilio NON ci lasciati soli

30 GIUNIO 2017:PEDOFILIA PELL,ATTUALIZAZIZIONE

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Publié Le 28.06.2017 à 21h33
L’argentier du Vatican inculpé d’abus sexuels en Australie

Plus haut responsable catholique du pays, George Pell avait été interrogé à Rome par la police à la fin de 2016. Les faits présumés remontent aux années 1970, 1980 et 1990.
Par CÉCILE CHAMBRAUD , CAROLINE TAÏX Sydney, correspondance
Temps de lecture : 4 min

Le cardinal australien George Pell à Rome (Italie), le 3 mars 2016. ALESSANDRO BIANCHI / REUTERS
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Le cardinal George Pell, « ministre de l’économie » du Vatican, l’un des plus hauts responsables de l’Eglise catholique, a été inculpé, jeudi 29 juin, en Australie, pour abus sexuels. Jeudi matin, à Rome, le numéro trois du Vatican a rejeté ces imputations. « Je suis innocent, ces accusations sont fausses, a-t-il déclaré devant la presse. Elles renforcent ma détermination et les procédures pénales m’offrent la possibilité de laver mon nom et de retourner ensuite à Rome pour travailler. » Un porte-parole du Vatican a indiqué que le pape François a octroyé au cardinal, comme il le lui avait demandé, une « disponibilité » afin qu’il puisse se rendre en Australie pour se défendre devant la justice. Cet homme âgé de 76 ans doit comparaître devant le tribunal de Melbourne, le 18 juillet.

Au Vatican, la curie accusée d’inertie dans la lutte contre la pédophilie
Les faits en cause seraient anciens, selon la police, qui a donné très peu de détails. « Le cardinal Pell doit répondre à de multiples accusations liées à des crimes sexuels anciens », a déclaré lors d’une conférence de presse le commissaire adjoint de la police de l’Etat de Victoria, Shane Patton. Il y a « de multiples plaignants ». Ce responsable de la police n’a cependant pas donné davantage de précisions, en particulier sur le caractère pédophile de ces crimes, et a refusé de répondre aux questions des journalistes afin de respecter la procédure judiciaire.
Déjà accusé d’avoir couvert des prêtres pédophiles

Depuis de nombreuses années, George Pell, premier dignitaire de l’Eglise catholique australienne, est accusé dans son pays d’avoir couvert des prêtres pédophiles en les aidant, par exemple, à les muter de paroisse en paroisse. L’an passé, il avait allégué son état de santé pour ne pas se rendre en Australie témoigner devant une commission. Mais plus récemment, les enquêteurs se sont intéressés directement à lui.

Il y a un an, en juillet 2016, la police a confirmé qu’elle enquêtait sur des plaintes à propos d’actes qui auraient été commis dans les années 1970 à Ballarat, la ville dont est originaire le cardinal et qui a été le théâtre de nombreux crimes pédophiles perpétrés par des prêtres. George Pell avait alors vivement dénoncé une campagne menée par les médias australiens contre lui. En octobre, des enquêteurs de l’Etat de Victoria, où se trouve Ballarat, avaient annoncé qu’ils s’étaient rendus au Vatican pour l’interroger.

Deux hommes, aujourd’hui âgés d’une quarantaine d’années, ont accusé le cardinal d’attouchements dans une piscine à la fin des années 1970. « Vous savez, sa main qui vous touche le sexe à travers le maillot ou le short. Et puis, petit à petit, ça devient la main dans le maillot », avait raconté l’un des plaignants à la télévision publique ABC. Ces plaintes, parmi d’autres, ont été rendues publiques, mais la police n’a pas dit si elles étaient au cœur de la procédure qui a conduit à l’inculpation du cardinal.

Le pape François embarrassé

La mise en examen du cardinal australien est une catastrophe pour le pape François. Depuis des années, le pontife argentin est critiqué par des associations de défense de victimes d’abus sexuels, notamment pédophiles, dans l’Eglise, pour maintenir sa confiance au prélat australien, l’un des deux responsables les plus importants de la curie romaine. Dans le cadre des réformes qu’il conduit pour rationaliser une administration parfois déficiente, François lui a confié, dès le début de son pontificat, d’importants pouvoirs de contrôle économiques sur l’ensemble des dicastères (l’équivalent des ministères) du Vatican. Le pape avait choisi ce cardinal australien, pourtant issu des rangs conservateurs de l’Eglise, pour son caractère trempé et son savoir-faire financier.

Mais les soupçons de la justice australienne ont très vite rattrapé le prélat, alors même que le chef de l’Eglise catholique a promis de n’avoir aucune tolérance pour les prêtres reconnus coupables d’abus ou pour les évêques qui les auraient couverts. Lorsque les accusations d’abus ont été portées directement contre le cardinal en 2016, François avait dit vouloir attendre que la justice australienne se prononce. « C’est entre les mains de la justice et on ne peut pas juger avant le système judiciaire. La justice doit suivre son cours (…) et la justice rendue par les médias ou par la rumeur ne sert à rien. Lorsque la justice aura parlé, je parlerai », avait-il dit.

Le cardinal Pell a été ordonné prêtre en 1966 à Rome, puis il est revenu en Australie en 1971 où il a gravi les échelons de la hiérarchie catholique. Il a été nommé archevêque de Melbourne en 1996 puis de Sydney en 2001. En 2014, le pape François l’a appelé à Rome pour mettre de la transparence dans les finances du Vatican.

En Australie, une commission royale qui a enquêté pendant quatre ans sur la pédophilie a révélé en février qu’entre 1950 et 2010, 7 % des prêtres avaient été accusés de pédophilie. Cette commission a entendu en mars 2016 le cardinal Pell. Il a alors nié avoir protégé des prêtres pédophiles, tout en reconnaissant d’« énormes erreurs » de l’Eglise catholique.

Par CÉCILE CHAMBRAUD , CAROLINE TAÏX Sydney, correspondance
Publié Le 28.06.2017
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http:mobile.lemonde.fr/asie-pacifique/article/2017/06/29/l-argentier-du-vatican-inculpe-en-australie-pour-sevices-sexuels-sur-enfants_5152732_3216.html


30 GIUNIO 2017:NIENTE PIU SOLDI PER I SOLDATI ONU
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Publié Hier à 19h16
Les Nations unies s’apprêtent à baisser le budget alloué aux casques bleus

Sous la pression des Etats-Unis, l’ONU dépensera 600 millions de dollars de moins pour ses missions de maintien de la paix.
Par MARIE BOURREAU New York, Nations unies, correspondante
Temps de lecture : 3 min

Un casque bleu ghanéen dans un camp de déplacés à Bentiu, au Soudan du Sud, le 18 juin. STAFF / REUTERS

Lorsque Nikki Haley, la représentante de Washington aux Nations unies, a pris son poste en janvier, elle avait promis de ne pas pratiquer de « politique de la terre brûlée ». C’est pourtant précisément ce qu’elle a fait, mercredi 28 juin, en poussant l’ONU à réduire de 600 millions de dollars (526 millions d’euros) le budget consacré à ses opérations de maintien de la paix.

Le budget total, qui s’élève à 7,3 milliards de dollars pour 2017-2018, devrait être validé par l’Assemblée générale dès vendredi. Cette économie vient mettre un terme à la hausse quasi constante des dépenses de l’organisation, qui ont plus que quadruplé depuis les années 2000.

« En cinq mois, nous avons déjà réussi à réduire le budget et ça ne fait que commencer », s’est félicitée Nikki Haley dans un communiqué, assurant vouloir chasser le gaspillage onusien « car nous avons une obligation vis-à-vis du contribuable américain qui paye ses taxes. (…) Nous allons forcer l’ONU à travailler plus intelligemment et plus efficacement ».

« Le contexte était favorable à ces économies », note un diplomate francophone, rappelant la fermeture de la mission de l’ONU en Côte d’Ivoire, le retrait, programmé en octobre, de la mission en Haïti (Minustah), qui représente à elle seule une économie de 246 millions de dollars, ainsi que la fin de celle au Liberia, prévue pour mars 2018. « Nous avions une marge de négociation, que nous n’aurons cependant pas l’année prochaine si les Américains s’acharnent à vouloir réduire les coûts », s’inquiète-t-il.

L’administration Trump réclamait 1 milliard de dollars d’économies à l’ONU et la fermeté de sa position avait laissé craindre un possible « shutdown », un arrêt des financements. La forte mobilisation des pays africains – où sont déployées la majorité des missions – a convaincu l’ambassadrice américaine, dont le pays est le plus gros contributeur au maintien de la paix (28,5 %), à adopter une position plus mesurée.

« Il y aura des choix à faire »

Toutes les opérations de maintien de la paix seront touchées par cette baisse. Et si l’ambassadeur de la France auprès des Nations unies, François Delattre, estime que « les économies qui seront réalisées ont été soigneusement calibrées et ont pris en compte les récentes évolutions positives du maintien de la paix ainsi que les évolutions sur le terrain », les experts s’inquiètent des répercussions.

Trois opérations – les plus coûteuses, avec un budget de plus de 1 milliard de dollars chacune – sont particulièrement menacées. La Monusco, en République démocratique du Congo, voit son budget être amputé de 93 millions de dollars à la veille d’une élection présidentielle sous tension dans un contexte de violences de grande ampleur dans la région centrale des Kasaï.

La mission au Soudan du Sud devra, elle, compter avec 100 millions de dollars en moins alors que les civils sont les premières victimes du conflit. Enfin, la Minuad, déployée au Darfour et dont le mandat doit être renouvelé d’ici la fin de la semaine, sera privée de 60 millions de dollars et d’environ 6 000 personnes (casques bleus et policiers) alors que la situation reste très fragile.

« On voit mal comment les opérations de maintien de la paix vont avoir une meilleure efficacité avec un budget réduit quand elles fonctionnent déjà à flux tendu avec un budget très contraint. Il y aura des choix à faire : les troupes auront moins de mobilité, moins de capacité à mener des opérations, et les mandats seront toujours plus compliqués à appliquer dans leur ensemble, note Alexandra Novosseloff, chercheuse associée à l’International Peace Institute. Il faudra nécessairement réduire les ambitions assignées à ces opérations. »

Par MARIE BOURREAU New York, Nations unies, correspondante
Publié Hier
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http:mobile.lemonde.fr/international/article/2017/06/29/les-nations-unies-s-appretent-a-baisse-le-budget-alloue-aux-casques-bleus_5152722_3210.html

30 GIUNIO 2017:TRUMP CON SUD COREA,BASTA NORD COREA

-SU THE WASHINGTON TIMES


President Donald Trump and first lady Melania Trump welcome South Korean President Moon Jae-in and his wife Kim Jung-sook on the South Portico at the White House in Washington, Thursday, June 29, 2017. (AP Photo/Manuel Balce Ceneta) more >
Trump opens talks with South Korean president at dinner: Trade, North Korea top menu

By S.A. Miller – The Washington Times – Thursday, June 29, 2017
President Trump hosted South Korean President Moon Jae-in at a White House dinner Thursday, telling him they would have “tremendous discussions” about dealing with the dangerous regime in North Korea.

The president’s dinner with Mr. Moon and South Korea’s first lady Kim Jung-sook smoothed the opening of potentially awkward talks. Mr. Trump has taken a hard line on North Korea and the dovish Mr. Moon, who also was recently elected, wants a softer approach.

“I know you’ve been discussing with our people some of the complexities of North Korea and trade and other things, and we’ll be discussing them all as we progress — and it could be very well late into the evening,” said Mr. Trump.

He added, “We very much respect you and we very much respect the people of South Korea.”

Mr. Trump told Mr. Moon that he foresaw his upset victory, which was as surprising as Mr. Trump’s own win in November.

“I’d like to also congratulate you upon your election victory. It was a great victory, and you did a fantastic job,” Mr. Trump said. “A lot of people didn’t expect that, and I did expect it. I thought that was going to happen. So I want to congratulate you very much.”
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Copyright © 2017 The Washington Times, LLC. Click here for reprint permission.

http:m.washingtontimes.com/news/2017/jun/29/moon-jae-donald-trump-focus-north-korea-trade-over/
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30 GIUNIO 2017:LA LE PEN PROCESSATA PER ABUSO DI FIDUCIA

-SU LE MONDE:

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Publié À 10h28
Affaire des assistants parlementaires : Marine Le Pen mise en examen pour abus de confiance

La députée était convoquée vendredi dans le cadre de l’enquête sur les assistants parlementaires d’eurodéputés du FN.
Temps de lecture : 1 min

Marine Le Pen, le 14 juin 2017. PHILIPPE HUGUEN / AFP
La présidente du Front national (FN), Marine Le Pen, entendue vendredi 30 juin en début d’après-midi au pôle financier du tribunal de grande instance de Paris dans le cadre de l’enquête sur les assistants parlementaires d’eurodéputés du parti d’extrême droite, a été mise en examen, a annoncé son avocat, Me Rodolphe Bosselut.

Affaires du FN : les documents qui accusent Marine Le Pen
FN : le Parlement européen s’inquiète pour sa facture
Elle est soupçonnée d’abus de confiance en sa qualité de députée européenne, pour l’utilisation de fonds du Parlement européen pour sa cheffe de cabinet au FN, Catherine Griset, et pour son garde du corps Thierry Legier sur la période 2009-2016. La députée du Pas-de-Calais est également mise en examen pour complicité d’abus de confiance pour des faits commis entre 2014 et 2016 en sa qualité de présidente du FN.
Marine Le Pen « a contesté formellement les griefs reprochés », a fait savoir dans un communiqué Me Bosselut, qui ajoute que sa cliente déposera un recours « dès lundi » contre cette mise en examen qui, à ses yeux, viole le principe de la séparation des pouvoirs.

Le parti d’extrême droite est soupçonné d’avoir mis en place un système pour rémunérer ses permanents ou des cadres avec des crédits européens, en les faisant salarier comme assistants de ses eurodéputés. Mme Le Pen fait partie des dix-sept élus européens du FN à être visés par cette enquête ouverte en France en 2015, qui porte sur une quarantaine d’assistants.

Préjudice de 5 millions d’euros

Le Parlement européen a réévalué son préjudice potentiel à 5 millions d’euros, pour une période de cinq ans allant du 1er avril 2012 au 1er avril 2017. Une précédente estimation, en septembre 2015, faisait état de 1,9 million d’euros. Les services du Parlement s’appuient sur l’enquête en cours et sur les rapports de l’Office européen de lutte antifraude (OLAF).

Jusqu’ici, la présidente du parti d’extrême droite avait refusé de rencontrer les juges. Elle avait mis en avant le 10 mars son immunité parlementaire d’eurodéputée pour rejeter une première convocation des juges, puis avait fait savoir qu’elle s’y rendrait après les élections présidentielle et législatives. Dans cette même affaire, le député du FN, et compagnon de Marine Le Pen, Louis Aliot avait refusé de se rendre le 22 juin à une convocation de la police.

Publié À 10h28I

http:mobile.lemonde.fr/police-justice/article/2017/06/30/affaire-des-assistants-parlementaires-marine-le-pen-auditionnee-au-pole-financier_5153853_1653578.html

FAITES INTERNES 1:CONTINUATION 335

12 GIUNIO 2017:AMINISTRATVE,HA VINTO IL PARTITO DEL NON VOTO
-SU LA REPUBBLICA
Repubblica.it
POLITICA
Elezioni amministrative, affluenza definitiva al 60,07%

Beppe Grillo al seggio elettorale
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In nove milioni chiamati alle urne per eleggere mille sindaci. Interessati anche quattro capoluoghi di Regione: Palermo, Genova, Catanzaro e L’Aquila. Partecipazione più bassa rispetto alle precedenti elezioni. Alle 12 l’affluenza era al 19,36%, mentre alle 19 al 42,35%. Nel Napoletano 321 tessere elettorali valide in una abitazione. All’interno un facsimile con il nome di un candidato sindaco
11 Giugno 2017
È il giorno delle elezioni amministrative per 1.004 città italiane dove si vota per il rinnovo di sindaci e consigli comunali. I seggi delle 10.822 sezioni in cui erano chiamati al voto oltre 9 milioni di elettori si sono chiusi alle 23. Spazio adesso alle operazioni di spoglio, per stabilire i vincitori di questa tornata elettorale e i qualificati per i ballottaggi del 25 giugno.

COME SI VOTA

Al voto sono interessati quattro capoluoghi di regione: Palermo, Genova, L’Aquila e Catanzaro. E 21 capoluoghi di provincia: Alessandria, Asti, Belluno, Como, Cuneo, Frosinone, Gorizia, La Spezia, Lecce, Lodi, Lucca, Monza, Oristano, Padova, Parma, Piacenza, Pistoia, Rieti, Verona, Taranto, Trapani.

LO SPOGLIO IN DIRETTA

L’affluenza. Secondo quanto rilevato dal Viminale, l’affluenza definitiva si è attestata al 60,07%, in calo rispetto alla tornata elettorale del 2012. Il dato non tiene conto dei comuni di Friuli Venezia Giulia e Sicilia, gestiti direttamente dalle due Regioni.

Per quanto riguarda le città capoluogo di regione, alta l’affluenza a L’Aquila (70,38%), seppur in calo rispetto al 74,92% delle precedenti elezioni. Buona affluenza anche a Catanzaro (67,87%), anche qui in calo rispetto al precedente 72,17%. A Palermo ha votato il 52,6% degli aventi diritto. Alle comunali del 2012 aveva votato il 63,19%. A Genova invece meno della metà degli elettori si sono recati alle urne: 49,13%, in calo rispetto al 56,2% delle precedenti elezioni.

Alle 19, in tutta Italia si era recato alle urne il 42,35% degli aventi diritto, mentre alle 12 l’affluenza era del 19,36%. Dati che avevano dato l’impressione di una crescita della partecipazione rispetto alle tornate amministrative più recenti, quando però si votava anche il lunedì.

L’appello di Grillo. “Oggi, insieme a nove milioni di italiani, sono chiamato al voto per scegliere il sindaco della mia città. Invito tutti ad andare a votare: è importante! – scrive Beppe Grillo sul suo blog – Il Movimento 5 Stelle è presente con le sue liste in 225 comuni ed è la forza politica nazionale più presente a questa tornata – prosegue – Il Pd infatti si presenta con il suo simbolo in appena 134 comuni. Faccio un grande in bocca al lupo a tutti i nostri candidati sindaci e consiglieri. Andate a votare!”.

Il leader M5s intorno alle 12,30 si è presentato al seggio 617 di Sant’Ilario, all’interno dell’Istituto Agrario Marsano, per votare. “Voi dovete stare fuori da questa Repubblica, dovete sbloccare la democrazia andando in un altro Paese”, ha detto ai giornalisti in attesa. Poche parole all’uscita anche con un sondaggista della Rai-Istituto Piepoli, che chiedeva di compilare la scheda per gli exit poll. “Il voto è segreto, lei lo sa”, ha risposto Grillo allontanandosi a bordo del suo scooter.

In casa 321 tessere elettorali. I carabinieri hanno scoperto durante una perquisizione a casa di un incensurato a Sant’Antimo, nel Napoletano, 321 tessere elettorali, tutte valide. All’interno delle schede era stato inserito un facsimile che indicava il nome di un candidato sindaco ed il nome di un candidato consigliere. L’uomo e altre due persone che erano nell’abitazione con lui sono stati arrestati per associazione a delinquere finalizzata a conseguire vantaggi elettorali. Adesso i militari dell’Arma stanno convocando in caserma i legittimi titolari delle tessere elettorali per chiedere chiarimenti.

Intanto il voto a Sant’Antimo prosegue. Al momento non si conoscono i nomi degli arrestati né è stato reso noto il nome dei candidati indicati nei facsimile di scheda contenuti nelle tessere elettorali.

http:repubblica.it/politica/2017/06/11/news/elezioni_amministrative_2017-167789256/?ref=drnr2-1

REAZIONE:E’ SI ESTO IL DATO VERAMENTE RILEVANTE DI QUESTO VOTO.ALTRE CONCLUSSIONI:

-DICONO CHE SI TORNA AL BIPOLARISMO PERCHE GRILLO E’ STATO SCONFITTO,NON E’ VERO PERCHE NON E’ VERO CHE GRILLO E’ ANTISISTEMA,QUESTÁ LEGISLATURA E’ STATA MESSA IN ATTO CON I SUOI  VOTI A BERSANI.CASO MAI L’ABANDONO DI GRILLO INSIEME ALL’ASSENTEISMO RIFLETTE IL RIFIUTO A QUESTO CETO POLITICO.E COSI LO DIMOSTRA LA PARABOLA ASCENDENTE DI PIZZAROTTI A PARMA.
-DICONO CHE SALVINI SI SENTE SODISFATTO PER CERTA RIMONTA DEL CENTRODESTRA,NON E’ VERO,AL DI LA DELLA SCARSA LEGGITTIMITA E IMPORTANZA DI QUESTO VOTO,LA VERA IMPENNATA DELLA LEGA E’ INSIGNIFICANTE.E COSI LO DIMOSTRA LA SCONFITTA DEI PRINCIPALI CANDIDATI COME TOSI A VERONA.

-IL DATO PIU CHIARO E’ LA SCOMPOSIZIONE DEL PD E LA VERIFICA CHE RENZI ORMAI E’ CADAVERE POLITI CO.

PER FINIRE ASPETTATI I BALLOTAGGI E VEDRETE COME QUESTE VERITA SI APPROFONDISCONO.LO DICE LA TENDENZA.


-APPENDICE:VOX POPOLI VOX DEI
-SU LA STAMPA:
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SEZIONI
Lato Boralevi Il versante emotivo dell’attualità


Perché Lampedusa non ha più voluto la sua eroina?


ANSA
Giusi Nicolini, 56 anni

Pubblicato il 12/06/2017
Ultima modifica il 12/06/2017 alle ore 14:27
ANTONELLA BORALEVI
Giusi Nicolini, appassionata, educata, colta, bella, efficace, lavoratrice è da anni praticamente dappertutto: sui media, con interviste, ritratti, copertine, servizi fotografici, interventi, talk show, commenti, convegni; a ritirare il premio Unesco per la pace; con Matteo Renzi a cena da Obama alla Casa Bianca, come “simbolo della eccellenza italiana”. Una gloria di Lampedusa additata a esempio per il mondo.

Poi arrivano le elezioni. Lampedusa vota. E per sindaco sceglie Salvatore Martello, che era stato sindaco quindici anni fa: 1566 voti contro i 908 di Giusi Nicolini. Strano, no? Il sindaco guida i suoi concittadini, ne incarna i valori e le speranze, si occupa della qualità della loro vita, è una bandiera e un punto di riferimento. Giusi Nicolini era una bandiera e un punto di riferimento, sempre presente, sempre parlante.

Tutti i commentatori, tutti i giornalisti, tutti i politici la lodavano, la ringraziavano, la portavano a esempio. Mai una voce contraria. Solo lodi, ovazioni, premi. Ma allora perchè i lampedusani non la vogliono? Saranno invidiosi di tanta popolarità? Avranno valutato sul campo il lavoro della sindaca? Avrà disturbato gli interessi di qualcuno? A me pare, magari sbaglio, che la mancata conferma di una sindaca celebrata come una eroina qualche domanda ci costringa a farcela.

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REAZIONE:SI,SI HA DISTURBATO GLI INTERESSI DI 400 MARTIRI CHE IL PAPA E RENZI AVEVANO PROMESSO FUNERALI DI STATO E POI NON SE NE FECE NULLA.LA GLORIA NON E’ANDATA ALLA SUA MEMORIA.

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12 GIUNIO 2017:I RENZI,LA GIUSTIZIA LA FA IL POPOLO
-SU LA REPUBBLICA:
LaStampa.it POLITICA
SEZIONI
A Rignano sull’Arno il candidato di Renzi va verso la sconfitta


ANSA
Pubblicato il 12/06/2017
Ultima modifica il 12/06/2017 alle ore 01:13
Lo spoglio non è ancora definitivo ma il risultato sembra ormai scontato. Il sindaco di Rignano sull’Arno (Firenze) Daniele Lorenzini, alla testa della lista civica Insieme per Rignano, va verso la conferma alla guida del paese che ha dato i natali al segretario del Pd Matteo Renzi.
Lorenzini, che nel 2012 era stato eletto dal Pd, a metà scrutinio ha ottenuto 1.109 voti contro i 629 raccolti dalla candidata dei democratici, Eva Uccella. Se la tendenza sarà confermata la scelta di Lorenzini di andare contro il suo vecchio partito e contro Tiziano Renzi, segretario del circolo anche se attualmente autosospeso, ha dato i suoi frutti.

In Toscana significativo il dato dell’affluenza: i votanti sono stati il 56,7% degli aventi diritto, circa il 4% in meno rispetto alle ultime amministrative. A Lucca è di poco superiore al 49% mentre a Pistoia alle 23 aveva votato il 55,62% mentre a Carrara il 58,2%.
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ANSA
Tiziano Renzi si autosospende da segretario del circolo Pd di Rignano

13 GIUNIO 2017:ELEZIONI IN FRANCIA,ATTUALIZAZIONE
-SU LA STAMPA:
LaStampa.it MONDO
SEZIONI
Per Macron un successo spettacolare, ma nell’astensione record c’è la sfiducia del Paese


LAPRESSE
Pubblicato il 11/06/2017
Ultima modifica il 11/06/2017 alle ore 21:14
CESARE MARTINETTI
Emmanuel Macron trionfa, il Front National delude, la sinistra è ai minimi storici. Al primo turno delle elezioni legislative di oggi, il partito del neo presidente francese arriva largamente in testa con il 32 per cento dei voti. Al secondo posto i gollisti con il 22, il partito di Marine Le Pen crolla al 14 per cento. La sinistra è ai minimi: il partito socialista avrà un decimo di deputati rispetto a quanti ne aveva all’Assemblée, l’estrema sinistra non conferma il risultato del suo leader Mélenchon alle presidenziali. Tradotto in deputati tutto ciò significa che la “République en marche” di Macron dovrebbe avere poco meno di 400 deputati (su 577) il che significa una larghissima maggioranza assoluta. La metà donne e due terzi matricole assolute in parlamento. È un rinnovamento mai visto della classe politica francese.
È un successo spettacolare, inedito nella Quinta Repubblica, ottenuto dal presidente più giovane (Macron ha 39 anni) che appena due mesi fa appariva come un candidato con molte incognite e che si presentava alle elezioni con un movimento entrato nella politica francese da appena un anno.

I risultati dovranno essere confermati domenica prossima nel secondo turno e i ballottaggi che si svolgeranno in tutti i collegi. Ma la meccanica del sistema elettorale francese, con i risultati di ieri, non lasciano speranze agli avversari.

Il primo partito di opposizione saranno i gollisti che dovrebbero avere un centinaio di deputati, i socialisti una trentina. Risultato catastrofico per Marine Le Pen, nonostante il successo personale nella circoscrizione dove risulta al primo posto, ma nel resto della Francia le percentuali sono tali che permetteranno al Front National di ottenerenon più di dieci deputati.

Il risultato è il successo di questo primo mese all’Eliseo di Emmanuel Macron, condotto con una determinazione lucida, sul piano interno e anche su quello internazionale sul quale il giovane presidente si sta costruendo l’immagine di anti-Trump: lo si è visto quando all’annuncio dell’abbandono degli impegni di Parigi sul clima da parte della Casa Bianca, Macron ha fatto appello agli scienziati americani perché vengano in Francia a proseguire i loro studi. Un appello che ha sollecitato l’orgoglio patriottico francese come non accadeva da anni.

Sul voto di oggi va comunque registrata un’astensione record: più del 50 per cento. Ciò significa che l’opposizione si esprimerà presto con movimenti sociali che si annunciano già oggi imponenti: la sfiducia nella politica tradizionale è all’altezza dei consensi registrati dal presidente. Soprattutto nell’annunciata nuova riforma del lavoro. Ma Emmanuel Macron lo sa molto bene.
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.P

14 GIUNIO 2017:CONCORDIA BREXIT-UNIONE EUROPEA
-SU LA STAMPA:
LaStampa.it MONDO
SEZIONI
Macron e May annunciano un piano d’azione contro terrorismo

REUTERS
Pubblicato il 13/06/2017
Ultima modifica il 14/06/2017 alle ore 10:37
PAOLO LEVI
PARIGI
«La porta resta aperta»: dai giardini dell’Eliseo il presidente francese, Emmanuel Macron, tende la mano alla Gran Bretagna di Theresa May. Brexit? «Fino a che il negoziato non sarà finito la porta resterà sempre aperta, anche se la decisione è stata presa dal popolo sovrano britannico e va rispettata», ha affermato il presidente, rispondendo alla domanda di un giornalista nella conferenza stampa congiunta con la leader di Londra.

La May era giunta intorno alle 18:45 nel palazzo presidenziale a bordo di una grossa jeep Land Rover con tanto di Union Jack, un mezzo piuttosto inconsueto nel cortile dell’Eliseo. Dopo la stretta di mano di rito, i due si sono ritirati nelle segrete stanze per un colloquio di circa un’ora e mezza prima della conferenza stampa finale allestita (altro fatto inedito) sul prato immacolato dei giardini interni. Parlando di Brexit, Macron ha spiegato che «non si tratta di sapere se si torna o meno sulla decisione» presa dei britannici nel referendum dello scorso anno. E però, ha insistito quasi esprimendo un desiderio impossibile, «finché i negoziati non saranno conclusi ci sarà sempre la possibilità di aprire la porta». «I tempi della Brexit non cambiano, i negoziati cominceranno la prossima settimana», ha garantito la May, dopo un primo appello di Macron a non perdere tempo. «Da parte mia – aveva detto lui – il metodo è chiaro: voglio che il negoziato sull’uscita della Gran Bretagna dall’Ue e sulle nostre relazioni future cominci il più presto possibile e venga condotto in modo coordinato con la Commissione europea».

Theresa May: “Negoziati al via la settimana prossima”

LAPRESSE

La premier britannica ha poi detto di voler comunque mantenere uno «stretto» rapporto di «cooperazione» con l’Ue, su temi come il commercio o la lotta al terrorismo. Del resto, sempre a Parigi, i due hanno annunciato un nuovo piano d’azione contro la propaganda jihadiista su internet e nelle chat tipo Telegram. Un piano – ha precisato Macron – «aperto a tutti i partner Ue».

Macron e May si sono poi recati allo Stade de France, per l’amichevole blindata – 1.100 gli agenti schierati, oltre che forze speciali del Raid e sistemi di sorveglianza anti-drone – tra Francia e Inghilterra. Domenica scorsa, il padrone di casa ha incassato una valanga di voti nel primo turno delle elezioni per il rinnovo dell’Assemblée Nationale mentre oltre-Manica, May, ha subito un pesante rovescio elettorale. L’intermezzo parigino ha rappresentato per lei una pausa del suo faticoso tentativo di mettere insieme una maggioranza dopo il risultato deludente delle elezioni anticipate da lei stessa volute l’8 giugno.

Per la cronaca spiccia, all’Eliseo, indossava un paio di ballerine con un vezzoso fiocchetto in punta e tante labbra rosso fuoco disegnate su tutta la tomaia. Un paio di scarpe cui il primo ministro mostra di essere affezionata perché non è la prima volta che le indossa in occasioni ufficiali. Sobrio, in compenso l’abbigliamento sfoggiato: pantaloni neri e giacca ghiaccio corta davanti e con un unico bottone. Nulla da, segnalare invece, per Macron, con indosso un banale abito scuro presidenziale.
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REAZIONE:ACCORDO PER LA LOTTA AL TERRORISTA DI INTERNET.

GUARDA ANCHE:LAPRESSEBREXIT
Theresa May: “Negoziati al via la settimana prossima”

14 GIUNIO 2017:PANAMA PANAMA…..

1-AGGIORNAMENTO DEL PROCESSO A BERLUSCONI-LAVITOLA
-SU LA REPUBBLICA
Repubblica.it
NAPOLI CRONACA
Arrestato in Florida Ricardo Martinelli, ex presidente panamense, famoso in Italkia per i suoi affari con Lavitola

Ricardo Martinelli
“Non è un tangentaro, ma un gaudente come Berlusconi”, così l’ex editore e direttore dell’Avanti, parlava di uno dei suoi amici più influenti, il discusso capo di Stato panamense
di DARIO DEL PORTO
13 Giugno 2017
L’Interpol ha messo fine all’esilio dorato a Miami dell’ex presidente panamense Ricardo Martinelli. L’esponente politico centroamericano, divento celebre in Italia per i controversi affari con l’ex direttore ed editore dell’Avanti Valter Lavitola, è stato arrestato in Florida dalla polizia statunitense, come riportato dalle agenzie di stampa internazionali e confermato dai suoi avvocati. Martinelli, che è stato presidente tra il 2009 e il 2014, è accusato di intercettazioni illegali ai danni di oppositori politici. Si sarebbe servito anche di un dispositivo israeliano per controllare i suoi concittadini.

“Non è un tangentaro, ma un gaudente come Berlusconi”. Così, interrogato in carcere dai magistrati napoletani la sera del 12 aprile 2012, lo definiva Lavitola, con il quale per anni aveva gestito interessi milionari prima che entrambi venissero travolti dalle inchieste giudiziarie. Per i suoi rapporti con Martinelli, Lavitola deve ancora affrontare un processo, l’ennesimo, istruito dai Pm di Napoli Henry John Woodcock e Vincenzo Piscitelli: a novembre è fissata l’udienza preliminare che vede l’imprenditore napoletano di corruzione internazionale per l’appalto riguardante la realizzazione di quattro carceri modulari a Panama.

Una commessa da 76 milioni di dollari che avrebbe dovuto essere effettuata nell’ambito dell’accordo intergovernativo sulla sicurezza fra Italia e Panama. Secondo l’accusa, al presidente Martinelli, all’allora ministro della giustizia del paese centroamericani e ad altri politici locali sarebbe stata promessa una tangente di 20 milioni di dollari e la fornitura di un elicottero con interni in pelle Hermes. Nella ricostruzione della procura, a Martinelli sarebbero state poi materialmente versate su indicazione di Lavitola tre somme di danaro in tre distinte occasioni: 64 mila dollari in contanti consegnati tra ottobre e novembre 2010 a un suo cugino omonimo, Frank Martinelli, altri 60 mila dollari bonificati su un conto a Miami intestato a un imprenditore ritenuto vicino al leader politico e 530 mila euro versati su un conto in Brasile e ritenuti destinati a Martinelli e al suo entourage.

Assistito dagli avvocati Marianna Febbraio e Sergio Cola, Lavitola si prepara a difendersi in udienza preliminare dall’accusa di corruzione internazionale di cui invece Martinelli non risponde perché la legge impedisce di processare in Italia il pubblico ufficiale di uno stato estero accusato di questo reato.

La Procura di Napoli però indaga ancora sull’ex presidente per un’altra vicenda, la presunta tentata estorsione ai danni di Impregilo, per la quale Lavitola ha riportato già una condanna in primo grado. Attraverso Lavitola, Martinelli aveva reclamato dall’ azienda italiana la costruzione di un ospedale pediatrico in base a un impegno informale che a suo avviso era stato assunto al momento della partecipazione alla gara per la realizzazione del metrò nel paese centroamericano.

A farsi “ambasciatore” di questa richiesta era stato il premier italiano dell’epoca, Silvio Berlusconi, che sarà sentito come teste nel processo a carico di Lavitola. La sera del 2 agosto 2011, dieci minuti alle 20, Berlusconi telefonò a Massimo Ponzellini, in quel momento numero uno di Impregilo: “Sulla questione ospedali dovete trovare l’ accordo con Panama – disse Berlusconi nella conversazione intercettata – Altrimenti il presidente del Panama rilascerà alle 19.30 di questa sera ora panamense una dichiarazione per bloccare l’ opera di Impregilo sullo stretto con grave tracollo pensano conseguente in borsa per Impregilo. Io ti passo l’ informazione così come me l’ hanno lasciata scritta a seguito questo qui è quel tale Lavitola, no, amico del presidente di Panama. Mi ha telefonato sei volte, mi ha trovato alla fine mi ha lasciato detto questo”.

Per il caso delle intercettazioni illegali, la Corte di Giustizia panamense aveva Chievo l’arresto di Martinelli il 21 dicembre 2015. Ora anche per lui inizia una nuova storia.

affari e politica
Ricardo Martinelli
Panama-napoli

2 commenti
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1 giorno fa
gimachi
Un altro unto da Berlusconi che va in galera.
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1 giorno fa
GINO LUPETTO
da anni si sapeva che era legato alle mafie italiane – ha origini italiuane- i miei amici in Panama city mi dicevano che era il presidente piu corrotto degli ultimi anni
http:napoli.repubblica.it/cronaca/2017/06/13/news/ricardo_martinelli_non_e_un_tangentaro_ma_un_gaudente_come_berlusconi_-167976135/

2-NEOLIBERALISMO CINESE CONTRO TRUMP
-SU LA REPUBBLICA:
Repubblica.it
Cina, un colpo a Trump: cade la diga di Panama, Pechino conquista il Canale

Isabel de Saint Malo, vicepresidente e ministra degli Esteri panamense, con il collega Wang Yi si scambiano gli accordi diplomatici


Panama ha deciso di rompere le relazioni diplomatiche con Taiwan per stringere un legame con la Cina, che allarga sempre più la sua sfera di influenza sull’America del Sud. Un avamposto fondamentale per allargare la Via della seta, mentre la Casa Bianca minaccia di ridiscutere il Nafta

dal nostro corrispondente ANGELO AQUARO
13 Giugno, 2017

PECHINO – “Oh mamaçyta Panama dov’è”: e chi l’avrebbe mai detto che Ivano Fossati avesse anche doti di preveggenza geopolitica? “Signori ancora del tè / Il nostro porto di attracco darà segno di sé”. E adesso hai voglia a ordinarne del tè, ora che in quel porto attraccano appunto i cinesi, quelli della terraferma. Ciao ciao Taiwan: il Canale volta le spalle all’isola che reclama la propria indipendenza e si getta tra le mani di mamma Cina. Ecco che cosa significa lo storico voltafaccia di Panama a Taiwan: la via della seta di Xi Jinping si spinge ancora più a ovest, alle porte dell’America di Donald Trump, la Cina seconda potenza mondiale occupa il Canale che poco più di un secolo fa, 15 agosto 1914, era stato aperto proprio con la benedizione (e la costruzione) degli Usa. Allora ci passavano mille imbarcazioni all’anno: alla fine del decennio scorso erano oltre 15mila. Ma il passaggio più importante e recente, nei 77 chilometri percorribili in sei ore, porta una data che con il senno di poi cambierà tutto: 26 giugno 2016, un mostro dei trasporti targato Cosco Shipping, cioè il colosso delle spedizioni made in China, è la prima imbarcazione a tagliare il Canale appena rinnovato. Un segnale chiaro e forte, sottolineato dalla presenza di una delegazione di una trentina di politicanti e supermanager di banche e big industriali. Un segnale che aveva infatti inquietato mica poco Tsai Ing-wen, la leader di Taiwan che non si piega a Pechino e che proprio pochi giorni prima aveva scelto lo stato del Canale per la sua prima visita da presidente.

Adesso sono rimaste praticamente una ventina le nazioni che riconoscono Taiwan come Cina: in Europa c’è soltanto il Vaticano, in Africa il Burkina Faso e lo Swaziland, in America del Sud c’è il Paraguay. Soltanto in America Centrale resta appunto il gruppone delle isole che non ha seguito il resto del mondo: come perfino l’allora nemico numero uno, gli Stati Uniti d’America, fecero con Richard Nixon, dopo che già l’Onu nel 1971 aveva mollato Taipei per scegliere Pechino. Ma un conto era Sao Tome, che pure ha tradito Taiwan per la Cina popolare qualche settimana fa. E un conto sono il Belize, il Nicaragua, l’Honduras, Haiti piegata prima dal terremoto e poi dal colera: ma volete mettere l’importanza di “annettersi” Panama. Il Canale è la porta per quel Sudamerica che Xi il Grande ha già deciso sarà il prossimo terreno di conquista della nuova via della Seta che non conosce confini. Basta qualche numero: se il commercio tra Usa e America del Sud dal 2000 a oggi è raddoppiato, quello con la Cina è cresciuto addirittura per 22 volte. La mano larga di Pechino si riconosce anche nella concessione dei prestiti: 231 milioni nel 2005, 30 miliardi dieci anni dopo. Più chiaro di così. Il Brookings Institute ha realizzato perfino una sorta di libro rosso per illustrare i rischi, per l’economia americana, dell’avanzata appunto della Cina Rossa fin lassù.

E d’altronde: Donald Trump minaccia di ridiscutere il Nafta, gli accordi commerciali interamericani? Ecco Pechino pronta a cavalcare la leadership dei paesi del Pacifico: l’Oceano che parte dal Mar della Cina e si estende appunto fino a Cile e Argentina. La caduta di Panama, dunque, non è solo l’ultimo colpo ai sogni di indipendenza di Taiwan: è l’ultima sfida della Cina all’egemonia americana in terra, oh yes, d’America. “Oh mamaçyta Panama dov’è”: è dove finisce l’America, e ricomincia la Cina.
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REAZIONE:NON SOLO NEL CALCIO HA FUGGITO IL NEOLIBERALISMO,ANCHE NEL COMUNISMO CINESE PER ESSEMPIO.LA CINA ORMAI NON E’ NUOVA ERA.

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14 GIUNIO 2017:TRAPANI,FUORI FAZIO
-SU LA STAMPA:
LoaStampa.it POLITICA
SEZIONI
Il candidato indagato Fazio abbandona la corsa a Trapani: “Non votatemi”
In campagna elettorale ha trascorso due settimane agli arresti domiciliari


ANSA
Nella combo da sinistra Pietro Savona, candidato del Partito democratico, e Girolamo Fazio, sostenuto da 5 liste civiche
Pubblicato il 13/06/2017
Ultima modifica il 13/06/2017 alle ore 18:50
RINO GIACALONE
TRAPANI
È mancato lo slogan pre elettorale “vi stupiremo con effetti speciali” ma questo è quello che è successo e che sta ancora accadendo attorno alle elezioni amministrative a Trapani, segnate dalle indagini nei confronti di due dei cinque candidati, e quelli più accreditati, l’ex sottosegretario D’Alì e il deputato regionale Fazio, separati dentro la casa del centrodestra e in Forza Italia. Politica, affari, mazzette e almeno per una delle indagini, la mafia in piena scena. D’Alì oggetto di una richiesta di misura di prevenzione, per non avere rispettato la distanza di sicurezza dai famigerati Messina Denaro, Fazio arrestato (ai domiciliari dal 19 maggio al 3 giugno) per la maxi corruzione che avrebbe favorito il monopolio navale siciliano alla famiglia degli armatori Morace. Nessuno dei due però ha fatto mai fino all’11 giugno un passo indietro, e Trapani ha votato con un clima “pesante”.
Ma ci sono state evoluzioni. Se D’Alì è finito fuori gioco perchè bocciato dagli elettori, arrivato terzo con il 23 per cento, è notizia di oggi pomeriggio quella del ritiro dalla corsa elettorale dell’on. Fazio, appena approdato con il maggior numero di preferenze, oltre 10 mila, circa il 34 per cento, al turno di ballottaggio del prossimo 25 giugno. Suo avversario è risultato il “dem” Pietro Savona che è riuscito a superare col 26 per cento l’altro competitor il senatore di Forza Italia Tonino D’Alì. Nel giorno del risultato elettorale del primo turno però Fazio ha avuto guastata la festa dalla notizia del ricorso presentato dalla Procura di Trapani contro la sua scarcerazione disposta dal gip dopo un secondo interrogatorio, i pm lo rivogliono ai domiciliari.

L’udienza è fissata proprio per l’indomani del 25 giugno, giorno fissato per il ballottaggio. Dopo 48 ore di riflessioni, oggi dunque la sua decisione, “non presa prima – ha spiegato Fazio – per rispetto ai candidati delle mie liste”. Il ritiro dal ballottaggio, lo ha comunicato prima ai suoi sostenitori, consiglieri eletti e candidati tutti, e poi alla stampa. È però una dichiarazione politica che non verrà formalizzata alla commissione elettorale, se così fosse stato avrebbe aperto le porte del ballottaggio a D’Alì, un vantaggio che al suo ex mentore Fazio non ha voluto assolutamente concedere: “Non intendo con la rinuncia formale rimettere in gioco liste o persone bocciate dagli elettori”. Dunque una decisione politica e si sa che in politica tutto può cambiare in poche ore, ma Fazio risponde secco, “se eletto mi dimetterò, mi sarei dimesso da sindaco anche se fossi stato eletto al primo turno”.

Fazio ha insistito parecchio sul suo ritiro dalla politica e ha annunciato anche le sue dimissioni da parlamentare regionale e la rinuncia al seggio consiliare che gli spetta in caso di vittoria di Savona. Indubbiamente una mossa che lo libera dal pericolo di inquinamento delle prove e reiterazione del reato ma lui chiosa: “Non ho paura di essere arrestato di nuovo”. Ha scritto ai trapanesi Fazio e ha letto la lettera in conferenza stampa. “Non voglio essere causa di cattiva pubblicità per la città”. Ma intanto c’è di vero che quello che è accaduto a Trapani dal 19 maggio in poi ha mostrato atteggiamenti che hanno fatto paura a tanti , candidati che hanno mostrato atteggiamenti arroganti e di pura sfida anche nei confronti di organi dello Stato, pur non avendo utilizzato critiche dirette ma alzando la mira solo nei confronti della stampa, Fazio oggi ha parlato di “gogna mediatica e di certa stampa che lo ha dipinto come un mostro e un grande corrotto”. Stando così le cose l’evoluzione dei fatti si potrebbe dire che forse gli effetti speciali non sono ancora terminati. Fazio infatti resta candidato al ballottaggio e ha solo invitato la città a non votarlo.
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LEGGI ANCHE
ANSA
Trapani, al ballottaggio Fazio e Savona
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http:lastampa.it/2017/06/13/italia/politica/il-candidato-indagato-fazio-abbandona-la-corsa-a-trapani-non-votatemi-qPYHUP4ltEeKlVMcQ4uruN/pagina.html


15 GIUNIO 2017:IL PREMIER TURCO ATTACA LA LIBERTA DI ESPRESSIONE IN USA
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-SU LE MONDE:
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PUBLIÉ HIER À 23H04
Mandats d’arrêt américains contre des agents de sécurité du président turc
Le Monde avec AFP
Temps de lecture : 2 min


Douze membres du service de sécurité de Recep Tayyip Erdogan sont soupçonnés d’avoir agressé des manifestants kurdes pacifiques en mai à Washington.
Le président turc Recep Tayyip Erdogan lors d’un discours à Ankara, le 15 juin. AP
Douze mandats d’arrêt à l’encontre d’agents de sécurité du président turc Recep Tayyip Erdogan accusés de violences ont été émis par les Etats-Unis, jeudi 15 juin. Cette affaire vient s’ajouter à une longue série de discordes entre Ankara et Washington, dont les relations se sont fortement détériorées ces derniers mois. Les deux pays, alliés au sein de l’OTAN, sont en désaccord notamment sur le soutien américain aux milices kurdes de Syrie, considérées comme « terroristes » par le pouvoir turc.

A la recherche des gardes du corps d’Erdogan qui ont tabassé des manifestants aux Etats-Unis
Etats-Unis: affrontements violents entre les gardes du corps d’Erdogan et des manifestants
Les douze gardes du corps et policiers de M. Erdogan visés par ces procédures sont soupçonnés d’avoir agressé des manifestants kurdes pacifiques, en marge d’une visite du président à Washington. Les faits se sont déroulés dans la soirée du 16 mai devant la résidence de l’ambassadeur de Turquie, où l’homme fort d’Ankara s’était rendu après son entretien à la Maison Blanche avec son homologue Donald Trump.

L’ambassadeur des Etats-Unis « invité »

Les mandats d’arrêt envoient « un message clair selon lequel les Etats-Unis ne tolèrent pas que des individus utilisent l’intimidation et la violence pour étouffer la liberté d’expression et l’expression politique légitime », s’est félicité le secrétaire d’Etat Rex Tillerson, dans une déclaration lue par un porte-parole. Son ministère « déterminera si des mesures additionnelles sont nécessaires », a-t-il en outre prévenu.

De son côté, Recep Tayyip Erdogan a condamné avec virulence ces procédures, promettant de se battre « politiquement et juridiquement » contre celles-ci. Son ministère des affaires étrangères a par ailleurs « invité » – et non « convoqué » – jeudi l’ambassadeur des Etats-Unis à Ankara pour lui faire part de sa désapprobation. « Il [lui] a été transmis que la décision des autorités américaines est mauvaise, biaisée et manque de base légale. »

« Hans et Georges vont me protéger ? »

Selon le chef de la police de Washington Peter Newsham, les gardes du corps ont été identifiés sur des enregistrements. La rixe a résulté, selon lui, d’une « attaque brutale visant des manifestants pacifiques » et a fait une dizaine de blessés, dont un policier. D’après les témoignages et vidéos, des agents de sécurité turcs ont agressé des protestataires, les frappant même lorsqu’ils étaient à terre.

M. Erdogan, lui, a accusé la police locale de n’avoir « rien fait » alors que des groupes « terroristes » faisaient « une manifestation à 50 mètres de [lui] ». « Si ce n’était pour me protéger, pourquoi est-ce que j’emmènerais mes gardes avec moi aux Etats-Unis ? C’est Hans et Georges qui vont me protéger ? », a-t-il déclaré jeudi soir dans un discours télévisé, recourant à deux prénoms qu’il utilise régulièrement pour fustiger l’Occident.

htttp:mobile.lemonde.fr/international/article/2017/06/16/les-gardes-du-corps-d-erdogan-au-c-ur-d-une-nouvelle-brouille-entre-ankara-et-washington_5145302_3210.html

REAZIONE:USA E’ UN PAESE AUTONOMO E LA COMUNE APPARTENENZA ALLA NATO NON AUTORIZZA A ERDOGAN A FARE REPRESSIONE PER MANO PROPIA

CURDI TERRORISTI?ERDOGAN VEDE TERRORISTI DA PER TUTTO MA GUARDI LA PAGLIA NELL’OCCHIO PROPIO,HA FATTO  CONNIVENZA CON I  FOREIGN FIGHTER DELL’IS FIN CHE HA RICEVUTO SOLDI DAI SUOI RICATTI ALL’UNIONE EUROPEA,E IO NON CREDO AI LUPI SOLITARI.COMUNQUE SIA STA DI FATTO CHE I CURDI COMBATTONO LO STATO ISLAMICO E SONO ALLEATI USA.E IN ULTIMA RATIO IN UN PAESE AUTONOMO NON TOCCA A LUI DECIDERE CHI E’ TERRORISTA,SOLO RISPETTI LA LIBERTA DI ESPRESSIONE.

ELEMENTAL.


19 APRILE 2017:IL PAPA E LA CORRUZIONE
-SU LA REPUBBLICA:

Repubblica.it
VATICANO
Vaticano, si studia la scomunica contro i corrotti: “Sforzo per creare una cultura della giustizia”

Dopo il “Dibattito internazionale sulla corruzione” del 15 giugno, la Santa Sede conferma: “Necessità di approfondire la questione”
17 Giugno 2017

1′ di lettura
Dopo la scomunica ai mafiosi, il Vaticano sta studiando la possibilità di allargare la pena canonica anche al tema della corruzione. È quello che emerge dall’attività del gruppo di lavoro che si è riunito il 15 giugno scorso nel primo “Dibattito internazionale sulla corruzione” nello Stato Pontificio. I membri dell’apposita consulta del Dicastero per il servizio dello sviluppo umano integrale hanno infatti analizzato l’intreccio della corruzione con le mafie e il crimine organizzato, assieme a circa 50 tra magistrati antimafia e anticorruzione, vescovi, istituzioni e studiosi di ogni genere.

Nel 2014, durante una messa a Sibari (Cosenza) davanti a duecentomila persone, Papa Francesco pronunciò uno storico discorso annunciando la scomunica per coloro che appartengono alla criminalità organizzata. Un tema che fa molto discutere e che adesso sembra volersi allargare anche alla piaga della corruzione.

“La lotta alla corruzione e alle mafie, si è detto, è una questione non solo di legalità, ma di civiltà”, sottolinea un comunicato del Vaticano. Per questo il gruppo di lavoro che ha dato vita al seminario “sta provvedendo all’elaborazione di un testo condiviso che guiderà i lavori successivi e le future iniziative. Tra queste, si segnala al momento la necessità di approfondire, a livello internazionale e di dottrina giuridica della Chiesa, la questione relativa alla scomunica per corruzione e associazione mafiosa”.

Il cardinale Peter Turkson ha motivato così questa riunione: “Abbiamo pensato questo incontro per far fronte a un fenomeno che conduce a calpestare la dignità della persona. Noi vogliamo affermare che non si può mai calpestare, negare, ostacolare la dignità delle persone. Quindi spetta a noi, con questo Dicastero, saper proteggere e promuovere il rispetto per la dignità della persona. E per questo cerchiamo di attirare l’attenzione su questo argomento”.

Per l’arcivescovo Silvano M.Tomasi, l’obiettivo è “sensibilizzare l’opinione pubblica, identificare passi concreti che possano aiutare ad arrivare a delle politiche e delle leggi eventualmente che prevengano la corruzione, perché la corruzione è come un tarlo che si infiltra nei processi di sviluppo per i Paesi poveri o nei Paesi ricchi, che rovina le relazioni tra istituzioni e tra persone. Quindi lo sforzo che stiamo facendo è quello di creare una mentalità, una cultura della giustizia che combatta la corruzione per provvedere al bene comune”.
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19 GIUNIO 2017:AMERICA AVVISA
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Effetto Trump in laguna. Lite tra europei e americani


ANSA
Pubblicato il 18/06/2017
Ultima modifica il 18/06/2017 alle ore 07:34
TEODORO CHIARIELLI
INVIATO A VENEZIA
L’effetto Trump sbarca in laguna col suo strascico di inevitabili polemiche e frizzanti contrapposizioni. Risale fra le calli e si insinua fra gli ovattati saloni dell’Hotel Excelsior al Lido di Venezia dove si è tenuto il Workshop annuale, a porte chiuse, del Consiglio per le relazioni tra Italia e Stati Uniti presieduto da Sergio Marchionne.
Metti una sera a cena all’hotel Monaco & Gran Canal dove l’allegra brigata si trasferisce per l’appuntamento di gala, anche se il dress code recita: «business attire», abbigliamento formale. I camerieri sono schierati, gli enormi vassoi pronti per servire il salmone marinato. Ma prima è prevista la prolusione di Kim Holmes, già segretario di Stato aggiunto con George W. Bush e attualmente vicepresidente della Heritage Foundation. È repubblicano, ma non è della stretta cerchia di Donald Trump.
Parte pacato, Holmes, spiega che bisogna distinguere fra quello che il presidente dice e quello che fa. Poi, però, il suo tono si impenna e l’aria un po’ sonnecchiosa ai tavoli diventa improvvisamente elettrica. Holmes dice al parterre di imprenditori, politici ed economisti che l’Europa non deve allontanarsi dagli Stati Uniti, per non finire sotto il tallone della Germania. Se lo farà, chiosa, ne pagherà le conseguenze. E la Brexit? Un modello da seguire.
Apriti cielo. Esplode il mugugno. «Leso europeismo». La platea si divide. C’è chi rinfaccia lo sbarco in Normandia. Un francese sibila a denti stretti: «Che fa, ci minaccia?». Il banchiere Lorenzo Bini Smaghi, ex Bce, non ci sta. Punta l’indice accusatorio verso Holmes, chiede la parola. «Cosa farebbero gli americani se un leader europeo andasse a dire loro quello che lei ha detto qua?». Applausi. Soprattutto dalle eleganti signore presenti che poi correranno a congratularsi con il banchiere italiano. Fioccano le richieste d’intervento, Holmes replica. I camerieri, sempre con i vassoi col salmone in mano, danno chiari segnali di nervosismo oltre che di cedimento. Si agitano anche un paio di funzionari del consolato Usa. Marchionne, con ampi gesti, invita a «tagliare».
Finalmente si mangia. Arriva il rombo con salsa di olive su letto di patate, innaffiato da vini Ceretto. Un po’ freddo, vista l’attesa. Alla fine via di corsa perché alle 23 il ristorante chiude. L’indomani mattina, ieri, Bini Smaghi, «alfiere dell’Europa», commenta sornione: «Tutto si è svolto nell’ambito di uno scambio educato di vedute». Noblesse oblige.
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REAZIONE:LESO EUROPEISMO?

19 GIUNIO 2017:LA BANDIERA DELLA COMMON WEALTH ONDEARA IN GIBILTERRA DOPO IL BREXIT

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Gibraltar will switch the EU flag for Commonwealth flag after Brexit

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Wednesday, May 24th 2017 – 09:22 UTC

“Brexit is an obvious dominating political issue because of the interplay that Gibraltar has with the UK and with the rest of the EU,” Mr Picardo said.

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“Brexit is an obvious dominating political issue because of the interplay that Gibraltar has with the UK and with the rest of the EU,” Mr Picardo said.
Gibraltar will switch the EU flag for the Commonwealth flag as it seeks to forge “strong and enduring” trade relationships around the world after Brexit, Chief Minister Fabian Picardo said. The Chief Minister was speaking at the opening of a conference focusing on Brexit and the importance of the Commonwealth to the UK and Gibraltar’s futures.

Close to 40 parliamentarians from 11 Commonwealth countries are attending the 47th Regional Conference of the British Islands and Mediterranean Region [BIMR] in Gibraltar.

The theme of the conference is strengthening the role of the BIMR region considering the role of small branches post-Brexit.

“Brexit is an obvious dominating political issue because of the interplay that Gibraltar has with the UK and with the rest of the EU,” Mr Picardo said. “We have a land border not just with one Member State but with the EU itself, the whole continent.”

“Of course the effects of Brexit on Gibraltar will be difficult to manage, but I’m sure that as a community we will demonstrate that we have the ability and resilience to sustain the worst challenges that can be brought to our shores of that I have absolutely no lack of confidence.”

“We should do so only by exploiting the relationships we have with friends around the whole and many of those friendships we share around the world we share because of the Commonwealth. Relationships across the Commonwealth are what’s going to make Gibraltar strong and enduring in trade.”

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Categories: Politics, International.
Tags: Brexit, British Islands and Mediterranean Region (BIMR), Commonwealth countries, Commonwealth flag, Fabian Picardo, Gibraltar, United Kingdom.

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19 GIUNIO 2017:MACRON A MAGGIORANZA,LE PEN FLOP
-SU LA STAMPA:
LaStampa.it MONDO
SEZIONI
Il Parlamento è di Macron. Maggioranza per le riforme
Successo di En Marche! Repubblicani seconda forza. Astensione record. Male il Fn, ma per la prima volta eletta Le Pen. Sono donne metà dei deputati


AP
Emmanuel Macron ha votato ieri mattina a Le Touquet
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Pubblicato il 19/06/2017
PAOLO LEVI
PARIGI
Pieni poteri al nuovo «Re di Francia» Emmanuel Macron. La République en Marche (Lrm), il partito nato dal movimento fondato solo un anno fa dal leader europeista di 39 anni, realizza un risultato storico nel secondo turno delle elezioni politiche macchiate da un record di astensione, stimata oltre il 56%, il livello più alto nella storia della Quinta Repubblica.
Il neo-presidente che a maggio sconfisse Marine Le Pen nella corsa all’Eliseo ottiene una maggioranza schiacciante anche se non si tratta dello tsunami pronosticato dai sondaggisti. Dopo la valanga di una settimana fa, i francesi gli impongono una correzione e lasciano in vita gli altri partiti. Secondo le proiezioni di Elabe, il partito del presidente ottiene la maggioranza assoluta anche senza l’apporto degli alleati centristi del MoDem. Per Macron, era la condizione fondamentale realizzare quel treno di riforme «social-liberali» promesse durante le presidenziali, a cominciare dalla riforma del lavoro. En Marche! è a quota 395-425 seggi (ben oltre i 288 necessari per la maggioranza assoluta). Battuti e divisi, i Républicains restano in piedi con 100-125 deputati, con cui dovranno guidare l’opposizione alla nuova guardia macronista, in molto casi novizi della politica o alla prima esperienza in parlamento. Nell’anno zero della Francia naufraga il sogno di Marine Le Pen di formare un gruppo all’Assemblea. Ma ieri la candidata del Front National si è presa una piccola rinvincita trionfando nel feudo di Hénin-Beaumont ed accedendo per la prima volta nel parlamento francese (finora conduceva le sue battaglie da quello europeo) con altri cinque compagni di partito tra cui il compagno Louis Aliot. Resta fuori il vicepresidente del Fronte promotore della linea anti-euro Florian Philippot.

L’impresa di formare un gruppo riesce invece ai radicali di gauche di Jean-Luc Melenchon, che avranno una trentina di rappresentanti. Invertita – a basse quote – la tendenza delle presidenziali, con i socialisti – rieltto Valls – a circa 50 seggi, decisamente avanti alla France Insoumise, anche se – dinanzi al peggior risultato di sempre – il segretario socialista Jean-Christophe Cambadelis non ha atteso neppure le proiezioni per dimettersi.

Ieri sera, nel quartier generale di En Marche! a Parigi, si è brindato al prossimo quinquennato sulla stessa terrazza da cui si affacciò Macron nella notte del trionfo all’Eliseo. «Un anno fa nessuno avrebbe immaginato un tale rinnovamento politico. Lo dobbiamo al presidente Macron, ma lo dobbiamo anche ai francesi», esulta il premier, Edouard Philippe.

Quanto all’astensione record, osserva che «non si tratta mai di una buona notizia» ma il governo «la interpreta come un obbligo di avere successo».

La nuova Assemblea con un’ondata di esordienti e quasi tutta nuova avrà anche una quasi parità uomo-donna: a scrutinio in corso 246 su 577 deputati sono donne.
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LEGGI ANCHE:
AFP
La Francia al ballottaggio, scarsa l’affluenza. Macron verso un trionfo annunciato
REAZIONE:HO DETTO PRMA DELLE ELEZIONI CHE NON VI ERA MOTIVI PER METTERSI IN ANSIA PER LA LE PEN E IL TEMPO MI HA DATO RAGIONE,FINITO LO TSUNAMI FRONTISTA.

21 GIUNIO 2017:OPERATIVO MARE NOSTRUM,ATTUALIZAZIONE

-SU LA REPUBBLICA:

Repubblica.it
REP TV EDIZIONE PALERMO
Trapani, nella città dove serve un miracolo per eleggere un Sindico.

-VIDEO NON RIPORTATO

Nelle elezioni più pazze del mondo si tenta la carta finale: big e testimonial per portare il 50 per cento dei trapanesi alle urne ed evitare il commissariamento. Un’affluenza di almeno 30 mila elettori, secondo una lgge siciliana, serve infatti a Pietro Savona del Pd, unico candidato rimasto in corsa, a vincere. “Occorre un miracolo”, dicono Roberto Giachetti e Davide Faraone.- Un “miracolo” necessario dopo la mossa dell’ex sfidante Girolamo Fazio, indagato per corruzione, che si è ritirato dal ballottaggio nel momento utile per escludere da un ripescaggio l’odiato senatore forzista Antonio D’Alì e per lasciare solo l’uomo del Pd contro il quorum. (di Emanuele Lauria e Giorgio Ruta)
20 giugno 2017

http:video.repubblica.it/edizione/palermo/trapani-nella-citta-dove-serve-un-miracolo-per-eleggere-un-sindaco/279167?video
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REAZIONE:MIRACOLO NON CI SARA.TRAPANI SARA COMMISSARIATA E A NOVEMBRE ANCHE CROCIETTA,TRADITORE DELLA NOSTRA AUTONOMIA CON MONTI,SARA SOSTITOITO,QUELLO DEL TITOLO.

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